Ariani, portatori di svastiche e altri liberali

Globalizzazione significa molte cose.

Prendiamo il caso di Khosro Fravahar, un signore di origine iraniana, che vive – credo – in Germania: documentarsi non è facile, perché sui motori di ricerca appaiono quasi solo i video prodotti da lui stesso in quantità industriale, legati a qualcosa che si chiama TV Iran Aryaee, cioè “televisione dell’Iran ariano”.

Dovrebbe spiegarci qualcosa in più il sito dell’Iranic Aryan Front che però purtroppo sembra sia offline, e ci offre solo qualche piccolo indizio nella cache di Google.

L’Iranic Aryan National Front (IANF – جبهه ناسینالیستی ایرانیان آریایی) ha comunque un vecchio sito, dove si può cogliere qualcosa di questa particolare cultura: all’insegna di una sorta di svastica dalle molte braccia, leggiamo che “Siamo i figli di Ciro il Grande, il messaggero originale dei diritti umani“. Il sito degli Armenian Aryans ci racconta che qualcuno sarebbe stato espulso dal sito dell’IANF, per aver sostenuto che i turchi azeri non apparterrebbero alla razza ariana, un’interessante concessione al politicamente corretto.

Per gli amanti di questo genere di discussioni, un esponente dell’IANF interviene sul forum supremo dei melaninodeficienti, Stormfront, portando prove fotografiche (sotto forma di modelle da calendario) dell’arianità razziale dei persiani. Un certo Holuxar lo stronca subito:

“A MIO PARERE I BIANCHI IN IRAN SONO IL 45% DELLA POPOLAZIONE, IL RESTO E’ COMPOSTO DA METICCI MONGOLOIDI E ZINGARI!
IN IRAN VI SONO STATE INFILTRAZIONI ZINGARE E MONGOLOIDI! AHMADINEIJAD E’ IL TIPICO ZINGARO!
KHAMENEI,GUIDA DELLA RIVOLUZIONE ISLAMICA E’ IL CLASSICO PERSIANO”.

Tieni e porta a casa…

Khosro Fravahar sostiene che l’Iran sarebbe in realtà la culla degli Ariani, che –  guidata da un imperatore messianico – deve combattere l’Islam e il comunismo e riscoprire la propria identità di “Figli del Sole”. Fravahar si dice anche antinazista: non vuole certamente cedere la primogenitura ai tedeschi.

In questo video – intitolato IRAN Aryan Pride – Islam is my enemy (“Iran orgoglio ariano – l’Islam è il mio nemico”). Khosro Fravahar espone pacatamente questi concetti, rappando in stile black Harlem in un inglese assolutamente americano.

Segnalo anche un video dell‘Iranian National Socialist Party (حزب سوسیالیست ملی ایران ), che al ritmo di Heavy Metal ribadisce – in inglese – lo slogan caro ai liberal, Where is my vote?, facendo riferimento ai presunti brogli che avrebbero portato alla presidenza Mahmud Ahmedinejad. Mettetevi i tappi alle orecchie, ma le immagini sono interessanti per i riferimenti alle forme di mobilitazione parafasciste in uso ai tempi dello Shah.

Interessante poi la costante contrapposizione tra pallide jeune-fille iraniane scarsamente vestite e intabarrate donne arabe.

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93 Responses to Ariani, portatori di svastiche e altri liberali

  1. mirkhond says:

    Intanto nel primo video, uno degli autori si chiama Mani Turkzadeh, cioè figlio del TURCO, dunque un aryano purissimo….
    Quanto ai deliri di stormfront, li seguiamo da tempo, ma che Ahmadinejad sia un mezzo”mongoloide” è da disturbati daltonici, visto che ha lo stesso aspetto ARMENOIDE della maggioranza delle popolazioni dall’Egeo al Waziristan, che siano turcofone, iranofone, armenofone, ecc. ecc.
    In Iran, a quanto mi risulta, le fattezze altaiche, seppur abbondantemente meticciate, sono presenti soprattutto sulla sponda sudorientale del Caspio e al confine col Turkmenistan, e infatti sono diffuse tra i Torkaman, i Turkmeni sunniti dell’Iran.
    Senza contare l’immigrazione di 3.000.000 di profughi Hazara dall’Afghanistan, che risale agli inizi degli anni ’80, durante l’invasione sovietica!
    Il biondismo è più diffuso ai due estremi dell’immensa area iranica, ad est in Afghanistan e Tagikistan, tra Pashtun, Tagiki, Wakhi, Nuristani e Kalash, come nel contiguo ma NON iranico Balawaristan pakistan, tra i NON indoeuropei Hunza e i TIBETANOFONI Balti!
    Mentre ad ovest, è presente tra gli Osseti del Caucaso, e anche tra i Curdi.
    Tutto ciò porta alla conclusione che, fin dall’arrivo delle orde arie nell’area che da loro prende nome, intorno al 1500 a.C., gli invasori aryani, provenienti, verosimilmente, dalle steppe tra il Don e gli Altai (la mitica Aryanam Vaeyo della mitologia zoroastriana?), gli invasori aryani biondi si MESCOLARONO ABBONDANTEMENTE con la popolazione indigena preindoeuropea di aspetto somatico mediteraneo-armenoide.
    E che c’è di male in questo?
    L’Iran Achemenide (550-330 a.C.), e Sasanide (226-651 d.C.), tanto care a questi nazionalisti in trasferta (e non solo a loro), fu grande ad opera di popolazioni indoeuropee iraniche e iranofone dai tratti prevalentemente ARMENOIDI, come appare già nel rilievo rupestre di Behistun, fatto scolpire da Dario I (521-485 a.C.)

  2. mirkhond says:

    Inoltre tutto questo grande amore per l’Iran (condivisibilissimo da chi scrive, tranne per il razzismo e l’islamofobia), perchè non viene cantato e rappato in Farsi, piuttosto che in un’orrendo inglese, che nel secondo video ha un suono satanico?

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  4. mirkhond says:

    Infine, considerare l’Islam come una realtà estranea all’Iran, significa essere dei tarati mentali oltre a NON amare il proprio paese, in quanto l’Islam arabo, passata la prima relativamente incruenta fase della conquista (636-652 d.C.), fu assimilata entro un paio di secoli dalla maggioranza della popolazione, creando sulla nuova fede, una nuova gloriosa civiltà IRANICA, che seppur in una nuova cornice, esaltava e rafforzava quanto di meglio proveniva dal grande passato preislamico e lo Shahnamè di Firdusi (935-1020 d.C.), ne è la più grande, ma non l’unica testimonianza.
    L’Islam, come detto altre volte in questo blog, trovò maggiori ostilità nell’Iran ad oriente di Herat, data la natura montuosa più aspra del territorio e la fierezza indomita delle sue genti ieri come oggi. Qui l’Islam trionfò e divenne religione maggioritaria, proprio grazie a dinastie musulmane IRANICHE come i Saffaridi (861-1003) e soprattutto i più colti e raffinati Samanidi di Bukhara (874-999), questi ultimi discendenti da un generale sasanide e fautori della rinascita culturale iranica nella nuova civiltà musulmana, e alla cui corte operarono Rudaghì, Daqiqi (X secolo) e il già menzionato Firdusi.
    La simbiosi Iran/Islam fu così forte e profonda da creare una nuova civiltà MUSULMANA di lingua FARSI, che diventò la CIVILTA’ tra le popolazioni turche e mongole che abbracciarono l’Islam, ma influenzò profondamente le civiltà non iraniche e cristiane dell’Armenia e dell’Iberia (Georgia)!
    I popoli e gli imperi turchi musulmani tra Bosnia e Bangladesh furono tutti formati da classi dirigenti IRANOFONE e IRANIZZATE, sunnite e shiite, e le stesse lingue vernacolari turche come l’Osmanico, lingua ufficiale dell’attuale Turchia è massicciamente infarcito di termini farsi o mutuati dal farsi.
    L’anima turca musulmana, è un’anima IRANICA, come ben evidenziato dai romanzi di Orhan Pamuk.
    Altro che corpo estraneo! L’Islam orientale e l’Iran sono SINONIMI!

    • Andrea Di Vita says:

      Per mirkhond

      Dopo Firdusi, considerare l’Iran senza Islam è come considerare gli Alpini senza la grappa.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  5. PinoMamet says:

    Quelli di Stormfront e affini sono spassosissimi: non li ringrazierò mai abbastanza per avermi “dimostrato” che non sono bianco ;)

    zoroastriani non ne ho mai conosciuti (ma Baha’i sì) ma devono essere ottime persone se hanno prodotto Freddie Mercury e Sorabji, l’autore dell’Opus Clavicembalisticum.

    • Athanasius says:

      Infatti, Freddie Mercury proviene dai Parsi dell’India, trasferitisi a Zanzibar durante il periodo dell’Impero Britannico. Non esattamente la stessa cosa che gli zoroastriani dell’ Iran, ma presto.

  6. jam... says:

    ..come vedi, Mirkhond, tu che ami l’eutanasia, in fondo é già tacitamente approvata e vissuta perché viviamo tra gente morta che crede di essere viva, e continua a stillare idee morte, pensieri assassini. Concordo : l’Islam non ha eutanasiato l’antica cività-religione persiana, bensi l’ha riportata alla vita; é stato un momento resurrettore, dove Zarathustra, é Imam Zarathustra e Spenta Armaiti, é Fatima Fâtir, l’anima universale!
    I tipi del video, parlano dell’antica Persia, se davvero l’amassero sarebbero su posizioni alla Henry Corbin, e naturalmente Shaykh Sohrawardi (1155-1191) che senza disdegnare gli antichi greci, non ha saputo non fondersi con i Santi Immortali, quelli che l’Avesta chiama gli Amahraspand. Ma Sohrawardi con questa frase ci invita alla pazienza e lungimiranza:

    ” occorrono degli anni interi affinché sotto l’azione del sole, la pietra originale, diventi rubino nel Badakshân oppure cornalina nello Yemen”

    (i tipi del video, hanno la pietra, ma non ancora il rubino, o il turchese e tantomeno il lapizlazzuli..) e l’arcangelo Gabriele ha le ali color crepuscolo, color porpora, e la parola gabrî, o gabre o guèbre, significa anche zoroastriano.
    ciao

    • mirkhond says:

      tu che ami l’eutanasia,

      Non amo l’eutanasia, l’uomo è fatto per la vita. La ritengo solo il male minore dei disperati a cui la vita non da che dolore e tristezza…
      Per il resto confermi ciò che penso sull’Iran.
      Mi dispiace che degli Iranici, seppur nati e vissuti all’estero, in nome della patria che dicono di amare, poi la infangano a cominciare dall’orrido inglese che usano…
      ciao

  7. Moi says:

    Oh, che bel post, di quelli su i cui commenti non ci si annoia mai … alcune considerazioni:

    Khomeini sì che era Persiano IranAriano veramente vero … persino l’ Oriana Furiosa dovette ammettere proprio malgrado che era un bell’uomo, assomigliava moltissimo al famosissimo attore Celta :-) Sean Connery difatti !

    http://totallylookslike.files.wordpress.com/2008/08/sean-connery5.jpg

    Gli IANFini cos’ hanno da dire a propria discolpa dopo la meticolosa ricostruzione storica :-) ;-) del film 300 ?!

    Anche i Leghisti riconoscono alle Iraniane di essere mediamente più bianche e più carine delle Arabe e direi che questo vale come prova di euleucodermìa. Poi se a Monaco di Baviera hanno ruttato e bestemmiato in una chiesa l’hanno fatto solo per dimostrare che il Cristianesimo “accetta le critiche” … in moschea non avrebbero potuto mai farlo in effetti, ergo l’ Islam è una civiltà inferiore, anzi non è proprio civiltà che si fa prima.

    A proposito di Azeri … forse aveva ragione l’ Azero Zecharia Sitchin: ” chi più chi meno , in fondo siamo tutti Sumeri” [sic] … e se non era per gli Alieni che ci hanno dato una bella ravanata al DNA a quest’ora stavamo ancora tutti mezzi ingobbiti e scimmioneschi a contenderci le banane coi Cuggini Bonobi.

    :-) ;-) :-) ;-)

  8. Moi says:

    Ogni tanto anche qualche Siciliano propone la carrellata di gnocche bionde occhi e pelle chiara dai geni normanni per dire: “Siamo quelli più a Sud ma NON siamo Terroni !” :-) ;-)

  9. Moi says:

    E su Stormfront che dicono delle (ce ne sono, ce ne sono) modelle gnocche Israeliane ?

    … Che il loro DNA di (presunte !) “Cozze Semitiche” si è “infighito” grazie al contatto col Nord ed Est Europa ?!

    • mirkhond says:

      Su Stormfront, si è giunti a negare persino l’evidenza, davanti alle foto di Paul Newman, Bar Rafaeli, e alcune soldatesse israeliane dai tratti marcatamente NORDICI!
      Hanno detto che questi Khazari in fondo, guardandoli bene hanno il naso lungo e le labbra carnose, confrontando, a sproposito, queste imbarazzanti (per loro) foto con quelle dell’ebreo “standard” Gad Lerner.
      E questo per non accettare la realtà di un’origine MULTIETNICA della galassia giudaica!

  10. mirkhond says:

    Moi, nella tua straordinaria ironia cogli benissimo la questione.
    Fin da ragazzino mi meravigliavano le fattezze non slavate del celtico Connery, e non essendo mai stato nelle isole britanniche, mi sono sempre chiesto se quei tratti meridionali del celebre attore scoto, fossero una rarità in quelle terre celto-germaniche, un “albinismo all’incontrario” o invece, fossero più diffusi di quanto possa pensare un franco meridionale…
    Ce lo vedrei benissimo poi ad interpretare Khomeini, tenendo conto di un capolavoro come Il Vento e il Leone….
    Quanto alle Iraniche (Afghane comprese) e Arabe, ricordo quanto disse Blondet in uno dei suoi articoli più infelici, parlando dei flessuosi corpi indoeuropei e dei sacconi semitici e nordafricani. Sta di fatto che c’è anche chi, nel Frangistan, quei “sacconi” che richiamano le stauette delle grandi madri preistoriche, quei sacconi dicevo, piacciono molto, semitici, magrebini e indoeuropei, persino svedesi, dopo aver visto qualche film di Bergman….

  11. Buleghin il vecio says:

    Mama siete tuti studiati e profondi ostaria!

    Ma sti ariani la xè una rasa di can da cacia?

    Li xè da punta o da riporto? Se li xè biondi alora sono un pochin come i setter!

    Il Buleghin aveva, tanti ani fa, un can fiol d’un can che più non si poteva!
    In famiglia il ghà praticamente morsicà tuti quando xera de umor canino!

    In particolar me lo portavo a Mestre quando giocavo a scopon sientifico e ci davo un piatin de lardo da sganasar per tenerlo tranquilo! Ben se qualcuno osava tocarlo se ciapava un morsicon de l’ostia!

    E me diseva i amici de Mestre che era un bruto bastardo ma non era vero! Ghaveva tanto de pedigree e se tratava de un fiol d’un can britanico de rasa “ratterrier” che poi saria come i foxterrier ma a pelo ispido che va ben per entrare nei machion coi rovi e nuotan anca ben che a Venesia la xè una roba da non trascurar.

    Quano “Scott” xe pasà a miglior vita poareto tuto il vicinato ghà tira un sospiro de solievo anca se me faseva le condoglianse perchè a Venesia son tuti zente civil che anca se ciapa un morso non te porta rancor da davanti ma solo da dedrio.

    Insoma i cani inglesi son come i inglesi fioi d’un can! Ma i can son da pardonar perchè cian il loro carater canino mentre i inglesi son tuti da anegar in laguna!

    Il sucesor de lo Scott fiol d’un can inglese xè stato un nobile cagnon de rasa tedesca boxer che se ciamava “Otto” ….tuto altro carater! Persino un pocheto mona e giocherelon che se entrava i ladri in casa ci faceva le feste con i suoi 30 kg de muscoli e ganascon!

    Anca Otto ciaveva tanto de certificato de pedigree e xera sicuramente ariano perchè xera de pelo corto biondo! Insoma anca i animai posano esere ariani come il sior Khosro Fravahar che ghà un nom che te fa intorcigliare la lingua a pronunciarlo!

  12. mirkhond says:

    Quanto allo Swastika, antichissimo simbolo solare e di amore, poi degenerato come icona razzista moderna, esso è documentato per la prima volta nell’antico Elam NON indoeuropeo nel 4000 a.C.
    Elam che poi diventò parte essenziale dell’Iran, e oggi è chiamato Khuzistan, la terra dei Khuzi o Khuji, come gli antichi Persiani chiamavano gli Elamiti NON indoeuropei e NON iranofoni, e che alcuni vedono come il fondo storico della biblica terra di Kush, che all’inizio della Genesi, viene menzionata come una delle terre che circondano l’Eden!
    Ora, il Khuzistan, terra in cui, ricordiamolo, è stata rinvenuta la più antica raffigurazione dello Swastika, non è MAI stata una terra indoeuropea, in quanto gli Elamiti si arabizzarono, già PRIMA dell’Islam, al seguito di immigrazioni di tribù della sponda meridionale del Golfo Persico, documentate già a partire dall’epoca sasanide.
    Molte di queste tribù erano o diventarono cristiane nestoriane, prima di passare all’Islam.
    Le migrazioni arabe continuarono anche in epoca musulmana, e nel XV-XVI secolo, la regione prese il nome di Arabistan, durato fino al 1938, quando Reza Shah, reintrodusse l’antico nome achemenide sinonimo di Elam.
    Ma lo Swastika, è stato, e mi pare che lo sia ancor oggi, anche l’emblema al centro della bandiera del Baltistan, regione tibetanofona musulmana costiuente parte dell’area pakistana settentrionale del Balawaristan, sull’Himalaya alle frontiere con la Cina.
    Secondo l’archeologo inglese David Rohl, lo Swastika sarebbe la raffigurazione stilizzata dei quattro fiumi dell’Eden, motivo PREINDOEUROPEO orientale, che Ciro di Persia (559-530 a.C.), e successori, avrebbero poi adottato come modello dei giardini-parchi delle reggie di Pasargade e Persepoli, motivo che, secondo alcuni esegeti biblici contemporanei, unito a mitologie mesopotamiche, avrebbe influenzato il racconto biblico del Giardino dell’Eden!
    Ma lo Swastika raffigurato nella reggia-parco achemenide ( il Pairidaeza, da cui tramite il greco Paradeisos, si arriva al nostro Paradiso), avrebbe influenzato anche la pianta dei giardini del Taj Mahal, eretto nell’India Moghul del XVII secolo!
    Insomma una storia antica e complessa, con antichissime origini risalenti agli albori della storia, che però sfuggono ai cialtroni razzisti dell’est e dell’ovest.

  13. daouda says:

    Stormfront ha ragione a far presente che i nord africani e gli arabi hanno influenze negroidi come gli slavi centro asiatici,i turchi e gli iranici et cetera hanno influenze mongolodi.
    Ma gli ebrei sono bianchi.I semiti sono bianchi.
    E gli indoeuropei non sono nordici.

    Per mirkhond:
    Lo swastika è un simbolo che si perde dall notte dei tempi, presente anche in centro-america.
    Nelle Chiese paleocristiane lo swastika era molto presente.

  14. serse says:

    … “Oh, che bel post, di quelli su i cui commenti non ci si annoia mai“

    Forse non ti annoi tu.
    Io se dovessi avere un figlio … lo chiamo Buleghin.
    Ecco, l’ho detto.

    • Buleghin il vecio says:

      Ti xè ben gentil grasie!
      Se non ti gavrà un puteo ciama pure il tuo can Buleghin! O anca il gato!
      Non me ofendo de certo che li xè nobili animal anca se ogni tanto il grafia e il morde.

      Me ricorda la storia del tipo che ghaveva ciamà il suo simpatico bastardin “Amintore” e a la domanda se ghaveva scelto il non perché il cagneto era picoleto rispondeva “No perché xe bastardo!”

      Sto pansando de prendere un miceto bianco e nero carin anca se juventin che me circola per l’orto e il giardin ma no so come ciamarlo ostaria! La figlia vuole ciamarlo “Garfield” ma a me non me piase i nomi foresti e l’ho fata star sita e ghò scelto il nom “Oplà” perchè il miceto il xe svelto e acrobatico!

      Ah…il miceto carin xè ladro come un politico ostaria! Quella tontolona de la moglie gha meso una teglia con l’arosto a rafredar sul davansale de la cucina ed il miceto…Oplà! Ghà ciapa l’arosto ancora bolente con la punta de le unghie e l’ha zetà a tera che quando xè diventato fredo l’ha potuto ciapar da tranquilo.

      Non dite a la moglie che ghò visto tuta la scena del gatacio ladron parchè se rabiaria con mi come una bestia…ma xera tropo divartente per interomperla!
      Se trata de un gato che ghà sicuramente fato un corso superior universitario da ladron magari a la Boconi o la Luiss!

      Posibile che se trati de un gato arian-semita-negro perché xè bianco e nero e ladron come una banca?!

      • PinoMamet says:

        Mo ciamal Obama, ch’l’è bianc e nìgar, e al fa fènta d’essar bon, e invéci l’è un bel fiol ad putana…

      • serse says:

        “Posibile che se trati de un gato arian-semita-negro perché xè bianco e nero e ladron come una banca?!“

        Buleghin, io non so le lingue, ma credo che si tratti del gatto di Moggi (sempre sia lodato).

        • Buleghin il vecio says:

          Il Luciano Moggi fose nato in un altro paes sarebe stato minim capo di stato! La taglia no la sa riconoser il vero genio!

          Ben, il Buleghin deve far una confesion, stranamente il Buleghin xè sempre sta tifoso del Toro calcio F.C. per via de un nono che veniva da Torin a far il funsionario de publica sicuresa (per cui il Buleghin xè ariano veneto imbastardì con la vaca piemontese).

          Il Luciano Moggi xè stà anca diretor sportivo tecnico del Toro calcio F.C. ai tempi buoni de la squadra quando ghà vinto una copa uropea contro i cruchi proprio grasie a la sua forsa e anca al genio del Luciano Moggi!

          Alora non se parlava de 4to uomo e zera la normal terna arbitral che per la partita con i cruchi xera forma da tre siori greci che ghaveva preso stanse a l’hotel Principi di Piemonte che saria un dei miglior de Torin.

          I siori greci de la terna arbitral se son visti omagiar de tre bei rologi Rolex de oro masicio e gha ricevu la visita di 6 dicasi 6 belisime putee de facili costumi ne le loro bele suites!

          Ben…quando i tre siori greci ghan fato onor a tanta abondansa tuta la note e quando i arbitrava il giorno dopo non era esatamente reativi…(faceva fatica solo a caminar!) e ghan arbitrà in modo scandaloso facendo rabiar de bruto i cruhi che doveva anca taser per non eser espulsi!

          Altro che letone de Putin! Altro che Bunga Bunga! Se il vecio simpatico porcon presidente del consiglio avese ciapà il Luciano Mogi come consulente ora la taglia saria mesa meglio!

  15. Karakitap says:

    Gran bel post, di quelli che mi spingono a uscire dal mio ostinato lurkaggio per poter dire la mia, mi ha lasciato basito già il titolo, a parte che per me “ariani” vuol dire “coloro che seguono la dottrina dell’eresiarca Ario” (tra l’altro all’inizio di Conan la voce fuori campo fa una non so quanto involontaria gaffe dicendo che le vicende della storia si situano “Tra la fine di Atlantide e la venuta dei figli di Ario…”) possibile che sia così difficile capire che dal punto di vista antropologico non vuol dire nulla?

    In primis vorrei fare i complimenti all’autore del blog, mi chiedo come faccia a trovare queste “isole” nel mare magnum della Rete, io non ne sospettavo nemmeno l’esistenza.

    Apprezzo molto i post di Mirkhond sulla grandezza dell’Iran islamico, ma credo che a quelli non gliene importa nulla, potrebbero essere paragonati a quelli che dicono che il cristianesimo ha rovinato Roma, l’Italia e l’Europa (beninteso, io non sarei del tutto contrario se qualcuno volesse riaccendere il fuoco di Vesta o mettersi a fare i salti che facevano i salii, lo sarei un po’ meno se si volesse ripristinare il rito che avveniva nei pressi del tempio di Diana o certi rituali celtici descritti da Cesare…), io non mi ritengo granché credente, ma se penso alle cattedrali romaniche e gotiche, alla Cappella Sistina o alle storie di chi ha sacrificato la sua vita per gli altri in vari modi non posso pensare che sarebbero avvenuti lo stesso se fosse rimasta in vigore l’antica religione dei patres o se al posto del cristianesimo si fosse imposto il culto di Iside o di Mithra.
    Ma restando all’Iran, a me è sempre piaciuta molto la fase partica, quella degli arsacidi che pur fedeli ai loro costumi e desiderosi di conquista (tanto da ridurre a ben poca cosa il regno seleucide) non disdegnavano influenze esterne (il re che sconfisse Crasso a Carre/Harran quando gli fu portata la testa del triumviro stava leggendo Euripide in greco), del resto la storia della geopolitica iranica cambia poco dai tempi di Dario I: uscire dal loro altopiano e conquistare lo sbocco al mare (o a più mari), non dimentichiamoci la lunga ed estenuante guerra contro la Bisanzio di Eraclio, che probabilmente favorì la rapida conquista islamica del Levante mediterraneo.

    Su Stormfront ci sarebbe da dire (e ridere) ricordo un post in cui si discuteva della teoria dell’interbreeding tra Sapiens e Neanderthal, ovviamente i più erano contrari, ma i loro argomenti vertevano più che altro sull’essere questi ultimi “scimmioni” o qualcosa del genere (li vorrei vedere, coperti di pelli e con pochi utensili musteriani, a sfidare il clima artico presente nell’Europa del tempo…), il problema è che in quei siti vige la regola del più puro che epura, ricordo un post in cui si parlava dei russi, che non sarebbero “veri bianchi” perché nei letti delle varie Olga e Tatiana ci sono passati un po’ tutti, ne ricordo un’altra su quale doveva essere il loro santo patrono e si propose Luigi IX di Francia perché aveva imposto il segno sugli abiti agli ebrei…
    E Stormfront non è il solo, anche altrove si possono leggere “perle”, come chi sostiene che il Nord Italia avrebbe origini celtiche e che non avrebbe nulla a che fare con i “mediterranei” (di cui si parla come se avessero la peste) eppure gli antichi liguri dovevano essere mediterranei, e anche i venetici non erano certo dei celti (ma la storia è bella anche per questo, ognuno se la ricrea a proprio modo e se è fortunato trova qualcuno che per amore o per forza ci crede, chi può pensare che intorno all’anno 1000 aEV ci sia stato uno sbarco di anatolici nell’attuale Lazio? Eppure Virgilio vi ha scritto uno stupendo poema e c’era chi definiva i romani “discendenti dei troiani”).

    Quanto alla differenza tra i corpi delle donne indoeuropee con quelle semitiche e nordafricane, mi viene un sospetto, non so quanto fondato, s’intende, semplici considerazioni personali, ovvero che si odia davvero un popolo o un’etnia quando non sono nemmeno più desiderabili le sue donne, mi spiego, immagino che conosciate l’Ebreo di Malta, ebbene in quell’opera l’ebreo (che vende l’isola e i cavalieri al turco assediante) è un essere immondo quanti altri mai, ma la figlia è giovane e leggiadra e, convertita al cristianesimo, nessuno ha da ridire su di lei, invece nella pubblicistica antisemita otto e novecentesca le donne erano considerate non meno repellenti degli uomini, allo stesso modo mi pare che almeno nei settori più razzisti ci sia un sentimento del genere verso ad es. le donne immigrate, viste solo o come “velate pronte a farsi saltare in aria” o “prostitute” (dipende anche dalla provenienza, anche se non è sempre affidabile, basti pensare ad una giovane marocchina che di certo aveva poca confidenza con niqab e affini…)
    Salutoni, Karakitap

    PS. Ma i ghebri (ovvero i zoroastriani rimasti in Iran e che non sono diventati parsi in India), cosa pensano di questi movimenti?

  16. PinoMamet says:

    Non ho avuto il coraggio di guardare tutto il secondo video
    (non amo farmi del male, per me i nazisti iraniani valgono quelli dell’Illinois)

    ma nel fermo immagine vedo una contrapposizione tra Iran 1936, rappresentato da una squadra di calcio, e Iran 2011, rappresentato da una manifestazione con persone vestite da arabi.
    Gli arabi devono stargli proprio sulle balle.

    In compenso, non c’entra con l’Iran ma con le varie ossessioni “razziali” ed “etniche” sì, ho appena scoperto che i leghisti lombardi (bresciani e compagnia) prendono per il culo (ovviamente in privato e non in presenza di questi) i leghisti emiliani, in quanto “terroni”, e, suppongo, autolesionisti.

    Mi confermano che dal punto di vista di uno delle prealpi la differenza di comportamento e stile di vita col sud del Po è notevole.
    Naturalmente, a scopi elettorali, tutto ciò viene taciuto.

    Su un forum di antropologia americano, tra i vari sballati (qualcuno credo poi sia travasato su Stormfront, tra i più sballati) ricordo:
    un piemontese che postava foto di biondazzi vichingoidi sostenendo che tutti quelli del nord Italia erano così;
    un veneto di origine del sud che, forse esasperato dai veneti veneti, riteneva di essere di razza diversa, e perciò più intelligente; era anche un iperliberista e diceva di odiare il comunismo;
    un americano di origine siciliana che postava foto, sue, in cui spingeva le labbra in fuori e faceva facce strane, per dimostrare che i veri siciliani sono in realtà africani;
    un berbero (già ricordato) ossessionato dal dimostrare che i berberi sono bianchi più degli arabi, e più dei berberi ex schiavi di origine negra; postava immagini di paesaggi innevati;
    un iraniano che ce l’aveva con gli azeri;
    un latinoamericano dai tratti indii che aveva scoperto di essere ebreo;
    e altr iche, per fortuna, ho dimenticato.

    Ah, c’erano anche persone normali ;)

    Per fortuna sono passato a dedicarmi di abbigliamento, meglio frequentato (in parte, i matti stanno anche lì; si annidano dappertutto!)

    • Francesco says:

      Pino,

      prova solo a immaginare cosa dicono in privato i leghisti bresciani di quelli varesotti o bergamaschi! nessuno è peggiore di mio cugino, tranne forse mio fratello.

      questo non toglie nulla a fatti economici come quello che la Padania, per essere una non-entità, è una Optimal Currrency Area molto migliore dell’Italia (che tradotto dell’economichese vuol dire che per campare sia polentoni che terroni hanno da staccarsi, Garibaldi o non Garibaldi)

      saluti

      • PinoMamet says:

        Sarà, non lo metto in dubbio, anche se sospetto che dividere un paese non sia una cosa così semplice ed economica;
        ma vedetevela voi, ecco.

        Solo, l’idea di uno di questi sfigati emiliani che magari si sente particolarmente “nordico” e scherza sui “taroni”, preso per il culo e considerato “terrone” da uno più nordico di lui, mi mette allegria ;)
        quasi come sapere che per i ticinesi i terroni sono i lombardi, per gli svizzeri tedeschi i ticinesi, e così via :)

        • mirkhond says:

          Come disse il professor Bellavista: si è sempre MERIDIONALI rispetto a qualcuno, in risposta al milanese Cazzaniga che temeva i Tedeschi!
          ciao

      • Andrea Di Vita says:

        Per Francesco

        Hai sollevato, credo, una questione importante. Trent’anni fa la Padania era il nome di un ottimo yoghurt, fra tutti il mio preferito. Ora è diventata qualcosa di reale anche in politica a furia di parlarne: come la fusione fredda, è reale per chi ci crede e una bufala per tutti gli altri. Escluso saggiamente dai dotti commentatori di questo blog il fondamento razziale della pretesa identità padana, rimane (rimane?) quello economico. Ora, che una comunità non si fondi solo sull’economia ce lo dimostrano i continui fallimenti sulla strada dell’Unione Europea, anche immaginando un’Europa a due velocità. Manzoni diceva che la patria era ‘una d’armi, di lingua e d’altar’, il che se fosse vero escluderebbe a priori l’esistenza di una patria Svizzera o Tedesca. Credo che la risposta l’abbia data Lagarde, l’omonimo della attuale direttrice dell’FMI che all’inizio dell’Ottocento si chiedeva cosa fosse alla base del’identità tedesca, in una Germania che all’epoca non era ancora neppure uno Zollverein. La risposta fu: compongono una stessa Patria coloro che hanno la memoria in comune dei fatti storici, coloro che vedono la Storia nello stesso modo. Possiamo rivisitare il Risorgimento o la Resistenza, possiamo revisonarne il giudizio e criticarli aspramente, ma non possiamo negare di ‘essere dalla stessa parte’ in quei fatti rispetto che so a un Paraguayano o a un Neozelandese. Negare dunque l’esistenza oggi di una Patria comune vuol dire negarla anche per il passato: oggi a Praga si pubblicano manuali di storia Ceca in cui non si fa mai menzione della Slovacchia. Ed è sicuramente molto più facile farlo a Praga oggi rispetto a Bratislava che in una ipotetica padania domani rispetto a Napoli. I coloni bianchi Inglesi nel Nordamerica del Settecento avevano molto più in comune coi loro vicini di lingua Francese ex-nemici nella Guerra dei Sette Anni che con la spocchiosa e avida madrepatria: eppure anche così staccarsene fu sanguinoso, e molti furono i coloni che si batterono contro Washington. Per me, vale quanto cantato da Mameli e ricordato da Napolitano: ‘noi fummo da secoli / calpesti e derisi / perchè non siam popolo / perchè siam divisi’. Senza l’Unità avremmo fatto la fine dei Curdi; ve l’immaginate oggi lo sperad del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla?

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Peucezio says:

          “Escluso saggiamente dai dotti commentatori di questo blog il fondamento razziale della pretesa identità padana, rimane (rimane?) quello economico.”

          D’accordo, però c’è quello linguistico. Beninteso, io non credo all’esistenza della Padania o, per meglio dire, della nazione padana (dire “non esiste la Padania” sarebbe come dire che non esistono le Alpi).
          Ma l’esistenza di quella che i linguisti chiamano la linea La Spezia – Rimini (con estrema approssimazione, visto che passa decisamente più a sud: parte da Massa e arriva poco sopra Ancona) esiste eccome e divide non i dialetti italiani ma la Romània tutta in due parti.

        • PinoMamet says:

          Sì Peucezio

          però nel concreto la cosa conta, appunto, solo a livello dialettale.
          Mi spiego: non è che non creda all’esistenza di differenze culturali, di abitudini ecc. tra le varie parti d’Italia
          (anche se credo che buona parte di queste sia dovuta a due fattori fondamentali, cioé l’industrializzazione del Nord, che non avrà avuto la primogenitura ma è stata senz’altro spinta e privilegiata rispetto a quella del Sud per le note vicende post-unificazione; e l’autopercezione!)
          solo che queste se ne sono sempre bellamente fregate delle linee tracciate (ormai con grande precisione) dai linguisti.

          Per un parmigiano (categoria alla quale, beninteso, mi vanto di non appartenere) La Spezia è sicuramente “terronia”, indipendentemente dalla latitudine e dal dialetto che vi si parla; e anche se i suoi bisnonni magari venivano proprio da lì (caso non infrequente; frequentissimi anche quelli di origini toscane, non dico della Lunigiana, ma proprio toscane).

          Si parla di “Italia” (ne discutemmo a lungo col sempre ottimo Mirkhond), nei confini grosso modo attuali, da troppo tempo perchè questo non abbia avuto effetti sulla sua reale esistenza anche culturale, aldilà delle linee dei dialettologi, e per quanto importante possa essere quella che attraversa l’Italia.

          Ora, può benissimo darsi che a furia di parlarne sorga anche la cosiddetta Padania, anche se io mi sento molto più affine, se non altro per simpatia, ai napoletani che ai bergmaschi.
          Bergamaschi in ascolto: mi dispiace, producete De Filippo (per dirne uno, anzi due) poi ne riparliamo.

          Per ora quest’ultima Padania però non solo non vanta un Virgilio o un Dante, ma non mi ha neanche dato il ricordo di due guerre combattute (bene o male) nel suo nome, cinquant’anni di televisione e cinema, centocinquanta di scuola e servizio militare uniti, manco i mondiali di calcio, ecco;
          insomma tutti quei ricordi condivisi, piacciano o meno, di cui parla Andrea.

          ciao!!

        • Peucezio says:

          Sulla sostanza condivido in pieno.

          “Bergamaschi in ascolto: mi dispiace, producete De Filippo (per dirne uno, anzi due) poi ne riparliamo.”

          Che dire… sottoscrivo non al cento per cento, al due, al trecento per cento.

          Unico rilievo: si tratta di confini linguistico non solo dialettali, ma che riguardano anche l’italiano regionale, anche quello meno connotato localmente: se ha poco accento, possiamo non riuscire a capire se un veneto o un piemontese, se è un siciliano o un umbro, ma, ammenoché non si tratta un attore di teatro che ha studiato dizione, è pressoché impossibile non distinguere un settentrionale da un centro-meridionale (e di solito qualche spia consente all’orecchio attento di distinguere anche un toscano da un altro centro-meridionale, per quanto lieve sia il suo accento).
          E in realtà anche l’attore di teatro è collocabile, se non per nascita, per scelta linguistica, perché comunque aderirà a un modello centro-meridionale, sostanzialmente toscano-romano, per quanto purificato da elementi dialettali.

        • Andrea Di Vita says:

          Per Pino Mamet e Peucezio

          I Bergamaschi hanno prodotto una cosa anche più importante del pur grandissimo De Filippo: hanno prodotto Arlecchino. Solo che Arlecchino non si considerava affatto ‘padano’ nel senso dei nostri legaioli. Nè Arlecchino nè Pulcinella si sono mai proposti come alfieri di una qualche identità, che è posticcia proprio perchè ostentata. E andando a vedere lo stesso Cattaneo cofondatore del federalismo Italiano insieme con Rosmini e Gioberti, era tanto poco ‘padano’ da agire come rappresentante dei rivoltosi delle Cinque Giornate davanti all’esercito di Carlo Alberto. A parlare di ‘padania’ sarebbero inorriditi tutti i ‘padani, da Manzoni a Dario Fo. La ‘padania’ non ha memoria.

          E quanto agli attori che parlando Italiano inevitabilmente si autoescludono da tutta l’eredità linguistica ‘padana’, ricordo il fior fior di attori che padroneggiavano e padroneggiano numerosi dialetti ‘padani': Fo con il ‘gramelot’ è arrivato al Nobel, ma non vi ricordate Lina Volonghi spalleggiar il Cesco Baseggio delle Baruffe Chiozzotte, Alberto Lionello che interpretava Arlecchino, Ferruccio De Ceresa che recitava Le Miserie di Monsù Travet?

          (Tra l’altro, ma sia Volonghi, sia Lionello sia De Ceresa erano Genovesi. Il Genovese De Andrè scrisse il Don Rafaè cantato da Cutolo: a quando un Troisi che reciterà Govi? e tralascero’ Gassmann…)

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Peucezio says:

          Sì, Andrea, anche se, in tutta franchezza, se l’alternativa è il Risorgimento, le Cinque Giornate, Carlo Alberto ecc. preferisco i “padani”di oggi, che fanno molto folclore ma non fanno male a nessuno, a quelli di ieri che, in nome dell’Italia depredavano e massacravano i meridionali: se la scelta è fra un piemontese con la stella delle Alpi che si mette le corna in testa e intona pure un coro da stadio contro i “terroni” e uno con il tricolore che viene a rubarmi la terra e gli animali, a massacrarmi i figli, a violentarmi le figlie, preferisco di gran lunga il primo.

          Io mi sento italiano prima ancora che meridionale o che pugliese, per quanto strano possa sembrare. Ma certe pagine della nostra storia, prima ancora e più ancora che antimeridionali, sono antiitaliane e, proprio in quanto italiani, invece di celebrarle dovremmo commemorarle come si fa con l’Olocausto, le foibe o il genocidio degli Armeni.

        • Andrea Di Vita says:

          Per Peucezio

          So che la pensiamo diversamente sul Risorgimento -o quantomeno sulla valutazione delle sue conseguenze. Tuttavia tu stesso ti riconosci Italiano. Mentre ‘padano’ è termine che fuori dalla toponomastica va bene giusto per cartoline goliardiche tipo ‘Saluti dalla Padania’ con zizzute modelle in bella vista su un mare d’ombrelloni -un po’ come il pupazzetto di ‘Tano u mafiusu’ fa bella mostra di sè nelle bancarelle di souvenirs di Taormina.

          Diverso -e molto più grave- è l’uso simbolico e politico del sole delle alpi, delle corna celtiche e di tali amenità. Ai suoi inizi il nazismo con la sua mitologia ‘nordica’ non era granchè più serio – è illuminante a proposito l’analisi di Geroge Mosse nelle suo ‘Origini culturali del Terzo Reich’. E le camicie verdi sono un omaggio a quell’altro emerito figli’e’n’drocchia di codreanu -un omaggio non so quanto inconsapevole. Scherzare coi simboli è omicida: temi i discorsi da birreria.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Peucezio says:

          Il problema è che la pensiamo diversamente anche sul Terzo Reich (per inciso, ma che diavolo ti ha fatto mai Codreanu?). Però riconosco che il Terzo Reich è stato una cosa molto seria e che, se la piega fosse quella, posso ben capire che ci sia chi si preoccupi seriamente dei “padani”.
          Ma io credo sia completamente diverso il contesto storico, sociale, direi anche antropologico. Io francamente Maroni, Calderoli e Castelli non ce li vedo proprio a fare la guerra a mezzo mondo e ad allestire campi di concentramento con tanto di rastrellamenti e deportazioni. Poi chi lo sa, può anche essere che la storia dia ragione a te…

        • Francesco says:

          dici che possiamo fare riferimento a quello del Lussemburgo?

          :D

          PS stiamo dalla stessa parte parlando del Risorgimento? ho i miei sentitissimi dubbi, anche di più

          stiamo dalla stessa parte parlando della Resistenza?

          senti, siamo più uniti parlando di Calciopoli, quindi credo sia meglio cercare altri Miti Fondativi

          PPS nella tua ottica, i Padani hanno sia i miti che motivi economici per farsi una loro patria, e per lo spread possiamo guardare all’Austria (anche se seriamente l’Austria fa una pippa, economica, alla Padania)

          ciao

        • Andrea Di Vita says:

          Per peucezio

          ‘che mai ti ha fatto codreanu’

          Giudica tu. Giovane, entusiasta, fanatico sognatore della ‘Romania eterna’, seguace del culto della Tradizione e della Terra, e per questo antesignano di tutti i calderoli, haider, quisling, gentile, stuermer, pavolini, evola, tiso e putridume assortito della storia d’Europa. L’esatta negazione della ragione, dell’umanità, dei diritti civili, della parità dei sessi, dell’uguaglianza delle razze, del rispetto delle differenze. Il linciatore in buona fede, l’allegro facitore di pogrom, lo statista da birreria, lo stupratore cuor contento, il gassatore entusiasta che sgozza cantando tanto i bambini quanto le loro bambole (ricorda la scena descritta ne ‘La Sagra di San Michele’ da Axel Munthe). Fece uccidere dai suoi amici con mille colpi di rivoltella uno dei suoi che l’aveva lasciato e che era ricoverato in un letto d’ospedale: gli assassini cominciarono a ballare cantando il suo nome intorno al letto insanguinato a cadavere ancora caldo fra gli sguardi stupefatti e tremanti del personale sanitario. Dillinger carpatico, unisce l’entusiasmo di un bambino alla crudeltà di un capobanda, che sa che tutto gli è permesso perchè è Dio/la Patria/la Razza che lo vuole. Strozzato in galera dai suoi ex-complici, il male che ha incarnato ogni tanto fa di nuovo capolino: tutte le volte che l’indulgenza dei governanti e l’ignavia dei governati glielo consente.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Andrea Di Vita says:

          Per Peucezio

          ”Ma io credo sia completamente diverso il contesto storico, sociale, direi anche antropologico. Io francamente Maroni, Calderoli e Castelli non ce li vedo proprio a fare la guerra a mezzo mondo e ad allestire campi di concentramento con tanto di rastrellamenti e deportazioni. Poi chi lo sa, può anche essere che la storia dia ragione a te…”

          Quando hitler si iscrisse al Partito Nazionale Dei Lavoratri Tedeschi (NSDAP) ebbe la tessera n. 19. Al putsch di quattro anni dopo furono arrestati non più di cento sovversivi. Altri dieci anni dopo vinse le elezioni con milioni di voti. Anche l’omino coi baffetti all’inizio faceva ridere. Dopo un po’ ci volle un genio come Chaplin per continuare a vederlo nela sua ridicolaggine. E nemmeno Chaplin sapeva tutta la verità sulla Shoah.
          Se domani la crisi non rientra, e dopodomani USA e UK attaccano l’Iran spalleggiato dalla Cina, le ripercussioni sarano più che sufficienti ad avere le camicie verdi andar casa per casa a rastellare Italiani di origine extracomunitaria. Le parole sono pietre, peucezio! (Non a caso la chiesa cattolica considera ugualmente gravi tanto i peccati di azione quanto quelli di parola e di omissione). Quando miglio disse a Gad Lerner in televisione che dietro la lega nord c’era ”voglia di Bosnia” fu brutalmente zittito, ma parlava dal cuore.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  17. PinoMamet says:

    ” chi può pensare che intorno all’anno 1000 aEV ci sia stato uno sbarco di anatolici nell’attuale Lazio? ”

    ehmm, io ;)

    Non ci vedo niente di particolarmente strano, a dire il vero. I Micenei sbarcavano un po’ dappertutto, se un greco dall’Asia Minore può sbarcare in Campania, non vedo perché un lidio o simile non possa sbarcare in Lazio…

    ciao :)

  18. mirkhond says:

    Per Karakitap

    Nel 1434, durante il Concilio di Costanza, in una pausa dei lavori conciliari, la delegazione svedese e quella castigliana ebbero una disputa su chi tra i due popoli, fosse l’erede dei Goti.
    Gli Svedesi affermarono di essere loro, in quanto i Goti provenivano dalla Scandinavia, e precisamente dalla Svezia meridionale, come testimoniato dai racconti di Giordane (VI secolo dopo Cristo) e dalle saghe nordiche, oltre che dalla stessa denominazione delle terre svedesi meridionali, Gotaland e l’isola di Gotland, il dialetto di quest’ultima considerato come il più affine all’antico Gotico, da alcuni linguisti.
    Di fronte a tali argomenti, i Castigliani replicarono che sì, i Goti erano di origine svedese, ma in Svezia erano rimasti i più “pusillanimi”, mentre i più arditi tirati a sorte in una terna in cui era stato suddiviso il popolo goto, i Goti “migliori”, erano quelli che erano sbarcati sulla foce della Vistola (Gotaschandza delle saghe nordiche), e da lì, via via erano finalmente giunti in Spagna, dove avevano fondato il regno più duraturo e più prestigioso (dal loro punto di vista).
    Regno che, travolto dall’invasione araba del 711-720 d.C., aveva dato origine, nei contrafforti cantabrici e asturici, al primo nucleo dei futuri regni spagnoli cristiani, e la cui classe dirigente era o vantava un’origine visigota.
    Morale della favola?
    Avevano ragione ENTRAMBI, seppur da punti di vista differenti e con storie differenti….
    Sono queste complessità, queste articolazioni e fusioni profonde e feconde a fare la storia umana, cosa che i deficienti di stormfront e i loro simil-contrari esuli e figli di esuli iraniani dei video in questione, proprio non riescono a capire, tutti presi a misurare col bilancino della stupidità, presunte purezze razziali, frutto delle loro ossessioni di frustrati….
    ciao

    • Nonostante tutto, avevano più ragione gli Svedesi, nonostante i Castigliani avessero più “prove” dalla loro.
      I primi prendevano il nome dagli Svioni (o Sveani o numerose altre lezioni), cioè il popolo che abitava la Svezia centrale nell’Alto Medioevo, mentre la Svezia meridionale era abitata dai Gauti (Goti, Geati e numerose altre lezioni): a differenza di quello che farebbe pensare l’onomastica, furono i sovrani dei secondi (ormai cristiani) a sottomettere i primi, anche se a prezzo di lunghe guerre e di una guerra civile permanente durata fino al XII secolo inoltrato.
      La Castiglia, invece, rivendicava la discendenza diretta dal Regno delle Asturie, a sua volta, secondo la vulgata, ciò che sarebbe rimasto del vasto regno visigotico. In realtà, però, le Asturie furono sempre un possedimento visigoto molto marginale, mai del tutto dome e dall’aristocrazia per la maggior parte di estrazione etnica pregermanica.
      Tuttavia le carte le si spariglia facilmente volendo considerare i goti una popolazione già ben identificata prima della migrazione germanica in scandinavia e quindi si avrebbe il ceppo primitivo a sud che poi si sarebbe spinto verso nord, arrivando nella Svezia meridionale, sovrapponendosi alle popolazioni pregermaniche che lì abitavano (ugrici? O che altro?).

      • mirkhond says:

        Il regno delle Asturie fu fondato però da principi visigoti fuggiaschi come il celebre Pelagio (693-739) che sarebbe stato, secondo la tradizione accanto all’ultimo re visigoto Roderico/Rodrigo ucciso in battaglia contro gli Arabo-Berberi di Tariq ibn Ziyad, nel 711.
        Inoltre l’aristocrazia delle Asturie nei secoli VIII-IX, si vantava chiaramente di essere di origine visigota, anche se ormai era latinofona come parte dei suoi sudditi, tenendo conto di ciò che si è detto prima, a proposito degli aggregati multietnici che furono i regni ostrogoti in Ucraina e Crimea e quello più sfigato d’Italia, e quello con tracce più durature in Spagna.
        Interessante invece la questione dei Suioni/Svieoni/Sveani/Svear della Svezia centrale, che come hai ricordato, assorbendo il Gotaland meridionale, dettero il nome allo stato norreno tutt’ora presente.
        I Romani chiamavano il Baltico Mare Sueborum, Mare dei Suebi o Svevi, popolazione germanica stanziata sulla sponda meridionale del Baltico, probabilmente tra l’Elba e la Vistola, intorno al I secolo dopo Cristo.
        Ora, secondo alcune ipotesi, i Suebi/Svevi potrebbero essere stati un ramo dei Suioni/Sveoni/Svear trasferitisi anch’essi sulla sponda meridionale del Baltico, probabilmente molto tempo prima dei Goti, i quali secondo i racconti e le saghe, li avrebbero respinti da parte dei loro territori intorno alla foce della Vistola.
        Personalmente, seguendo lo studio di Scheiber, sono più propenso a credere ad una migrazione da nord a sud del Baltico, in quanto nelle terre scandinave, la vita doveva essere durissima, e infatti ancora oggi la densità di popolazione in quelle terre e molto bassa rispetto agli estesi territori della regione, proprio per le condizioni climatiche polari.
        Per cui, secondo Giordane, fu proprio la scarsità di risorse e l’aumento di popolazione, a determinare la migrazione di parte della popolazione gotica, in varie ondate, dando vita ai soggetti tribali/statali mediterranei di cui si è parlato.
        Sugli Svevi invece nulla di tutto questo, se pensiamo che anch’essi, sia per la pressione gotica e di altre stirpi germaniche orientali, e sia per la spinta verso sud, alla ricerca di terre più ricche, compirono una lunga migrazione. Nel III secolo dopo Cristo, col nome di Alamanni compaiono nel “gomito” tra Reno e Danubio, sfondando e occupando gli Agri Decumates nel 260 d.C., e da lì, nel V secolo avanzando verso sud e ovest, assorbendo gran parte delle popolazioni latinofone della Rezia, e della futura Alsazia, e da cui sarebbe sorto il ducato di Svevia medievale ( secoli X-XIII), da cui una delle sue dinastie, quella degli Hohenstaufen (1079-1268), avrebbe avuto un ruolo importantissimo nel Frangistan dei secoli XII-XIII.
        Infine, un altro gruppo di Suebi/Svevi, varcato il Limes renano nel 406 d.C., insieme ad altre stirpi germaniche, dilagò in Gallia, e, varcati i Pirenei, si stabilì nella Galizia iberica, fondando uno dei primi regni romano-germanici (409-585 d.C.).
        I Suebi/Svevi, forse 30000 persone, instaurarono un rapporto positivo con la popolazione latinofona galiziana, e ne adottarono l’idioma, passando dal paganesimo all’arianesimo solo perchè pressati dai nuovi potenti vicini orientali, che, guardacaso, erano di nuovo..i Goti, nella variante occidentale, i Visigoti appunto!
        I Suebi pagani e poi ariani si trovarono a governare un territorio atlantico da sempre ai margini del mondo romano imperiale, e la cui popolazione era stata tra le più accanite nella lotta contro Roma, venendo pacificata solo da Augusto, poco prima della nascita di Cristo.
        Ora, la Galizia era ancora semipagana, e la prima cristianità che vi si affermò fu il Priscillianismo, movimento rigorista diffuso tra Aquitania e Spagna, e condannato come eresia manichea (il suo fondatore, il teologo e vescovo Priscilliano, era stato martirizzato insieme ad alcuni suoi discepoli, dall’imperatore usurpatore Magno Massimo nel 385 d.C., su istigazione di vescovi spagnoli ostili al nuovo movimento cristiano).
        E tuttavia, date le minor dimensioni del regno suebico (praticamente l’attuale Galizia atlantica e il Portogallo settentrionale), esso alla fine fu conquistato dai più potenti Visigoti, e, sebbene il Cattolicesimo avesse cominciato a diffondersi col sinodo di Braga del 561-563 d.C.), con la conversione di Recaredo nel 589 d.C., trionfò, respingendo o assorbendo priscillianisti, ariani e pagani.
        I re goti però, seppure nel nuovo ordine goto-cattolico, mantennero la personalità giuridica dell’ex regno suebo, rispettandone le leggi e consuetudini, di cui purtroppo si sa poco o nulla, e ancora alla vigilia della conquista musulmana il penultimo re goto di Spagna, Witiza (702-710), prima di salire sul trono di Toledo, era stato gvernatore della Galizia sveva!
        Con la conquista araba, la storia dell’ex regno suebico si confonde con la Galizia, la quale dopo un breve insediamento berbero, svanito dopo la rivolta di costoro nel 730-740 d.C., in quanto si ritenevano discriminati dall’elite dominante araba di Cordoba, che aveva assegnato loro le terre più povere di Spagna, con la partenza dei Berberi (che si insediarono nella più ricca Andalusia) dicevo, gli emiri musulmani crearono una sorta di terra di nessuno, il deserto del Duero, come lo chiamano gli storici spagnoli, deserto che a partire dalla metà del VIII secolo fu conquistato dagli Asturiani, dando origine al nuovo complesso di Asturie e Leòn, nucleo delle future Castiglia e Portogallo!
        In sostanza, gli Svedesi a Basilea avrebbero potuto vantare anche l’origine dei regni della Galizia e del Portogallo, e delle loro aristocrazie, se gli Svevi erano davvero il ramo meridionale degli Sveoni, e il cui mare, il Baltico, era chiamato il Mare degli Svevi dai Romani!
        Forse, la minor estensione, la marginalità, e il maggior prestigio dei Goti in epoca medievale (anche i Croati vantavano un origine gotica, tirata in ballo all’epoca degli Ustascia nel 1941-45, sebbene fossero probabilmente un gruppo alano/osseto slavizzato), hanno fatto trionfare l’origine gotica, presente nella Gutasaga del XIV secolo, e nell’appellarsi come Goti, fino all’età moderna, da parte degli Svedesi.

        • mirkhond says:

          errata corrige: forse, la minore estensione e la marginalità del regno suebico e dei suoi eredi gallego-portoghesi nel medioevo, rispetto al maggior prestigio dei Goti ecc.

        • In realtà, mi pare, furono i sovrani dei gauti a sottomettere gli Svioni dopo un conflitto anche lungo. La prima dinastia reale svedese era del Sud e quando si cristianizzò intorno al 1000 ebbe tra i primi problemi quello di regolare i rapporti con gli Svioni del nord, ancora pagani (la regione di Uppsala). Quando poi i rapporti tra meridione cristiano e settentrione pagano peggiorarono (dalla Cristianità giungevano continui appelli per una risoluzione radicale del problema religioso, tanto che una volta giunse perfino un vescovo dalla Scania a bruciare il tempi di Uppsala), gli Svioni elessero un proprio sovrano e cominciò una guerra civile che tolse ai sovrani svedesi l’intera Svionia e che fu vinta in definitiva solo nel XII secolo. Il risultato fu la conversione degli Svioni e la fusione (alla lunga) tra le due culture.
          Resta da capire come mai i sovrani gauti della Svezia risiedevano a Sigtuna (che è verso Stoccolma, quindi in terra “avversaria”) e perché tra tutti i loro titoli regali (dei Goti, degli Svioni, degli Alani, ecc) ebbe la meglio il titolo “degli svedesi” che come etimologia richiama ai conquistati.

        • mirkhond says:

          Da ciò che ho letto sulla sacra wiki, furono i re degli Sveoni a sottomettere i Goti del sud, o meglio a negoziare una sorta di unione personale tra i due regni germanici, dopo una serie di lunghe lotte, iniziate forse, già prima della cosiddetta “Era dei Vichinghi” (secoli VIII-XI).
          Se è vero che il Gotaland diventò per primo cristiano, intorno al 1000, è anche vero che la sede primaziale della chiesa svedese, divenne dal 1274 Uppsala, che, credo fosse stata il centro del paganesimo sveone (la più antica cattedrale era stata eretta nella Vecchia Uppsala nel XII sui resti del tempio pagano).
          Di certo, le lotte tra le fazioni dei due popoli continuarono anche dopo la lunga, sofferta e tormentata conversione degli Sveoni, e la residenza dei re, nei luoghi dove poi sorse Stoccolma, probabilmente servì proprio a cementare i due popoli in un solo stato.
          Forse scegliere il nome dei vinti, come quello del nuovo stato unitario e poi, dopo dell’unico popolo svedese, potrebbe rientrare in questa strategia….

        • mirkhond says:

          Inoltre, anche gli Sveoni hanno una storia importante alle spalle, in quanto furono uno dei gruppi norreni, coinvolti nelle imprese vichinghe, e gruppi di Sveoni, i Rus’ (ruotsi in finlandese è sinonimo di svedese), fondarono degli insediamenti in quella che da loro avrebbe preso il nome di Russia, e secondo i franchi Annales Bertiniani già nell’838 d.C., l’imperatore franco Ludovico il Pio, ebbe a che fare con un gruppo di questi Sveoni che, di ritorno da Costantinopoli, richiesti della loro origine e provenienza dall’imperatore, affermarono di provenire da una terra settentrionale chiamata Rus’, ma la loro origine era in Scandinavia, forse da Roslagen, sulla costa baltica svedese.
          Gli Sveoni/Rus’ avrebbero quindi fondato il nucleo di uno degli stati più grandi e importanti del mondo!
          ciao

        • La sede primaziale di Uppsala è storia piuttosto recente. La più antica sede svedese fu Birka, fondata direttamente da Sant’Oscar, a quanto dice il suo agiografo, e poi ripristinata dal suo successore amburghese Sant’Unni (che vi morì e vi fu sepolto). La Chiesa svedese, come le altre scandinave, inizialmente fu sotto la sfera d’influenza di Amburgo-Brema (tutte le diocesi del Nord erano sue suffraganee) e poi di Lund. A metà Duecento, con la capitale regia vicina, Uppsala fu individuata come un’ottima sede per rompere i rapporti con l’estero e rinsaldare il controllo della monarchia sulla Chiesa svedese, controllo che alla lunga si fece sempre più pressante e sfociò, logicamente, nell’adozione della Riforma.
          Ma il cristianesimo svedese era nato nel Gotaland, dove era anche sorto il primo monastero cistercense (Alvastra) quando ancora la regione di Uppsala, pagana, aveva un sovrano autonomo e in lotta contro i sovrani svedesi della casa di Stenkil (originaria del Gotaland).
          Il tempio di Uppsala, di cui parla Adamo da Brema, ma di cui non mi pare che ci sia riscontro archeologico (Adamo era abbastanza fantasioso), fu bruciato alla fine del secolo XI da un vescovo giunto dalla Scania (allora danese), che potè fare ciò che re Ingold, secondo Adamo da Brema, non aveva avuto il coraggio di fare per paura della reazione dei pagani.

  19. mirkhond says:

    Errata corrige: nel 1434 la sede del Concilio in questione era a Basilea, non a Costanza dove si era tenuto uno precedente nel 1414-1417.

  20. Karakitap says:

    Per PinoMamet,

    hai ragione, non è affatto impossibile, solo che almeno a mio modo di vedere lo ritengo improbabile, e ancor di più l’idea che poi siano riusciti a entrare nelle beghe tra i regni locali e che il loro capo sia poi riuscito a sposare la figlia di uno di questi signorotti, potrebbe anche essere avvenuto, fecero così i normanni nella costruzione del regno pre-unitario meridionale durato poi fino al XIX secolo, ma purtroppo almeno al momento non vi sono prove in tal senso.
    Tempo fa mi pare che era stato scoperto uno stile “orientalizzante” nella ceramica etrusca, e questo fece pensare che forse la storia dell’immigrazione dalla Lidia narrata da Erodoto avesse un fondamento di verità.
    Insomma, sia o meno avvenuto questo sbarco, a Virgilio non interessava granché, il suo compito era quello di magnificare la grandezza di Roma e per farlo ricorse alla leggenda di un esule troiano (in questo si inserì nella più vasta usanza di attribuire a città italiane fondatori omerici) che guidato dal fato (che gli immobilizza le navi davanti alla costa laziale) riesce a dare una nuova patria al suo popolo, come diceva la mia prof di italiano al liceo, metà Eneide prende spunto dall’Odissea e metà dall’Iliade, e il catalogo dei popoli che partecipano alla guerra contro Turno si rifà a quello omerico (tra l’altro i greci avevano una loro città proprio nella zona dove sarebbe sorta Roma, quindi i troiani non erano nemmeno i primi arrivati da quelle parti).
    Per il resto, complimenti alla tua resistenza in quel forum, che particolare fauna umana hai incontrato (ma non è il solo caso, sei mai andato in certe sezioni di Politica in Rete? Anche là tipi abbastanza simili a questi non mancano).

    Per Mirkhond,

    molto interessante questo aneddoto, tra l’altro dalle mie parti si combattè la battaglia finale tra gli ostrogoti di Teia e i romani d’oriente di Narsete, con la vittoria di questi ultimi (a ricordo di essa c’è anche una località chiamata “pozzo dei goti”) nessuno al mio paese pensa di discendere da essi, però c’è chi vorrebbe che la battaglia si chiamasse “battaglia di Angri” e non “battaglia del Vesuvio” (che dire, rivendicazioni ultra-provinciali).
    Per il resto sono d’accordo con te, la storia è bella proprio perché è un continuo incrociarsi in una complessa trama di scontri feroci e incontri fecondi (in tutti i sensi…) e che non si presta a distinzioni nette, tipiche di quelle di Stormfront e di chiunque abbia visioni “manichee” (e lungi da me offendere il buon Mani o Manete).

    Salutoni, Karakitap

    • PinoMamet says:

      Beh l’Eneide è chiaramente una creazione artificiosa,esplicitamente propagandistica, e assai tarda rispetto ai miti che narra (la distanza tra Omero e i fatti di Troia, o la civiltà micenea perlomeno, è assai minore).

      Non mi è neppure mai piaciuta particolarmente (non so se si nota ;) ) sopratttutto per il suo carattere un po’ lezioso; scopiazzature omeriche a parte, ci ristagna un’aria molto “finta” e artificiosa, un po’ come certi racconti ambientati in località esotiche da parte di chi non c’ha mai messo piede, o come l’Arcadia settecentesca.
      Lo sceneggiato televisivo, già ricordato (da Mirkhond?), era però molto godibile, proprio perché tentava un’operazione quasi filologica di ricostruzione storica che, per quanto forzatamente ipotetica, diciamo che ci stava.

      Però con tutti i posti dove sono finiti ‘sti Micenei, con tutte le varie migrazioni dei vari “popoli del mare”, ecc. ecc., insomma, uno sbarco di “troiani” nel Lazio o in Etruria (possibilissimo che il mito sia legato per via traverse a quello parallelo dell’origine anatolica degli Etruschi) non lo vedo mica impossibile.

      Poi cosa abbiano fatto lì, lo sa Giove ;)

      • daouda says:

        Stamo apposto allora!
        I Veda dicheno un sacco di cazzate, il Corano fà ridé e colla Bibbia ce se pulisce ‘r culo.
        Me piace sta filosofia…

        http://www.lacittadella-web.com/pdf/Tradizione_Italica.pdf

        • PinoMamet says:

          Non ho ancora fatto a tempo a leggere tutto il link (ho anche una vita!) ma ci proverò;

          comunque nessuno dei suoi contemporanei, che io sappia, ha mai tribuito all’Eneide qualche particolare valore sacrale o iniziatico;
          neanche Virgilio stesso, che a quanto pare non ne era affatto soddisfatto.

          Insomma, mo’ me leggerò, ma se ‘sto link dice che l’Eneide sta nella categoria dei Veda o della Bibbia…
          stamo apposto! ;)

      • Karakitap says:

        Nenache io ho mai amato l’Eneide, alta poesia e momenti che ricordo ancora (il viaggio nell’Averno, oppure la tragica amicizia tra Eurialo e Niso o la coraggiosa ma sfortunata Camilla) ma non riuscivo a non pensare che fosse “letteratura di regime”.

        Ho visto anh’io lo sceneggiato e mi ricordo che dava un aspetto dell’antichità ben diverso da come lo conosciamo grazie (si fa per dire) ai film hollywoodiani e alle loro imitazioni italiche (ricordo ancora tra l’altro la scena in cui c’era la Sibilla con relative foglie), ricordo che da piccolo vidi un film pur fatto relativamente bene che si chiamava La leggenda di Enea, ebbene il contrasto era stridente…

        Per il resto sono d’accordo, i “barconi di disperati” non sono certo un’invenzione moderna.
        Salutoni, Karakitap

        • daouda says:

          Non ho scritto questo e tu lo sai e se nun lo sai sappilo perché è da sapé. Quinni come fai a fà fà cose fatte così, alla tua mente immaginifica che elucubra speculando l’ignoto mentre si perde nell’odio dell’oblio del mondo?
          Oh.
          Questo me fa incazzà… :D!

          Comunque l’Eneide è come la Divina Commedia, pé dì? O la saga de Beowulf ( che me piace na cifra ).
          Non saranno il Corano, i Veda e la Bibbia, ma stanno al gradino sotto, o no?

          Per il resto quel link è interessante rispetto al discorso che facemmo sui pelasgi, indipendentemente dalle sue conclusioni.

          Cià

        • PinoMamet says:

          Daouda

          non so come dirtelo ancora… ma a volte quando scrivi non si capisce un cazzo!!
          Cioè, ho capito il commento qui sopra (e lo approvo, anche), ma il primo proprio no.
          Comunque leggerò il link.

          ciao!

        • daouda says:

          Stavolta stavo a scherzà Pì fecondeme ‘r verso da solo.Tranquillo!

          ciao

  21. mirkhond says:

    Si sono io che ho citato il bellissimo sceneggiato rai del 1971, fatto molto bene e in linea con le conoscenze filologiche e archeologiche dell’epoca, oltre ad essere un’interessante riflessione sulla guerra, sull’esilio, sull’integrazione tra popoli e culture diverse e sul gran bene che è la pace.
    Niente male quell’Eneide televisiva che anche per me, è migliore del lezioso e artificioso poema originale, e comunque il guardarlo, soprattutto l’ambientazione latina, il villaggio capannicolo di Laurento, la reggia capanna del Meddix/sciamano/sommo sacerdote/re Latino, le fogge dei principi non dissimili da quelle dei sudditi, a cominciare dalla dolce Lavinia, le locations balcaniche, in particolar modo le foreste della Slavonia in cui lo sceneggiato fu girato, richiamano non solo l’Italia preistorica della civiltà appenninica dell’età del bronzo (1800-1100 a.C.), ma anche l’urheimat degli Ausoni, antenati dei Latini, che gli studiosi collocano proprio nei luoghi citati, alla confluenza della Sava e della Drava nel Danubio.
    Insomma spunti, riflessioni e sogni che invece non si trovano nella cagata hollywoodiana 300.

  22. Moi says:

    @ ANDREA

    Negli anni ’70 e fino ai primi ’80 c’ era a Bologna un movimento di “Fricchettoni” denominato “Indiani Padani” … da quel che ricordo, ero piccolo, però NON era assolutamente una roba protoleghista del tipo “Troppi Terroni ci faranno fare la fine dei Pellerossa in USA”, era al contrario un’ immaginata “Arcadia PreCapitalista” del Mondo Contadino … ma evidentemente un simile immaginario strideva troppo con la realtà, e il ricordo di un “Mondo Piccolo” era ancora vivo ma soprattutto esso “Mondo Piccolo” costituiva “tott un ètar quèl” rispetto a dei Pellerossa ancora dilà dall’ imbattersi nei propri primi “Visi Pallidi Capitalisti”. :-) :-)

  23. Qualcuno si prende la briga di fare un’antologia degli scritti di Buleghin?

    Meriterebbero.

    • Buleghin il vecio says:

      Grasie Miguel te xe ben gentil!

      Purtropo il Buleghin xè un disordinato e scrive de zeto sensa rifletar ostaria e non ricorda un ostia de gnente anca parché esendo vecio diventa sempre più de crapa dura

      Il Buleghin ha da far una petision a tuti i amici mportanti e struiti del blog (zenesi compresi che li xè tirchi de natura), quando uno de lor prende il governo ci radopia la pension al Buleghin!

      Non xè per via de voglia de richesa …è che i presi dei biancheti ne l’ostaria de Mestre son aumentà e me toca pagar io le consumasion parchè pardo sempre a scopon sientifico!

      Dateme reta il vero problema de la taglia xè Mestre! Se trata del grileto de la nazion, normalisà Mestre tuto il resto se risolve in automatico! Quei de Mestre ben che fingan micisia sono fioi d’un can negher, ariani, semiti!

      • Buleghin il vecio says:

        P.S.
        Anche i venesian ben che tontoloni sa far robe demensiai!

        Butate un ocio su

        http://www.piturafreska.com/

      • Peucezio says:

        Buleghin, ma non sarebbe più semplice farti dare qualche dritta su come vincere le partite?
        A proposito, come si gioca lo scopone da voi? Senz’altro con le carte trevisane (molto belle esteticamente, tra l’altro), ma con quattro carte a terra, senza, con la napola, come nel milanese…?
        Io ho presente bene solo lo scopone scientifico napoletano di Chitarrella (con tanto di regole in latino settecentesco e traduzione napoletana ottocentesca), ma in Italia in ogni zona si gioca in modo diverso.

  24. Per Moi

    “Negli anni ’70 e fino ai primi ’80 c’ era a Bologna un movimento di “Fricchettoni” denominato “Indiani Padani””

    Un fantastico esempio di proiezioni demenziali. Che probabilmente gli unici che somigliano un pochino agli indiani d’America vera sono certi devoti di Padre Pio del profondo sud.

  25. Per Mirkhond

    Ma dove trovi tutte queste storie straordinarie e azzeccatissime?

    • mirkhond says:

      Per Miguel Martinez

      Dalle letture di una vita, fatte in solitudine, e dalla passione per la storia, soprattutto quella meno nota, meno reclamizzata, quella che non appare nell’immaginario massmediatico, soprattutto hollywoodiano….
      Qualche sera fa, mi stavo guardando sul tubo, un film svedese, del celebre mattone…ehm…regista Ingmar Bergman, film scoperto per caso nel corso di una ricerca su internet per tutt’altro argomento.
      Questo film, ritenuto uno dei capolavori del maestro svedese, fu girato in lingua originaria svena e non in inglese, si dice per motivi di budget, così almeno dalla sacra wiki.
      Dunque per la prima volta nella mia vita ho visto e udito un film in una lingua germanica norrena, incomprensibile senza i provvidenziali sottotitoli in inglese.
      Ora, osservando quei volti, oltre che soffermarmi sulla tematica del film, il dramma della fase terminale del cancro, esperienza di cui sono stato tragicamente testimone con chi non è più, oltre che soffermarmi sul tema della sofferenza accompagnato dalla dolcezza e tenerezza dicevo, mi veniva da pensare ascoltando per la prima volta come detto prima, quell’idioma incomprensibile, “ostrogoto” come mi ha risposto un’amica a cui il giorno dopo ho parlato del film.
      Alchè le letture di anni e tempi migliori mi sono tornati alla mente, la Storia dei Goti di Giordane e quella molto più contemporanea di Schreiber, la disputa tra Castigliani e Svedesi, o quella fatta molti anni fa dal sottoscritto, durante una pausa pranzo ai lavori di una settimana di studi sulla storia armena.
      Al tavolo con me c’erano un vescovo armeno e l’organizzatore dei lavori, persona di elevata cultura.
      La conversazione verteva proprio sugli Ariani in senso di Indoeuropei, e ricordo ancora dopo dieci anni, lo choc dell’organizzatore quando dissi che Iran era sinonimo di Aryana, terra degli Arii, degli Indoeuropei appunto. Aryana costituitasi a partire dal 1500 a.C., sulla migrazione dei protoiranici dalle steppe centroasiatiche, e dalla loro fusioni con le genti indigene anarie da cui hanno tratto le caratteristiche somatiche che tutti conosciamo, anche i deficienti dei due video in questione…
      Ora, l’organizzatore non riusciva proprio a vedere negli Iraniani degli Indoeuropei, il cui archetipo per lui erano gli Svedesi!
      Ecco, sono queste suggestioni, queste memorie, questi studi e riflessioni che mi aiutano a capire le straordinarie dinamiche e interazioni tra le genti.
      Tornando agli Svedesi, ascoltando la loro lingua, davvero mi veniva da pensare ai Goti, Visigoti, Ostrogoti, Goti di Crimea, tutti originari dalla Svezia, ma tutti al momento in cui emergono dalle nebbie del passato non conosciuto, compaiono come complessi tribali/regi/statali METICCI, in cui il gruppo dominante norreno assorbe e integra i gruppi etnici conquistati, Iranici in Crimea e nelle sponde settentrionali del Mar Nero, latinofoni iberici in Spagna, o da addirittura origine a popoli bi e trilingui, come i sivracitati Goti di Crimea, che a partire dall’VIII-IX secolo dopo Cristo, parlavano anche il Romaico e poi il turco dei Tatari di Crimea, come poterono appurare diversi viaggiatori europei fino al XVIII secolo!
      Persino la svedese Gutasaga del XIV secolo, accenna a questi lontani “cugini” di Crimea, considerando il loro cammino dal Baltico al Mar Nero come una impresa degna dei ricordi di saghe e bardi!
      Sono queste feconde relazioni, seppur spesso fondate su sangue e sopraffazione iniziali, ad aver fatto la storia e non le ossessioni di chi giudica l’uomo col bilancino dell’ossessione razziale.
      Spero di esser stato comprensibile con questa confusa e prolissa considerazione.

      • Andrea Di Vita says:

        Per mirkhond

        ‘Sono queste feconde relazioni, seppur spesso fondate su sangue e sopraffazione iniziali, ad aver fatto la storia e non le ossessioni di chi giudica l’uomo col bilancino dell’ossessione razziale.’

        Leggo solo adesso questo post. Concordo completamente. Confusione per confusione: la diffidenza verso tutto cio’ che è ‘etnicamente puro’ è il motivo per cui mi sono sempre interessato delle etimologie e -ad esempio- di tutto cio’ che riguarda Bisanzio. Entrambi dimostrano che se di ‘identità’ si puo’parlare questa puo’ essere declinata solamente al plurale, come afferma Amartya Sen.

        Sono convinto che quali che siano le catastrofi che aspettano l’umanità al varco, questa sopravviverà solo grazie alla diversità culturale -proprio come una foresta ricca di biodiversità sopravvive meglio ad incendi, inquinamento, parassiti e infezioni virali di una monocultura.

        E per evitare le monoculture niente di meglio che il rimescolamento: ecco perchè mi vanno a genio il Risorgimento e l’Unione Europea.

        Aborro le ‘piccole patrie’ e i ‘Valori’. Sanno di linciaggio. Da Genovese, amo i porti, dove tutto si rimescola.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • mirkhond says:

          E io per gli stessi motivi detesto il risorgimento con quel suo terribile rullo compressore delle tante diversità italiane, e, corresponsabile della distruzione della splendida cultura meticcia del litorale adriatico da Trieste a Cattaro, vero crogiuolo fecondo tra latinità e slavità, una cultura unica distrutta dai monoliti nazionalisti risorgimentalisti e dalle loro ossessioni di far coincidere lingua e nazionalità.
          Ecco perchè avrei voluto che l’Austria asburgica fosse sopravvissuta, così come l’Anglo-Francia medievale tanto cara a Cardini. Le piccole patrie non sono sempre sinonimo di grettezza e chiusura: nel 1944 San Marino accolse migliaia di profughi in fuga dalle stragi naziste, e nel 1945 il piccolo Liechtenstein salvò 25000 cosacchi anticomunisti, impedendo che venissero consegnati agli inglesi e da essi a stalin, il tempo in cui, finalmente gli Usa impedissero quell’infame baratto, salvando così degli esseri umani da una fine disumana….

        • Andrea Di Vita says:

          Per mirkhond

          ‘piccole patrie’

          ‘Piccole’ non lo intendevo in senso topografico. Non conta il numero di Kmq (altrimenti la Russia sarebbe più accogliente dell’Islanda). Città-Stato come Amburgo o Geniva erano ben più accoglienti di Stati ben più grandi come la Francia di Richelieu o il Piemonte della persecuzione dei Valdesi. ‘Piccole patrie’ lo intendevo nel senso dello slogan dell’Austriaco haider: quel senso di nicchia, accogliente ma ambigua, che comincia con Heidi e finisce col lager.

          La cultura meticcia non l’hanno distrutta i Savoia o gli Asburgo in quanto tali, ma il nazionalismo del ‘qui siamo in Italia e si parla Italiano’ (e o stesso in Croazia o in Romania) . Nazionalismo che è l’esatto opposto del rimescolamento di cui parlavo, e che nella sua versione più recente è appunto quello di haider e dei suoi amichetti xenofobi.

          Fu appunto il disgusto verso il cosmopolitisimo Viennese che agito’ le prime passioni politiche del giovane hitler, come lui stesso racconta in ‘Mein Kampf’.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  26. jam... says:

    Islam is my enemy?
    siamo figli di Ciro il grande..
    ..l’aquila-simorgh degli stendardi achemenidi é diventata moschea, costruzione all’interno del volo, continuamente sulla terra e altrove.
    Nei paesaggi d’Iran e asia centrale le moschee volano, portate dagli angeli.
    I loro iwans imponenti, architettura pre-islamica, diventata fondamentale nelle moschee iraniane, sono i direttori del volo. Le ceramiche smaltate, imbevute dei colori dei cieli d’asia, quando sono al massimo del loro splendore dicono chiaramente che questi luoghi privilegiati x concentrato di bellezza, sono i punti migliori x entrare in contatto col divino, o almeno respirare qualche profumo di rosa.
    Il paesaggio crea fotografie meditative, la moschea si inserisce come tempio di un’altro mondo; come una visione. Atmosfere intrise di colori pungenti e purtanto dolci, intensi e purtanto evanescenti. La geomentria dei decori calligrammati, provoca la nascita di un’altra geometria alchemica di traiettorie arabesco che si perdono nel cosmo, vicino alle stelle, là, dove le prghiere sono angeli.
    Queste moschee non sono soltanto nel mondo, eppure sono i luoghi che lo tengono stretto, affinché non si sfaldi.
    Queste moschee sono come uccelli dalle gandi ali, sono dei Simorgh-Saena, sempre sulla cima di Hara Berezaiti, la montagna di Qaf.
    Queste moschee sono un frammento de Trono di Dio, esistevano da sempre, ancora prima di apparire, non sono gli uomini ad averle costruite, ma l’ispirazione divina che si é impossessata “dell’uomo”..
    ciao

  27. Moi says:

    @ MIGUEL

    In effetti pare che esistano nel Profondo Sud Italiano delle forme di “Adulìa” al limite (non mi meraviglierei affatto se i Vescovi ne fossero imbarazzati) al limite dello sciamanesimo e dell’ ordalìa … tipo chiedere a San Diturno :-) la grazia della pioggia, resistere a prove di auto lesionismo fisico “in nomine fidei”, persino sostanze psicotrope visto che mi aveva detto una volta un correginale di Nello Rega :-) che in Basilicata esiste da sempre una specie di “mezcal autoctono” non commercializzato ricavato dall’ àgave locale.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Moi

      C’e’ tutta la tradizione Napoletana degli ‘assistiti’, che su richiesta forniscono i numeri del lotto anche ad estranei. Ne parla già ‘Il cappello del prete’ a fine Ottocento. (I defunti lasciano tali messaggi nei sogni dei parenti, e questa è convinzione diffusa anche oggi. Ricordo l’esilarante ‘Non ti pago!’ di Eduardo De Filippo, dove fra le altre cose il protagonista, proprio perchè non riceve i messaggi onirici che si aspetta dalla buonanima paterna, comincia a un certo punto a diventare ateo, con scandalo dell’immancabile prete).

      Ciao!

      Andrea Di Vita
      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • PinoMamet says:

        Gli assistiti!

        Ho qualcosa del genere in famiglia (la parte meridionale; ma anche qua al “nord”- bresciani permettendo ;) – la tradizione di farsi dare i numeri dai morti è vivissima; ovviamente gli “urbanizzati”, specie gli “urbanizzati incolti” che sono poi la classe in cui pesca il leghismo, hanno semplicemente perso la loro cultura, e quindi la reputano una “roba da taroni”; ma sbagliano).

  28. Moi says:

    Correggo “adulìa” con “dulìa” … tuttavia certa “PadrePioLatria” che si vede in giro forse è davvero “senza dulìa”, perché diventa sciamanesimo quando forse addirittura idolatria, tipo quando dicono certi bigotti che è la tal reliquia / immagine / “vestigia” di un tal santo a “fare il miracolo” … non menzionando neppure alla lontana “Dio” .

    • Francesco says:

      Non mi mettere in dubbio la ortodossia e fedeltà alla Chiesa di Padre Pio, lontanissimo da ogni tentazione di “santonismo”!

      :D

      • Andrea Di Vita says:

        Per Francesco

        Padre Pio è al di sopra di ogni sospetto. (Parlo quasi per esperienza personale: mia madre lo conosceva).

        La PadrePioLatria no: a S. Giovanni Rotondo ho visto la pubblicità delle ‘Pompe Funebri Padre Pio’ e del ‘Pollo Padre Pio’.

        Come dice il cugino di mia madre, che vive in zona e che è Cattolico praticante: ‘è roba da far perdere a fede a un Santo’.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          Mea culpa, mea culpa, mea culpa

          ho pensato a Padre Livio, pur scrivendo Padre Pio

          sulla iatria verso quest’ultimo, rimando alle dichiarazioni del mio compaesano Beppe Signori …

          saluti

  29. abu arturo says:

    io sicuramente non so nulla degli ariani quanto siano bianchi o se siano belli o brutti, ma qui a Ramallah ci sono certe arabe che col velo o senza mozzano il fiato. altro che le modelle israeliane…

    • Francesco says:

      Non per esprimere dubbi, ma come si distingue una gnocca (TM) veltata da un ciospone (TM) velato? che sollevare il velo per controllare mi parrebbe maleducato!

  30. Per Andrea

    “Quando hitler si iscrisse al Partito Nazionale Dei Lavoratri Tedeschi (NSDAP) ebbe la tessera n. 19. “

    Qualunque parallelo può tenere, se ci vogliamo divertire. Il problema è il contesto.

    E cioè il fatto che Hitler si iscrisse al DAP (se ben ricordo non era ancora NSDAP, ma magari mi sbaglio) qualche mese dopo la fine di una strage che aveva fatto decine di milioni di morti, in un contesto in cui c’erano milioni di giovani che sapevano sparare alla perfezione e che avevano vissuto i loro “anni migliori”, come si dice, tra i topi in trincea, obbedendo a gente che li mandava a farsi ammazzare correndo fuori con la baionetta, e guardando i propri migliori amici morire atrocemente ad uno ad uno.

    Se non teniamo presente questo dato, è inutile fare certi paralleli.

  31. mirkhond says:

    Inoltre la lega non ha manie di grandezza, casomai di rimpicciolimento.
    Quale impero vuol conquistare la lega?
    Quando si è soli, la vorresti eccome la tua piccola patria di Heidi, racchiusa tra le montagne, e del resto Ignazio Silone si rifugiò in Svizzera, e con lui tanti antifascisti.
    Tra l’Albero degli Zoccoli e la milano da bere, piena di sradicati a cui non gliene frega niente di te e delle tue sofferenze, dove quando il mercato di via Treboniano, così mi pare che si chiami, quando chiude, oltre a rom e barboni, si riempie sempre più di pensionati, che si aggirano per i rifiuti per cercare qualcosa da mangiare, in quella milano ruggente, la milano dell’amaro ramazzotti, la milano davanti alla cui stazione centrale, una comitiva di ragazzi, si fa le pere in pieno giorno davanti a tutti e nell’indifferenza di tutti, beh francamente la nostalgia della piccola patria mi viene anche a me.
    Piccola patria che, coi pregi e coi difetti è però scomparsa dal Frangistan che fu cristiano, dissolta nella globalizzazione tecnologico-industriale voluta da capitalisti e comunisti, anche se costoro hanno perso la competizione per lo sviluppo rampante, e oggi marchionne ricatta come e più di prima…
    La lega è spregevole per il suo razzismo, non per un inesistente lebensraum.
    ciao

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez e Mirkhond

      Perdonatemi la critica :-) , ma così, a pelle, mi sembrate peccare entrambi di ingenuità.

      Certo hitler aveva la prima guerra mondiale alle spalle, e la lega ha un Lebensraum ristretto.

      Ma voi mi insegnate che il passato è costruito attraverso miti, per cui niente di inverosimile nel costruire un mondo immaginario in cui alla minaccia reale della precarietà e della disoccupazione si sovrappone una realtà finta fatta di Difesa Dei Valori, Guerra Di Civiltà ecc. Orwellianamente, chi controlla il passato chi controlla il futuro: e il passato sta scritto innanzitutto nei nostri cervelli.

      La catastrofe che tutto giustifica puo’ ben essere in un immaginario futuro. Gli ”anulari” raccontati da Borges praticavano il male perchè da esso derivasse un bene futuro: anche la croce celtica circondata da un cerchio sembra testimoniare nei cimiteri Irlandesi tale antica credenza. Più spregevolmente, speroni ha giustificato quello in cui breivik crede, e la fede di breivik nella futura apocalisse Europea per mano Islamica ha provocato novantatrè vittime.

      Le fesserie sono nell’aria, ma proprio per questo i morti che provocano sono reali.

      La sostituzione della realtà con l’ideologia è foriera di stragi. Lo è perchè l’ideologia -‘un discorso che si fa realtà’ come la definisce Arendt- segue lo sviluppo della propria logica interna e spiana come un rullo compressore chi essa non ritiene assimilabile, aprescindere da qualunque azione commessa, da qualunque merito o demerito. E’ nè più nè meno che la riduzione della realtà -irriducibilmente sempre diversa e nuova, eternamente Altra- a una unica Parola superiore: è l’incarnazione di un Logos.

      La fede -qualunque fede, perchè è fede- fa credere al giudizio, il giudizio alla condanna, la condanna all’omicidio.

      Un esempio famoso: il comandante Grooves, capo del progetto Manhattan, convinse alla collaborazione il grande Oppenheimer descrivendogli il nazismo come ‘la sostituzione della croce di Cristo con quella uncinata’. Si è visto che ne è seguito. (Certo, Grooves e Oppenheimer erano in buona fede. La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni)

      Da parte sua, l’orrore del nazismo, il suo tratto infernale, fu precisamente nella sua irrealtà, o meglio nella sua incredibilità, nella sua insensata e crudele idiozia. Quand’ero piccolo era difficile credere che un popolo civile si fosse dato un governo che si è praticamente giocato una guerra mondiale per andar dietro al macello di milioni di Ebrei. Oggi tutto sembra sinistramente più verosimile.

      Analogamente, l’orrore del liberismo in cui siamo immersi sta nella riduzione del valore a prezzo, della cosa a merce, nella liquefazione della realtà, nella distruzione della ragione.

      Come in una triste Terra di Mezzo, i legaioli e codreanu sfoderano contro quello che sembra l’incantesimo maligno dell’incontrollabile finanza un altro incantesimo, fatto di ampolle del Po e di squadracce che cantano in camicia verde. Alla vigliaccheria del burocrate bancario che condanna al precariato milioni con un tratto di penna al sicuro nella torre della sua banca essi contrappongono la vigliaccheria della teppa, di quello che specula sulla paure del clandestino di farsi registrare in un pronto soccorso o in sindacato, di quello che manda le ruspe ale cinque del mattino per sgomberare donne e bambini dalle loro baracche: un pogrom senza il coraggio del fuoco e sotto la protezione delle Forze dell’Ordine. Nel linguaggio di Tolkien, abbracciare la lega nord in odio all’FMI è tanto stupido quanto abbracciare Saruman in odio a Sauron.

      Proprio perchè costruito su una identità fittizia e ingigantendo un fatto reale, Braveheart non è più facile da combattere di Gengis Khan, ma più difficile perchè più impalpabile: ed altrettanto pericoloso. Se avete presente la scena di ‘Conan il barbaro’ in cui Schwarzenegger combatte i fantasmi riuscirò a farmi capire meglio. Un altro esempio ce lo mette sotto il naso ”L’uomo che fu Giovedì” di Chesterton, in cui il poliziotto sventa un attentato perchè riesce ad interpretare un sonetto.

      Sbagliero’, ma sono convinto che i supplizi futuri si leggano nei fumetti e nei film di oggi. Ed è per questo che concordo con la definizione staliniana degli scrittori come ‘ingegneri di anime': definizione che poi richiama l’idea gramsciana di ‘egemonia’, che dalla parola scritta si estende ai comportamenti materiali (la ‘sobrietà’ predicata da Berlinguer).

      A sua volta , tale estensione richiama l’idea cattolica che la virtù è fatta inizialmente anche e soprattutto di atteggiamenti esteriori. Nel suo ‘Lettere di Berlicche’, Lewis fa dire al diavolo tentatore di preferire generalmente la preghiera fatta in piedi e in silenzio a quella fatta a voce alta in ginocchio, perchè la postura del corpo influisce sull’animo. Analogamente, i Sovietici a scuola insegnavano (giustamente) che ‘la natura dell’essere umano la stabiliscono le circostanze materiali’.

      Ecco perchè considero le camicie verdi, le ampolle del Dio Po, i canti in uniforme sotto il sole, e tutto lo pseudo-paganesimo fumettaro cui esse si rifanno -e che risale almeno a codreanu- come intrinsecamente pericolosi per il genere umano.

      Oggi gli ingegneri sono fuori controllo.
      E le alluvioni si moltiplicano inaspettate e letali.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • Francesco says:

      Non ho ricordi così positivi della piccola patria, un paesotto bergamasco, in cui sono cresciuto, caro Mirkhond.

      Lì c’era tutto il male di cui parli, solo che l’indifferenza era condita con la maldicenza e la calunnia, il sospetto e l’invidia. Perchè è più bello pugnalare alla schiena uno che conosci.

      E se vieni a Milano, scoprirai che decine, se non centinaia, di migliaia di persone sanno costruirsi il loro spazio, venendo da molto lontano in ogni senso. Qualcuno finisce ad accoltellarsi per il “possesso” di un pezzo di marciapiede, la maggior parte rileva un bar o apre un negozietto o inizia un’attività.

      L’aria di città rende liberi, rimane vero oggi come nel Medioevo. E le piccole patrie, le Smalltown USA e gli Strapaese italiani e le Heidi, forse anche le Contee degli Hobbit, restano un astratto sogno.

      Ciao

      • PinoMamet says:

        Non so se l’aria di città rende liberi, ma nel complesso sono d’accordo con Francesco;
        e in realtà tra la Milano da bere e l’albero degli zoccoli, prendo dieci volte Milano, in cui almeno posso scegliere se bere o meno ;)

        ma sono gusti.

        PS
        uno non può stare via un paio di giorni che si trova inondato di post da commentare!! E insomma, un po’ di calma, Miguel ;)

        • mirkhond says:

          Sarà pure come dite, ma io di Milano ho sentito parlar bene solo a quei miei concittadini con un buon stipendio, buona posizione sociale, gente che ha avuto la fortuna e la capacità di fare amicizia, di saperci fare con le donne ecc.
          Tutti questi mi hanno fatto gli stessi discorsi vostri, discorsi che si basano su esperienze personali e vissuti su cui non ho nulla da ridire.
          Io invece ho visto e udito anche di un’ altra milano, quella degli esclusi, degli emarginati, dei drogati, dei soli non solo e tanto per scelta, quanto perchè scaricati per mille motivi, perchè improduttivi, perchè non ci sanno fare nella vita, nei rapporti umani e sociali, negli affetti, in poche parole persone fragili, limitate e sfigate.
          L’aria della città rende liberi nel medioevo e nel postmoderno, solo coloro che hanno grinta, capacità e fortuna, ma è venefica per chi non regge, non può reggere il confronto.
          Sarà che vivere tra i casermoni, alzarsi la mattina e vedere casermoni, vedere donne che non ti ameranno mai, che non ti conoscono nemmeno, ma anche se ti conoscessero non ti filerebbero ne ora ne mai, perchè ai loro occhi sei solo un goffo, ridicolo, attardato artemio, chiuso in un mondo parallelo tutto suo, che a differenza di quello di Bergman, non ha neanche prodotto alcunchè di artistico e letterario, se non disegni naif da 4 centesimi o brogliacci che è meglio che nessuno legga.
          Artemio, contadino lombardo quarantenne, stufo della merda campagnola da spalare, a Milano ci va, ha buona volontà e si innamora pure di una ragazza moderna e disinvolta. Ma alla fine questa grande realtà ruggente, questa realtà da bere che non si ferma mai, alla fine lo schiaccia perchè…perchè Artemio è un sempliciotto, un buon uomo senza peccato e malizia, e quando finalmente rinsavisce come un novello Don Chisciotte, si butta sul naviglio per farla finita per sempre…
          Nel film però, riesce a salvarsi e torna da chi gli ha sempre voluto bene, in quel merdaio contadino alla confluenza tra Ticino e Po.
          Questo nella fiction, nella realtà è il naviglio a vincere.
          Ricordo ancora, e non parlo di Milano, ma della città in genere, quattro anni fa, era di capodanno, pochi giorni prima che mia madre cessasse per sempre di soffrire, che la Gazzetta, riportò un servizio su un morto assiderato, nei pressi della ferrovia qui a Bari. Era un ragazzo siciliano di 31 anni, di cui si erano perse le tracce anni prima.
          Insomma se devo morire solo, preferisco un deserto o una foresta, alla solitudine metropolitana…
          ciao

  32. Per Andrea

    “Certo hitler aveva la prima guerra mondiale alle spalle, e la lega ha un Lebensraum ristretto. “

    Grazie del lungo e interessante commento, ti rispondo solo su un punto.

    Quando parlo della guerra mondiale, intendo molte cose.

    Sul piano psicologico e sul piano socioeconomico.

    Sul piano psicologico, l’esperienza di un’intera generazione, abituata a uccidere e a comportarsi militarmente, sin dall’adolescenza (e se pensiamo alla scuola dell’epoca, diciamo pure dalla prima elementare). Tutti i quadri del nazismo (e del fascismo) hanno fatto questa esperienza, come buona parte di quelli del bolscevismo (se non hanno fatto, invece, la dura scuola della clandestinità e della lotta armata come Stalin).

    Se c’è questo, c’è la possibilità di violenza organizzata, di massa e politica.

    Altrimenti, c’è solo qualche matto che fa stragi a caso. Ricordiamo che prima di Breivik, la più grande strage in Europa l’ha fatta un omeopata ufologo, ma come non do la colpa della strage di Oslo al fallacismo, non do la colpa della strage dell’Ordine del Tempio Solare all’0meopatia.

    Secondo, la guerra vuol dire l’interazione stretta tra il sistema militare e quello economico, che in Germania fu diretto congiuntamente durante tutta la guerra; e la costruzione di un intero sistema economico, attorno ad alcuni colossi, che poi permisero ai nazisti di arrivare al potere, anche per contrastare la lotta di classe.

    E di questo non vedo francamente traccia: la Confindustria oggi sta tutta dalla parte di Monti.

    Poi va da sé che io sono contro Monti per motivi diversi dalla Lega, ma trovo piuttosto irrilevante la cosa.

  33. Sempre per Andrea

    Aggiungerei un elemento cruciale nell’ascesa del nazismo – l’esistenza del ceto degli “statali”, in particolare prussiani. Che invece mi sembra che siano il nemico numero uno dei leghisti.

    Poi ovviamente certi rituali, le camicie colorate e simili, sono efficaci nel creare spirito di gruppo nelle masse, succede pure ai concerti rock. Ma ho sempre difficoltà con gli approcci puramente simbolici al nazismo, quelli per analogie esteriori, o che si limitano alla critica alle “idee”.

    Mi fanno lo stesso effetto dei critici della Massoneria che vanno a caccia di triangoli o di formule magiche, invece che guardare la sostanza sociale dell’organizzazione.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      Non sono io ad aver inventato il detto secondo il quale quando la Storia ripete una tragedia lo fa sotto forma di farsa. :-)

      Va da sè che le camicie padane non fanno paura a nessuno come forza militare (oggi un deputato legaiolo ha retoricamente chiesto ‘senza la padania dove sarebbe il grana padano?’). Nè sarà un mezzo blindato dei nostalgici della Serenissima a cambiar le cose (a parta la provvida depenalizazione calderoliana della corripondente fattispecie di reato).

      Ma non è questo il pericolo. Il pericolo sta nella mentalità che viene avallata, diffusa, propagandata cone luogo comune, come un percolato di discarica di spazzatura che insidia le falde del nostro pensiero. Fu Primo Levi a sottolineare la pericolosità della forza pervasiva dei luoghi comuni. Questa forza non si scatena mai per grandi ideali, ma in risposta a singoli fatti concreti assurti a minaccia. Guarda la scomposta e violentissima reazione legaiola alle parole di Napolitano quando ha pronunciato alcune ovvietà sulla cittadinanza dei figli (nati in Italia!) degli immigrati.

      Faccio un esempio concreto.

      Tu ti occupi di immaginario. Hai quindi certamente notato che salvo pochissimi nessuno oggi usa il termine ‘Razza’. Questo termine è privo di un preciso significato sia in antropologia, sia in politica, sia in linguistica. Oggi esso è desueto per tutti tranne che per gli allevatori di buoi e cani (da cui hitler ammise liberamente con rauschning di averlo ricavato).

      Ma prima della guerra il termine ‘Razza’ era onnipresente in tutta la pubblicistica d’Europa, molto prima che nascesse il nazismo. Eppure era mal definito anche allora. Di questo sono certo: ho pazientemente letto tutti i numeri de ‘La Difesa Della Razza’ e posso testimoniare che non ce n’e’ quasi uno che non si dilunghi nel tentativo di definire che cosa vuol dire il termine ‘Razza’. Lo sforzo più serio lo fecero i nazisti, la cui Rassenforschung identifico’ precisi e oggettivi caratteri antropometrici (prognatismo, dolicocefalia ecc.). Poi, di fronte ai Rom, questi criteri si dimostrarono tanto inadeguati che il samudaripen richiese di metterli da parte. Eppure prima della Rassenforschung c’erano stati decenni di seria e assidua ricostruzione della Ursprache ‘ariana'; ma nemmeno l’intersezione di linguistica e antropologia portò a granché.

      Da solo, chi pensava in termini di ‘Razza’ non ha di per se stesso commesso crimini, scatenato pogrom ecc. Ma indubbiamente senza quel termine la Shoah è impensabile. Se con un colpo di bacchetta magica tu tornassi nell’anno 1900 e cancellassi la parola ‘Razza’ dai cervelli e dai libri di America e Europa avresti estinto la possibilità stessa della Shoah, proprio come la Neolingua orwelliana estingue la possibilità stessa di formulare esplicitamente uno ‘psicoreato’.

      Tale bacchetta magica non esiste. Suo povero surrogato è il razionalismo, che puo’ agire contro le armate della notte tramite la tenace decostruzione del vocabolario. Chi influisce sul vocabolario influisce sull’immaginario; chi influisce sull’immaginario influisce sugli spiriti.

      E’ la guerra per gli spiriti la vera guerra che conta, non c’e’ bisogno nè di Granmsci nè del ‘Mattino dei maghi’ per capirlo. Dato che ogni potere scrive il vocabolario della propria Neolingua, occorre intervenire in fase di redazione del vocabolario. I libri cambiano continuamente; ciò che importa sono le grammatiche con cui li leggiamo.

      Oggi, il termine ‘Razza’ è stato rimpiazzato dal termine ‘Identità’. (In fondo, ‘Io sono colui che sono’ è l’autodefinizione di Yahwé). Tutti si riempiono la bocca di ‘Identità’ ad ogni piè sospinto: dall’aryan nation masticabibbie al giovanardi e ai wojtyla Difensori Delle Radici Cristiane ai calderoli agli haider fino a zhirinovski e soci.

      Medvedev punta da Kaliningrad sulla NATO i missili che gli USA gli puntano contro con la scusa dell’Iran; e Russia e USA e Iran sono governati da classi dirigenti che difendono l’Identità. Tutti loro sembrano aver letto assiduamente i Turner’s diaries, ma la cosa peggiore è che si comportano così senza neanche averli letti. Come il Turner dei diari, tutti loro sembrano in preda a un collettivo solipsismo (la definizione del’ideologia al potere data dall’inquisitore in ‘1984’), cioè a un delirio onanistico (la definizione berluschina della merkel in tanto brucia in quanto è plausibile).

      Per usare il tuo esempio, i nemici della Massoneria non la combattono perchè usa il triangolo come simbolo, ma dalla presenza del triangolo deducono la presenza di un nemico Massone. Così la camicia verde (o bruna o nera) non è un pericolo in sè, ma segnala l’avvicinarsi di un pericolo.

      L’economia politica, la storiografia, l’analisi militare ecc. servono certo per prevedere l’aggravarsi del pericolo. Ma per accorgersi della sua presenza basta il dizionario.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  34. A-ri-sempre per Andrea

    Sul concetto di “statali”… la grande classe dei Beamter, dagli insegnanti delle scuole elementari fino ai generali dell’esercito, tutti cresciuti in un’intensa cultura patriottica e del “dovere” e della “responsabilità”.

    Pensiamo ai Freikorps, armati dallo Stato di Weimar per combattere le rivolte operaie; al fatto che le SA erano spesso indistinguibili dall’esercito tedesco che si stava cominciando a ricostituire. Al fatto che la polizia, i militari, i postini, i docenti universitari, erano estremamente sensibili ai punti fondamentali della propaganda nazista, che parlavano a un paese che non stava vivendo una piccola crisi economica come noi, ma che – nell’immediato dopoguerra – aveva conosciuto 600.000 morti per l’embargo alleato; e in cui non c’era famiglia che non avesse un padre, un fratello o un figlio morto in guerra.

    E tutta questa gente, spesso in ruoli importanti, pronta a dare spazio ai nazionalsocialisti.

  35. Per Mirkhond e Francesco

    sulla città e la campagna avete ragione entrambi. Credo che ci sia da riflettere molto su questo fatto, perché spesso i conflitti sono così: un odio folle che un aspetto della natura umana rivolge a un altro aspetto della stessa natura umana.

  36. Per Andrea

    “Non sono io ad aver inventato il detto secondo il quale quando la Storia ripete una tragedia lo fa sotto forma di farsa. :-)”

    Il bello di queste lunghe discussioni, se fatte in buona fede, è che si arriva finalmente insieme più vicini alla verità.

    Infatti, questa volta sono più d’accordo con te: il problema non è di tipo militare, ma di diffusione del “luogo comune”.

    E siamo parzialmente d’accordo su quale sarebbe questo luogo comune, anche se non lo identifico con “identità”, bensì con “Occidente” che è un concetto assai più complesso e comprensivo.

    Vedi, la “Razza”, che come giustamente dici era il grande luogo comune di allora, era un luogo comune insieme alto e basso, cioè era sia popolare che accademico, ai più alti livelli. “Era” l’antropologia ufficiale, ad esempio.

    La “Razza” univa poi tutti coloro che ne sentivano parlare, per il semplice motivo che solo dei “bianchi” ne sentivano parlare.

    La “identità”, in genere, invece divide – veneti contro lombardi, per dire.

    E infatti il leghismo non può superare lo stretto limite della parte meno colta del ceto medio basso dei centri di provincia d’Italia. Che possono creare mille rogne, ma non contano nulla rispetto ai rappresentanti della Confindustria, ad esempio.

    Ciò che è pericolosa, a mio avviso, è l’identità globale del ceto medio. E allora si chiama “Occidente”.

    Il grande contenitore egregiamente descritto da Oriana Fallaci, che mette insieme la Madonna e il diritto di bestemmiare, i diritti umani, la produzione industriale, i grattacieli di Manhattan con il dialetto veronese, Voltaire e Lepanto, la minigonna e i diritti dei gay con i bombardieri americani.

    Quella cosa per cui dal razzista con la bava alla bocca alla femminista scatenata, tutti vorrebbero strappare il niqab alle musulmane, per capirci.

    Questo Luogo Comune comprende anche alcuni elementi, come la superiorità del Mercato, il commercio e il turismo globale, tutte cose che peraltro distruggono le “identità” autentiche più dell’acido, trasformandole al massimo in differenziazioni da Pro Loco.

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