Libia, come i servizi francesi prepararono la rivolta

L’attacco alla Libia ha probabilmente molte cause, che non conosceremo finché non potremo leggere le carte segrete; e quando potremo leggere le carte segrete, non gliene importerà più niente a nessuno, come avviene oggi con il Vietnam.

La nostra ipotesi – non la verità, la nostra ipotesi - è che l’attacco alla Libia sia in buona parte quello che la buonanima di Lenin avrebbe chiamato un conflitto inter-imperialista.

In sostanza – le grandi imprese italiane, fortemente appoggiate dal governo, hanno investito fortemente in Libia; e la Libia ha garantito l’energia che manda avanti la famosa Azienda Italia. Che poi è quella che permette al centrodestra di sopravvivere elettoralmente.

Per farlo, le aziende italiane hanno accettato condizioni molto favorevoli al governo libico, creando problemi seri alle aziende francesi. E queste ultime hanno un rapporto storico con uno Stato ben più serio di quello italiano.

Sia chiaro, se gli imprenditori francesi decidono di scippare quelli italiani, la cosa non ci fa soffrire particolarmente, e non tifiamo minimamente per i secondi. Però, più che tifare, a noi interessa capire.

Mentre l’Italia poteva permettersi il lusso di tifare per gli attacchi all’Iraq o all’Afghanistan, qui per la prima volta dovrà pagare un prezzo altissimo; e i primi a doverlo pagare saranno gli imprenditori italiani.

Da qui, una conseguenza assolutamente sorprendente. Certo, ci sono voci isolate di sinistra contro la guerra; ma la vera opposizione, dovuta a cause molto materiali, proviene dalla base del centrodestra, e viene cavalcata dalla Lega e dal quotidiano Libero.

Franco Bechis è un giornalista di Libero che fa da guardia del corpo mediatico di Silvio Berlusconi.

Lo fa però documentando le contraddizioni e le meschinità degli avversari del barzellettiere nazionale, e quindi presenta spesso materiali interessanti per chi, come noi, considera con lo stesso disprezzo gli esponenti di entrambe le fazioni.

Basandosi su documenti dei servizi francesi e su un articolo della newsletter (a pagamento) Maghreb Confidential, Bechis racconta la storia di Nouri Mesmari, capo del protocollo di Gheddafi, fuggito in Francia dove lavora con il Dsge - i servizi segreti francesi – alla preparazione di una curiosa spedizione mista di imprenditori e militari francesi a Benghasi. La delegazione incontra a Benghasi Abdallah Gehani, un colonnello dell’aeronautica che avrebbe poi preparato la rivolta libica.

Bechis racconta poi degli incontri tra Mesmari, il Dsge e i futuri dirigenti della rivolta…

Noi non crediamo, in genere, che una singola pista o una singola serie di incontri spieghi realtà enormi come una guerra.

Ma Franco Bechis presenta comunque un’interessante documentazione per una futura ricerca sulle vere cause di questa guerra: come sempre, noi ci troviamo già in guerra, prima ancora di sapere perché.

Fools rush in, where angels fear to tread.

Sarkozy-Libia-guerra-all’Italia

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16 Responses to Libia, come i servizi francesi prepararono la rivolta

  1. PinoMamet says:

    Io faccio il tifo, invece, lo dico apertamente:
    prima di tutto, per chi mi fa pagare meno la benzina;
    sospetto che questo, molto spesso, coincida con l’interesse nazionale.

    Poi, comunque, contro i francesi.

    Della politica interna libica non so niente, e perciò non prendo parte.
    Ciao!

    • Andrea Di Vita says:

      Per PinoMamet

      Propongo di applicare la tua idea nel modo più semplice. Alleiamoci come oggi con la Francia, impegnamoci ilpiù possibile con la ‘coalizione dei volenterosi’. Con la nostra secolare tradizione di cerchiobottismo la facciamo perdere e ci prepariamo a trattare col vincitore. E’ quello che abbiamo fatto già col Fuehrer, e con un certo successo, mi pare. (Ho sempre ammirato ‘La patente’ di Luigi Pirandello).

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  2. sor pampurio says:

    Noto che è ritornata in giro per mail una catena di s.antonio farlocca, che già girava anni fa, e che approfitta del nome di Grillo, che propone di boicottare Shell e Esso per “abbassare il prezzo della benzina”, e “viene dalla Francia”.

  3. sor pampurio says:

    Noto che è ritornata in giro per mail una catena di s.antonio farlocca, che già girava anni fa, e che approfitta del nome di Grillo, che propone di boicottare Shell e Esso per “abbassare il prezzo della benzina” e che, dice l’appello, “viene dalla Francia”.

    • Andrea Di Vita says:

      Per sor pampurio (arcicontento? :-) )

      L’ho notata anch’io, e cestinata come da indicazioni del solito blog anti-catrene-di-Sant’Antonio di Attivissimo. Riporto invece le indicazioni sul costo della guerra riportate per i cittadini Britannici (http://bigben.corriere.it/):

      ”un’ora di volo di un Tornado costa 35 mila sterline, un’ora di volo del Typhoon 70 mila (sia i Tornado sia i Typhoon britannici sono ora dislocati a Gioia del Colle in Italia), un missile vale fra le 750 e le 800 mila sterline, un giorno di navigazione di un sottomarino della flotta di sua maestà pesa sul bilancio per 200 mila sterline e un suo missile per 500 mila, mentre le due fregate spedite nel Mediterraneo chiedono al tesoro 90 mila sterline (sempre al giorno). Fino ad ora la spesa è stata di circa 18 milioni di sterline. Allungandosi i tempi della guerra le uscite rischiano di arrivare (fonte governativa) fino a mezzo miliardo di sterline.”

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  4. Pingback: Come sempre… | sinestado

  5. jam says:

    …tutto il mondo é paese, perché sabato 19 marzo quando 110 missili sono partiti come se fossero coriandoli x chi li lanciava, 110 ferite x chi li riceveva, la luna era piena in tutto il mondo. Ma la Libia quella notte era speciale, x’ le bombe sono arrivate a casa sua. La luna a Tripoli quella notte pensava: e se non fossi stata cosi “piena”???
    Conoscevo i full moon party, conoscere i full moon bombing, mi lascia perplessa, of course….
    ciao

  6. mirkhond says:

    Non sono un conoscitore della realtà libica, soprattutto quella attuale, ma, mi ha colpito, attraverso i servizi giornalistici televisivi di quest’ultimo mese, notare la scarsa o nulla conoscenza della lingua italiana da parte dei libici intervistati.
    Mi viene in mente la reazione al passato coloniale, ma allora anche dal Marocco alla Tunisia, soprattutto in Algeria, la popolazione non dovrebbe conoscere e parlare più in francese, e sappiamo quanto sia stata lunga e sanguinosa la lotta di liberazione algerina antifrancese. Lotta immortalata dalla Battaglia di Algeri di Pontecorvo.
    Quello che penso, ma posso naturalmente sbagliare, è che il Colonnello Tamarro, se da un lato ha dovuto riavviare i rapporti con l’Italia per interessi economici, dall’altro abbia costruito il consenso e un’identità libica postcoloniale, proprio sull’odio antitaliano, tipo il giorno della vendetta.
    Ora, tutti sappiamo dei 20000 italiani cacciati nel 1970, anche se il grosso della popolazione italiana (120000 nel 1940), se n’era già andata (o era stata cacciata, ma mi piacerebbe saperne di più), a quella data.
    Anche nel Maghreb francese credo che sia avvenuto lo stesso con la ben più numerosa popolazione francese e francesizzata (solo in Algeria, credo, qualche milione).
    Tornando al rapporto linguistico Libia-Italia, tenendo conto di quanto detto, o la conquista italiana dev’essere stata più efferata rispetto a quella francese, o Gheddafi è molto più “nazionalista” delle leadership magrebine ex francesi, oppure agli occhi dei libici deve aver giocato il più scarso e modesto prestigio dell’Italia, rispetto alla Francia, anch’essa non più potenza coloniale, ma sentita e vissuta appunto come “più prestigiosa” rispetto a noi.
    Questi ovviamente sono solo pensieri in libertà e ben venga chi può aiutarmi a far luce, su una realtà vicina e lontana allo stesso tempo.

  7. Peucezio says:

    Mirkhond, propendo per l’ultima ipotesi: noi al solito siamo percepiti (di solito per colpa nostra) come quelli che non contano un cavolo, dunque a che pro studiare la nostra lingua ecc.?

    Miguel,
    so bene che sei il tipo di persona libera che non baratta la propria libertà per vantaggi di sorta. Però permettimi una considerazione pratica elementare: se l’economia italiana si deprime perché gli imprenditori vanno male, la benzina costa di più ecc., ci saranno anche meno investimenti e meno produttori che avranno bisogno della traduzione dei manuali tecnici dei loro prodotti, ci saranno anche meno contratti e altri documenti da tradurre e chi ne avrà comunque bisogno sarà disposto a pagare meno di prima. Inoltre, se anche non ti sposti mai in macchina, alla lunga aumenteranno i bigletti dei mezzi pubblici e in generale i costi di tutti i beni e servizi.
    Tu te ne fotti e non tifi per nessuno. E’ apprezzabile, è un segno di autonomia morale, di forza, ma non ti pare un po’ esagerato. Sei così certo che la cosa ti sia così indifferente?

  8. Salve prof. Martinez,
    non intervengo mai anche perchè raramente riuscirei a contribuire in modo costruttivo al dibattito, ma stavolta faccio un’eccezione tanto per ringraziarLa della prospettiva stimolante e spesso da “dietro le quinte” degli avvenimenti che ci offre, tanto per unirmi al coro degli increduli: andare dietro ai francesi non è stata solo una follia, ma è stato l’inizio dell’ennesima figura da idioti che ci accingiamo a fare. Per quanto riguarda poi i finti pacifisti che qualche anno fa sfilavano con le bandiere della pace contro Bush e la guerra in Iraq, non posso che essere sui suoi stessi toni di disprezzo; d’altronde, il problema di tutta quella sinistra è che oggi a bombardare sia il loro “nobel per la pace” Obama, uno che è stato fatto passare come il nuovo Messia (religione civile?), ma che si è rivelato subito una grande delusione – e non ci servono gli ultra-liberali dei TeaParties per dimostrarlo, ma basta fare due conti. Ciò che fa riflettere è poi la faciloneria con cui sia passata nell’opinione pubblica l’idea che ci si trovi dinanzi ad una rivoluzione democratica, elemento che sconteremo, man mano, più avanti, quando saranno tutti costretti ad aprire gli occhi dinanzi alla frittata.
    Grazie, continui a scrivere.
    AF

  9. Francesco says:

    Miguel

    non capisco una cosa della tua ricostruzione: quali problemi pone alle imprese francesi il prosternarsi degli italiani alle pretese libiche?

    pensi che questo sugerisca cattive idee agli algerini?

    insomma, mi pare che manchi un pezzo decisivo

    ciao

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