Forza Nuova, il genio italico esplora le lingue

Vedo sul blog di Ugo Tassinari che Forza Nuova di Lampedusa ha diffuso un volantino rivolto direttamente ai migranti/profughi in arrivo in questi giorni:

In Europa non troverete né lavoro né speranza ma sarete sfruttati dalle industrie, dalle mafie, dal narcotraffico e dalla prostituzione! Tornate a combattere per la vostra Terra, per la Libertà e per l’autodeterminazione del vostro Popolo!

L’agenzia stampa che Tassinari riprende aggiunge:

“Uno striscione scritto in arabo e in inglese campeggia sulla piazza:  “NO JOB, NO HOPE! YOU WILL FIND ONLY EXPLOITMENT!” (né lavoro, né speranza! Troverete solo sfruttamento!)”

lampedusa 001Ugo Tassinari giustamente nota come lo striscione sia scritto in inglese, mentre si rivolge a un pubblico che proviene da paesi in buona parte francofoni. Io aggiungerei che la parola exploitment, a volte usata in qualche contesto a luci rosse, normalmente non esiste nella lingua inglese.

Ma il pezzo forte è il testo scritto in arabo.

A quanto ho capito, quelli di Forza Nuova hanno avuto l’idea di rivolgersi al traduttore automatico di Google; poi hanno fatto qualche magagna con un computer non allenato a scrivere in arabo, che ha staccato ogni lettera e ha girato l’intero testo al contrario.

Infatti, la corretta traduzione in italiano dello striscione di Forza Nuova è la seguente:

“A Z N A R E P S E H C E T A V O R T E L A U Q I R O T A R O V A L R E P O T N E M A T T U R F S O L O S”

Che, se ci pensate, è un messaggio parecchio respingente.

Print Friendly
This entry was posted in islam and tagged , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

38 Responses to Forza Nuova, il genio italico esplora le lingue

  1. mirkhond says:

    Dio confonde chi vuol perdere?

  2. Francesco says:

    “sarete sfruttati dalle industrie”: questi di FN non hanno ben chiaro cosa cercano i migranti, mi sa.

    e credo ci siano parecchi milioni di europei “di sangue puro” il cui problema è non riuscere a essere sfruttati dalle industrie.

    :)

    • PinoMamet says:

      Come no? a tutti piace essere sfruttati, si sa.
      Nella classifica di gradimento viene subito essere insultati e farsi rubare il parcheggio.

      • Francesco says:

        E’ solo una questione semantica.

        Quello che l’estrema sinistra chiama sfruttamento, io, per esempio, lo chiamo stipendio. E il mio datore di lavoro lo chiama munifico emolumento immeritato.

        E quello che io chiamo sfruttamento, Nanni Moretti lo chiama FUS.

        Se uno non vuole essere sfruttato, basta che si metta a fare l’idraulico.

        • PinoMamet says:

          Mamma mia,
          non cominciare anche tu a parlarmi di FUS che mi arrivano le newsletter tutti i giorni.
          In breve: non è strano che ci sia, è solo che ‘sti soldi sono gestiti di merda.

          • Francesco says:

            No no, è osceno che ci sia, il FUS.

            Non me frega nulla se viene speso benissimo o malissimo, la sola idea dello Stato che da i fondi alla cultura mi fa vomitare.

            Infatti credo di essere in assoluta minoranza, in Italia.

            • PinoMamet says:

              ???

              Non so cosa ci sia di così strano nel fatto che lo Stato sostenga la cultura… penso che almeno in Europa lo facciano tutti.

              A parte che poi “cultura” è un termine molto generico.
              (Del resto prima o poi dovremmo metterci in testa che per l’Italia il patrimonio culturale è altrettanto strategico della portaerei nuova, come si chiama, la Cavour, e forse di più.)

              Poi se mi dici che la legge fa schifo e l’attuazione peggio, ripeto, sono il primo a darti ragione.

              Vabbè.

              ciao!

            • Francesco says:

              OK

              chiariamoci su cosa è cultura.

              se lo Stato spende per preservare la cultura “morta”, che so il Colosseo o Pompei o il Duomo di Milano o il Maschio Angioino, mi va bene.

              è la cultura “viva” che se non sa vivere da sola è molto meglio sparisca subito

              penso al teatro, divenuto orami un ricettacolo di seghe mentali e pure solitarie

              PS non è che perchè sono nato e vivo in Europa che tutto quello che fanno in Europa mi va bene

            • Andrea Di Vita says:

              Per Francesco

              La stragrande maggioranza della cultura ‘morta’, quando era ‘viva’, viveva di sovvenzioni statali.

              (Mi dicono che il teatro contemporaneo lo sovvenzionano persino in Turchia, dove gli attori sono regolarmente stipendiati dallo Stato).

              Ciao!

              Andrea Di Vita

  3. mirkhond says:

    Dovrebbe suonare così : solo sfruttamento per lavoratori quale trovate che speranza.
    Effettivamente è proprio un messaggio respingente.

  4. Pingback: Chicca Fascista | sinestado

  5. roberto says:

    cercavo di capire il segreto del codice, si legge
    A Z N A R
    T A V O R
    T E L A
    R O T A
    O V A L
    M A T T U
    S O L O

    aznar sta a rota di tavor e tela alla sala ovale dove trova il matto tutto solo

  6. Leo bis says:

    No. Secondo me è un raro esempio di crittografia asimmetrica ad incastro :

    SOLO IL MATTO AZZANNAR TAVOLA OVALE L’HA ROTTA

  7. Ringrazio Roberto e Leo bis per il lavoro accurato lavoro filologico.

  8. Moi says:

    Va be’ che “non tutte le ciambelle riescono col buco”, ma ‘sto post, Miguel, mi delude :

    attaccarsi agli errori linguistici, fra l’ altro di un software, è una non-critica, una una non-analisi : è solo una canzonatura puerile !

    ___

    Nel merito, direi che dei giovani dell’ estrema parte opposta non avrebbero particolari obiezioni, solo aggiungerebbero qualche parola d’ ordine trotzkista del tipo “Viva la Rivolta Permanente !” … In fondo chi è di Destra non ragiona ma non perché non è in grado, ma solo perché avendo assimilato un complesso d’inferiorità delega il ragionamento in quanto tale (!) alla Sinistra, dichiarandosi Voce non (!) della Ragione, bensì dell’ Istinto.

    Ecco Miguel, volendo avresti potuto fare considerazioni come questa e molto più profonde e stimolanti di questa !

    • PinoMamet says:

      “attaccarsi agli errori linguistici, fra l’ altro di un software, è una non-critica, una una non-analisi : è solo una canzonatura puerile !”

      Beh Moi
      diciamo che i forzanuovisti un’occhiatina in più la potevano pure!
      Almeno controllare che i fregni stampati fossero uguali a quelli tradotti da Google, non è che ci voglia tanto…

      e poi qualcuno li informi che, guarda un po’, ci sono anche delle persone che conoscono l’arabo!

    • La riflessione sul complesso di inferiorità della Destra è interessante. Sull’irrilevanza, invece, dell’errore, non sono d’accordo.

      Qui c’è un tentativo forte di comunicare con la “altra parte”, che vuole lanciare un messaggio clamoroso; e il risultato è assolutamente ridicolo. Se io penso di scrivere qualcosa in tailandese – lingua che ignoro – almeno mi assicuro prima che somigli vagamente a quello che sto cercando di comunicare.

      Mentre probabilmente qui il vero tentativo di comunicazione è semplicemente con i media italiani, ignoranti quanto i forzanovisti.

  9. PinoMamet says:

    “OK

    chiariamoci su cosa è cultura.
    [… ]

    PS non è che perchè sono nato e vivo in Europa che tutto quello che fanno in Europa mi va bene”

    Francesco, ti rispondo qua sotto per semplicità.
    Sul post-scriptum, non avevo dubbi ;) ; e sono anche d’accordo con te!

    Io ritengo che uno Stato faccia benissimo a sostenere un settore dal quale può ricavare entrate, e prestigio, che non è una cosa da buttare via e neanche una cosa priva di risvolti pratici.

    Più che tra cultura morta e via, io farei una distinzione tra quella che genera benefici per tutti (cioè entrate nelle casse dello Stato e/o dei cittadini, compreso l’indotto) e quella che genera benefici per i privati e basta.

    Per semplificare, è sacrosanto che lo Stato spenda soldi per Pompei o il Colosseo o Venezia; assai più discutibile (è un eufemismo… ) che molli soldi per pagare i debiti di un produttore cinematografico.

    Ci sono anche realtà culturali che, per una serie di motivi (o perché sono già statali, o perché sono di altissimo valore, o perché svolgono attività formativa ecc. ecc.) “devono” essere sovvenzionate pubblicamente.

    Ce ne sono altre, dove l’aiuto statale è semplicemente un favore che viene elargito a persone che dovrebbero invece cavarsela da sole.
    Oltretutto, questi finiscono anche sempre in tasca ai soliti noti, che chiagnono e fottono.

    Allora, tra dare soldi all’Accademia di Santa Cecilia e darli al produttore De Zozzis per il film di alta valenza culturale “Natale a Stocazzo”- fondi poi utilizzati per’ pagà li buffi der film precedente- non ho dubbi.

    Ciao!

    • Andrea Di Vita says:

      Per PinoMamet

      Il guaio è che quello che oggi ci sembra ‘Natale a Stocazzo’ magari domani riempirà i cineclub. Non esiste il culturòmetro. Invece esiste la censura. Pensiamo solo a come furono trattati all’epoca Toto’ e (in parte) il neorealismo. No: o tutti o nessuno. La strada è quella tracciata (sigh) da veltroni: si tassano le spese voluttuarie tipo il lotto e il televoto al grande fratello e col ricavato si finanzia tutta l’industria culturale Italiana. Finanziate, finanziate: qualcosa resterà. Tanto si tratterà sempre di infinitesimi rispetto alla massa di euro trafugati dai bottegai evasori.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • PinoMamet says:

        Oddio, in tempi di coperta corta, io non adotterei un criterio proprio così, a pioggia…

        Esuliamo pure dalle considerazioni di valore
        (sulle quali poi bisognerebbe aprire una parentesi: Totò è stato a lungo bistrattato dalla critica, ma non dal botteghino…);

        resta il fatto che si capisce benissimo perché lo Stato debba pagare per gli stipendi e la manutenzione di un Museo di sua (nostra) proprietà;
        mentre se un privato fa un film che è una ciofeca, beh, so’ cazzi suoi.
        Liberissima la critica domani di trovarlo bellissimo.

        Naturalmente, fossimo così ricchi, potremmo anche largheggiare. Nelle condizioni in cui siamo, due cinepattoni (ma anche molto meno: due film italiani di quelli che escono in dieci coppie e non vede nessuno) in meno ci avrebbero dato una domus dei gladiatori ancora in piedi.

        Ciao!

        • Andrea Di Vita says:

          Per PinoMamet

          Con l’evasione fiscale al 38% del PIL, non mi va giù tutto il discorso sulla ‘coperta corta’.

          Comunque non ho detto che lo Stato debba finanziare tutti i costi di un film. Baserebbe fare come in Francia, dove ciascuno puo’ chedere una compartecipazione statale alle spese per un film di cui chieda il riconoscimento come ‘di interesse culturale’. Poi pero’ il Fondo Uncio dello Spettacolo lo devi finanziare.

          Quanto al patrimonio archeologico, non sento ragioni: confisca agli evasori, e vai coi restauri.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        O tutti o nessuno è un buon approccio ma naturalmente sbagli risposta!

        I musei sanno cavarsela benissimo da soli nel mondo, e non dispongono quasi mai del patrimonio di reperti e opere dei nostri musei, quindi non ci sono ragioni perchè io ci metta i miei soldi.

        Regalare soldi a qualsiasi stronzo che mi racconta che il suo film sperimentale o la sua piece post-moderna o il rap sono cccultura mi suscita più orrore che l’evasione fiscale (e io sono un lavoratore dipendente).

        L’unica cosa positiva della tua proposta è il risvolto classista: tasso il proletariato (Lotto e GF) per dare i soldi ai figli di papà con l’ubbia del cinema d’autore e del teatro impegnato!

        Credo di poterti invitare ad utilizzare un metodo empirico: cosa ha prodotto negli ultimi 50 anni l’approccio “FUS”? una pseudo-cultura fatta da un cricca di soliti noti che parla quasi solo a se stessa.

        • Z. says:

          Che poi, scusate…

          ma considerando quanto è misera la proporzione tra spesa e vincita al superenalotto, si puo ben dire che il superenalotto sia già tassato, e fin troppo pure.

          E il fatto che un domani Natale a Rio possa essere oggetto di culto in un cineclub, francamente, non mi sembra affatto una ragione valida per finanziarlo con le mie tasse.

          Z.

  10. ettore says:

    Martinez, allora quelli di FN per la prima volta tentano di fare un’iniziativa che non sia solo stupidamente xenofoba e tu li prendi per il culo? Mi deludi assai! Nel tuo post datato quattro maggio 2011, se vogliamo attaccarci alle cazzate, stigmatizzi il fatto che non si siano accorti che lo scrito in arabo era all’incontrario…Ringraziali che siano così sprovveduti e che non leggano il tuo blog, altrimenti prenderebbero per il sedere alla grande per il fatto che non tu ti sia accorto che in Italia e mi pare anche nel resto d’Europa si mette prima il giorno e poi il mese e poi l’anno. Se no il 5 aprile del 2011 diventa il quattro maggio…

    • Moi says:

      Dev’ essere il software ad avere la data “gringo style” in automatico … che smacco per un Messicano ! ;-)

    • PinoMamet says:

      “se vogliamo attaccarci alle cazzate”

      beh dai, usare la traduzione alla cazzo di un traduttore automatico, e scriverla pure al contrario
      (per altro, in arabo le lettere hanno forme diverse a seconda della loro posizione iniziale, mediana o finale di parola… perciò se ne potevano accorgere anche senza sapere l’arabo, bastava controllare i testi!)
      non mi sembra propria una cazzatina.

      E poi, se non sono stupidamente razzisti, potevano cercare un essere umano che parlasse arabo e farsi tradurre la frase da lui.
      Ci vuole mica una laurea.

  11. ettore says:

    errata corrige: scritto. A proposito non è vero che questi vengano sfruttati , o che alcuni di loro non cadano nelle mani della piccola o grande criminalità? Boh non lo sapevo…

  12. Per Ettore

    Ho fatto un post molto breve, per cui non ho spiegato la mia posizione in merito.

    Io non demonizzo né Forza Nuova, né alcun movimento cosiddetto “estremista” nel nostro paese.

    Nella retorica dell’estrema destra italiana, c’è un punto che non è sbagliato: quando dicono che il fenomeno delle migrazioni è strettamente collegato

    1) alle condizioni nei paesi di partenza, spesso collegate alla realtà dell’imperialismo

    2) ai bisogni del capitalismo europeo (di cui ad esempio, i mercati della prostituzione e della droga sono dei settori a pieno diritto).

    Questi sono discorsi che la sinistra buonista raramente ha il coraggio di fare, perché presa solo dal generico antirazzismo, che – come ho scritto altrove – è spesso il socialismo degli imbecilli.

    Detto questo, però…

    A parte la buonafede di singoli, non credo che sia in generale un discorso in buona fede.

    Perché questi movimenti si concentrano quasi esclusivamente sul sintomo, sull’ultima ruota del carro – cioè il migrante. Non sempre: ammetto che Forza Nuova ogni tanto fa qualche azione simbolica contro il precariato, le guerre eccetera. Però il 90% degli sforzi di FN e di altri movimenti simili sono concentrati sulla lotta contro i migranti.

    Secondo, perché onestà richiederebbe che si andasse alla radice del male.

    Se l’imperialismo è un fenomeno distruttivo, dovrebbero rinnegare le azioni del fascismo in Libia, in Albania, in Grecia; dovrebbero rinnegare radicalmente gli imperi che hanno fatto “grande l’Europa”.

    Se il capitalismo è un fenomeno distruttivo, dovrebbero rinnegare la civiltà occidentale che l’ha prodotto.

    Ora, ci sono degli individui provenienti dalla cosiddetta “destra radicale” che questo ragionamento lo hanno fatto, e meritano rispetto anche quando se ne condividono tutte le altre conclusioni.

    Ma Forza Nuova non ha fatto collettivamente alcun ragionamento del genere.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      ”Forza Nuova non ha fatto collettivamente alcun ragionamento del genere”

      Non puo’ mica.

      La destra vede nell’immigrazione un attacco diretto alla presunta ‘limpieza de sangre’ nostrana: ‘limpieza’ che puo’ essere biologia o culturale, poco conta, è tipico della destra confondere appunto biologia e cultura. Oggi che non si puo’ rispolverare il concetto di ‘razza’ si usa il suo equivalente moderno, ‘identità’.

      Questo attacco è pilotato/tollerato dal ‘mondialismo’, ossia l’equivalente moderno in salsa noglobal del vecchio ‘complottodemoplutomassonicogiudaico’.
      O quanto meno è il mondialismo a fiaccare ogni reazione all’immigrazione.

      Contro il mondialismo va rispolverato lo spirito di Comunità Di Popolo, che è qualcosa d natura dichiaratamente non economica ma culturale, geografico e biologico: come dicono loro, ‘spirituale’ ma contemporaneamente ‘concretissimo’ e ‘nazionale’. La contrapposizione fra questo concetto tutto tereno di ‘spirituale’ e la sfera ‘economica’ è comune a Ezra Pound, Evola. Ortega y Gasset e Codreanu.

      L’imperialismo ‘che fece grande l’Europa’ risale precisamente a un’epoca in cui quello spirito ‘nazionale’ era al massimo, ancorchè già inquinato dalla mala genìa di squali della finanza che ora rovinano il mondo. Il ‘beau geste’ della legione straniera, la ‘canzone di Giarabub’ fanno parte integrante delle cose chje a destra sono considerate positive in massimo grado.

      Come si vede, la falsa coscienza dello ‘spirito’ della destra di forza nuova è alleata con la falsa coscienza borghese della ‘libertà’ nel rifiutare il fatto elementare che la differenza non è fra bianchi e neri, ma fra oppressi e oppressori.

      Un semplice esempio: forza nuova dice ‘le case prima agli Italiani’. Senza considerare che un immigrato senza casa è più ricattabile (dormirà sul primo pagliericci che gli danno a prezzi da strozzino, si laverà dove puo’ ecc.) e quindi più disponibile verso il padroncino di turno. Così facendo brucia la piazza al precario Italiano, ed entambi sono sospinti verso il basso nella scala sociale in una guera fra poveri a tutto vantaggio del padrone di turno. Non a caso è la bestia nera dei ‘liberali’, la CGIL, a fare della regolarizzazione degli immigrati e dell’uguaglianza di trattamento a parità di lavoro la sua bandiera.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        bandiera di carta, peraltro, visto che la capacità della CGIL di controllare e sindacalizzre un fenomeno storico della portata dell’immigrazione è pari alla mia di fermare la rotazione di Saturno per vedere cosa succede agli anelli

        però fa un sacco di pubblicità al capo della CGIL

  13. Per Andrea,

    Sono d’accordo in linea di massima. Molto brevemente – visto che devo tradurre un’esaltante intervista con il presidente di una delle principali banche europee :-) – mi fai venire in mente una nuova idea.

    Intanto, non esiste la “destra”: esistono individui che sono composti instabili – immagina un barista precario, molto arrabbiato.

    Che a scuola ha imparato frammenti di liberalismo borghese, dal nonno ricordi romantici della Repubblica Sociale, dalla mamma che non bisogna mai rubare, dai compagni di scuola come si rubano i motorini, dalla Chiesa cattolica un po’ di universalismo e un po’ di storie esaltanti sulle cattedrali, dall’amica che è stata scippata da un tunisino tutto ciò che vuole sapere sul Medio Oriente, da tante fonti frammenti di marxismo, dai fumetti storie di supereroi, da pubblicazioni di estrema sinistra gli orrori della guerra in Iraq, dalla televisione sempre acceso in casa dei genitori altri frammenti della cultura consumista globale, dalla ragazza che l’ha mollato tutto ciò che vuole capire di psicologia umana…

    Il tutto in perenne, rapida trasformazione, secondo nuove esperienze e nuove amicizie.

    Questo è “il fascista” medio.

    E’ un oppressore? E’ un oppresso? Sono categorie difficili da definire, perché nel suo lavoro è certamente un oppresso e forse lo è anche rispetto allo sciagurato capetto del gruppo che gli ha fregato la ragazza e continua a chiedergli soldi per fare volantini e striscioni; forse è un oppressore rispetto al nuovo sottobarista nigeriano appena assunto in nero, o magari i due sono diventati ottimi amici e odiano entrambi gli zingari.

    In tutta questa confusione, ciò che lo caratterizza è soprattutto la voglia di fare qualcosa, che significa sia assumersi dei rischi che combinare dei disastri, o forse non combinare assolutamente nulla.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      Non c’e’ contraddizione fra i nostri punti di vista: tu parli delle persone, io delle idee che quelle persone dicono di professare. (Come per Montaigne, la mia non è astrattezza, ma eccesso di concretezza: l’unica persona di cui mi sento di parlare con un minimo di cognizione di causa sono io stesso :-) ).

      Nel caso specifico, le idee forzanoviste impediscono ai forzanovisti di compiere quella critica dell’imperialismo che tu indicavi. Siccome le persone come il barista molto arrabbiato che descrivi tu agiscono spesso per slogan, e gli slogan dipendono dalle idee, ecco che le idee diventano decisive. Esse camminano sulle gambe degli esseri umani, ma sono esse a guidarli -tranne che per quei pochi che hanno agio di praticare l’arte dell’autocritica. Così, esistono tanto ‘il barista precario molto arrabbiato’ quanto ‘la destra’.

      OT Buona traduzione (te lo dice il marito di una traduttrice, per cui ti capisco benissimo)!

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  14. PinoMamet says:

    “Baserebbe fare come in Francia, dove ciascuno puo’ chedere una compartecipazione statale alle spese per un film di cui chieda il riconoscimento come ‘di interesse culturale’. ”
    Andrea Di Vita

    Rispondo qua sotto per semplicità di lettura.
    Naturalmente anche in Italia lo Stato sotto forma di MiBAC caccia i soldi per i film di “interesse culturale”: però basta leggersi la lista dei film finanziati per capire che l'”interesse culturale” è interpretato in senso piuttosto elastico (compresi i cinepattoni)

    “Credo di poterti invitare ad utilizzare un metodo empirico: cosa ha prodotto negli ultimi 50 anni l’approccio “FUS”? una pseudo-cultura fatta da un cricca di soliti noti che parla quasi solo a se stessa.”
    Francesco

    Magari. In realtà le cose sarebbero andate così se l’approccio FUS avesse seguito le sue premesse, che sono poi europee.
    L’Italia avrebbe avuto i Rohmer e di Dardenne, che per un profano (come me! io ce’ lavoro cor cinema, mica me deve piacè) sono più o meno quella roba che dici tu.
    Invece c’abbiamo avuto due lire date al figlio di papà con l’ubbia del cinema
    (e ne conosco quanti ne vuoi) e diversi miliardi di lire dati al produttore De Zozzis.
    Insomma, volevamo fare gli americani, ma con poca concorrenza, e sapendo di poter fare un prodotto di merda, perché poi c’è mamma Stato che ci para il culo.
    Mi ricorda la Fiat…

    Ciao!

    • Francesco says:

      non è che l’esempio francese sia un granchè buono, ai miei occhi, visti i Grandi Maestri che producono Capolavori che restano Indelebili nella memoria … dei critici cinematografici.

      la mia definizione di soldi buttati via, e pazienza finchè fosse il patrimonio personale del Principe Torlonia.

      almeno i cinepanettoni hanno un pubblico pagante (di cui non faccio parte).

      il bello è che “gli americani” il cinema (privato) ce l’hanno davvero e tirano fuori capolavori assoluti (penso a Clercks o al primo Rodriguez) e il miglior cinema commerciale del mondo. diciamo che in America il nostro Nanni Moretti avrebbe il problema di essere meno noioso, altrimenti i soldi vanno a qualche 22nne fuori di testa privo delle stimmate del Grande Impegno

      • PinoMamet says:

        Non c’è niente che io detesti più del doverti dar ragione ;)

        • Francesco says:

          esagerato!

          manco (tu) fossi interista …

          a mio modesto giudizio esiste una fortissima differenza tra il mecenatismo privato (sia pure del sovrano) e quello statale.

          e dove funzionò il primo, credo molto del merito andasse a strutture politiche frammentate e concorrenti, in grado di replicare un primitivo “mercato della cultura”

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>