Elezioni, il problema è questa Europa

Marino Badiale – che da qualche mese a questa parte è diventato segretario politico del movimento Alternativa – propone una lettura che trovo abbastanza condivisibile dei recenti risultati elettorali.

Con il solito provincialismo, i media italiani li leggono senza considerare il contesto europeo, dove abbiamo visto la devastante sconfitta del governo di centrosinistra in Spagna e il passaggio del partito xenofobo (ma anche eurocritico) di Heinz-Christian Strache al primo posto nei sondaggi in Austria.

Se dovessi riassumere ciò che sta succedendo, semplificherei brutalmente così:

- la Banca Centrale Europea, con le varie istituzioni che le sono subordinate, obbliga i governi di ogni colore ad applicare politiche sociali devastanti;

- le diverse popolazioni reagiscono, votando ovunque contro i governi attuali.

Ma sentiamo cosa scrive Marino Badiale.

Il dato fondamentale dei risultati elettorali delle amministrative è ovvio e viene in questi giorni rilevato da molti commentatori: essi segnano l’inizio della fine del berlusconismo. Si può facilmente pronosticare la caduta del governo Berlusconi e la sua sostituzione con un governo sostenuto (anche) dal centrosinistra. È più difficile prevedere con precisione i tempi e i modi di questo processo, e la forma precisa del governo che sostituirà l’attuale (governo tecnico? Governo di unità nazionale? Con la Lega o senza?).

Ma è chiaro ciò che il prossimo governo sarà chiamato a fare: gestire la fase finale della distruzione di quel poco che resta in Italia di Stato sociale, secondo le durissime direttive economiche che l’Europa ci impone.

La sinistra non si tirerà naturalmente indietro, continuando l’opera di distruzione dell’economia pubblica, dei beni comuni, della scuola pubblica, dei diritti dei lavoratori, svolta nei periodi in cui ha governato.

L’attacco generalizzato ai livelli di vita della maggioranza della popolazione, necessario per adempiere alle direttive europee, produrrà un ulteriore e drammatico impoverimento, e questo a sua volta proteste e tensioni sociali. Il rischio è di vedere tali proteste egemonizzate da qualche “frammento” dell’attuale destra. Magari molto peggiore di Berlusconi.

In questo non ci sarebbe nulla di nuovo. Dal 1996 in poi, ogni vittoria della sinistra ha generato una rivincita della destra, che è tornata al potere più incarognita di prima. Questo non è un caso ma discende dalla natura stessa di destra e sinistra nell’attuale fase storica. Destra e sinistra sono diventate semplici etichette prive di contenuto, il cui ruolo è quello di creare l’illusione del cambiamento affinché lo scontento generato dalla parte al governo venga raccolto dalla parte all’opposizione e non divenga mai realmente pericoloso per il sistema.

Un discorso a parte, in questa tornata elettorale, può essere fatto per la vittoria di Luigi De Magistris a Napoli, e solo per lui. Questo perché De Magistris, rifiutando l’apparentamento con il PD al ballottaggio, ha in effetti introdotto un elemento concreto di novità: la sua maggioranza nel Consiglio comunale non dipende dai voti dei consiglieri PD. Questo non è un fatto casuale ma traduce una effettiva radice di diversità di De Magistris.

Nel suo lavoro da magistrato egli si è scontrato con alcuni nodi reali del potere in Italia: infatti, la questione della legalità è in Italia fondamentale perché nel nostro paese l’illegalità è divenuta sostanza del potere reale, molto più che in altri paesi. Chi combatte seriamente per la legalità finisce inevitabilmente per contrastare i poteri reali che governano questo paese. Il lavoro di De Magistris a Napoli va dunque seguito con attenzione.

Per tornare al discorso iniziale, l’indicazione politica fondamentale è quella di preparare le condizioni politiche affinché la protesta contro il massacro sociale che il governo post-berlusconiano dovrà portare avanti non sia egemonizzata da schegge dell’attuale ceto politico e non sia canalizzata verso soluzioni autoritarie. Il rafforzamento di una forza antisistemica come Alternativa, in radicale opposizione all’intero ceto politico di centro, destra e sinistra, è una di tali condizioni politiche.

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161 Responses to Elezioni, il problema è questa Europa

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  2. Francesco says:

    “Ma è chiaro ciò che il prossimo governo sarà chiamato a fare: gestire la fase finale della distruzione di quel poco che resta in Italia di Stato sociale, secondo le durissime direttive economiche che l’Europa ci impone.

    La sinistra non si tirerà naturalmente indietro, continuando l’opera di distruzione dell’economia pubblica, dei beni comuni, della scuola pubblica, dei diritti dei lavoratori, svolta nei periodi in cui ha governato.”

    la smetti con le bugie e le false promesse? da oggi ho un sindaco comunista arancione che è “una grande speranza” per i giovani e un colossale ciofeca per me, e tu affermi che la sinistra è in grado di gestire la fine dei privilegi e delle rendite di posizione di cui l’Occidente ha goduto dal XIX secolo?

    mi pare che tu pecchi di ottimismo

    ciao

    • Claudio Martini says:

      Guarda che quelli di sinistra sono MOLTO cattivi. Non rimarrai deluso.

      • Francesco says:

        Pisapia cattivo? ma se è un barboncino da salotto

        Forse Fassino ma si è quasi perso per strada, devo sperare che Marchionne gli metta il collare e lo trascini.

        Io comunque confido nella Grande Forza Mondiale di Destra, il PCC. Loro si che stanno rimettendo la struttura di classe dell’occidente a posto.

        :)

  3. Claudio Martini says:

    Tre rilievi.
    1) “Il problema è queta Europa”
    “Questa” Europa è l’unica che ci è dato conoscere. Non esiste un’alternariva tipo “l’Europa dei lavoratori”, l'”Europa dei diritti” o cose del genere. E non può esistere. Non c’è un popolo europeo, di conseguenza non ci può essere una politica fiscale comune, dunque nessuna politica di redistribuzione del reddito. Solo “crescita”, “competitività”, “stabilità dei prezzi”. L’Europa può essere solo strumento di dominio neo-coloniale di singoli paesi (Germania), oppure (o anche) terra di conquista di una schiatta egemonica trans-nazionale. I più grandi europeisti della storia sono Napoleone, Friedrich Nietzsche e Adolf Hitler.
    2) Fra le gioie regalateci dalla UE c’è anche l’ammirevole e fortunato tentativo di resuscitare il fascismo dalle nostra parti. In Francia e Ungheria siamo in dirittura d’arrivo, in altri poco manca. Grazie a Dio nel 2008 non ha vinto Veltroni, sennò oggi avremmo la Lega al 20%.
    3) Una cosetta su De Magistris. Non so perchè, ma vedo nero. Qualcosa mi dice che sarà la più apocalittica delle delusioni. Visto che di vaticini me ne intendo, mi gioco tutto su questo: dato che sono stati eletti con De Magistris 6 consiglieri della FdS, e dato che il Pd e il terzo polo ne totalizzano, all’opposizione, proprio 6, tempo sei mesi e imbarcherà questi al posto di quelli.

    • Claudio Martini says:

      Queta? Questa!

    • Francesco says:

      1) trovo affascinante che nella parte più socialista del mondo, con lo stato sociale più esteso e in alcuni casi efficiente, si scrivano cose del genere. e si scrivano ignorando un fatterello come il ritorno della centralità asiatica: qualcuno davvero pensa che potremo vivere ancora “etsi Cina non daretur”?
      2) il fascismo resuscitato dalla partita doppia? meglio neri che lavorare? almeno ammettiamo che è colpa nostra, non della UE

    • giovanni says:

      Su De Magistris anch’io ho da fare qualche appuntino:
      1) questione monnezza: il comune di Napoli è suo, ma ci sono provincia (cui “provvidenzialmente” il governo ha affidato la riscossione della TARSU, la tassa sulla nettezza urbana), regione e stato in mano alla destra. Visto che il comune di Napoli è di dimensioni molto ridotte (120 kmq sono nulla per una metropoli, S.Giorgio a Cremano, che è comune, è a CINQUE km dalla stazione!), è chiaro che inceneritore o non inceneritore, raccolta differenziata o meno, senza compromessi con la camorra e il suo uomo Cosentino, non ne esce. E fare compromessi con la camorra vuol dire che la monnezza resta. Prima indigestione di m….a per i suoi elettori
      2) altra decisione “provvidenziale” del governo è di avere accettato la proroga della presentazione del bilancio comunale, che normalmente va fatta entro il 31 dicembre, ed è stata concessa fino al 30 giugno: Se non si approva entro allora, il comune viene commissariato! In parole povere, in meno di un mese LDM deve formare la Giunta e approvare il bilancio dell’ultimo anno della Iervolino (ed è noto che, specie al sud, i sindaci riservano le regalie ad amici e clienti alla fine del mandato, specie se sono sicuri che nessuno gliene chiederà conto perchè sono uscenti), cioè far mandare giù ai suoi elettori un’altra bella scodella di m….a
      3) questione alleanze: LDM, ultimo rampollo di una dinastia di magistrati, è uomo di grande ambizione, e non si vuole certo fermare a Napoli. Come si può vedere qui: http://appinter.csm.it/rassweb/images/rassegne/r290110/PLXVV.tif, punta molto più in alto, e infatti il primo atto da neosindaco è stato quello di sospendersi dall’IDV, come a dire che si tiene libero da eventuali ordini di partito (cioè di DI Pietro) e farà come vuole lui. Per quanto sopra, col PD dovrà andare d’accordo per forza, e la testa dei “comunisti” suoi alleati potrebbe essere un buon pegno. Ma non renderà la gestione del comune meno ballerina, perchè LDM vuole più di Napoli e quindi prima o poi tenterà la scalata al vertice del CSX, e quindi il PD locale riceverà ordini dai capataz del partito a Roma di farlo sì governare, ma tenendogli la briglia corta per impedirgli di usare Napoli come trampolino di lancio per Roma.
      E alla fine la somma di 1-2-3 fa tanti c—i in culo per i napoletani, chè LDM la fame non la farà mai….

  4. Per Francesco

    “la smetti con le bugie e le false promesse? “

    Al di là del lieve disaccordo tra di noi :-), solo la parte in corsivo del post è mio; tutto il resto è di Marino Badiale, e ho copincollato dal sito di Megachip.

  5. Per Claudio Martini

    ““Questa” Europa è l’unica che ci è dato conoscere. “

    E’ una questione sulla quale non riesco ad avere le idee molto chiare.

    Certamente l’Europa che conosciamo è un punto tanto centrale quanto trascurato oggi.

    Se Berlusconi taglia la scuola, ad esempio, non è certamente perché vuole farsi nemici, non dico gli insegnanti, ma pure tutti i genitori d’Italia.

    E chi lo costringe a farlo è quel complesso sistema, a guida franco-tedesca, che viene chiamato Europa.

    Ora, io non pretendo di avere la soluzione in mano: ho studiato lingue orientali e non economia e commercio o scienze politiche.

    Ma è chiaro che questa è oggi la questione politica numero uno dell’Italia.

    Eppure l’Europa è considerata qualcosa che è al di fuori e al di sopra della politica, al di là delle scelte umane, come il ciclo del giorno e della notte.

    Ci è permesso discutere solo su come applicare le imposizioni europee.

    • Claudio Martini says:

      “Ci è permesso discutere solo su come applicare le imposizioni europee.”

      Hai tradotto in volgare il processo discendente di attuazione delle direttive, effettuato ai sensi della legge 11/2005 secondo i principi di proporzionalità e sussidiarietà, fermo restando la diretta appicabilità dei regolamenti che, avendo efficacia diretta ex art. 288 TFUE, non necessitano di atti di recepimento interno.

      Si vede che sei del mestiere.

    • Rocco says:

      Secondo me bisogna scostare gli equivoci. E’ vero che l’Europa ha strettamente limitato il capo di azione e soprattutto di spesa. E’ vero che la sinistra accetta più volentieri questo sistema rispetto alla destra (in Italia). Ma non dimentichiamoci mai che i cordoni della borsa si stringono molto proprio perché la spesa pubblica italiana è fuori controllo e nessuno sembra volersene preoccuppare. A parole sono tutti salvatori, ma poi la spesa aumenta.
      Certo possiamo anche appellarci all’idea che il sistema sia sbagliato, che l’Euro è un tranello franco-tedesco, ma intanto siamo qui a smantellare un sistema che altri riescono a mantenere in piedi anche dovendo fare i conti con Maastricht. Perché lo stato sociale francese e tedesco sono migliori del nostro. Berlsuconi taglia la scuola per trasferire quella spesa da altre parti. La sinistra taglia la scuola per non spendere quei soldi. Almeno a giudicare dall’andamento del deficit negli ultimi 20 anni.

      • Claudio Martini says:

        Rocco dice:
        1)”Certo possiamo anche appellarci all’idea che il sistema sia sbagliato, che l’Euro è un tranello franco-tedesco,
        2)ma intanto siamo qui a smantellare un sistema che altri riescono a mantenere in piedi anche dovendo fare i conti con Maastricht. Perché lo stato sociale francese e tedesco sono migliori del nostro.”

        Scusa ma perché non metti in connessione i due aspetti? Si chiama imperialismo. Loro si fanno i provvedimenti su misura, succhiano moltissime molte risorse, ed ecco che saltano fuori i quattrini per il welfare. Si chiama imperialismo, scusate la brutale semplificazione.

        p.s. con questo non vorrei sembrare un giustificatore della nostra classe poltica, che effettivamente assomiglia più a quella albanese che a quella tedesca (se qualcuno si offende, me ne scuso). è anche vero però che è proprio questa classe politica rapace e grottesca che vuole l’Europa. Non è una coincidenza.

        • Rocco says:

          Potrei essere d’accordo. Ma alla fine essendo nel torto di una cattiva gestione pubblica non abbiamo nessun mezzo per chiedere un trattamento diverso di quello solitamente riservato alle colonie.
          Se sei studente e reputi la tua maestra un’incapace. Che fai? Non studi? O cerchi di migliorarti per poter dire con autorevolezza alla tua insegnante che fa schifo?

          Il mio punto di vista è non diamoci alibi. Perché se andiamo a cercare le colpe a monte poi scopriremo che a monte, a Bruxelles, ci stanno lobbisti e atlantisti e la colpa diventerà dell’FMI e poi di Wall Street e poi dei circoli massonici internazionali…

    • Francesco says:

      Se Berlusconi taglia la scuola è perchè non è più possibile indebitare lo Stato italiano per finanziare un immenso troiaio, il cui scopo era posteggiare centinaia di migliaia di giovani desiderosi di evitare lavori manuali e di inoccupabili, spacciati per bidelli e insegnanti, creato allo scopo negli anni ’60 e peggiorato nei ’70 del secolo scorso.

      Se Vendola lo facesse, di gettare denaro stampato di fresco nell’immensa e inutile fornace, avremmo soo una replica dell’Argentina di Peron.

      Credo che i popoli europei stiano per fare un incidente frontale con la Realtà del Fatti, alla massima velocità, e ne usciranno malissimo.

      • giovanni says:

        Francè, va a pigliare il pizzo per i tuoi amici camorristi, chè un berlusconiano come te, ergo un sostenitore della distruzione di qualsiasi forma di cultura imposta dal tuo duce, di scuola NON PUO’ PARLARE, period.

    • giovanni says:

      “Ci è permesso discutere solo su come applicare le imposizioni europee.”
      infatti è sul come che Berlusconi dà il peggio di sè. L’Europa NON vieta di bastonare gli evasori fiscali e usare i soldi rubati da questi metà per ripianare il debito pubblico della percentuale richiesta dall’Europa, e l’altra metà per avere un welfare state migliore. Ma anche senza bastonare gli evasori, l’Europa NON vieta di recepire i tagli licenziando le clientele dei politici che si girano i pollici nella PA piuttosto che tagliare la scuola. La Merkel in Germania ha tagliato tutto TRANNE scuola e ricerca, e non perchè l’Europa glielo lascia fare, ma perchè è un buon politico, e il buon politico è quello che compie atti che produrranno buoni effetti anche quando non ci sarà più. Ergo dire “ce lo impone l’EUropa” è usare una formula retorica che va bene per giustificare qualsiasi cosa, anche l’incapacità di fare tagli di bilancio ragionati, e non a caso

      • Francesco says:

        >> Ergo dire “ce lo impone l’EUropa” è usare una formula retorica che va bene per giustificare qualsiasi cosa, anche l’incapacità di fare tagli di bilancio ragionati,

        concordo, quello che temo è che lo dicono a destra, a sinistra e al centro. quelli che non lo dicono è perchè sono così criminali che neppure tagli non ragionati al bilancio farebbero.

        peccato che Marchionne abbia la doppia cittadinanza ma i cittadini “normali” no, quindi a fondo andrebbero loro. ma farlo capire alla sinistra italiana è come spiegare a Berlusconi che di calcio ne capisce poco.

        Ciao

      • Andrea Di Vita says:

        Per giovanni

        Concordo. Ho lavorato due volte a Bruxelles come consulente della Commissione, e quindici mesi un un centro di ricerca di proprietà della Commissione. Ho visto un carrozzone che al confronto l’ufficio di Fantozzi era Svizzera. Ho visto sprechi e arroganza che voi umani non potreste nemmeno immaginare: considero le critiche thatcherane anche troppo timide. Detto questo, la mia dentista in Polonia si è fatta un mazzo tanto ed è riuscita a farsi dare da Bruxelles i soldi per rifarsi lo studio. Il centro di fisica del plasma di Varsavia si è ritagliato un consistente pezzo dei finanziamenti disponibii per quell’anno. In un mercato delle vacche ossificato dalle regole, non c’e’ scusante per chi le regole è abituato a mettersele sotto i piedi. Nel corseo delle mi e consulenze ho esaminato le richieste di finanziamento di Università di vri Stati membri: quelle Italiane erano da mani nei capelli. Un politicante nostrano dell’epoca di Tangentopoli chiedeva ai suoi elettori di leggerlo a Strasburgo col seguente slogan: ”L’Unione Europea è una Cassa Per mezzogiorno che parla francese”.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  6. Claudio Martini says:

    “Ci è permesso discutere solo su come applicare le imposizioni europee.”

    Hai tradotto in volgare il processo discendente di attuazione delle direttive europee secondo i canoni di sussidiarietà e proporzionalità.

    Dato, stando ai Trattati, le norme europee hanno efficacia diretta all’interno degli ordinamenti nazionali, è possibile dire che il giurista, se vuole tenersi al passo della legislazione, può anche consultare soltanto la legge comunitaria: si tratta di un decreto legislativo il quale, secondo le disposizioni della Legge Buttiglione (sic), ogni gennaio “aggiorna” il quadro normativo italiano alla luce di quanto stabilito in sede UE.
    È la legge più importante del nostro ordinamento, insieme alla finanziaria. Alzi la mano chi ne aveva sentito parlare.

    PROBLEMA: chi stabilisce quali provvedimenti vengono discussi in Europa? Semplice: la Commissione, che, come è noto, non è eletta da nessuno.
    Così come non sono eletti da nessuno i funzionari della BCE, che decidono ogni trimestre del benessere o della rovina di milioni persone. (a tale proposito, segnalo: http://download.kataweb.it/micromega/brancaccio310511.mp3)

    Stando così le cose, è evidente che ci troviamo di fronte ad un deficit democratico di vasta portata. Ma niente paura, i nostri professoroni di sinistra, sempre pronti a battersi contro il regime di B., sono qui per questo. Leggete la critica che un vecchio liberale (di destra!) fa di questi giustificatori dell’ingiustificabile http://www.loccidentale.it/node/106149

  7. Peucezio says:

    Certo che se l’approdo del discorso è che c’è De Magistris che apre delle speranze, siamo a cavallo.
    Come si fa a non capire che il ruolo della magistratura d’assalto, da vent’anni a questa parte, è quello di servitore diretto del potere a scapito di quei settori della politica che non vi si omologano in pieno o che non sono sufficientemente zelanti nell’applicarvi le direttive? Questo ovviamente anche senza alcuna consapevolezza degli interessati: De Magistris è un mediocre demagogo che crede di partire lancia in resta contro le ingiustizie e gli abusi della politica. Finché colpisce un po’ di politici qua e là alla cieca e poi diventa sindaco di una città va più che bene. Tanto, se andasse a toccare interessi veri, gli tagliano subito le gambe. Ma tanto non lo farà mai, perché per farlo ci vogliono due cose: consapevolezza di quali siano gli interessi veri e coraggio di affrontarli indipendentemente dal successo mediatico e dalla ppopolarità che ne deriva e credo che a De Magistris difettino entrambi.

    Sull’Europa: in un quadro del genere o la destra politica attuale fa proprie, almeno in parte, le istanze di scontro frontale con quest’Europa e di secessione dalla stessa, o emergerà anche in Italia una destra antieuropeista vera a raccogliere lo scontento sempre più forte dei ceti depauperati o in rischio di depauperamento.

    • Riccardo Giuliani says:

      Certo che se l’approdo del discorso è che c’è De Magistris che apre delle speranze, siamo a cavallo.

      Infatti si dimentica troppo spesso che l’IDV va senza PD non certo per nobiltà d’animo, ma perché ha capito che può cannibalizzare quest’ultimo, i cui dirigenti vanno – ha ragione Matteo Renzi – senza mezzi termini rottamati.
      Il PD è stretto nella morsa tra i fascisti di sinistra di Vendola e fascisti di destra dell’IDV, e credo che siano definizioni più che accettabili nel momento in cui, a quanto pare, destra e sinistra sono diventate etichette vuote.

      La fame di potere di De Magistris è enorme, bisogna solo capire se riesca a superare quella del proprio capopartito (che è tutto fuorché un uomo di sinistra).

      • giovanni says:

        l’IDV va senza PD non certo per nobiltà d’animo, ma perché ha capito che può cannibalizzare quest’ultimo”
        ma per favore. Napoli non è l’Italia, è una città che ha avuto la sfortuna di essere stata investita da due tsunami di m…a PD (la Iervolino) e PDL (mr.ghe pensi mi che doveva risolvere la questione monnezza in 5 minuti), e che quindi si sarebbe affidata a qualunque forza alternativa minimamente presentabile, e DP è stato bravo a capirlo per tempo e a puntarci sopra il massimo. Nel resto del paese scegliere il sindaco è una cosa più “normale” e infatti l’IDV fuori da Napoli nemmeno ci ha provato ad andare da sola.
        “Il PD è stretto nella morsa tra i fascisti di sinistra di Vendola”
        Il fatto che Vendola abbia provato a mettere il cappello sulla vittoria di Pisapia NON vuol dire che Pisapia sia roba sua: se ti vai a vedere la composizione del consiglio comunale, il PD fa maggioranza quasi da solo. E se ti piace dare del fascista tanto a vanvera, allora
        1) nessuno si merita di più la definizione del clericofascista Renzi, che in quanto clericale è il più pericoloso dei fascismi, perchè non te lo scrolli di dosso nemmeno a regime finito.
        2) come si può definire politicamente, se non appunto fascista, chi dà sempre ragione al padrone, come il “compagno” Fassino fa con Marchionne? Prima di parlare di Vendola e Di Pietro, guarda come stanno messi nel PD, ad amore per i padroni (che è la vera base di ogni fascismo).

  8. Per Peucezio

    “Certo che se l’approdo del discorso è che c’è De Magistris che apre delle speranze, siamo a cavallo.”

    Se mettiamo da parte per un attimo la persona, e pensiamo agli elettori, è la prima volta che nella storia italiana un gruppo che rifiuta pubblicamente di collaborare con la destra o la sinistra storiche ottiene i due terzi dei voti in una grande città. E questo, al di là di ciò che farà De Magistris, è un fatto storico.

    Per quanto riguarda De Magistris, concordo con alcune cose che dici: ad esempio, conosco un numero sufficiente di massoni per non condividere le sue posizioni demonizzanti sui massoni in generali. Come sapete, la cultura del complottismo non fa per me.

    Però stiamo attenti a non cadere, per meccanico anticonformismo, nell’idea che se certe accuse sono esagerate, gli accusati sono degli eroi.

    Io posso benissimo vedere male molti aspetti della cultura giustizialista alla Travaglio; mi oppongo nettamente a chi accusa Berlusconi di cercare di imporre un “regime”, quando può solo applicare gli ordini che gli arrivano dall’Europa e dalla NATO.

    Ma Berlusconi – come i condannati di Tangentopoli – resta un piccolo delinquente puttaniere, che ha di positivo solo le barzellette che racconta.

    In un paese di ladri, i magistrati che hanno affrontato dei potenti hanno in genere avuto ragione; e la gente che hanno preso di mira era davvero, in linea di massima, meschina e ributtante.

    Questo non vuol dire che il problema principale dei nostri tempi siano i politici corrotti, e su questo sono d’accordo con te.

    Ma non santifichiamo i piccoli delinquenti.

    • Rocco says:

      Secondo me i politici meschini e corrotti non sono un problema del nostro tempo, ma sono un problema per l’Italia che deve tirarsi fuori da un pantano istituzionale ed economico che dura ormai da decenni.

    • Peucezio says:

      E’ evidente che nel giudizio su certe figure io e te siamo molto distanti.
      Come puoi immaginare, l’antimassoneria di De Magistris è l’ultima cosa che m’infastidisce di lui: secondo me semmai se la prende coi massoni da operetta per non toccare quelli seri.
      Ma francamente non riesco a capire come fai ad attribuire rilevanza al fatto che vince un esponente di un partito che non collabora con destra e sinistra (a livello locale, perché a livello nazionale l’IDV collabora eccome con la sinistra fin da quando è nato).
      Guarda che Formentini diventò sindaco di Milano per la Lega Nord prima della discesa in campo di Berlusconi e allora la Lega era davvero qualcosa di estraneo al sistema dei partiti, e a livello nazionale, con una forza di rottura molto maggiore di quella di oggi di Di Pietro o di De Magistris. Ma gli exploit della Lega di allora, lungi da impensierire gli assetti di potere, furono semmai utilissimi, insieme alla magistratura, per far saltare la Prima Repubblica, che non era più funzionale. Oggi questo succede molto più in piccolo e un De Magistris a mio avviso non va sopravvalutato né in positivo né in negativo.
      Poi non c’è dubbio che tali giochi di potere (o semplice passività, del tipo: questo qui non ci avvantaggia ma non ci dà per nulla fastidio, o magari ci avvantaggia lievemente) si innestano su dinamiche popolari in parte spontanee: in queste elezioni ha vinto un voto di protesta, di rottura, di discontinuità. Ma con esiti del tutto innocui, morbidi e, nella misura in cui hanno una qualche rilevanza, semmai utili ai poteri e agli interessi in gioco, che non è una novità che non abbiano mai amato Berlusconi (che pure non è certo un avversario così coriaceo, anzi…).

    • Peucezio says:

      Ovviamente rispondevo a Miguel.

    • giovanni says:

      “conosco un numero sufficiente di massoni per non condividere le sue posizioni demonizzanti sui massoni in generali. ”
      ma lui infatti non è contro i massoni in generale, ma contro QUEI circoli in cui non c’è soluzione di continuità tra massoneria, politica e criminalità organizzata che dominano in Calabria, e su cui lui indagava. E non è un complotto, ma un dato di fatto, che l’hanno cacciato per quelle sue indagini, ergo è un altro dato di fatto che certa massoneria è più potente della mafia, perchè muove leve più potenti del tritolo mafioso. Non c’è potere più grande di quello che ti sconfigge senza aver bisogno di ucciderti fisicamente.

  9. valerio says:

    Non sono affatto daccordo.

    Innazi tutto perchè dire “sono tutti ugali” è un insulto alla tua nuotevolissima inteligenza.
    Sono tutti differenti, anche le sinistre de-socialisticizzate alla Zapatero o alla Blair sono differenti sia nell’applicare le infami ricette neo-liberiste, sia nel governare.
    Il che non vuol dire che siano necessariamente migliori, tutti differenti vuol dire spesso differenti nel far male, ma comunque differenti.

    Poi perché le destre possono essere veramente devastanti per mille discorsi (alla tua lista di avanzate della destra aggiungerei la Filandia e, sopratutto e con reale preoccupazione per la pace in Europa, l’Ungheria). Sopratutto il razismo e la xenofobia, il nazionalismo, il bigottismo anti-scientifico appartengono a certe destre e non ad altre, così come le mafie sanno sempre per chi votare.

    Inoltre perché la situazione italiana è differente, o meglio può essere differente se si faranno delle primarie vere di coalizione.
    Perché il dibattito interno ai partiti non esiste più, l’ultimo partito che ha provato a farlo è stato il PRC e si è risolto con una serie di scissioni.
    Quindi l’unico modo per i militanti per contare e contarsi, far sentire la propria voce e condizionare le scelte programmatiche dei dirigenti sono le primarie.

    Metodo nato in altri lidi e per altri scopi, ma che, per ora, mi sembra ottimo e portatore di ottimi risultati, partecipazione (ovvero sinistra e democarzia), e vere battaglie politiche (pensiamo a Milano e Cagliari, ma anche a Bologna).
    Insomma si vota la persona come si votava un documento congressuale, visto che oggi i partiti sono liquidi.

    In base a chi vincerà le primarie si saprà se il futuro governo italiano sarà sottomesso al FMI e alla banca europea oppure no; inoltre (e sempre in buona parte in base alle primarie) si saprà se avremo una politica libertaria, un garantismo che tutela i ladri di polli e non i banchieri e un governo che lotta contro le discriminazioni oppure un governo che amministra senza cambiare.

    Ma anche in caso di vittoria dell’ala destra della coalizione non è affatto detto che il PD sarà ugale al PD del 1999 o del 2008, dopo tutto fra poche settimane ci sono 4 referendum (4 e non 3, grazie a Dio), che contano come e più di un’elezione politica e che condizioneranno la politica in maniera notevole (per esempio il PD sull’acqua dovrà assumere la posizione della maggioranza del paese, e quindi dozzine di dirigenti faranno finta di non aver mai voluto la privatizzazione, ma questo cambiamento, forzato dal voto popolare, è comunque un cambiamento con ripercussioni su come poi dovrà governare il paese).

    Infine perchè, chi ha fatto scelte diverse dalle mie, e in questa coalizione non ci vuole stare, è comunque legittimamente impegnato in politica e gli auguro la migliore fortuna.
    Cosa che auguro persino ai Grillini, malgrado dicano anche loro “sono tutti ugali” ed altre stronzate.
    Quindi forze “anti sistema” non mancano e se fossero inteligenti tatticamente sarebbero anche in grado di contare qualche cosa, e anche loro possono essere “diverse” dal “tanto sono tutti ugali”.

  10. corrado (qualc1) says:

    Beh, io attualmente cerco di godermi la tranvata subita da Barlusconi e Lega e il fatto che i risultati più clamorosi siano stati raggiunti da due candidati esterni e “subiti” dal Pd. Poi il carrozzone Pd, se è vero che a livello nazionale sono i peggiori servi del grande capitale, a livello locale ha spesso personaggi capaci e onesti che guardacaso restano sempre ai margini.

  11. Per Valerio

    “Innazi tutto perchè dire “sono tutti ugali” è un insulto alla tua nuotevolissima inteligenza.”

    Siccome con “tua”, presumo che tu ti riferisca a me, rimando alla mia risposta sopra a Francesco.

  12. Claudio Martini says:

    Una cosa su De Magistris.
    Non so perché, ma vedo nero su nero (cit). Temo che quell’uomo si rivelerà una delusione di proporzioni apocalittiche. Faccio una scommessa. Dunque, dati 6 consiglieri della FdS eletti nella maggiornaza di De Magistris, e dati 4 consiglieri PD e 2 del terzo polo all’opposizione, tempo sei mesi e l’ex PM imbarca gli uni al posto degli altri.
    Quanto ci fate?

  13. rosalux says:

    Ma quali sono gli obiettivi a breve, medio e lungo termine della roba che vendete voi? Perchè noi sappiamo che Vendola s’è dato da fare contro le privatizzazioni dell’acqua in Puglia, Pisapia parla di iniziare dalle periferie…e i soldi delle nostre tasse si possono investire in molti modi assai diversi (nonchè fottere, naturalmente) dunque di fatto votare l’uno o l’altro cambia materialmente – e molto – la vita di molte persone. Ora in che modo pensate – tu e Badiale – di cambiare in meglio la vita delle persone? E anche ammesso che pensiate che la vita delle persone non conti un bel nulla in vista dell’obiettivo a lungo termine (ma dovreste essere più espliciti su qeusto punto), qual è ‘sto obiettivo a lungo termine?

    • Claudio Martini says:

      Ti rispondo con le parole del saggio Francesco:
      “Credo che i popoli europei stiano per fare un incidente frontale con la Realtà del Fatti, alla massima velocità, e ne usciranno malissimo.”
      Appunto. Non si poteva dir meglio.
      L’obiettivo a lungo termine è ovviamente la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la pace universale, il potere ai soviet e altre amenità del genere.
      L’obiettivo a medio termine invece è cercare di difenderci dal disastro che Francesco pronostica. L’obiettivo di breve termine, funzionale a quello a medio, è costruire una forza organizzata di alternativa.

      • Francesco says:

        il bello è che la sinistra europea avrebbe la possibilità, forse il dovere, di gestire al meglio quello che si potrà salvare di stato sociale, indirizzando le residue risorse su chi ha maggiormente bisogno.

        e invece non ci pensa neppure.

        avremo i morti per fame e i teatri di Stato?

      • rosalux says:

        Scusa, Claudio Martini, ma la tua è una “non risposta”. In quali tempi, con quali metodologie, con quale progetto questa “forza alternativa” pretende di avere la mia adesione per salvarmi dal disastro? Io sono già scettica riguardo alla ingegneria sociale, ma perlomeno dimmi qual è il progetto perdio! La pars destruens è ben facile da cavalcarecavalcarla, le BR pur avendo la bussola del marxismo hanno fatto totalmente schifo, se guardiamo a risultati… e qui mi venite a dire che non dovrei votare una brava persona come Pisapia – che di minima fa meno danni di Moratti per i milanesi perchè voi avete per la testa… cosa? Che cosa avete per la testa, per sostenere che non bisogna votare per avere delle periferie vivibili o le deportazioni rom?

        • Claudio Martini says:

          Notevole è identificare il voto per Pisapia con il voto “per le periferie vivibili”. Le periferie diventeranno vivibili, con il nuovo sindaco, e come facciamo ad avere questa certezza? Semplice, lo ha detto il nuovo sindaco.

          L’altro giorno parlavo con mia madre; le riferivo della volontà di chi sta in alto di raggiungere nel 2014 il “pareggio di bilancio” (in realtà si dovrebbe dire: i parametri UE). Lei mi chiedeva come faranno. Probabilmente tagliando le pensioni, le rispondevo io. E lei: no, non possono. Mi hanno già tolto 5 anni della mia vita, non possono farlo di nuovo. Oh, sì che possono, ribattevo, possono benissimo. E mi sembra proprio che vogliano farlo.
          “e con il voto di chi?”
          “con i voti della sinistra, ma’. Con il sostegno di chi vota Bersani pensando di votate per Vendola, e di chi vota Draghi pensando di votare Bersani.”

        • rosalux says:

          Claudio Martini, difficile giudicare un sindaco appena eletto. Non so se pianterà anche solo un alberello in periferia, so che continui a non spiegarmi assolutamente nulla dei passaggi che porterebbero il vostro movimento ad (azzo, poco ambiziosi, eh?) evitare il disastro che ci aspetta. E quindi continuo a preferire l’alberello, (o persino la promessa dell’alberello) di pisapia. Forse perchè in passato ho abitato in periferia, po’ esse, o forse perchè ho visto andare in rovina ideologie assai più chiare e ben strutturate della vostra.

        • Francesco says:

          che Pisapia faccia meno danni della Moratti non sono affatto sicuro, diciamo che adesso potrò verificarlo

          PS quali danni alle periferie ha fatto la Moratti? io differenze da prima non ne ho viste

      • Francesco says:

        >> L’obiettivo a lungo termine è ovviamente la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la pace universale, il potere ai soviet e altre amenità del genere.

        questo spiega, in parte non irrilevante, perchè ci sarà quello scontro frontale. e presto.

        l’unica via di salvezza, dura e sgradevole, parrebbe essere il pragmatico e rigido Quarto Reich, che stermina i cancellieri che fanno la cosa giusta ma quelli nuovi lo rifanno e il sistema tiene

        mah

  14. Etienne says:

    Scrivo per una critica.
    Confesso di sentirmi a disagio quando si parla di Europa in termini così vaghi. o sempre l’impressione che l’Europa – questa entità vicina e distante a seconda delle convenienze – sia diventata un po’ un diversivo su cui tanto i partiti di massa tradizionali, quanto i movimenti cosiddetti alternativi, possono a turno scaricare le loro (ir)responsabilità.
    Innanzitutto bisognerebbe distinguere tra le varie istituzioni europee, alcune delle quali hanno un potere pressoché nullo (si pensi a organi come la Corte di Giustizia o il Consiglio Europeo) e la cui attività si può dire venga “sfruttata” per legittimare politiche locali come pure al contrario per additare all’opinione pubblica un ostacolo. Ci sono poi organi cui è davvero delegato un potere effettivo come la BCE.
    Ora, al di là degli interessi e degli orientamenti di quanti entro la BCE detengono poisizioni dirigenziali, non mi pare che dettare delle linee di rigore economico e finanziario agli stati membri dell’UE possa essere interpretata come la causa dello smantellamento delle strutture pubbliche in atto in Italia. Non vedo cosa ci sia di sbagliato nel pretendere dai paesi membri una razionalizzazione delle spese e una riduzione del debito pubblico dal momento che il tracollo finanziario di un paese può avere un’effetto domino sugli altri e della stabilità dei mercati possono profittarne tutti (non solo la Germania che il suo mercato e la sua crescita ce li ha a prescindere). Né sono pretese che spingono i paesi in difficoltà a deregolamentare il mercato interno e a procedere nel senso di uno smantllamento delle istituzioni pubbliche. Sono i vari governi che valutano poi come far rientrare costi in base a valutazioni di vario segno. In Italia credo che si scelga di cedere porzioni consistenti del demanio e della sovranitò pubblica soprattutto perché l’elettorato dell’attuale governo si aspetta questo. Anzi, quando nel DDL sullo sviluppo era stato varato il provvedimento prevedente la cessione per 90 anni del demanio statale (spiagge) in concessione ai privati, è stato proprio un organo della UE a criticare la misura.
    Al mometo vivo in Germania dove posso dire per esperienza che le strutture pubbliche reggono bene nonostante tutto (potrei fare diversi esempi da scuola e università e ricerca a sanità, per non parlare del potere contrattuale dei sindacati i quali pur non essendo enti pubblici garantiscono la tutela di certi enti e istituti giuridici). Anche qui ci i partiti conservatori hanno orientato le campagne elettorali su tematiche europee cercando di cavalcare l’euroscetticismo di molti. Ma ciò non ha recentemente avuto successo e sono stati altri problemi a determinare l’esito delle recenti elezioni negli stati regione. Tra l’altro ho parenti in Francia e in Austria e per quello che ne so anche lì le cause del successo di LePèn o di Strache non sono così semplici e scontate.
    Con questa critica volevo solo dire che a volte l’Europa (in realtà articolata in var organi molto, poco o per nulla potenti) viene agitata come uno spauracchio per giustificare problemi o additata come causa per spiegare fenomeni un po’ più sfaccettati. Non mi dilungo ma tornerò volentieri sull’argomento.
    Saluti,
    Etienne

    • Etienne says:

      Ci rifletterò ancora sopra.
      D’accordo sulla Cge (a dire il vero potrei aver ricrdato male i poteri dei vari organi).
      Sulla questione dell’imperialismo, non lo so. Un conto è parlare di imperialismo nel caso di uno stato che piazza basi militari (proprie o di alleanze militari su cui si esercita forte influenza) in altri stati, o nel caso in cui un paese raggiunge accordi economici vantaggiosissimi in paesi stranieri (ed è il caso anche di tante potenze europee, in primis forse proprio la Francia che ha imbastito anche dopo la fine del colonialismo una fitta rete di controllo in Africa). Ma nel nostro caso si può al più parlare di interessi nazionali o addirittura ambizioni egemoniche che trovano o meno realizzazione a seconda dei periodi, dei soggetti, dei contesti. Posso anche ammettere che per ipotesi si teorizzi un quadro in cui un paese (Germania o Francia) profitti dell’instabilità di altri paesi per trarne vantaggi a livello di Welfare interno. Ma un conto è l’approfittare temporaneamente di una situazione. Un conto è postulare un disegno di politica “imperiale”. O no?

  15. Claudio Martini says:

    1) “Innanzitutto bisognerebbe distinguere tra le varie istituzioni europee, alcune delle quali hanno un potere pressoché nullo (si pensi a organi come la Corte di Giustizia o il Consiglio Europeo)”
    Scusa la brutalità, Etienne, ma affermare che la Cge “ha un potere presoché nullo” significa non aver capito NIENTE dell’architettura istituzionale UE. La Corte ha poteri vastissimi, potendo di fatto far disapplicare qualunque norma nazionale di qualunque stato membro, e potendo comminare ammende a quei paesi che non adempiono correttamente ai desiderata della Commissione. Inoltre, la sua giurisprudenza è stata fondamentale nella costruzione dell’ordinamento comunitario, visto il ruolo assegnatole dai Trattati di dare l’interpretazione autentica di qualunque disposizione UE. La Cge è decisiva, altroché. (per quanto riguarda il Consiglio europeo, non siamo nemmeno troppo sicuri di poterlo classificare come isituzione UE. Di fatto è una riunione di routine dei capi di stato e di governo. Conta poco)

    2- “non mi pare che dettare delle linee di rigore economico e finanziario agli stati membri dell’UE possa essere interpretata come la causa dello smantellamento delle strutture pubbliche in atto in Italia.”
    Su questo ti consiglio http://www.youtube.com/watch?v=Rj0WGIwMGaw&feature=channel_video_title
    è abbastanza esauriente.

    3)”Al mometo vivo in Germania dove posso dire per esperienza che le strutture pubbliche reggono bene nonostante tutto (potrei fare diversi esempi da scuola e università e ricerca a sanità, per non parlare del potere contrattuale dei sindacati i quali pur non essendo enti pubblici garantiscono la tutela di certi enti e istituti giuridici).”
    Ripeto quanto scritto a Rocco:
    Si chiama imperialismo. Loro si fanno i provvedimenti su misura, succhiano moltissime molte risorse, ed ecco che saltano fuori i quattrini per il welfare. Si chiama imperialismo, scusate la brutale semplificazione.

    • giovanni says:

      imperialismo una ceppa di minchia. SI ha imperialismo quando uno stato prende le risorse di un altro. Se i nostri conti sono a posto, i soldi finiscono a Berlino? Non mi risulta…..

    • Veramente i tedeschi dicono il contrario, che sono stanchi di sganciare soldi a fondo perduto prima a noi, poi ai paesi dell’Est e ora ai paesi in crisi. La tanto vituperata UE permette anche di redistribuire risorse dalle aree più sviluppate a quelle più in difficoltà (come il nostro Mezzogiorno) contribuendo a diminuire le sperequazioni.
      Quindi non possiamo farci piacere Bruxelles quando ci dà la paghetta (e quando la truffiamo!) e poi lamentarci se non ci lascia mandare a mignotte i conti pubblici: loro ci fissano dei parametri di stabilità, ci dicono di ridurre il debito pubblico (e quindi la quantità di denaro NOSTRO che ogni anno paghiamo a banche e strozzini vari come interessi sui titoli di Stato), ci dicono di tenere in ordine i conti (perché il benessere nostro non lo debbano pagare i nostri figli CON GLI INTERESSI).
      Non è che ci costringono loro a tagliare il welfare, è solo che i nostri governi non vogliono alzare le tasse per non essere impopolari. E se 100 entra e 120 esce, o aumenti le entrate a 120 (con il prelievo fiscale) o riduci le uscite a 100 (coi famigerati tagli). E’ matematica.

      • Claudio Martini says:

        Giovanni, Mauricius. Non posso che rinviarvi ai link già proposti.

        Sull’Europa (ma inserito in un discorso più generale)
        http://www.youtube.com/watch?v=Rj0WGIwMGaw&feature=channel_video_title

        Sull’imperialismo
        http://www.appelloalpopolo.it/?p=3474

        Una cosetta a Tarvisii. Innanzitutto, i fondi europei sono davvero una paghetta, poca roba in confronto a quanto ci abbiamo rimesso con l’euro (i nostri prodotti sul mercato modiale improvviasamente costavano il doppio, con gran gioia di agricoltori francesi e indutriali tedeschi).
        In secondo luogo, noi dovremo, nei prossimi anni, DIMEZZARE il nostro debito pubblico. Sai cosa significa, vero? Ecco, tu come ti poni di fronte a questo fatto?

      • Claudio Martini says:

        Giovanni, Mauricius. Non posso che rinviarvi ai link già proposti.

        Sull\’Europa (ma inserito in un discorso più generale)
        http://www.youtube.com/watch?v=Rj0WGIwMGaw&feature=channel_video_title

        Sull\’imperialismo
        http://www.appelloalpopolo.it/?p=3474

        Una cosetta a Tarvisii. Innanzitutto, i fondi europei sono davvero una paghetta, poca roba in confronto a quanto ci abbiamo rimesso con l\’euro (i nostri prodotti sul mercato modiale improvviasamente costavano il doppio, con gran gioia di agricoltori francesi e indutriali tedeschi).
        In secondo luogo, noi dovremo, nei prossimi anni, DIMEZZARE il nostro debito pubblico. Sai cosa significa, vero? Ecco, tu come ti poni di fronte a questo fatto?

      • Claudio Martini says:

        Giovanni, Mauricius. Non posso che rinviarvi ai link già proposti.

        Sull ‘Europa (ma inserito in un discorso più generale)
        http://www.youtube.com/watch?v=Rj0WGIwMGaw&feature=channel_video_title

        Sull ‘imperialismo
        http://www.appelloalpopolo.it/?p=3474

        Una cosetta a Tarvisii. Innanzitutto, i fondi europei sono davvero una paghetta, poca roba in confronto a quanto ci abbiamo rimesso con l ‘euro (i nostri prodotti sul mercato modiale improvviasamente costavano il doppio, con gran gioia di agricoltori francesi e indutriali tedeschi).
        In secondo luogo, noi dovremo, nei prossimi anni, DIMEZZARE il nostro debito pubblico. Sai cosa significa, vero? Ecco, tu come ti poni di fronte a questo fatto?

  16. Etienne says:

    Ci rifletterò ancora sopra.
    D\’accordo sulla Cge (a dire il vero potrei aver ricrdato male i poteri dei vari organi).
    Sulla questione dell\’imperialismo, non lo so. Un conto è parlare di imperialismo nel caso di uno stato che piazza basi militari (proprie o di alleanze militari su cui si esercita forte influenza) in altri stati, o nel caso in cui un paese raggiunge accordi economici vantaggiosissimi in paesi stranieri (ed è il caso anche di tante potenze europee, in primis forse proprio la Francia che ha imbastito anche dopo la fine del colonialismo una fitta rete di controllo in Africa). Ma nel nostro caso si può al più parlare di interessi nazionali o addirittura ambizioni egemoniche che trovano o meno realizzazione a seconda dei periodi, dei soggetti, dei contesti. Posso anche ammettere che per ipotesi si teorizzi un quadro in cui un paese (Germania o Francia) profitti dell\’instabilità di altri paesi per trarne vantaggi a livello di Welfare interno. Ma un conto è l\’approfittare temporaneamente di una situazione. Un conto è postulare un disegno di politica \"imperiale\". O no?

    • Claudio Martini says:

      Scusa per la risposta “forte”, ma proprio in questi giorni mi preparo all’esame di Unione Europea, materia il cui corso è concentrato quasi esclusivamente sullo studio di sentenze Cge…
      Per quanto riguarda la questione “imperiale”: il difetto di quel termine è di essere al contempo efficace e altisonante. Dire che che l’imperialismo teutonico sta straongolando il Portogallo può apparire decisamente fuori dalle righe, lo ammetto, eppure non saprei che altro termine scegliere. Consiglio la seguente lettura
      http://www.appelloalpopolo.it/?p=3474

  17. Daouda says:

    Commento seguendo paro paro l’articolo de sta merda de Badddile..

    a) Badiale scrive su megachip.

    b) Badiale crede che lo stato sociale sia un bene per la collettività.

    c) Badiale crede ottusamente che distruggere lo stato sociale sai diverso dal fatto che sia stato possibile lo stato sociale.

    d) Badiale crede che l ‘ U.E. sia dipendente dagli U.s.a. ed ignora cosa siano l’inflazione ed il debito pubblico in sé e per sé.

    e) Badiale crede che l’economia pubblica abbia un senso

    f) Badiale ci propina ancora la differenza destra-sinistra sullo spettro politico

    g) Badiale ignora che tali proteste che lui prevede siano volute e che la sinistra è destra e la destra è sinistra

    h) Badiale usa l’etichetta e l’illussione del cambiamento quando cazzo gli pare a lui perché prima si ha destra e sinistra e poi sono uguali!
    ( MORTACCI TUA BADIALE! )

    i) a Baddià , chi attende e studia la condizione di De Magistris perché crede che possa darsi una qualche reazione alla merda attuale è un idiota.

    l) Badiale :

    “Per tornare al discorso iniziale, l’indicazione politica fondamentale è quella di preparare le condizioni politiche affinché la protesta contro il massacro sociale che il governo post-berlusconiano dovrà portare avanti non sia egemonizzata da schegge dell’attuale ceto politico e non sia canalizzata verso soluzioni autoritarie”

    Cioè…non zo si mme spiego…cioè , nn’avete ancora letto?
    S’è mai vista na politica che non E’ autoritaria?

    Ecco perché faccio presente l’unica parola che lo merita:
    -tornare.VECCHIA VOLPE!

  18. Moi says:

    Caro Miguel,

    sarà pue come dite tu e Giulietto Chiesa, che opporsi alla macelleria sociale eurocratica è per definizione di Sx ma, non ho mai sentito nessuno tuonare contro gli Eurocrati con più vis polemica di … Marine Le Pen ! ;-)

  19. Per Francesco

    “Se Berlusconi taglia la scuola è perchè non è più possibile indebitare lo Stato italiano per finanziare un immenso troiaio, il cui scopo era posteggiare centinaia di migliaia di giovani desiderosi di evitare lavori manuali e di inoccupabili, spacciati per bidelli e insegnanti, creato allo scopo negli anni ’60 e peggiorato nei ’70 del secolo scorso.”

    Evidentemente non hai un’idea chiarissima della scuola.

    Essere insegnante vuol dire studiare per anni per ottenere un lavoro – molto spesso precario – che sarebbe un eufemismo definire usurante.

    Dove, a differenza di me e di te, non puoi farti i giri su Internet mentre lavori, perché ti trovi controllato incessantemente da un numero sempre crescente di giovinastri ostili, che non ti ascoltano, ma sono pronti a saltarti addosso al minimo calo di attenzione.

    Per poi stare su fino alle 3 di notte a correggere i compiti dei suddetti, preparati lavorando anche nei giorni festivi e aggiornandosi su libri comprati di tasca propria, senza poter scaricare al fisco nemmeno le spese di cancelleria.

    Con i genitori pronti a denunciarti se a loro insindacabile avviso hai dato un voto troppo basso o hai richiamato troppe volte quello che ascolta l’ipod in classe o che mette i piedi sul banco.

    E con i tagli al personale non insegnante che ti obbligano ormai a tenere chiusi i portoni della scuola se una custode si ammala.

    Se per te, la scuola è un troiaio, va benissimo.

    Ma allora bisogna avere la chiarezza di idee di proporne direttamente l’abolizione. L’umanità è vissuta benissimo senza scuola per secoli, basta cambiare radicalmente sistema economico e sociale.

    Qui anche le proposte più bizzarre si ascoltano volentieri e con rispetto.

    • Peucezio says:

      E’ proprio questo il punto. La scuola, oltre a essere dannosa per i ragazzi e la loro formazione e inutile dal punto di vista sociale, è diventata anche un lavoro ingratissimo per chi ci insegna. Per cui è ancora più indignante sapere che dobbiamo buttare un sacco di soldi in una cosa non solo improduttiva e parassitaria (non in senso economico, ma proprio in senso culturale e spirituale), ma in cui lavorare è peggio che andare a spalare la m….
      Magari si potesse abolire davvero la scuola. la scuola ha distrutto la cultura e la civiltà; dove arriva la scuola, lì c’è la morte dello spirito e del bello. Ha distrutto contemporaneamente sia il lavoro manuale e produttivo, con tutto ciò che di nobile si porta dietro, che l’attività contemplativa pura, producendo generazioni di parassiti incapaci di lavorare e al tempo stesso ignoranti che non sono in grado di formulare un pensiero e che hanno la stessa capacità critica dei mitili o delle spugne.
      Queste cose Pasolini le aveva intuite quarant’anni fa, ma nessuno gli ha dato retta.

      • PinoMamet says:

        Peucezio, forse sei un po’ drastico, non trovi?

        Sarà che io sono stato fortunato e ho avuto buoni insegnanti, non so, ma non mi pare onestamente che la scuola pubblica sia tutto questo sfacelo; perlomeno qua.

        In compenso ho alcune amiche (tutte donne) che insegnano, e vedo la cosa dall’altra parte della barricata
        (le mie esperienze didattiche sono state troppo varie per trarne conclusioni).

        Una in particolare è passata dall’insegnamento nel diplomificio privato (accettato per necessityà da neo-laureata) alla scuola pubblica: beh, le sembrava di essere arrivata in paradiso, non certo per la mole di lavoro che anzi è aumentata;
        ma per la qualità degli studenti che, miracolo, stavano attenti (o perlomeno fingevano di esserlo, con civiltà) e imparavano qualcosa e (addirittura!) interagivano con domande, curiosità e idee proprie.

        Naturalmente si è presto accorta che anche nella scuola pubblica, purtroppo!, esistono i genitori, convinti che il figlio sia un genio (io ne ho avuto a lezioni private, di quelli con queste convinzioni, di solito fondate su niente) e che il voto sia sempre troppo basso e che in fondo in fondo l’insegnante sia un fannullone pagato dallo Stato (ma non cambia “sono sempre soldi nostriiii”) per torturare i loro piccoli “geni”.
        E i presidi-manager che li assecondano, sennò calano gli iscritti e si deve chiudere baracca e burattini (perchè nei recenti anni si è fatto di tutto, compresi questi criteri assurdi, per equiparare scuola pubblica e scuola privata).

        No, non c’è niente da fare, per me il grande problema della scuola pubblica italiana, rimane la scuola privata.

        Francesco può rigirarla come gli pare, ma si tratta sempre e comunque di aver tolto risorse alla scuola di tutti, per regalarle a quella degli asini figli di papà.

        E così, papale papale.

        Poi mi si dice, eh ma le parificate, eh ma quelle dei preti. Vogliamo parlare di quelle dei preti? Lasciamo perdere, va, che ho avuto anche i loro studenti, a lezione (già, perché sono talemnte “geni” questi delle private che poi devono andare anche a ripetizione pomeridiana…. e io sono pure caro!! per imparare quelle due stronzatine che gli chiedono lì, e che sono, anche oggi, metà della roba che gli chiedono nelle scuole pubbliche).

        A’ France’, mi dispiace, ma stavolta hai proprio toppato.

        • Moi says:

          Le scuole private hanno abuto lungo la curiosa caratteristica che vi facevano 2 anni (pure 3!) in 1 asini dai papy danarosi che alla pubblica non avrebbero mai fatto nemmeno 1 anno in 2 (manco in 3 !)

          Poi tempo fa avevo letto “da qualche parte” :-) che tante ragazzine si premurano solo di essere attraenti perché tanto “se faccio la ragazza immagine prendo 500 euro in una sera … la escort pure 2000, sempre in una sera !”

          E’ l’ eterogenesi dei fini della Rivoluzioni sessuale … com’ è noto, avere nobili ideali è un lusso da radical-chic :-) ;-)

        • PinoMamet says:

          Le ragazzine che vogliono fare le ragazze immagine non le ho conosciute (ma la mia amica sì: manco a dirlo, nel diplomificio, che ovviamente è una scuola privata che rilascia diplomi validi e con tutti i crismi…);

          però ho conosciuto, a ripetizione di me, uno di quelli che sarebbe andato a fare due anni in uno; sua nonna (perché sua madre non ci arrivava) diceva, giustamente, “ma se non riesce neanche a fare un anno alla volta! lo mandano a farne due…”

          e bada che non riusciva a fare un anno alla volta in una scuola privata (di pretacci) che gli davano oltretutto voti anche più bassi di quelli che meritava (e li meritava bassi…) per poterlo bocciare e ususfruire del suo denaro per un anno in più… il gioco era talmente scoperto che anche la madre se ne era stancata.
          Chi troppo vuole nulla stringe, comunque, e adesso l’asino da spremere l’hanno perso i pretacci, e guadagnato quelli del due in uno.

        • lamb-O says:

          Mah, non mi sembra che questa posizione (che condivido) e quella di Francesco si escludano a vicenda… che il peggior troiaio sia la scuola privata (o la più parte di essa) è vero, o almeno corrispondente all’esperienza di molti; che la scuola pubblica conosca un elevato tasso di parassitismo anche.

          Ché io il professore (in scuola pubblica) che pontificava sulla massoneria che ha le mani in pasta ovunque e sul grande complotto per uccidere il cristianesimo (il quale fra l’altro sostituisce gli incroci con le rotonde perché nessuno veda più la Croce – e non m’invento niente) anziché spiegare italiano l’ho avuto, e non era l’unico a questi livelli…

        • PinoMamet says:

          Va bene Lamb-O

          ma non è distruggendo la scuola pubblica che si aumenta la qualità degli insegnanti!

        • Peucezio says:

          Sì, effettivamente sono stato drastico. La scuola è un po’ una delle mie fisse, per più di un ordine di ragioni.
          C’è la questione della scolarizzazione di massa, legata allo stato nazionale borghese ottocentesco, e c’è la questione della scuola post-sessantottesca, fino alle degenerazioni estreme degli ultimi anni (da quando i sessantottini sono diventati insegnanti, presidi, dirigenti scolastici). Sono questioni distinte, che in alcuni aspetti si sovrappongono.
          Anch’io non ho avuto un’esperienza scolastica negativa. Ho fatto una scuola privata alle elementari e medie e devo dire, ad onta della tua avversione per la scuola privata, che in particolare le medie sono state per me estremamente formative e hanno sviluppato in me l’amore per le discipline umanistiche.
          Ho fatto il liceo classico alla scuola pubblica (tranne un anno, in seconda liceo) e non posso per nulla lamentarmi della qualità dell’insegnamento e ti riconosco anche il fatto che i licei privati di solito sono dei refugia peccatorum per il teppistume abbiente semianalfabeta che, almeno il diploma di scuola superiore deve cercare di portarlo a casa.
          Ma tieni conto che io ho fatto il licelo nella seconda metà degli anni ’80, C’era stato il ’68, è vero, ma, malgrado tutto, la scuola era ancora una cosa a suo modo seria.
          Ma ci sarebbe da capire quanto il caso mio o tuo (o di Miguel o di altri qui dentro) sia generalizzabile. I miei compagni, bravissime persone, imparavano più o meno a memoria, portavano a casa voti accettabili, in molti casi decisamente superiori ai miei (che mi sforzavo il minimo indispensabile, poi studiavo per i cazzi miei le cose che piacevano a me), sicuramente oggi si ricordano una minima parte di ciò che studiarono allora. E se invece di essere, come presumo saranno, dei mediocri professionisti, fossero diventati dei buoni artigiani, agricoltori o operai, darebbero un contributo molto più utile alla società.
          Dell’unico anno di liceo alla scuola privata, ricordo un validissimo professore di italiano e latino, un senese che, come è comune fra i toscani, aveva un notevole senso dell’ironia e gusto della provocazione. Una volta sostenne in classe che secondo lui la scuola dovrebbe essere abolita e che solo una piccolissima minoranza di persone, da cui egli escludeva categoricamente le donne, dovrebbe studiare, ma con un precettore privato.
          Ecco, secondo me, nella sostanza, aveva ragione da vendere (a parte l’esclusione delle donne, che, intesa in modo così categorico, ci priverebbe di menti valide).

        • Francesco says:

          >> Francesco può rigirarla come gli pare, ma si tratta sempre e comunque di aver tolto risorse alla scuola di tutti, per regalarle a quella degli asini figli di papà.

          commento metodologico: cazzate razziste, come dire che gli zingari rubano o i negri giocano a baket o i tedeschi sono grassi perchè bevono troppa birra.

          a essere fini, si tratta di indebite generalizzazioni.

          e ribadisco che quando cesserà la mitologia del pezzo di carta e entrerà il mercato (studio perchè senza diploma di tornitore ti prendono a metà stipendio) certi problemi non si daranno più

          saluti

    • Moi says:

      E’ innegabile il degeneramento negli ultimi decenni, chiunque ne dubitasse si cerchi semplicemente “John Beer” in internet e poi guardi che roba esce … roba vera e compiaciuta, nonché successi editoriali ! … Parecchi allievi sono in competizione per chi “la fa più grossa” e non pochi insegnanti sono in competizione per chi “la scrive più simpatica”.

      • Moi says:

        Gli intellettuali “organici” della sinistra danno la colpa per l’ esistenza dei “John Beer” a Berlusconi, ai suoi modelli TV diseducativi dal 1980 a questa parte … ma è proprio così ?

        Sarebbero interessanti punti di vista “dall’ interno” tipo Pino e Lisa.

        Di contro i genitori giovani odierni, se hanno figli ignoranti, spesso se la prendono con gli insegnanti “fancazzisti” che non sanno insegnare.

        Pochi giorbi fa, a casa di un mio vecchio zio ho scorto una vecchissima enciclopedia “Conoscere” … certe cose saranno inevitabilmente datate (simpatico tuttavia notare che Libia e “Persia” hanno per bandiere ufficiali proprio quelle di Shah Reza Pahlavi e Re Idris Al-Senussi dei ribelli odierni) ma direi che a livello di cultura generale non c’ è confronto con i ragazzini odierni, che in teoria con google potrebbero essere molto più colti … solo che cercano tuttaltro :-) che le Sette Meraviglie del Mondo Antico o come capire quanto dista un fulmine contando l’ intervallo di tempo lampo (luce) -tuono (suono) …

    • Moi says:

      Quando andavo a scuola io internet c’ era solo in versione ridotta per i commissariati e i ministeri, sì insomma: il mitico Windows ’95 è arrivato poco dopo la maturità … tuttavia ricordo che ci sono sempre stati i prof. che in classe leggevano il Corriere della Sera o il Resto del Carlino (nessun lettore de L’ Unità, Repubblica il Manifesto può dare un esempio del genere, perché insegnare lo vive come un delicatissimo atto di militanza !) durante le verifiche scritte .

      Poi c’ è quell’ insegnante che se nessuno lo cag … fuma durante la lezione se ne frega, tanto lo / la pagano lo stesso. O ancora il miticissimo “Per la prossima volta studiare da pag. X a pag. Y , che interrogo … se avanza tempo spiego cosa vi ho dato da studiare” (traduzione: “imparate a memoria che tanto è tutta roba che nella vita non serve a una fava, se non al mio bel voto e basta, io stesso/a sono qui perché è l’ unico concorso che ho passato)

      • Moi says:

        Breve: a scuola l’ insegnante lavora SE VUOLE non PERCHE’ DEVE … un po’ come tutti gli statali.

        Ovvio che chi vuole lavorare ha di che usurarsi eccome, ma per certi colleghi è un/a fesso/a autolesionista !

        • paniscus says:

          “Breve: a scuola l’ insegnante lavora SE VUOLE non PERCHE’ DEVE … un po’ come tutti gli statali.”

          ———————

          E se il presupposto iniziale è questo, perché mai un insegnante vero dovrebbe accettare la discussione?

          Lisa

    • Francesco says:

      1) ci sono caterve di “docenti” privi di qualsiasi attitudine, capacità, volontà di esserlo che ciò nonostante continuano a essere pagati per fingere di insegnare e non saranno mai cacciati. una non piccola parte della responsabilità per il tracollo dello status sociale dell’insegnante è loro, di chi li ha assunti, di chi ne impedisce il licenziamento
      2) abolisci il valore legale del titolo di studio e svuoterai le scuole di quelli mandati a raccattare un pezzo di carta
      3) se non era chiaro, posso spiegare che larga parte degli studenti vanno mandati a cogliere mele e pomodori e a tornire
      4) senza grandi imprese, in più, l’istruzione è in larga parte inutile – e noi italiani le grandi imprese non le vogliamo

  20. Per Daouda

    Questo è l’ultimo tuo commento che lascio passare, se non chiedi formalmente scusa degli insulti personali.

    Lo lascio su, solo perché i lettori capiscano bene per quale motivo lo censuro, e che evidentemente non riguarda le sue idee.

    • Daouda says:

      Sii chiaro Miguel.
      Se debbo chiedere scusa del mio attegiamento maleducato lo faccio con coscienza e nei tuoi confronti e verso di chi si sorbisce quel che scrivo , scrivente o non scrivente che sia ( ma non nei confronti di chi accetta di interloquire con me dacché sà quel a cui è andato incotro) senza problema, contento di farlo.

      Ora.
      Se lo spazio non è tuo censurare è da vili.
      Se è tuo non si capiscono queste fisime sul fatto che tu non possa censurare.
      Se poi debbo chiedere scusa a Badiale evidentemente non ci siamo.

      Faresti meglio a darmi la sua e-mail così gli manderò questa risposta con un vaffanculo allegato.
      Se lui mi riterrà degno di poterlo avere offeso , sentito il suo parere, avrò allora un effettivo motivo per scusarmi con lui nel caso che io , similarmente , lo ritenga degno delle mie scuse.
      Chissà, perché d’altronde le cose vanno…

      Ad ogni modo i vicari non servono, dominano, e tu credi troppo divenendo più ridicolo di me.

      E quindi?

      • giovanni says:

        “Se è tuo non si capiscono queste fisime sul fatto che tu non possa censurare.”
        lui non dice affatto che non può censurare, dice che ti ha lasciato postare insulti una volta solo per far vedere agli altri come ti comporti, dopodichè ti tratterà da quel cafone che sei (almeno spero, per la vivibilità del blog).
        “Se poi debbo chiedere scusa a Badiale evidentemente non ci siamo.”
        non ci siamo? MA come ti permetti? Sei ospite in casa d’altri, le regole non le decidi tu. Figuriamoci se ti puoi permettere di dare ordini (“faresti meglio a darmi la mail di Badiale”).
        Se ti hanno allevato sugli alberi, torna quando sarai in grado di comportarti come un essere civile, invece di abusare della pazienza del padrone di casa.

        • Daouda says:

          a) veramente mi coporto così da parecchi mesi. Evidentemente Baddile è un’entità particolare.

          b)io lo faccio volentieri il cafone per determinati motivi che non è inutile che ti spieghi… ad ogni modo , come già mi è capitato , ho già scritto che sono pronto a chiedere scusa e ad evitare parole fastidiose…

          c)evidentemente per fare cose di questo genere ci deve essere una richiesta in tal senso dacché io da buon razzista fascio omofobo zozzo deficiente testa di cazzo non ci arivo.

          d) evidentemente lamentarsi di un mio comportamento dietro ar nome de Baddile fà ride!
          Che poi sei tu Badiale?
          Vedremo se lui mi riterrà capace d’averlo offesso e se io lo riterrò capace di meritarsi le mie possibili scuse.

          e) Io non ho dato alcun ordine.Ti sei scordato un bel semmai che ce stava nella frase che riporti, e puro si nun l’avessi scritto, il senso era chiaro uguale.
          Fà ‘r piacere.

          f) A me fà piacere che il padrone di casa faccia il padrone di casa.
          Il problema è o non è il fatto che , in realtà, questo spazio non è proprietarizzato?
          Non che io voglia “costringere” Miguel a limitare l’accesso oppure far commentare solo a chi sia , che sò, iscritto a qualche cosa( Che se lo vuole fare, faccia e lo motivi come je pare) , semplicemente tutta sta tolleranza non ha senso , Miguel mi è complice e che si incazzi solo pé Baddile me risulta , oltre quel che ho scritto nella prima riga del punto d) , anche strano.

          Questa è na lezione de socialismo applicato ;-) Giovà.

          Pijala a ride , che qua pure Miguel la sta a pijà ride, è ovvio.

        • Per qualche misterioso motivo, questa risposta di Giovanni a un commento di Daouda, che poi ho cancellato, rimane sempre in fondo, come se fosse il commento più recente.

          Non fateci caso.

        • daouda says:

          Se Badiale mi riterrà degno di potersi considerare offeso, poi vedrò se io lo riterrò degno di potergli concedere le mie scuse.

  21. Per Etienne

    Grazie. Credo che la discussione radicale ma intelligente della questione europea sia una delle cose più importanti di cui parlare in questo momento.

    Quindi invito Claudio o altri “antieuropeisti” (scusate la semplificazione) a riflettere attentamente su ogni punto sollevato da Etienne o da altri.

    • Claudio Martini says:

      “Quindi invito Claudio o altri “antieuropeisti” (scusate la semplificazione) a riflettere attentamente su ogni punto sollevato da Etienne o da altri.”

      Agli ordini! (si ode un marziale sbattere di tacchi)

      • Scusami il tono… volevo dire, che in questo piccolo forum, abbiamo la fortuna di avere parecchie belle menti, spesso in forte disaccordo tra di loro.

        E credo alla decisiva importanza degli avvocati del diavolo, cioè delle persone che riescono ad aiutarti ad affinare il tuo discorso, proprio perché te ne smascherano i punti deboli.

  22. Per Etienne

    “Ma un conto è l’approfittare temporaneamente di una situazione. Un conto è postulare un disegno di politica “imperiale”. O no?”

    nel caso della Germania, non saprei. Nel caso della Francia, credo che si possa parlare proprio di un “disegno di politica imperiale”. Che da quando c’è Sarkozy, collabora molto bene con i disegni statunitensi e britannici.

    Nel senso che c’è un’integrazione tra aziende, finanza, potere politico e militare e diplomazia, che credo sia senza pari in altri paesi.

  23. Etienne says:

    Ho seguito i collegamenti indicati da Claudio Martini.
    Torno sull’argomento. Ciò che mi premeva soprattutto era scongiurare un certo uso della categoria e della parola “Europa” di cui si servono un po’ tutti i partiti, le correnti, in tutti gli stati. Perché evidentemente fa più comodo tirare in ballo un’entità un po’ aleatoria che precisare chi detiene poteri e chi no nell’UE.
    Ad esempio che la Corte Eu sui diritti umani condanni l’affissione del crocifisso nelle scuole e nei tribunali itaiani scalfisce appena la nostra sovanità e serve soprattutto a certi gruppi editoriali e culturali per additare nell’europa “atea e massonica” una minaccia per la nostra “identità cristiana”. Questoè l’effetto maggiore che poi si percepisce.
    Se la Commissione Eu per gli affari interni presieduta alla Malstrom dà direttive su come vada regolato in flusso migratorio dal sud verso il nord del Mediterraneo, ovvero attreverso appositi canali “legali e comunitari”, questo serve a pretesto a una parte del centrodestra italiano per denunciare la miopia e la lontananza della Ue, ma non impedisce al titolare del Viminale e al presidente del Consiglio di siglare accordi con chi è al potere sull’altra sponda del mare nostrum per reprimere il flusso con mezzi non sempre rispettosi di quei tanto osannati diritti umani. Se la stessa Commissaria proclama “Schengen non si tocca”, i governi di Parigi e Berlino si dimostrano talmente rispettosi da rispondere con il ripristino dei controlli alle frontiere (da una parte per non dispiecere all’elettorato di LePèn, dall’altro per garantirsi l’appoggio della Csu, partito bavarese sempre sensibile alla temtica). Il cerchio si chiude quando la questione viene risolta inun incontro a 4 occhi tra Silvio e Nicolas, a rimarcare ancora una volta la disponibilità di questi governi a cedere porizioni della loro sovranità in materia a organismi della Commissione Europea.
    Ed ancora: se la Commissione Eu esprime una nota critica sul ddl italiano prevedente la concessione dei litorali ai privati, il provvedimento non si blocca certo, ma va avanti. Perché la piccola imprenditoria italiana che ha votato Pdl non può essere delusa (e già da mesi parecchi articoli di fondo su Corriere e Stampa non fanno che rimbrottare: vi abbiamo votato perché ci promettevate deregolamentazione e liberismo ma non realizzate nulla… a questo punto quasi quasi rivotiamo il Pd che almeno ha una secolare esperienza nel gestire le strutture corporative).
    Quando al contrario arriva da un organo comunitario una nota i approvazione, non ci si lascia sfuggire a livello locale l’occasione per legittimare il proprio operato.
    Riguardo l’altra questione, quella dell’imperialismo: penso che ci si debba mettere sempre d’accordo sul valore delle parole, sta a noi.
    Che alcuni gruppi di potere finanziario tedesco esercitino un ruolo egemonico nella Bce è fuori discussione. Ma è da tener conto che buona parte dell’elettorato conservatore vede questa realtà come un fardello e c’è sempre la tentazione a invocare un cambio di rotta nella direzione di una “Grande Svizzera” (e i dati del primo trimestre dicono che la crescita continua della Germania dipenda sempre più dal mercato interno e meno dalle esportazioni). Inoltre per quello che leggo nei giornali di alcuni gruppi editoriali vicini all’establishment conservatore e socialdemocratico (die Zeit, die Welt, Frank. Allgemein) il ruolo che si vorrebbe far giocare al paese rispetto all’Europa è simile a quello già giocato nei confronti dei paesi scandinavi: fungere da modello per un sistema robusto e stabile all’interno nonostante siano accantonate le velleità atocratiche e imperialistiche (e come potrebbero essere vive se il gas viene importato tutto da Russia e Kazahstan e gli americani si guardano bene dal disinstallare le loro basi sparse in tutto il paese…con i loro bei soldatoni che vanno in giro la sera bevendo birra e frequentando casini nella miglior tradizione soldatesca). Proprio die Zeit proponev 3 mesi fa in prima pagina il seguente titolo: potrà mai l’Europa diventare tedesca?. Nel reportage di due o tre pagine si criticavano quei paesi europei che continuano a far crescere il debito pubblico e tagliano negli investimenti o nel pubblico (a seconda che siano governi progressisti o conservatori) senza trarne risultati. Ma il modello additato non era quello ideologico liberista, bensì quello di un ancora forte ruolo del settore pubblico. Per questo dico che posso ammettere una posizione egemonica, posso ammettere che i tedeschi di Francoforte si approfittino delle varie crisi per emettere Bot a destra e a manca, ma mi lascia perplesso la teoria secondo cui la Germania veicoli un modello di smantellamento dello stato sociale (a meno che si dica che i partiti governativi e i vertici delle istituzioni nonché l’opinione pubblica rappresentata parzialmente da gruppi editoriali , sindacati e movimnti non rappresentino davvero le ambizioni tedesche che in realtà sono custodite dai magnati della Bce in riva al Meno…ma questo andrebbe poi dimostrato punto per punto, individuo per individuo).
    Un saluto dalla Sassonia

    • Claudio Martini says:

      Grazie della testimonianza. Sfrutto una tua frase per illustrare meglio la mia posizione.

      “Ed ancora: se la Commissione Eu esprime una nota critica sul ddl italiano prevedente la concessione dei litorali ai privati, il provvedimento non si blocca certo, ma va avanti.”

      Buon esempio. è bastato uno sbadiglio di un commissario per sospendere, di fatto, l’iter della legge. La Commissione, che di certo non è preoccupata della natura del possesso delle nostre spiagge, è preoccupata del fatto che ai bandi di gara delle concessioni potrebbero essere esclusi cittadini di altri stati membri. Ciò lederebbe il santissimo Mercato Unico Europeo. A questo punto, possono acccadere due cose:
      1) la Commissione può promuovere una procedura d’infrazione a carico dello stato italiano presso la Cge (art 258 TFUE). La Corte giudicherà dell’inadempimento e comminerà le relative sanzioni.
      2) un privato, magari tedesco, fa ricorso presso un Tar italiano contro il provvedimento spiagge, e nel corso del processo chiede al giudice di effettuare un rinvio pregiudiziale presso la Cge, per avere un interpretazione corretta delle norme UE. Alla luce dle responso della Corte. il giudice avrà la facoltà di disapplicare la norma nazionale.

      Il punto è questo: pessima o intelligente, la legge italiana oggi non vale granché. Le decisioni indefettibili si prendono all’estero, e noi non possiamo farci quasi nulla.

  24. Claudio Martini says:

    Per Rosalux
    dubito che ti interessi davvero, visto il tono con cui rivolgi le domande, comunque ecco il nostro “programma di fase”
    http://www.giuliettochiesa.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=2260:lettera-aperta-al-futuro-governo-senza-b&Itemid=7
    Ti invito a visionare le varie sezioni del sito, ci troverai tutto

  25. Daouda says:

    Guarda che ci divertiamo in due…

    A chi debbo chiedere scusa Miguel?
    E’ una domanda difficile?

    • Ai lettori di questo blog, innanzitutto.

      I contenuti più insoliti sono ben accetti, gli insulti e le parolacce no.

      Non sei d’accordo con Marino Badiale? Benissimo. Dillo.

      Ma non ti permettere, a casa mia – e questo blog è casa mia – di chiamarlo con parolacce.

      Vai a farlo da un’altra parte.

      • Daouda says:

        Quella sagoma de Badiale vale più di Mirkhond o più di Pino o più di Ritvan od anche di Jam che ho già insultato , esplicitamente o meno?

        Ho già scritto che mi sarei scusato con i lettori che capitano e si ritrovano ste solfe , come non ho problemi ( anzi, per quanto mi riguarda lo trovo doveroso ) a chiedere scusa a te che devi gestire sta situazione e che ci dai sto spazio.
        Ma non a questo prezzo perché la tua presa di posizione è ridicola ed inoltre tu l’hai posta in modo perlomeno astruso e contraddittorio.

        La censura per quanto mi riguarda è legittima.
        Il problema è che essa implica la negazione delle opinioni altrui per definizione, a meno che non si intervenga chirurgicamente e non ti ci applichi sopra per modificarne le storture mantenendogli il senso “originario”.
        Te invece te ce sei sprecato eh?

        Inoltre le opinioni, i pareri, i ragionamenti , non ciànno nulla a che fà cò le Idee che in questo caso usi solo come paravento nominale pé datte na nobiltà.
        De sti ossequi al politicamente corretto ed al perbenismo non ne avevamo proprio bisogno… te riduci solo a fà lo gnorry ed a cincischià.

        Dillo chiaro e tondo :

        “a me pesa ‘r culo a modificà i messaggi di quer coglione de daouda che manco se capisce come cazzo scrive quella capra analfabbeta. E dovrei pure da perde tempo pé sto fallito?”

        No che tiri fora ste merdate de la censura passabile e de la romanticheria verso le “idee”.
        Ma vaffanculo!

        Mio caro “bello de notte” , nun ce provà manco pé niente.
        E se nun te ne rendi conto, ORA , anche tu devi delle scuse.
        Che famo?

      • daouda says:

        Quella sagoma de Badiale vale più di Mirkhond o più di Pino o più di Ritvan od anche di Jam che ho già insultato , esplicitamente o meno?

        Ho già scritto che mi sarei scusato con i lettori che capitano e si ritrovano ste solfe , come non ho problemi ( anzi, per quanto mi riguarda lo trovo doveroso ) a chiedere scusa a te che devi gestire sta situazione e che ci dai sto spazio.
        Ma non a questo prezzo perché la tua presa di posizione è ridicola ed inoltre tu l’hai posta in modo perlomeno astruso e contraddittorio.

        La censura per quanto mi riguarda è legittima.
        Il problema è che essa implica la negazione delle opinioni altrui per definizione, a meno che non si intervenga chirurgicamente e non ti ci applichi sopra per modificarne le storture mantenendogli il senso “originario”.
        Te invece te ce sei sprecato eh?

        Inoltre le opinioni, i pareri, i ragionamenti , non ciànno nulla a che fà cò le Idee che in questo caso usi solo come paravento nominale pé datte na nobiltà.
        De sti ossequi al politicamente corretto ed al perbenismo non ne avevamo proprio bisogno… te riduci solo a fà lo gnorry ed a cincischià.

        Dillo chiaro e tondo :

        “a me pesa ‘r culo a modificà i messaggi di quer coglione de daouda che manco se capisce come cazzo scrive quella capra analfabbeta. E dovrei pure da perde tempo pé sto fallito?”

        No che tiri fora ste merdate de la censura passabile e de la romanticheria verso le “idee”.
        ;-)

        Mio caro “bello de notte” , nun ce provà manco pé niente.
        E se nun te ne rendi conto, ORA , anche tu devi delle scuse.
        Che famo?

        • daouda says:

          Che famo ?

        • Ritvan says:

          —-Quella sagoma de Badiale vale più di Mirkhond o più di Pino o più di Ritvan od anche di Jam che ho già insultato , esplicitamente o meno? Daouda—-
          Daouda, alla Tua Mente Superiore:-) forse sfugge il fatto che Mirkhond, Pino, Ritvan, Jam & Co sono dei semplici COMMENTATORI di questo blog al pari di te e, pertanto, se lo ritengono opportuno possono ricacciarti in gola i tuoi insulti (cosa che io personalmente non ho mai mancato di fare:-), mi pare). Il suddetto Badiale (le cui idee, detto a scanso d’equivoci, non riscuotono affatto la mia simpatia) è, invece, un “ospite” citato qui dal “padrone di casa”, pertanto spetta a quest’ultimo difenderne “l’onore”. Ti conviene, allora, metterti contro il “padrone di casa”?

        • Daouda says:

          Ma non c’entra badiale né sta menata tutta tua degli onori.
          E’ Miguel che è una fika secca.

          Badiale manco sà che esisto e potrebbe giusto dì che so un patetico bamboccio anche se ce farebbe sopra ‘n po’ de paccottiglia capitalassolutistica totale pé ricordasse da esse scevro a sti bassi instinti.

          Io cor “padrone” è da tempo che me ce so messo.
          Per me è un venduto , je lo scritto varie volte.
          Io invece sò un cojone e stamo a pace, che pure pé lui vale lo stesso raggionamento che tanto il cervello , se cià un sinistro, è ‘r medesimo.
          Che me faccia scrive è perché fà il libberale.

          Dovrebbe fà come ho scritto io ma ce metterebbe troppo tempo.

          c.v.d. e fà bene così come fà d’altronde, che sennò non lo faceva, che sennò una possibilità avuta non si sarebbe attuata il ché è impossibile.

          oki toki?

  26. A proposito di Europa, un mio amico mi scrive:

    segnalo un articolo del sole 24ore:

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-06-02/trichet-contro-crisi-debiti-124514.shtml?uuid=AaUcUecD

    Si parla solo di progetti, ma è interessante vedere in che direzioni gli attuali ceti drigenti europei vorrebbero andare. Vi segnalo il seguente passaggio:

    Le autorità dell’Eurozona potrebbero avere «il diritto di veto su alcune decisioni di politica economica a livello nazionale» con un tale tipo di regime. Nel dettaglio, si potrebbe applicare un diritto di veto «sulle principali voci di spesa del bilancio e su quegli elementi essenziali per la competitività del Paese»,

    Ora, immaginate che un paese in crisi decida di adottare misure nel senso della decrescita. Non penso si possa affermare che tali misure favorirebbero gli “elementi essenziali per la competitività”. Quindi nella situazione ipotizzata tali misure verrebbero bloccate immediatamente.

    • Claudio Martini says:

      Vogliono evitare il default greco. Se Atene comincia a non pagare i debiti, con una “decisione di politica economica a livello nazionale”, la licitazione delle isole dell’ Egeo va a farsi friggere.

    • Francesco says:

      Miguel

      forse ti sfugge il fatto che grazie all’Unione Europea e all’Euro le decisioni di politica economica di ogni stato MEMBRO (volontario) influenzano gli altri soci del club, in modo più stretto che se dette decisioni le prendesse uno stato “single” tipo la Norvegia o la Bielorussia.

      Questo implica necessariamente una “messa in comune” anche delle decisioni politiche, purtroppo rimandata all’infinito dagli stupidi politici europei.

      ciao

  27. Per Peucezio

    “E’ proprio questo il punto. La scuola, oltre a essere dannosa per i ragazzi e la loro formazione e inutile dal punto di vista sociale, è diventata anche un lavoro ingratissimo per chi ci insegna.”

    Come al solito, hai il merito di esprimere in maniera chiara posizioni che molti troverebbero sconvolgenti. Ed esistono posizioni radicali antiscolastiche, molto interessanti, come quella del compianto mio concittadino Ivan Illich.

    Ma non vanno confuse con le posizioni dei “tagliatori”.

    Che non vogliono affatto abolire la scuola. Vorrebbero solo peggiorarla.

    Se io fossi di destra, non alla Peucezio, ma alla borghese-ottocentesca, io cercherei disperatamente di migliorare la scuola, per produrre tecnici in grado di salvare un’Italia che affoga nel mercato globale.

    Una scuola durissima e selettiva, che formi combattenti-da-competizione, dei mangiacinesi flessibili, abituati sin da piccoli all’idea che chi non lotta, non sopravvive e viene inesorabilmente bocciato.

    Sarebbe un modello di scuola discutibile, ma che si potrebbe contrapporre validamente al modello umanista e “serio” che oggi va per la maggiore a sinistra (nessuno oggi sogna “riforme della scuola” in senso sessantottino, ultrademocratico o creativo).

    Ora, la destra non vuole certo abolire la scuola per ricreare forme tradizionali di socalizzazione, come vorrebbe Peucezio.

    Non vuole la scuola umanista dei “professori intellettuali di sinistra”.

    Non vuole nemmeno la scuola dura che prepara al mercato globale.

    Si sente obbligata a eseguire i tagli imposti dall’Europa, e quindi dice, beh, l’appalto per il TAV non lo possiamo revocare perché ci sono di mezzo troppi interessi; e allora facciamo pagare tutto all’insegnante precario che in classe si troverà trenta alunni svogliati anziché venticinque. Che tanto anche se si lamenta, chi se ne frega. Anche se non è affatto vero che la maggioranza degli insegnanti siano “di sinistra”.

    E in questo c’è una continuità, come confermerà qualunque insegnante, anche con le politiche precedenti di governi di centrosinistra, anche se quelli hanno saputo agire con più vasellina e meno barzellette.

    • Moi says:

      Miguel … dovresti rileggerti il Libro Cuore, almeno l’ Ing. Bottini che spiega a Enrico cosa rappresentino la scuola, il lavoro, il progresso.

      • Moi says:

        Pardon: Scuola, Lavoro e Progresso … ;-)

        C’ è infatti molta esaltazione ideologica progressista in quelle pagine, alcune cose sono molto “di Sinistra”, tipo che non esistono “operai sporchi”, perché “sporchi” possono esserlo solo i perdigiorno improduttivi … un operaio “porta su di sé i segni del proprio lavoro” perché “è un soldato del progresso e l’ ingegnere che lo dirige il suo condottiero, il nemico è l’ arretratezza, la vittoria è la civiltà … “

    • PinoMamet says:

      Ma non potremo mai competere con i cinesi.
      In teoria, tutto è possibile; ma poi, li avete visti, i cinesi? No, non è proprio fattibile. Sarà Confucio, sarà Mao, sarà la povertà (ma quella ce l’hanno anche i senegalesi, che con tutto il bene che gli voglio, non è che si ammazzino di lavoro qua… sono normali, come noi! ;) ) ma il paragone non è proprio reale.

      Alla lunga, sono convinto che ci salveremo se restermo noi stessi; vale a dire se preserveremo proprio quella cultura la cui “casta” di bramini poveri sono proprio quei “professori intellettuali di sinistra”, che nella realtà sono professori di onesta cultura delle più varie idee politiche;
      qualcuno più pigro, qualcuno più attivo, qualcuno più severo e qualcuno più tollerante, come è normalissimo che sia.

      Normalissimo questo, strumentale invece servirsi dei difetti del singolo insegnante (“severo!” “fancazzista!”… insomma, decidetevi..) per pompare sulla scuola privata…
      il cui scopo non è l’istruzione (che infatti non dà!) ma la distruzione del pubblico, sic et simpliciter, e l’instaurazione di un nuovo e feroce ordine di classe.

      Con l’illusione che sia questo, a salvarci. Col cazzo. Se ne fregano, i cinesi, se tu papy c’ha il Cayenne, sono mica come il preside di provincia.

      • Peucezio says:

        Pino, tu hai perfettamente ragione dicendo che dovremmo rimanere noi stessi. Ma è esattamente il contrario di quello che stiamo facendo. Il ’68 e la scuola che ne è derivata, che ha trionfato definitivamente con la riforma Berlinguer, ha di fatto interrotto la trasmissione intergenerazionale dei saperi. Ormai non siamo più noi stessi, perché la scuola non trasmette un cavolo. E più passerà il tempo, peggio sarà: pensa solo quando saranno insegnanti quelli che si laureano oggi, che parlano peggio e sanno meno di uno che negli anni ’10 o ’20 aveva fatto la sesta elementare.

      • Francesco says:

        >> Ma non potremo mai competere con i cinesi.

        correggo: non possiamo NON competere con i cinesi, è solo opportuno scegliere di farlo non proprio sul prezzo …

    • Peucezio says:

      Sono d’accordo in parte.
      La destra politica pecca di miopia, ottusità, scarsa competenza, ignoranza, vorrebbe proporre un modello alternativo a quello della sinistra ma in realtà si trova assoggettata, per vigliaccheria, alle logiche internazionali cui tu fai riferimento. Ma non perché vi sia organica – in questo dissento da te – ma appunto per inconcludenza, perché fa le cose a metà perché accenna a una reazione, poi si assoggetta e rientra subito nei ranghi con la coda fra le gambe (si veda la vicenda libica).
      Non sono molto d’accordo neanche sul fatto che la sinistra proponga ormai una scuola seria e non più creativa e anarcoide. A parole è così: ormai anche loro vanno in televisione a dire che comunque ci vuole un po’ di disciplina, di ruoli (anche se è ancora molto radicato il linguaggio e l’armamentario concettuale antirepressivo, antigerarchico, deresponsabilizzante, giustificatorio), ma nei fatti applicano ancora pienamente tutto il contrario e, anzi, sempre di più.
      L’abdicazione da ogni principio gerarchico e di autorità è ormai piena e tra l’altro, quando un insegnante accenna a una reazione, se non ci pensa il preside ci pensano i giudici, il giornalistume ecc., spalleggiati dai genitori, a punire il feroce insegnante repressore e violento.
      Qualche mese fa – qui non c’entra la scuola, ma è sintomatico dell’epoca e dei modelli educativi – in una trasmissione c’era un esponente di un’associazione per la difesa dell’infanzia che sosteneva, pur con pacatezza e riconoscendo l’utilità del principio d’autorità, che in nessun caso i genitori devono alzare la mano sui figli e che le legislazioni nazionali dovrebbero sancire questo principio perseguendo il genitore che lo trasgredisce. E’ da rilevare, fra l’altro, la contraddizione interna, poiché nessuna forma di autorità nella storia umana ha mai potuto prescindere del tutto dalla coazione con la forza e dalla deterrenza della punizione. Ma d’altronde è tipico della cultura progressista in tutte le sue declinazioni ed espressioni (ed è molto caratteristico, tra l’altro, della chiesa postconciliare) lo smarrimento del principio di non contraddizione, per cui tutto convive con tutto e basta mettere in campo un po’ di frasi di apparente buon senso, senza sbilanciarsi, per evitare di prendere una posizione chiara sulle cose.

      • PinoMamet says:

        Sull’autorità io la penso più o meno come te;

        per questo penso che dire “insegnante privato” sia come dire “sergente maggiore privato”, un controsenso che non può che portare danni.

        • Peucezio says:

          Non è vero. I precettori davano le bacchettate, usavano pure la frusta…
          E le scuole di monache non erano da meno.
          In realtà la questione dell’autorità e quella della scuola pubblica e privata sono indipendenti. Anche se io personalmente educherei privatamente un mio futuro figlio: a un insegnante della scuola pubblica non posso dirgli di sfasciargli la faccia se si comporta male, a un signore che pago direttamente e personalmente posso chiedere quello che voglio.

        • Immagino che tu non sia un sostenitore della pedagogia recente, no?

        • PinoMamet says:

          No! :)

    • Francesco says:

      migliorare la scuola implica tagliare via dalla scuola moltissimi studenti (che non studiano nè lo farebbero in nessun caso) e altrettanti insegnanti (che non insegnano e non saprebbero farlo, anche sapessero cosa insegnare)

      vorrebbe dire pagare meglio ALCUNI insegnanti, con difficoltà inenarrabili nello scegliere

      vorrebbe dire aprire molte scuole “utili” e chiuderne di più di dannose

      iniziando dalle università

      e affrontare un durissimo scontro sociale, sull’esempio dalla guerra tra sindacato dei minatori e governo inglese negli anni ’80

      non succederà

  28. Per Moi

    ““è un soldato del progresso e l’ ingegnere che lo dirige il suo condottiero, il nemico è l’ arretratezza, la vittoria è la civiltà … “”

    E infatti, questi sono i principi che Peucezio critica. Non del tutto a torto, visti i risultati… La scuola “francese”, lo strumento ideologico dell’imposizione dello Stato Nazione che con i suoi soldati, i suoi ingegneri, i suoi costruttori di monumenti, fonda il capitalismo nazionale, è inscindibile da tutte le relative devastazioni.

    Ma tutto ciò appartiene ormai al passato. Non ci sono più i “contadini da civilizzare”, gli indigeni da convertire. C’è la società dello spettacolo diffuso. In cui lo Stato è in profonda crisi e in balia di forze più grandi di lui.

  29. Moi says:

    “ma se non riesce neanche a fare un anno alla volta! lo mandano a farne due…”

    Nonna dell’ allievo di Pino
    ______

    La scuola pubblica, purtroppo qui Pasolini ebbe ragione, ha distrutto con sommo dispregio la saggezza popolare legata ai proverbi … probabilmente la “zdàura” alla quale fa riferimento Pino avrà anche “condito galloitalicamente” ;-) il concetto a dovere …

  30. PinoMamet says:

    Io lavoro “ner cinema” (se e quando Dio vuole).
    Come tanti, integro, e integro anche con corsi e attività.
    Inoltre sono laureato in Filologia Greca, e do ripetizioni private (care) di greco, latino, e saltuariamente italiano (che ignoro, ma è sufficiente per gli studenti…)

    Insomma, vado da una scuola pubblica e chiedo di poter fare un’attività integrativa: scrittura finalizzata alla realizzazione video. Corso accettato, carino, gli parlo di Propp, gli parlo delle minchiate solite del cinema, e poi si realizza un cortometraggio e così lavora anche un mio amico operatore.
    Bene, che problema c’è? A parte che i professori mi assalgono raccontandomi i loro guai (tutti derivati da un’assurda gestione di assunzioni, trasferimenti ecc.; la Gelmini i danni li ha fatti, eccome), e gli studenti che sono quello che sono
    (ma almeno, visto che la mia attività non era obbligatoria, i non interessati non sono venuti, e i provocatori li ho smarriti- nel senso transitivo del verbo, che si usa dalle mie parti)

    l’unico problema è che la scuola è senza soldi. Miracolo, ho chiesto poco e sono stato pagato.
    Se fosse una scuola privata, allora, la cosa cambia: quelli, i soldi li hanno…

    bon, io ho dato lezioni a un linguistico, ma c’è anche il classico (quello che ho frequentato io); visto che alcuni miei studenti del linguistico facevano “teatro in francese”, ho pensato:
    io sono laureato in greco, il mio amico operatore è attore dell’Accademia con tutti i controcazzi, beh, in due non possiamo fargli un corso sul teatro greco?

    Chiedo a un’amica insegnante: c’è già uno che lo fa.
    Ah sì, e che competenze ha? E qui viene il bello.
    NESSUNA!!
    è semplicemente un tale di CL, come è di CL la preside.

    Poi dice che uno li trova antipatici…
    (quando ero studente, non avevano ancora preso il potere, e si limitavano a riunirsi a pregare e complottare in un’aula- ovviamente non loro, e da loro abusivamente occupata. Adesso ho capito cosa ci andavano a fare).

    • mirkhond says:

      Hai fatto dei film? Su quali tematiche?
      ciao

      • PinoMamet says:

        Non sono un regista (a parte l’occasionale cortometraggio) e tengo usare il mio nome vero solo per lavoro… anche se sarebbe più logico il contrario!
        :)

        riguardo alle tematiche, sarebbe un discorso complesso, ma ti dirò che una mia idea, abbastanza rifiutata da produttori italiani, l’ha avuta anche (anni dopo!!) Amenabar, che era poi il film su Ipazia…

    • Francesco says:

      cosa intendi per “nessuna competenza”?

      adesso c’è l’ordine dei “competenti in teatro greco”? con tesserino, direttorio, codice deontologico e maglietta col logo?

      mi pare un pochetto prevenuto

      io vedo un tizio appassionato di teatro greco che fa volontariamente lezione agli studenti, e il cui canale di contatto è il fatto di conoscere la preside. ‘na roba bruttissma, direi

      ciao

  31. Per PinoMamet

    “l’instaurazione di un nuovo e feroce ordine di classe.”

    Le obiezioni che sollevi alla scuola–da-combattimento-globale mi paiono assai sensate.

    Ma dubito che vogliano esattamente un “ordine di classe”. Perché un ordine di classe, come insegna ad esempio l’impero britannico, richiede un ordine generale, un sistema rigoroso e funzionante.

    E’ proprio quello che mi sembra manchi del tutto nel progetto – se si può chiamare così – della destra italiana.

    • PinoMamet says:

      Guarda, io penso che la destra un progetto non ce l’abbia, ben chiaro;
      non sanno di preciso dove vogliono arrivare;
      in compenso lo so io! ;)

      voglio dire, Marx non ha poi scritto per niente, alla fine. Non è che io sia marxista, intendiamoci, però alla fine ogni classe tende, ovviamente, a fare i suoi interessi.
      Se non li fa, deve esserci qualcosa sotto: l’alienazione, perché no.
      (può essere intesa in tanti modi, il mio deriva da Fromm, “Marx e Freud”).

      Ci sono e ci sono stati fior di alienati tra i borghesi: credo che il ’68 in fondo fosse soprattutto quello (vabbè, adesso non sbranatemi).
      Ma alla fine, passata la sbornia, ognuno torna a farsii suoi interessi.

      Sicuramente il riccastro preoccupato dei voti del figlio asino, non è che pensi che togliendo fondi pubblici alla scuola pubblica (suona assurdo, lo so… pensare che a molti suona logico!) per darli alla sua privata, lui voglia instaurare un ordine di classe.

      Però alla fine il risultato, e dai e dai, sarà quello.

      Dicono, eh, ma mi bisogna stringere la cinghia: la crisi, i cinesi…
      e per stringere la cinghia intendono soprattutto la perdita di diritti dei lavoratori nostrani, illudendosi così di tener fronte alal differenza del costo del lavoro.
      Un po’ come darti paletta e secchiello per togliere acqua dalla nave che affonda.

      Tappare la falla, invece, no eh?

      Perciò (ma non c’entra con la scuola) io propongo la globalizzazione delle paghe dei lavoratori: se all’operaio bisogna dare, che ne so, 1000 euro in Italia, biosgna dargliene altrettanti là (no una cifra equivalente sul mercato locale: è un discorso che non vale un cazzo, perché il mercato locale non c’è più, il suo prodotto viene qua, infatti, e il mio imprenditore va là… alla fine fanno tutti i loro comodi, tranne l’operaio italiano che se lo piglia nel di dietro…)

      • Peucezio says:

        Il fatto è che non ci sono più le classi, non dico nel senso marxiano, ma nemmeno nel senso in cui c’erano vent’anni fa.
        Non c’è una borghesia che possa o voglia fare i propri interessi, anche inconsapevolmente. Ci sono poteri economici transnazionali, con i loro sgherri e scherani, che sono in parte funzionari pubblici e politici, in parte grandissima imprenditoria e dirigenza (Fiat, banche ecc.).
        Poi ci sono i subalterni, che si dividono in autonomi e operai, impegati pubblici e privati ecc., ma che, anche se hanno interessi in parte divergenti, sono accomunati dal fatto di non avere nessun potere e di non avere sostanzialmente modo di incidere.
        La destra velleitariamente pretenderebbe di fare gli interessi dei lavoratori autonomi e dei piccoli imprenditori, in pratica non ci riesce perché non è in grado di resistere alle pressioni dei poteri che dicevo prima. La sinistra è sostanzialmente organica a tali poteri, anche se fa finta di difendere i più deboli e tenta di favorire un po’ i dipendenti pubblici.

      • Francesco says:

        >> io propongo la globalizzazione delle paghe dei lavoratori

        che la proponi a fare? c’è già, solo che tu la chiami “la perdita di diritti”, forse per colpa di Freud o di Fromm

        sta andando alla grande, basta vedere quanti delocalizzano dalla Cina in Vietnam per risparmiare sui salari

        in questo Marx sarebbe utile, per illustrare il potere del mercato

        saluti

        • PinoMamet says:

          Eh lo so che c’è già; solo che è quella decisa dagli imprenditori; e grazie al cazzo, è logico che questi scelgano di pagare meno, se appena possono!
          Io propongo di farli pagare di più; con la convinzione, non credo sia possibile (perché dovrebbe?) e allora bisogna usare l’obbligo.
          Non c’è modo di imporre un obbligo a tutto il mondo? Vedremo.
          Ma intanto lo si impone agli imprenditori nostrani.
          Per esempio, si agisce sulla burocrazia, facendo sì che produrre e importare roba dall’estero sia una tale immane e antieconomica rottura di cazzo che convenga non farlo.
          Non venirmi a dire che non siamo bravi nella burocrazia: siamo i campioni del mondo.
          Guarda un po’ quando i vigili vogliono far chiudere un bar (succede spesso, un bar di etiopi/eritrei- a dire il vero casinisti- qua avrà riaperto/richiuso una decina di volte, e poi finalmente ha fatto fagotto…) qualche cazzatina la si trova sempre.

        • Francesco says:

          >> lo si impone agli imprenditori italiani

          bella idea ma devo avvisarti che a differenza del Goblin gli imprenditori italiani NON sono immortali.

          imporre per legge uno stipendio eccessivo (come imporrebbe pure la Costituzione) ha come unico effetto di far uscire dalla legalità tutti i lavori che non lo valgono, quello stipendio.

          questo creerebbe più oportunità per gli immigrati, che già vivono sotto la linea del minimo. ma solo questo.

          bella anche l’idea di rendere impossibili le importazioni, chi la aveva già avuta un 80 anni fa?

          ciao

        • In effetti la Costituzione impone uno stipendio sufficiente per vivere dignitosamente. Ma se è questo il problema, perché non ripristinare per legge la schiavitù? Manodopera a basso costo, sempre disponibile, che non sciopera e che non fa ferie. Il meglio!

        • Francesco says:

          Non c’è affatto bisogno di una legge, basta andare “al mercato” e trovare un prodotto simile venduto a meno, e la nostra bella Costituzione finisce in soffitta.

          Volenti o nolenti.

          Qui si ignora l’oggettività del sistema di produzione e lo si tratta come se fosse fatto col Lego.

        • Così è così sia… finché non ci tocca personalmente?

        • PinoMamet says:

          No, non ci siamo.
          Io dico che gli imprenditori italiani devono pagare ALL’ESTERO (nei paesi del cazzo dove vanno perché la manodopera costa meno) gli stessi salari che pagano ai lavoratori italiani.
          Per legge- italiana. Altrimenti, i loro prodotti vengono fermati alla frontiera e distrutti.

        • PinoMamet says:

          Dici, ah ma io vado al mercato, trovo un prodotto di un imprenditore straniero, che non rispetta la legge italiana, e che perciò costa meno, e buona notte al secchio.
          No: distruggere pure quelli. E dare anche un paio di calci nel culo agli imprenditori, tanto per cambiare, ma questo solo perché mi sono rotto le palle della loro assurda dittatura, che alla prova dei fatti ha fatto guadagnare solo loro: e neanche tanto.
          Esistono le leggi internazionali che proibiscono la pedofilia, per esempio?
          O le stragi?
          Beh, ne devono esistere anche che proibiscano il lavoro sottopagato dello stracazzo di indonesiano o cinese.
          Sottopagato, bada bene, per i NOSTRI criteri; noi i suoi “locali”. Non esiste più neinte di “locale”, lo tiriamo fuori solo quando dobbiamo metterlo in culo agli operai italiani??

        • daouda says:

          Francé finché si crederà che i soldi cascano dagli alberi , finché si crederà che il denaro abbia il medesimo valore per tutti, finché si crederà che il plus-lavoro marxiano ha una qualche base logica… questi resteranno discorsi fatti al vento.

          I cinesi vengono pagati due soldi per un semplice motivo : producono poco.
          Se ci fosse un salario unico mondiale , tutti verrebbero a produrre in Europa!

          Dopo aver compreso le basi, dopo si può scrivere come io faccio che lavorare di notte è immondo, produrre certi oggetti anche, lavorare distanti da casa uguale, lavorare nei giorni di festa altrettanto.
          DOPO.

          I socialisti non hanno alcun motivo serio per “parlare”.

        • Francesco says:

          Pino,

          ci ha già provato Mussolini, con l’autarchia. Solo che non essendo stupido lo ha fatto solo perchè costretto dalle sanzioni (che peraltro si era tirato addosso invadendo l’Etiopia).
          Ora:
          1) non è possibile
          2) non funziona
          3) non funziona
          4) non funzione
          5) dove funziona, fa costare tutto di più – da subito il salario REALE crolla, nonostante le leggi che puoi aver fatto

          per PROVARE a fare l’autarchia e imporre i prezzi, compresi i salari, devi avere almeno le dimensioni e le risorse di un Brasile. Già tutta l’Europa non ce la farebbe.

          Saluti

          PS va da sè che in breve tempo la limitatezza dell’intelligenza umana rispetto al mercato lascerebbe indietro il paese autarchico rispetto a quello globalizzato

        • PinoMamet says:

          Francesco

          parlare con voi che vi occupate di economia è sempre sconsolante.
          E lasciateci sognare, no?
          Ma due legnate, a ‘sti imprenditori che si fanno i cazzi loro alla grande e che la sinistra per prima (bada bene) ha iniziato a idolatrare da fine Ottanta; due legnate, proprio, non si riesce a darle?
          Bada bene che mi va benissimo un bastone cattolico.

        • daouda says:

          Oltre il bastone , che necessariamente serve non per favorire ma per impedire , mi spieghi Pino perché uno psicopatico , indipendente mente dalla sua pericolosità , subisce trattamenti così ignobili e voi, sognatori de sta ceppa , no ( dando per scontato che per molti criminali odierni dovrebbe esserci tortura e pena di morte )?

          Queste sono le discriminazioni vere, no quelle che vi inventate. E non sto scherzando.

        • Francesco says:

          x Pino

          il BELLO dell’economia è proprio come interagisce con i sogni.
          solo che non puoi chiedermi di tacere quando proponi di calare una robusta bastonata sui miei coglioni (no, non sono un imprenditore ma gli effetti delle tue proposte quelli sono).
          vogliamo toglierci dalle palle la specie umana dell’imprenditore? si può, ha delle conseguenze, parliamone.
          io, per dirigere la FIAT, preferisco Marchionne a Miguel o a Vendola.
          ciao

        • PinoMamet says:

          Non è che io li voglia sterminare, gli imprenditori, eh?
          (almeno, non tutti i giorni ;) )

          chiedo solo che non lucrino oltre il dovuto, e che la legge tuteli un pochino anche il salario di chi imprenditore non è; chiedo tanto? Non so, a sentire certa gente pare che l’unica specie da proteggere sia quella di chi possiede una fabbrichètta (delocalizzata in Romania).
          ciao!

        • PinoMamet says:

          PS
          Vendola non so, ma tra Marchionne e Miguel, scelgo Miguel tutta la vita.
          Non ho il minimo dubbio sul fatto che (con tutto il rispetto con Miguel ;) ) Marchionne sia un “imprenditore più abile”.
          Come non ho il minimo dubbio sul fatto che questa sia l’ultima delle qualità richieste.

  32. Per Moi

    “Breve: a scuola l’ insegnante lavora SE VUOLE non PERCHE’ DEVE … un po’ come tutti gli statali.”

    Certo. Ed esistono anche persone che si attaccano a un cavillo di legge, più un certificato medico compiacente, per non lavorare affatto.

    Però il lavoro scolastico ha di particolare che si svolge in un regime di rigoroso controllo – da parte degli alunni. Non parlo della qualità dell’insegnamento, che è davvero difficile da giudicare; ma del fatto che pochi insegnanti si possono permettere di fare come il mio amico romano, impiegato dell’INPS, il cui lavoro consisteva in sostanza nel comprare il giornale (Il Tempo, per la precisione), leggerselo tutto e poi fare fotocopie a sbafo. Parlo di parecchi anni fa ormai, e forse anche lì le cose sono cambiate; però ogni insegnante ha almeno venticinque spietati controllori.

    • Francesco says:

      Non capisco di cosa parli: quei controllori sono senza potere e sostanzialmente disinteressati.

      Senza un insegnante che li coinvolga e li educhi, basta fornirli di promozione a fine anno e il controllo è finito

      Aggiungici che la presenza in aula è quasi volontaria

  33. Comunque, la questione della scuola riguarda direttamente una critica che faccio alla impostazione “destra o sinistra” che caratterizza il pensiero politico.

    Peucezio critica la scuola totalizzante dello Stato-Nazione, con la sua ideologia di “lavoro, progresso, civiltà!” La scuola della rivoluzione francese e di Ataturk, che forgia “l’uomo nuovo” secondo il modello liberale duro.

    Qualcuno a sinistra la pensa invece come qualcuno che ha fatto una scritta qui vicino a casa, firmata con la falce e il martello: “A scuola tutti automi, sulle barricate tutti liberi!” Con una critica implicita alla scuola che produce robot per lo sfruttamento capitalistico e carne da cannone per le guerre, sotto preti che fanno il lavaggio del cervello.

    Questo è ormai un punto di vista molto minoritario a sinistra oggi per quanto riguardi specificamente la scuola, ma è assai diffuso per quanto riguarda il “costume” e caratterizza grnn parte dell’antifascismo cosiddetto militante.

    Ora, entrambe sono critiche opposte, ma dignitose. Solo che mio avviso, non sono più vere.

    Qui scommettiamo su Adorno, Debord, Debrai e Bauman, nonché sulla teoria della Jeune-Fille del collettivo Tiqqun.

    Noi diciamo – e possiamo sbagliare – che viviamo in Occidente (altro è il discorso sul Terzo Mondo) nella società liquida, in cui si stanno squagliando sia gli autoritarismi di destra e di sinistra, sia la scuola dei “maestri combattenti del progresso”, sia i “preti fanatici”. Con la fine sia del laicismo che del clericalismo.

    Siamo arrivati – ecco Preve e Badiale/Bontempelli – all’era del capitalismo totale, con la sua immaginaria spiritualità dei consumi, lo scioglimento di tutti i legami sociali, dalla parrocchia al sindacato.

    Con un immaginario in cui i Celti si mescolano a Madre Teresa di Calcutta, Giordano Bruno e Einstein a Che Guevara e il Buddha, Freud e Giovanni XXIII.

    Se le cose stanno così, salta tutta la critica “antiautoritaria-antifascista” della sinistra, sia tutta la critica “antiprogressista-antiscolastica” di certa destra.

    Ora, nel solo caso della scuola, mi sembra che le persone di sinistra (lasciamo perdere i politici) hanno capito abbastanza bene questa questione.

    Altrove, non mi sembra che lo abbiano capito. Un conto è prendersela, giustamente, con il fatto che lo Stato mantiene un sacco di raccomandati del vescovo come “insegnanti di religione”, un altro conto è immaginare che quei poveretti stiano imponendo qualcosa agli alunni, o ci stiano “riportando al Medioevo”.

    Ma la mia critica vale ugualmente per le persone intelligenti di destra, che dovrebbero capire che ai nostri tempi, il “materialismo”, la solidità del sistema progressista-statale, non esiste più, e si è sciolta in una vaga nebbia. In fondo, lo aveva già previsto René Guénon, in pieno iper-materialismo novecentesco.

    • daouda says:

      Bontempelli e Badiale oltre scivere qualche amenità sul fantomatico capitalismo (pseudo)assoluto non hanno apportato nulla di teoricamente importante.
      Basta leggersi quel che propongono per rimediare allo scempio attuale per capirne la limitatezza intellettuale.

      Tecnicamente questo : “immaginaria spiritualità dei consumi, lo scioglimento di tutti i legami ” è insensato nella prima parte e falso nella seconda.

      Il consumo è semmai enfatizzato e misticizzato, il ché non c’entra nulla con la spiritualità. Ugualmente i legami sociali non si stanno sgretolando ma si rinforzano in un’uniformità che gli autori che hai citato possono far venir presente, seppur si “allontanano dalla vita”.

      • Daouda says:

        p.s. definire Guénon di destra non ti rende onore.
        A meno che per destra tu non abbia inteso La Destra di Dio , il ché farebbe sparire la destra dall’ àmbito della politica NONOSTANTE i libri di qualche tizio come Langone , vedasi il suo “destra divina” ( bleah ).

  34. Per PinoMamet

    “la Gelmini i danni li ha fatti, eccome”

    Sono questioni su cui è sempre difficile esprimersi, perché cerchiamo di dire qualcosa che non è chiaro a tutti.

    Da una parte, qui contestiamo radicalmente la fantasia del “Berlusconi dittatore che vuole portarci al Medioevo, al fascismo”, ecc. ecc. Perché riteniamo che Berlusconi sia solo un simpatico truffatore e puttaniere che sta cercando di non finire in galera e che ama farsi amare. Piuttosto abile nel campo delle piccole truffe italiche, ma destinato al fallimento non appena si scontra con questioni più grandi di lui.

    Ora, se siamo d’accordo nel farla finita con la storia del “Berlusconi Duce”, sono prontissimo ad accettare tutte le critiche di questo mondo al circo di cretini, incompetenti e troie di cui ha riempito i ministeri.

    Basta però ricordare che Berlusconi fa tutto ciò, con le sue modeste capacità, solo perché gli viene ordinato di farlo.

    • PinoMamet says:

      Io non sono mai stato un sostenitore dell’idea di “Berlusconi = Duce”, né uno di quelli che lo demonizzano per ogni sciocchezza
      (l’ultima, “ha toccato il braccio del re di Spagna, oddio che figure ci fa fare!”)

      conosco abbastanza la classe degli insegnanti reali e potenziali, per sapere che la causa prima di molti mali che lamentano, e che sono, a me sembra, reali, sia imputabile (e da loro imputata, correttamente) a Berlinguer, De Mauro, e insomma il governo di centro-sinistra.

      Però mi hanno riportato dei casini di graduatoria e punteggio (con annessi trasferimenti a distanza di insegnanti già di ruolo… non chiedermi il meccanismo perché sono negato in questioni burocratiche) che sono stati creati dalla gestione Gelmini, forse più per mala accortezza e scarsa esperienza gestionale che per “cattiveria” o per danneggiare l’insegnamento.
      Però i danni li ha fatti lo stesso!

      Insomma, va bene non demonizzarli, ma quando fanno le cazzate, diciamolo pure :)

  35. Per Peucezio

    “Sono d’accordo in parte.”

    Riflessioni interessanti, grazie.

    Se la destra ascoltasse te, anziché Emilio Fede, il mondo sarebbe più interessante :-)

    Sulla sinistra e la scuola – tutti gli insegnanti che conosco io (che, a differenza degli insegnanti veri, sono largamente “di sinistra”) concordano nel dire che il primo, vero, colpevole della distruzione della scuola fu il ministro Berlinguer, uomo di “sinistra”.

    Tra parentesi, non sono del tutto d’accordo, perché credo che la crisi della scuola sia molto più grande e soprattutto sia internazionale (ri-raccomando il fantastico libro di Régis Debray, Lo Stato seduttore).

    Ma poi gli piglia l’antiberlusconite :-), ed ecco che sognano che la Confindustria cacci finalmente il Puttaniere.

    • Peucezio says:

      Sì, sostanzialmente siamo d’accordo.
      Come sono in totale accordo con l’analisi di Preve, che io credo che sia una di quelle due o tre persone in Italia che ha capito il problema della scuola e probabilmente l’unico che ne ha scritto in modo organico.
      E’ chiaro che la scuola ottocentesca era disfunzionale al modello capitalista contemporaneo “liquido”, come lo chiami tu ed era, per conto mio comunque molto meglio di quest’ultimo: la mia antimodernità non mi impedisce di riconoscerlo.
      Il mio accordo con la destra politica sta nel fatto che se la scelta è, dopo aver ridotto qualcosa a un enorme cadavere e averlo svuotato lasciandone un involucro putrescente, lasciarlo lì dov’è ad ammorbare l’ambiente oppure prendere e rimuoverlo, toglierlo di mezzo una volta per tutte, stante che nessuno ha la volontà, la forza e i mezzi per farlo rivivere, preferisco la rimozione: i malati si curano, i morti si seppelliscono.

  36. Per PinoMamet

    “Insomma, va bene non demonizzarli, ma quando fanno le cazzate, diciamolo pure”

    Esatto. Io penso che la Gelmini sia uno dei ministri più cretini e confusionaria della storia mondiale. Uno scimpanzè alla tastiera avrebbe fatto più o meno le stesse cose.

    Semplicemente, la Gelmini di scuola ci capisce meno di quello che ci capisco io, ed è circondata evidentemente da consiglieri al suo stesso livello (a parte Giorgio Israel, di cui non condivido le idee sul Medio Oriente, ma che è un intelligente reazionario di destra quando si tratta della scuola).

    Il mio disaccordo con gli antiberlusconiani consiste solo nel fatto che non ritengo che questa deficiente persegua qualche lucido scopo reazionario.

    Se non altro perché le reazioni si fanno quando ci sono le rivoluzioni.

  37. daouda says:

    Chi cerca di cambiare qualcosa esteriormente nella fase attuale egli è un disperato.
    Chi prova a cambiarsi interiormente, egli fà la rivoluzione.
    Chi non fà nessuna delle due cose o è nella torre d’ avorio o è un complice o è un idiota.

    Saluti.

  38. roberto says:

    quando si parla di “decisioni dell’europa” vorrei far sommessamente notare che (in linea di massima) le direttive sono proposte dalla commissione ma adottate da consiglio (cioè ministri degli stati membri) E parlamento (prima di dire che il parlamento non conta nulla ricordiamoci della direttiva bolkestein e di buttiglione)

    • Claudio Martini says:

      Se è per questo esiste una procedura legislativa speciale, detta di “approvazione” o di “parere conforme”, nell’abito della quale si configura un vero e proprio potere di veto da parte del PE; non è però questo il punto.

      Hai scritto “le direttive sono proposte dalla commissione…” ebbene, TUTTI gli atti UE capaci di produrre effetti vincolanti sono adottati SOLTANTO a partire da una proposta della Commissione. Detto in altri termini, la Commissione ha il monopolio dell’iniziativa legislativa. In Europa perciò si discste solo di quello che propone la Commissione, e di null’altro.
      Abbiamo quindi a che fare con un parlamento che non fa le leggi. Curioso, ammetterete. Se a questo aggiungiamo che il PE non ha alcuna competenza in materia PESC (esteri e difesa) e nell’ambito della poltica monetaria (BCE), possiamo concludere che il livello di democraticità dell’ordinamento comunitario lascia quanto meno a desiderare.

      • roberto says:

        quello che scrivi è corretto (a parte il fatto che il parlamento puo’ domandare alla commissione di effettuare una proposta legislativa), ma dissento, almeno in parte, sul giudizio finale: perché il parlamento non ha poteri in materia di PESC e non ha il potere di iniziativa? perché gli stati membri, che sono i padroni dei trattati, non glielo danno, non perché “bruxelles cosi’ ha deciso”

        • Claudio Martini says:

          Non solo il PE ha quella facoltà, ma anche il Consiglio (art.241 TFUE). Ma c’è di più: il Trattato prevede la possibilità di sollecitare la Commissione a prendere una particolare iniziativa mediante la raccolta di un milione di firme di cittadini dell’Unione (cifra alta ma non esagerata). Democratico, no?
          Putroppo la Commissione non è vincolata a seguire queste indicazioni, salvo l’obbligo di motivare la sua inerzia. Si sa, chiedere è lecito, rispondere è cortesia….

          Il dissenso tra noi è apparente. Io non ce l’ho con “Bruxelles”. Dopotutto l’Unione è pur sempre una organizzazione internazionale, retta dal principio dell’ attribuzione delle competenze. Ora,se io accuso l’integrazione europea di essere (e di essere sempre stata) strumento dell’imperialismo franco-tedesco, è evidente che questa qualità non le è stata conferita da nessuno, se non da Francia e Germania!

          Non sono uno sciovinista. Apprezzo qualunque isitituzione che favorisca la convivenza pacifica su questo continente, e sono a favore delle integrazioni regionali tra popoli affini (per esempio quelle tra arabi e latinoamericani). Quella cui ci troviamo di fronte però non ha molto a che fare con l’ALBA, piuttosto col NAFTA (o se preferite con la Santa Alleanza)

        • roberto says:

          vedo con piacere che stai preparando molto seriamente il tuo esame!

          giusto ancora un appunto:
          “è evidente che questa qualità non le è stata conferita da nessuno, se non da Francia e Germania”

          è evidente per te, che hai una conoscenza non banale delle procedure legislative, ma quante volte senti parlare di “bruxelles” come se fosse una specie di moloch indipendente e capriccioso

          ps. ti segnalo un link molto divertente (euromiths) ed istruttivo sul sito della commissione (che temo abbia qualche serio problema di comunicazione del quale non riesce prorpio a rendersi conto, ma la malafede con la quale viene attaccata è a volte ridicola)
          http://ec.europa.eu/unitedkingdom/blog/index_en.htm

  39. maria says:

    quali danni alle periferie ha fatto la Moratti? io differenze da prima non ne ho viste

    maria
    francesco non ti viene in mente che il danno potrebbe essere proprio questo, non aver fatto nulla di concreto rispetto a prima?

    • Francesco says:

      un pò poco per bruciare un sindaco uscente ma aspetto di vedere quali idee e risorse per le periferie metterà in campo il piccolo Obama meneghino

      un pò di manutenzione alle case del comune c’è sempre stata, parchi anche, ci porto a spasso il mio amico in carrozzella d’estate

      le strade non hanno più buchi delle altre, in questi anni hanno costruito chiese (orrende), commissariati (rosa), centri commerciali (pienissimi). solita penuria di negozi.

      lentamente le metropolitane avanzano, i privati hanno fatto nuovi quartieri in aree dismesse, in cui abitano giovani elettori di Pisapia

      come ho detto, sono stupito e aspetto di vedere

  40. Claudio Martini says:

    Francesco scrive:
    “1) non è possibile
    2) non funziona
    3) non funziona
    4) non funziona”
    Ecco un buon esempio di self-fulfilling prophecy.

    • Daouda says:

      il tuo è un chiaro esempio di tradimento ergo complicità col nemico ergo il sistema.

      Ma se ci spieghi la tua illuminante costatazione saremmo tutti più contenti…giusto per non dar adito a pregiudizi inopportuni sulla frase da me appena su scritta , mica per altro.

      saluti

      • Claudio Martini says:

        Scusa Miguel, come mai questo personaggio può ancora postare liberamente commenti?

        • daouda says:

          Apparte che si usassi l’italiano fai ‘r piacere, semplicemente quel che Francesco scrive , TECNICAMENTE :

          a)non può essere una profezia semmai una previsione
          b)non sarà auto-avverabile poiché i principi su cui è posta sono immutabili e di conseguenza ogni accadibile od accaduto ne è pregno, in sé
          c)il tempo che comporterebbe, che sò , la possibilità di impedire l’osmosi e favorire la morte di ogni cellula, è ,metaforicamente, lo stesso tempo che darebbe a te l’illusione che una data manovra sia utile, sensata e benefica per la società.

          Ti scrivo poi una cosa.
          Io gioco molto.
          Laddove tu sei un traditore , io lo sono su di un altro piano.
          Laddove io sono un personaggio, tu lo sei su un altro piano.
          Io mi accuso di tradimento, tu ti accusi di essere un personaggio.

          ciao

    • Francesco says:

      profezia?

      C’ho tutta la storia dell’umanità dalla mia, altro che profezia

      saluti

  41. maria says:

    @miguel

    Già nel 1990 ,Pietro Barcellona, deputato comunista e giurista forse sconosciuto ai più, si pose il problema del legame sociale con un libro molto interessante che allora lessi, ho fatto una ricerca in rete e ho trovato questa sorta di recensione.

    maria

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=20719

  42. maria says:

    @miguel

    Già nel 1990 ,Pietro Barcellona, deputato comunista e giurista forse sconosciuto ai più, si pose il problema del legame sociale con un libro molto interessante che allora lessi, ho fatto una ricerca in rete e ho trovato questo riferimento

    maria

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=20719

  43. astabada says:

    “PS va da sè che in breve tempo la limitatezza dell’intelligenza umana rispetto al mercato lascerebbe indietro il paese autarchico rispetto a quello globalizzato”

    Spiegati meglio, perche’ detta cosi` sembra quasi che il mercato abbia un’intelligenza.

    • Francesco says:

      nel suo piccolo, ne ha un sacco di intelligenza

      credo lo spieghi bene Von Mises, e lo abbia ribadito Margareth Thatcher

      basta solo non chiedergli di fare altro da quello che sa fare benissimo, cioè allocare risorse in modo ottimale

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