Libia, adesso si chiama “partecipare”

Dai lanci di agenzia su Repubblica:

“ore 17:57
Frattini: Italia vuole partecipare a dopo Gheddafi
“Noi vogliamo condividere problemi, responsabilità, ma anche partecipare a questa nuova Libia che verrà dopo Gheddafi”. Così il ministro degli esteri Franco Frattini, in collegamento telefonico a “Domenica Cinque”, di Claudio Brachino, ha affrontato il delicato tema della situazione libica. “Voglio dire con grande chiarezza, che noi ci troviamo in una situazione delicata e difficile. Dobbiamo assolutamente escludere l’ipotesi che l’Italia resti sola, solamente perchè geograficamente è vicina alla Libia così che i problemi siano i nostri e i vantaggi siano di altri. Noi vogliamo condividere problemi, responsabilità, ma anche partecipare a questa nuova Libia che verrà dopo Gheddafi” .

Due considerazioni, del tutto a margine.

La prima, che i ministri dei nostri tempi devono rendere conto a qualcosa che si chiama Domenica Cinque.

La seconda, che c’entra e non c’entra, ma c’entra.

Se cercate Frattini reddito su Google, troverete due tipi di risultati molto diversi.

Il primo si riferisce alla proposta di Franco Frattini di espellere dall’Italia chiunque – anche cittadino europeo – non riesca a dimostrare di avere un reddito.

Il secondo si riferisce al curioso fatto che Franco Frattini, nell’anno 2007, abbia avuto un reddito imponibile pari a zero euro e zero centesimo.

colonialism1

Un viaggiatore partecipante

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3 Responses to Libia, adesso si chiama “partecipare”

  1. Leo bis says:

    Caspita, se non lo ricordava Miguel (in qualche post precedente o in qualche rimando) io non ci avrei mai fatto caso !
    E’ il centenario di un massacro Made in Italy (peraltro drammaticamente importante nel dare un contributo all’inizio della inutile strage.
    Già mi pare di ascoltare La Russa che emula un vecchio capo del governo italiano (in quel caso a proposito dell’Etiopia) :

    “Abbiamo asbeddado gend’anni ! Ora (digiamo) basdaaaa !!

  2. ventopiumoso says:

    anno 1911:

    “Da circa ottant’anni un popolo incivile teneva nella schiavitù più obbriobiosa due fertili provincie dell’Africa settentrionale. Questo popolo che ha sempre governato con la violenza, con la rapina, con il più indegno sfruttamento, ostacolava in ogni maniera il glorioso avanzare delle civiltà, infondendo nelle popolazioni soggette tutta la malvagità del suo animo abbietto.

    La nostra Italia che è sempre, e lo sarà, all’avanguardia del progresso non poteva rimanere indifferente a che quelle provincie, che per la loro posizione geografica le dovevano appartenere, seguitassero a restare in quello stato di incivile abbrutimento e di infame ser- vaggio. E ricordando come queste, in tempi molto lontani, per merito dei suoi figli fossero state civili e fertili le ha con magnifico gesto strappate dalle rapaci mani dei suoi oppressori.

    Questo nobile atto della nostra Italia è stato favorevolmente accolto da tutto il mondo, e se prima vi erano dei malcontenti che per falsi sentimentalismi o per volgari interessi si dimostrano contrari, di fronte agli atti briganteschi, degni di belve, che durante questa guerra i nostri nemici hanno, con voluttà sanguinaria, commessi, questi nostri avversari hanno dovuto ricredersi ed unirsi, più o meno sinceramente, alla unanime disapprovazione per i nostri nemici e agli inni per la nostra azione.

    All’ombra del tricolore non vi sono state ne vi saranno commesse ingiustizie né iniquità. Le terre della Tripolitania e della Cirenaica che sono state bagnate dal sangue italiano sono per noi sacre; e, con il cuore pieno di. esultanza, abbiamo rivisto il nostro glorioso eroismo rifulgere ancora una volta dimostrando luminosamente che i figli di Italia non degenerano dai loro padri che con il loro valore seppero imporgi alla meraviglia del mondo.”

    mi pare che non sia cambiata una cippa, da allora!

  3. Pingback: Siamo in “guerra contro la Libia”… ma la chiamano “no fly zone”. | Valerio Mele

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