Strage di Oslo, Incendio del Reichstag e altre storie

Continuo a parlare della strage di Oslo, perché – come forse qualunque altro argomento – ci aiuta a capire tante cose dell’epoca in cui viviamo.

Subito dopo la strage, alcuni autori hanno notato come l’attentato avesse colpito un paese europeo anomalo. Anomalo per la sua distanza dall’Unione Europea, per la sua apertura verso la Russia, o verso la causa palestinese.

Sono riflessioni portate avanti da persone diverse, di cui non faccio i nomi, perché non mi interessa entrare in polemiche:  alcuni di questi autori non li conosco, due li apprezzo profondamente sul piano intellettuale e umano, e uno mi sembra soffra di sgradevoli disturbi caratteriali. Sono persone diverse, ripeto, con teste diverse.

In comune, però, hanno scelto di unire i puntini, e di ipotizzare che dietro la strage ci fossero dei potenti interessi geopolitici.

Sul fronte opposto, molti hanno notato che, dopo Oslo, il Vittimometro pende dalla parte dei musulmani; centinaia di blog ipotizzano quindi che Breivik sia un utile idiota al servizio del Grande Complotto Islamonazicomunista.

Chi scrive si trova da sempre in una posizione scomoda su temi di questo tipo.

Da una parte, mi sento molto lontano da chi crede sempre e automaticamente nella “versione ufficiale” dei fatti, come certi sedicenti “anticomplottisti” d’assalto. Anche perché gli stessi anticomplottisti d’assalto riservano la loro presunta scientificità a una parte sola. Tanto che non fanno nulla per debunkare chi parla di un complotto islamico.

I metodi “anticomplottisti”, infatti, raramente vengono applicati a tutto campo. In questo, gli anticomplottisti somigliano a certi predicatori religiosi, bravi a fare gli atei con le religioni degli altri. Il problema non è infatti nel debunking scientifico in sé, ma nel suo utilizzo come semplice arma di parte.

Difficilmente vedremo, ad esempio, un buon lavoro di debunking dei quasi ottant’anni di teorie del complotto che circondano l‘incendio del Reichstag – il primo “controprocesso” per l’incendio fu organizzato a Londra, alcuni mesi dopo l’evento, da Willi Münzenberg, il geniale responsabile della propaganda del Partito Comunista Tedesco, e come si può immaginare, incolpò i nazisti, producendo presunti “testimoni” mascherati.

Eppure l’incendio del Reichstag ha parecchie analogie con l’11 settembre – i cosiddetti complottisti sottolineano l’esistenza di un cui prodest indiscutibile, assieme alla debolezza della versione ufficiale, che parla di un “solitario fanatico”.

Ma nonostante la vittoria militare degli Alleati sulla Germania, non sono mai riusciti a trovare indizi positivi contro i nazisti.[1]

Il problema è che un ottimo movente non costituisce di per sé una prova, ma solo un indizio. Da valutare freddamente assieme ad altri indizi. E se gli altri indizi sono più plausibili, dobbiamo avere il coraggio di accantonare gli indizi meno plausibili, anche quando ci permettono di prendercela con i nostri nemici preferiti.

Intanto, separiamo i fatti che contano da quelli che fanno notizia: la strage di Oslo ha certamente portato la Norvegia all’attenzione del mondo per la prima volta dal tempo dei Vichinghi; ma non è detto che l’uccisione di un certo numero di adolescenti e la distruzione di un edificio abbia avuto alcun impatto concreto sul paese. Mentre sul piano simbolico, possiamo immaginare che il governo che è stato preso di mira goda oggi di un sostegno popolare senza precedenti.

Tanti “complottisti” italiani, nel valutare gli attentati che avvenivano in Italia alcuni decenni fa, hanno compiuto lo stesso  errore, pensando che qualche decina di morti, in eventi a lunga distanza temporale l’uno dall’altro, rientrassero tutti in progetto mirato a “destabilizzare” il governo o la società.

Facciamo finta che Israele o gli Stati Uniti mi abbiano affidato il compito di far cambiare politica alla Norvegia.

Ovviamente, io c’entro solo  per gioco, ma è altamente probabile che quei due paesi abbiano già assegnato un simile compito a qualcuno.

La prima cosa che farei è identificare un personaggio, poniamo un ministro, in Norvegia, cui far cambiare testa.

Poi sceglierei tra le  seguenti opzioni:

1) mandare un messaggio discreto al ministro, esprimendogli tutta la mia solidarietà, ma spiegando che il nostro paese è una Grande Democrazia in cui la libertà di espressione è sacra, e quindi non possiamo farci niente se mercoledì prossimo un fotografo pubblicherà le foto dell’incontro tra il ministro e un transessuale colombiano. Ma forse, in nome di una storica amicizia tra i nostri popoli, qualcosa possiamo fare…

2) non impedire che allo stesso ministro venga un banalissimo infarto, che non fa notizia da nessuna parte, ma permette di sostituirlo con un altro ministro più gradito.

3) creare un personaggio che viene considerato come il più grande mostro degli ultimi decenni. Un personaggio che ha come caratteristica principale il sostegno fanatico proprio al paese che rappresento, che compie una rumorosa strage di innocenti, compatta l’opinione pubblica attorno al governo che io sto cercando di buttare giù e distrae dal panico islamofobo che sto cercando da anni di diffondere nel mondo. Offrendo allo stesso tempo alla polizia di quel paese la possibilità di catturare l’attentatore dal vivo e di torchiarlo per i prossimi decenni alla ricerca di possibili mandanti.

Se avete capito cos’è il Rasoio di Ockham, potete facilmente immaginare quale scelta mi costerebbe il posto.

Nota:

[1] Non sono un esperto; e confesso di essermi basato per questa affermazione in buona parte sulla voce Reichstag Fire di Wikipedia.

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10 Responses to Strage di Oslo, Incendio del Reichstag e altre storie

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  2. la timida says:

    Hmmm… l’infarto lo escluderei: se bastasse una pasticchina per provocare un infarto, forse ci saremmo risparmiati tante guerre, attentati e scandali bunga bunga in giro per il mondo e non.
    Quanto al transessuale, beh, sembra incredibile a dirsi ma esiste anche qualche ministro che scheletri nell’armadio non ne ha. Mica tutti hanno la fissa del sesso o si drogano, che diamine.
    L’attentatore pazzo, invece, serve a rafforzare sì il governo in questione, ma anche a mandare messaggi inequivocabili sulla propria potenza. Se il governo norvegese sei mesi dopo cancella in silenzio un trattatello con la Russia sullo sfruttamento di una miniera artica non se ne accorge nessuno, e nessuno fa collegamenti.

    Ricordo d’altronde uno dei nostri ministrucoli affermare significativamente tempo fa: “In Afghanistan dobbiamo andarci per forza, se vogliamo evitare attentati islamici in Italia.” Il fesso ha parlato chiaro, direi!
    ;-)

    • astabada says:

      Senti senti, e chi sarebbe costui?

      • Moi says:

        Buttiglione, credo …

        Una volta in un talk show si interrogò con serietà e gravità se la Torre di Pisa e la Mole Antonelliana sarebbero ancora in piedi senza le bombe USA in Afghanistan e in Iraq !

  3. “Quanto al transessuale, beh, sembra incredibile a dirsi ma esiste anche qualche ministro che scheletri nell’armadio non ne ha. Mica tutti hanno la fissa del sesso o si drogano, che diamine.”
    Basta anche un calzino azzurro, eh! :D

  4. Riccardo Giuliani says:

    Bella riflessione.

    Però se volessi fare una strage addossando le colpe agli islamici a tutto tondo farei eseguire il tutto da un islamico; ma con quale motivazione plausibile per la strage si presenterebbe ai media?
    “Ho ucciso giovani norvegesi di sinistra perché erano a favore dell’integrazione razziale sul loro territorio, quando invece Allah vuole che muoiano”.

    Allora tanto vale usare un nostalgico dell’età dell’oro, se non altro la Norvegia ora è avvertita.

  5. Ritvan says:

    —“Ho ucciso giovani norvegesi di sinistra perché erano a favore dell’integrazione razziale sul loro territorio, quando invece Allah vuole che muoiano”.. Riccardo Giuliani—
    Hai ragione: non mi risulta che il buon Allah abbia mai chiesto la morte dei giovani di sinistra (norvegesi o altro che fossero), pertanto – come ben dici -la giustificazione del tuo ipotetico terrorista islamico “reclutato” risulterebbe del tutto campata per aria.

    P.S. Semmai il suddetto “islamico” auspicherebbe lunga vita ai giovani norvegesi, sennò chi pagherebbe la jizya quando i norvegesi saranno diventati dhimmi?:-):-)

  6. Daouda says:

    Scusa ma tu che sei complottista non fai il medesimo Miguel?

    Semplicemente l’errore non è nelle affezzioni in sé , foss’anche trascendentali, ma nel disordine e la schematizzazione con cui le si unisce.

  7. Z. says:

    In realtà la tesi dell’attentatore solitario per l’incendio del Reichstag non è così debole.

    Che la propaganda di destra e di sinistra ci abbia ricamato sopra in stile opposti estremismi non ci sono dubbi, certo. Ma la storiografia ha ormai ricostruito accuratamente le indagini naziste e l’ossessione di Hitler per quella rivolta comunista che lui credeva imminente, e di cui l’incendio al Reichstag – a suo dire – avrebbe costituito il primo atto.

    Ciusto per cercare pelo in uovo, ja :-)

    Z.

  8. Giovanni says:

    Be’, secondo alcune teorie “complottiste” questo attentato “voluto dagli ammerigani”, visto nel contesto degli avvenimenti internazionali potrebbe – potrebbe – segnalare un cambio di strategia dell’egemonia dall’islamofobia all’islamofilia o meglio a una non-islamofobia-quando-fa-comodo. Vedi caso della Libia e del probabile terrorista di al Qaida Abdel Hakim Belhadj o Abdel-Hakim al Hasidi o Abdel Hakim al-Hasadi o Abdel Hakim al-Hasady. Guarda caso la Norvegia era il primo paese europeo che stava seriamente pensando di ritirarsi dalla Libia, con conseguenze importanti su tutta la coalizione NATO.
    Forse l’attentato non ha influito sul ritiro finale della Norvegia ma ha avuto l’effetto di far imbrattare di pipì e pupù le poltrone di tutti quei governanti europei che hanno solo pensato al ritiro da quell’operazione di sostegno aperto a islamisti radicali e qaidisti che è la guerra in Libia.
    Certo, la caratterizzazione ideologica di Breivik come filoamericano (se partiamo dal presupposto che ormai la maggior parte delle persone “sa” che l’11/9 e il 7/7 sono operazioni dei servizi occidentali) potrebbe essere semplicemente un cambiamento di modus operandi per evitare di lasciare “la solita impronta” (per il resto un’impronta da false flag rimane comunque chiara, ed è la perfetta coincidenza dell’attentato con esercitazioni anti-terrorismo, come avvenne con l’11/9 e il 7/7).

    Ma tornando all’idea del “cambio di strategia”: come si sa, i gruppi islamici radicali senussi della Cirenaica ma più in generale da varie parti del mondo arabo aiutano la NATO a sovvertire un Gheddafi troppo filo-russo, filo-cinese, pan-africano. Vedi anche il caso degli Ugiuri che mettono in difficoltà i cinesi, dei terroristi ceceni in contrasto con la Russia. Tutti questi gruppi sono sostenuti, anche con rapporti diretti, da Brzezinski e famiglia, Robert Gates & co., cioè dagli strateghi americani che hanno sostenuto, al tempo stesso, l’idea di una guerra di civiltà e il progetto al Qaeda come “trappola anti-sovietica” durante la guerra sovieto-afghana. Oggi esistono vari indicatori su un sostegno diretto da Brzezinski a Obama e con il caso del sostegno dato da Obama ai ribelli libici di al Qaida è chiarissimo il cambio di strategia attuato con Obama rispetto all’islamofobia dell’amministrazione Bush. Obama, con le sue radici musulmane, è di per sé un indicatore di un cambio strategico in direzione più filoislamica. Un cambio naturalmente che non ha nulla di genuino ma è funzionale agli interessi politico-militari dell’egemonia.

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