Di ritorno dalla Libia sotto attacco: ci scrive Paolo Sensini

Paolo Sensini ci ha girato un interessante resoconto del viaggio in Libia compiuto da lui e altri oppositori della guerra, alcuni giorni fa.

Paolo Sensini è saggista e scrittore, ha recentemente pubblicato Il ‘dissenso’ nella sinistra extraparlamentare italiana dal 1968 al 1977 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2010). Ha curato l’edizione delle principali opere di Bruno Rizzi, di Ante Ciliga, del filosofo Josef Dietzgen e di Sergej Mel´gunov.

Credo che il suo resoconto sia già uscito su alcuni altri siti e blog; qui comunque abbiamo rielaborato il testo per Scribd e  inserito le immagini che lui ci ha mandato.

PAOLO SENSINI – Libia visita a un paese in guerra

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19 Responses to Di ritorno dalla Libia sotto attacco: ci scrive Paolo Sensini

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  2. rossana says:

    Ricostruzione che da un senso a tutta questa “strana” storia libica. Particolarmente convincenti le due ultime pagine, dove si parla dei fondi sovrani libici, che non avevano iniziato a sganciare Tomahawk e già pareva che i leaders europei ne potessero disporre, ma sempre “per il popolo libico”, of course. C’è quell’altra questione, che trovo terrificante: che ancora non si sia determinato chi comanda cosa, in Libia, e non solo si ricevono con tutti gli onori i capi dei ribelli come fossero già nuovi capi di stato, ma che questi “ribelli” già dispongano della vendita di petrolio come se fosse già determinato che appartiene a loro il diritto di disporne per fare affari commerciali con gli stati occidentali. Ma quando mai si è vista una cosa simile? Che mentre ancora è in corso una guerra interna tutta ogni giorno in forse su chi governerà il paese, una parte in lotta disponga di un bene nazionale come fosse già autorizzato (da chi?) a ritenersi il futuro governo del paese? Questa situazione della Libia è inquietante non solo per ciò che succede oggi alla Libia, ma per ciò che prefigura come precedente per qualunque altro paese dovesse trovarsi in una simile confusa situazione in futuro.

  3. Francesco says:

    ho letto la prima pagina e mezzo e ho smesso, per scrivere quelle robe lì bastavo io dalla mia scrivania italica

    da qualche parte nelle 22 (!) pagine c’è qualcosa di interessante che faccia riferimento a dei fatti (magari)?

    saluti

    • PinoMamet says:

      Scusami Francesco

      ma tu fai sempre così, dici, ho letto la prima pagina e ho smesso, non c’era niente di interessante;
      magari arrivare a pagina due, no eh? ;)

      • Francesco says:

        preciso, visto che mancano i numeri di pagina: sono arrivato fino alle truppe del SAS inglese

        e poichè non era ancora arrivata UNA riga su Gheddafi, ne ho avuto abbastanza

        sarò un tizio confuso tra la fede cristiana, l’istinto tradizionalista e retrivo, la politica neoliberista, ecc. ecc. ma a riconoscere una fregnaccia ci arrivo

        certo, magari svoltato l’angolo c’è una miniera d’oro ma ne dubito

        • Peucezio says:

          Francesco, io non ho ancora capito perché ci tieni così tanto a che i francesi ci fottano il petrolio.
          Perché, stringi stringi, questo è tutto, il resto è fuffa.

  4. Per Rossana

    Ti segnalo un interessante articolo del sempre ottimo Manlio Dinucci sul sequestro dei fondi libici.

  5. valerio says:

    Prepongo, come d’obbligo, che sono anche io contrario all’intervento in Libia, non foss’altro per il profondo rispetto che nutro per la nostra costituzione.
    Non nutro invece alcun rispetto per Gheddafi e il suo progetto “rivoluzionario” da libro verde.

    Ho letto con grande interesse la relazione di Paolo Sensini, persona molto stimabile, ma devo dire che vi ho trovato alcune criticità e punti non condivisbili.
    Spero che vorrà leggermi e correggermi, laddove siano evidenti i miei errori.

    è molto evidente che in questa guerra, come un po’ in tutte, la censura, l’auto-censura, la propaganda intasino l’informazione.
    Al Jazeera e Al Arabiya anzi sono, obbiettivamente, agenzie di propaganda coinvolte nelle rivolte, tanto in Libia quanto altrove, con una precisa linea editoriale che spesso è di sostegno all’ala religiosa sunnita (moderata o radicale) dei rivoltosi.
    Allo stesso modo una buona parte della stampa occidentale è ormai embedded pro-guerra, sia in maniera manichea, sia con nuove e differenti sfumature ideologiche (interventismo “di sinistra” e “ingerenza umanitaria”).

    Però, scusate se mi permetto, anche questo intervento mi è sembrato embedded, ma dall’altro lato. Ovvero se Sensini va a Tripoli è Gheddafi quello che ti fa vedere ciò che vuole, per esempio l’accusa di radicalismo islamico, rivolta ai rivoltosi, è un classico marchio di fabbrica della propaganda di tutti i regimi (persino quello tunisino).

    Veniamo alle criticità
    Gli aiuti che l’occidente sta dando ai rivoltosi, così come lo sforzo che i “volenterosi” (solo 7-8 paesi NATO su 28, più 4 non NATO) stanno facendo è molto contenuto.
    Questa è una guerra fatta al risparmio (il che non vuol dire che sia economica, l’Italia spende già attorno 250 milioni di euro al mese circa, ma non esistono molte cose più costose della guerra), i paesi dell’alleanza non si stanno affatto impegnando, o almeno non si stanno dannando, per far vincere una delle due parti.
    L’intervento viene condotto con il minimo indispensabile di aiuti e denari, gli aerei coinvolti sono pochi, il dispositivo navale (di fatto inutile) è più massiccio, mentre il coinvolgimento di ufficiali di collegamento e di addestratori è pateticamente basso.

    Infatti i ribelli non stanno affatto vincendo, e non hanno ancora molte armi moderne (malgrado il Qatar li abbia un po’ riforniti in tal senso, la NATO invece o pochissimo, o nulla).

    Per comprendere il lato dei ribelli forse conviene fidarsi di più di chi è nelle parti della Libia che questi hanno liberato o occupato. In particolar modo, oltre ai vecchi e bei post di Del Grande, consiglio il blog En Route ! (qui http://setrouver.wordpress.com/), anche se da alcuni giorni, per il ferimento di uno dei blogger di punta a Misurata, il flusso informativo di questo blog è diminuito.
    Comunque non credo che da Tripoli si possa comprendere chi sono i ribelli, visto che lì la polizia segreta vigila ed anche il più grande nemico di Gheddafi deve dirsi suo fedelissimo se non vuole essere imprigionato e/o torturato e/o ucciso.

    Da chi si trova a Bengasi o Misurata si comprende come i ribelli siano una realtà sfaccettata e multiforme, che comprende certo anche alcuni islamisti (non proprio qaedisti), ma è sopratutto il risultato della stratificazione e della saldatura di tutte le opposizioni organizzate che Gheddafi ha avuto negli scorsi 42 anni.

    Il regime di Gheddafi ha da sempre avuto degli oppositori, alcuni dei quali “storici” (ricordo solo i monarchici nel 1969, i comunisti nel 1970-1972, i socialisti nasseriani espulsi nell’epurazione del regime tra il 1975-1977, i nazionalisti a metà anni ’80, gli islamisti a metà anni ’90, i berberi spesso e volentieri ecc.), queste forze sono state tenute sotto controllo sopratutto tramite la repressione e l’esilio, oppure si sono squalificate accettando finanaziamenti dall’Egitto, dal Marocco, dall’Arabia Saudita e dalla Cia.
    Molti di questi hanno creato delle soggetti politici in esilio, raggrupati da alcuni anni in un coordinamento, che ha sempre cercato di far propaganda nel paese, con scarso successo, ma che ora è tornato all’offensiva.

    Queste forze, se non fuggivano all’estero (e talvolta anche all’estero) furono eliminate, in genere violentemente e con procedure extra-giudiziarie, ma hanno lascito una miriade di vedove, madri e padri piangenti, fratelli, tutti desiderosi di vendetta alla prima occasione.

    In secondo luogo, dal 1999 in poi, il regime si è “normalizzato” agli occhi dell’occidente, ottenendo la piena accettazione nel 2004. Questo ha provocato due cose: da un lato la nascita di una forte corrente riformista interna al regime, una “minoranza interna” scalpitante e ultimamente emarginata (del resto la retorica rivoluzionaria di Gheddafi è sempre stata solo retorica, nessuna fabbrica libica è mai stata autogestita, mentre il governo della Libia non è mai stato una democrazia diretta, su questa contraddizione tra il dire e il fare ci sarebbe molto da aggiungere); dall’altro l’adozione di politiche sociali ed economiche più liberiste (sebbene sui generis) ha avuto alcune spiacevoli conseguenze sullo stato sociale (in buona parte clientelare e comunque mal gestito rispetto alle possibilità petrolifere del paese- che però resta uno dei più ricchi dell’Africa- oppure ottenute con manovre populistiche che generano da sole opposizione), questo ha provocato l’emersione di nuove fasce di povertà e di sottosviluppo, per nulla paragonabili a quelle di altre nazioni africane ma la disoccupazione non genera mai consenso.
    Infine è nata una piccolissima società civile, in parte etero diretta dal regime stesso (in particolare da Satif al-islam che si presentava come l’erede “buono”, anche sulla trasformazione della repubblica socialista libica in una monarchia converebbe fare una riflessione), ma in parte formata anche da giovani colti, disoccupati (o sotto occupati), universitari, bloggher (meno attivi che in altri paesi arabi, anche per la fortissima censura e il terrorismo poliziesco)
    Questo ha creato tre nuove ed inedite aree di opposizione, che sono uscite allo scoperto a febbraio.

    Inoltre, va anche detto, tra i ribelli c’è spesso (sopratutto nei primi giorni) un po’ di razzismo, la Libia a circa 6.5 milioni di abitanti e quasi 2 milioni di migranti, questo è stato favorito da Gheddafi, sopratutto negli ultimi 10-15 anni, ed ha creato, ovviamente, dei problemi. Pensate quanto sarebbe forte la Lega se in Italia arrivassero 20 milioni di migranti in un decennio? E pensate a tutti i problemi, reali non idologici alla leghista idiota, che questi arrivi potrebbero causare se non fossero gestiti alla perfezione?

    Proprio per la sua eterogeneità il CNT non riesce ad essere un vero governo, oltre tutto è oggi dominato dai riformisti-tecnocrati che hanno abbandonato il regime, e da alcuni dei più importanti esiliati, mentre ha messo i più innovativi personaggi della società civile in un altro organismo, una sorta di consiglio legislativo, neutralizzandoli.
    Ma le contraddizioni interne al governo (tra, pochi, islamisti, ex nasseriani, tecnocrati neo-liberisti, élite educate all’0ccidentale, tradizionalisti ecc.), mi interessano poco, mi sembrano sopratutto inevitabili in un paese che esce da 42 anni di non politica, visto che sotto Gheddafi solo Gheddafi poteva fare davvero politica. Infatti si era ritagliato un ruolo in cui non aveva alcun potere formale e poteva tranquillamente silurare chiunque, improvvisamente e senza apparente motivo.

    Gheddafi ha, come rimarca Sensini, un suo consenso, magari anche un grande consenso, ma questo è maggioritario nel paese? Diffuso universalmente?
    (va notato che la rivolta ha toccato tutti i capoluoghi di provinicia a febbraio, anche se a Sabha e Sirte è apparsa nettamente minoritaria, mentre in altre città non ha avuto alcuna forza militare e si è conclusa con il mitragliamento delle manifestazioni, Del Bocca ha riportato cose molto interessanti a riguardo).
    Non credo che il consenso a Gheddafi sia forte, tutti i dittatori basano il loro potere anche sul consenso (e sulla propaganda asfisiante), ma dubito che Gheddafi l’abbia ancora, e si appelli più sull’altro tradizionale pilastro: la repressione.
    Infatti cos’ha fatto subito?
    A bloccato tutti i canali di informazione (internet non funziona a Tripoli da febbraio, a parte alcune ore il 17 aprile), è apparso in TV sproloquiando, minacciando e terrorizzando (promettendo la morte agli oppositori), ha condotto arresti di grandi proporzioni, ha utilizzato mercenari, ha ottenuto soldati regolari almeno da Zimbabwe e Chad (e forse anche Niger e Eritrea) con cui rimpiazzare i suoi soldati riottosi e ribelli (la ribellione dei bassi gradi delle forze armate è indice quasi sicuro di scarsa popolarità di un regime) ecc.

    La guerra civile libica è stata internazionalizzata nelle prime ore, quando alcune nazioni africane (più Siria e Bielorussia) hanno iniziato ad aiutare il regime, che proprio a Febbraio (e non oggi) è sembrato in crisi nera e prossimo al collasso, anche grazie a questi aiuti stranieri Gheddafi è ancora in sella.

    Le scene di consenso popolare viste da Sensini sono probabilmene spia di un reale popolarità del regime, ma sono state, con ogni porbabilità, ottenute, almeno in parte, con la mobilitazione coercitiva della società attraverso gli apparati del regime.
    Inoltre, per ipotesi, in una città di 100.000 abitanti un corteo di 1.000 persone può anche voler dire che Gheddafi ha 1.000 sostenitori e 99.000 oppositori, bisogna sempre ricordarsi che manifestare contro un dittatore può costare la vita, mentre farlo in suo favore può portarti benefici, quando invece non diventa un obbligo.

    La repressione in Tripolitania non è stata fatta attraverso gli aerei da bombardamento, e non ha fatto (per ora) 10.000 morti, ma è stata sanguinosa (mille fonti lo confermano), brutale e in spregio delle convenzioni internazionali (con stupri, saccheggi, incendi, rappresaglie, torture, fucilazioni di ostaggi ecc.).

    Insomma stiamo ben attenti a non cadere nella stupida equazione che vedendo in questa guerra un errore, tende a fare di Gheddafi un martire. é forse un mostro, sicuramente un dittatore ed una persona capace di atti di orrenda crudeltà, come gli eventi di metà anni ’90 (strage dello stadio, strage delle carceri) dimostrano ampiamente.

    Su la “vera” ragione della guerra indicata da Sensini mi sono persino innervosito.
    I 200 miliardi di dollari in fondi sovrani posseduto dalla Libia non solo non sono un buon pretesto per far la guerra alla Libia, ma sarebbero dovuti essere un buon motivo per non farla, quella massa di denaro stava lì proprio come assicuarzione sulla vita a Gheddafi (evidentemente non è bastata).
    Non riesco a speigare in 5 righe perché congelare quei soldi è un enorme problema finanziario globale, ed una misura che rischia di aggravare la crisi economica (come del resto la guerra ad un paese produttore di petrolio, cosa che oggi come oggi è un’idiozia economica enorme, sopratutto se questo paese è apertissimo alle nostre multinazionali, com’era la Libia anche durante gli anni più duri di conflitto con l’occidente).

    Comunque è anche grazie ai fondi sovrani che Arabia Saudita e Bharain sono intoccabili per l’occidente, anche se si mettessero a fucilare i loro oppositori in massa.

    Inoltre all’occidente “politico” non frega quasi nulla dell’Africa, quando si ricorda che questo continente esiste non lo fa per evitare la creazione di mercati comuni o di banche continentali (che per le logiche neo-liberiste sarebbero utilissimi ed auspicabili, quindi la proposta libica in tal senso non era un opa ostile al capitalismo mondiale, ma semmai un ottimo alleato in loco). Semmai il neocolonialismo (specie francese) ha una lunga tradizione di scontri con movimenti di opposizione, guerriglia o terrorismo finanziati e sponsorizzati da Gheddafi, che ha un suo preciso imperialismo africano (spesso dannosissimo) e si è creato una solida influenza nel continente favorendo alcuni governi (come quello anti occidentale dello Zimbabwe, in cui libici e cinesi hanno soppiantato gli europei nello sfruttamento neo-coloniale: mimiere, piantagioni, energia…).

    Infine attenti ad utilizzare Martinelli e le gerarchie cattoliche come fonti “imparziali” su quanto accade oggi in nord-Africa e medio oriente, la chiesa appoggia, e non da ora, tutti quei regimi, tendenzialmente laici (o “eretici”, visto che Gheddafi aveva una sua peculiare visione dell’islam), autoritari, anti democratici e conservatori.
    La chiesa cattolica, e molte altre minoranze religiose, temono la democrazia e qualsiasi cambiamento nello status quo, non solo per la paura di ritrovarsi con delle teocrazie islamiche.
    Il rapporto che unisce Libia e vaticano, comunque, coinvolge anche lo IOR, i contanti, e si chiude un occhio (assieme a Berlusconi) se Gheddafi uccide un migliaio di migranti a lustro.

    Infine aggiungo solamente che è naturale e già accaduto in mille altri casi, che il governo di Bengasi venda il suo petrolio.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Valerio

      Il tuo post è tanto bello quanto (ai miei occhi almeno) terrificante. Vado a spiegarmi.

      Da una parte tu hai citato la trimurti Francia-UK-USA con il solito scodinzolante berlusca al seguito e la usuale combinazione ONU-NATO.

      Dall’altra parte tu hai citato gli ormai famigerati mercenari di Gheddafi insieme con ‘le truppe fedeli al colonnello’ (ma quante sono ‘ste truppe?).

      Ma -questo è il punto che mi ha fatto saltare sulla sedia- hai citato anche Siria, Bielorussia, Zimbabwe, Ciad, Eritrea, Niger e Vaticano. Tranne forse il Niger, nessuno di questi Stati brilla particolarmente per il rispetto dei diritti umani e/o per democrazia interna. Inoltre la Bielorussia ha forti legami con la Russia e lo Zimbabwe con la Cina.

      C’e’ un solo conflitto (o meglio, complesso di conflitti) che in anni non lontani ricorda questo guazzabuglio: le guerre della Repubblica Democratica del Congo. Le quali fecero milioni di morti che coinvolsero parecchie nazioni contemporaneamente pur essendo pa(r)tite come guerre civili, e che pero’ a differenza di oggi non si svolsero in un’epoca di depressione economica e di imminente sorpasso dei BRIC su USA ed Europa.

      Brrr.

      OT Una esperienza personale. Mia figlia, prima media, si è sentita dire ieri dalla professoressa di Italiano (che lei adora): ‘Oggi l’Italia è entrata in guerra contro la Libia del colonnello Gheddafi. Ragazzi, sapete cosa è la guerra? Allra, nel 1939 la Germania attacco’ la Polonia…’

      Ciao!

      Andrea Di Vita

    • A riguardo dell’attendibilità delle fonti cattoliche, leggevo qualche settimana fa un articolo su un periodico dei domenicani in cui ci si scagliava contro Erdogan “reo” di aver cambiato la politica turca sulla laicità di Stato e per l’ultimo referendum costituzionale votato in Turchia, un invito a nozze per l’Islam radicale, a dire del missionario intervistato.

      Circa il ruolo dei fondi sovrani, osservo un’anomalia italiana. Unicredit è controllata da una galassia di fondazioni bancarie più o meno tutte legate alla Lega Nord (che controlla i comuni che scelgono gli amministratori di tali fondazioni). Ora, la Lega fu la prima a strepitare quando i fondi sovrani libici entrarono massicciamente nel capitale Unicredit, tanto che l’AD Profumo fu silurato (quasi sicuramente ingiustamente) perché non era riuscito a fermarli. Poi, senza che nulla cambiasse, la polemica è rientrate: può essere un segno del trovato modus vivendi tra il grumo di potere politico-economico legato alla Lega? E può essere l’aperta ostilità della Lega oggi all’intervento in Libia una manifestazione di questo raggiunto accordo leghista-libico nel mondo dell’alta finanza italiana?

      • Andrea Di Vita says:

        Per Mauricius Tarvisii

        Behm, di certo bossi e gheddafi hanno in comune il colore verde dei rispettivi stendardi, oltre ad un atteggiamento non propriamente amichevole verso gli immigrati dall’Africa… :-) Comunque la lega nord vede gheddafi come un efficace barriera anti clandestini. Lo stesso bossi ando’ ai tempi a solidarizzare con milosevic, visto come lalfiere antimondialista della lotta alla penetrazione Islamica dell’Europa.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Uno dei principali errori che si fanno parlando di Lega è prendere questo partito sottogamba. Ho fatto notare come la Lega controlli la più grande banca italiana, ma è a livello locale che l’intreccio politico-economico si fa più sentire.
          Il famoso Gentilini, per fare un esempio a me vicino, ha sempre fatto un vanto della facilità con cui è sempre riuscito ad ottenere favori dagli imprenditori locali. Si potrebbe sottovalutare la portata di questi agganci se ci si dimentica che in Italia le uniche imprese non locali sono praticamente solo quelle già di Stato e la Fiat (quasi di Stato): da Benetton a Geox passando per altri nomi noti a livello nazionale (e non solo). Le imprese sono legate alle fondazioni che hanno sempre finanziato molti progetti in città, creando consenso. Lo stesso Gentilini, prima di essere sindaco, era avvocato della banca locale, laCassamarca (dalla cui fondazione dipendono cose come il teatro comunale e la sede locale dell’Università di Padova), ora assorbita in Unicredit (nome che ritorna). Il “secondo” di Gentilini, l’attuale sindaco Gobbo, è poi il segretario della Liga Veneta, cioè uno dei vertici della Lega Nord con peso nazionale.
          Dunque il solo controllo delle realtà locali giuste in Italia è sufficiente per avere un peso fortissimo sulla realtà nazionale e non c’è dubbio che, escludendo quelle mafiose, le realtà territoriali più importanti del paese (quelle del Nord) siano per la maggior parte in mano alla Lega.

    • Claudio Martini says:

      “Comunque non credo che da Tripoli si possa comprendere chi sono i ribelli, visto che lì la polizia segreta vigila ed anche il più grande nemico di Gheddafi deve dirsi suo fedelissimo se non vuole essere imprigionato e/o torturato e/o ucciso.”

      Hai vissuto a Tripoli? Hai degli amici/conoscenti/parenti libici? hai accesso ad affidabili fonti libiche, possibilmente in lingua originale?
      Assicuro che non si tratta di domande provocatorie (d’altronde le risposte potrebbero benissimo essere: sì, sì e sì!). Sono solo curioso di sapere su cosa fondi questa affermazione.

      • valerio says:

        Non ho vissuto a Tripoli, ho conosciuto superficialmente (ma intasato di domande) un esule/emigrante libico-tripolitano (in Italia dal 1996, ma con contatti in patria), i blog libico/tripolitanici (in inglese) che sono riuscito a rintracciare sono tutti of line da due mesi (ma, più tra le righe che a chiare lettere, riportavano bene il clima pesante di febbraio).
        In compenso esistono decine di blog di libici in esilio/emigranti, sopratutto in inglese.

        Le informazioni su Tripoli però non dipendono solo dalla stamapa “generalista” o dai bloggher, esistono anche giornalisti e giornali seri (il Guardian per esempio), intellettuali (ho citato Del Bocca, tra gli altri, che in Libia ha più di un amico) ed esiste anche una serie storica che permette di farsi un’idea su quel che fa Gheddafi quando scatena la repressione.

        Comunque a Tripoli nessuno parla di rivolta generalizzata, ma due quartieri (per la cronaca i due quartieri “proletari” storici) erano in rivolta aperta a febbario, e proteste si segnalarono, per due-tre venerdì consecutivi, presso numerose moschee anche in zone “chic”. Tutta la stampa, anche quella più embedded da l’una o l’altra parte, lo ha confermato. La rivolta è stata stroncata con metodi violenti (più con proiettili che con manganellate), anche se, ovviamente, nessuno può dire se i morti furono 5, 50 o 500.

        Ovviamente alcuni media fecero fantascenza (sopratutto nei primi 3-4 giorni della rivolta), parlando di fosse comuni, e bombardamenti aerei, quando queste notizie, fasulle, furono smentite, qualcuno pensò che tutto era falso. Non è così, i bombardamenti sono stati smentiti, i cortei e le proteste nelle moschee no, così come gli arresti (anche di persone che erano state mostrate dai media internazionali, cosa che ha creato una certa reticenza ad avere rapporti con i giornalisti).

        Non parlo arabo, sono uno storico per vocazione e formazione, con una grande curiosità sugli studi ottomani e arabi, ma ammetto di essere assai poco ferrato in materia.

        @ Andrea di Vita.
        Non mi era venuto in mente il Congo, dove i problemi interni erano anche più gravi che nella Libia odierna, e gli appettiti imperialistici smodati, speriamo non si arrivi a questo punto, però i ribelli stanno perdendo più di quanto non stiano vincendo.
        Ciò che ha internazioanlizzato il conflitto sono stati i rapporti di alleanza tra stati-dittatori ed il denaro.
        Gheddafi ne ha un bel po’, sia privatamente (pare sopratutto sotto forma di lingotti d’oro) che nei fondi statali ancora sotto il suo controllo.
        Però, al contrario del caso congolese, è Gheddafi che chiede a nazioni (spesso più deboli della sua, e talvolta anche sue clienti-alleate), aiuti, quindi da un giorno all’altro potrebbe trovarsi con delle porte chiuse in faccia. Bielorussia e Siria lo hanno già scaricato, anche se per motivi differenti, mentre il Chad (che è il suo alleato più fedele) non è certo una grande potenza (ma geograficamente è ben posizionato).

        Comunque tutto questo è nulla in confronto dell’ira di Dio che potrebbe accadere se intervenissimo in Siria.
        Lì sarebbe grossomodo la terza guerra mondiale, visto che un intervento Iraniano (coperto o palese) sarebbe quasi inevitabile, così come un bombardamento di rappresaglia su Israele.
        Potremmo trovarci con un conflitto esteso in un’area compresa tra Gaza e l’Afghanistan (e l’Iran è una vera potenza militare), oppure con gli stretti di Hormuz bloccati per rappresaglia (e solo questo dovrebbe portare il petrolio attorno ai 250-300 dollari al barile).
        Credo sia questo il vero motivo per cui in Siria, a parte qualche condanna formale, l’occidente non farà nulla di nulla.

  6. per Valerio

    Ti ringrazio del notevole intervento. In caso Paolo Sensini non vedesse il tuo commento, glielo segnalo in privato.

  7. Francesco says:

    x Peucezio

    qui c’è una certa confusione. non ho nessuna simpatia per la Francia e non desidero che l’Italia perda i contratti con la Libia.

    quindi dobbiamo lavorarci i nuovi governanti in fieri della Libia per ottenere garanzie sul mantenimento della nostra attuale posizione

    Gheddafi è storia, direi, se non altro ha contro Sarkozy, Cameron, Obama, non proprio Totò e Peppino.
    possiamo imprecare o ringraziare le circostanze che ci liberano di una pessima compae cercare di trarne il meglio, per noi e i nostri vicini libici, cosa che è anche nel nostro più bieco interesse

    ciao

    • Gheddafi è storia, direi, se non altro ha contro Sarkozy, Cameron, Obama, non proprio Totò e Peppino.

      Stai scherzando? Totò e Peppino erano corazzate inaffondabili di fronte a quei tre travicelli.

      Uno é costretto un giorno sì e l’altro anche a smentire degli sciroccati che dicono che é un rettiliano islamico nato chissà dove, segno che non riesce nemmeno a dettare l’agenda della politica interna.

      Uno per andare al governo é stato costretto a violentare a forza un sistema politico bipartitico introducendo a forza viva un governo bicefalo che fa una cosa e ne sbaglia due (anche per l’insanabile contrasto tra tories e whigs su diverse questioni di fondo), quanto all’ex ungherese, si é buttato nell’avventura nordafricana per fuggire dal grigiore dei sondaggi che lo danno terzo nelle proiezioni delle presidenziali.

      Io speravo sinceramente che Gheddafi soccombesse all’insurrezione popolare, ma da quando sono scesi in campo quei tre, non dico che mi auguro sopravviva politicamente, ma ecco…a volte sono tentato!

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