Hezbollah contro Nello Rega, la grande minaccia chimica incombe sulla Lucania

nello-rega

Raffaele Gerardi e Nello Rega

Debka File, una misteriosa agenzia che nei media viene descritta come “sito dell’intelligence israeliana”, sostiene che Hezbollah e Hamas avrebbero mandato una missione congiunta a Benghazi, per comprare armi chimiche trovate dai ribelli in un deposito militare abbandonato.

Debka, che dietro le intifada arabe ci vede sempre la mano iraniana, è preoccupata per Israele; e quindi dimentica di dire che il  pericolo riguarda molto di più l’Italia, dove vive l’unico vero nemico di Hezbollah, il signor Nello Rega di Potenza.

O almeno così afferma il signor Nello Rega di Potenza, e noi non ci permetteremmo mai di mettere in dubbio la sua parola.

Riassumiamo brevemente la vicenda, cui abbiamo già dedicato ampio spazio qualche mese fa.

Nello Rega, titolare del Premio Dirupo D’Oro del comune di Pisticci e di varie altre onorificenze, nel 2009 ha scritto, assieme al disegnatore Raffaele Girardi, il libro Diversi e divisi, in cui lui racconta di come sia stato piantato da una fidanzata sciita libanese.

Il libro, distribuito amatorialmente dallo stesso Rega tra i propri amici, avrebbe suscitato, lui sostiene, una condanna a morte da parte di Hezbollah.

Ricordiamo che la guida di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha evitato per settimane di prendere posizione riguardo ai sommovimento in corso nei paesi arabi, per non essere accusato di interferenze. Ma c’è un limite a tutto, e così un misterioso branco di terroristi libanesi insegue ovunque Nello Rega.

Nello Rega afferma infatti di aver ricevuto proiettili nella posta, una testa di agnello (recapitatagli direttamente nell’auto) e persino di aver visto qualcuno che cercava di sparargli da una macchina. La faccenda va avanti ormai da anni, senza che la più efficiente organizzazione antagonista di tutto il Medio Oriente sia ancora riuscita a torcere un capello a Nello Rega.

Imperterrito, Nello Rega ha continuato a presentare a ritmo frenetico il suo libro, accolto in tutta Italia da chiunque gli creda, da Luca Zaia, ministro leghista, a  Franco Londei di Secondo Protocollo, che scrive lapidario:

“Chi attacca l’islam estremista deve morire. Ennesimo attacco a Nello Rega

E’ di oggi l’ultimo episodio che i pacifinti amici degli estremisti islamici si guardano bene dal pubblicizzare e/o diffondere. Una lettera nella cassetta della posta del giornalista RAI, Nello Rega, già vittima di un attentato nelle scorse settimane, co chiare minacce di morte di matrice islamica.”

Anche Franco Londei di Secondo Protocollo ha avuto una fantastica avventura libanese che crediamo lo accomuni a Nello Rega.

Così, il sindaco Luca Caselli ha consegnato a Nello Rega le chiavi simboliche della città di Sassuolo;  e numerosi altre autorità locali hanno dato simili segni di simpatia.

Nessuno scopo di lucro, spiega Nello Rega, precisando durante le sue conferenze che le royalties del suo libro non vanno a lui, ma a una Onlus – la LibanItaly – di cui è presidente sempre Nello Rega.

Comunque, Nello Rega è uno dei fortunati in Italia a godere dello status symbol per eccellenza, la scorta di carabinieri, che lo accompagna nelle sue incessanti presentazioni. Anche se Lorenzo Marotta, il preside del liceo scientifico di Acireale, ha avuto da ridire quando Nello Rega ha preteso un intero cordone di carabinieri per entrare nel suo istituto.

Solo nel mese di marzo, il nostro ha tenuto presentazioni a Roverbella (Mantova), Bagnolo San Vito (Mantova), Vigliano (Biella), Corinaldo (Ancona), Pescara, Tramutola (Potenza), Maschito (Potenza) Fiuggi, Montegranaro (Fermo), Ancona e Milano.

Probabilmente non pensava che tra tutte quelle località, avrebbe avuto guai proprio a Tramutola, in provincia di Potenza, 3.212 abitanti, dove si è recato lo scorso 14 marzo, assieme alla paziente scorta.

Nella sala della biblioteca comunale, tra il pubblico, c’era Leonardo Pietrafesa, un impiegato di banca laureato all’Orientale di Napoli e vissuto in Medio Oriente, che ha messo Nello Rega in seria difficoltà con alcune domande.

Nello Rega non è evidentemente abituato alla discussione: stando a quanto riferisce chi c’era, come prima reazione, l’autore avrebbe lanciato soldi verso il critico, invitandolo a darli ad Al Qaeda (una mossa astuta: al-Qaeda infatti è un acerrimo nemico di Hezbollah).

Il sindaco di Tramutola, Ugo Salera, ha cercato di azzittire il giovane, è intervenuta la scorta e alla fine, in un’intervista a un quotidiano locale (Il Quotidiano, 18 marzo 2011), Nello Rega ha minacciato anche di querelare il bancario (“ho già dato mandato ai miei legali di tutelare nelle sedi opportune la mia immagine“), annunciando contemporaneamente di aver avuto un incarico di docente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Urbino per la materia “Diritti dell’Uomo”.

Leonardo Pietrafesa non demorde, e scrive un lungo ma pacato intervento sulla pagina Facebook Fan di Nello Rega; Nello Rega risponde con poche righe:

“28 marzo alle ore 17.50

La invito formalmente a eliminare per comportamento scorreto e offensivo la sua nota dal gruppo. Ho già dato mandato ai miei legali per agire nelle sedi competenti. Le sue parole sono diffamanti!”

Un tentativo di censura curioso, visto che Nello Rega si presenta sempre come il campione della libertà di espressione.

Ad esempio, in una delle innumerevoli presentazioni del libro di Nello Rega,  questa volta presso la sede dell’Azione Cattolica di Avigliano, una certa Mara Salvatore (impegnata nel PD locale) aveva introdotto così il protagonista della serata:

“Non condivido le cose che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirle, con un pensiero Voltaire, l’illuminista della tolleranza, Mara Salvatore presenta Nello Rega.”

A sua volta, Leonardo Pietrafesa risponde a Nello Rega:

28 marzo alle ore 22.21
A mio avviso non c’è nulla di diffamante. Penso piuttosto sia stato diffamante da parte sua darmi del pagliaccio, rivolgersi in maniera volgare nei confronti di mia sorella e lanciarmi dietro dei soldi invitandomi a darli ad Al Qaeda. Quindi, non abbia timore. Mi porti pure in tribunale, poi vedremo come andrà a finire. Io ho i miei testimoni pronti a riportare i dettagli del comportamento suo e della sua scorta nei miei confronti. Se non ho agito legalmente io finora è solo perchè, a differenza sua, è sul livello delle parole che voglio mantenere lo scontro. Senza legali, scorte o interventi politici. Diciamo pure che è da uomo che mi sto comportando, io.”

Di seguito, riportiamo per intero l’intervento che Nello Rega sta cercando di censurare (ho spezzato un po’ i paragrafi per agevolarne la lettura).

In caso i legali di Nello Rega volessero darsi da fare nelle opportune sedi, ecco tutte le istruzioni che devono seguire per far rimuovere questa pagina. Sono scritte in lingua inglese, ma faccio di mestiere il traduttore e le mie tariffe sono assai ragionevoli.

Gentile Dott. Rega,

mi preme innanzi tutto precisarle una cosa: non le sono nemico.

Sono critico nei suoi confronti, sono scettico, le sono al più un avversario ma non certo un nemico. Io, a differenza sua, rigetto in toto la visione dualista di stampo quasi manicheo della vita: o mi sei solidale o mi sei nemico, o sei vittima o sei carnefice, solo per citare alcune delle sue parole. L’esperienza umana è ricchissima di sfumature e di contraddizioni che malvolentieri si ripiegano nella semplicistica linearità del “bene o male”. Così come in ogni altra manifestazione dell’ esistenza umana, anche nella religione queste evidenze si manifestano.

L’Islam, come tante altre religioni, ha le sue contraddizioni, molto spesso riconosciute dai suoi stessi fedeli, tanto è vero che non esistono versioni “ufficiali” dell’Islam e anche distinguere ortodossia da eterodossia diventa estremamente complesso. Sin dalla sua nascita non sono mancate scissioni e divisioni interne, a volte anche molto cruente a profonde come quella tra Sunniti e Sciiti, a volte invece legate ad un mero esercizio interpretativo come quella che portò alla creazione di quattro scuole di pensiero del diritto islamico.

Ciò che sto cercando di fare non è certo ripercorrere rapidamente la storia della religione islamica, si tratta piuttosto di un tentativo di mostrare quanto poco l’Islam sia una religione dogmatica e alla luce di questo dimostrare quanto poco realista sia la sua visione monolitica di una religione praticata e vissuta da oltre un miliardo e mezzo di persone, che vivono in paesi molto differenti fra loro come Indonesia e Tunisia, con culture a volte molto omogenee come nel caso  dell’Arabia Saudita, a volte invece estremamente eterogenee come nel caso del Libano. L’islam non è poligamia e donne velate, non è una serie di divieti e prescrizioni, non è digiuno e preghiere reiterate. L’Islam è una cultura antica e variegata, piena di sfaccettature a volte universali a volte molto poco condivisibili. Ci sono miliardi di musulmani che rabbrividiscono davanti all’infibulazione praticata in una parte dell’Egitto e del Sudan, retaggio del preesistente culto del Nilo, non certo introdotto dal Corano. Milioni di donne musulmane ogni giorno rifiutano di interpretare maschilisticamente delle vaghe (e ancor oggi frutto di varie interpretazioni) indicazioni coraniche sull’uso del velo e non sono per questo automaticamente minacciate o denigrate.

Milioni di donne musulmane invece rivendicano tenacemente il diritto di manifestare la loro  appartenenza identitaria sfoggiando foulard di varie fogge sui loro capi, come è accaduto già in passato in Francia. Molte, moltissime donne, bisogna darne atto, sono quotidianamente vessate e oppresse nel mondo islamico, ma molte altre sono invece libere di frequentare le università, di  sposarsi per amore, e di essere parte attiva e integrante di un partito politico. Sia sincero con se stesso, quante donne architetto ha conosciuto in Libano? Quante donne parlamentari in Palestina? Quante erano medico in Algeria? Nella mia esperienza come cooperante di ONG in Medio Oriente per molto tempo e molte volte mi sono trovato a discutere con tenaci donne manager, con abili avvocatesse o con argute parlamentari. Non posso certo ignorarle, per il solo fatto che il mio “Orientalismo”, citando Edward Said, mi spinge a notare solo l’esotica diversità nelle culture altre. Durante le sue presentazioni invita le donne a indossare il burqa per far provare la sensazione di essere “musulmane per un giorno”, ma come può saltare a piè pari tutto il movimento femminista islamico, oggi giorno rappresentato così bene da Fatma Mernissi e da Amiry Suad? Così anche quando tratta dell’omofobia, fa ricadere tutto sulla causa comune dell’Islam, ignorando vistosamente il fatto che l’omosessualità è punita con pene molto più severe nell’Africa Sub-sahariana, piuttosto che nel Maghreb. Molto spesso le cause sociologiche di alcuni eccessi, come la violenza domestica, l’accanimento verso i diversi, il maschilismo, sono da trovarsi più nelle precarie condizioni socio-economiche o nello scarso accesso alla  scolarizzazione, che insite nella cultura stessa in cui si manifestano.Come fa a non considerare il fatto che molti degli eccessi che denuncia hanno come teatro nazioni non certo democratiche e spesso violentemente autoritarie. Possiamo dire sempre che uno Stato che governa su un territorio sia la più degna manifestazione umana della cultura dominante della popolazione che lo abita?

In conclusione mi pare evidente, da orientalista, che la sua sia più che una ricerca molto superficiale e grossolana, una deliberata ricerca del sensazionalismo e lo stile del suo libro lascia poco spazio all’immaginazione in questo senso. La sua bibliografia è troppo scarna e “orientata” verso l’islam radicale di Tareq Ramadan o verso quello sciita da proselitismo, come nel caso delle pubblicazioni della Irfan Edizioni.

Non può certo trattarsi solo di un errore veniale compiuto da un inesperto islamologo autodidatta, quale lei dimostra di essere. Ho più la sensazione che abbia deliberatamente cercato il clamore della notizia. Col suo scimmiottare lunghe citazioni di sterile letteratura da bancarella, lei sembra più interessato a ridicolizzare, quando non a demonizzare, piuttosto che a indagare davvero sulla vera natura dei fenomeni.

La natura del suo testo risulta ancora incompresa ai più, perfino bol.it, unico sito di vendita online a trattare la sua opera, la categorizza come “Letteratura di viaggio”. Certo non è un saggio, somiglia più ad testo di autopromozione camuffato da romanzo.  Mi chiedo come mai non abbia approfondito sui testi fondamentali dello studio dell’Islam che ogni orientalista italiano conosce, come i testi di Vercellin, Ventura, Lo Jacono, Allevi, Campanini, Cilardo e via discorrendo.

Come fa uno che, come lei, non conosce l’arabo o il persiano o qualsiasi altra lingua utile all’esegesi dei testi fondamentali di questa cultura, ad affidarsi solo a flebili fonti di seconda mano e poi diffonderle come oro colato? Se come dice si sente un esperto in materia, perchè non ha mai presentato il suo libro in qualche Università o al cospetto di qualche luminare della materia? Si proclama portatore della verità assoluta, per il solo fatto di non essere mai stato querelato per quello che scrive, ma crede davvero che la definizione di Vero possa ridursi alla  mera “assenza di smentite”?  Ho ragione di credere che senza la storia, vera o presunta che sia, delle minacce di Hezbollah, i suoi sforzi sarebbero caduti nel vuoto. Mi viene da pensare che senza il clamore quasi circense del giornalista con la scorta, la sua voce non avrebbe avuto l’eco sperata.

Non mi fraintenda, nel dubbio sulla veridicità o meno della minaccia, preferisco sapere che lei è al sicuro ed incolume, piuttosto che sapere che lo stato lesini sui costi che questa operazione comporta. Tuttavia mi consenta, trovo davvero fuori luogo che lei si permetta di quantificare monetariamente il costo che i rifugiati politici comportano per lo Stato Italiano, come ha fatto in occasione della sua presenza a Tramutola. Dov’è la solidarietà che tra persone minacciate e in difficoltà dovrebbe essere spontanea e naturale? Ancor più attesa da una persona della sua morale, impegnata attivamente nel sociale con una onlus che, seppur ignota alle altre organizzazioni umanitarie italiane presenti da quasi 30 anni in Libano, pare fare davvero del bene. Fossi in lei, più che trovare legittimità nella pietas di uomo costretto a vivere sotto scorta, la cercherei nei contenuti che esprime. E il desiderio di libertà, uguaglianza e democrazia che milioni di uomini nel mondo arabo stanno dimostrando sacrificando la propria vita, dovrebbe farla riflettere su quanto si fosse sbagliato a giudicare certi fenomeni così frettolosamente, forse mosso dal desiderio di rinfrancare il suo cuore infranto. Il vantaggio di vivere in un mondo libero da imposizioni fondamentaliste è quello di potersi quotidianamente informare, aggiornare ed elaborare nuovamente le proprie idee. Come diceva Churchill: “Fanatico è colui che non può cambiare idea”.

ordine-della-giarrettiera

Print Friendly
This entry was posted in islam and tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

14 Responses to Hezbollah contro Nello Rega, la grande minaccia chimica incombe sulla Lucania

  1. rossana says:

    Non so chi sia il Nello Rega di cui si parla (e non credo me ne verrà la curiosità), ma questa lettera potrebbe (dovrebbe) essere la premessa minima da cui sempre partire prima di lanciarsi in qualche crociata, di qualsiasi natura e a qualsiasi proposito.
    Vale, come premessa, quando a sproposito si argomenta di Islam e vale come metodologia quando si parla di differenze culturali, umane, religiose, etiche.
    Insomma, leggendo, ho avuto la bella sensazione che un Nello Rega potrei riconoscerlo in tanti attuali politici e in molti loro sostenitori.
    E che sia di tanti Leonardo Pietrafesa, che abbiamo necessità vitale.

  2. roberto says:

    “Il libro (…) avrebbe suscitato, lui sostiene, una condanna a morte da parte di Hezbollah”

    è scritto così male?

  3. Zerco says:

    Pensate che Debka, che apre giustamente questa finestra sull’odio arabo, è la fonte principale delle analisi strategiche sul “terrorismo” della stampa italiana, a partire da Ansa e Corriere della Sera (che si pavoneggiano nel citarlo, insieme al più teatrale SITE e al più dotto MEMRI), in particolare del giornalista Guido Olimpio. Se a Orio al Serio viene trovato un coltellino svizzero nella valigia di un rappresentante di pistacchi iraniano, il giorno dopo sul Corriere c’è un reportage dettagliatissimo che collega il pistacchio alle bombe atomiche di Ahmadinejad e a tutti i passaggi che le armi terrificanti, che l’Islam sta dispiegando per soddisfare la sua sete di odio, compiono per seminare morte e distruzione in occidente, travestite da frutta secca. Nomi dei terroristi, struttura organizzativa, luoghi di passaggio, mediatori (nomi loro, delle mogli, dei figli anche minorenni e dei cugini fino al quarto grado), orari di sbarco, numeri di matricola delle armi e caratteristiche tecniche, fotografie delle armi (imbracciate da grifagni uomini in turbante in luoghi desertici compresi tra Agadir e Karachi) potenzialità mortifera, numero dei bambini occidentali ed ebrei che hanno le armi già puntate alle loro testoline, in quali scuole, asili, quali mcdonald e quali campi giochi. Hamas ed Hezbollah sempre sempre protagonisti in questo lauto banchetto di morte, tutto con ricco condimento delle possibili metamorfosi attuali di al Qaeda. Che, però, come Stanislao Moulinsky, nei suoi innumerevoli travestimenti, alla fine è costretto a dire: “Ebbene sì, maledetto Carter… hai vinto un’altra volta!”. Dove Nick Carter è Guido Olimpio/Debka.
    Non mi ricordo se Miguel ne ha parlato in passato (difficile che gli sia sfuggito, ma non ho fatto il search per sincerarmene), ma certamente meriterebbe un post succoso. Forse meno colorito e più tragico di quelli impagabili di Nello Rega (perché c’è gente innocente come Yussef Nada che, a causa di Nick Carter Olimpio sta ancora marcendo in galera), ma altrettanto utile.

    • necroclerico says:

      sono i piastacchi la vera arma.
      ricordate: i pistacchi.
      pistacchi verdi. e croccanti.
      crocantissssimi!

  4. Zerco says:

    … mi è successa la stessa cosa di Avenarius.
    scusate

  5. Zerco says:

    Ecco l’ultima di Nick Carter Olimpio.

    http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_01/lanciarazzi-libia-guido-olimpio_2bdbfd5c-5c29-11e0-b06c-b43ad3228bba.shtml

    naturalmente ora si occupa della Libia, non cita Debka, perché deve fare vedere di averci messo del suo e lavorato anche oggi, ma … guarda caso Hezbollah e Hamas c’entrano sempre!

  6. Andrea Di Vita says:

    Per Avenarius

    Palo per esperienza: anche se non si digita il security code, e si riceve un messaggio di sollecito in risposta, basta dare OK e il post compare lo stesso. Se invece dopo questo messaggio si digita davvero il codice, allora il post ocmoare due volte.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  7. Dorian Soru says:

    Anche io voglio far rimuovere tutte le pagine, ma c’è un “.” (che a me il browser vede come %2e) nell’url a cui punta il link su nearly free speech prima di https e il link non si apre. %2ehttps://www etc non gli torna.
    Si può rimuovere il punto e poi per le pagine vediamo più in là?
    Molto carina comunque la lettera di Pietrafesa. Riesce a sintetizzare l’abbiccì in poche parole.

  8. Moi says:

    … Ma che intellettualoidi che siete !

    La cosa si risolve trovando a Nello Rega una nuova “Fidanzata Islamica” :-) , una che non possa tradirlo perché ha bisogno di protezione dai Barbuti Cattivi, magari con qualche decennio in meno :-) nonché in cerca di una figura paterna … Karima-Ruby purtroppo è già impegnata, ma guardate qui :

    http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=142614&sez=LASTORIA

    direi che questa “Miss Islamica” [sic] fa(rebbe) proprio al caso di Nello Rega !

    … Ecco a voi Shanna Bukhari !

  9. Pingback: Nello Rega, docente all’Università di Urbino? Lì non lo conoscono… | Kelebek Blog

  10. Pingback: L’on. Souad Sbai del PdL incontra Dio. In persona. | Kelebek Blog

  11. Pingback: Nello Rega. Gli tolgono la scorta, ma qualcuno gli vuole ancora bene | Kelebek Blog

  12. Pingback: di-wan » Archive » Il caso del libro “Diversi e divisi” ad Adro: contro la lotta di classe pillole di razzismo porta a porta

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>