Tre niqab e un commissario interdetto

Il niqab è quello che le persone che non conoscono l’arabo, come l’onorevole Souad Sbai (alias Nadia di Saluzzo) chiamano erroneamente il burqa. Un indumento messo fuorilegge dal governo di Sarkozy in Francia per far sembrare l’attuale presidente più duro della signora Marine Le Pen.

L’altro giorno, vi abbiamo raccontato della prima notifica in Francia a una portatrice di niqab, la madre single, convertita, Stéphanie. Che dovrà pagare una multa di 30.000 euro. E anche farsi un anno di carcere, almeno secondo lo zelante poliziotto che ha barrato sul modulo della multa la casella che indica il reato di costrizione all’imburqamento.

La somma è stata immediatamente messa a disposizione da Rachid Nekkaz, un imprenditore laico e libertario, iscritto al partito socialista, che ha venduto una casa a Parigi per poter pagare le multe per tutte le niqabbine.

L’altro giorno, Stéphanie si è recata a pagare la multa, presso il commissariato di Auvare, che Wikipedia ci assicura essere un comune di ben 44 abitanti. In mano, aveva un assegno, intestato direttamente a Nicolas Sarkozy.

Assieme a Rachid Nekkaz e alle signore Hind e Kenza. Ecco Stéphanie, Hind, Kenza e l’assegno, nonché tre rose:

niqab-cannesIl responsabile del commissariato si è dichiarato incompetente a ricevere l’assegno. Evidentemente era anche troppo interdetto per multare le signore.

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19 Responses to Tre niqab e un commissario interdetto

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  2. Francesco says:

    cribbio, come sono grandi gli assegni in Francia

  3. Per Francesco

    Non è la prima volta che vedo assegni così: spesso ad esempio in foto dove si vedono premiazioni o donazioni.

    Probabilmente puoi andare in banca e chiedere, “mi dia un assegno da rappresentanza”.

    Ma il banchista-liberista sei tu.

    • Francesco says:

      purtroppo lo sono solo in senso ideologico, non per appartenza di classe

      quindi certe cose le ho solo viste nei film

      ciao

  4. Ottorino L'Arringo says:

    OT (scusate)
    Ma l’avete visto questo?
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/arrigoni-jewish-chronicle-“antisemitacome-hitler-meritava-di-morire”/112279/
    Sono sgomento. Non riesco ancora a credere che si possa arrivare a tanto…
    Ciao,

  5. Per Ottorino

    Sai, io mi sono fatto il callo alle sparate estremiste di ogni sorta – è un po’ il tema del post che ho fatto l’altro giorno sugli 11 imam uccisi trasformati in “fatwa contro l’Occidente uccideremo 11.000″.

    Quello che è veramente significativo però è la fonte: la rivista ufficiale della comunità ebraica inglese, un articolo di Geoffrey Alderman, docente universitario, storico e imprecisato “political adviser”, come ci informa Wikipedia.

    Veramente notevole.

  6. nic says:

    Se “ai miei tempi” avvessero proibito le creste, le perforazioni, i tatuaggi ed i vestiti neri! La capacità di sussunzione del capitale mi sembra un po’ in crisi oppure – complotto! – é una nuova tecnica di guerrilla marketing per poi lanciare il prodotto su grande scala?

  7. mirkhond says:

    Ma la signora Stéphanie (o Stefania, visto che, a quanto pare, è nizzarda) convertendosi all’Islam, ha mantenuto il suo nome “cristiano”?

    • khadi says:

      …che problema c’è? Mica sono vietati i nomi “cristiani”!!
      Poi perchè “cristiani”, scusa?
      L’importante è non chiamarsi con un nome che significa tipo: “adoratrice di Gesù”… o con un nome brutto e dispreggiativo.
      Stefania è un nome che ha origine greca, che dovrebbe significare “portatrice di corona” o roba simile: quindi è un bel nome. Molto islamico :).

      • khadi says:

        (Se mi legge la Atzori si cambia nome!)

      • mirkhond says:

        Stefania è un nome di origine greca, ma non mi risulta essere diffuso nell’onomastica islamica. Se poi si parla di esigenze anagrafiche, allora il discorso cambia.
        Ho sentito di convertiti italiani all’Islam che utilizzano il nome da convertiti in ambito privato o tra correligionari, mentre il precedente nome “cristiano” viene utilizzato per i documenti e nei rapporti col pubblico, es. Giovanni/Mustafà, Lucia/Nur, Deborah/Muamera, Roberto/Hamza, Barbara/Aisha ecc.
        Ecco perchè mi ha meravigliato che Martinez nel citare la signora Stéphanie di Nizza, non abbia citato il “corrispondente” nome da convertita. Forse in Francia si regolano in modo diverso…

        • khadi says:

          scusa mirkhond, forse non mi sono spiegata: non è ‘islamicamente obbligatorio’ prendere un nome arabo, tra l’altro nessuno di noi va all’anagrafe a farsi cambiare quello dei documenti… Sono tante le sorelle francesi che non lo cambiano e forse ti stupirà sapere che ce ne sono anche di italiane.

        • Credo che sul nome Stefania volesse dire che il suo significato è analogo a quello di nomi islamici e non che l’arabo abbia fatto un calco del nome greco.
          Nel Medioevo, nelle zone di confine (come in Spagna), c’erano proprio delle corrispondenze tra i nomi latini e quelli arabi, così che i nomi dei martiri di Cordoba, che il cronista vescovo Eulogio riporta nella forma latina, hanno tutti un corrispondente (di significato) in arabo.

    • Moi says:

      Pensa anche a Cassius Clay, che si cambiò nome in Muhammad Ali … ma Mike Tyson non se l’ è mai cambiato.

  8. Moi says:

    http://www.youtube.com/watch?v=CtNqEiisJB4

    Notare, a proposito di immaginario, come fra una statua equestre e una bandiera, Marine Le Pen riesca a incarnare Marianne e Jeanne D’Arc al tempo stesso !

  9. Moi says:

    ” Le temps que l’on passe a survivre, on ne le passe pas a combattre ! ”
    [sic]

    min. 1 pt. 4 … Nicolas “le palle di Marine ” ;-) :-) nemmanco se le sogna !

  10. Moi says:

    ” Le temps que l’on passe à survivre, on ne le passe pas à combattre ” … i diacritici sono importanti !|

  11. Pingback: Una donna in niqab candidata alle elezioni presidenziali francesi | Kelebek Blog

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