Napoléon Ney, i musulmani in agguato… nel 1890

Vittorio Fincati è un erborista ed editore veneto, che da anni scopre e rende noti testi del patrimonio esoterico/occultista europeo e non: una volta mi regalò anche le fotocopie di un massiccio manoscritto di formule magiche marocchine.

Il suo è un mondo assai particolare, legato a un immaginario tutto occidentale, che ha comunque il merito di non avere nulla a che fare con lo spiritualismo dilagante dei nostri tempi.

Vedo dal suo blog che adesso ha tradotto un libro che interesserà non poco quelli che si occupano della percezione occidentale dell’Islam.

Si tratta di Jules-Napoléon Ney (nipote del famoso maresciallo napoleonico), Un danger européen: les sociétés secrètes musulmanes, pubblicato a Parigi nel lontano 1890. Quando persino gli islamofobi erano incomparabilmente più colti e intelligenti di quelli dei nostri tempi.

Un paragrafo che Fincati cita sembra davvero interessante:

Ci è sembrato però interessante, per i lettori de L’Initiation, sollevare un lembo del velo che nasconde ai nostri sguardi profani l’Oriente mussulmano. Misterioso crogiolo dove si prepara forse per il ventesimo secolo una forza espansiva, di cui il mondo occidentale sentirà all’improvviso la temibile potenza distruttiva. L’ora non è ancora venuta, ma i tempi sono vicini. Siamo già minacciati. Da trent’anni, col rinnovamento della fede islamica fermentano sotto le apparenze di formule e dottrine religiose degli scambi di idee, delle tendenze, dei gruppi, una concentrazione mussulmana che a un momento dato diverrà formidabile. La nostra curiosità, il nostro interesse, lo spirito di solidarietà europeo, la nostra stessa sicurezza ci obbligano a studiare per quanto sia possibile questo mondo chiuso e oscuro. Vi dobbiamo penetrare in profondità per conoscerlo meglio e sorprenderne al momento giusto le trame e combatterlo per legittima difesa.

(prima traduzione italiana a cura di Vittorio Fincati di: Napoléon Ney, Un danger européen: les sociétés secrètes musulmanes Paris, Georges Carré, Libraire-Éditeur 1890)
Diffusione esclusiva Libreria Editrice Primordia – Milano

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25 Responses to Napoléon Ney, i musulmani in agguato… nel 1890

  1. Peucezio says:

    Vedi però che scriveva ‘mussulmano’ con due ‘s’? :-)

    • Moi says:

      “MuSSulmano” è tornato in auge perché Oriana Fallaci, appellandosi insindacabilmente alla propria Fiorentinità, scrisse che in Italiano così va scritto … e chi dice il contrario lo fa citando “Cicale Collaborazioniste pasciute da Eurabia” [sic] !

      • Peucezio says:

        Io lo scrivo, oltre che per conservatorismo linguistico, per il fatto che quasi tutti pronunciano così, anche se lo scrivono con una ‘s’, e per il fatto che, se la pronuncia si dovesse adeguare a tale grafia (la quale normalmente ha la funzione di rappresentare la pronuncia), nel nord Italia, dove tra l’altro vivo, risulterebbe l’effetto sgradevolissimo di una ‘s’ sonora.
        Ovviamente del politicamente corretto, che vorrebbe pure trasformare la lingua, me ne impipo.

        • Moi says:

          @PEUCEZIO

          A proposito di PoliticallyCorrect e di NeoItaliano

          Miguel se ne piccherà, forse, ma ritengo che sia alla fine vano volersi opporre agli USA e al loro Imperialismo Culturale per poi accettare passivamente _ad esempio_ di scrivere “nero” anzicché “negro” come se l’ Italiano fosse l’ AngloAmericano …

        • PinoMamet says:

          Io pronuncio con due (o più :) ) esse, mussssulmano, e la penserei in merito come Peucezio;
          ma scrivo una esse sola in odio alla Fallaci :)

        • Moi says:

          In realtà la pronunzia eutoscofona prevede di pronunciare una sola /s/ sorda anche perché risulta privo di /z/ sonora, la cui pronuncia intervocalica (al netto dei prefissi tipo “pre-sidente”) è l’ unica concessione della dizione alla galloitalicofonia … anche qui, sulla falsariga tra “pésca” e “pèsca” si sarebbe potuto ovviare all’ inconveniente introducendo, come per le zeta, dei diacritici, con “s” e “ṡ” o “z” e “z’ ” oppure anche “ż”.

        • Moi says:

          Avremmo avuto quindi : “musulmano” /s/ con “s” accanto a “iṡlamico” /z/ con “ṡ” … anche se mi sembra che i madrelingua arabi tendano a dire “islamico” con /s/ , che naturaliter trascriverei “isslamico” :-)

          E cmq, a livello giornalistico, domina la scena “islamico” come aggettivo, anche sostantivato … leggiamo robe tipo “Papà islamico proibisce alla figlia di frequentare fidanzatino cristiano / italiano !” o “Islamici contro Afef Jnifen in Tronchetti-Provera: non ci sentiamo rappresentati da lei !”.

  2. Claudio Martini says:

    “La nostra curiosità, il nostro interesse, lo spirito di solidarietà europeo, la nostra stessa sicurezza ci obbligano a studiare per quanto sia possibile questo mondo chiuso e oscuro. Vi dobbiamo penetrare in profondità per conoscerlo meglio e sorprenderne al momento giusto le trame e combatterlo per legittima difesa.”

    cambiando due termini, questo dovrebbe essere, a mio modestissimo parere, l’atteggiamento di chiunque voglia opporsi allo strapotere occidentale. Magari al posto di ” spirito di solidarietà europeo” si potrebbe scrivere “terzomondiale” o anche semplicemente “umano”

  3. Leo says:

    Interessante : già allora l’uccidente soffriva di paranoia.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Leo

      ‘paranoia’

      Certe pagine di Salgari (penso soprattutto a ‘La favorita del Mahdi’) trasudano islamofobia.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Mondo cane says:

        è già, erano gli anni della guerra in sudan. Inglesi, belgi e italiani, oltre a egiziani ed etiopi, capeggiati dal generale gordon, contro l’esercito di Muhammad Ahmad conosciuto come il mahdi. Due anni prima del libro di salgari, questa coalizione fù costretta alla resa. Sembra che questo mahdi fosse un’asceta, prima di mettersi alla testa della sua armata, e a parer mio, il libro, già dal titolo voleva essere offensivo.

        • PinoMamet says:

          “e a parer mio, il libro, già dal titolo voleva essere offensivo.”

          Esagerato!
          Lo sto leggiucchiando ora per pura curiosità online;
          a parte che il protagonista è un ufficiale egiziano di nome Abd- El- Kerim, descritto con i toni- scusate mi si è attaccato lo stile salgariano ;) – della più viva simpatia, non ho ancora trovato niente di particolarmente offensivo verso l’Islam.
          Anche la professione di fede islamica è traslitterata bene, nella solita profusione di nomi esotici che piaceva a Salgari.

          Magari Andrea, che ricorda il romanzo in questione, può dirmi direttamente dove sarebbero i passi anti-islamici, evidandomi così si dovermi sorbire tutta la storia d’amore e gelosia tra greci e arabi? ;)

          ciao!

        • PinoMamet says:

          Sarebbe interessante confrontarlo con Le quattro piume di Mason;
          ne sono stati tratti diversi film, ognuno dei quali a sua volta immagino abbia una visione un po’ (o tanto) diversa di Islam, Mahdi e mahdisti, colonialismo inglese ecc.;
          l’ultimo film è di un regista di origine indiana, Shekar Khapur.

          Nota a margine: sia in Salgari che in Mason (nei film tratti, perlomeno) ci stanno dei greci, in mezzo a egiziani, nubiani e sudanesi.
          Albanesi e greci in abiti “orientali” ne ricordo parecchi anche in quadri orientalisti e “pompier” anbientati in Egitto.
          Ritvan saprà ricordarmi meglio (scusa ti chiamo in causa ancora, sei tu lo specialista) chi fu quell’albanese che governò l’Egitto: o ricordo male?

          ciao!

        • mirkhond says:

          Per Pino Mamet

          L’Egitto tra il 1805 e il 1952 fu governato da una dinastia albanese, fondata da Mehmet Alì di Cavalla in Macedonia (1769-1849).
          Mehmet Alì era un poliziotto che, con altri 6000 Albanesi, soldati ottomani, fu inviato in Egitto nel 1799, su navi inglesi, per riportare l’Egitto stesso all’obbedienza del Sultano, durante la breve parentesi napoleonica.
          Qui, Mehmet Alì, dimostrò di essere qualcosa di più di un semplice ufficiale ottomano e nel 1805 riuscì a diventare governatore dell’Egitto, diventando de facto sempre più autonomo dal Sultano, e creando le basi dell’Egitto moderno, iniziando la conquista del Sudan (1820-1830), e avvalendosi, oltre che di una classe dirigente albanese e circassa (quest’ultima erede degli antichi dominanti Mamelucchi), anche di numerosi franchi. I Romei erano presenti da secoli in Egitto, e con la conquista del Sudan si formò una piccola comunità a Khartum, dove pare, ce ne siano tutt’ora.
          Per un inquadramento della situazione del Sudan negli anni del Madhismo (1881-1898), consiglierei la lettura del romanzo Il Chiostro e l’Harem, del giornalista veneto Silvino Gonzato, in cui motivi salgariani si fondono sulla vicenda storica della prima missione comboniana e della sua distruzione ad opera del Mahdi, e dell’odissea dei missionari e missionarie ridotti in schiavitù, e in cui svolgono un ruolo essenziale anche prigionieri appartenenti alla locale comunità locale romaica.
          ciao

      • PinoMamet says:

        Non mi è capitato di leggere il libro in questione;
        ho lontani ricordi però di dialoghi tra Sandokan (malese, come ognun sa) e Tremal Naik (indiano e induista) dove era la religione induista a essere messa alla berlina, perlomeno nei suoi miti più assurdi (dal punto di vista assai ristretto di un occidentale di fine Ottocento, in realtà) e l’Islam non figurava neanche male.
        Ricordo anche che Tremal Naik, bengalese, esordiva come cacciatore di serpenti e tigri, coraggioso e non troppo superstizioso, ma qualche libro dopo era già un piccolo possidente che noi troveremmo piuttosto occidentalizzato e laico, e un seguace della “Young India”, qualunque cosa fosse stata questa
        (ovvio il parallelo con la Giovine Italia doveva essere evidente: di fatto, Salgari non piaceva troppo ai cattolici di allora, mi sa).

        • Mondo cane says:

          Beh, anche io ho un ricordo più che vago, avendolo letto da ragazzetto.
          Forse una volta morto il mahdi e riconquistato il sudan, l’onta lavata, ha fatto preferire il monoteismo al politeismo, o semplicemente, le necessità erano, a quel punto, altre? Dici che è troppo dietrologica? Ma il furore coloniale era al suo apice, per capacità offensiva, e forse serviva qualcuno che accendesse la curiosità (arruolati e girerai il mondo), e al pari di oggi (giornalismo), con prese di posizione strampalate, e con una narrazione fasulla ma verosimile (l’attuale scontro di civiltà), che giustificassero la brutalità, con un’aura moralizzatrice, tipo l’esportazione coatta della cristianità.
          Il cuore di tenebra ha bisogno di giustificazioni plausibili per dare il meglio di se.

  4. mirkhond says:

    Eppure Salgari ha scritto anche capolavori come Un Soldato della Mezzaluna, ambientato in Macedonia durante la guerra russo-ottomana del 1877-78, guerra in cui l’Impero Ottomano lottava per la sua stessa sopravvivenza.
    Il breve racconto, a torto considerato tra quelli minori del celebre scrittore veneto, narra le vicende di Osman, soldato albanese dell’esercito ottomano, il quale, a termine di una breve licenza che gli ha permesso di rivedere la madre, riparte per tornare al fronte.
    Tra le gole dei monti, viene però catturato da una banda di partigiani bulgari guidati da una ragazza, Sava.
    Osman e Sava si conoscono fin da piccoli, in quanto le fattorie delle rispettive famiglie erano confinanti, cosa nient’affatto inusuale nei Balcani di allora e non solo.
    Sava è cristiana ortodossa ed ama Osman, ricambiata dall’albanese.
    Gli parla di Skanderbeg e tenta di convertirlo al Cristianesimo, facendo leva sul passato cristiano degli Albanesi e affermando che costoro erano diventati musulmani con la violenza, e tenta di farlo passare dalla parte della resistenza bulgara.
    Ma è tutto inutile in quanto Osman è un buon musulmano e fedele suddito del Sultano.
    Capendo che ormai la situazione è segnata, Osman finge di proporsi come guida per portare i Bulgari attraverso un passo tra i monti che solo lui conosce. In cambio però si fa giurare da Sava che non sarebbe stata di nessun’altro.
    Solo che giunti su luogo, Osman si lancia col suo cavallo in un profondo burrone, gridando: Addio Sava, un soldato NON TRADISCE!
    Pochi mesi dopo gli Ottomani furono sconfitti a Plevna, sul Danubio, e solo l’intervento di Bismark avrebbe salvato per il momento l’Impero Ottomano, pur dovendo accettare la nascita dello stato bulgaro moderno (1878).
    Nel dramma di Osman, Salgari colse e profetizzò in un certo senso, il dramma dei Musulmani balcanici che non potevano trovare posto nei nuovi stati balcanici post-ottomani, diventati dei monoliti etnici ortodossi, e dove per gli ex dominanti era riservato un destino di espulsioni, massacri, e per i rimasti un duro regime da segregazione razziale, a meno che non abbracciavano religione e identità etnica dei nuovi dominanti, e ciò fino a pochi anni fa, anche sotto regimi comunisti, come proprio la Bulgaria e il Kosovo dominato dai Serbi purtroppo ci insegnano.
    L’amore di e per Sava, non potevano cancellare questa amara realtà.
    Ciò che, appunto, Salgari aveva capito.

    • Mondo cane says:

      Però venti anni prima c’era stata la guerra di crimea . Forse per sminuire la portata di quella di cui parli, che non avrebbe cinvolto nessun esercito “occidentale”, forse necessitava l’esaltazione dell’eroismo del milite della mezza luna, in quanto continuavano a essere i russi i nemici.
      Insomma sto salgari era un pò un “corrido”, in questo caso di osman!

    • Moi says:

      Ma Salgari non era di Torino ? … Molto interessante il racconto !

      • PinoMamet says:

        Veronese;
        e considerando come quando e quanto scrisse, credo sia assolutamente fuorviante cercare di definire Salgari attraverso il criterio di filoislamico/antiislamico.
        Fatti salvi pochi lungimiranti un po’ visionari come questo Ney, se si vuole capire qualcosa dell’atteggiamento di Salgari (scrittore prezzolato- poco- di fogliettoni popolari, non saggista) rispetto alle religioni e alle culture “altre”, come diremmo noi, o “esotiche” come forse direbbe lui,
        bisogna guardarlo con le lenti dell’uomo di allora, non di quello di oggi.

        L’atteggiamento ambivalente verso i popoli stranieri e le loro tradizioni era tipico dell’epoca: “prodi” e “orgogliosi” i nostri alleati, “retrogradi” e “barbari” i nostri avversari, tipicamente.

        Salgari, avendo come italiano pochi avversari (perchè c’erano poche colonie!) poteva permettersi di rendere nella maggior parte dei casi “prodi” e “orgogliosi” semplicemente quelli che stavano simpatici a lui o i protagonisti, “barbari” gli antogonisti;
        finendo addirittura spesso per avere un certo afflato anti-colonialista, quando nelle vicende dei malesi oppressi dal rajah Brooke o del corsaro nero (di vaghe origini italiane? o ricordo male?) nella sua lotta con gli spagnoli, lascia leggere la trasposizione della recente riunificazione italiana
        (secondo me lampante l’esempio di Tremal Naik membro della versione indiana della Giovine Italia).

        Insomma, un anticolonialista suo malgrado (non so come se la cavò invece con le imprese coloniali italiane, non credo le avversasse).

        Imparo da Wikipedia che i suoi figli si chiamavano Fatima, Nadir e Omar: il mondo islamico doveva affascinarlo, evidentemente!

      • PinoMamet says:

        Francia vs Italia:

        Verne batte Salgari dieci a zero per fantasia inventiva e qualità di scrittura;
        Salgari però stravince per empatia naturale e rispetto spontaneo verso i popoli extraeuropei.
        Non è che Verne sia più “cattivo”, in questo: è che in lui il rapporto con l’esotico mi sembra più libresco e mediato, mentre Salgari, semplicemente, si identifica.

        Il poco che conosco di Verne, poi, come caratterizzazione dei personaggi, mi sembra oscillare tra verismo e operetta;
        Salgare sta saldamente nel mondo dell’opera lirica, invece.

        • Mondo cane says:

          Forse sono stato frainteso. Non ho detto che salgari fosse anti islamico. Ho solo avanzato un’ipotesi. Mi pare curiosa la corrispondenza delle sue storie con gli accadimenti del momento, e che forse, adattava i suoi libri alle esigenze politiche. Ma ribadisco, faccio solo della polemica.

  5. mirkhond says:

    Sta di fatto che per i Musulmani balcanici non c’era posto nei nuovi monoliti ortodossi e questo si può vedere dalla metafora della drammatica storia d’amore tra i due protagonisti, entrambi sì innamorati l’uno dell’altra, ma non disposti a cedere sulla propria fede e sull’idea di patria.
    ciao

  6. Moi says:

    Il bello è che non risulta alcuna “fatwa retroattiva” contro Salgari … la discussione, interessante nei contenuti, è tuttavia triste nello stimolo iniziale: l’ odio che certi Occidentali hanno di sé supera quello che certi Fondamentalisti Islamici per “l’ Uccidente” stesso.

    La cosa interessante tuttavia è che questa pudibona smània di politically correct viene proprio da quel mondo AngloSassone e AngloAmericano che in termini di razzismo è passato nl corso degli anni ’60 quasi subitaneamente da un eccesso all’ altro. Con gli anni ’70 in Europa sbarcarono solo i concetti, con i ’90 anche il linguaggio.

  7. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=gIhQvZfuK8o

    Questo documentario su Hollywood e l’ islamofobia è già più interessante, anche se mi sembra un po’ troppo vittimistico … sugli Italiani mafiosi è stato fatto di ben peggio a Hollywood, no ?

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