American Juggalo

Un lettore mi segnala questo video, sulla vita dei Juggalo, una delle innumerevoli subculture statunitensi, che nasce attorno al gruppo hip-hop Insane Clown Posse. Un gruppo interessante, perché combina tematiche parareligiose nate dalla tradizione biblico-apocalittica americana con elementi di videogiochi e wrestling.

Lo spettacolo così produce realtà umana, in una nazione di isolati joiners, gente che vuole disperatamente aderire a qualcosa, come dimostrano le innumerevoli chiese, le bande giovanili  e gli ordini paramassonici e paracavallereschi che raccolgono fuori dallo Stato una vasta fetta della popolazione nazionale.

Il video è lungo e non è necessario guardarlo tutto.  Ma credo che descriva molto bene l’umanità sulle cui spalle si sono fondati gli Stati Uniti. Non conosco l’origine etnica delle persone intervistate, ma sono chiaramente quasi tutti bianchi, e dall’aspetto e dal modo di parlare, mi sembra che la maggioranza abbia ascendenti ulsteriani. La minoranza (o quasi maggioranza) più misconosciuta degli Stati Uniti.

E cioè, gli sfigatissimi protestanti di origine irlandese e scozzese, scaricati dalle navi come indentured servants, cioè schiavi a tempo, accantonati e cacciati nelle terre meno fertili per far posto ai neri.

Cowboy al servizio delle macellerie industriali di Chicago, minatori  che si ubriacavano invocando Gesù nei grandi revival,  collezionisti di scalpi, bruciacroci del Ku Klux Klan, soldati dal Vietnam all’Iraq, tifosi del wrestling, cacciatori inseparabili dal loro fucile, infinita muta riserva umana per manipolatori e venditori di olio di serpente, disprezzatori di Stato e sindacato che si trascinano morendo senza assistenza medica, consumatori di pessimo whisky, obesi sino all’inverosimile, razzisti fino al midollo eppure sorprendentemente aperti ad accogliere rottami umani di ogni colore…

Il linguaggio è affascinante. Nella cultura statunitense, che ha sommato gli ordini e le immagini della Bibbia con il culto dell’esperienza, e non ha quindi alcun bisogno di Platone o di Voltaire, è vero solo ciò che colpisce ed emoziona: né Obama, né i Juggalo hanno bisogno di spiegare alcunché – parlano direttamente dal/al cuore, nell’eterno presente dell’immaginario americano.

E non avendo nulla da dire, ne esce un modo di parlare che non è nemmeno un gergo alternativo, ma semplicemente l’alternanza della descrizione di un’esperienza con le stesse due o tre parolacce, ripetute all’infinito.

American Juggalo from Sean Dunne on Vimeo.

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19 Responses to American Juggalo

  1. Claudio Martini says:

    You know, you know, you, know, you, know, you know, you know, you know, you know , you know, you know, you know, you know, you know, you know, you know, you know, you know.

    Video di altissima qualità, comunque

  2. Pingback: American Juggalo - Kelebek - Webpedia

  3. Francesco says:

    >> gli sfigatissimi protestanti di origine irlandese e scozzese

    ehm, non per dubitare della tua profondissima e accurata conoscenza della storia statunitense ma non è una base demografica in grado di produrre un numero un pò ridotto di esemplari per poter produrre “l’umanità sulle cui spalle si sono fondati gli Stati Unit?”

    detto alla buona, alla fine saranno quattro gatti a dir tanto o mi sbaglio?

    Saluti

    • PinoMamet says:

      ??

      la trovo un’affermazione contro-intuitiva.

      Voglio dire, leggendo degli ulsteriani, a me, da perfetto ignoranteviene da dubitare che siano una minoranza vera;
      o al limite, che siano davvero una minoranza;

      (bianchi, protestanti, di lingua inglese, con una qualche radice scoto-irlandese, comunque lato sensu britannica… beh, non è il ritratto dell’americano medio, come si tende a immaginarselo?)

      a te viene il dubbio contrario… boh!

      • Francesco says:

        Allora, non voglio mettere in dubbio il predominio politico ed economico dei bianchi anglofoni protestanti.

        Ma qui stiamo parlando del gruppo dei “sottoproletari” bianchi anglofoni, mentre mi risulta che la “working class” sia stata arricchita da subito con cattolici irlandesi, tedeschi e scandinavi, polacchi e italiani, un pò di “autoctoni” spagnoli, francesi, olandesi, russi e altri europei dell’Est (tra cui una buona quota di ebrei), neri dell’Africa, messicani “trovati” nella metà di Messico conquistata … insomma, che il mito del melting pot abbia avuto una certa qual base reale. E dimenticavo i cinesi importati fin dall’800.

        Saluti

      • PinoMamet says:

        Prima di tutto ti rimando alla risposta di Migule più sotto :)

        comunque non credo si tratti di questo:
        cioé, nessun dubbio sul predominio bianco (si parlava casomai di bianchi poveri), ma la semplice constatazione che, se i bianchi anglosassoni sono la maggioranza negli USA, lo saranno anche tra i sottoproletari…

        in ogni caso, anche bianco e di lingua inglese non è che voglia dire tanto;
        noi da fuori non ce ne rendiamo troppo conto, ma credo che la distanza non solo economica ma anche culturale tra gruppi “anglosassoni” di origine diversa fosse (ancora all’inizio del Novecento, almeno) qualcosa di notevole.
        Non c’erano troppe cose in comune tra un “brahmino del New England” e un “indentured servant”, voglio dire.

        Se poi fossero più i ricconi che potevano far studiare greco e filosofia ai figli a Harvard, o i poveracci che dovevano lottare socialmente con i neri e “vincere il West” a forza di fucile e di Bibbia, penso che ci siano pochi dubbi…

        PS
        Leggo che le canzoni di lavoro qui sono cantante da un cantante folk inglese:
        http://www.youtube.com/watch?v=hdiFYCUP9oU

        • Francesco says:

          inizio Novecento … c’erano ancora indentured servant

          che poi a mio giudizio la questione è risolta dalla storia: dall’Europa i cafoni riottosi e gli uomini coraggiosi emigravano, e continuamente lo facevano, e hanno avuto ben ragione a farlo

          quindi l’America rimane l’America, nonostante i proletari bianchi protestanti e anglofoni … tutti e quattro loro

          :)

        • PinoMamet says:

          ” inizio Novecento … c’erano ancora indentured servan”

          Minchia Francè quanto rompi i coglioni, quando vuoi, e lasciatelo dire!

          No, non c’erano più, ovvio, ma c’erano ancora le differenze sociali & culturali, generate dai secoli precedenti.
          Pensavo si capisse il discorso, ma vabbè.

          Da buon polentone dovresti comunque saperne qualcosa (mai sentito frasi tipo “questi terroni sono proprio africani”, “non hanno niente in comune con noi” ecc. ecc.?)

          saluti

        • Francesco says:

          >> c’erano ancora le differenze sociali & culturali, generate dai secoli precedenti.

          e qui ho qualche dubbio, o meglio credo che negli USA ci siano meno che in qualsiasi altra nazione al mondo, per i motivi esposti da Toqueville un pò di tempo fa

          è un sottoprodotto interessante del culto dei soldi e del successo: se sei un “cafone” e hai fatto i soldi sei “in”, se sei un “signore” e non hai combinato nulla, sei “out”

          :)

        • PinoMamet says:

          Ma sì, sicuramente in questo l’America è quasi l’opposto della “vecchia Europa”;
          volevo solo puntualizzare che anche in America esistono
          (o esistevano, meglio) differenze etniche&culturali anche all’interno degli stessi “bianchi anglosassoni” che a noialtri paiono tutti uguali.

          Culturalmente, il livellamento si opera sempre verso il basso, e (non solo per motivi economici o numerici) direi che ha prevalso il modello “cafone”.

          Etnicamente, Miguel che ne sa di più fa notare che questi ulsteriani “sfigatissimi” e anche razzisti, hanno caricato sul loro vagone senza troppi problemi altri sfigati di origini diverse.

          ciao

  4. Moi says:

    Non ho nulla contro ‘sti Juggalos … il punto però è che già so che i loro imminenti (!) Scimmiottatori Italici mi faranno cascare tutto il cascabile: più si sentiranno “RiBBelli” … più saranno in realtà Patetici Scimmiottatori !

    PS
    Ma “Juggalo” deriva dal verbo “to juggle”, no ?

  5. Moi says:

    http://www.inmalafide.com/wp-content/blogs.dir/1/files/2011/10/juggalos.jpg

    Ne approfitto finché non li riconoscono, non si sa mai, come culto ufficiale tipo i Pastafariani … per dare voce al punto di vista di un umarell o una zdàura che prima o poi se li troveranno in centro a Bologna fra gli “Studenti Fuorisede” :

    “Bàn mo … chi éni cal brànch ed sfighè cunz’è da pajâz’ ?!”

    ;-) :-)

  6. Per Francesco e Pino Mamet,

    Certo, è un’esagerazione retorica dire che il paese è stato costruito (solo) sulle spalle degli ulsteriani (termine che, ricordo, comprende anche gli scozzesi).

    C’erano anche i neri, gli italiani, ecc. ecc.

    Però fa bene ogni tanto ricordare questa umanità. Che non è immediatamente visibile (non ci sono gli “ulstero-americani” come ci sono gli “italo-americani”) perché non si percepisce come una minoranza etnica, perché “sono” gli americani come dice Pino Mamet. E perché si mescolano almeno con altri protestanti.

    Sulla base demografica – si tratta di un elemento fondamentale delle prime migrazioni. Gli inglesi più benestanti del Sud soprattutto avevano bisogno di ciurma, e la ciurma si prendeva da quelle parti.

    Quindi c’è stato un effetto collo di bottiglia.

  7. Buleghin il vecio says:

    Li xè interesanti i comenti dei voi gente de penna, cose tute istrutive ostaria!

    Da quelo che dite il gnorantissimo Buleghin trae sintetica conclusion!

    La Merica la xè un paese de merda!

    • Francesco says:

      lascia perdere le conclusioni e torna a zappare, che è quello il tuo mestiere

      :D

      • Buleghin il vecio says:

        Li xè i Genovesi che zapan le loro oride coline ciò!

        A Venexia se puole solo pescan ne la laguna!

        • Francesco says:

          Ella ha ben ragione!

          Correggo il mio caldo invito, rinnovando l’auspicio che Ella si astenga da ogni attività di riflessione e comprensione e vada a ciapàr le anguille, che è meglio.

          Bacio le mani

  8. lochlomond says:

    fra l’altro leggo oggi che i juggalos sono finiti nel mirino dell’FBI!

    http://www.guardian.co.uk/music/2011/nov/01/juggalos-classified-as-gang-fbi

    • Moi says:

      La nostra Digos penso che, invece, i loro Scimmiottatori Italici Imminenti li classificherà come ” S-Files ” … ove “S” sta per “sfighè” ;-) .

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