A vendere camicie con l’Olocausto

Carte d’Identité, come si capisce già dal nome, è una delle innumerevoli botteghe di Firenze che spacciano paramenti per giovani oziosi e mantenuti.

In questi giorni, espongono in vetrina questa roba qui, con tanto di invito ad andare sul Libro dei Ceffi:

carte-didentiteOra, la stella gialla a sei punte è il Logo dei Logo, perché innumerevoli film ci hanno insegnato che indica – assieme al cancello di Auschwitz – lo sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

Su questo tema, abbiamo espresso più volte il nostro punto di vista: distinguiamo radicalmente tra i morti assassinati per motivi etnici durante la grande guerra civile tra occidentali, che guardiamo con il massimo rispetto; e la religione obbligatoria universale che hanno costruito riciclando le ceneri di tali morti.

Il nostro punto di vista è piuttosto isolato in Italia, ma è quello diffuso nel mondo anglosassone dallo storico Peter Novick e dalla geniale autrice Tova Reich (moglie, peraltro, del primo direttore del Museo dell’Olocausto degli Stati Uniti).

Parlando di religione dell’Olocausto, ci riferiamo a un vasto sistema manipolatorio-sentimentale-commerciale-ricattatorio, che non riteniamo sia un semplice prodotto della propaganda israeliana, come vorrebbero alcuni. Se non altro, perché si è affermato decenni dopo la nascita dello Stato d’Israele.

E’ una convergenza di sindaci che hanno fondi pubblici da buttare per costruire musei-mostro, trafficanti di reliquie, agenzie turistiche che smerciano gite scolastiche ad Auschwitz, venditori d’armi che dicono che se non compri i loro gadget torneranno i Tempi Bui della Storia Recente, destri che dicono che i comunisti sono come Hitler e sinistri che dicono che i destri sono come Hitler, complottisti che credono che gli ebrei comandino sul mondo e quindi bisogna farseli amici, produttori di megaopere televisive strappalacrime, guitti come Benigni, studi di avvocati che si arricchiscono mettendosi in tasca i risparmi dei morti e altra gente del genere.

E non stiamo parlando solo di soldi, ma di una narrativa fondante, che dice che tutta la storia umana consiste,

(a) in un branco di pazzi che aveva come unico obiettivo uccidere gli ebrei, e

(b) nell’arrivo degli americani che ci hanno salvati da quel branco di pazzi.

Se si esce dalla NATO, Baffetto risorgerà…

Ci sono poi le briciole per tutti, anche uno che non vuole gli immigrati sotto casa, se è minimamente furbo, sa come agganciarsi al Grande Carro Bestiame; anche gli amici dei palestinesi ci provano a dire che Gaza è come i lager nazisti. Briciole persino per i carnivori che ci ricordano che Hitler era vegetariano.

Tutta questa macchina produce simboli sacri, custoditi in molti paesi da apposite leggi inquisitorie, con cui di tanto in tanto, fanno fare anni di galera a qualche eccentrico per qualcosa che ha scritto su un volantino letto solo da lui e dalla polizia. Leggi che non servono tanto per essere applicate, quanto per sacralizzare con un brivido di terrore la nuova religione.

Il Superlogo di tutto ciò, per motivi visivi e grafici più che storici, è proprio la stella gialla a sei punte. “Per protesta, anche noi precari molisani cui gli abruzzesi hanno soffiato tutti i posti, ci metteremo la stella gialla, che siamo discriminati”.

Ora, un logo di questo tipo finisce per non significare più nulla: sappiamo solo che quando lo vediamo, dobbiamo fare un salto di commozione, e che chi non salta, nazista è. Puro feticcio, inviolabile, ma carico di enorme potenza.

Insomma, esattamente quello che ci vuole per vendere una camicia made in China o prodotta in qualche dubbia fabbrica del nostro Meridione.

Noterete che non esiste alcun rapporto tra il prodotto smerciato e il simbolo: mica si tratta di un ferramenta che vende il filo spinato al metro, ad esempio.

Qualcuno – non certo noi – potrebbe sospettare che il signor Carte d’Identité (e vi pareva, che non ci ficcava l‘Identità?) stia sfruttando i morti per fare soldi. Nulla di grave, lo fa anche la bancarella dei dolciumi alla fiera di Santa Martire Sgozzata e Squartata, ma basta essere chiari.

Se tutti usassero il Superlogo per vendere camicie, però, diventerebbe un semplice sinonimo di camica (“stasera mi metto una Buchenwald per andare a ballare“).

Dicono che i giovani Lakota dovevano recarsi in cima a un monte, seppellendo un coniglio-esca in una buca. Quando arrivava un’aquila, dovevano catturarla con le loro mani, strapparle un’unica piuma e lasciarla libera. Oggi, le “piume degli indiani” sono il logo che accompagna la vendita di praticamente qualunque cosa (c’è una bottega delle scarpe qui a Firenze che è decorata con la statua di un Indiano Piumato).

Ma la concorrenza nel caso dell’olocausto – per  la fortuna del signor Carte d’Identité – è limitata, in quanto ci vuole una certa audacia per usare il Superlogo.

Infatti, in questi casi, scoppia spesso lo Scandalo (gli scandali scoppiano, ricordatevelo).

Repubblica che titola in prima pagina, tre volte più grande del terremoto in Turchia, Firenze, scempio della memoria (“da quando c’è Berlusconi, succedono queste cose“).

Ottantasette piccoli politici appartenenti a ventidue formazioni che corrono a far pubblicare il loro Comunicato di Sdegno. Compreso il solito Politico Locale di Destra (“vedete cosa succede da quando è sindaco Matteo Renzi?“).

Arrivano i Detentori Ufficiali del Sacro, con lo sguardo dovutamente compunto, a denunciare l’abuso del simbolo, cioè il fatto che qualcuno diverso da loro si sia appropriato della sua potenza.

Magari addirittura qualche Gran Sacerdote della Memoria calerà in persona dagli Stati Uniti per denunciare la blasfemìa, facendo una conferenza stampa nella hall di qualche lussuoso albergo fiorentino, prima di tornare al suo Museo-Cattedrale.

Così va il mondo.

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55 Responses to A vendere camicie con l’Olocausto

  1. Buleghin il vecio says:

    Difficile parlare di questo argomento senza essere attaccati e demonizzati, complimenti Miquel per l’equilibrio e l’acutezza dell’analisi e la solita ironia.
    Mi sorge tuttavia un dubbio, perché hai scritto “spacciano paramenti”? Forse perchè i giovani officiano inconsapevolmente per la olocaustica religio?

    D’altra parte i “maestri” della comunicazione dovrebbero ben sapere che i simboli si inflazionano e perdono il significato originale come è già accaduto per le magliette del comandante Che Guevara.

    Da come descrivi il “trend” il fenomeno appare ormai inarrestabile e seguirà il classico andamento gaussiano ….i “maestri” della comunicazione sono riusciti a darsi una bella martellata sui piedi!

    • Francesco says:

      oso far notare che tra il tentativo di Soluzione Finale ai danni degli ebrei europei e le imprese del Che c’è una notevole differenza quantitativa, quindi prima che anche il primo possa passare nei fatti storici irrilevanti (categoria di dubbia legittimità, peraltro), c’è ancora tempo

      mi par che MM sostituisca l’avvenimento reale originario (e la sua oggettiva imponenza) e la “religione” che lo strumentalizza. eppure ci sono entrambi.

    • Peucezio says:

      Aridaje col toscano!

  2. Francesco says:

    >> Se si esce dalla NATO, Baffetto risorgerà…

    questo mi sembra non del tutto implausibile. come dici tu, ci fu una guerra civile in Occidente e una della parti era Baffetto.

    l’altra era divisa in due, con Baffone e l’ante-NATO.

    ci terrei a restare in quella terza parte, con tutti i suoi limiti, anche solo per prudenza.

  3. Per Francesco

    “oso far notare che tra il tentativo di Soluzione Finale ai danni degli ebrei europei e le imprese del Che c’è una notevole differenza quantitativa, quindi prima che anche il primo possa passare nei fatti storici irrilevanti (categoria di dubbia legittimità, peraltro), c’è ancora tempo”

    Indubbiamente. Ma l’imponenza di un fatto non è pari alla memoria del fatto. I bombardamenti aerei sull’Italia sono stati statisticamente molto più significativi sia delle stragi fasciste che di quelle dei partigiani (facciamo i “bipartisan”), soprattutto nei centri urbani; eppure oggi si ricordano solo appunto le stragi fasciste e partigiane, perché entrambe offrono un preciso appiglio identitario.

    Inoltre, tutte le fonti che ho letto mi sembra che concordino nel dire che lo sterminio degli ebrei non fosse ritenuta una “memoria fondamentale” – nemmeno in Israele o tra gli ebrei americani, figuriamoci nel resto della società – almeno fino al processo ad Eichmann, e soprattutto dopo il 1967, raggiungendo la sua importanza attuale solo alla fine degli anni Ottanta.

    Tra l’altro, questa è la principale obiezione che io muovo ai “revisionisti” o “negazionisti”, che presentano come movente della presunta invenzione del genocidio, gli interessi del nascente Stato d’Israele.

    La narrativa fondamentale del genocidio era già stata stabilita subito dopo la guerra, ma senza il contesto religioso.

    • Francesco says:

      Possiamo dire che la comprensione della Shoah ha richiesto un certo tempo (cosa che per il comunismo reale non è ancora successo)?

      Semplicemente la dimensione immensa dei fatti rende molto difficile il metterli in relazione con altro, cioè la comprensione. Sono troppo grandi per il normale operare della mente umana.

      A lato, c’è quello che tu chiami “religione”, e che manca della buona fede.

      Ciao

  4. Per Buleghin

    “Forse perchè i giovani officiano inconsapevolmente per la olocaustica religio?”

    No, non credo.

    A mio avviso, ma sarebbe un discorso lungo, ci sono tre grandi religioni all’opera oggi: il pentecostalismo (la principale e più dinamica, anche se in Italia si vede poco); lo spiritualismo (inteso come il vasto mondo della fuffa, del Mystero e del “mi fa sentire bene”); l’Olocausto.

    Occupano nicchie completamente diverse, e possono convivere: pentecostalismo e spiritualismo richiedono fede e coinvolgimento personale (da parte dei poveri del mondo il primo, da parte del ceto medio globalizzato il secondo), mentre l’Olocausto richiede solo una serie di atteggiamenti pubblici, di convenzioni linguistiche.

    Costanzo Preve scrive che è come il sacrificio all’imperatore che i romani chiedevano a tutti, un obbligo non interiore, ma di pura indicazione di obbedienza a un sistema condiviso.

    E’ roba da discorsi dei politici, programmi scolastici, inaugurazioni, prediche, e non pretende di fare miracoli, a differenza del pentecostalismo e dello spiritualismo.

  5. popsylon says:

    Mica per niente han fatto papa prima un polacco e poi un tedesco. Al primo gli han sparato però.

  6. nic says:

    “complottisti che credono che gli ebrei comandino sul mondo e quindi bisogna farseli amici”.

    Considerando l’appoggio economico, politico e militare che riscuote e incassa l’entità sionista dalla sua invenzione ad oggi, potremmo affermare che quasi tutti i governi, banchieri e media occidentali e non solo sono affetti di questa paranoia “complottista”. Altro che alzheimer… questa dev’essere la più grave patologia psichiatrica della storia dell’umanità!

    • Francesco says:

      1) ti risulta che Israele sia destinatario di generosi prestiti internazionali? al di là del peso della sua economia e del valore della sua alleanza con gli USA? sennò ci tocca togliere i banchieri dal mazzo – forse anche quelli ebrei, se prestano usando la razionalità economica e non quella di stirpe

      2) mass media: riconosciuto il peso del tema “Shoah” nel discorso pubblico formale, mi pare difficile sostenere che ci sia un appoggio acritico a Israele (a meno di non considerare tale ogni discorso diverso da “bastardi tornate a casa subito!”) nei media occidentali.

      3) l’appoggio politico-militare usano è induscutibile e dipende, anche, dall’organizzazione e dai soldi della lobby ebraica laggià. per il resto del mondo occidentale, ho qualche fortissimo dubbio. Oh, quell’appggio dipende anche dal fatto che Israele è ritenuto un utile alleato in una regione ricca di petrolio e ormai costituzionalmente ostile agli USA.

      questo tanto per la cronachistica spicciola.

      sennò possiamo lamentarci dello strapotere degli ebrei Spielberg e Allen (ma io preferivo Mel Brooks)

      saluti

  7. Per Nic

    “potremmo affermare che quasi tutti i governi, banchieri e media occidentali e non solo sono affetti di questa paranoia “complottista”.”

    Nessun argomento è tabù su questo blog, semplicemente credo che le cose stiano diversamente.

    Credo che nessuno possa “dominare il mondo”, per il semplice motivo che i sei miliardi di esseri umani sono tutti più o meno simili: non è che una parte di loro abbia dei mezzi intrinseci tali da poter dominare gli altri come gli esseri umani possono dominare i polli.

    Piuttosto, credo che esistano i domini settoriali.

    Prendiamo un caso che i lettori di questo blog conoscono bene, quello di Nello Rega. Nello Rega, rispetto a Silvio Berlusconi, non conta ovviamente nulla.

    Ma se andate su Google, vedrete che il 99% dei riferimenti a Nello Rega (almeno fino a ieri!) sono assolutamente favorevoli. Accettano come vera qualunque cosa lui dica.

    Se cercate Berlusconi su Google, non è affatto così: Berlusconi è incessantemente sotto attacco.

    Nel caso di Nello Rega, quasi nessuno pensa che valga la pena litigarci. Non minaccia concretamente gli interessi di nessuno, contrastarlo può portare a problemi inutili, assecondarlo può portare qualche piccolo vantaggio.

    Nel caso di Berlusconi, ci sono forti interessi contrari, di ogni sorta. Il suo governo è un problema reale e importante per molti, che si mobilitano perciò contro di lui.

    Quindi, Nello Rega domina quasi incontrastato il campo degli studi su… Nello Rega, proprio perché non è veramente importante.

    Qualcosa di analogo succede con le organizzazioni sioniste, che sanno fare il loro mestiere. A parte quegli sfigati di palestinesi, nessuno ha un serio interesse a contrastarle; a opporsi, si possono incorrere in molte rogne, a collaborare si possono ottenere alcuni vantaggi. Il tutto semplicemente appoggiando un paese piccolo e lontano, che non influisce direttamente sulle nostre sorti.

    E più diventa ampio il fronte di chi collabora, più vantaggi ci sono a collaborare e più svantaggi a opporsi.

    Non si muore fulminati a criticare Israele: si resta traduttori di manuali tecnici, e i traduttori di manuali tecnici non fanno la storia :-)

    • nic says:

      ancora perplesso formulo:
      1º Ipotesi: Miguel Martinez è dotato di un sottile e strutturato sarcasmo;
      2º Ipotesi: Miguel Martinez abbraccia totalmente il movimento surrealista messicano;
      3º Ipotesi: Miguel Martinez scrive liberamente sotto diretta minaccia di un Uzi;
      4º Ipotesi: Miguel Marinez, stanco di tradurre solo manuali tecnici, ha deciso di fare la Storia e non vuole finire fulminato ancor prima d’iniziare;
      5º e ultima ipotesi: Miguel Martinez, eminenza grigia della dc siciliana negli anni ’70, è niente poco di meno che il memorabile coniatore della storica frase “la mafia non esiste” :-)

    • PinoMamet says:

      6° Miguel constata che ha criticato Israele in lungo in largo, assieme a molti degli scriventi qua e a tre quarti dei blog italiani che si occupano di attualità, ed è ancora vivo e vegeto
      ;)

      • nic says:

        Cazz…, ma allora bisogna avvisare immediatamente l’Obama y la Merkel che smettano di mandar denari pubblici e armamenti a quei pacifici e innocui fans di quel piccolo e lontano paese che viola da decenni tutte le disposizioni della ONU nella totale impunità!

        • PinoMamet says:

          Cioè secondo te gli USA mandano armi e dollari a Israele perché si difenda da… Miguel Martinez??

          Non è che io non stimi Miguel (tutto il contrario, altrimenti non starei qua) ma mi pare che tu e Obama lo sopravvalutiate un po’ troppo ;)

          PS
          Occhio a dire che “viola tutte le disposizioni ONU”, magari domani piomba a casa tua un commando del Mossad ;)

        • nic says:

          “Cioè secondo te gli USA mandano armi e dollari a Israele perché si difenda da… Miguel Martinez?? “

          Pino sei un genio della neo-blog-dialettica; mi avresti vinto e umiliato ancora una volta per mancanza di “reply”..azz.. ma il futuro per noi cyberannoiati perditempo è radioso e pieno di sorprese: così, grazie alla mia superconnessione terzomondista che approfitta della velocità dei neutrini, posso risponderti ancor prima che sia pubblicata la tua domanda. E Tiè! :-)

          Penso che Miguel stia al Mossad come Nello sta a Hezbollah. Ossia nessuno se lo incula neppure di striscio … a meno che non si debba far “scoppiare” qualche micro-scandalo (tipo liste di proscrizione) per mezz’oretta sulla web di Repubblica aspettando una nuova e più succulenta performance del Cavaliere.

          Ripeto così a cuor leggero la mia semplice e puerile osservazione:
          Considerando l’appoggio economico, mediatico, politico e militare che riscuote e incassa l’entità sionista dalla sua invenzione ad oggi, possiamo affermare che quasi tutti i governi, banchieri e media occidentali, e non solo, sono affetti di questa “paranoia complottista che porta a credere che gli ebrei comandino sul mondo e quindi bisogna farseli amici”?

          Ora, rassegnato al martirio, aspetterò tranquillo in casa il mossad che, sicuramente, di fronte a una rivelazione cosi imbarazzante, esplosiva e rivoluzionaria si sentirà messo all’angolo e procederà a liquidarmi (visto il livello, come disse Homer, avviso che sono sarcastico, che non si sa mai)

        • PinoMamet says:

          “Pino sei un genio della neo-blog-dialettica; mi avresti vinto e umiliato ancora una volta”

          a dire il vero non ho mai voluto “vincere” né tantomeno “umiliare” nessuno: stavo assai più semplicemente scherzando un po’ con te.

          “ma il futuro per noi cyberannoiati perditempo è radioso e pieno di sorprese: così, grazie alla mia superconnessione terzomondista che approfitta della velocità dei neutrini, posso risponderti ancor prima che sia pubblicata la tua domanda. E Tiè! :-)
          Ammetto di non averci capito un cazzo, ma mi fido di te, avrai sicuramente ragione.

          “Penso che Miguel stia al Mossad come Nello sta a Hezbollah. ”
          Allora siamo d’accordo…

          ” Considerando l’appoggio economico, mediatico, politico e militare che riscuote e incassa l’entità sionista dalla sua invenzione ad oggi, possiamo affermare che quasi tutti i governi, banchieri e media occidentali, e non solo, sono affetti di questa “paranoia complottista che porta a credere che gli ebrei comandino sul mondo e quindi bisogna farseli amici”?”

          se stiamo parlando di banchieri e governi, non ne ho proprio idea: Miguel lo leggo con una certa frequenza, mentre governi e banchieri raramente mi interpellano
          (e sbagliano, ça va sans dire)
          penso che forse questa paranoia ce l’abbiano in misura variabile e difficilmente generalizzabile.

          Obama per esempio nelle sue posizioni verso Israele mi sembra molto più influenzato dall’AIPAC e da organizzazioni ebraico-americane, reali e che significano voti e finanziamenti, più che dalla paranoia su “gli ebrei che comanderebbero nel mondo”; e in definitiva anche più che da Israele stesso.
          Ora, il fatto che le organizzazioni ebraico-americane abbiano fondi e sostegno non è mica una prova che gli “ebrei comandano nel mondo”.
          Certo la politica degli Stati Uniti, che non sono gli ultimi arrivati i ntermini di potenza, è filo-israeliana, e questo si sapeva, ma mi sembra un discorso piuttosto diverso dalle fantasie complottiste.

          ciao!

          PS
          Non è una replica per “aver ragione” e tantomeno per “umiliare” nessuno; le logiche della dialettica da blog vorrei tenerle il più lontano possibile, e non mi piacciono proprio.

        • Francesco says:

          ehi, perchè a me non hanno mai mandato nè armi (pazienza) nè denari pubblici (quelli farebbero comodo)?

          mi pare una grave ingiustizia!

          che poi in Italia siamo pochini

        • nic says:

          “se stiamo parlando di banchieri e governi, non ne ho proprio idea”
          non vedo, non sento e non parlo, sicuramente non c’ero e se c’ero dormivo… Perché quando si osa accennare a ‘sta questione sembra sempre di discutere di mafia con un democristiano siciliano?

          “dall’AIPAC e da organizzazioni ebraico-americane, reali e che significano voti e finanziamenti, più che dalla paranoia su “gli ebrei che comanderebbero nel mondo”

          allora siamo d’accordo: non è una paranoia, è un dato di fatto a base di cifre e percentuali . Lasciamo credere ai veri complottisti che si possa governare il mondo grazie alle formule segrete della torah… è una questione di dindi.

          Io non ce l’ho assolutamente con gli ebrei in quanto élite di potere (cito Francesco: “in una società complessa e popolosa, chi gestisce il potere sarà una piccola minoranza.” mi pare difficile da confutare) e neppure mi ha mai lasciato una fidanzata israeliana :-), io ce l’ho, un po’, specialmente la mattina presto quando mi sveglia l’implacabile cellulare, con il capitalismo assoluto, totalitario e imperiale che obbliga a contabilizzare ogni aspetto della vita. Se a gestirlo fossero i menoniti, i genovesi o gli albini per me sarebbe esattamente lo stesso.

          Ma una volta ribadito che la questione è il sistema e non chi lo gestisce, così come lo è la pena di morte e non il boia, credo che riconoscere la supremazia intellettuale ebraica nell’occidente cristiano dalla fine dell’ottocento ad oggi non sia un peccato e neppure riconoscerne l’attuale dominio finanziario e mediatico globale. Far finta di non accorgersene, perché “non sta bene”, puzza a nazi o non rientra nelle formule ideologiche preferite per interpretare il mondo, non cambia quello che semplicemente (in questo momento storico) è un dato di fatto. PS: se non mi metti in bocca cose che non penso…pace fatta :-)

        • PinoMamet says:

          ” “se stiamo parlando di banchieri e governi, non ne ho proprio idea”
          non vedo, non sento e non parlo, sicuramente non c’ero e se c’ero dormivo… Perché quando si osa accennare a ‘sta questione sembra sempre di discutere di mafia con un democristiano siciliano?”

          No Nic,
          ti assicuro che io i banchieri non li conosco proprio!

          Se tu mi chiedi quanto e in che misura sono diffusi i luoghi comuni antisemiti tra la gente “normale”, posso risponderti con una stima spannometrica basata su quello che sento in giro
          (e siamo molto, ma molto al di sotto del 40% di cui farnetica Informazione Corretta; ma si sa che per loro se osi criticare anche solo la gestione dei parcometri di Tel Aviv sei antisemita… tranne poi dire che Israele è un paese democratico e perciò accetta le critiche).

          se tu invece mi chiedi in che misura i dirigenti di importanti istituzioni bancarie o i capi di stato si facciano muovere dal pregiudizio per cui gli “ebrei comandano il mondo”… beh..
          che ne posso sapere io??

          presentami un paio di capi di stato, e ne parliamo!!

          PS
          Per me pace fatta, ciao!

  8. Buleghin il vecio says:

    Nello Rega poderia andar nela Libia “dimocratica” e sposarse con 4 mogli che adeso i “dimocratici slamisti” ce lo permeton! Così per sodisfarle tute 4 saria costreto a lavorar a tempo pieno e non saria più minaciato da quei cativoni di Hezbollaz!

    Xè tuto un comploto dei nazi-comu-slamisti contro il Nelo Rega che se no nesun lo caga! Man dito che questi dimoini de nazi-comu-slamisti se salutan così

    Heil Hezbollah! in version cruca
    Eia Eia Hezbollah! in version tagliana

    • Francesco says:

      mi arrendo

      Eia Eia Hezbollah vale almeno il Nobel per la Letteratura (anzi, lo varrebbe se non le dessere da anni a gentaglia scadente)

      è un lampo di purissima bellezza che vale mille post di Miguel

      omaggi

  9. PinoMamet says:

    Tre note:

    1- non credo che il camiciaro pirla in questione volesse denigrare l’Olocausto; credo più in un tentativo assai maldestro di appropriazione commerciale; logicamente si tenta di appropriarsi di cose cui si attribuisce valore, e il valore in questo caso, ipotizzo, dovrebbe essere qualcosa (nella fumosità da pubblicitari) tipo “siamo tutti vittime, difendiamo la nostra ‘Identitè'” o roba del genere.
    A distinguerlo dalla pletora di film commerciali che sfruttano più o meno bene il tema della Shoha, è che si tratta appunto di un tentativo molto maldestro, che maschera i suoi intenti commerciali molto meno bene di La vita è bella o di Inglorious Basterds.
    (comunque gli suggerisco la difesa “credevo fossero stelle da sceriffo”).

    2-sono molto curioso delle idee “pentecostali”, delle quali non so nulla!

    3- un tale che conosco ha una cascina in campagna, con delle galline. Una comune poiana, mica un’aquila, è scesa un giorno a prendergli una gallina: lui è uscito per scacciarla, e il rapace, invece di scappare, ha mollato sì la gallina, ma gli ha “unghiato” la mano, passandola da parte a parte, e per farlo mollare la presa c’è voluto del bello e del buono (e svariate bastonate). Dice che ha una presa fortissima, e che lottare contro la poiana è stata un’esperienza abbastanza brutta.
    Pronto soccorso, punti di sutura ecc. ecc.: una bruttissima avventura insomma.
    Ammiro molto di più le penne dei Lakota, dopo averlo saputo.

  10. maria says:

    Ora, la stella gialla a sei punte è il Logo dei Logo, perché innumerevoli film ci hanno insegnato che indica – assieme al cancello di Auschwitz – lo sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

    maria
    non entro nel merito della bottega fiorentina e delle proteste che ne sono seguite, mi sembra davvero sciocco inalberarsi per l’uso di tale simbolo che è certamente inflazionato, altri simboli come alcuni ricordano sono stati piegati a ogni fine compreso quello commericale, è la cifra dei nostri tempi purtroppo, però vorrei dire che il significato della stella gialla non è stato insegnato dai film ma dalla
    conoscenza storica di tragici eventi del Novecento e casomai dalla letteratura spesso di grande valore estetico e “verità”. Tutto il resto, compreso dei buoni film, viene dopo.

    • PinoMamet says:

      ” mi sembra davvero sciocco inalberarsi per l’uso di tale simbolo che è certamente inflazionato”

      Beh Maria
      a me le camicie con scontrino a forma di stella a sei punte da deportato sembrano una mossa davvero di pessimo gusto, comunque la si guardi.
      Ripeto, non credo che il pirla in questione volesse coscientemente denigrare la Shoà, però l’effetto è indubbiamente quello.

      Il simbolo sarà “inflazionato” come dici perché visto e rivisto nei film (e citato nella letteratura e tramandato dalla Storia, certamente), che è un conto;
      ma da qui a usarlo per vendere camicie, insoma, ce ne passa…

  11. Per Maria

    “però vorrei dire che il significato della stella gialla non è stato insegnato dai film ma dalla
    conoscenza storica di tragici eventi del Novecento e casomai dalla letteratura spesso di grande valore estetico e “verità”.”

    I logo si basano sul grande pubblico e le sue conoscenze.

    Ora, è verissimo ciò che dici, ma per una minoranza ristretta di italiani.

    Quante persone, scelte casualmente per strada, hanno letto qualcosa a proposito di “stelle gialle” in un libro di alta letteratura? Che oltretutto è letteratura, cioè parola scritta e non immagine.

    Certe immagini diventano di massa solamente in epoca post-letteraria, e grazie ai media immaginari, cioè a cinema e televisione.

    • nic says:

      “Certe immagini diventano di massa solamente in epoca post-letteraria, e grazie ai media immaginari, cioè a cinema e televisione”.

      …a proposito di piccoli “domini settoriali”

  12. Per mettersi nei panni…

    Io ovviamente sono niente e nessuno, e non ho certo subito chissà cosa.

    Però, tanto per fantasticare, se qualcuno si dovesse ricordare di me…

    forse forse accetterei di essere reinventato da qualche simpatico eccentrico come Velasco Pina (vedi la dea Regina, di cui si è parlato in un post precedente).

    Ma per me sarebbe un crimine da vendicare con le peggiori riapparizioni fantasmatiche, se dei politici e dei giornalisti facessero a gara per usarmi come logo per i loro traffici; se gli alunni venissero mandati in gita scolastica – tra una serata in discoteca e una giustificazione falsa – per compatirmi; se le piazze venissero occupate da monumentoni orrendi in mio onore; se qualunque porcata venisse giustificata dicendo, “anche Martinez avrebbe fatto così”; se dovesse nascere tutto un modo rituale di parlare per allusioni (“i tempi bui in cui si parlava male dei messicani” e roba del genere); se la gente dovesse finire in galera perché scrive che Miguel Martinez non è mai esistito; se dei musei lautamente finanziati facessero a gara per ottenere le mie reliquie; se venissi usato come pretesto per bombardare o sfrattare chicchessia; se il gestore della Fondazione Martinez si beccasse uno stipendio di un milione di dollari l’anno; e anche, ovviamente, se venissi usato come testimonial per vendere camicie.

    Per fortuna, sono appunto niente e nessuno.

  13. maria says:

    Pino,
    veramente nello scegliere del post di miguel la questione di cosa significhi la stella e da dove provenga la sua notorietà volevo restituire a quel simbolo tutta la pregnanza che ha avuto e continua ad avere, per questo ho citato la conoscenza storica e letteraria che viene per me prima del cinema e della televisione.

    I sommersi e i salvati non hanno inflazionato nulla, anzi, evidentemente mi sono spiegata male, accolgo quindi il tuo richiamo.

    La notizia mi era sfuggita, ma forse non era da presentare in quella maniera , ovviamente quello scontrino è molto brutto, ma la difesa della memoria va riservata ad altre iniziative, a quelle iniziative che nel giorno della memoria, per esempio, si sprecano e la fanno venire a noia anche a chi in gioventù si è formato politicamente anche su quella immensa tragedia.
    La memoria è delicata ed evocarla sempre rischia di favorire chi vuole
    ridimensionarla.

  14. Peucezio says:

    Miguel:
    “Credo che nessuno possa “dominare il mondo”, per il semplice motivo che i sei miliardi di esseri umani sono tutti più o meno simili: non è che una parte di loro abbia dei mezzi intrinseci tali da poter dominare gli altri come gli esseri umani possono dominare i polli.”

    Eppure la maggior parte della storia umana sembra dimostrare l’opposto, cioè che raramente hanno dominato le maggioranze e quasi sempre delle piccole élites, delle minoranze talvolta molto esigue, almeno nelle società articolate, strutturate, e quella attuale è probabilmente la società più complessa che sia mai esistita.
    Ammesso che gli uomini non siano geneticamente diversi, c’è però il fattore culturale. Ed escludo che la capacità di raggiungere e gestire il potere, che è il risultato di un complesso di fattori, non sia influenzata in misura determinante da fattori educativi e culturali, che si innestano ovviamente su una predisposizione genetica: se uno è tonto del tutto difficilmente arriverà lontano, ma se è intelligente, scaltro, determinato e ambizioso ma cresce in mezzo ai trogloditi, non andrà lontano comunque.

    • Francesco says:

      >> se è intelligente, scaltro, determinato e ambizioso ma cresce in mezzo ai trogloditi

      ehm Gengis Kahn? Alessandro Magno? Steve Jobs?

      • Peucezio says:

        Lì era un’altra questione: quelle erano società aggressive, guerriere, si trattava solo (si fa per dire!) di aggiungere l’intelligenza e il carisma e il coraggio alla forza bruta di un popolo già ben disciplinata e organizzata ed è fatta.

  15. falecius says:

    Peucezio: certamente, in una società complessa e popolosa, chi gestisce il potere sarà quasi di sicuro una piccola minoranza. Ma di solito, questa minoranza lo farà sulla base di una qualche elaborazione ideologica (che a volte prevede anche un meccanismo di effettiva rappresentanza) che le consenta di proporsi come interprete o esecutrice di esigenze/volontà/intenzioni/bisogni di una maggioranza. A lungo termine, nessun sistema di potere può governare senza almeno un tacito assenso dei governati, specie nessun sistema moderno. Quando il potere perde quel minimo di legittimità che gli evita l’opposizione attiva della maggioranza, il suo destino è tendenzialmente segnato (anche se può sopravvivere nel breve termine, o anche nel medio termine se sostenuto da forze esterne).

    • Francesco says:

      solo una cosa: “… certamente … quasi di sicuro … ” non è una locuzione accettabile.

      mi permetto di consigliare di esporre una tesi in modo intelligibile e vedere se regge

      nel peggiore dei casi ci daranno torto!

      “in una società complessa e popolosa, chi gestisce il potere sarà una piccola minoranza.” mi pare difficile da confutare

      ciao

      • falecius says:

        Sei un grammar nazi, però hai ragione, ho scritto male.

        • Francesco says:

          insisto (un pò nazi devo essere, mi sa): non si tratta di grammatica, si tratta di chiarezza intellettuale.

          se uno ha da dire qualcosa ma ci deve mettere delle clausole limitative, è meglio se tace e riformula

          il bello è che sono d’accordo con te, senza clausole limitative, su quello che scrivi dopo!

          ciao

    • Peucezio says:

      Falecius, ti faccio un esempio.
      Oggi i paesi fino a ieri economicamente sottosviluppati cominciano a emergere (ma non tutti ed è un processo ancora all’inizio), ma per molto tempo (e in modo sistematico e pervasivo per più di un secolo) un pugno di europei (di nascita o di origine) ha dominato su tutto il resto del mondo. E non perché facesse più o meno, nel complesso, il bene dei dominati, ma, anzi, sfruttandoli, depauperandoli, vessandoli in tutti i modi e, negli ultimi decenni, alimentando una conflittualità endemica fra loro e lasciandoli decimare per la fame, le malattie, le guerre, senza nemmeno prendersi il disturbo di governarli formalmente, ma di fatto mantenendoli in un totale assoggettamento funzionale agli interessi economici della piccola parte di umanità di origine europea che abbiamo detto.
      Eppure che hanno fatto? Quando mai hanno messo seriamente in forse tale dominio, che pure ne faceva morire milioni e teneva gli altri nell’abiezione e nel degrado?
      Io credo che forme di autogoverno di un gruppo, di un popolo, di una società, o comunque situazioni di autorità di fatto di una maggioranza su sé stessa si ritrovino solo in comunità molto arcaiche, sostanzialmente autonome e molto semplici, ma appena si va verso forme di organizzazione sociale più complessa, sono praticamente sempre i pochi a dominare i molti. E non per il bene di questi ultimi, ma per perseguire il proprio interesse a loro discapito.

  16. Gabriele says:

    Mi dispiace Miguel, ma stavolta il post è veramente effetto di un clamoroso abbaglio: mi pare evidente, infatti, che la stella a sei punte in vetrina (per il contesto, fatto di paglia, sassi, camicie a quadretti, fazzoletti) rimandi, o piuttosto voglia maldestramente rimandare, alla stella dello sceriffo del far west.
    Piuttosto, mi verrebbe da commentare un po’ acidamente la coazione a ripetere tua e di molti commentatori nello sviluppare pavlovianamente pensose riflessioni circa l’olocausto, la sua commercializzazione, il ricatto morale, la libertà di pensiero ecc. ecc. ecc.

    • nic says:

      Geniale Gabriele! E’ vero!!! jajajajaj
      ma a noi dei cauboi non ce ne fotte niente… per cui quella è una stella di david, punto e basta! :-)

  17. PinoMamet says:

    Mi auto-cito:
    “(comunque gli suggerisco la difesa “credevo fossero stelle da sceriffo”).”

  18. Gabriele says:

    ecco, appunto – bravo PinoMamet! Così possiamo continuare a disquisire e complottare in libertà…
    Scusate, ma proprio non mi fa ridere.

    • PinoMamet says:

      Disquire, spero di continuare a disquisire fin che campo. Se dico minchiate (e ne dico parecchie) pazienza.
      Complottare, non credo di aver mai partecipato a un complotto in vita mia, e sono abbastanza anticomplottista in genere come tendenza
      (vedi risposte più sopra a Nic).

      Se invece vuoi dire che siamo dei pirla perché non ci siamo accorti che sono stelle da sceriffo, non posso che darti ragione, anche se ti faccio notare che, prudentemente, abbiamo sempre parlato di stelle a sei punte (cosa che indubitabilmente sono).
      Evidentemente anche altri sono caduti nello stesso equivoco. Ciao.

  19. Gabriele says:

    la seconda che hai detto, caro Pino – e lo dico con indispettito rispetto, perché il blog di Miguel mi aveva abituato a ben altre polemiche, altrettanto ironiche ma ben più intelligenti di questa…

    • PinoMamet says:

      Per conto mio personale (non posso parlare per altri) mi prendo tutte le responsabilità della pirlaggine e della sbadataggine.
      Accoglierai spero l’attenuante del fatto che una stella gialla a sei punte è perlomeno equivoca;
      del resto, quando mi sono auto-citato, non era per continuare le polemiche (ne faccio volentieri a meno) quando banalmente per far notare che il dubbio mi era sorto, tutto qui.
      Pensavo peraltro che ci fosse stata qualche polemica in merito a Firenze e che il simbolismo fosse perciò accertato, invece mi accorgo (mea culpa non averci guardato prima) che dell’episodio parla solo questo blog.

      Ciao

  20. Gabriele says:

    accetto volentieri le tue spiegazioni, e spero che molti altri le condividano; a questo punto mi farebbe MOLTO piacere, però, che intervenisse anche l’autore del post…

  21. Per Gabriele

    Una pubblicità è ciò che la gente ci vede. A meno che non si fornisca un contorno: che so, foto di soldati tedeschi, o viceversa foto di cowboy.

    In una stella gialla a sei punte, con dentro una scritta, è ovviamente possibile vedere varie cose; ma prima di allestire una vetrina, si presume che chi l’ha messa su, abbia pensato ai vari possibili significati. Cioè a ciò che la gente ci vedrà.

    Anch’io ho pensato all’ipotesi stella da cowboy, lo hai pensato anche tu. Nel mio caso, ci ho pensato dopo: il primo impatto, che è sempre quello che conta in una pubblicità, è stato un riferimento al genocidio degli ebrei.

    Anche qui – forse influenzati da me – gli altri che discutevano, pur riconoscendo che è possibile anche la visione come stella di sceriffo – credo che abbiano visto la stessa cosa. Direi che l’associazione “stella=lager” prevale, è il primo impatto; quella “stella=sceriffo” è il secondo impatto.

    Siccome l’allestimento di una vetrina è una questione impegnativa e costosa, viene anche studiata anche con attenzione. E quindi credo che i proprietari avessero ben presente quel primo impatto.

    • Gabriele says:

      caro Miguel,
      grazie mille anzitutto per la tua risposta, ci contavo. In verità, però (come suppongo ti aspetterai) la tua spiegazione non mi convince affatto: è vero che una pubblicità fa leva specialmente e in prima istanza su “ciò che la gente ci vede”, ma in ciò essa é appunto influenzata dal contesto – e il contesto, in questo caso, non mi pare rimandi in nessun modo al lager e alla shoah. Mi sono chiesto in grande serietà perché io – che pure credo di avere una sensibilità per questo genere di cose – ci ho visto subito una stella da sceriffo, depontenziando in tal modo le potenziali implicazioni della metafora pubblicitaria, mentre tu – che hai senz’altro una sensibilità, anche molto raffinata, per queste cose – ci hai visto subito una stella gialla, con tutto quel che ne consegue: non sarà che anche qui funziona come quel tizio della barzelletta il quale, in visita dallo psicanalista che gli fa vedere diversi scarabocchi e gli chiede a cosa li associ – ricevendo invariabilmente sempre la stessa risposta: Marylin Monroe – dicendogli poi “ma lei ha una fissazione per Marylin Monroe!”, riceve la risposta serafica “io?! Ma se è lei che ha fatto i disegni!” ?
      Voglio dire: non è che in caso di temi politicamente ed eticamente sensibili come nel caso dello sterminio degli ebrei e dei suoi effetti – ed uso qui una formulazione volutamente neutrale – funzioni prima e soprattutto una specie di kantiano schematismo trascendentale, che ci fa COMUNQUE vedere quello che vogliamo?

  22. Pingback: Divertimenti e trasgressioni al monumento dell’Olocausto | Kelebek Blog

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