L’11 settembre di Franco Piperno

Per il decimo anniversario dell’attacco al Centro Mondiale del Commercio e al Pentagono, scegliamo un articolo di Franco Piperno, pubblicato alcuni mesi fa sulla rivista Loop.

Un articolo di un’onestà e di una  chiarezza davvero uniche.

Come sottolinea chi ci ha girato l’articolo, “Per favore, facciamo astrazione dalle dietrologie sugli autori dell’attacco alle Twin Towers, e così via: il messaggio di questo intervento è un altro!”

Franco Piperno

Quella mattina di settembre a New York, un mattino qualunque sotto un sole smarrito che già ha il sapore d’autunno, il formicolio sub umano della megalopoli – la grande Babilonia – l’oggi che si annuncia non diverso da ieri; poi, inatteso, in poco più di un’ora, lo svelamento, l’apocalissi: le Twin Towers, le Torri Gemelle che, avvolte dentro un fumo nero, implodono su se stesse quasi fosse argilla: l’odio arabo che chiama dal cielo l’americano ”middle class” e gli dice di buttarsi giù dal grattacielo perché è giunta per lui la morte – la fine dell’immunità dalla strage che cala sibilando dagli spazi aerei, privilegio di cui gode da tempo, da troppo tempo, New York; e con essa il paese dove sventola la bandiera a stelle e strisce.

Il codice retorico nordamericano ha rapidamente metabolizzato l’evento: un vile attentato dei terroristi islamici agli States per l’azione di libertà e pace che gli USA svolgono, generosamente e da più di mezzo secolo, globalmente, in tutto il mondo. “Enduring Freedom” ha proclamato il loro presidente. L’elaborazione mediatica del lutto s’è svolta sulla ricognizione dell’identità perduta dei corpi straziati, il pianto sconsolato di migliaia di parenti ed amici, il fatale eroismo del solito pompiere raccontato dall’immancabile collega sopravvissuto, gli attestati televisivi di lealtà alla bandiera rilasciati dall’arabo americanizzato – il tutto avvolto nella micidiale polvere di titanio contenuto nei meta materiali adoperati per costruire le due Torri. La falsa coscienza dell’America, l’ideologia, qui ha operato al massimo della sua potenza occultante.

Ma l’America non è solo quella che compare in televisione. Noam Chomsky, uno dei quattro intellettuali per il quali l’onore degli States può ancora salvarsi, visitando le rovine di Ground Zero, colto da una pietà inane, ha avvertito che da quel groviglio dantesco di carne che mescolava alla rinfusa i cadaveri degli assassini e delle loro inconsapevoli vittime, s’alzava un lamento, un coro abissale di milioni d’anime che ancora vagano come spettri non avendo trovato una degna sepoltura: i tedeschi di Dresda, gli italiani di Firenze, i giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, gli arabi di Bagdad, tutti civili e tutti innocenti allo stesso titolo dei newyorkesi.

Nell’emozione onirica di Chomsky v’è più verità che nell’analisi di migliaia di esperti, giornalisti o accademici che siano. Infatti, se adoperiamo Il criterio di McNamara – il segretario di stato americano all’epoca della guerra nel Vietnam – che misura la produttività del complesso-militare industriale attraverso il rapporto tra il numero di morti inflitte al nemico rispetto a quelle subite, si vede che, per quanto riguarda la guerra di Bush, siamo ad un rapporto cento ad uno; nettamente meglio di quanto fossero riusciti a fare i nazisti che, nella rappresaglia, si limitavano a dieci per uno; e tuttavia, occorre riconoscerlo, ancora lontani dal record che detengono i cittadini dello stato ebraico: per ogni israeliano ucciso vengono condannati a morte almeno mille palestinesi, anziani, donne, bambini, senza favoritismi per nessuno.

Insomma, per il criterio di Mac Namara, gli arabi sono ancora in credito di alcune centinaia di migliaia di morti civili.

A dieci anni di distanza la stampa americana continua a rappresentare quell’evento come un vile attentato su persone inermi senza alcun giustificato motivo. Rimuovono, appunto, ciò che è stato fatto dagli americani nel Medio Oriente: una rete fitta di basi per proteggere i corrotti regimi di quei paesi, e assicurarsi così il controllo militare delle grandi riserve petrolifere. Chi non sta a casa propria?

Quanto alla viltà dell’agguato, come si fa ad onorare i mercenari americani che per mestiere uccidono, utilizzando i droni per non correre alcun rischio; uccidono, per la mercede, esseri umani che non hanno alcun motivo di odiare; mentre andrebbero considerati vili quel pugno audace di intellettuali – alcuni di loro avevano perfino superato l’esame di fluidodinamica­che, utilizzando dei temperini, si impadroniscono di quattro enormi aerei di linea, facendo fronte agli equipaggi e a centinaia di passeggeri, per uccidersi ed uccidere, schiantandosi sui quei mostri di vetro e cemento simboli dell’impero americano?

Qualsiasi possa essere il vincolo di fraternità culturale che lega la sorte dell’ europeo all’ americano, è del tutto evidente che l’ammirazione dell’uomo libero , non scevra da raccapriccio, va agli insorti e non ai mercenari – il coraggio temerario del corpo umano che si fa beffa della potenza tecnologica e la rivolge contro coloro che l’ hanno fabbricata.

Per questi ed altri motivi, noi, l’undici di settembre, nel decennale di quell’evento dalla bellezza sublime, chineremmo, se solo le avessimo, le nostre bandiere per pietà verso gli americani morti per caso e ad onore degli intellettuali arabi – a noi, per altro ostili, ma certo umani, troppo umani – che hanno spappolato gli aerei catturati contro le Torri Gemelle, condensando, in quel gesto collettivo, la volontà generale delle moltitudini arabe.

Manca ancora la parola del poeta che racconti questa impresa da eroi maledetti. In ogni caso, quel che è certo è che l’undici di settembre a New York, come la decapitazione di Luigi Capeto, l’assalto bolscevico al Palazzo d’Inverno, la Sorbona occupata nel ’68, la caduta del muro di Berlino, è una rappresentazione icastica che farà nido nell’immaginario collettivo, perché segna la fine di un’epoca e ne annuncia una nuova.

A dispetto tanto delle anime belle quanto degli ipocriti che hanno sentenziato prematuramente l’impotenza controproducente della violenza collettiva.

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119 Responses to L’11 settembre di Franco Piperno

    • PinoMamet says:

      Mm, sospetto una “ipernormalizzazione” da correttore automatico
      (o da correttore di bozze!)
      anche se la sintassi dell’articolo mi sembra un po’ affrettata.

      Per quanto riguarda i concetti, “l’ammirazione dell’uomo libero , non scevra da raccapriccio, va agli insorti e non ai mercenari ”
      definire “insorti” (e intellettuali?) i dirottatori dell’11 Settembre, nun se po’ sentì!

      Però è vero che la retorica ufficiale (e direi ormai vincente) ha accuratamente rimosso tutte le cause, e ha puntato sull’ “arabo pazzo che ci odia”, utilizzando questa sola categoria metafisica dell’ “odio insensato” come sola (non) spiegazione per il terrorismo:
      “noi” siamo perfetti, sono loro che ci odiano senza motivo, devono essere pazzi…
      e il primo che osa dire “beh, qualcosina per farli incazzare l’abbiamo fatto”, che tenta insomma di trovare qualche causa o spiegazione, viene trattato da sostenitore del terrorismo ecc. ecc.
      (anche recentemente lo fa Ferrara in un articolo, mi pare).

      E questo voluto auto-instupidimento dell’Occidente fa un po’ schifo e un po’ paura.

      • PinoMamet says:

        Scrivo “Occidente” per semplicità, e perché qualcuno ci crede, amche a “Oriente”…

      • PinoMamet says:

        Ahh adesso ho capito chi è Franco Piperno,grazie all’accenno alla “fluidodinamica”
        (e scopro che ce ne sono due, uno musicologo- non questo- e uno fisico ed ex “potereoperaista”)

        capisco anche la logica che sta dietro alla definizione di “insorti” (che non condivido), e ritengo più probabile l’errore nel nome di Chomsky…

        ciao!

  1. Ho “normalizzato” Chomsky.

    Comunque, Potere Operaio non è mai stato “terzomondista”, come mostra anche la scelta del nome.

    E ha prodotto anche Toni Negri, al polo esattamente opposto a Franco Piperno.

    Comunque, Potere Operaio si è autosciolto – con una certa onestà – ben 40 anni fa…

    • PinoMamet says:

      Ecco perché non sapevo chi fosse Franco Piperno!
      Mica si può sapere tutto, ahò, e io sulla politica recente sono sempre stato poco ferrato…
      :)

    • Lorenzo says:

      “Ho normalizzato Chomsky” è bellissima anche se credo che la possono capire solo un linguista o un informatico.

    • Francesco says:

      fammi capire, un cattivo maestro al polo nord e uno al polo sud?

      mi parrebbe una bella idea

      PS e Chomsky a nuotare sopra la Fossa delle Marianne, senza ciambella

      • Ritvan says:

        —e Chomsky a nuotare sopra la Fossa delle Marianne, senza ciambella. Francesco—-

        Beh, se il buon Chomsky sa nuotare quale sarebbe il problema per lui? La fossa delle Marianne mica morde, sai…magari sarebbe più opportuno mandarlo a nuotare nel triangolo delle Bermuda, eh!:-)

        • Francesco says:

          è che io ho pazienza e nuotare stanca, prima o poi ….

          ;)

          x MM

          il TUO amico Piperno è finito nell’elenco del MIO amico Rocca tra quelli che hanno detto le cose peggiori in occasione dei 10 anni dell’attacco ma non al primo posto.

          chi è che lo ha pubblicato? chi è questo giornale calabrese ignoto alla mia ambrosiana ignoranza?

  2. Claudio Martini says:

    Ah, te lo ha mandato Pasquinelli

  3. rosalux says:

    L’articolo presuppone un “noi” e un “loro” inseriti in uno schema che non regge il confronto con la realtà: l’organizzatore di questo atto di “guerra di civiltà” è cittadino di una nazione araba che si arricchisce del commercio con il Grande Satana tanto da liberare i suoi cittadini dalla necessità di lavorare, e che è ad un tempo tra le più visceralmente avverse ad ogni possibile contaminazione culturale. Basta questo solo fatto a rendere il modello di Piperno – fondato sulla riscossa araba a fronte di un illimitato e sanguinario sfruttamento – contraddittorio, schematico e per nulla illuminante: un modo per semplificare con uno schema obsoleto, piatto e privo di qualsiasi forma di novità interpretativa una realtà che merita molta più fatica, per essere capita. Certamente il modello di “guerra di civiltà” propagandato da Bin Laden ha contaminato l’America, che ha risposto con l’ideologia neocon, schematica e inefficace almeno quanto le stanche, ripetitive e esangui teorie di Piperno.

    • Marcello Teofilatto says:

      >Certamente il modello di “guerra di civiltà” propagandato da Bin Laden ha contaminato l’America, che ha risposto con l’ideologia neocon, schematica e inefficace.
      A me sembra vero il contrario. Il messianesimo e l’ideologia del “destino manifesto” americani presuppongono una guerra di civiltà, nel caso in cui a qualcuno venga in mente di opporsi alla “missione civilizzatrice” Usa. E tanto le riflessioni dei neocon quanto le teorie di Huntington sullo “scontro di civiltà” precedono, non seguono, le imprese funeste di Bin Laden.
      Semmai, ciò che è inaccettabile nello scritto di Piperno è l’idea che l’11/9 abbia espresso la “volontà generale delle moltitudini arabe”, come ha rilevato anche Rock & Troll. Queste moltitudini sono, semmai, le prime vittime del terrorismo (come la classe operaia e i suoi rappresentanti in Italia a suo tempo, basti pensare al sindacalista Guido Rossa).
      Un saluto da Marcello Teofilatto

      • rosalux says:

        Fino a dove si può arrivare, sincronicamente e diacronicamente a individuare il filo rosso dell’arroganza occidentale come scaturigine di ogni azione e giustificazione di ogni reazione ? Il limite dell’articolo di Piperno è (oltre alla ripetitività, il tapino dice le stesse cose da quarant’anni) quello di infilare tutto in un unico calderone. Ci siamo abituati, eh? Il teorema onnicomprensivo non è in grado di spiegare per quale motivo un cittadino di una ricchissima teocrazia islamica in affari con gli USA, amico di famiglia della casa reale, ritenga che la rinascita dell’Islam inizi dal far fuori qualche migliaio di cittadini americani a caso nel nome di Dio per vendicare colonialismo, invasione sovietica dell’afghanistan, sionismo, minigonna e pop music. Che un islamista politico possa considerare tutti gli agenti di queste realtà come “cani infedeli” da uccidere è comprensibile, che un fisico marxista venga a dargli ragione è pressochè demenziale.

        • Marcello Teofilatto says:

          La mia replica è in fondo (“Non condivido del tutto…”). Un saluto da M.T.

  4. Rock & Troll says:

    La “volontà generale delle moltitudini arabe”?!

    Ah ah ah ah ah ah!


    AH AH AH AH AH AH!

    AH AH AH AH AH AH!

  5. lamb-O says:

    Onesto pare onesto, almeno se identifichiamo l’onestà con la franchezza; e chiaro è chiaro. Ma manca cronicamente di altri pregi, peccato.

  6. Peucezio says:

    Veramente Piperno non si riferiva a Bin Laden, ma agli esecutori materiali, quelli che ci hanno lasciato la pelle al momento, non dieci anni dopo, ammesso che sia, e sapendo di lasciarcela senza scampo.
    Io faccio parte degli scettici sulla versione ufficiale e propendo per l’autoattentato, ma se davvero l’11 settembre è stato genuino, chi l’ha compiuto per conto mio è un eroe che merita il mio rispetto incondizionato.

  7. Oggi uno scultore di Dresda, che presumo sia di origine olandese, svelerà in un luogo ancora segreto, un monumento ai combattenti Taliban uccisi.http://extrawaytoexpress.blogspot.com/2011/09/interview-on-taliban-monument-in.html

    Tra l’altro, lo scultore, Wouter Mijland, è fortemente critico nei confronti dei Taliban, ma intende così rispondere a chi nega che esistano gli “altri”.

    • Marcello Teofilatto says:

      Verrebbe da commentare (in tema di provocazioni): Cattelan ha fatto scuola :-).
      Un saluto da Marcello Teofilatto

  8. “A dispetto tanto delle anime belle quanto degli ipocriti che hanno sentenziato prematuramente l’impotenza controproducente della violenza collettiva.”

    Il solo finale dimostra tutta la debolezza del ragionamento dell’autore, che sembra non aver compreso che autorizzare la violenza significa autorizzare il più forte a fare ciò che vuole. E’ perché ho pietà per le vittime delle torri che posso e devo aver pietà per i morti ammazzati nei bombardamenti aerei ed è perché ho pietà per i morti ammazzati nei bombardamenti che posso e devo avere pietà per i morti delle torri.
    Se, invece, come vuole Piperno, la violenza è lecita, allora il più forte ha ed avrà sempre il diritto di fare più vittime, anche senza tutto l’apparato ideologico e retorico che in ogni epoca cerca ed ha cercato di usare. Insomma, dal faccio così “perché devo civilizzarvi/darvi la democrazia/liberare le vostr donne/scusa a scelta” al semplice e crudo “quia sum leo”. Solo che chi proclama “quia sum leo”, poi, non ha alcun dovere di autolimitarsi nell’estrinsecare la sua potenza superiore (con buona pace delle vittime, che non potranno nemmeno accusarlo di ipocrisia).
    Tra parentesi, dire che buttare giù le torri per vendicarsi dell’imperialismo americano solo gli ipocriti lo possono definire controproducente significa semplicemente essere ciechi, sordi ed anche un po’ in autocontraddizione: lo stesso articolo fa notare che la vendetta degli USA ha fatto molte più vittime arabe…
    Che “la volontà generale delle moltitudini arabe” fosse provocare la morte di centinaia di migliaia di iracheni e afgani?

  9. Per Mauricius,

    Io sarei d’accordo con te, se parlassi di sentimenti soggettivi: “posso provare pena per i morti iracheni, solo se provo pena anche per quelli dell’11 settembre”.

    Ma tu usi un linguaggio molto diverso: “autorizzare”, “lecito”, eccetera.

    Che sono tutti termini che implicano la violenza: cioè il mio potere di permettere o di impedire a qualcun altro di fare qualcosa; e di farti pagare talmente caro un disaccordo con me, da farti passare la voglia.

    Mentre (per semplificare), gli Stati Uniti vogliono imporre il proprio dominio sul mondo, con la violenza; al-Qa’ida vuole togliere quel dominio, con la violenza; tu mi sembra che implicitamente proponi di usare una violenza tale nei confronti di entrambi da fermarli.

    E al limite, potrei anche essere d’accordo.

    Ma la tua violenza, su quali basi materiali può contare?

    • Per ora parlo di “lecito” morale, non giuridico. Il giudizio morale non implica l’esistenza di un’autorità superiore, quanto l’accettazione personale o meno (il sì o no di abelardiana memoria) di un fatto come approvazione o riprovazione.
      Sulla possibilità di usare la violenza per fermare entrambi, si entra in un altro argomento su cui ha piena valenza la domanda “su quali basi materiali può contare?”. E qui lo ammetto: non so rispondere.

    • Francesco says:

      credo esista una differenza tra la violenza e basta (il pirata) e la violenza legittima, agli occhi di chi la pratica e di chi la subisce (Alessandro Magno)

      e che questo pesi nell’esito della contesa, non solo nelle nostre anime belle

      • Non ho capito: dove stava la legittimità della violenza di Alessandro Magno? In che diritto?

        • Francesco says:

          che il popolo riconosce al re il diritto di muovere guerra ma condanna il pirata

          sarà anche ingiusto ma mi pare che sia così

          è un inizio di civilizzazione

        • Ah, il diritto MACEDONE dà ragione ad Alessandro. Il diritto persiano, forse, inquadrava il buon conquistatore in un modo molto meno encomiabile. Ugualmente, la ciurma del pirata è convintissima di far bene.
          Il diritto che conta deve essere sovraordinato ai consociati.

        • PinoMamet says:

          Mmm Mauricius

          non credo che le cose stiano nei termini che dici tu.

          Il diritto macedone si applica in Macedonia, e non in Persia; adesso come allora. E infatti non c’entra niente.

          Quello che entra in gioco, nelle controversie tra Stati, anche quando sono risolte nel modo più estremo (cioè con la guerra) è appunto il riconoscersi reciprocamente come Stati.

          All’epoca di Alessandro la cosa era un po’ meno formale di ora, te lo concedo (ma manco più di tanto, a ben vedere, anzi… se pensi alla ritualità anche religiosa che i Romani ponevano come requisito di una guerra “giusta”), ma il discorso era simile.

          Per Alessandro il re dei Persiani era un re, appunto, e non un brigante; e viceversa.

          Ugualmente, per tornare all’esempio dei pirati, si è sempre distinto (come ogni salgariano sa :) ) tra pirati e corsari;
          distinzione non solo teorica
          (per una ricerca di lavoro di anni fa mi capitò di leggere la preda bellica di corsari siciliani, che esercitavano il loro venerando mestiere in maniera del tutto legale e rivendevano legalmente sul mercato palermitano; c’erano anche sequestri di merci “non regolari”, perchè magari rubate a nazioni alleate, ecc. ecc.; quindi non era solo la ciurma convinta di far bene, era proprio un mestiere- di guerra- legalmente riconosciuto tra Stati).

          ciao!

  10. Buleghin il vecio says:

    Ricordiamo Salvador Allende morto con le armi in pugno!

    “i tedeschi di Dresda, gli italiani di Firenze, i giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, gli arabi di Bagdad, tutti civili e tutti innocenti allo stesso titolo dei newyorkesi”

    BALLE!

    Il Piperno ed il Chomsky sono dei furbastri filosionisti occidentali che occultano la verità grazie ad una indubbia capacità di scirvere brillanti seghe intellettuali per “epater le bourgeois”.

    Poi é veramente schifosa la lirica sul “primitivo armato di temperino svizzero”!

    Il richiamo a “tralasciare i complottisti” per “pensare all’umanità” ma per piacere! C’è da capire Stalin che sterminava questa razza infame di Troskisti traditori.

    La provocazione e lo sterminio, dall’unità militare americana Maine, passando per Pearl Harbur ed arrivando alle torri, sono una specialità americana anglosassone.

    Potere operaio e lotta continua erano etero diretti dai servizi occidentali per spaventare l’allora “maggioranzaq silenziosa, “Lotta continua” veniva stampata da un’azienda poligrafica di Roma controllata da un americano legato ai servizi.

  11. Buleghin il vecio says:

    DA DEBKA FILE
    ________________________________________________________
    Un attentatore suicida ha fatto saltare in aria un camion pieno di 9.000 chilogrammi di esplosivo all’ingresso di un avamposto di combattimento della NATO base di Sayed Abad, nel centro dell’Afghanistan provincia di Wardak Sabato 10 settembre. L’attacco è avvenuto mentre l’America ha segnato il 10 ° anniversario della 9/11and New York e Washington DC erano in allerta terrorismo per un veicolo carico sciopero.

    La base mirate serve forze speciali USA in Afghanistan. Il camion bomba feriti 89 militari statunitensi e fatto esplodere un buco enorme nel all’ingresso del compound. L'(ISAF portavoce della NATO non ha spiegato il ritardo di quasi 24 ore al giorno nella sua pubblicazione. Non ci sono dettagli delle lesioni tranne che “tutti vengono trattati e nessuno è immediatamente in pericolo di vita.”

    La dichiarazione ha aggiunto: “L’impatto per il composto è facilmente riparabile e le operazioni stanno continuando”.

    La dichiarazione riportata talebani l’attacco è stato condotto da un residente di Paktia da est dell’Afghanistan, che “è fatto esplodere il suo camion imbottito con i suoi 9.000 chili di esplosivo” e che almeno 50 soldati americani sono stati uccisi o gravemente feriti. Testimoni locali hanno citato come vedere elicotteri atterraggio sulla scena dell’esplosione e decollare più di 16 volte trasporto aereo di cadaveri e feriti.
    ________________________________________________________

    L’attentatore non ha letto la pisciatina di Piperno e non ha usato un coltellino svizzero

  12. mirkhond says:

    Era di primo pomeriggio, quando mia madre mi chiamò e mi fece vedere ciò che trasmettevano in tv.
    La prima impressione che ebbi fu quella di assistere ad un film, per la dinamica hollywoodiana dell’attentato.
    Da allora si sono fatte tante cose e si è detto di tutto sui possibili mandanti, con le verità ufficiali dei media e quelle alternative internettiane.
    Sta di fatto che in questi dieci anni si sono scatenate due guerre che hanno solo devastato e approfondito un fossato di odio tra l’occidente e gran parte della galassia musulmana e non solo…
    Proprio poco fa, al tg2 è stata intervistata la madre di uno dei presunti complici dell’attentato, oggi all’ergastolo negli Usa.
    La donna, musulmana franco-magrebina occidentalizzata ed emancipata, si è chiesta come mai dei giovani sì musulmani, ma nati e cresciuti, e spesso educati ai valori dell’occidente, possano nutrire un tale odio verso la società in cui dovrebbero pur essere acclimatati…
    Queste parole mi ricordano quanto disse Ernesto Oliviero nel 2003, ospite nella trasmissione di Bruno Vespa: perchè gli Americani sono così odiati?

    • Marcello Teofilatto says:

      Olivero, non Oliviero. Un saluto da M.T.

    • Mondo cane says:

      “musulmana franco-magrebina occidentalizzata ed emancipata, si è chiesta come mai dei giovani sì musulmani, ma nati e cresciuti, e spesso educati ai valori dell’occidente, possano nutrire un tale odio verso la società in cui dovrebbero pur essere acclimatati”.
      Ma le rivolte nelle banlieu, non dimostrano il contrario sul tipo di “acclimatamento”?

      • mirkhond says:

        Bisognerebbe chiederlo alla signora in questione, emancipata ed occidentalizzata, a partire dall’abbigliamento…
        Forse in tanto odio, si nasconde tanta sofferenza da parte di questi giovani, sofferenza dovuta probabilmente al disadattamento nei confronti di una società che dietro tante luci abbaglianti nasconde una grande solitudine per chi, per tanti motivi ne viene escluso…
        Forse, nel caso specifico del figlio fondamentalista della signora, potrebbe celarsi un rancore proprio verso gli atteggiamenti e la mentalità della madre….

        • mirkhond says:

          Un giovane nato in occidente da genitori musulmani, magari nemmeno praticanti e forse anche critici nei confronti di parte del proprio retaggio culturale, ma attratti dalla nuova patria con quel senso di gratitudine che accompagna spesso chi è riuscito ad acclimatarsi, insegna al figlio ad amarla questa nuova patria, questa terra di libertà e progresso a cui a ciascuno è data un’opportunità di emergere, perchè in questa nuova patria vige il principio dell’uguaglianza e del merito.
          E il giovane ci crede. Solo che, crescendo, lui che non ha dovuto sudarsi niente, perchè sono i genitori che hanno sudato e faticato per lui, lui che dovrebbe solo raccogliere ciò che altri hanno seminato, il giovane dicevo, si accorge che non è proprio come gli è stato detto, e se è debole, se non riesce a sfondare in questa nuova patria, se le ragazze belle e apparentemente disponibili, con lui non ci vanno perchè non ci sa proprio fare, e così nel lavoro e in altre attività normali, allora può scattare un senso di profondo disagio per essere stato rifiutato da quella società dove tutti possono avere tutto…
          E se questo disagio non viene capito, se le ragioni di questo rifiuto non vengono elaborate, o se non si aiuta ad elaborarle, allora il giovane occidentalizzato, può rivoltarsi contro quella che per lui è diventata solo una tragica illusione.
          A volte le ragioni del malessere, possono avere cause più di natura psicologica, nel groviglio oscuro di una richiesta di senso al vivere che non si riesce a risolvere, senza, naturalmente, escludere cause più di natura sociale ed economica.

        • Mondo cane says:

          Forse la sorpresa della madre può essere dovuta ad un benessere economico (non conosco la condizione economica della famiglia Moussaoui) che ai più sembra escluso.
          Nelle rivolte erano compresi diversi gruppi etnici, dal maghreb all’africa subsahariana. Più che solitudine parlerei di esclusione dalle opportunità di miglioramento economico. E credo che sia proprio la cosepevolezza di non essere soli nella disperazione che ha fatto unire questi giovani in un “urlo” collettivo di rabbia e frustrazione.

        • Mondo cane says:

          Certo che chi si spacca la schiena tutto il giorno per cercare di migliorare la propria condizione e quella dei figli non ha tempo da dedicare più di tanto alla loro educazione, forse lasciando che sia la televisione a farlo, e si sà che valori trasmetta. E forse, immersi in un modo che non capiscono, molto diverso da quello di provenienza, se non istruti loro stessi, possono credere di non poter insegnare a vivere in quel nuovo mondo. La tua idea della topa che non la dà, credo sia una delle componenti di quel razzismo, che più in generale etichetta, il diverso con sfumature che cambiano con i tempi. I “deboli”, forse, possono essere anche coloro che, pur sapendoci fare con le ragazze, cadono nella tentazione di interpretare la visione che hanno di loro i nuovi compatrioti, pur non essendolo. Spesso sono le condizioni nelle quale uno è costretto a vivere (pessime scuole, rioni degradati), scarsa o nulla possibilità di competere, possono sfociare in malessere psocologico. Poi si sà non siamo tutti uguali. C’è chi pretende tutto, ma non è disposto a fare niente e chi è conscio che il per migliorare ci deve mettere tutto l’impegno possibile (ma alle volte neanche questo puo bastare).
          In sintesi siamo d’accordo no?

        • mirkhond says:

          La mia idea, se così possiamo chiamarla, è che se genitori occidentalizzati si chiedono come mai i figli diventino dei fondamentalisti, pur vivendo nel “migliore dei mondi possibili”, la risposta dovrebbe trovarsi proprio nell’incapacità, nelle incoerenze di questa presunta perfezione nel venire incontro alle problematiche di questi “disadattati”, dalla chiusura a molte attività lavorative, all’impossibilità di uscire da una vita grama, e, anche (perchè escluderlo?) dalla frustazione di non saperci fare, di non piacere alla “topa” occidentale di turno, moderna, emancipata, disinvolta quanto si vuole, ma come le “retrograde” che l’hanno preceduta, attratta dal forte, dal furbo, dallo scanzonato superficiale in moto, o macchinone di lusso, dalla bella vita….
          Una causa non esclude l’altra nel provocare reazioni in chi scopre sulla sua pelle che il paese dei balocchi è solo un manifesto pubblicitario….

        • Mondo cane says:

          Insomma tu credi che non ci sia altra responsabilità oltre a quella del singolo che non riesce ad adattarsi e tutto sia riconducibile a sollecitazioni alle quali questi giovani non sanno fare fronte? Quello che in parte condivido sono gli status ai quali anela la ragazzotta media e le conseguenti “valutazioni”, ma a mio avviso è piuttosto trasversale, etnicamente parlando. Scusa sembra che non contempli i bianchi svantaggiati, e la rabbia per la situazione in cui vivono, che sembra essere la stessa, ma esiste per loro un margine appena migliore. Ho letto un articolo, tempo fà, prorprio su questo tema. Da una ricerca condotta a parigi nel 2005 circa, è risultato che, per il datore di lavoro, il fattore razziale, contava e anche parecchio. Anche per lavori umili, la scelta quasi sempre finiva per preferire il bianco, anche se questo non era di origine francese. Le motivazioni erano il solito corollario di luoghi comuni, rubano, sono inaffidabili, pigri, si drogano etc… Curiosamente i neri erano preferiti agli arabi, ma anche qui per motivazioni del tutto non attinenti alle capacità lavorativa o alla preparazione scolastica, sono allegri, sono belli, hanno un bel sorriso!!!! In condizioni simili sfido chiunque ad essere equilibrato.

          Mi dispiace di non poterti dare notizie in merito a quanto ho letto, ma è passato troppo tempo.

        • mirkhond says:

          Non credo che il disagio sociale escluda quello individuale.
          La signora franco-magrebina che ho citato è una persona integrata, non una ghettizzata, stando almeno al servizio giornalistico del tg2, e il suo interrogativo sulle scelte fondamentaliste del figlio e simili, credo che si riferisca appunto agli omologati, e non a coloro che sono passati dalla povertà della patria d’origine a quella della nuova patria occidentale, sui quali concordo con te, in quanto il razzismo è l’amaro rovescio della medaglia del migliore dei mondi possibile…
          Sul disagio trasversale nel rapporto con l’altro sesso, lessi qualche anno fa uno studio sui franchi convertiti all’Islam, di un sociologo francese di origine algerina di cui purtroppo non ricordo il nome, in cui si osservavano le cause che portano degli occidentali a farsi musulmani, tipo il ragazzo debole, sfigato che non piace alle ragazze, la ragazza che si ritiene o viene ritenuta non bella, ex militanti di destra e sinistra delusi, gente che ha problemi di comunicazione e comprensione con la famiglia, insomma storie di solitudine affettiva, di disagi individuali che, messi insieme, diventano disagi sociali.
          Ora naturalmente questo non equivale a diventare un potenziale terrorista. Sta di fatto che queste persone, se erano emarginate, finiscono molte volte per diventarlo ancora di più per il vuoto fatto da parenti e conoscenti che non capiscono le motivazioni profonde di queste scelte.

        • Mondo cane says:

          Questa dei convertiti all’islam è un tema interessante, che a mio avviso dovrebbe essere allargato a tutte quelle fedi non autoctone, anche se credo che le motivazioni, alla fine, potranno essere le stesse.
          Non sono molto ferrato in materia ma pensavo che il disagio sociale scaturisse in quello individuale. Nel senso che se è una bella fetta di società a patire per condizioni svantaggiate, le risposte individuali possono sconfinare, se mi passi il termine, nell’alienazione. Purtroppo devo andare.

        • daouda says:

          Non esiste alcuna mia verità.

          Questo mondo non segue più le leggi di Dio, non più di scienza dispone, ma incrementa il magismo tecnologistico.

          L’immigrazionismo è un sintomo nefando dell’epoca, prima ancora di qualsivoglia riflessione sulle conversioni.

          p.s. ricordo che i musulmani secondo dottrina non possono risiedere nei paesi in cui si professa altra religione, il ché spiega bene a che livello sia , ahinoi , l’Islam oggi.

        • Ritvan says:

          —ricordo che i musulmani secondo dottrina non possono risiedere nei paesi in cui si professa altra religione. Daouda—

          Ah, secondo “dottrina”…quale “dottrina”, di grazia? A parte il fatto che nel Sacro Corano – io l’ho letto e tu?- non se ne fa menzione di una roba del genere, non mi risulta che l’Università Teologica Egiziana di Al Azhar – riconosciuta come il più importante centro teologico del mondo islamico sunnita – abbia condannato al fuoco eterno nell’aldilà i muslimanissimi pizzaioli egiziani che risiedono in Italia, eh!

    • Peucezio says:

      Mirkhond, tu hai citato un aspetto che non era emerso e che secondo me è importante. Anch’io di fronte all’evento pensai al fatto che sembrava il tipico film catastrofico americano. E questo deve far pensare.
      Gli Americani, senza volerlo, hanno oggettivato un topos del loro cinema: a forza di rappresentare eventi come quello, se ne sono trovato uno vero in casa. Esiste un potere evocativo delle parole e delle immagini. Il cinema si ispira alla realtà e la rappresenta, ma al tempo stesso la crea. Non si può pretendere che la creazione di modelli della realtà non venga recepita dalla realtà stessa: i mezzi di comunicazione di massa contribuiscono nel bene e nel male a plasmare la realtà.

      • mirkhond says:

        E la realtà di oggi è fortemente plasmata dalla televisione e da un certo filone cinematografico apocalittico.
        In questo siamo ormai davvero tutti americani….
        ciao

        • Peucezio says:

          Beh, noi comunque meno di loro, infatti in Italia non è successo nulla di paragonabile all’11 settembre.

  13. mirkhond says:

    Grazie per la correzione.
    ciao

  14. nic says:

    “nel decennale di quell’evento dalla bellezza sublime …condensando, in quel gesto collettivo, la volontà generale delle moltitudini arabe… Manca ancora la parola del poeta che racconti questa impresa da eroi maledetti.”

    Questo capolavoro indiscusso del cinema ebreo hollywoodiano, nonostante 10 anni di continui bombardamenti a base di fosforo, gadgets, pubblicità e proiezioni in tutte le sale e salse del pianeta, si vende ancora benissimo ad ogni tipo di pubblico, dal pashtun afgano al veteroneomarxista calabrese. Eccezionale!

    • Buleghin il vecio says:

      Stimabile nic, mi sa che hai individuato l’obbiettivo numero uno, Hollywood!, Probabilmente hai una solida formazione militare o sei molto portato per la materia, complimenti vivissimi ed un abbraccio.

      Ci manca un moderno Von Clausevitz o Sung Tsu ma non è detto che i perfidi musi gialli o i grezzi mugiki slavi non ci siano arrivati da soli.

      Qualche serio pianificatore militare russo o cinese, o nord coreano (sono tostissimi) , deve aver preso in considerazione come “obbiettivo uno” Hollywood per la consegna di tre testate da 10Megaton e solo dopo come “obbiettivo due” il pentagono o la casa bianca dove abita il finto negro.

      • nic says:

        Decine di migliaia di bambini cinesi vengono ricoverati d’urgenza per possibile avvelenamento alimentare. Di fronte alle telecamere di tutto il mondo, convocate nell’ospedale centrale di Pekino, si scoprono nelle tasche di una giovane vittima, resti di cheese burger, mikey mouse e patatine fritte. OOOOOOHHHHHH. Alcuni minuti dopo, Hu Jintao, a reti mondiali unificate, dichiarerà che ci sono prove irrefutabili che la strage è stata pianificata e portata a termine dalla perfida McDonalds (già evacuata e completamente demolita) per ordine diretto del governo USA.

        Quel che ci manca, carissimo Buleghin, non sono solo missili o strateghi, ma buoni sceneggiatori e soprattutto una solida produzione e capillare distribuzione.

      • Francesco says:

        se mi accoppano Angelina Jolie non me ne frega nulla dei fantastilioni di titoli di stato che comprano: esigo immediata rappresaglia e totale annientamento

        (esclusi i poveri nord coreani, quelli vanno bombardati di Cheeseburger, sono la grande speranza occidentalista in Asia)

  15. nic says:

    “Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
    mentre fa correr via la macchina a vapore
    e che ci giunga un giorno ancora la notizia
    di una locomotiva, come una cosa viva,
    lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
    lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
    lanciata a bomba contro l’ ingiustizia!”

    • paniscus says:

      “Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
      mentre fa correr via la macchina a vapore”

      A questo proposito, ricordo personalmente che quella esatta sera di 10 anni fa un imbarazzatissimo Francesco Guccini annullò in fretta e furia un concerto dal vivo previsto in Toscana (mi pare che la località esatta fosse Prato). La motivazione ufficiale fu la generale atmosfera di lutto, ma non escludo che l’imbarazzo di recitare proprio quei versi abbia giocato un ruolo significativo nella decisione…

      Lisa

      • Lorenzo says:

        Il concerto (a Prato) fu rimandato di una settimana e fu molto bello. Dovevano tirar giù due torri per costringerlo a cambiare l’apertura e sostituire “Canzone per un’amica” con “Libera nos domine” (canzone molto adatta al momento storico). La Locomotiva la cantò alla fine dicendo che il gesto del “suo” kamikaze non era neanche paragonabile (in effetti in quel caso non ci fu nessuna vittima, neanche il macchinista ferroviere dato che “lo raccolsero che ancora respirava”!)

        • Peucezio says:

          Invece di annullare il concerto secondo me sarebbe stato più efficace riadattare la canzone passando dal treno all’aereo, che oltretutto sarebbe stato un aggiornamento perfettamente il linea coi tempi: quello che è oggi l’aereo per il businessman e il viaggiatore medio era il treno per i buoni borghesi dell”800 e dell’inizio del ‘900.

        • Lorenzo says:

          eh no… l’aereo mica l’han gettato a schiantarsi contro un altro aereo pieno di businnessmen, l’hanno lanciato contro due grattacieli dove lavorava una varia umanità tra cui numerosi immigrati portoricani che non definirei esattamente “buoni borghesi”…

        • Peucezio says:

          Vabbè, come sei pignolo :)
          Scherzi a parte, se non era il WTC un simbolo del capitalismo statunitense…
          Poi si sa, anche in un treno oltre ai passeggeri c’è personale vario, inoltre, a quell’epoca, molti signori viaggiavano con almeno un servitore al seguito, insomma, è impossibile evitare i “danni collaterali”.

    • mirkhond says:

      Non dice niente di nuovo, in quanto segue un filone che, facendo leva sulla paura dell’islamizzazione, soprattutto a nord, ipotizza una qualche sopravvivenza cristiana da qualche parte delle Alpi, seguendo in chiave fantastorico-esorcistica, quanto accaduto realmente nella Spagna conquistata dagli Arabo-Berberi nel 711-720 d.C.
      ciao

  16. Moi says:

    Più che altro è l’ identificazione Occidente-Cristianità a non convincere:

    http://www.youtube.com/watch?v=azYISfaOAI4

    SE (!) ‘sti ragazzini credono davvero a quel che rappano … forse diveranno musulmani da sé. Forse.

    • PinoMamet says:

      La risposta cattolica a Matisyahu?

      Peccato che nei link di fianco ci fosse anche Truce Baldazzi che predica un po’ di sano “Odio” :)

    • PinoMamet says:

      Per essere sinceri però credo che abbiano preso l’iniziativa i cattolici con quel frate metallaro, come se chiama…

  17. mirkhond says:

    Ci mancava solo la cristianizzazione della spazzatura di maria de filippi…
    Forse diverranno musulmani da sé? Se l’Islam del Frangistan accetterà il rap per diffondere il Corano tra i giovani….
    ciao

  18. Per Moi

    Grandiose come sempre le perle che peschi in fondo alla spazzatura :-)

    Ciò che è demenziale in tutte queste forme di panico sociale sull’islamizzazione, è il rifiuto di capire che tutte le grandi trasformazioni ideologiche – come quella della Spagna cui accenna Mirkhond – si accompagnano sempre a rapporti di forza e di prestigio.

    Vince chi si impone dall’alto, o con le armi, o con la soddisfazione di un grande bisogno culturale, o con il prestigio culturale o economico.

    Quattro gatti di spagnoli hanno cristianizzato le Americhe con una combinazione di tutti questi elementi. Mentre milioni di meridionali non hanno seriamente “meridionalizzato” il Nord d’Italia, perché tutti gli elementi di forza stavano dalla parte dei “nordici”: gli indios dei villaggi messicani parlano spagnolo, i quartieri calabresi di Milano parlano con accento lombardo.

    L’Islam in Europa occidentale non possiede alcune di queste forze – al massimo, avrà una certa forza per sopravvivere nonostante la pressione circostante.

    • Moi says:

      Però l’ idea di combinare la Profezia di Malachia (Va be’, già sputtanatissima di suo) con l’ Ecumenically Correct :-) [va be’, basta … non voglio togliere il gusto della lettura !] è abbastanza carina, no ? Soprattutto perché quella profezia è un topos molto protestante, ancora poco sfruttato in Italia.

    • Peucezio says:

      Beh, Miguel, forse ne abbiamo già parlato, però in quest’ottica come valuti la diffusione del cristianesimo nella Roma imperiale? Veniva da un popolo del cavolo di quattro pastori sfigati in una provincia povera e marginale. Poi, certo, c’erano gli ebrei ad Alessandria, a Roma ecc., che facevano i mercanti, molti stavano anche bene economicamente, ma di che prestigio godevano nell’ecumene romana e secondo i parametri e i valori di quel mondo? E qui parliamo non della loro religione, ma di una setta marginale sorta nel loro seno, che faceva schifo a loro per primi.

    • Francesco says:

      >> i quartieri calabresi di Milano parlano con accento lombardo.

      quelli pugliesi non mi pare proprio …

      PS forse dovresti integrare il tuo dogma con la tesi della decadenza degli imperi … alla fine un asino vivo batte un dottore morto.

      • PinoMamet says:

        “Si ringrazia la Regione Puglia per averci fornito i milanesi”
        ;)

        Comunque, per dirla tutta, i meridionali in effetti hanno davvero meridionalizzato un po’ il Nord
        (c’è anche da dire che mentre la distanza tra il cittadino industrializzato milanese o torinese e il contadino meridionale degli anni Cinquanta poteva essere enorme, quella tra contadino settentrionale e contadino meridionale era assai più ridotta…
        come esistevano “otras Indias” nella stessa Spagna, nella consapevolezza dei predicatori cattolici secenteschi, esistevano anche “altri Meridioni” in Italia, e la distanza culturale tra le due macro-regioni è stata esagerata soprattutto per ragioni economiche e politiche ben oltre la realtà).

        ciao!!

    • Invece a Torino (città) è dura sentire parlare un torinese.

  19. mirkhond says:

    Infatti. Sono i rapporti di forza tecnologico-economico culturali a determinare i cambiamenti e non la massa, seppur numerosa.
    Penso ancora all’antica Roma e al piccolo popolo dei Latini, non più di 100000 persone che, in un paio di secoli a cavallo della nascita di Cristo, modificarono per sempre il volto del Mediterraneo e di quella parte di tre continenti che si affacciano sulle sue sponde, e, ad occidente della Macedonia riuscirono a diffondere la loro lingua non solo tra le popolazioni barbare e semibarbare tra il Danubio e l’Atlantico, ma anche tra i più antichi e raffinati Etruschi, a cui pure dovevano molto nel passaggio da una situazione semipreistorica ad una civiltà più complessa ed elaborata.
    Altro esempio che mi viene in mente è il Litorale adriatico da Trieste a Cattaro, che, ancora nel XIX secolo conservava il suo carattere latino, nonostante secoli di pressione slovena e croata dall’entroterra, nonostante fin dal medioevo masse crescenti di Slavi si fossero affacciati alle marine, e costituissero la grande maggioranza della base della popolazione costiera. E questo proprio per il prestigio dovuto alla cultura latino-veneta, e ai legami con l’Italia, sentiti per lungo tempo come culturalmente superiori, esattamente come il fu regnicolo napoletano e siciliano nei confronti di Milano e Torino.
    Del resto qui a Bari, la maggior parte degli appassionati di calcio tifano per Milan, Juventus ed Inter e disprezzano il Napoli, spesso anche la ex capitale…
    Se una cultura, una società è percepita come superiore, sarà questa ad attirare e non quella di chi si sente inferiore e sfigato già in partenza.
    Al massimo, riguardo all’Islam, se i suoi fedeli riusciranno a trasmettere ai loro eredi, almeno uno zoccolo duro di fede, è possibile che si avranno società coesistenti ma separate, con i musulmani come paria, come accadde per secoli, proprio nella Spagna riconquistata dai cristiani del nord, tra XI e XVII secolo.

    • Peucezio says:

      E poi – rispondo sempre a Miguel ma riallacciandomi al tuo commento – siamo così sicuri che la religione dei popoli vincenti sia così diversa dall’Islam?
      Nessuno è ancora riuscito ad illustrarmi in modo convincente quali grandi differenze ci siano fra Allah e lo Jahveh dei fondamentalisti protestanti, puritani e calvinisti in genere. Certo, il primo è più generoso, meno gretto, più amico dei poveri, ma è proprio questo il punto: non puoi proporre a un’umanità di diseredati il Dio del successo economico, dei banchieri e dei capitalisti, quindi devi usarne una versione riveduta e corretta che vada bene per le masse povere.
      Quello che oggi, nel sistema capitalista e consumista, non paga, e Miguel questo lo ha capito molto lucidamente, è la complessità, l’articolazione. Il cattolicesimo o la Chiesa Ortodossa sono incompatibili con l’esigenza di una religione “consumistica”, che dev’essere semplicissima, immediata, senza mediazioni, gerarchie, senza dei riti e una dottrina complessa.
      L’Islam ha delle sue espressioni anche ricche ed elaborate (d’altronde persino i protestanti hanno avuto una loro scolastica, delle elaborazioni dottrinali ricche, ma oggi chi dà il segno sono i telepredicatori), ma ciò che tende a imporsi è un Islam letteralista, semplificato, quello di wahabiti e salafiti, quello della maggior parte dei gruppi integralisti, che non hanno letto Avicenna e Averroè, ma sanno a memoria il Corano.

      • mirkhond says:

        Non dimentichiamo però il Cristianesimo riuscì ad affermarsi e a diventare la fede dominante dell’Impero Romano, dopo 300 anni, e non senza un lungo e complesso quanto tormentato processo di elaborazione, di inculturazione del Verbo semitico nell’ecumene greco-romana, processo iniziato da San Paolo piuttosto che dall’originario gruppo apostolico tenacemente legato alle avite tradizioni giudaiche (che invece avranno successo in Siria e soprattutto ad est dell’Eufrate).
        Infine fu la tremenda crisi del III secolo dopo Cristo, periodo che vide frequenti e violenti cambi al vertice imperiale, e con il compimento del secolare processo di romanizzazione in tutto l’Impero.
        Processo che, paradossalmente, nel momento in cui compiva la globalizzazione dell’immenso stato romano, ne provocò dall’altro anche forti spinte centrifughe seppure tutte in uno scenario appunto romano.
        In questo periodo, entrarono in crisi anche i valori religiosi che avevano sorretto il mondo romano, e il timore concreto che la Romània facesse acqua da tutte le parti, portò Costantino e successori ad appoggiarsi ad una religione, sopravvissuta alle persecuzioni di Decio, Valeriano, Diocleziano, Galerio e Massimino Daia.
        Senza quella crisi in cui sembrava che tutto potesse andare a pezzi, e il conseguente bisogno di trovare nuove certezze al posto di quelle ormai perdute, a portare alla vittoria cristiana.
        Per cui solo di fronte ad una crisi perdurante, e solo a patto che le stesse nostre classi dirigenti facciano lo stesso percorso di Costantino, solo allora l’Islam potrebbe vincere.
        E’ questo che credo ci voglia dire Miguel Martinez, parlando della religione degli sfigati.

        • Peucezio says:

          Io però vedo anche altre analogie con l’epoca attuale. Per esempio, il potere di presa del cristianesimo sull’uomo occidentale attuale è quasi nullo, infatti abbiamo le élites progressiste che sono laiciste solo verso il crisitanesimo, mai verso le altre religioni, gli opinionisti di destra che, con poche eccezioni, si ricordano del cristianesimo solo per usarlo in funzione dello scontro di civiltà e infine la gente comune che se ne frega di cristianesimo, Islam e ogni altra religione e le vede come ostacoli a godersi la vita e farsi i cavoli suoi.
          Poi ci sono quei, come i ciellini e tanti altri, che rappresentano il nuovo settarismo cristiano.
          In una società così l’Islam secondo me può avere presa eccome, perché non trova nulla da dover soppiantare.

        • mirkhond says:

          Penso che finchè ci sarà un sufficiente benessere, ci saranno gaudenti e aspiranti tali che, come dici, si opporranno a qualsiasi discorso religioso che comporti serietà morale e sobrietà economica.
          E’ nei periodi di crisi vera, che l’uomo riscopre Dio, e se questa crisi accadrà, se il benessere di massa dovesse lasciare il posto alla miseria di massa, è possibile che non solo l’Islam, ma anche il Cristianesimo, potrebbe tornare a far presa, se i suoi interpreti e testimoni sapranno cogliere le ansie di coloro a cui si rivolgeranno.
          ciao

        • Peucezio says:

          Sono scettico su questo. Perché non saranno i miseri di una volta, ma i miseri che sono passati attraverso il consumismo, miseri omologati, non più capaci di capire e apprezzare la complessità. L’idea stessa di una religione trinitaria sarà già troppo per un’umanità del genere.
          E oltretutto il cristianesimo che dovrebbe predicarlo? Noi “cristiani”, che abbiamo il sedere al caldo e non ci crediamo noi per primi?

        • mirkhond says:

          Giovanni Paolo II pensava ad una rievangelizzazione dell’Occidente da parte di missionari provenienti dal Terzo Mondo, che, proveniendo da chiese giovani e povere, forse avrebbero maggiore credibilità del clero franco.
          Poi ciò che avverrà davvero lo sa solo Dio….
          ciao

        • mirkhond says:

          Ma forse l’Occidente così come è ridotto, è meglio che collassi e sulle sue rovine sorga una nuova società musulmana, in cui seppure sotto un nuovo credo, si torni alla serietà e alla frugalità.
          Forse il Cristianesimo è destinato a dare frutti in altre terre, magari proprio tra le giovani chiese del Terzo Mondo.
          Del resto ciò è già successo altre volte nella storia. Penso al Medio Oriente romano-bizantino o al Nordafrica latino di Sant’Agostino.
          Cristianità ricche e fiorenti, di massa rispetto al più arretrato e in gran parte pagano Occidente, cristianità in cui si disputavano e si elaboravano i dogmi della Fede.
          Cristianità venerate per i suoi santi e asceti, e per la bellezza delle liturgie.
          Eppure cosa ne è rimasto? Sparute minoranze, a volte mascherate da musulmani per evitare persecuzioni, oppure la scomparsa totale come nel Maghreb, in cui le comunità di oggi, sono il misero frutto del colonialismo europeo dell’800 e prima metà del ‘900, e non hanno alcun legame con ciò che è scomparso dal XII secolo.
          La stessa Costantinopoli che per quasi un millennio fu la più grande e importante città cristiana, oggi è il simbolo di una delle società musulmane più forti.
          Il Cristianesimo però è sopravvissuto alla scomparsa o ridimensionamento di queste antiche, originarie e venerande chiese, e così credo che sopravviverà alla scomparsa di quella franca.
          ciao

  20. Per Mondo Cane

    “Ma le rivolte nelle banlieu, non dimostrano il contrario sul tipo di “acclimatamento”?”

    Hai ragione, ma credo che ci siano due questioni.

    1) Prevale la cultura più forte – economicamente, in termini di controllo dei “media” in tutti i sensi, più capace di sedurre o di affascinare e di diventare Luogo Comune.

    Quindi, non c’è dubbio che nell’incontro, su suolo europeo, tra “cultura occidentale” (lasciamo perdere i dettagli) e “cultura islamica”, la pressione è a senso unico. Tutto il castello dell’islamofobia crolla di fronte alla domanda, “è più probabile che tua figlia indosserà il hijab, o che la figlia di Ahmed il muratore indosserà la minigonna?”

    2) Allo stesso tempo, con la crisi economica, la marginalizzazione di milioni di persone, chi sta in fondo alla scala si troverà sempre più fuori dalla società.

    Molti migranti – che concentrano in sé un fortissimo spirito di iniziativa e “imprenditorialità” – si salveranno; ma molti altri saranno emarginati, visto che si trovano già in fondo alla scala sociale.

    E in quegli ambienti, non dubito che si diffonderà sempre più risentimento; che spesso assumerà la forma di guerre per bande. Al limite, assomigliando a volte a certi scenari paventati dagli islamofobi, cioè quartieri chiusi e violenti, che al limite potrebbero anche agitare simboli identitari di rivendicazione.

    Ma questo non significa “islamizzazione”; casomai, significa “ghettizzazione”. Il fatto che nel Medioevo ci fossero quartieri interi di importanti città in cui se tenevi aperto il negozio il sabato, rischiavi di brutto, non vuol dire certo che la società medievale fosse “giudaizzata”, al contrario: vuol dire semplicemente che una comunità marginale era costretta a chiudersi in se stessa.

    • Francesco says:

      >> “è più probabile che tua figlia indosserà il hijab, o che la figlia di Ahmed il muratore indosserà la minigonna?”

      non credo che la risposta “anni ’60” che tu dai per scontata sia così sicura.

      lo (o il) hijab sta dimostrando una forte capacità non solo di resistere alla minigonna ma anche di proporsi come “alternativa” di vita alla minigonna.

      non è certo un processo monodirezionale, è tutto un reciproco influenzarsi e contaminarsi, ma come la Chiesa cattolica di Giovanni Paolo 2 è tornata alla ribalta pur essendo stata data per morta, come il protestantesimo USA è tornato con i telepredicatori, così l’Islam è tornato – in uno strano rapporto di amore/odio con la “modernità occidentale”.

  21. mirkhond says:

    Comunità marginale, quella khazara/ashkhenazita che, in vaste aree dell’Europa centro-orientale costituiva una massa notevole di popolazione, seppure confinata in ghetti grandi e piccoli.

  22. Marcello Teofilatto says:

    Non condivido del tutto, come già detto, l’articolo di Piperno. Però, da fisico, mi pare che osservi che se scaldiamo l’acqua, a un certo punto comincia a bollire. Allora (proseguo io) tutti si preoccupano della biografia della prima molecola che assume una forma un po’ strana: era vegetariana come Hitler? Massone o paramassone come Breivik? Aveva superato un esame di fluidodinamica?
    Fortuna che ogni tanto qualche altra molecola, come Piperno e (con ben altro spessore) Chomsky, si chiede: era proprio il caso di scaldarla, quell’acqua?
    Un saluto da Marcello Teofilatto

    • Francesco says:

      restando nella metafora, mi parrebbe che l’acqua del fanatismo “neo-islamista” si scaldi per conto suo, altro che per colpa nostra

  23. Francesco says:

    concordo su onestà e chiarezza dell’articolo.

    quindi sarei per una onorevole fucilazione dello stronzo, invece che per l’impiccagione.

    sono uomini come questo che danno un senso e una statura a Silvio Berlusconi – e abbiamo detto tutto.

    PS anzi, in quel ripetuto intellettuali vedo molta “invidia del pene”

  24. Antonio Coda says:

    Il succo di questo articolo – che trovo facilone – non è niente di più di un “chi la fa l’aspetti” o di un “dente per dente”, solo che, ad averci un minimo di deduzione del tipo causa-effetto, secondo me uno che crede di far soccombere la prepotenza americana coi taglierini e dirottando aerei civili, non fa che peggiorare la sua di situazione, chiamando rappresaglia.

    Pari dignità verso tutte le vittime per me equivale a dire parì spregio verso tutti i carnefici, perché la disperazione e la dominazione non possono diventare giustificazione per ogni prossimo atto di barbarie.

    L’America e l’Occidente sono responsabili, e meno eufemisticamente colpevoli, di tanta squilibrio e ingiustizie mondiali? Sì. Ma se i paesi arabi o l’Oriente credono di poter offrire un riscatto o un capovolgimento tramite la vendetta o la ridicalizzazione fondamentalista tutto ciò che si prospetta è un cambio di dominazione, non di condizione.

    Per questo credo che un serio contributo al miglioramento generale sia sia criticare e cambiare il proprio quadro politico, sia spingere verso una svolta di riaggiustamento non belligerante; non applaudire la violenza omicida di questo invece che di quello.

    Altrimenti, specie da parte dei idealmente-simpatizzanti, si tratterà solo di coltivare la stilosa passione di metter bocca s’una tragica condizione di una minoranza, per ritagliarsi una “diversità” che poi di fatto non c’è.

    Un saluto,
    Antonio Coda

  25. Lorenzo says:

    Forse non l’ho letto con attenzione ma questo articolo secondo me lascia un po’ il tempo che trova. Dice sicuramente alcune verità ma fa anche molte approssimazioni. Poi scade nel conteggio dei morti per esaltare la “bellezza sublime” di un gesto omicida… non ho capito se con ironia o no. E ci dice poco delle cause.

    Vorrei invece sapere che cosa pensi di quest’altro articolo, che ha anche il pregio di essere stato scritto PRIMA dell’11 settembre.

    http://www.carmillaonline.com/archives/2011/09/004026.html

  26. Per Lorenzo

    Grazie della segnalazione dell’articolo di Sbancor. Che mostra la forza e la debolezza di certe analisi.

    La forza sta nella capacità addirittura decennale di prevedere la crisi economica, la reazione militarista, il culto della “scienza economica” (bellissima la frase, “La legge del mercato abroga tutte le precedenti leggi”). Credo che pochi siano riusciti a cogliere così correttamente ciò che era in ballo.

    Ha sbagliato invece totalmente sulla “globalizzazione dal basso”, le “moltitudini” e tutto il resto.

    E lo dimostra l’opposizione quasi nulla all’ultima guerra, quella contro la Libia.

    Dove gli attuali ambienti di riferimento di Sbancor, dopo aver detto a parole che “non erano a favore” di questa guerra, si sono limitati a fare le pulci a chiunque si opponesse alla guerra, con i soliti complottismi e accostamenti indebiti.

    Come se all’epoca dell’attacco fascista all’Etiopia, la sinistra – dopo una critica a parole a Mussolini – avesse stilato liste di proscrizione di “sostenitori del tiranno reazionario Hailè Selassiè” e avesse fatto capire che chiunque fosse contro l’attacco, fosse sotto sotto un fanatico della monarchia divina di Addis Abeba, o un monaco copto superstizioso.

    I cultori di Gheddafi esistono, come esistevano negli anni Trenta i primi “afrocentrici” che vedevano nell’Etiopia la terra eletta da Dio per la redenzione della razza nera.

    Ma ci vuole l’intelligenza per capire che il problema è combattere l’imperialismo: abbiamo la NATO in casa, non Gheddafi.

    • Francesco says:

      chiedo scusa: non abbiamo la NATO in casa, siamo la NATO. c’è una lieve differenza, mi pare proprio

      e il tuo veltronico benaltrismo, per cui “il problema è combattere l’imperialismo” e la dittatura di Gheddafi non importa, mi sembra decisamente di corto respiro kissingeriano (il problema è combattere il comunismo e non importa la dittatura di Somoza o Pinochet o Reza Palevi)

      abbiamo visto come è finita …

      • Andrea Di Vita says:

        Per Francesco

        ‘siamo la NATO’

        Da sottotenente di complemento, ti garantisco che non ho mai rischiato di essere distaccato presso un reparto dell’Esercito Italiano alla Hawaii o in California. Invece ho visto parecchi alleati masticabibbie in Veneto e in Friuli. Anche gli àscari Eritrei erano Italiani, in questo senso: e l’Italia ne difendeva la libertà dalle mire di Addis Abeba. Comunque far parte della NATO comporta un prezzo – Cermis docet.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          il motivo è banale quanto è irrilevante la tua osservazione: il confine militare della NATO passa(va) per l’Italia e non le Hawaii o la California

          oggi, soldati NATO italici e statunitensi sono schierati “fianco a fianco” in Bosnia, Afganistan, Kosovo e forse anche altrove

          sul Cermis non posso che darti ragione al 100% ma solo un paese che si fa tappetino viene usato per pulirsi i piedi pure dagli alleati

        • astabada says:

          Per quanto “siamo la NATO” oggi Cameron e Sarkozy hanno deciso che la NATO continua la missione.

          Io dico che non “siamo”, e lo dici anche tu quando ammetti che “siamo zerbino”.

        • Andrea Di Vita says:

          Per Francesco

          ”passa(va)”

          Togli pure le parentesi.

          ”fianco a fianco”

          Non ho mai capito perchè l’alzabandiera a mattina lo facciano col Tricolore e non con le Star and Stripes.

          Gli Italiani stanno in Kosovo, Afghanistan ecc. a eseguire gli ordini degli Statunitensi.

          Primo, non esiste un contingente militare USA all’estero al comando di un ufficiale di un altro Paese. Il che non si puo’ dire dell’Italia.

          Secondo, quando nel Kosovo il comando è passato dagli Italiani agli Inglesi nessuno ha avuto di che ridire, quando è successo il contrario apriti cielo (tanto che D’Alema dovette far rimpatriare un generale in fretta e furia per evitare battibecchi). Almeno Dini arrivo’ a minacciare di bloccare i decolli da Ghedi se l’Italia non fosse finalmente stata ammessa nel gruppo di contatto.

          Terzo, quando in ‘Restore Hope’ gli Italiani rattavano diretamente coi capi tribù Somali per il passaggio delle truppe gli Statunitensi, nella loro posizione di comando, bloccarono tutto perchè ‘coi terroristi non si tratta’. Col risultato di ‘Black Hawk down’ e -quel che per me, Italiano. è peggio- della morte di un tenente Italiano.

          Quarto, quando Obama ha cambiato il comandante in Afghanistan qui da noi nessuno ha saputo nulla fino a cose fatte. (Il berlusca si è ben guardato da mantenere in Afghanistan l’atteggiamento di fermezza di un Dini).

          Quinto, quando in Kosovo gli Statunitensi sono andati a pattugliare zone in cui c’erano stati bombardamenti all’uranio impoverito ci sono andati con le maschere antigas. Quando ci sono andati gli Italiani ci sono andati con i maglioni regolamentari – visto che nessuno si era premunito di informarli.

          Questo non è il modo di fare fra alleati. E’ il modo di fare che si ha con gli àscari.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • PinoMamet says:

          Mmm

          Andrea

          gli americani, per dirla tutta, sono stronzi
          (e gli inglesi anche di più, perché vengono a “fare gli americani” su di noi senza manco esserlo)
          e i politici e militari italiani tendono a prostrarsi e mancare di dignità pur di compiacere “gli americani che ci hanno salvato dal fascismo e bla bla”

          e questo è un dato di fatto.

          Ma come dici tu, “è il modo di fare” che si ha con gli ascari; il modo di fare, appunto, non gli accordi, che (per quanto, ne sono sicuro, non troppo favorevoli a noi) non prevedono, se non tutte, almeno molti di questi che sono veri e propri sgarbi o mancanze di rispetto da parte degli “alleati”.
          E anche di intelligenza (Somalia docet).

          Per quanto mi riguarda, li avrei mandati a fanculo da molto prima, tanto più che nessun Barbablù sovietiko ci sta minacciando
          (hanno dovuto inventarsi un Barbablù islamico apposta…)

      • astabada says:

        “Siamo la NATO”

        Dev’essere per questo che la NATO (cioe` noi) bombarda (bombardiamo) i nostri investimenti a Tripoli.

        E’ una caratteristica della NATO quella di difendere i principi a scapito degli interessi: quante volte abbiamo visto efferate dittature – pur alleate, militarmente ed economicamente – degli USA, bombardate senza pieta`?

        Mi riferisco chiaramente alla liberazione del Cile da Pinochet, ma anche ad episodi piu` recenti come la liberazione dell’Arabia Saudita e del Bahrain – per non menzionare la Georgia.

        • Francesco says:

          >> E’ una caratteristica della NATO quella di difendere i principi a scapito degli interessi

          davvero? ‘un lo sapevo

          PS se per una volta si ammettesse che facevamo male a leccare il culo a Gheddafi, o almeno che lo si faceva per costrizione oggettiva e non certo per stima.

        • PinoMamet says:

          La seconda che hai detto :)

          Visto che a noi (ma anche a britannici e francesi) la Libia faceva comodo per una serie di ragioni, e la persona con cui trattare era Gheddafi, comprensivo di tenda, amazzoni e circo al completo, c’era poco altro da fare.
          Casomai confermo la mia disistima verso la Francia che ha tentato a un certo punto di soffiarci l’affare con pronto voltagabbanismo
          (di cui poi accusare, come tradizione vuole, noialtri…)

        • astabada says:

          “Facevamo male a leccare il culo a Gheddafi”

          Ovvio, perche’ di li` a poco buana avrebbe deciso per il bombardamento liberatorio.
          Come dire che il servo deve prevedere e presoddisfare i desiderata dell’alleato. (Anzi, “alleato” perche’ se no chi sappiamo non capisce).

          All’epoca del lecchinaggio di cui parli Gheddafi era completamente sdoganato, con tanto di encomi dalla Casa Bianca e da Parigi.
          Forse i nostri cari, paterni alleati non ci hanno ritenuti degni di avvisarci che il loro atteggiamento di apertura era solo un diversivo, che aspettavano che il libico abbassasse la guardia per pugnalarlo. Oppure, giova ripeterlo, hanno semplicemente cambiato idea: peggio per Pantalone se non ha anticipato che il vento, un giorno, sarebbe cambiato.

        • Claudio Martini says:

          Ha fatto male (molto male) Gheddafi a leccare il culo a noi.

        • Ritvan says:

          —-quante volte abbiamo visto efferate dittature…. per non menzionare la Georgia. astabada—

          Minchia, la Georgia una “efferata dittatura”??!! Non è che confondi con la Bielorussia del kompagno Lukashenko? No, ci mancherebbe, il kompagno Lukashenko è ancora un kompagno e devoto alla Madre Russia, Madre Di Tutti Voialtri Kompagni, cribbio!

        • Ritvan says:

          —-Come dire che il servo deve prevedere e presoddisfare i desiderata dell’alleato. (Anzi, “alleato” perche’ se no chi sappiamo non capisce).astabada—

          Kompagno astabada il “chi sappiamo” ti fa poco umilmente:-) osservare che, visto che parlavi di “servo” e senza virgolette forse era meglio usare poi il termine “padrone” – siempre:-) senza virgolette – al posto di “alleato” con o senza virgolette.
          P.S. Comunque, per me puoi scrivere come c..zo ti pare, visto che l’ortografia non è compresa fra gli strumenti della Gloriosa Lotta Di Classe Che Farà Sorgere Il Sol Dell’Avvenir:-)….

        • Ritvan says:

          —Ha fatto male (molto male) Gheddafi a leccare il culo a noi. Claudio Martini—

          Eh già, bella leccatina, presentandosi all’aeroporto con tanto di foto di quel tizio impiccato dagli italiani appuntata alla giacca….

        • astabada says:

          Non capisco Ritvan, lo dico sinceramente, come mai tutta questa bava alla bocca.

          Lukashenko non c’entra nulla: non rientra tra i paesi alleati dell’Ovest. Del resto sto fantoccio di paglia e` ora che lo bruci, in quanto io non ho MAI sostenuto Lukashenko.

          Concludo dicendo che sulle virgolette non hai capito, ancora una volta: l’accostamento quasi automatico servo-padrone e` stato sfruttato sostituendo l’ironico termine “alleato”. Ma non fa niente, solo che la prossima volta voglio piu` impegno.
          Se non capisci ancora vai a farti un giro, schiarisciti le idee e poi rileggi.
          E pulisciti la bava.

        • astabada says:

          >> E’ una caratteristica della NATO quella di difendere i principi a scapito degli interessi

          davvero? ‘un lo sapevo

          L’ironia Francesco…

        • Francesco says:

          detto da te …

          guarda che l’ironia è un’arma che chiunque può usare, e da destra fin dai tempi di Guareschi ce la si cava

          che se poi Giovannino mi becca a dargli del Destro me le suona

        • Ritvan says:

          —Non capisco Ritvan, lo dico sinceramente, come mai tutta questa bava alla bocca. astabada—
          Stai davanti allo specchio, vero? Quella bava si chiama “antiamerikanismo idrofobo”, kompagno.

          —Lukashenko non c’entra nulla: non rientra tra i paesi alleati dell’Ovest.—
          Appunto, proprio per questo – oltre che per il fatto di essere una feroce dittatura, altro che la Georgia – la biekissima NATO lo dovrebbe bombardare prima della Georgia:-). E invece nisba.

          —Del resto sto fantoccio di paglia e` ora che lo bruci, in quanto io non ho MAI sostenuto Lukashenko.—
          Se ti levi i tuoi occhiali coperti di bava:-), prendi una camomilla e rileggi quello che ti ho scritto, forse – e dico forse – ti accorgerai che non ho MAI detto che tu abbia sostenuto Lukashenko.

          —Concludo dicendo che sulle virgolette non hai capito, ancora una volta: l’accostamento quasi automatico servo-padrone e` stato sfruttato sostituendo l’ironico termine “alleato”.—
          Bieko sfruttatore! Che Marx&Engels ti maledicano!:-)

          —Ma non fa niente, solo che la prossima volta voglio
          piu` impegno.—
          Non mi dire che hai una tastiera di fabbricazione …sovietica a cui manca la “a” accentata, eh, kompagno! (ti piace il mio impegno?:-))

          —-Se non capisci ancora vai a farti un giro, schiarisciti le idee e poi rileggi.E pulisciti la bava.—
          Lo dici sempre davanti allo specchio, kompagno, vero?

        • Ritvan says:

          Errata corrige
          Prima che il kompagno idrofobo mi morda sul collo, nel mio precedente commento a lui dedicato e a proposito di uso corretto delle vocali accentate invece di uso ad minchiam dell’apostrofo, leggasi “u” al posto di “a”.

          P.S. Ah, la tastiera sovietica pare non abbia nemmeno la “e” accentata…..oppure ce l’ha, ma ti è colata un po’ di bava su quel tasto e ti faceva senso pigiarci sopra?:-)

        • astabada says:

          Hai visto bene (nonostante le fette di salame sugli occhi): non ho le vocali accentate sulla tastiera, come si evince dal fatto che scrivo sempre ` e ‘ per sostituirle.

          “Non mi dire che hai una tastiera di fabbricazione …sovietica a cui manca la “a” accentata, eh, kompagno! (ti piace il mio impegno?:-))”

          Se impegno significa sostenere che “fa”, voce del verbo “fare” si scrive con l’accento, mi sa che sei rimandato a Settembre (del prossimo anno). “fa” si scrive sempre senza, al piu` ci sta un apostrofo se e` imperativo, mi pare di ricordare (ma io non ho usato l’imperativo). Se vuoi posso aggiungere degli errori di ortografia ogni tanto, visto che ci tieni tanto a mostrare che padroneggi la “dolce lingua”.

          Adesso pero` stai giu`, da bravo.

        • astabada says:

          Prima che mi morda sul collo

          Troppo tardi, decisamente.

        • Ritvan says:

          —“Prima che mi morda sul collo”
          Troppo tardi, decisamente.—
          Troppo tardi? Beh, a meno che voialtri kompagni non abbiate un orologio che segna sempre l’ora di Mosca:-), ti faccio poco umilmente:-) presente che il mio “errata corrige” – in cui correggevo un mio refuso – è datato 15/09/2011 at 6:19 pm, mentre la tua castroneggiante prosopopea in cui – proprio a causa di quel refuso – mi accusi ad minchiam di non sapere come si scrive la terza persona singolare del verbo “fare” è datata 15/09/2011 at 6:45 pm. Fette di prosciutto sugli occhi ti hanno impedito di vedere, kompagno?
          P.S. Adesso torna nella tua grotta e restaci appeso pei piedi al soffitto fino a stasera.

  27. Lorenzo says:

    Miguel, e’ vero sulle “globalizzazione dal basso”, le “moltitudini” si e’ sbagliato. Io preferirei dire “si e’ illuso”. Ma bisogna anche considerare che essendo un articolo di dieci anni fa l’obbiettivo probabilmente era anche incoraggiare, spronare un movimento in corso.

    Oggi e’ vero che sulla guerra e contro l’imperialismo l’opposizione e’ quasi nulla, ma bisogna dire che molte delle proteste scoppiate in Europa ultimamente (Spagna, Grecia…) si scagliavano contro il dominio delle banche e dei mercati. E’ chiaro che le persone sono più inclini a protestare quando sono toccate (per usare un eufemismo) dal problema.

  28. astabada says:

    Per esempio il tuo commento non era visibile: che ne so perche`? Chiedi a Miguel

    Mi chiedo, del resto, se tu usi una tastiera di fabbricazione albanese con la a e la u vicine, da sbagliarti nel pigiare*. O magari ti e` venuto qualche dubbio piu` tardi e sei andato a controllare sul dizionario.

    Per il resto sei stato molto bravo a riportare il bastoncino, ma il tuo andare avanti e indietro non aggiunge nulla alla discussione e mi sono stancato di lanciartelo.

    Io resto dell’opinione che siamo servi della NATO, tu resta dell’opinione che “siamo” la NATO (magari anche l’Albania adesso “e`” la NATO, e un giorno pure il Kosovo).

    Passo e chiudo.

    *Ti faccio notare che puoi cambiare la configurazione della tastiera (nel tuo caso fatto aiutare dal tuo padrone, perche’ temo occorra il pollice opponibile). La mia tastiera “sovietica”, (made in USA – giu`, stai giu`) e` configurata come Dvorak: per ironia ha la a e la u vicine.

    • Ritvan says:

      —Per esempio il tuo commento non era visibile: che ne so perche`? Chiedi a Miguel. astabada—-
      Falso: avevo controllato (come faccio sempre, del resto) ed era visibilissimo. Allora si vede che hai anche il PC sovietico che non ti fa vedere quello che vedono gli altri. Oppure sei un fetentissimo bugiardo.

      —-Mi chiedo, del resto, se tu usi una tastiera di fabbricazione albanese con la a e la u vicine, da sbagliarti nel pigiare*. O magari ti e` venuto qualche dubbio piu` tardi e sei andato a controllare sul dizionario.—-
      Informo la Tua Crassa Ignoranza che i refusi causati dalla vicinanza dei tasti sono solo una parte dei refusi possibili.

      —-Per il resto sei stato molto bravo a riportare il bastoncino, ma il tuo andare avanti e indietro non aggiunge nulla alla discussione e mi sono stancato di lanciartelo.—-
      Potrei offrirti una crosticina di formaggio nel caso le schifezze reperibili nella tua lurida fogna ti siano venute a noia?

      —Io resto dell’opinione che siamo servi della NATO, tu resta dell’opinione che “siamo” la NATO (magari anche l’Albania adesso “e`” la NATO, e un giorno pure il Kosovo).—
      Da quando in qua i ratti di chiavica (che ogni tanto si trasformano in pipistrelli vampiri) hanno delle opinioni??!!

      —*Ti faccio notare che puoi cambiare la configurazione della tastiera (nel tuo caso fatto aiutare dal tuo padrone, perche’ temo occorra il pollice opponibile). La mia tastiera “sovietica”, (made in USA – giu`, stai giu`) e` configurata come Dvorak: per ironia ha la a e la u vicine.—
      Se fossi un fetentissimo bugiardo come te direi la stessa cosa della mia: invece è una comune QWERTY. E non vedo perché dovrei riconfigurarla anche se so come si fa e ci ho messo la “ë” per quando scrivo in albanese…e pensa te, l’ho fatto senza l’aiuto del mio “padrone”, pertanto sei gentilmente pregato di ficcarti il tuo pollice opponibile in profondità nel bucio del tuo deretano disponibile e poi ciucciartelo a lungo.

      • astabada says:

        “Falso: avevo controllato (come faccio sempre, del resto) ed era visibilissimo. Allora si vede che hai anche il PC sovietico che non ti fa vedere quello che vedono gli altri. Oppure sei un fetentissimo bugiardo.”

        Come sempre corri corri e cadi dritto nel burrone. Ci sono tanti motivi per cui io possa non vedere il tuo ultimo commento. Prima di parlare d’ignoranza bisogna stare attenti a non avere dei piloni da ponte sospeso tra il bulbo e la palpebra.

        Guarda, ti lascio con una faccina delle tue
        :-)

        • Ritvan says:

          —-Ci sono tanti motivi per cui io possa non vedere il tuo ultimo commento. Prima di parlare d’ignoranza bisogna stare attenti a non avere dei piloni da ponte sospeso tra il bulbo e la palpebra. astabada—
          Guarda che sull’argomento io avevo parlato di PC sovietico in alternativa a una bugia, non di ignoranza…si vede che il ponte di Messina hanno cominciato a costruirlo partendo dai TUOI occhi!

  29. Vedo solo adesso lo scontro tra Astabada e Ritvan, senza capirci un granché, visto che ho da lavorare.

    Per favore, non trasformate questo in un blog normale. Ignoratevi a vicenda. Grazie.

    • Francesco says:

      concordo

      qui ci si scanna per motivi politici, o teologici, o filosofici, non per motivi personali

      :D

      • Ritvan says:

        Difatti, caro Francesco, io facevo al tizio che si firma “astabada” delle critiche POLITICHE su ciò che lui scriveva e lui, per tutta risposta, mi dava del “cane”…ma si vede che il buon Miguelito ha troppo da lavorare:-) (beato lui che non risente della crisi!:-) ) per accorgersene e, pertanto, fa il Ponzio Pilato:-).

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