Apocalisse moldava

Un salto dagli amici moldavi.

Li ho conosciuti anni fa, quando Maria era, per tanti italiani, una delinquente. Cioè una clandestina, preoccupata in ogni momento di venire espulsa dal paese in cui lavorava suo marito e dove sua figlia frequentava l’asilo.

Oggi, senza che sia cambiata in nulla, è una immigrata regolare. Ma se i tanti italiani sapessero come lei e suo marito rifiutano, intimamente, di integrarsi nei nostri valori, forse li riterrebbero ancora dei delinquenti.

Maria ha fatto le crepes, con marmellata di ciliegia fatta in casa, nella Moldavia cui ritornano d’estate. Guidando di notte, attraverso la Slovenia, mi raccontano che attraversavano il bosco e i fari illuminavano gli occhi di innumerevoli animali.

“Prendi, noi non possiamo mangiare, oggi è giorno di digiuno”, spiega.

Mihai, che è ingegnere elettronico  ma lavora come imbianchino, è appena tornato a casa, i pantaloni macchiati di vernice.

La figlia, di sette anni, gioca per terra.

“Sono preoccupata per la scuola. Qui non è come a casa nostra, che già quando hanno due, tre anni fanno teatro, ma un teatro bellissimo, qui invece hanno sette anni e quasi non sanno scrivere”.

“In Italia, va tutto male… con una scuola così, come pensano di far studiare le persone? Non imparano niente! Poi succede che quando vado al lavoro, ci sono ingegneri che non capiscono niente, devo spiegare io le cose, ma non mi capiscono nemmeno quando spiego”, dice Mihai.

“Da noi – racconta Maria –  fanno la festa della prima campanella, si chiama così, per la scuola, i bambini sono tutti in divisa, salgono su per le scale, e ognuno porta un fiore per le maestre, ogni bambino delle classi più grandi prende un bambino più piccolo per mano, è una cosa bellissima, qui non c’è niente così… io voglio dare un fiore alla maestra di mia figlia, ma qui non capiscono queste cose, forse pensano  che voglio corromperla”.

Poi aggiunge:

“E poi da noi ogni dieci anni, ci vediamo tutti con le nostre vecchie maestre, quelle che sono ancora vive, si fa una grande festa, ci scriviamo sempre con le maestre. Vedi questo quaderno, da noi ce l’hanno tutti gli alunni, dalla prima all’ultima classe, dove c’è scritto tutto, i voti, come sono stati bravi in classe, cosa hanno fatto, così so quello che succede, in Italia invece non sai mai niente. Da noi, quando c’è la fine dell’anno, danno come un premio a quelli più bravi, io ho ancora tutti i miei premi; e dicono anche quelli che hanno fatto peggio, così tutti vogliono essere bravi”.

“Quando ero piccolo – dice Mihai – mia madre faceva il turno di notte in una fabbrica, una volta la settimana, e pagando dieci rubli, io restavo a dormire all’asilo. “

“Qui per l’asilo devi pagare tanto, e chi lavora di notte come fa?”

“E’ che gli italiani non fanno mai niente insieme, qui è la legge della giungla, ognuno per sé… tu sei straniero, puoi capire queste cose, ma se lo dico agli italiani, mi guardano e dicono, questo è pazzo. Questo paese sta andando giù, giù, tra qualche anno sarà una rovina”.

“L’unica cosa che fanno insieme gli italiani sono gli scioperi!”, sorride Maria. “Da noi non c’erano mai gli scioperi, ma non era per paura, era che eravamo tutti come una famiglia.”

“Mi ricordo i subotnik…”

“Mihai, Miguel non lo può sapere!”

“Scusa, sì, conosci il grande Lenin? Lui il sabato invece di riposare, andava ad aiutare le persone, e così facevamo tutti, il sabato tutti facevamo qualcosa per gli altri, andare ad aiutare le persone anziane che erano sole, portare il cibo, e ci sentivamo tutti fieri…”, spiega Mihai.

“In una casa dove lavoravo”, racconta Maria, che fa la domestica, “ho visto una mappa sul muro, una vecchia mappa, e c’era ancora l’Unione Sovietica, la nostra Patria era così grande… Poi Gorbaciov ha venduto tutto agli americani, che erano invidiosi di ciò che avevamo costruito, e lui adesso ha le belle ville, ma ha permesso agli americani di distruggere tutto.”

“Gli americani portano solo guerra e distruzione nel mondo!”, dice Mihai.

Maria mi indica un libro, in russo.

“Questo libro l’ho trovato nella nostra chiesa, lo ha scritto un monaco, un santo, e dice tutto quello che sta succedendo nel mondo, come è vicina, come si dice in italiano, l’Apocalisse!”

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108 Responses to Apocalisse moldava

  1. Francesco says:

    Ah, come si stava meglio quando si stava peggio!

    Quando c’era Lui, certe cose non succedevano. Gli scioperi, questo lassismo, questa mollezza, manca il rispetto per gli insegnanti, c’è troppo egoismo e materialismo, non ci si aiuta più!

    Non ci avessero tradito! (ps aiuto Andrea, come si chiama il traditore nel Grande Fratello?)

    Insomma, alla fine sono moldavo anche io, in quanto iper-reazionario?

    :D

    • PinoMamet says:

      Un po’ sì.

      Anzi, no: tu sei reazionario, io sono conservatore. Me ne sto rendendo conto…

      a me sta sul cazzo la Gelmini (tra mille motivi) soprattutto perché in Italia la Maturità non si chiama più ufficialmente Maturità (come in un sacco di altri posti in Europa) ma è diventata un altro normalissimo banalissimo Esame di Stato.
      Poi dicono di difendere le tradizioni…
      questo era un nome tradizionale, colto, bello, persino “europeo”, conservarlo non costava niente, e lo hanno levato.

      Poi parlano di Internet (che un qualsiasi dodicenne insegna a me), Inglese (e vabbè,), e Impresa, che invece dovrebbe proprio starsene fuori dalla scuola in paziente attesa di persone preparate, invece di battere i piedi per ricevere quanto prima dei cafoni…

      e guarda che sono classista, pure, a modo mio.
      Cioé: c’è ancora una generazione di camionisti, elettricisti, muratori ecc. che sono persone intelligenti e simpatiche “che non hanno potuto studiare”.
      Rapidamente rimpiazzata da una generazione di cafoni supponenti e incapaci, che non hanno voluto studiare.
      Non me ne frega un cazzo di essere scorretto: è così, fate la prova, la statistica mi dà ragione.

      Per fortuna ci sono gli stranieri. Dico davvero.

      • daouda says:

        Cioè mmo l’esame di maturità è robba tradizionale?

        p.s. Fortuna è della della buona e della cattiva sorte, ricordatelo paracù…

        • PinoMamet says:

          “Cioè mmo l’esame di maturità è robba tradizionale?”

          anche se non si direbbe, sì, lo è.

        • daouda says:

          Hai uno strano concetto di tradizione.
          Ad ogni modo non ci si scomodi…sò io quello strano…

        • PinoMamet says:

          Semplicemente le Università (di conseguenza le scuole pensate per preparare a essa) sono più vecchie degli Stati nazionali;
          anche se questi fanno di tutto per farlo dimenticare, le hanno cooptate nelle loro istituzioni, e le hanno più e più volte pasticciate.

        • daouda says:

          Chissà perché?

          Il problema è: come può essere tradizionale un qualcosa di illegittimo?

          Ciò vale anche per il folklore quando è fine sé stesso. Difatti in Italia c’è quasi nulla di tradizionale, e la sussunzione avanza a rotta de collo!

        • PinoMamet says:

          Di preciso, a cosa ti riferisci quando dici
          “come può essere tradizionale un qualcosa di illegittimo?”
          ?

          Grazie

        • daouda says:

          Per essere tradizionale qualcosa non può essere residuale ma viva quindi trasmettibile ed insegnabile ( ergo il folklore non è tradizionale ) ergo vera, bella, utile, giusta, intelligibile.

          Chiaramente non per tutti allo stesso grado, oltre che non per tutti tou court.

          prego comunque ( anche se potrei pregare di più! eheh )

      • Marcello Teofilatto says:

        >soprattutto perché in Italia la Maturità non si chiama più ufficialmente Maturità (come in un sacco di altri posti in Europa) ma è diventata un altro normalissimo banalissimo Esame di Stato.
        Da insegnante, concordo totalmente (o come si dice oggi, straquoto).
        Un saluto da M.T.

    • Claudio Martini says:

      Goldsmith? Krushev?

    • Peucezio says:

      Reazionario… Francesco – non se ne adombri – è un reazionario sessantottardo.

      • Francesco says:

        il ’68 mi ha trasmesso la mancanza di rispetto per le autorità costituite (l’ANPI, la CGIL, la Repubblica, la Costituzione, la Marcia della Pace, ecc. ecc.)

        per il resto rimango dubbioso, forse sono più un conservatore,chè il reazionario si spende tutto per un’epoca idealizzata, sia pure passata, quindi è uguale al progressista, che si spende per un’epoca futura

        io, tranne il Milan di Sacchi e i Bulls di Jordan, non idealizzo più nulla

        • Peucezio says:

          Io invece continuo a ritenere che il conservatore sia un rivoluzionario mascherato, che accetta la rivoluzione purché avvenga per gradi, quasi impercettibilmente (e dunque più insidiosamente). L’esito finale è il medesimo delle rivoluzioni vere, ma al conservatore questo non importa.

        • Francesco says:

          il cambiamento è la legge naturale della storia umana, un dato di fatto a cui che sarebbe sommamente idiota opporsi

          lo stesso errore di chi pensa di raddrizzare le gambe ai cani, solo fatto in nome dell’immobilità invece che dell’ideologia

          il mio conservatorismo vuole essere onestà e realismo nei confronti della vita, riduzione della violenza non necessaria, perseguimento del bene possibile, considerazione della limitatezza e brevità della nostra vita e quindi ragionevolezza nelle nostre pretese e azioni

          mi pare questo faccia moltissima differenza rispetto alle rivoluzioni

          PS l’esito finale è noto: per il singolo “è subito sera” e per le civiltà lo stesso.

  2. roberto says:

    vabbuò ma ci sarà pure qualcosa che gli piace dell’italia, senno’ non starebbero qui

    • Semplicemente qui possono lavorare e lì no. Ma hai mai visto un italiano indicare qualcosa di buono dell’Italia? ;)

      • roberto says:

        io ogni tanto rimpiango la pizza, la qualità di frutta e verdura e la bellezza delle città :-)

        • Z. says:

          …già, ma se stessi qui non avresti proprio voglia di compiacerti di questi prodigi da Terzo Mondo (frutta, paesaggi e fregna).

          Penseresti a ciò che più rileva per chi vive in Italia: la corruzione, l’arbitrio (quando non l’abuso) come norma quotidiana, l’arroganza dei più forti realizzata grazie alla condiscendenza dei più deboli, le chiacchiere orrende per giustificare il tutto e rivendere ai cittadini che è normale.

          Z.

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  4. rosanna says:

    ringrazio Miguel per questo racconto per tanti motivi :e l’ “universalità” che condivido nella riflessione di Francesco delle 11.47, quindi quella di diri i io sono messicano o io sono moldavo, e per quanto relativo al nostro paese invece dirmi io sono un’italiana immaginaria; a parte tutto l’elenco che potrei fare del particolare tocco poetico di chi cura con estrema cura ( gioco di parole voluto) questo zibaldone multidirezionale, che è molto piacevole leggere ed è giusto ogni tanto uscire dal silenzio per condividere il piacere della lettura sia dell’autore che dei lettori , ecco a parte tutto questa volta è ancora più importante per il mio vissuto familiare, dire che senza due “ingegneri” donne “moldave”, di una storia donna estremamente sofferta e provata, mia madre non avrebbe saputo come provvedere alla cura di sè e della sua casa …io non avrei saputo fare come loro , proprio zero sia a livello fisico che psichico lo sradicamento di questo tipo mi avrebbe del tutto ucciso senza capacità di adattamento e possibilità di aiutare pur contro compenso, qualsiasi altro, come badante o come colf, che spesso mi avrebbe trattato come schiavo anche se sotto forme subdole in cui fanno finta di trattarti come civili democratici

    c’è un film importante che rende meglio ciò che voglio dire del vero sentimento sia del cuore che del cervello , che esprime questo “viaggio” del diario di Martinez dentro l’apocalisse che non significa essere catastrofisti o complottisti perchè solo i ciechi possono ancora far finta o distrarsi rispetto alla catstrofe est-etica in corso (non quelli non vedenti esternamente , ma quellli senza occhi interiori che significa quindi che si sono fatti rubare l’unica linbertà possibile, quella interiore ) ..

    anche se riguarda nello specifico la Romania ..se potete , se non l’aveste visto , procuratevi MARE NERO , è di Federico Bondi che deve essere di Firenze e se non ricordo male o è girato lì a Firenze o a Livorno.
    un caro saluto a tutti
    ro

  5. Claudio Martini says:

    Maledetti americani “invidiosi”! (geniale)

  6. PinoMamet says:

    Comunque ho avuto una vicina di casa moldava
    (è che il palazzo di fronte appartiene a un tale che affitta spesso qualche appartamento a degli stranieri… evidentemente c’ha la sua convenienza)
    e confermo lo strano muscuglio di religione ortodossa molto, ma molto vissuta (con un numero apparentemente infinito di digiuni e mezzi digiuni), camioncini che arrivano dalla Moldavia pieni di lettere di parenti e scatoloni di prodotti dal mondo ex-sovietico, e nostalgia per quel mondo
    (con legami tutt’altro che spezzati: un figlio lavorava a Mosca, per esempio, un altro credo in Ucraina).

    E strane rivalità per noi incomprensibili: verso i romeni, o verso altre due donne moldave (due ciccionazze bionde) che ascoltavano musica che a me pareva turca “sono moldave anche loro ma diverse…”

    • Ritvan says:

      —E strane rivalità per noi incomprensibili. Pino Mamet—
      Beh, detto da un cittadino di un Paese i cui abitanti fino all’altroieri si scannavano allegramente in nome e per conto del proprio campanile:-) mi sembra assai incomprensibile:-)

      —verso i romeni,—
      Beh, che c’è d’incomprensibile? Dario, il mio amico romeno, mi ha detto che i moldavi non sono altro che romeni “secessionisti”:-).

      —o verso altre due donne moldave (due ciccionazze bionde) che ascoltavano musica che a me pareva turca “sono moldave anche loro ma diverse…”—
      Appunto, come dice Bossi “i napoletani sono anch’essi italiani…ma diversi”:-).

      Caro Pino, come si dice, tutto il mondo è paese……

      • PinoMamet says:

        No, no, Ritvan

        capisco benissimo il meccanismo delle rivalità, ci mancherebbe;

        solo non conosco specificamente quelle moldave e i motivi che ci stanno sotto.
        Come se uno mi venisse a parlare, che ne so, delle rivalità tra Kansas e Texas, ammesso che esistano: che ne so, io, cosa hanno i texani che genera odio negli abitanti del Kansas?

        Per quanto riguarda la rivalità verso i romeni, ad esempio, posso intuire qualcosa, ma a dire il vero non so se la cosa sia molto diversa tra i moldavi di lingua romena (o moldava, non so cosa abbiano deciso) e quelli di lingua russa o ucraina, e quale dei due gruppi trovi più antipatici i romeni.

        Per le ciccione bionde, poi, brancolo nel buio.

        Ciao!! :)

        • Ritvan says:

          —No, no, Ritvan, capisco benissimo il meccanismo delle rivalità, ci mancherebbe; Pino Mamet—
          Ah, ecco, me pareva strano che tu le definissi “incomprensibili”:-)

          —solo non conosco specificamente quelle moldave e i motivi che ci stanno sotto.—
          Neanch’io. Ma dormo bene lo stesso:-).

          —-Come se uno mi venisse a parlare, che ne so, delle rivalità tra Kansas e Texas, ammesso che esistano: che ne so, io, cosa hanno i texani che genera odio negli abitanti del Kansas?—-
          Magari il petrolio?:-)

          —Per quanto riguarda la rivalità verso i romeni, ad esempio, posso intuire qualcosa, ma a dire il vero non so se la cosa sia molto diversa tra i moldavi di lingua romena (o moldava, non so cosa abbiano deciso) e quelli di lingua russa o ucraina, e quale dei due gruppi trovi più antipatici i romeni.—
          Beh, se i moldavi sono anch’essi come il resto dell’umanità:-) la risposta dovrebbe essere lapalissiana:-).

          —Per le ciccione bionde, poi, brancolo nel buio.—
          Dopo una rapida incursione alla voce “Moldavia” della Sacra:-) Wiki e avendo presente la tua descrizione “due ciccionazze bionde che ascoltavano musica che a me pareva turca” suggerisco poco umilmente:-) che forse trattavasi di donne appartenenti alla minoranza Gagauzi (3.5%, popolazione di lingua turca e religione cristiana-ortodossa). E ovviamente:-) in tal caso le brave signore moldave-moldave:-) non potevano che aborrirle:-)

          Ciao!
          P.S. Per il compenso che mi devi per la mia consulenza in materia moldaviana ci mettiamo d’accordo con comodo:-).

        • PinoMamet says:

          Ahh, i Gagauzi, ecco come se chiamano!

          In compenso tra le varie persone strane a cui ho dato un passaggio in macchina
          (tutti mi invitano a non farlo, che mi rapinano ecc.; beh, voi non fatelo a casa, ma a me non è mai successo niente di male)
          c’è stato un bulgaro con una vera e propria faccia da galera, che poi si è rivelato gentilissimo; costui mi disse che era sì bulgaro, ma musulmano.

          ciao!

        • PinoMamet says:

          PS

          se torno a Roma poi ci accordiamo per il compenso ;)

  7. Per roberto

    “vabbuò ma ci sarà pure qualcosa che gli piace dell’italia, senno’ non starebbero qui”

    Beh, il fatto che c’è ancora lavoro, per muratori instancabili, badanti e domestiche pazienti…

    Comunque, io non sono un buonista-di-sinistra, che fantastica di Integrazione Assoluta. Dove Integrazione significa ottenere la parità, in cambio di una totale identificazione con il vostro modello di vita (carino, l’aggettivo vostro :-) ).

    Gli scontri e gli asti esistono, e spesso riguardano proprio temi di “civiltà”.

    E a mio avviso non vanno nascosti e censurati. Non va censurato il punto di vista italiota, ovviamente, e quindi sono contrario a un certo tipo di antirazzismo repressivo, che vorrebbe far fermentare sotto il tappeto le cose invece di farle vedere.

    Ma credo che sia importante rendersi conto che anche dall’altra parte ci sono degli esseri umani, che hanno le loro obiezioni alla vostra civiltà. E su questo hanno ragione i beceri, nel sospettare che gli stranieri covino risentimenti nascosti nei vostri confronti.

    Loro queste obiezioni possono esprimerl solo in privato, per paura di essere licenziati, deportati o comunque umiliati. Io mi trovo in una posizione da poterle esprimere.

    Anche l’antirazzismo è un monologo su di voi: “noi siamo a volte intolleranti e ingenerosi,
    ma la nostra civiltà è talmente meravigliosa, che a differenza di ogni altra specie di essere umano, abbiamo anche la grandezza per rendercene conto e non esserlo”.

    Il dialogo presuppone che si sia in due a parlare, e a dire cose diverse.

    • roberto says:

      d’accordo, ma in questo post non è una questione di temi di civiltà*, ma alcune considerazioni piuttosto contingenti (il belissimo teatro della scuola moldava vs l’ignorantificio italico, le insegnanti che ricevono regali vs le megere italiche, l’amore e concordia moldave vs l’egoismo italico).

      e poi, quale sarebbe la nostra “vostra civiltà”? Il rigore gesuita di francesco? il mio edonismo sfrenato? la curiosità xenofila di pino? la zoccolaggine della minetti? (mettete faccine sorridenti dopo ogni punto di domanda)

      *con l’eccezione, notevole per altro, dell’asilo

      • PinoMamet says:

        Grazie per la curiosità xenofila :)

        devo dire che anche l’edonismo sfrenato non mi dispiace affatto (non che ce ne sia bisogno, ma ti esorto a continuare per tale via :) )

      • Francesco says:

        grazie grazie troppo buono

        ma il rigore dei gesuiti li ha condotti al bolscevismo più fanatico e quindi mi dimetto dalla Compagnia di Ignazio di Loyola (e già che ci sono mi porto via le reliquie del Santo)

  8. PinoMamet says:

    Non c’entra assolutamente niente (scusate)

    ma leggo ora sull’orrendo fogliaccio locale l’unica notizia interessante:

    ricorre il centenario della “strage di Langhirano”. Cento anni fa una manifestazione di contadini e operai che protestavano contro l’intervento militare in Libia (!) veniva repressa nel sangue dalle forze dell’ordine.
    Le manifestazioni facevano parte di un movimento iniziato a Forlì e che si era esteso a tutta l’Emiliaromagna.

    I carabinieri colpevoli, assolti per “inesistenza di reato”. I manifestanti, descritti dallo stesso ignobile fogliaccio (che ora finge di fare ammenda) come “la solita teppa”.

    Ciao!

  9. rosanna says:

    GRAZIE A TE MIGUEL ! ..la tua armonia è come quella musicale , il tuo equilbrio, TUTTO
    :-)

  10. daouda says:

    a)Qua in Italia un giorno si rimpiangerà il welfare, il ché non farà che palesare come tanti parassiti INGANNATI ( dacché ora sarebbero molto più benestanti – i parassiti – , come anche chiaramente quelli che li hanno campati ) rimpiangeranno i loro privilegi.
    Si ciancia di ETICA ma non si nota che, usufruire come richiedere determinate azioni sia IMMORALE in sé.
    Siamo alla sagra dei meloni.
    Essere nostalgici di un regime la cui esistenza fu dovuta ad infamie e trucchi contabili è indicativo, e se si può perdonare agli ignoranti che godevano di qualcosa che non avrebbero dovuto neanche vedere, a te questo lusso non è certo concesso.

    Lunga vita a Stolypin.

    b) Sugli ortodossi COMPROMESSI e TRADIMENTI di confratelli e fedeli venduti al regime ce ne sarebbe da dire, nei paesi del patto di Varsavia, altro che le minchiate dell’URSS benefattrice della Chiesa ortodossa…Ringraziando Dio la Chiesa ortodossa non è gerarchica in senso prettamente strutturale essendo la sua gerarchia più specificatamente in senso spirituale, cosicché i singoli traditori lo sono stati , seppur a detrimento e vergogna della Chiesa stessa, a loro nome proprio.

    c)La pagnotta prima della Fede evidentemente è un ragionamento che fanno ovunque.

    d) l’Italia degli anni di Mussolini con l’URSS. Questo è il paragone. Per quanto stiano recuperando il nostro schifo , sono ancora indietro.
    Socialismo e corporativismo liberista portati all’eccesso, ed i risultati si vedono!
    Non è un caso che il balzo in avanti lo si faccia con il socialismo ( espropriazioni per un fine determinato, struttura autocratica per imporsi), per poi giungere con il liberismo corporatista a sostenuti consumi ( alimentazione del sistema dove il consumo è il controllo stesso ) .
    L’associazione dei due, lo spettacolo integrato.
    Il sistema non è stato ideato da stupidi, come anche gli pseudo rivoluzionari o gli pseudo analisti pseudo social-politici non è che siano molto originali essendo le loro idealità flusso scontato nelle sue potenzialità.

    p.s. Sì. L’Italia è una giungla che vi raccontate però come vi pare, of course.

  11. lamb-O says:

    La capisco anche ma ho sempre odiato fare le cose tutti insieme, mi spiace. Mi avessero appioppato la festa della campanella, le cronache avrebbero mangiato su un suicidio infantile.

    Va beh, siamo merda, a chi lo scrive qui si dà di gomito, moriamo tutti.

  12. Rocco says:

    Benissimo, io gioco in una squadra dove il 98% sono moldavi, una specie di nazionale amatoriale… Dopo aver giocato per anni con italiani, ma avendo vissuto spesso all’estero, riconosco subito la diversità in positivo dello straniero rispetto all’italiota. Credo sia una questione di disciplina e rispetto. Per carità, la coppa disciplina non la vinciamo, ma stiamo solo giocando a calcio!

  13. Per roberto

    “vostra civiltà” lo scrivo per vedere l’effetto che fa :-)

    Detto questo, direi che dietro le piccole differenze, c’è davvero una differenza che potremmo chiamare di civiltà, e forse delle più radicali.

    Tutte le realtà umane sono dei compromessi tra tante cose, ma se vogliamo prendere il nucleo del nucleo della cultura dominante in Italia, è chiaro che si fonda sull’idea della realizzazione individuale; mentre il nucleo fondante della cultura dei miei amici moldavi (la Moldavia non la conosco) è chiaramente comunitaria. Tre volte comunitaria, se sommiamo la cultura contadina, quella ortodossa e quella comunista.

    Non è tanto questione di quale modello “ci piace” – come acutamente nota lamb-O, io farei fatica a partecipare in maniera credibile alla Festa della Campanella. E’ questione di renderci conto che è un modello sociale all’opposto di quello verso cui tende l’Occidente oggi.

    • roberto says:

      azz, in tre paragrafi mi distruggi la mia weltanschauung!

      in particolare quando dici “la cultura dominante in Italia, è chiaro che si fonda sull’idea della realizzazione individuale”

      a me è sempre sembrato il contrario, cioè che quella italiana fosse essenzialmente una società tribale (la tribù di repubblica, la tribù del clan dei casalesi, la tribù di lele mora, la tribù dei grillini…)

      • Z. says:

        A mio avviso per un italiano che fa parte di una tribù ce ne sono nove – se non diciannove – che non fanno parte di nessuna tribù, e che non scrivono, non leggono e non si formano idee sul web.

        Z.

        • lamb-O says:

          Non vedo alcun nesso diretto tra il far parte di una tribù e il leggere o lo scrivere, onestamente.

        • Z. says:

          lamb,

          intendo dire, non dobbiamo pensare che esistano solo quelli che militano da qualche parte o esprimono la loro opinione sul web. La quasi totalità degli italiani non lo fa, eppure esiste. Ed essendo maggioranza, decide anche per gli altri.

          Z.

      • Francesco says:

        mi sa che devo confermare

        ci si divide in tribù,anche se pochi ne traggono effettivo beneficio, molti sono solo claque (e carne da macello)

        Miguel, se ti dicessi che la scuola moldava assomiglia molto a certe scuole cielline che mi descrivono miei amici, magari lamentandosi per l’eccesso di attività comunitarie e coinvolgimento dei genitori?

        • Moi says:

          A me veramente quei ricordi idilliaco-scolastici hanno fatto venire in mente il famoso Libro Cuore del Massone Edmondo De Amicis; che voleva dimostrare, con il personaggio di Franti, la tesi di Cesare Lombroso che certa gente delinquente ci nasce e basta …per screditare Don Bosco e il Valdocco !

          Altro che CL !

        • PinoMamet says:

          Viva Moi!! ;)

        • Francesco says:

          noi cattolici non crediamo nella predestinazione ma nel libero arbitrio!

        • PinoMamet says:

          Ed è una delle (non pochissime, devo ammettere) cose che mi piacciono di “voi cattolici” ;)

        • Moi says:

          Lombroso NON aveva a disposizione il concetto scientifico di DNA … ma se l’ avesse avuto non avrebbe esitato a usarlo, aggiungendo che “libero arbitrio” e “predestinazione” non sono che _nel suo stesso linguaggio _ delle “fantasticherie metafisiche” ! ;-)

        • Moi says:

          @ PINO

          A dire il vero nel leggere il resoconto di Miguel della Maria ho come “risentito” il mitico carillon dell’ anime giapponese

          http://www.youtube.com/watch?v=ZkgGKqYX0to

          … ancora una volta, per rendere poeticamente valori initimamente interconnessi come Amor di Patria, Spirito di Sacrificio, Senso dell’ Onore e Senso del Dovere spariti nel “Frangistan” post68ino [ e penso che la Paura dell’ Islam non sia che la paura di dover ripiombare a prima del 1968 !] ci sono voluti dei Giapponesi.

          PS

          Notare che i Nipponici hanno fatto un po’ di casino, nella cartina geografica dell’ Italia, fra l’ Appennino ToscoEmiliano e la Via Emilia … ma li si perdona ;-) !

    • daouda says:

      Veramente in Italia non c’è affatto il culto della realizzazione individuale.
      Vedi gente disposta a farcela da sola? Io no.
      Io vedo solo quelli che cercano più agganci possibili per campare sulle spalle altrui e non fare un cazzo.

      Si può essere d’accordo sul comunitario contadino et religioso ma il comunismo è quanto di più anti-comunitario esista in natura.
      Il comunismo è IL CLASSISMO ( quindi oppressivo e dis-organico ) nella sua esplicazione lasalliana e per via del suo sussumere la comunità, riproponendola uniformata e deresponsabilizzata, ne è proprio la nemesi oscura ( anglosassonicamente intesa ).

      • lamb-O says:

        Ok, ma gli agganci si cercano per sé e si reputano strumentali. Rimane una forma di individualismo.

        Andando sul generale, forse perché solitario per indole tendo a preferire le spiegazioni psicologiche a quelle sociologiche, e per me il problema fondamentale dell’Italia (e dell’Occidente, in gradazioni diverse) è uno solo: carenza di adulti.
        Una persona infantile non è sociale, non ce lo si può aspettare.

        • daouda says:

          Che si intenda che l’Italia è una giungla è certo corretto, non è però un caso tipologicamente del sud Italia , proprio perché guardacaso c’è la Mafia.
          Ora non mi si verrà a dire che la Mafia è buona perché conserva un senso comunitario ( ma comunitario di che? distorto, di certo )?
          idem per il comunismo.

          Come la Mafia è individualista anche se dà parvenza comunitaria poiché ricicla le comunità per ridartela in un uniformismo mediato dalla sua interazione, così è il comunismo CON L’AGGRAVANTE che mentre la Mafia è un’entità privaristica più naturale, l’URSS con la sua proprietà pubblica è molto più innaturale, indipendentemente dalla densità/pervasività dei loro sistemi.

          Sono d’accordo con te. Siamo bambocci proprio e sempre più lo saremo.

          p.s. lo stile URSS è una tappa , non un traguardo.

          p.s. mafia e socialismo sono entità altamente individualistiche. Il socialismo ne è l’apoteosi poiché fornisce un grandissimo potere.

  14. mirkhond says:

    Conosco una signora rumena che fa la badante qui a Bari. Viene dalla Moldavia facente parte della Romania, ma dice sulla sua terra e sulla sua gente, più o meno le stesse cose degli amici di Miguel Martinez.
    E cioè che in Italia c’è egoismo, individualismo ecc., mentre in Romania, soprattutto nei piccoli centri di provincia come quello da cui proviene, c’è molta solidarietà. In famiglia si vogliono tutti molto bene, tra vicini di casa e di condominio si aiutano, quando c’era Ceausescu tutti mangiavano ed avevano un discreto benessere, l’università era gratuita così come la pubblica istruzione, mentre oggi tutto si paga, a cominciare dalle cure mediche, e lei se c’era ancora Ceausescu non sarebbe venuta a fare la serva in Italia per aiutare la famiglia, visto che la madre vedova non prende nemmeno la pensione del marito…
    A me che l’ho ascoltata incredulo, quando le ho parlato dei crimini di Ceausescu, dei bambini malati di Aids, della repressione poliziesca e della persecuzione della Chiesa, anche quella Ortodossa a cui appartiene, mi ha risposto che lei non ha mai visto e sentito nulla di tutto ciò e che lei e i fratelli sono stati battezzati regolarmente…
    Penso che in queste persone che vivono lontano dalla loro terra, in un ambiente non sempre amichevole, si sviluppi un forte senso di nostalgia che le porta a vedere la loro patria come una sorta di paradiso terrestre, e spesso diventano aggressivi quando metti in dubbio qualcosa di ciò che dicono…
    E infatti ciò che mi colpisce di questi ex sudditi del comunismo è il loro forte nazionalismo, con tutte le mitologie nazional-risorgimentali connesse e l’odio verso i popoli confinanti, anch’essi ex comunisti, e per le loro minoranze interne, in questo caso gli Ungheresi di Transilvania.

    • daouda says:

      Quello che non capite è che il welfare è IN SE’ STESSO INSOSTENIBILE.

      Questo viene dato per poi avere quel che oggi ha la Romania. Come io accuso i miei padri di tradimento, così dovrebbe fare le giovani generazioni romene che sono state consegnate al massacro.

      Loro ebbero Codreanu ( con i suoi eccessi ).
      I russi ebbero Stolypin.

      Noi niente di tutto ciò.

    • “mi ha risposto che lei non ha mai visto e sentito nulla di tutto”
      Forse l’ha aiutata a non vedere e non sentire un’esposizione adeguata alla propaganda del regime, un po’ come non vede e non sente nulla un tale che si informa esclusivamente guardando il TG4.

      • mirkhond says:

        Per Mauricius

        Semplicemente soffre di nostalgia per la lontananza da casa e per le difficoltà dovute anche ad un caratterino non certo facile, e ciò le fa vedere ciò che vuol vedere…
        Un atteggiamento che ho riscontrato anche tra gli studenti “greci” di mia conoscenza. Per gli Italiani queste cose sono difficili da capirsi, perchè noi se dobbiamo criticare il nostro paese e le cose che non vanno, lo facciamo benissimo anche davanti a stranieri.
        Mentre non ho notato la stessa cosa tra stranieri al cospetto di italiani, a meno che non sei proprio molto intimo dopo anni e anni di amicizia.
        Stando almeno alla mie conoscenze con Croati, “Greci” e Rumeni, per loro i panni sporchi di casa si lavano in famiglia, davanti allo straniero, va tutto bene, il nostro è il migliore dei paesi del mondo.
        ciao

        ps. riguardo alla televisione, vede soprattutto un canale rumeno che riesce a captare col satellite.

        • PinoMamet says:

          In questo do ragione a Mirkhond

          in genere anche gli stranieri che conosco io, prima di criticare il loro paese, ce ne mettono…
          ufficialmente è sempre tutto perfetto e bellissimo
          (fanno eccezione alcuni nordafricani con i quali ho parlato, forse perché coscienti della cattivissima stampa di cui soffrono… però anche in questi casi il discorso era partito da una critica- loro- a come funzionavano le cose in Italia, critica, per carità, più che legittima e ampiamente condivisa dagli ascoltatori)

          noi italiani siamo piuttosto bravi a criticare, all’estero, l’Italia in generale, e la città/regione/macrozona che ci sta antipatica
          (siamo patriotticissimi, ma su scala cittadina)

          fanno eccezione, tra noi, gli emigrati da diversi decenni o da più di una generazione, i quali hanno ovviamente in testa l’Italia favolistica dei turisti.

    • Ritvan says:

      —..l’odio verso i popoli confinanti, anch’essi ex comunisti, e per le loro minoranze interne, in questo caso gli Ungheresi di Transilvania. Mirkhond—

      Il mio amico romeno Dario mi ha spiegato che in questo caso l’odio è perfettamente reciproco. Gli ungheresi della Transilvania hanno tutti i diritti riconosciuti alle minoranze in ambito europeo, bilinguismo compreso. Però, pare che loro il bilinguismo lo intendano un po’ come i fiamminghi – di cui ho raccontato un episodio al tempo del mio stage in Belgio – e se entri nel negozio di un ungherese, negozio dall’insegna rigorosamente bilingue, e ti rivolgi a lui in romeno, ti risponde invariabilmente in ungherese “Non capisco”…non vedo, pertanto, come possano risultare simpatici ai romeni.

      • mirkhond says:

        Per Ritvan

        E’ quello che dice anche la mia conoscente rumena non transilvana.
        Però, da quel che ho letto, questa tutela della minoranza ungherese, è posteriore alla caduta di Ceausescu, mentre, a quanto mi risulta tra il 1918 e il 1989 (tranne la parentesi della parziale riannessione della Transilvania all’Ungheria nel 1940-44), furono i Rumeni vincitori ad opprimere la minoranza ungherese.
        Certo si trattò della vendetta per il lungo dominio ungherese, che dal 1437, insieme ai Szekely e ai Tedeschi (qui detti Sassoni), attraverso l’Unione Fraterna o Unione delle Tre Nazioni, per quasi 500 anni, tennero la maggioranza valacca della popolazione, indigena secondo il nazionalismo rumeno, o immigrata dalla sponda sud del Danubio, in uno stato di perenne servitù della gleba, impedendo l’emersione di una classe dirigente valacca locale, a meno che non s’integrasse e assimilasse ai gruppi dominanti, soprattutto ungherese.
        Nemmeno gli Asburgo riuscirono purtroppo, a spezzare questo regime di privilegio, aggravato dalla nascita della Duplice Monarchia nel 1867, e con il successivo cinquantennio di tentativo di magiarizzazione linguistica dei Rumeni transilvani, attraverso la scuola e la pubblica amministrazione.
        Da qui, il comprensibile revanscismo rumeno, a partire dal 1918, quando la situazione si rovesciò e i dominatori divennero i dominati.
        Quello che, invece, mi fa riflettere, è come il comunismo, alla faccia dell’internazionalismo proletario, abbia finito per nazionalizzarsi e continuare sotto nuove vesti, la precedente politica etnica.
        Politica che, del resto, fu seguita anche dalla Bulgaria comunista con le sue cospicue minoranze islamiche pomaka e turca, e nella Serbia jugoslava nel Kosovo albanese sotto Rankovic’ (1944-1966) e poi, morto Tito, sotto Milosevic’.
        E questo contribuisce al mio ripudio del comunismo, proprio per aver tradito quanto di meglio proclamava nella sua lotta a fascismi e nazionalismi.
        ciao

        • Ritvan says:

          Concordo, caro Mirkhond. Però il nostro Tirannosauro Rosso Hoxha faceva eccezione. Le minoranze etniche erano trattate bene (ovvero come noialtri), anzi buona parte (da 1/4 a 1/3) del Politburò era costituita da albanesi di etnia macedone o valacca. La minoranza greca del sud aveva le scuole nella sua lingua. Insomma, era indubbiamente un fetentone Hoxha, ma non era un nazionalista albanese.

        • mirkhond says:

          Ho sempre pensato a voi Albanesi come l’eccezione in ambito balcanico. Le tensioni kosovare nascono dai crimini serbi e non il contrario.
          Anni fa uno studente genovese mi raccontò dell’esperienza di suo nonno, soldato durante l’occupazione italiana del Montenegro (1941-43). Il nonno, a contatto con Montenegrini e Albanesi, riteneva che gli Albanesi fossero delle brave persone e non rispondenti affatto al secolare, e purtroppo oggi rinnovato, stereotipo di spietati banditi, mentre lo stesso non valeva per i Montenegrini, visti proprio come un certo immaginario italiano e non, dipinge gli Albanesi.
          Anche l’uomo politico missino Ajmone Finestra, ufficiale in Dalmazia in quegli anni, e komandir (comandante) di un reparto di serbo-dalmati al servizio dell’Italia, afferma in un suo libro di memorie, che i Montenegrini erano talmente feroci e vendicativi, che potevano consumare una vendetta anche dopo 50 anni!
          Certo Finestra è da prendere con le pinze, in quanto imbevuto della mentalità da colonizzatore buono, ma anche severo verso i barbari balcanici da civilizzare e italianizzare, tipico dell’ottica imperialista dell’epoca.
          Anche riguardo agli Albanesi che ho conociuto qui a Bari, non ho visto in loro quella spocchia e tracotanza nazionalistica come per altre persone appartenenti ad altre etnie balcaniche.
          Ma questa può essere benissimo una mia impressione personale.
          ciao

        • PinoMamet says:

          ” Montenegrini erano talmente feroci e vendicativi, che potevano consumare una vendetta anche dopo 50 anni!”

          devo avere sangue montenegrino… :)

        • mirkhond says:

          Inoltre, ma questo né Finestra, né il nonno dello studente genovese l’hanno detto, in Montenegro ci sono donne molto belle, belle in senso di brune mediterranee come piacciono al sottoscritto, almeno vedendo alcune vecchie foto su libri e in siti internet!
          ciao

        • Ritvan says:

          —Ho sempre pensato a voi Albanesi come l’eccezione in ambito balcanico. Mirkhond—
          Per quanto riguarda lo sciovinismo e la voglia di comandare su altri popoli hai perfettamente ragione.

          —Le tensioni kosovare nascono dai crimini serbi e non il contrario.—
          Concordo, ovviamente:-).

          —Anni fa uno studente genovese mi raccontò dell’esperienza di suo nonno, soldato durante l’occupazione italiana del Montenegro (1941-43). Il nonno, a contatto con Montenegrini e Albanesi, riteneva che gli Albanesi fossero delle brave persone e non rispondenti affatto al secolare, e purtroppo oggi rinnovato, stereotipo di spietati banditi, mentre lo stesso non valeva per i Montenegrini, visti proprio come un certo immaginario italiano e non, dipinge gli Albanesi.—
          Mah…che ti devo dire…a parte il fatto che molti storici albanesi sostengono che i montenegrini siano degli albanesi “slavizzati” e che abbiano, pertanto, – a differenza dei serbi, ecc. – conservato molte caratteristiche culturali simili a quelle dei montanari albanesi, tipo non commettere atrocità su cadaveri, su donne e bambini ecc. Però, in quanto a banditismo nemmeno noi albanesi scherzavamo, eh, anzi c’era qualche regione povera e montagnosa come la Mirdita (cattolica!) che praticava il brigantaggio in modo “istituzionalizzato”.

          —-Anche l’uomo politico missino Ajmone Finestra, ufficiale in Dalmazia in quegli anni, e komandir (comandante) di un reparto di serbo-dalmati al servizio dell’Italia, afferma in un suo libro di memorie, che i Montenegrini erano talmente feroci e vendicativi, che potevano consumare una vendetta anche dopo 50 anni!–
          Beh, se per questo anche certi montanari albanesi non scherzano…

          —Certo Finestra è da prendere con le pinze, in quanto imbevuto della mentalità da colonizzatore buono, ma anche severo verso i barbari balcanici da civilizzare e italianizzare, tipico dell’ottica imperialista dell’epoca.—
          Beh, sulla vendetta kanunoria albanese e montenegrina non aveva poi tutti i torti…

          —Anche riguardo agli Albanesi che ho conosciuto qui a Bari, non ho visto in loro quella spocchia e tracotanza nazionalistica come per altre persone appartenenti ad altre etnie balcaniche. Ma questa può essere benissimo una mia impressione personale.—
          No, non è solo una tua impressione: come già detto, avremmo anche un sacco di altri difetti “nazionali”:-) noialtri albanesi, ma lo sciovinismo non è certo fra questi.

          Ciao

  15. Per roberto

    “a me è sempre sembrato il contrario, cioè che quella italiana fosse essenzialmente una società tribale”

    una cosa non esclude l’altra, nel senso che uno per realizzarsi contro gli altri, può sempre sfruttare la propria rete di parentele e di clientele.

    Ma è qualcosa di molto diverso di ciò che descrivono gli amici moldavi.

  16. Per Pino Mamet, che ha segnalato sull’altro post il centenario della strage di Langhirano, compiuto contro chi protestava contro la… guerra in Libia, ecco un brano che racconta la vicenda:

    http://www.ecn.org/antifa/article/3192/langhirano-pr-langhirano-antifascista-non-dimentica
    DI SEGUIT0 IN BREVE L’ACCADUTO. RICORDANDO CHE IL” LABORATORIO LE RADICI E LE ALI DI LANGHIRANO” NEL 2004 HA DEPOSTO, SUL LUOGO DELL’ECCIDIO, LA LAPIDE CON IL TESTO INTEGRALE SCRITTO DA ALCESTE DE AMBRIS DEDICATO A QUEI MORTI.

    Nel cimitero di Langhirano sorge un piccolo monumento funebre che ricorda un tragico fatto accaduto nel settembre del 1911.
    L’epigrafe incisa dice: Il proletariato ai suoi martiri.
    E’ un monumento modesto: la consueta fiamma di bronzo agitata dal vento, una stele da cui pende una corona di spine e un blocco di marmo sbozzato a colpi di mazza, dono dei cavatori apuani. Sotto riposano i morti: Elisa Grassi di 24 anni, Maria Montali di 22, Severino Frati di 33, Antonio Gennari di 43.
    Era scoppiata la guerra di Libia. Sotto la spinta di alcuni gruppi capitalistici nazionali, il governo Giolitti si era deciso ad innalzare nuovamente la bandiera delle imprese coloniali, sfruttando l’azione di penetrazione che già da vari anni il Banco di Roma svolgeva in Tripolitania in continuo contrasto con la Turchia che la occupava. Il pretesto per dare inizio alle ostilità contro il governo turco non fu difficile trovarlo. Così, dopo le sfortunate avventure di Crispi, un’altra guerra colonialistica in terra africana era cominciata.
    Il popolo fu contrario all’impresa libica, il ricordo dei 4000 morti di Abba Garima era ancora troppo vivo nella memoria degli italiani. E del resto il carattere aggressivo, imperialistico, di quella guerra era del tutto evidente.
    Per tali ragioni l’opposizione alla guerra di Libia si manifestò subito con un moto spontaneo e profondo in ogni parte del paese. Le direzioni del Partito socialista e della CGL proclamarono uno sciopero generale di protesta di ventiquattro ore. Era il 27 settembre.
    Nella provincia di Parma la decisione dello sciopero fu accolta con slancio. Nelle strade la canzone propagandistica Tripoli, bel suol d’amore veniva cantata con opportune modifiche in cui si esprimeva tutto l’odio dei parmigiani contro quella guerra di rapina:
    Nella giornata del 27 lo sciopero fu compatto tanto in città quanto nelle campagne. Soltanto i tramvieri delle linee a vapore fecero eccezione. Era stato perciò necessario che gli scioperanti impedissero il traffico delle tramvie, bloccando la partenza dei treni nelle stazioni poste a capo delle varie linee. Ma anche questa operazione era riuscita poichè i tramvieri, controllati dalla polizia, non domandavano in fondo che un pretesto qualsiasi per unirsi agli scioperanti.
    Lo sciopero però cessava a mezzogiorno dell’indomani. Il mattino del 28 quindi, verso le cinque, che il sole non si era ancora levato, un gruppo di una quarantina fra uomini e donne, s’incamminò dalle case di Langhirano verso la stazione per vedere se era possibile impedire la partenza del tram anche per quel giorno. Camminavano calmi e con intenzioni così poco aggressive che si erano portati dietro anche i bambini. Nessuno gridava. La dimostrazione non poteva essere più pacifica e corretta.
    Quando però il gruppo giunse alla stazione, la trovò presidiata da una squadra di carabinieri appoggiata da alcune guardie forestali: impugnavano i moschetti con aria minacciosa.
    Le carrozze non erano ancora pronte e la macchina si trovava dentro al deposito.
    Parte dei dimostranti si dispose perciò attraverso i binari, mentre gli altri entravano nel piazzale interno della stazione.
    Pareva che ogni cosa si svolgesse senza incidenti: tra qualche minuto sarebbero venuti i tramvieri, la gente avrebbe parlato con loro, il convoglio non si sarebbe formato e la manifestazione si sarebbe sciolta.
    Invece di colpo, i carabinieri si scagliarono violentemente contro gli operai e i contadini, gettando a terra le donne e calpestandole. Poi, quasi subito, senza intimazioni, senza squilli di tromba, senza preavviso, incominciarono a sparare furiosamente.
    Fu un momento d’angoscia: i carabinieri non sparavano in alto, ma contro la folla! Le scariche durarono pochi attimi e tuttavia sembrò che non dovessero aver fine. I dimostranti colpiti dal piombo cadevano al suolo rantolando, gridando di dolore; gli altri fuggivano verso il paese inseguiti dal sibilo dei proiettili.
    Quando il fuoco cessò, undici corpi giacevano a terra nel piazzale. Un proiettile aveva forato la nuca d’una ragazza ventenne, Maria Montali: altri due colpi l’avevano presa alle spalle.
    Un’altra donna, Elisa Grassi, incinta da alcuni mesi, era stramazzata coi polmoni squarciati.
    Severino Frati, invece, ai primi colpi, era balzato sul piano caricatore di una vettura, ma qui l’aveva raggiunto una guardia forestale che, dal basso, sparandogli alla gola, gli aveva reciso la vena del collo: il Frati era caduto giù di schianto. Più tardi si ebbe modo di constatare che il Frati era letteralmente crivellato di proiettili alla coscia e al braccio destro.
    Antonio Gennari era stato raggiunto da una palla che gli aveva asportato l’occhio e da altri due colpi alle spalle che l’avevano attraversato da parte a parte: “Fucilato alla schiena”, disse poi un testimonio.
    Tre morti, un moribondo (il Gennari, che morirà qualche tempo dopo all’ospedale di Parma) e sette feriti, tra cui alcuni assai gravi, giacevano dunque, immersi nel loro sangue, sul piazzale di Langhirano.
    Compiuto l’eccidio, col moschetto ancora fumante in pugno, il comandante della squadra omicida, chiamò il capo stazione e gli disse: “Ora lei, capo, può fare attaccare la macchina che i binari sono sgombri”.
    Nello stesso istante, sul piazzale, un ferito si alzò e, barcollando, cercò d’allontanarsi dal luogo della strage; ma un carabiniere lo vide, sollevò ancora una volta il moschetto e lo colpì con un’altra fucilata alla schiena. L’uomo cadde bocconi nella polvere.

  17. mirkhond says:

    Nella tragedia, è bello che dei sudditi italiani, e appartenenti ai ceti più popolari, dimostrassero CONTRO l’imperialismo sabaudo, la cui solita risposta non si fece attendere….
    Questo mi viene da pensare, dopo aver letto i vomiti di certi neoirredentisti, i quali continuano tetragoni, a riproporre la sfrappola della presunta oppressione asburgica, da cui l’illuminato&democratico regno sabaudo avrebbe liberato le plaghe padane….

  18. Moi says:

    Mi sa tuttavia che se questa signora NON fosse una “Migrante” verrebbe accusata da certa SX di essere una Fascistona che fa apologia di Scuola Pre68ina … a dimostrazione che un totalitarismo in fin dei conti è sempre un totalitarismo, può partire dal Mito della Razza o dal Mito della Classe Sociale, ma finisce con il ricongiungersi all’ ideologia antagonista !

  19. Peucezio says:

    Ottimo articolo, Miguel!
    In generale il sistema scolastico dell’Unione Sovietica funzionava molto bene e, almeno in Russia, funziona ancora benino. Hanno avuto la fortuna di non essere stati “liberati” dagli americani e soprattutto, per conseguenza, di non avere avuto il ’68.

    Devo dire però che temo che le giovani generazioni siano un po’ diverse. Ho conosciuto a Milano diversi moldavi. Me ne ricordo uno in particolare, bravissimo ragazzo, per carità, ma che non era affatto come quelli descritti da Miguel e da Mirkhond: era il tipico ragazzo globalizzato ateo-agnostico (o, per meglio dire, menefreghista), americanizzato, anche se almeno era alla mano, non se la tirava come noi italiani.

    • Se ottima scuola sovietica è quella scuola che ha sfornato tutte le bigliettaie di Pietroburgo che non sanno manco dirmi in inglese quanto costa un biglietto…

      • Peucezio says:

        La validità di un sistema educativo si misura dalla conoscenza dell’inglese?
        Io di russi, ucraini ecc. ne frequento tanti da una quindicina d’anni e ho visto il livello d’istruzione.
        Comunque sui giovanissimi, quelli cresciuti in piena era El’cin o addirittura Putin non mi esprimo, perché non ne ho idea.

      • Be’, la conoscenza dei NUMERI in inglese, che sono una nozione quantomeno indispensabile per chi fa il bigliettaio in una grande città meta di turisti…
        Tu come fai a dire che una scuola è ottima?

        • Ritvan says:

          Caro Mauricius, da modesto fruitore di scuola di stampo sovietico (quella albanese era di quello stampo) sono d’accordo con Peucezio. Era una buona scuola, per la disciplina, i programmi (ovviamente quelli tecnico-scientifici, poiché p.es. in Storia s’insegnavano le solite bubbole del Partito) l’impegno degli insegnanti, lo stimolo a studiare (solo quelli che avevano ottimi voti – e naturalmente buona biografia famigliare – potevano sperare di proseguire negli studi e non finire alla zappa o alla catena di montaggio) e quant’altro.
          L’assenza dell’insegnamento dell’inglese magari era dovuta al timore che potesse servire ai sudditi per comunicare con la CIA:-). La validità di un sistema scolastico non si può stabilire solo sulla base del mancato insegnamento dell’inglese (che in uno Stato chiuso come quello sovietico e simili non serviva a nulla) e, comunque, dopo la caduta del comunismo l’ente turismo di Pietroburgo aveva tutto il tempo per organizzare dei corsi rapidi d’inglese per le bigliettaie, no?:-)

        • “solo quelli che avevano ottimi voti – e naturalmente buona biografia famigliare – potevano sperare di proseguire negli studi e non finire alla zappa o alla catena di montaggio”
          Cioè una scuola che produce poche eccellenze ed una pletora di gente che sa leggere e far di conto a stento. Molta qualità concentrata in poca quantità.
          Forse non è la scuola migliore per un paese in cui tutti votano e il voto dell’emerito ignorante vale esattamente quanto quello del genio universale.

        • Ritvan says:

          Ritvan: “solo quelli che avevano ottimi voti – e naturalmente buona biografia famigliare – potevano sperare di proseguire negli studi e non finire alla zappa o alla catena di montaggio”.
          —Cioè una scuola che produce poche eccellenze ed una pletora di gente che sa leggere e far di conto a stento. Molta qualità concentrata in poca quantità.
          Forse non è la scuola migliore per un paese in cui tutti votano e il voto dell’emerito ignorante vale esattamente quanto quello del genio universale. Mauricius Tarvisii—

          Caro Mauricius, quella del “poche eccellenze ed una pletora di gente che sa leggere e far di conto a stento” è una tua deduzione fatta non so su che basi, visto che il sistema scolastico di tipo sovietico tu non l’hai vissuto di persona. Mi spiego meglio: per avere ragionevoli speranze di andare all’Università dovevi avere – oltre alla “buona” biografia famigliare – una media dei voti ottenuti in tutti gli anni del liceo superiore al 95/100 (massimo 100/100). Questo, però, non vuol dire che chi ne rimaneva fuori perché aveva la media chessò, del 80/100 fosse un semianalfabeta, eh, e quella media la raggiungeva la stragrande maggioranza degli allievi…poi, certo, c’erano anche i somarelli che venivano promossi per carità di…Partito:-), ma erano un’esigua minoranza. Inoltre, le lezioni venivano impartite nello stesso modo sia a chi studiava e poi prendeva il massimo dei voti che a chi se ne fregava e poi prendeva solo la sufficienza, poiché il Partito non aveva istituito lo studio obbligatorio:-) a casa, né inventato un modo per poter infilare a forza le nozioni scolastiche nella capoccia di chi non aveva voglia di studiare.

        • “è una tua deduzione fatta non so su che basi”
          Nessuna base: solo quello che avevi scritto (e che hai anche riportato insieme al mio commento). Poi se assicuri che il non poter proseguire gli studi non impediva a nessuno di avere una istruzione decente, ok, non vedo perché non crederci.

  20. Ugo says:

    La Moldavia è senz’altro molto bella. Tutti in Moldavia, dunque. Ciao e buon viaggio.

    […]

    (Com’è che siete ancora qui?)

  21. Leo says:

    Simpatici Mihai e Maria ! Anch’io rifiuto intimamente di integrarmi (anzi considero più corretto dire di assimilarmi) con i “nostri” valori.
    Di clandestini così ne importerei volentieri una vagonata. E per rendere maggiormente efferato il mio crimine li scaricherei nella marca trevigiana per dare una bella rimescolata alla razza Piave !

    “E il Piave ci ripensò, ben venga lo straniero ! Zum zum !”

  22. nic says:

    Della bizzarra usanza di sputare nel piatto altrui (in questo caso dal contenuto obiettivamente vomitevole) nel quale si è voluto andare a mangiare, mentre si aspetta educatamente un posticino per sedersi a tavola (tra i porci autoctoni).

  23. Per Moi

    “Mi sa tuttavia che se questa signora NON fosse una “Migrante” verrebbe accusata da certa SX di essere una Fascistona che fa apologia di Scuola Pre68ina “

    Sicuramente. Solo che non devono lanciare la stessa accusa sia contro i nostri amici moldavi, sia contro la Terry De Nicolò.

    Nessuna delle due è affine alla sinistra italiana tipo Evangelisti, oppure tipo Repubblica.

    Ma sono al polo esattamente opposto tra di loro.

    • Peucezio says:

      Anche se la De Nicolò non sarebbe stata possibile nell’Italia pre-sessantottesca, quindi, per quanto faccia orrore ai progressisti illuminati di oggi, ne ha condiviso nel bene e nel male la storia.

      • Moi says:

        Direi che la De Nicolò ha seguito l’ insegnamento delle Femministe : “L’ utero è mio e lo gestisco io” lo ha esteso in “la figa è mia e la monetizzo io !”

        … Lei e tutte quelle “come lei” !

  24. maria says:

    @moi
    la classe non è un mito ma una realtà.
    Nel Novecento era lampante. Adesso è velata ma c’è.
    maria

  25. Leo says:

    Caro Francesco, credo che non ci sia mentalità più distante da quella leghista di questi due, a cominciare dal non avere la mentalità del “nemico” da odiare.

    • Francesco says:

      ah, perchè i pregiudizi anti-americani da dove vengono?

      chiaro che questi leghisti moldavi non possono avere la xenofobia dei leghisti residenti ma credo che a grattare un minimo puoi trovare un ricco campionario di nemici di quella idilliaca società sovietico-pastorale

      solo che sarebbe troppo chiederlo a Miguel

  26. Moi says:

    “a me è sempre sembrato il contrario, cioè che quella italiana fosse essenzialmente una società tribale”

    roberto

    __________________

    Niet ! ;-) Non “tribale” … ma “corporativistica” !

  27. chris says:

    La forza di uno stato è quella di assimilare nello spazio di una o due generazioni la progenie allogena. Ed è quello che avviene in Italia, in maniera molto rapida, soprattutto con cittadini dell’ex blocco sovietico, che arrivano da stati che sono pura invenzione geografica, velati da dosi di nazionalismo di stampo marxista.

  28. Moi says:

    @ MAVRICIVS :-)

    Scusa, ma conosci Paesi col … Suffragio Universale a punti ;-) :-) in base al titolo di studio e relativa valutazione, per caso ?!

  29. Leo says:

    Pre-giudizio vuole dire giudicare prima. Il giudizio negativo sull’American Way of Life è frutto viceversa di una esperienza.

    “credo che a grattare un minimo puoi trovare un ricco campionario di nemici di quella idilliaca società sovietico-pastorale”

    Ciò Checco, no te sarè mia drìo a pregiudicare anca ti ?

    • Francesco says:

      >> Il giudizio negativo sull’American Way of Life è frutto viceversa di una esperienza.

      infatti i Nostri stanno …. in Italia!

      è il tono fascista e saccente, sia pure coperto dallo zucchero, che rivela la struttura sottostante
      ci aggiungo il vittimismo di “prima che la CIA ci distruggesse l’URSS” e secondo me la ricetta è pronta

  30. Leo says:

    “infatti i Nostri stanno …. in Italia!”

    Ah sono tuoi ? Allora per favore…riprenditeli subito indietro !

    “vittimismo di “prima che la CIA ci distruggesse l’URSS”

    Qui in parte hai ragione : la distruzione non c’è potuta essere come era stato programmato da Usraele, come pure credo che la consacrazione della Russia a Maria da parte del Papa abbia evitato il peggio, e cioè che gentaglia come Eltsin ed i vari miliardari kazari mettessero in atto la fase due nel distruggere Russia e paesi satelliti.

    • Francesco says:

      dal vittimismo semplice a quello complottardo-mistico, la trovo uan bella evoluzione!

      perchè Israele voleva distruggere la Russia? nel farlo ha perso un pezzo importante del suo ruolo e ha dovuto ridisegnarlo come “scudo contro l’Islam”, solo che è troppo facile rispondere “se solo vi levaste da lì sarebbe tutto più facile”

      dici che anche gli Ebrei sbagliano?

      PS miliardari kazari? e perchè solo quelli kazari?

  31. Leo says:

    Non è questione nè di vittimismo nè di complottismo nè tantomeno di misticismo, ma solo di registrare fatti.
    Ed un fatto è che il sionismo e massoneria hanno sempre avuto come strumento per affermarsi dominatori del mondo la distruzione di tutto ciò che gli si può opporre, in particolare cristianesimo ed islam (ed anche ebraismo biblico : il compianto Israel Shahak ha scritto a proposito saggi interessanti sulla distinzione tra vari ebraismi), ma in genere qualsiasi identità culturale che gli si pari davanti. La distruzione segue tempi e modalità diverse a seconda del momento storico. Può essere sul piano militare, politico, culturale. Ma il fine deve essere sempre la distruzione della memoria del popolo.
    Come giustamente notava il grandissimo Solgenitsin il ‘900 è stato il secolo del rinnegamento della figura del Padre.
    Un fatto è che, per ora, loschi figuri come Khodorkovsky se ne stanno in galera e la svendita della Russia all’Uccidente non è stata attuata. Ed inoltre, pur tra alti e bassi, la politica Russa va verso l’adesione di un mondo multipolare (da me auspicato).
    Un altro fatto è che la fede dei russi (anche qui tra alti e bassi) ha retto ad un secolo di attacchi di questo tipo.
    Se non c’entra la protezione di Maria…

    • Daouda says:

      La Russia non è stata consacrata al cuore immacolato.

      La fede dei russi, soprattutto nelle nuove generazioni, credo la si trovi con molta difficoltà.

      Mentre il cristianesimo và apertamente sbeffeffiato, svuotato ed estirpato , l’islam è paradossalmente da rinforzare nelle sue varianti illegittime ed eretiche.
      Ma non dimentichiamo come il governo cinese sussuma il confucianesimo ed istituzionalizzi il taoismo, come l’hinduismo stiamo pian piano crollando sotto i colpi dell’occidentalismo.

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