Robin Ramaekers, telereporter cialtrone

Robin Ramaekers è un giornalista belga.

Cioè, è un giovane dalla faccia simpatica, che viene mandato a Haiti (il paese dell’Asta dei Cadaveri) dalla televisione belga VRT a far divertire gli spettatori con scene di orrore, in un accampamento di persone scampate al terremoto.

E siccome il suo mestiere è appunto quello di far divertire i lettori, si fa filmare sorridente mentre dei cecchini gli sparano addosso.

Inutile dire che Robin Ramaekers ha contraffatto la scena: lo avevate capito anche voi, quando vi ho detto che lui fa di mestiere il giornalista.

Quando la faccenda diventa pubblica, il caporedattore, Kris Hoflack, scopre di avere una coscienza, anzi pure due.

La prima coscienza gli fa dichiarare che Robin Ramaekers andrebbe licenziato, perché avrebbe commesso una “colpa deontologicamente grave“.

La seconda gli fa provare pena per Robin Ramaekers:

“Ma infine, noi abbiamo deciso di non licenziare Robin. Certo, si tratta di un incidente molto grave. Ma gli esseri umani commettono errori e Robin rimane un eccellente giornalista. Il giornalista non potrà più realizzare reportage all’estero per un periodo indeterminato di tempo”.

Questo a gennaio di quest’anno, mica un decennio fa.

Immaginatevi di essere un turista dello spettacolo, abituato a girare il mondo, improvvisamente costretti a starvene in Belgio. In Belgio, dico.

E così Robin Ramaekers decide di dedicarsi al Terrorismo Islamico, sempre il miglior nutrimento per gente della sua specie.

E’ morto, o rimorto, Osama bin Laden, e il giornalista che non può più espatriare pensa subito alla Pista Belga. Cerca così di intervistare al volo Malika al-Aroud, che fa sempre scena: l’autrice di quell’opera notevole che è Soldati di Luce, vissuta in Afghanistan, indossatrice agguerrita di niqab, attualmente in carcere, proprio in Belgio.

Figuriamoci se non perdoneranno un giornalista che riesce a montare un servizio con bombe, miliziani di Hamas mascherati, esperti della Lotta al Terrore e un’autentica fantasmessa tutta vestita di nero, che porta la paura ecumenicamente in casa di valloni e fiamminghi.

Per affrettare la propria redenzione, Robin Ramaekers scrive pure a Barbara Aisha Farina, meglio nota come Umm Usama, la più pericolosa di tutte le Mamme in Niqab.

La quale da qualche caldo internet point in Senegal, dopo essersi assicurata che tutti i figli si siano lavati bene dietro le orecchie, gli risponde per le rime.

Anche a noi dispiace che Robin Ramaekers sia costretto a starsene in Belgio. E quindi abbiamo un suggerimento per lui.

Perché non mollare videocamere, proiettili e tutto il resto e venirci a trovare nelle Alpi Apuane, per imparare un nuovo mestiere? La lizzatura, di cui per evidenti motivi geomorfologici non esiste traduzione in fiammingo.

Per un’approfondita definizione di cialtrone, si veda qui.

lizzatura_trasporto

La sana pratica della lizzatura

Print Friendly
This entry was posted in giornalisti cialtroni, islamofobia and tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

2 Responses to Robin Ramaekers, telereporter cialtrone

  1. Pingback: Robin Ramaekers, telereporter cialtrone - Kelebek - Webpedia

  2. Pingback: in30secondi - Robin Ramaekers, telereporter cialtrone - AlterVista - Webpedia

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>