Laïcité e scontro di civiltà in Francia

Lo scontro di civiltà prosegue, a modo suo, in Francia.

In un discorso a Nizza, l’abile e carismatica Marine Le Pen ha lanciato la nuova parola d’ordine. Si fa presto a dire “destra”: è difficile riuscire a immaginare un programma più lontano da quello della Lega da noi, ad esempio.

Ecco la proposta di Marine Le Pen, per quanto riguarda l’immigrazione:

“Applicare le regole semplici ma ferme della disuassione migratoria:

- scrivere nella nostra Costituzione il rifiuto di ogni comunitarismo, per fermare nettamente le rivendicazioni e preservare la nostra cultura, la nostra identità e i valori della nostra Repubblica;

- lanciare segnali chiari e comprensibili per tutti;

- sulla laicità non si negozia, e tutti si devono piegare alle leggi del paese che li hanno accolti;

– la nazionalità non è una situazione amministrativa, è un privilegio, un impegno, un orgoglio, una volontà e la nazione ha il diritto di essere esigente nelle sue scelte“.

A Chavanoz, vicino a Lyon, alcuni ignoti hanno devastato la moschea locale. Unendo l’utile al dilettevole, si sono anche impossessati dei 2500 euro che erano nella cassa.

A Carcassone, invece, hanno preso di mira due notti fa una trentina di tombe dei soldati musulmani indigènes caduti durante la prima guerra mondiale per la Patria francese (la Nation, anche allora, era “esigente nelle sue scelte”).

Non vogliamo in alcun modo attribuire la responsabilità, nemmeno indiretta, di gesti simili al Front National o a Marine Le Pen, che peraltro esalta spesso i soldati indigènes che hanno combattuto per la Francia.

Piuttosto, vogliamo sottolineare come ci sia una violenza piccola e quotidiana, che proviene esclusivamente dalla parte di chi pretende di difendersi dalla presunta invasione islamica.

Preoccupato del successo nei sondaggi di Marine Le Pen, il ministro degli interni francese, Claude Guéant – noto per la sua proposta di vietare “simboli religiosi” di qualunque tipo da parte di “utenti di servizi pubblici” – (niente crocifissi in metropolitana, insomma), ha proclamato alcuni giorni fa il divieto ai musulmani francesi di pregare per strada. Una prassi diffusa in Francia, a causa della mancanza di locali sufficientemente grandi, che suscita molta impressione nei francesi autoctoni.

Il luogo più fotografato da laicisti indignati è la Rue Myrha a Parigi, dove centinaia di fedeli sono regolarmente costretti a restare fuori, pregando sui marciapiedi. Il ministro degli interni ha promesso un nuovo locale in affitto, che però è ancora tutto da ristrutturare. Nel resto della Francia, non ci risultano offerte analoghe.

Venerdì scorso, per motivi non chiari, proprio quando è entrato in vigore il divieto, la moschea di Rue Myrha era chiusa; e i fedeli hanno pregato ugualmente per strada. La polizia non è intervenuta, anche se il ministro, ad agosto, si era vantato con i media: “Non ci saranno più preghiere nelle strade a partire dal 16 settembre”, e “se per caso ci saranno dei recalcitranti, noi vi porremo fine”.

Il ministro evidentemente vuole rubare voti a Marine Le Pen, ma non vuole titoli nei media che parlino di violenze poliziesche.

Vedremo venerdì prossimo.

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27 Responses to Laïcité e scontro di civiltà in Francia

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  2. roberto says:

    “Il ministro degli interni ha promesso un nuovo locale in affitto, che però è ancora tutto da ristrutturare”
    hanno aperto venerdì scorso, è una saserma dei pompieri trasformata. da quello che ho sentito alla radio tutti sembravano molto contenti tranne:
    1. un gruppetto di salafiti che per ragioni a me ignote preferisce pregare per strada in mezzo ai lepenisti che mangiano salame e bevono pastis
    2. alcune decine di persone che ignoravano dell’apertura della nuova moschea (o luogo di culto o quel che è)

  3. roberto says:

    scusa mi sa che sono stato poco chiaro.
    la moschea di via Myrah (ed un’altra sempre alla goutte d’or) è chiusa, mentre la caserma dei pompieri riadattata è aperta. venerdi’ un gruppetto di persone non era stato informato ed ha pregato lo stesso per strada

  4. Claudio Martini says:

    Delle parole di Le Pen non ho capito il riferimento al comunitarismo. Qualcuno me lo spiega?

    • Francesco says:

      hai presente tutte le fregnacce francesi sulla loro grande nazione?

      un corollario è che bretoni, baschi, corsi, ecc non esistono.

      oggi (?) bisogna aggiungere immigrati da Algeria, Senegal, ecc. ecc. che anche loro non esistono ma sono francesi e basta.

      “maman, perchè Parker, Batum, Diaw, Noah sono così scuri?” “zitto, piccolo nemico della Patrie”

      PS sono i 4/5 del quintetto base dalla nazionale francese di pallacanestro :)

      • M. says:

        In Francia, spiegava un mio illustre concittadino, sono decisamente poco comuni le barzellette dirette a gruppi locali o regionali, come quelle italiane sui genovesi o quelle greche sui pontici.

        L’unica eccezione, le barzellette contro i corsi, che hanno l’incredibile arroganza di non voler essere francesi.

        Z.

        PS: In compenso, i francesi sanno essere più autoironici più di quanto non si creda: alla prima della scala, Gronchi e De Gaulle vanno in bagno durante l’intervallo e si incontrano davanti ai pisciatoi…
        – Presidente De Gaulle, sono lieto che lei abbia accettato il nostro invito! Che spettacolo grandioso, non trova?
        – Per favore, monsieur le president, guardi davanti a sé.

        • Andrea Di Vita says:

          Per M

          Beh, prima dei Còrsi nell’immaginario FRancee vengono i Belgi. Un film Francese in cima alle classifiche d’Oltralpe sfotte un doganiere Belga xenòfobo; dei Belgi si dice che chiamino l’ascensore come noi lo facciamo chiamare ai Carabinieri (‘Ascensoreeee!’ ‘ma no, col dito, col dito ti ho detto!’ Al che il Carabiniere risponde mettendosi il dito in bocca e gridando ‘Ascensoreeee!’). Si dice anche che al confine si capisce che è finita la FRanmcia ed è iniziato il Belgio perrchè la patatne fritte si trovano pure sugli alberi.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • roberto says:

          per par condicio i belgi raccontano un sacco di storielle sui francesi…

        • M. says:

          ADV,

          i belgi non sono un gruppo locale o regionale francese, infatti, ma un popolo straniero. E le barzellette francese verso gli stranieri abbondano: specie verso quelli che, oltre ad essere stranieri, parlan loa stessa lingua dei francesi.

          roberto,

          verissimo. Ma bisogna ammettere che quelle francesi sono di tutt’altro livello :D

          Z.

        • Francesco says:

          infatti “su al nord” non è stato un incredibile successo ..

      • Claudio Martini says:

        Uhm… sì, può essere.
        grazie

  5. Francesco says:

    PS ma cosa ce ne frega della Francia, caro Miguel? quelli c’hanno un immaginario molto a sè …

    • PinoMamet says:

      Questo è vero.
      Probabilmente sono interessanti per noi proprio perché certe questioni le affrontano proprio al contrario.

      E devo dire che, pur nella sua maliziosità
      (nessuno teme DAVVERO che la signora in niqab al mercato possa essere una terrorista bombarola, fuori che due o tre piscopatici; se non altro perché i bombaroli ce li abbiamo avuti anche noi, fatti in casa, e senza nessun bisogno di velarsi…)
      la maniera italiana di proporre il divieto è molto più intelligente (nel suo cinismo) e pratica.

      Prima di tutto, si colpisce solo chi si vuole colpire davvero, cioè i musulmani;
      si propone una motivazione più o meno valida e ragionevole (non dico giusta), e non la fantomatica “laicitè” che può voler dire tutto e niente;
      infine, si evita di dover discutere con il numero infinito e crescente di portatori di turbanti sikh, toghe buddhiste, kippoth ebraiche ecc. ecc., che di questi non “ce” ne frega niente, noialtri si vuole rompere il cazzo solo ai musulmani ;)

      • M. says:

        Epperò c’è un proBBlema, a ben pensarci.

        Tu, gendarme, non ti incazzi con il francesissimo buddista in toga? E io, francesissima donna in niqab, dico: andate un po’ a rompere le balle pure a loro, visto che siamo tutti francesi – anzi, Francesi – e la legge è uguale per tutti. Poi il buddista se la prenderà col francesissimo sefardita con la kippa’, e lui a sua volta col francesissimo sikh in turbante…

        Insomma, non so se e quanto funzionerà, staremo a vedere.

        Z.

      • PinoMamet says:

        Dimenticavo, come ulteriore dettaglio di furbizia italica, che nella “nostra” versione il niqab, per evitare accuse di esclusività, è accorpato ad altri comportamenti: che naturalmente non esistono o sono già sanzionati ;)
        tipo andare a passeggio con casco integrale da moto, o entrare in banca con passamontagna ben calato sul viso…

        voglio proprio vedere l’Associazione dei Passeggiatori col Casco o il rappresentante di categoria dei Rapinatori Professionisti, che si mettono a protestare!

      • Peucezio says:

        Secondo me i francesi vogliono davvero colpire tutte le religioni indistintamente. Loro sono fanatici del laicismo (più che della laicità).
        Non a caso un Introvigne, che è uno degli esponenti fondamentali del cristianismo in Italia, come Miguel ci insegna, è stato molto critico verso la legge francese sui simboli religiosi.

  6. Moi says:

    Sì, ma non facciamo un tutt’uno del coprire il viso e del coprire i capelli, però … mi sa che qua, a parte il saggio Ritvan, fra musulmani e filoislamici stiate eccedendo in zelo apposta
    ;-) :-).

    • PinoMamet says:

      Ma no, carissimo Moi

      è che Ritvan, da musulmano, dice come la pensa nei confronti del velo, sulla questione di se e come sia obbligatorio nella religione islamica;

      io mi limito a confrontare la scusa italica (“sicurezza!”) e quella francese (“laicità!”) per proibirlo, e trovo che quella italica sia più “furba”;
      siamo il paese di Pierino, appunto.

      Siamo anche il paese in cui tutto si accomoda, e cojn la nostra scusa ci sarà sempre uno spiraglio per quelle che vorrano coprire i capelli ma non il viso…
      che mi pare di aver capito sia l’ interpretatio ritvaniana dell’invito coranico agli abiti decenti :)
      (o sbaglio?)

      ciao!

      • Ritvan says:

        —-che mi pare di aver capito sia l’ interpretatio ritvaniana dell’invito coranico agli abiti decenti (o sbaglio?) Pino Mamet—

        No, caro Pino, non sbagli.

  7. Per roberto

    “hanno aperto venerdì scorso, è una saserma dei pompieri trasformata.”

    Che ti devo dire? Le informazioni che avevo io erano che ci sarebbero ancora voluti diversi mesi, nonché 50.000 euro, per finire di ristrutturare la caserma in questione.

    Può darsi che le tue informazioni siano più attendibili delle mie, ovviamente.

  8. Per Claudio Martini

    “Delle parole di Le Pen non ho capito il riferimento al comunitarismo. Qualcuno me lo spiega?”

    Per una volta, condivido in pieno la risposta di Francesco.

    Diciamo che in Francia esiste il Cittadino ed esiste la Nazione, e qualunque corpo intermedio, qualunque “comunità” appunto, è visto come un ente sovversivo.

    E’ esattamente il contrario della visione anglosassone, e costituisce – come sottolinea anche Francesco – una vera differenza culturale.

    La mia impressione è che in Francia ci sia un attaccamento all’ideologia – con le sue parole chiave République e Laicité – che non ha paralleli in alcun altro paese europeo.

    Però mi sembra che sia anche in forte declino: sono tornato in Bretagna dopo vent’anni, e ho visto ovunque le bandiere bretoni – non per nazionalismo autentico, ma come kitsch onnipresente, più o meno paragonabile ai simboli calcistici italiani.

    Comunque, “comunitarismo” è ancora l’insulto cardine del linguaggio politico francese.

    • Francesco says:

      ergo domani piove?

      :D

      PS io a quanto pare sono un comunitarista, finchè qualcuno non viene a chiedermi soldi pubblici per la sua comunità (dai testimoni di geova al gruppetto glbt)

      che se non sbaglio è il modello storico USA, almeno fino alla nascita dell’affirmative action, che non per nulla è un’idea di sinistra

      • M. says:

        Sono d’accordo con te. L’ideale sarebbe: niente soldi pubblici per le comunità religiose.

        Non dovrebbero esservi finanziamenti a nessuna chiesa, cristiana e non, né diretti né indiretti, di nessun genere.

        Solo, devi aiutarmi a spiegarlo a Papa Razzi, perché ultimamente il mio latino è un po’ arrugginito :lol:

        Z.

        • Francesco says:

          ahimè, anche il mio

          ma rimango fedele al modello delle Chiese cattoliche da battaglia, tipo quella inglese o quella USA, sopravvissute o nate in ambienti culturali ostili e quindi molto più cazzute delle nostre

          PS per i furbetti laicisti: la remunerazione dell’attività sociale delle chiese, tutte, è un altro paio di maniche

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