El Talibán, la Razza Cosmica e un suicidio a Notre Dame

Iván Velázquez-Caballero è un abile imprenditore messicano, uno dei protagonisti della globalizzazione e dell’apertura verso i mercati esteri, che ha dimostrato che i paesi del cosiddetto Terzo Mondo non sono per forza destinati alla stagnazione economica.

Per dirla alla moderna, il suo core business consiste nel marketing delle recreational drugs tanto richieste dagli end user statunitensi.

Questo signore dirige i Perros Adiestrados, i “cani ammaestrati”, di Laredo, e almeno qualche anno fa capeggiava la lista dei ricercati dal governo messicano. La principale attività di tale governo, di questi tempi, consiste nell’impossibile compito di cercare di soffocare il dinamismo economico del Messico con arresti, torture e massacri.

Iván Velázquez-Caballero si è specializzato nell’arte delle decapitazioni, condotte con notevole bravura tecnica e su larga scala.

E quindi gli è stato messo, o si è messo da solo, il soprannome di El Talibán.

La scelta indica il grado di esposizione del pubblico messicano al monopolio mediatico statunitense: persino in una delle arti più tradizionali del nostro paese, facciamo riferimento a gente di paesi lontanissimi, solo perché ne parlano i media USA.

Iván Velázquez-Caballero comunque gode di una vasta stima nel proprio paese, come dimostra un apprezzatissimo corrido - una sorta di ballata narrativa – cantato dal duo delle Voces del Rancho, nell’album Corridos pa’ raza acelerada.

Il duo, è interessante notare, è nato negli Stati Uniti, e si rifa a una cultura tutta norteña: il nord del Messico rappresenta infatti la parte più avventurosa, sradicata e produttiva del paese, in eterno conflitto con l’antico mondo mesoamericano del centro-sud del paese. Pancho Villa contro Emiliano Zapata.

I concerti delle Voces del Rancho attirano fino a centomila entusiasti giovani alla volta, chiaro indizio della popolarità dei narcocorridos.

Questi corridos sono spesso vietati in Messico, per cui vengono trasmessi dalle radio texane. Uno scambio di cortesie, se pensiamo che molti anni fa, radiopredicatori evangelici e venditori truffaldini statunitensi trasmettevano dal Messico ai propri concittadini.

Il titolo dell’album delle Voces del Rancho è La raza acelerada, e fa riferimento a La Raza. Il Día de la Raza, “la giornata della Razza”, cade ogni anno il 12 di ottobre, giorno in cui il Primo Globalizzatore avvistò le Americhe, e nasce per indicare l’unità tra la madrepatria spagnola e l’iberoamerica.

Il Día de la Raza fu introdotto, in Messico, da José Vasconcelos Calderón, il filosofo cui il governo post-rivoluzionario affidò la reinvenzione dell’identità messicana e lo smantellamento dell’ideologia positivista e comtiana del regime precedente (non esiste insulto politico peggiore di positivista in Messico).

José Vasconcelos introdusse l’istruzione pubblica universale in Messico, fortemente finalizzata all’emancipazione sociale e anche femminile.

Sempre ostile ai modelli anglosassoni, Vasconcelos prese come esempio dichiarato della sua guerra all’analfabetismo i missionari del Cinquecento che a grande sacrificio personale avevano portato la fede cristiana nei più remoti villaggi. E come allora, i nuovi missionari-educatori finivano spesso per distruggere le culture che incontravano, uno dei motivi per cui le scuole divennero molte volte bersaglio della violenza contadina.

Voi conoscete indirettamente Vasconcelos, perché fu lui che volle i famosi murales che celebrano, per l’appunto, la Raza cósmica, la redentrice specie nata dall’unione tra indigeni e ispanici, gemello simbolico del dominio dei mestizos in politica. E buona parte dell’arte popolare messicana, così apprezzata oggi, è dovuta alle iniziative promosse da Vasconcelos, per cui la conoscenza doveva sempre accompagnarsi alla creatività.

José Vasconcelos, persona limpidissima, finì per rompere con il regime, candidandosi alla presidenza con una lista messa in piedi anche dai reduci Cristeros.

In Messico, le elezioni sono sempre state un rito svolto con il massimo rigore formale, accompagnato dalla totale falsificazione dei risultati, per cui ovviamente Vasconcelos perse.

La sua compagna, Antonieta Rivas Mercado, ricordata come prima femminista messicana, si ritirò allora in Europa e si suicidò all’interno della cattedrale di Notre Dame di Parigi, usando la pistola di José Vasconcelos.

Ancora oggi, il motto dell’Università del Messico è, “Per la mia Razza parlerà lo Spirito“. Ma Raza ha acquisito significati ben più viscerali.

Ma torniamo al nostro imprenditore, Iván Velázquez-Caballero e al suo corrido:

“Lo chiamano il Talibán
per il modo di uccidere
basta dargli la luce verde
li mette dove sta
e taglia loro la testa
ecco perché sta dove sta.

Spagnolo parla assai poco
ma la mafia lo capisce,
con la R-15 in mano,
il taliban li aspetta,
la sua scuola quotidiana fu la guerra
il suo certificato la morte,
la sua matita una bazooka”.

Però, come tutte le cose messicane, la morte vola su ali ridenti e quasi frivole, come potete constatare ascoltando il corrido (non è possibile incorporare il video). Notate i vestiti fosforescenti e straordinariamente kitsch dei cantanti.

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4 Responses to El Talibán, la Razza Cosmica e un suicidio a Notre Dame

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  2. RoyVH says:

    Bel post.
    Mi ha fatto tornare in mente un popolarissimo serial televisivo statunitense,Breaking Bad.
    Il telefilm narra le vicissitudini di un insegnante di chimica,Walter “Heisenberg” White,che,per poter sostenere la sua famiglia in previsione di una sua imminente dipartita per gravi motivi di salute,decide di darsi alla produzione di metanfetamine.
    Memorabile l’intro della settima puntata della seconda stagione della serie:
    http://www.youtube.com/watch?v=yxYrjWMvmdg

  3. Buleghin il vecio says:

    Mexico magico ostaria … i fa l’amor co la morte sempre e comunque, no quei mona de globasisati che vive per far il botulin e il silicon a le pope de le madame vecie!

    La sarà pure una mania pericolosa quela de far l’amor con la morte ma prima o poi ce toca tuti (corna venesiane a due man!).

    Me verebe da dir che per eser omini bisogna eser un pocheto desgrasià, poareti i mesicani nonostante la richesa che ghan lo son! Così lontan da Dio e così vicini ai merican!

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      Non ho tempo di controllare su Wikipedia, per cui faccio una domanda forse banale: Vasconcelos è l’ispiratore di quel movimento artistico che ha portato ai murales di Siqueiros?

      Seconda domanda: ‘raza’ in Messico ha più o meno il significato del ‘Volk’ in Germania, no? Qualcosa di mezzo fra il biologico, il politico e il culturale?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

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