Libia, la rivoluzione sconfitta

La maggioranza trova perfettamente naturale che in questi giorni ci sia un attacco armato internazionale contro un paese vicino, che non ha fatto nulla per provocare tale attacco.

La minoranza che non apprezza, si divide a sua volta – a grandi linee – tra due correnti: una  simpatizza in qualche misura con il governo libico, l’altra con i ribelli libici, pur condannando l’attacco internazionale.

Su questa seconda posizione, Anarkismo.net ci presenta la traduzione di un articolo di grande interesse, scritto dal blogger libico Saoud Salem.

Ecco qualche paragrafo, di autentico buon senso:

“Come possiamo accettare questa situazione? Come spiegheremo tutte queste vittime alle generazioni future e tutti quei cadaveri ovunque?

Essere liberati da Gheddafi solo per diventare schiavi di coloro che lo hanno armato e lo hanno sostenuto in tutti questi anni di violenza e di repressione autoritaria?

Dopo il primo errore – aver militarizzato la rivoluzione popolare – stiamo commettendo il secondo errore: l’istituzione di una nuova dirigenza o di figuri che provengono dai resti del regime libico della Jamahiriya. Ed il nostro terzo errore si sta realizzando inevitabilmente: chiedere aiuto ai nostri nemici. Spero solo che non commetteremo anche un quarto errore, e cioè l’occupazione e lo sbarco dei marines.”

Il resto qui (ma io ci sono arrivato tramite Canale di Sicilia).

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9 Responses to Libia, la rivoluzione sconfitta

  1. Lorenzo says:

    Allora sembra che la questione libica stia dividendo anche il ristrettissimo campo di chi si oppone alle guerre… tanto per confondere un altro po’ le idee vi segnalo questa intervista a Gabriele Del Grande, che ha il vantaggio di scrivere da Benghazi:

    Generazione revolution: da Benghazi a Lampedusa

  2. Per Lorenzo. E’ un articolo interessante e non ne contesto il contenuto per quanto riguarda il versante libico. Tra l’altro, non penso che le rivolte siano mai frutto di semplici complotti : la gente rischia la vita per cose che sente abbastanza profondamente.

    Ciò che manca totalmente nell’articolo è la coscienza di cosa sia la coalizione che ha attaccato la Libia. Forse perché, se si prova simpatia per i ribelli, non si ha voglia di guardare chi sono i loro alleati.

  3. Lorenzo says:

    Non penso che Gabriele Del Grande non abbia coscienza di cosa sia “la coalizione dei volenterosi”. Il fatto è che ora si trova in Libia (massimo rispetto per il suo coraggio, comunque, è facile picchiettare sulle tastiere al calduccio – questo naturalmente vale anche per me) e racconta quel punto di vista.

    Forse la domanda giusta è: i ribelli si rendono conto di cosa sia la coalizione che ha attaccato la Libia?

    • L’unica cosa che ha evitato la caduta di Bengasi…

      • Lorenzo says:

        e dal loro punto di vista è probabilmente vero, ma chi li libererà dai liberatori?

        • Francesco says:

          mi pare che la prima questione sia liberarsi dall’oppressore, solo poi ha senso pensare a scrollarsi di dosso il liberatore

          sarebbe da bei minchioni tenersi un oppressore certo per timore di un’oppressione possibile (e certamente molto meno pesante anche nell’ipotesi peggiore)

          e non credo affatto che gli arabi siano dei minchioni “per destino scritto nel DNA”!

  4. Francesco says:

    Segnalo che una parte cospicua degli anti-guerra è motivata dai nobili ideali del “che ce ne frega di quegli arabi” e “Gheddafi tiene gli immigrati lontani da casa nostra”.

    Motivazioni che fanno sembrare la coalizione internazionale una raccolta di anime nobili.

  5. Pingback: Libia, il rispettabile errore del Gabriele Del Grande | Kelebek Blog

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