Marta Ottaviani, Giuseppe Mancini e una visione su Istanbul

Come testimonia il nome di questo blog, riteniamo di fondamentale importanza la Turchia. In particolare in questi ultimi anni; anzi, in questi ultimi giorni, con la creazione della grande area mediorientale di libero scambio promossa dal nuovo governo turco.

Eppure i giornalisti italiani da quelle parti non sono molti: conosco solo Marta Ottaviani, che ha un blog su La Stampa (“Mille e Una Turchia”) e scrive per L’Avvenire e La Stampa, e Giuseppe Mancini, che da Istanbul scrive per varie testate e gestisce il blog Istanbul, Avrupa.

Gli approcci dei due sono evidentemente diversi – piuttosto occidentalista la Ottaviani, mentre Mancini è molto interessato alla forze interne e alle culture anche pre-islamiche della Turchia.

E inevitabilmente, ne sta nascendo una polemica, di cui ci attendiamo gli sviluppi. Visto che ci siete, lasciate pure un commento sul blog di Giuseppe Mancini.

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18 Responses to Marta Ottaviani, Giuseppe Mancini e una visione su Istanbul

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  2. Giuseppe Mancini says:

    ringrazio Miguel per la segnalazione: e ribadisco l’invito a commentare anche sul mio blog.

    purtroppo, i giornalisti italiani in Turchia sono talmente pochi che la disinformazione ideologicamente orientata di uno solo provoca danni incalcolabili. io invece provo giudicare i fatti e ai risultati delle decisioni politiche: il mondo in buoni e cattivi ho smesso di dividrlo alle scuole elementari (ve lo ricordate tutti il giochino alla lavagna, si’? ecco, un certo ‘giornalismo’ e’ ridotto proprio a questo: a scrivere sulla lavagna i buoni e i cattivi…)…

  3. mirkhond says:

    ecco, un certo ‘giornalismo’ e’ ridotto proprio a questo: a scrivere sulla lavagna i buoni e i cattivi…)…

    Credo che sia una conseguenza dell’imbarbarimento culturale degli ultimi vent’anni dovuto alla sempre più forte influenza americana sulla nostra società.
    Influenza che ci porta ad adottarne anche i comodi ma rischiosi schemi esemplificatori.
    ciao

    • Francesco says:

      anche questo colpa degli statunitensi?

      sei peggio di Miguel, caro Mirkhond

      • mirkhond says:

        Perchè, secondo te a quali modelli si ispira il sistema massmediatico italiano?
        Più che “colpa” degli statunitensi, casomai è “colpa” di chi li scimmiotta o tenta di scimmiottarli.
        ciao

        • Francesco says:

          dividere il mondo in “totalmente buoni” e “totalmente cattivi” è anche pratica stalinista

  4. Giuseppe Mancini says:

    l’altro dramma e’ che, in Italia, spesso scrivono di esteri persone laureate in lingua o peggio ancora in lettere (ma che conoscono le lingue): e che quindi pontificano sul paese X o Y senza avere gli strumenti necessari a comprendere la realta’ in cui si trovano. se ci aggiungi i pregiudizi e la poca volonta’ di integrarsi in una realta’ di versa dalla propria, i risultati non possono che essere disastrosi…

    • PinoMamet says:

      Beh, se non vanno bene quelli laureati in lingue, chi ci devono mandare, quelli che sanno solo l’italiano?
      Questi non ce li avrebbero, i pregiudizi?

      • Moi says:

        Generalmente in Italia i poliglotti sono dei radical-chic che fanno a gara a chi trova il giornalista straniero _ da prendere sempre come oro colato_ che parla peggio di Berlusconi ! ;-)

      • Giuseppe Mancini says:

        secondo te non sarebbe preferibile che facesse l’analista politico chi ha studiato scienze politica o storia, che facesse l’analista di politica internazionale chi ha studiato relazioni internazionali o storia delle relazioni internazionali?

        capire un paese straniero non e’ semplice, uno complicato come la Turchia un po’ meno: e mentre la lingua si impara abbastanza facilmente sul posto, grazie alla pratica, le conoscenze teoriche di un buon corso universitario di certo non le recuperi leggendo qualche bignami locale (tra l’altro, chi e’ laureato in scienze politiche due lingue deve conoscerle: bene o male, questo e’ un altro discorso).

        e i risultati purtroppo si vedono…

      • PinoMamet says:

        Oddio, non credo che uno laureato in arabo o in turco ignori tutto della storia dei paesi arabi, o della Turchia rispettivamente!
        Anzi, credo che della storia, cultura e mentalità locale, potenzialmente, ne sappia un po’ di più di chi ci ha dato un’occhiata en passant nel mezzo di corsi focalizzati su tutt’altro.
        Non è che un paese sia fatto solo dalla sua attualità, e neanche dalle sue relazioni internazionali.

        E poi, sono diversi mesi che leggo giudizi negativi sulle lauree in Lettere.
        Non so perché, né quali laureati in Lettere abbiano conosciuto quelli che sparano questi giudizi, ma quasi tutte le cose che ho letto mi sembrano basate sul niente.
        Quasi tutti confondono lo studio delle Lettere con una specie di cenacolo culturale di sedicenti poeti che pensano solo all’infanzia di Stendhal o ai problemi sessuali di Foscolo.

        Non è così, fatevene una ragione.

        • Andrea Di Vita says:

          Per PinoMamet

          Effettivamente ci sono studi in Lettere serissimi che toccano la filologia, il restauro, l’archeologia, la glottologia. Ho avuto la fortuna, frequentando il liceo Classico, di conoscere alcune delle persone coinvolte in tali studi. Grazie ad esempio alla mia professoressa di Greco, posso vantarmi di essere una delle poche persone ad aver trovato una applicazione pratica allo studio del Greco antico: quando ho girato l’Europa dell’Est la familiarità con certe strutture grammaticali e l’abitudine a ricavare letimologia delle aprole hanno spesso supplito alla mancanza di studi sistematici da parte mia delle lingue Slave.

          Detto questo, è anche vero che per molto tempo la laurea in Lettere era preferita da chi voleva il titolo di Dott. sul biglietto da visita dando tre esami l’anno col 18 politico, solo perchè al liceo odiava la matematica ed era bravino a fare i temi. E’ più facile fare questo a Lettere che a Matematica, perchè i conti quelli sono e quelli restano, e uno o li sa fare o no, mentre un giudizio rifritto e fotocopiato sul Pascoli un esame te lo fa passare se il prof te lo consente. Ne ho conosciuto tristi esempi anche in ufficio. E anche al Classico, ricordo un supplente di Italiano che disse: ‘ragazzi l’Alfieri non lo facciamo perchè quel giorno c’era assemblea all’Università'; e, ancora peggio, un membro esterno alla Maturità, un insegnante di ruolo, che mise in croce una candidata chiedendole cosa sapesse delle Egloghe di Bacchilide…

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • PinoMamet says:

          Andrea

          però da noi il professore ex settantasettino che non sapeva uan cippa era quello di Chimica e Fisica…
          in compenso quello di greco “spaccava il culo ai passeri” e ci ha fatto conoscere Zoroastro, la visione persiana del conflitto con i Greci, e la cultura sciamanica dei Tuvini…

          sarà per questo che ho fatto Lettere?
          (Filologia Greca).

          Detto questo, anche io all’università facevo a capire a volte di cosa stessero parlando i “modernisti”, ma non me la sento di condannare una categoria solo perché non ne conosco appieno i metodi, o ne ho incontrato esemplari scadenti…

        • Moi says:

          Non pochi over 30 laureati in lettere però saranno stati attratti proprio dal film “L’ Attimo Fuggente” con Robin Williams, al quale sembreresti alludere … no ? :-) ;-)

        • Giuseppe Mancini says:

          Pino, io parlavo di chi si spaccia per analista politico e/o di politica internazionale – cioe’, di un professionista delle analisi e delle previsioni – pur essendo privo di una preparazione specifica, soprattutto teorica. ma come fai a dare un giudizio sulla politica estera del paese X… se non sai di preciso cos’e’ la politica estera, da chi e come viene formulata etc etc?

          ovviamente, nulla impedisce a una persona preparata di essere una capra (e non tutti i docenti sono capaci: anzi, sono i primi loro a essere delle capre invereconde, soprattutto in Italia): e nei prossimi giorni cerchero’ di analizzare un paio di analisi deliranti sulla politica estera della Turchia e la Siria…

  5. pietro says:

    Che parlino male della laurea in lettere mi sembra normale, così come vogliano abolire lo studio del latino.
    Vogliono tecnici, in qualunque campo. Persone senza una visione generale delle cose ma operai della catena di montaggio culturale.
    Usano la scusa del fatto ci fossero enormi problemi nell”ingresso al mercato del lavoro, scaricandoli tutti sul “lato studi” per arrivare allo scopo.

  6. PinoMamet says:

    “Non pochi over 30 laureati in lettere però saranno stati attratti proprio dal film “L’ Attimo Fuggente” con Robin Williams, al quale sembreresti alludere … no ?
    Moi”

    Mmm a dire il vero non ci pensavo, ma non penso… forse qualche ragazza, boh!
    Però ho conosciuto alcuni archeologi attratti da Indiana Jones: credo che pochissimi tra loro abbiano raggiunto la laurea…

  7. Per Andrea

    “E’ più facile fare questo a Lettere che a Matematica”

    Mi viene in mente un mio amico, ottima persona ma non particolarmente portata alle robe intellettuali, che una volta mi ospitò a casa sua.

    Guardando nella sua biblioteca, trovai la sua tesi di laurea su un tema storico. Molto ben fatta.

    Poi ci trovai anche la tesi di laurea di suo padre, che risaliva a una trentina di anni prima.

    Identica a quella del figlio :-)

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