Ambiguità del vivere e dell’uccidere

Uccidere e farsi uccidere sono due attività umane assai impegnative; e prima di impegnarci, ci piace immaginare che uccidiamo o ci facciamo uccidere per cause dai contorni ben definiti.

Sto leggendo in questi giorni un libro bellissimo e tragico, Shadows on the Mountain. The Allies, the Resistance, and the Rivalries that Doomed WWII Yugoslavia, di Marcia Christoff Kurapovna.

Ecco a voi la trama del libro, riassunto dall’autrice.

“Questa narrazione descrive, in complessa sintesi, come un governo monarchico (la Gran Bretagna) abbia tradito un governo monarchico (la Jugoslavia), sostenendo in maniera esclusiva un governo comunista (quello di Tito) contro i voleri di un alleato e di un governo democratico (gli Stati Uniti), per evitare che un altro governo comunista (quello di Stalin) prendesse il sopravvento, mentre quel governo comunista (di Stalin) tradì i propri soci comunisti (i Partigiani jugoslavi), sostenendo il governo monarchico (il regno della Jugoslavia), che fu sostenuto dal nominale alleato sovietico, ma poi abbandonato, mentre i monarchici restavano ufficialmente alleati del governo comunista, pur disprezzandolo. Ci fu un gruppo della resistenza serba, denominato i Cetnici, che resistette alle forze tedesche, italiane, ustascio-croate, ai musulmani albanesi e ai Partigiani, e collaboraò con tutti questi. Ci fu un gruppo jugoslavo, diretto dai comunisti, denominato i Partigiani, che resistette ai Cetnici serbi, alle forze tedesche e italiane, ai musulmani albanesi e agli ustascio-croati, e collaborò con tutti questi. I musulmani sognavano il governo della vecchia monarchia cattolica asburgica in Bosnia-Herzegovina, e cercarono di massacrare i Cetnici, che cercarano di restituire il favore – e in certi casi, musulmani e Cetnici collaborarono. Aggiungiamo l’intelligence americana e l’intelligenze britannica, che in apparenza collaboravano, ma passavano in realtà la maggior parte del proprio tempo guardandosi ciascuna dalla possibilità che l’altra la pugnalasse alla schiena”.

Così è la vita, e ancora di più, la morte.

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21 Responses to Ambiguità del vivere e dell’uccidere

  1. mirkhond says:

    “I musulmani sognavano il governo della vecchia monarchia cattolica asburgica in Bosnia-Herzegovina”

    Diciamo che, tranne nella primissima fase dell’occupazione (1878-1881), la dominazione asburgica in Bosnia-Erzegovina fu rispettosa dei Musulmani, a differenza dei feroci nani nazionalisti ortodossi ex-ottomani, Serbia in primis.

  2. mirkhond says:

    “Così è la vita, e ancora di più, la morte.”

    E tra il dire e il fare, ci furono un milione e qualcosa di vittime jugoslave nella guerra di tutti contro tutti del 1941-45, per non parlare poi di quelle delle posteriori vendette titine.
    Ciò mi conferma nell’avversione per i nazionalismi. I popoli balcanici sono “condannati” a stare insieme in stati sovranazionali o l’alternativa è questa follia del 1941-45 e del 1991-95 per non dimenticare il Kosovo.
    Liberaci dal veleno nazionalista o Signore!

  3. Athanasius says:

    Ma mirkhond: la Jugoslavia, in quanto tale, era un progetto assai nazionalista, fondato sull’ideologia voelkisch herderiana dell’Ottocento. Una varietà locale del mito panslavista. Lo jugoslavismo o il nazionalismo jugoslavo voleva dire che dovevi odiare: italiani, tedeschi (austriaci inclusi), ungheresi, bulgari (benchè anche loro siano slavi meridionali, come lo sono serbi, croati e sloveni) greci ed albanesi.

    Le ultime entità non-nazionaliste in quest’area furono l’Impero Austro-Ungherese e l’Impero Ottomano.

    • mirkhond says:

      Infatti mi riferivo proprio all’Austria-Ungheria e all’Impero Ottomano, non ai due fallimenti jugoslavi.
      ciao

  4. Peucezio says:

    E i Macedoni, che sono bulgari occidentali?

  5. mirkhond says:

    La repubblica di Macedonia fu costruita artificialmente da Tito nel 1945, per giustificare una realtà altrimenti ingiustificabile, e cioè la parte slava, linguisticamente bulgara, mentre le regioni occidentali erano e sono albanesi. E poi minoranze valacche, turche, ecc.

  6. Moi says:

    Ma quando arriva il mitico Ritvan Shehi a fare le pulci e le contro-pulci con precisione chirurgica alla Kurapovna circa la Questione Balcanica ?

    ____

    Concordo con chi ha alluso al fatto che la Jugoslavia fu una costruzione ideologica artificiosa … un po’, aggiungo io, come lo sarebbe la fantomatica Padania se divenisse una realtà geopolitica per davvero !

    :-)

    • Francesco says:

      Beh, no, la Padania ha (im)precisi confini di tipo economico-antropologico, segnatamente “calli sulle mani” e “voglia di lavorare ma non di studiare”.

      Non vedo nulla di meno artificioso e ideologico!

      PS il che non mi impedisce di essere totalmente favorevole alla secessione della Padania dalla Repubblica Italiana.

      • PinoMamet says:

        Francesco

        già te lo dissi (in risposta a una tua risposta) ma non so se hai fatto in tempo a leggere ,perciò te lo ripeto:

        alla Padania crederà qualcuno in Lombardia, non lo metto in dubbio; già qua, è un’idea che non è cagata da nessuno, e il nome “Padania”, quando è pronunciato, viene di solito accolto da risate di scherno o da sguardi ammiccanti (da interpretare come “questo deve essere un mezzo matto, lascialo parlare, poverino”).

        Inoltre, la differenza qui non è mai stata tra “voglia di lavorare” e “voglia di studiare”, ma casomai tra “voglia di fare qualcosa” e “voglia di non fare un cazzo”.

        Guarda che non me lo invento mica io: te lo dico, nel caso qualcuno un giorno voglia i tracciare i confini di questa Padania: qua no, ecco.

        Ciao!

        • mirkhond says:

          Credo che la Padania sia più ambita nella Transpadania che nella Cispadania.
          ps. torno sulla domanda fatta a Moi. Oltrechè nell’ex ducato di Parma e Piacenza, cosa ne pensa davvero la gente a Modena, a Ferrara e nella Romagna, della Padania? Al di fuori di Parma e Piacenza, oggi guadagna terreno l’idea di portare il confine della Padania all’Appennino Tosco-Emiliano?
          ciao

          • PinoMamet says:

            Guarda, penso che Parma e soprattutto Piacenza siano i nrealtà le due province in cui le idee leghiste hanno fatto più breccia;
            per vari motivi, che non hanno però nulla a che fare con l’aspirazione a una patria alternativa a quella italiana (e sentita, se possibile, come ancora più finta e posticcia di questa) o con l’esistenza di un autentico sentimento regionale come quello del Veneto, ad esempio.

            nelle altre province, a naso, direi che la “Padania” è ancora più ridicolizzata che qua; può essere, ma lo metto come ipotesi, che a Ferrara si sentano influenze venete, ma chissà.

            Ciò non toglie che il mal contento per lo spreco di risorse effettuato dallo Stato italiano sia vero, come sono verissimi e tangibili i vari campanilismi, che però è sono un altro paio di maniche.

            ciao!

            • mirkhond says:

              Se non sbaglio a Piacenza c’è gente che vorrebbe unirsi alla Lombardia, e questo già nei primi anni ’80 del secolo appena passato, quindi prima che sorgesse la lega.
              Così almeno stando ai ricordi della scuola media.
              Del resto Bobbio e dintorni appartenevano alla provincia di Pavia fino al 1923, dopo esser appartenute al Regno di Sardegna.
              Ciò che dici per i paesi emiliano-romagnoli, comunque conferma la natura di malcontento fiscale all’origine del sentimento leghista, piuttosto che la “riscoperta” di un sentimento nazionale verso una Padania che non è mai esistita.
              ciao

        • Francesco says:

          Credo tu abbia una visione romantica della politica. Mica bisogna credere alla Padania o sopportare le idiozie sui dialetti degli assessori leghisti per volerla!

          Oggi mi va bene che se ne parli, sia pure per ridere, e che ridendi ci si chieda da che parte del confine ci si troverebbe.

          La mia aspettativa (non so quanto desiderio e quanto timore) è che quando un evento traumatico porrà in evidenza un fatto noto ma rimosso (lo Stato italiano cosa troppo) e un semplice ragioniere potrà fare i conti relativi, allora si smetterà di ridere.

          Che poi, pensando al Trota come Padre della Patria, c’è ben poco da ridere.

          Già oggi, facendo i conti, gli italiani del Nord si stanno tagliando i coglioni per mantenere il sistema. Ma non lo si dice con la necessaria chiarezza, che bisognerebbe trarne le conseguenze (impalamenti a raffica di politici, per esempio).

    • Ritvan says:

      —-Ma quando arriva il mitico Ritvan Shehi a fare le pulci e le contro-pulci con precisione chirurgica alla Kurapovna circa la Questione Balcanica ? Moi—-

      Mio caro Moi, anche se in ritardo, mi sono ricordato di un detto popolare albanese che credo si possa applicare al caso Kurapovna: “non puoi star sempre a dire “shhhtttt” a ogni can che abbaia”:-):-). Pertanto, il mitico Ritvan:-) stavolta lascia correre…..

  7. mirkhond says:

    A proposito della Jugoslavia, oggi è il settantesimo anniversario della sua invasione da parte tedesca, italiana, bulgara e ungherese.
    ps. a Modena cosa ne pensano della Lega e della Padania?
    ciao

  8. Antonello says:

    Vorrei precisare, da abitante del Veneto non indigeno (e parecchio avverso alla Lega), che il sentimento popolare veneto è molto meno forte di quanto si creda. Tutt’al più si può parlare di carapace popolare, ma sappiate che è ben raro sentire “Viva il Veneto” (et similia) dalla “gente comune”, diciamo inversamente a quanto lo fa Zaia e la sua compagnia di briganti. Il punto è che in Veneto la Lega rappresenta una reazione in negativo al Centro-Sud italiano e al Sud del mondo, una reazione xenofoba ma, forse per voi sorprendentemente, non etnocentrica. Per dire, alla faccia dell’internazionalismo, la rossa Emilia mi è sempre sembrata molto più attaccata alla propria identità. Per non parlare dell’insularità di certe regioni del sud.

    Lo stesso vale per il supposto cattolicesimo veneto. Vero forse una volta, ma adesso il sentimento religioso (quello dei “basabanchi” e dei “magnaparticole”) è al minimo storico. Però ripeto: non guardate ai politici leghisti veneti, di media molto più estremisti dei loro elettori.

    • PinoMamet says:

      Mi fido di quello che dici tu che vivi nel posto;

      per un periodo, per una questione di antenne, ho ricevuto il TG3 regionale del Veneto, e ho notato che parlavano di “veneti” o addirittura “popolo veneto”, o “cultura veneta” moooolto più spesso di quanto in Emilia si parli di “emiliani”
      (di “popolo emiliano” non si parla semplicemente mai, “cultura emiliana” rarissimamente);
      ma immagino che per i telegiornalisti valgano le stesse considerazioni da fare sui politici di riferimento.

      Non mi pare però che gli emiliani-romagnoli abbiano mai vantato alcuna cultura regionale; cultura locale sì, naturalmente ognuno attaccato alle cose sue (i romagnoli alla Romagna, Bologna al suo passato medievale, Parma c’ha- anzi, c’aveva- il culto di Maria Luigia e altre svenevolezze simili);

      magari, se proprio vogliamo, l’identità regionale era quella di sentirsi un angolo piuttosto ben protetto e ben governato, che si sentiva minacciato, decenni fa, da ondate migratorie di temuta fede democristiana;

      in ogni caso, devo dare ragione a Mirkhond, il sentimento antiunitario quando e se c’è ha qui esclusivamente motivazioni economico-fiscali.

      Ciao!

  9. Moi says:

    Come già è stato detto una volta, la Valle Cis-Padana ha sempre creato un senso identitario nell’ Ethos, la Valle Trans-Padana nell’ Ethnos …

    Ancora oggi a Bologna (ma immagino in tutta la regione) è preferito e preferibile un extracomunitario che ispiri fiducia antiberlusconiana [a lungo la sx ha cavalcato la frase di Berlusconi sulla “Civiltà Superiore” per avere una Umma di Voti :-) … ma ormai questa “propulsione” mi pare esaurita da un pezzo …] rispetto a un autoctono che invece ispiri di essere o sia dichiaratamente berlusconiano ! :-)

    Più o meno era la stessa cosa prima di Berlusconi:

    soltanto c’ era la DC al posto del Cavaliere & Scagnozzi :-) e i Meridionali al posto degli Extracomunitari … che se ( e solo se !) ispirano fiducia di entrare nel Partitone hanno diritto a essere chiamati più gentilmente “Migranti” !

    Più o meno era così anche prima:

    i Meridionali Democristiani erano “Taròn” o “Maruchéin”, Quinte Colonne del Vaticano ;-) … quelli che facevano i Sacramenti di Partito ;-) tipo Tessera, Militanza, Diffusione Casa per Casa de L’ Unità, Volontariato negli Enti di Partito … erano più gentilmente “meridionali, “Gente del Sud” …

  10. mirkhond says:

    Nel 1990 mi recai a Verona in gita scolastica. Ricordo che dal pullman si notavano i cartelli leghisti, in fila uno dietro l’altro, sull’autostrada che ci portava in città.
    I cartelli recitavano frasi come “Sud Mafia”, “Sud Camorra” o roba del genere.
    Arrivati a Verona, stavamo passeggiando sul lungofiume dell’Adige, quando ci imbattiamo in un camionista che, in idioma veneto, ci chiese se eravamo baresi.
    Alla nostra risposta affermativa, divenne ancora più cordiale. Al chè io, piuttosto meravigliato gli chiesi se era di origine pugliese o comunque meridionale.
    “Mi son veneto!” mi rispose, aggiungendo che per lavoro spesso era stato in Puglia e aveva molti amici pugliesi, soprattutto della Terra di Bari.
    Fui così contento di trovare una persona tanto cordiale e socievole, che quando sento parlare del razzismo dei veneti, mi dò una scrollata ricordando questo lontano episodio.
    Stessa cosa quando, nel corso della stessa gita, ci recammo a Mantova. Qui la guida di uno dei palazzi dei Gonzaga fu molto cordiale, raccontandoci che anche lui aveva molti amici baresi.
    Hanno ragione Pino e Antonello, la gente è molto migliore dei politici che li rappresenta.
    ciao

  11. mirkhond says:

    Domenica scorsa, mi sono incontrato con un amico ferroviere che ha vissuto molti anni a Bologna e a Parma. Gli ho chiesto cosa ne pensano davvero di noi. Mi ha detto che i bolognesi inizialmente sono diffidenti, hanno bisogno prima di conoscerci. A Parma invece, sono più aperti. Lui si spiega questo col fatto che Bologna è un grande capoluogo con molta gente forestiera, di altre parti d’Italia e no, mentre Parma essendo più piccola, è più a misura d’uomo.
    ciao

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