Il trucco libico

Se ho capito bene, le cose stanno così.

In Libia, c’è un governo.

A me, questo governo non ha mai fatto particolare simpatia, perché conosco storie non belle di migranti che sono passati per quel paese, e perché comunque un governo dopo quarant’anni al potere inizia sempre ad andare a male. Inoltre, da traduttore, ho spesso a che fare con chi lavora in Libia, e ho raccolto molte lamentele sulla natura piuttosto capricciosa e imprevedibile dell’amministrazione.

Ma queste mie considerazioni emotive non c’entrano con quelle del diritto. Il governo della Libia è indubbiamente legittimo nel senso più freddo, cioè può emettere passaporti riconosciuti in altri paesi, e l’uomo più in vista del paese – che curiosamente non riveste alcun incarico governativo – viene ricevuto con sorrisi e strette di mano da altri capi di stato. Tra cui non solo Silvio Berlusconi, ma anche Obama e Sarkozy.

In particolare, il nostro paese è vincolato al governo della Libia da un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista” firmato “dall’onorevole Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi e dal leader della Rivoluzione, Muammar El Gheddafi”.

Tale trattato garantisce

“il rispetto dell’uguaglianza sovrana degli Stati; l’impegno a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica della controparte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite; l’impegno alla non ingerenza negli affari interni e, nel rispetto dei princìpi della legalità internazionale, a non usare né concedere l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile nei confronti della controparte; l’impegno alla soluzione pacifica delle controversie.”

Un trattato che nel giro di qualche ora, ha fatto la stessa fine che fece nel 1915 il trattato che vincolava l’Italia a non pugnalare alla spalle l’Austria. Per motivi espressi con disarmante sincerità da Italo Bocchino.

Il legittimo governo libico è stato oggetto di una vasta ribellione armata. Su questa ribellione, si è detto di tutto – “è al-Qaida”, “no, sono i giovani cinguettatori di Twitter”, “no, sono i fedeli della vecchia monarchia”.

Non solo io ignoro chi siano i ribelli; lo ignorano anche tutti gli editorialisti che pure li esaltano. Due ipotesi sembrano comunque abbastanza ragionevoli. Ciò che i ribelli appartengano  ad alcuni clan tradizionali esclusi dalle rendite petrolifere; e che esprimano il fortissimo risentimento di gran parte della popolazione contro l’immigrazione dall’Africa Nera, tanto che la rivolta è stata accompagnata da alcuni sanguinosi massacri di migranti.

La ribellione ha però incontrato, a quanto pare, l’ostilità della maggioranza del paese e certamente delle sue forze armate, e nel giro di alcuni giorni ha subito alcune decisive sconfitte.

Tutto questo è avvenuto in concomitanza con due sommosse nel mondo arabo – quella dello Yemen e quella del Bahrein.

In un giorno, i cecchini dell’esercito yemenita hanno ucciso 72 manifestanti (non sappiamo quanto rappresentativi della società yemenita nel suo complesso), mentre nel Bahrein è intervenuto direttamente l’esercito saudita per sopprimere una rivolta promossa dalla schiacciante maggioranza della popolazione. Anche gli Emirati Arabi, che partecipano alla coalizione anti-Gheddafi, hanno contribuito alla repressione della rivolta in Bahrein con “almeno 500 poliziotti“.

Mentre cadevano le ultime fortezze dei ribelli libici, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973, che  esige dalla Libia il cessate il fuoco e la fine di “attacchi contro i civili”.

E qui, se ho capito, sta tutto il trucco.

In Libia, lo scontro non è infatti – come invece in Tunisia, Yemen, Bahrein o Egitto – tra le forze armate da una parte, e masse di manifestanti pacifici dall’altra. In Libia, i ribelli hanno armi, carri armati e persino un caccia (che hanno esibito tra l’altro subito dopo l’imposizione della No Fly Zone).

Ma non appartenendo a un esercito regolare, potrebbero essere definiti in effetti dei “civili“. Anche quando vengono addestrati da truppe straniere. Nei lanci di agenzia ripresi da Repubblica, ad esempio, leggiamo stamattina:

“11:49
Stampa Gb: Forze speciali inglesi a fianco dei ribelli da settimane

Centinaia di soldati delle forze speciali britanniche Sas sarebbero in azione da almeno tre settimane in Libia al fianco dei gruppi ribelli, afferma oggi il quotidiano Sunday Mirror. Due unità di forze speciali soprannominate “Smash” per la loro capacità distruttiva, avrebbero dato la caccia ai sistemi di lancio di missili terra aria di Muammar Gheddafi (i Sam 5 di fabbricazione russa) in grado di colpire bersagli attraverso il Mediterraneo con una gittata di quasi 400 chilometri. Affiancate da personale sanitario, ingegneri e segnalatori, le Sas hanno creato posizioni sul terreno in modo da venire in aiuto in caso in cui jet della coalizione fossero stati abbattuti durante i raid.”

La risoluzione dell’ONU evita di citare o definire l’avversario armato dell’esercito libico, e non dice nulla su come l’esercito libico debba comportarsi nei riguardi di combattenti nemici.

L’omissione è talmente evidente, che possiamo immaginare che i suoi autori abbiano voluto una fatale ambiguità.

Se “civile” vuol dire chi non porta armi, allora si potrebbe chiedere all’esercito – e anche alla parte avversa – di lasciare in pace i civili.

Ma se “civile” vuol dire combattente, nemico dell’esercito governativo…

se l’esercito libico cessa di combattere con le armi questo particolare tipo di “civili”, sarà costretto a subirne passivamente gli attacchi armati; cioè è destinato alla sconfitta militare.

Cosa che nessun esercito potrebbe accettare.

Ma se l’esercito continua a combattere, verrà accusato di violazione della risoluzione. E quindi verrà annientato ugualmente, ma dall’estero.

Non c’è via di uscita.

E così leggiamo tra i lanci di agenzia di Repubblica di stamattina qualcosa che non appare affatto nel testo della risoluzione, ma che sospettiamo fosse nella mente dei suoi autori:

09:03
Il generale Clark: “Tutto lecito per difendere i civili”

“La risoluzione dell’Onu è nettissima riguardo all‘obiettivo finale: sbarazzare la Libia del dittatore Muhammar Gheddafi. Per questo il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il ricorso a ogni mezzo, salvo l’occupazione militare del Paese. In breve tutto è lecito, o quasi”.

Lo dice a Repubblica il generale Wesley Clark, ex comandante supremo delle forze Nato durante la guerra del Kosovo.”

Comunque, la risoluzione semplicemente impone il divieto di voli sul territorio libico, impone un embargo sulle armi e congela i beni di alcuni esponenti del governo libico.

Il governo libico dichiara subito di accettare in pieno la risoluzione e chiede l’invio di osservatori, e infatti non ci risultano voli libici, militari o non, dopo la sua approvazione.

Alcune ore dopo l’approvazione, Sarkozy convoca a Parigi un vertice cui partecipa anche Silvio Berlusconi. Il quale, prima di partire, ha promesso a quanto pare al proprio consiglio dei ministri di non lanciare l’Italia in avventure pericolose, tali da attirare su questo paese centinaia di migliaia di profughi o qualche missile.

Parola d’imprenditore…

Il vertice finisce verso le 15. A questo punto, uno si immagina una delegazione che vada in Libia, spieghi in modo chiaro le richieste, risolva in maniera diplomatica i conflitti, apra le vie agli aiuti umanitari. Dando ovviamente qualche giorno di tempo per permettere a un esercito non certamente prussiano di coordinarsi e di capire cosa deve fare.

No.

Due ore dopo la fine del vertice e poche ore dopo l’approvazione della risoluzione 1973, gli attaccanti dichiarano che la Libia “non ha rispettato” le loro istruzioni: in cosa consista tale violazione, non ci è dato sapere; comunque a partire dalle 17.40, scaricano sulla Libia un intero arsenale.

Tra cui anche 110 missili Tomahawk, prodotti dalla Raytheon Company: ricordiamo che Obama ha nominato ben tre dirigenti della Raytheon a funzioni chiavi dell’amministrazione degli Stati Uniti, tra cui il signor William Lynn, che passa direttamente dallla gestione della lobby ufficiale a Washington della Raytheon, al posto di vicesegretario alla Difesa con il potere di decidere le spese che farà il Pentagono.

Un solo missile Tomahawk costa 1,5 milioni di dollari, comprensive di ammortamento delle spese di ricerca.

Moltipicato per 110 farebbe 165 milioni di Euro. All’incirca quello che costano allo Stato italiano 15.000 alunni del sistema scolastico pubblico per un anno (dati Ocse 2008, citati in Mila Spicola, La scuola s’è rotta. Lettere di una professoressa, Einaudi, p. 172).

Io non so per quale motivo Francia, Inghilterra e Stati Uniti (l’Italia non conta) abbiano deciso di attaccare la Libia.Non so per quale motivo, fino a  qualche mese fa accoglievano Gheddafi con tutto il suo pittoresco seguito e oggi lo vogliono morto.

Il petrolio ovviamente c’entra; ma era necessaria proprio una guerra? Si sarebbe speso infinitamente di meno per corrompere quattro politici, o per pagare il medico di Gheddafi a mettergli il veleno in una bevanda.

Le continue guerre americane, quasi sempre contro nazioni indifese, vengono in genere spiegate con considerazioni geopolitiche: vogliono, ad esempio, il petrolio iracheno o quello libico, prima che cada in mano ai cinesi.

Credo che l’ipotesi sia perfettamente ragionevole, ma non escluda un’altra – cioè che il sistema socio-economico statunitense abbia bisogno delle guerre in sé, perché finanziano il sistema militare-industriale, perché danno un senso alla vita di milioni di persone, dal clandestino messicano che vende panini ai muratori della base militare nel deserto dello Utah, all’insegnante di arabo sovvenzionato dal Pentagono per formare persone che si occupino della “sicurezza nazionale”.

Può darsi che gli Stati Uniti riusciranno a scippare il petrolio libico ai concorrenti; ma sappiamo con certezza che la Raytheon è riuscita a guadagnare 116 milioni di Euro in un pomeriggio con questa storia.

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54 Responses to Il trucco libico

  1. Giovanni says:

    A leggere la carta dell’ONU, pare invece che una via d’uscita ci sarebbe.
    La Carta delle Nazioni Unite limita strettamente il Capitolo 7 sulle azioni militari alle minacce alla pace e alla sicurezza internazionale, ma la Libia non ha mai rappresentato tale minaccia. Inoltre tale capitolo esclude l’ingerenza negli affari interni degli Stati membri. Il pretesto citato in questo caso è la protezione dei civili inermi, ma è chiaro che i ribelli costituiscono una forza armata militare a tutti gli effetti. Dal momento che nessuno Stato può essere un aggressore sul proprio territorio, la risoluzione del Consiglio di sicurezza si trova in flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite. Russia, Cina, Brasile, Germania e India si sono astenuti.

  2. PinoMamet says:

    Però, se devo prendere un punto di vista cinico, non direi che il governo italiano ha agito malissimo sulla vicenda.
    Nell’ottica di difendere gli interessi economici italiani, ovviamente.

    Parto dalla “voce dal sen fuggita” di Berlusconi: cominciano le rivolte, caduti da poco Ben Ali e Mubarak, tutti i commentatori stanno già figurandosi che i rivoltosi libici siano più o meno come quelli dei due paesi confinanti- e perché non dovrebbero figurarselo, sul momento- quindi, sostegno e simpatia automatica;
    e Berlusconi invece dice “lasciate fare a Gheddafi”.

    Cinico, stronzo quanto vi pare, ma a conti fatti:
    -coerente: cacchio, ho appena firmato un trattato di amicizia, affari e un sacco di belle parole con questo tipo qua, e adesso salta fuori che devo dare un mano ad abbatterlo? E che non è più un terrorista pentito e ormai buon partner economico, ma un pericoloso despota quello a cui ho stretto (come tutti gli altri leader, peraltro) le mani?
    -prudente: (a parte il fatto che doveva solo pensarlo e agire di conseguenza, senza dire la frase, ma si sa com’è fatto B.) appena iniziata una rivolta meglio non sbilanciarsi;
    -preveggente: qua se non arrivavano i caccia francesi e compagnia (che ci hanno messo un mese di tempo, da quando sono cominciate le rivolte) Gheddafi rischiava di vincere, altroché.

    Il resto dell’azione italiana è conseguenza di queste premesse: metti che poi Gheddafi vince?
    Perciò, presenza diplomatica a Bengasi, ma anche a Tripoli; si lascia una porta aperta perché Gheddafi possa “cambiare idea”
    (del resto, la risoluzione, ribattono i ministri italiani, non parla di “regime change”; è evidente che la coalizione non è poi così coalizzata);
    si aspetta pazientemente che gli sforzi americani riescano a mettere d’accordo tutti, o perlomeno il numero maggiore di Stati, compresi quelli della Lega Araba
    (operazione difficilissima e che forse, chissà, si sperava che fallisse, o che arrivasse troppo tardi, quando ormai Gheddafi ha riconquistato tutto);
    infine, quando è chiaro che si comincia a bombardare, si partecipa “con la massima disponibilità”, perché non vogliamo mica che i francesi, i britannici e gli statunitensi ci freghino il petrolio nostro;
    ma un po’ defilati, perché, visto che forse forse, vuoi vedere, Gheddafi resiste, allora non si sa mai.

    Insomma, a conti fatti l’Italia ha fatto quello che poteva-barra-doveva fare.

    Ciao!

    • Be’, ieri una cosa la poteva fare: prima di violare il trattato e ospitare gli aerei nemici della Libia poteva lanciare un ultimatum a Gheddafi pretendendo la fine delle ostilità pena il ritenere sciolti i patti. Sarebbe stato legale, perché il diritto internazionale afferma che “pacta sunt servanda” (i patti sono da rispettare), ma anche “rebus sic stantibus” (così stando le cose), quindi cambiata la situazione (si fa per dire!) cambiano anche i patti.

  3. Claudio Martini says:

    Te quiero, Miguel

  4. mirkhond says:

    “il fortissimo risentimento di gran parte della popolazione contro l’immigrazione dall’Africa Nera, tanto che la rivolta è stata accompagnata da alcuni sanguinosi massacri di migranti.”

    Mi sa che aveva ragione il professor Bellavista/Luciano De Crescenzo, quando affermava che si è sempre MERIDIONALI a qualcuno…

    • Ritvan says:

      Caro Mirkhond, ma perché prendi per oro colato le interpretazioni migueliane sulla violenta dipartita di alcuni cari fratelli neri ad opera dei ribelli antigheddafiani? A me, invece, risulta che il “fortissimo risentimento” degli insorti nei confronti dei migranti neri sia di recente conio e dovuto al fatto che Gheddafi ha usato truppe di mercenari “migranti”, nonché neri-neri, contro gli insorti, truppe che si sono distinte – come da buon costume africano:-) – per ferocia. Ecco, se poi qualche povero migrante che mercenario non era ci è andato ugualmente di mezzo, questo va attribuito al clima di una guerra civile, dove purtroppo non si va tanto per il sottile e non si usa fare il guanto di paraffina al negro per stabilire se trattasi di mercenario gheddafiano o di onesto “migrante” in attesa del barcone per l’Italia:-).

  5. Rock & Troll says:

    Tutto questo non spiega perché i preziosi Tomahawk vengano lanciati proprio sulla Libia e non, chessò, sul Madagascar, su Tuvalu o sull’Antartide.
    O perché gli Stati Uniti non abbiano scelto la strada del Giappone, seconda economia del mondo, pure del tutto priva di risorse primarie, ma che non ha bisogno di scaricare missili ogni qualche anno contro qualche paese vicino o lontano.
    Non si starà mica sostenendo semplicemente che gli Stati Uniti sono più cattivi?… Mannò, cosa vado a pensare!

  6. Athanasius says:

    Sembra che ora tutti siano contro di lui: l’Occidente, Russia, Cina, il mondo arabo, l’Iran ecc.

  7. Giuseppe says:

    Ciao Miguel.

    Alcune osservazioni.

    ad 1) i trattati internazionali non valgono in astratto e in tutti i mondi possibili, ma dentro un margine di condizioni che non si discostino eccessivamente (con tutta l’ambiguità del termine – ma si tratta appunto di istituzioni umane, non di congegni divini) da quelle che si davano al momento della loro stipula.
    Quando le condizioni cambiano in modo molto significativo, il trattato può non essere più vincolante.
    Le condizioni sono cambiate in modo brusco con la repressione feroce e dissennata del governo libico, inizialmente diretta contro civili del tutto disarmati (cfr. per esempio la copertura giornalistica di Al Jazeera).
    Dopo la repressione feroce c’è stato un progressivo ricorso alle armi da parte dei manifestanti, e si è scivolati in una guerra civile. Ora (e non fin dall’inizio) in Libia si scontrano due fazioni armate.

    ad 2) È piuttosto impreciso, mi pare, presentatare la situazione dicendo:
    “Il legittimo governo libico è stato oggetto di una vasta ribellione armata.”
    Anche prescindendo dalla confusione che la proposizione fa tra le diverse fasi temporali in cui si è sviluppata la rivolta in Libia (cfr. punto precedente), direi che è francamente ridicolo parlare di governo “legittimo” in una situazione rivoluzionaria (quella iniziale) o di guerra civile (quella attuale), nella quale quello che viene messo in discussione è appunto la legittimità di un certo gruppo di potere dominante.
    Il governo della R.S.I. era forse formalmente“legittimo”, ma negli anni 1943-45 il punto era proprio che era in atto una guerra civile che si fondava sulla messa in questione di questa presunta legittimità.

    “La ribellione ha però incontrato, a quanto pare, l’ostilità della maggioranza del paese”
    Non è ben chiaro su quali dati sia possibile fondare questa particolare supposizione. Rispetto a questa questione i dati giornalistici non permettono di sviluppare ipotesi empiricamente sensate né in senso né nell’altro.
    “e certamente delle sue forze armate, e nel giro di alcuni giorni ha subito alcune decisive sconfitte.”
    Vero, proprio perché – in una situazione di scontro puramente militare – le forze ribelli erano militarmente del tutto inferiori.

    ad 3) “Può darsi che gli Stati Uniti riusciranno a scippare il petrolio libico ai concorrenti; ma sappiamo con certezza che la Raytheon è riuscita a guadagnare 116 milioni di Euro in un pomeriggio con questa storia.”
    La frase è retorica, ma soprattutto ingenua: i commercianti d’armi non guadagnano i loro denari in base al numero di cartucce o di missili effettivamente sparati, ma in base al numero di quelli venduti.
    La maggior parte delle nuove commesse (quelle davvero miliardarie, quelle che davvero sostengono l’apparato militare-industriale) è dovuta alla sostituzione per obsolescenza di armi mai usate operativamente (a parte presumibilmente il commercio di AK 47 o altri ordigni per pesci piccoli, nel grande mercato dominato dagli squali dell’industria degli armamenti).

    Quanto al resto, mi sembra di ritrovare nei tuoi post degli ultimi mesi quei forti limiti di analisi che una formazione orientalistica produce anche in una persona intelligente e benintenzionata.
    Per lo sguardo orientalista l’arabo o il musulmano è sempre e comunque un esotico “altro” (ammirato o disprezzato, la differenza qui è irrilevante). I “veri” soggetti della storia (narrazione e cronaca) sembrano sempre gli “Occidentali”, devono sempre essere gli “Occidentali”. Non è un paradosso: è il modo in cui si è costruita e si è sviluppata questa disciplina accademica occidentale.
    Paradigmatiche, in questo senso, sono le fotografie di gas lacrimogeni prodotti negli Stati Uniti che hai pubblicato durante le prime fasi della rivoluzione egiziana. Come se avesse una qualche rilevanza se quegli ordigni fossero cinesi, russi, americani o egiziani, di fronte alla straordinaria potenza di popolazioni che agivano da soggetto (della repressione e della rivoluzione), in un gioco dove gli “Occidentali non c’entravano proprio per nulla, e rappresentavano soltanto uno sfondo secondario.

    Oppure le fotografie di persone in preghiera: un tuo lettore musulmano le commentava giustamente osservando che una rivoluzione poteva essere certo fatta da musulmani, ma che non era per questo islamica. (Lo sguardo orientalista qui cadeva nello stesso errore in cui cade tutta la peggiore ideologia “occidentalista”: se un’azione è compiuta da un islamico, allora quell’azione è islamica.)

    E, in generale, l’incapacità (non solo del tuo blog) di dare conto delle trasformazioni sociali che avvengono in tutti quei Paesi che costituiscono l’oggetto di studio degli orientalisti.

    Un passo verso la liberazione del nostro sguardo consiste certamente nella liberazione dall’orientalismo.

  8. roberto says:

    rimetto qui la domanda postata nel commento pecedente: un tizio che spara con la contraerea contro dei manifestanti e minaccia di macellare metà del suo paese, va fermato?

    • bruna ceccarelli says:

      …Come Roberto,sono d’accordo sull’intervento ONU….al di là delle tante fumose kiakkiere dei precedenti interventi!!

    • Moi says:

      Senz’altro il Fratello Colonnello passerà alla Storia come Criminale di Guerra (Civile), ma temo che ai governanti del cosiddetto “Occidente” dispiaccia molto di più per i pozzi di petrolio che ha bruciato …

  9. mirkhond says:

    La domanda vale anche se il tizio in questione è l’emiro filousa del Bahrein?

  10. Per Roberto

    “un tizio che spara con la contraerea contro dei manifestanti e minaccia di macellare metà del suo paese, va fermato?”

    E’ una domanda che trovo incomprensibile, per via di quel soggetto impersonale, che indica un’identificazione tra Dio e il potere di turno.

    Se Totò Riina (ai tempi suoi, ovviamente) decide di sciogliere nell’acido un certo Salvo Mafiusu, ad esempio, l’ultima domanda che mi viene in mente è, se Salvo Mafiusu “va fermato”. Mi chiedo piuttosto quali siano i motivi per cui Totò Riina ha preso quella decisione.

    Non identifico Totò Riina – che non ritengo un mostro, ma un normale attore sociale – con Dio, con la Giustizia e soprattutto non lo identifico con me stesso.

    Non sei sceso così in basso :-) , ma c’è molta gente che al posto tuo avrebbe addirittura scritto “dobbiamo fermarlo” e non un astratto “va fermato”.

    • Peucezio says:

      Osservazione tutt’altro che banale.
      Anch’io, ogni volta che sento “bisogna fare…, avremmo dovuto agire…, non si poteva consentire…”, mi chiedo “chi??”. Nella storia esistono attori, ognuno dei quali si muove perseguendo degli interessi, condizionato a sua volta da fattori complessi di carattere culturale, economico, strategico e il divenire non è che il risultato dell’interazione di queste entità e di questi fattori; chi è mai questo soggetto universale metafisico, che dovrebbe o non dovrebbe agire? La Teofania? L’Idea che si dispiega?

    • roberto says:

      non so perché sia te che bruna avete pensato che io fossi d’accordo con i bombardamenti in libia, mentre mi limitavo a chiedere se è a parere dei lettori del blog i macellai vanno fermati.

      l’impersonale fa parte della domanda. qualcuno deve fare qualcosa (nell’attesa della morte naturale del starapo di turno beninteso)?

      credo che sia legittimo proporre altre alternative ai bombardamenti:
      “nessuno deve far nulla, è un problema dei libici”
      “soprattutto “l’occidente” non deve fare nulla è un problema del nordafrica/medioriente”
      “no, l’italia non deve fare nulla che non c’ha manco gli occhi per piangere”

      (giurin giurello il mio post non è per nulla ironico, vorrei solo capire qauali sono le posizioni in campo)

  11. Moi says:

    Ma voi dite che tornerà sul trono qualcuno della dinastia Al-Senussi ?

  12. Marco says:

    Lo sfogo di un imprenditore le cui aziende fruivano di contratti stipulati con la Libia:

    - PAOLO scrive su padania.org: “Io ero uno di quelli presenti alla Festa dell’Amicizia con Gheddafi, Berlusconi, Ligresti, Selex (finmeccanica) etc..etcc. Ho sempre votato Berlusconi ora dimostratosi Codardo, [XXXXX], Autolesionista. Per non parlare della cosidetta opposizione italiana vergognosi opportunisti. Stiamo andando ad uccidere le persone in Libya, le quali fino a ieri ci hanno salvato il di dietro che stanno combattendo terroristi armati dai servizi segreti francesi, finanziati dal qatar, e appoggiati dalla cia. Alle porte di Tripoli fino a un mese fa c’era un grosso manifesta di Gheddafi e Berlusconi (non di Sarkozi) sorridenti che si abbracciavano. Guardate qua : IMPREGILO : 3.0000.000.000 Euro di contratti acquisiti in Liba. ASTALDI : 600.000.000 Euro in Libia per elettrificazione ferrovie. FINMECCANICA: Joint-Venure con La Libyan Investiment Authority che acquistava elicotteri Augusta. MILIARDI DI EURO. ENI : Inutile stabilire i valori. SAIPMEM : 5.000.000.000 capo cordata costruzione autostrada (soldi anticipati dai libici). SELEX S.I. 300.000.000 Euro controllo confini del sud. Migliaia di piccole e medie imprese italiane in Libya : DIVERSI MILIARDI di Euro di Contratti. (tra cui le mie aziende). Investimenti Libici in Italia: MILIARDI DI EURO DATI A : – IMPREGILO – UNICREDIT – YUVENTUS TOTALE CENTINAIA DI MILIARDI DI EURO DATI DAI LIBICI AGLI ITALIANI ALLA FACCIA DEI FRANCESI. Ora li stiamo andando a bombardare. Bene, quindi : Adesso : 1. andremo a comprare il petrolio ed il gas dai fantocci libici manovrati da Total francese. 2. I contratti per le infrastrutture (miliardi di euro) se li prenderanno i Francesi. 3. I soldi del petrolio libico andranno a finire in investimenti nelle ditte francesi. 4. Per noi Casse integrazioni e liquidazioni aziendali con migliaia di disoccupati. 5. Gli immigrati a milioni arriveranno in italia non in francia. Bravi italiani. 1. Mi vergogno e mi faccio [XXXXX] ad essere italiano. 2. Non votero’ piu’, l’opposizione in questo lurido paese e’ peggio di berlusconi (quelli che andavano in piazza quando c’era la guerra in Iraq oggi sono guerrafondai). Ho deciso di chiudere e liquidare le mie aziende (holding) e andarmene via da questo lurido paese. I miei dipendenti se ne andassero a chiedere lavoro ai francesi, dal 01/06/2011. PAOLO B.” -.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Marco

      L’imprenditore che citi ha tutte le ragioni, ma vale quello che ha scritto PinoMamet. Del senno di poi son piene le fosse. Se si sceglie di fare affari con un pagliaccesco tiranno e quest’ultimo reprime un’ insurrezione nel sangue, è logico aspettarsi che i nostri concorrenti -che a differenza di noi Italiani siedono nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU- ne approfittino invocando a torto o a ragione il diritto internazionale. Semmai c’era da sfruttare i nostri rapporti privilegiati con gheddafi quando ha cominciato a bombardare i ribelli, facendo vedere a questi ultimi e al mondo che l’Italia si sarebbe dissociata da una repressione violenta. Ora non resta che salire sul carro del presunto vincitore, in modo da conservare una qualche voce in capitolo a guerra finita.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Marco says:

        Ciao Andrea, e grazie per la replica, molto sensata.
        Vedi Andrea, tu hai senz’altro ragione su un piano prettamente pratico. E alla luce di quanto sta accadendo ora.
        Ma credo sappia meglio di me che nella sostanza le cose sono affatto diverse. Certo il trattato di amicizia italo-libico aveva in sé una preponderante componente economica. Voleva però essere anche il superamento di un passato coloniale controverso, di vecchi rancori e antichi odii, e l’inizio di un nuovo cammino insieme. Cose assai care a tutti i politici “occidentali”, almeno a parole.
        Proprio per questi motivi era e doveva apparire assolutamente buono e lodevole nelle intenzioni, soprattutto agli occhi del mondo e a quelli dei moralisti a tempo perso, o meglio a pagamento. Ponendo le basi per una reciproca e proficua collaborazione, costituiva anzi l’esempio ed il modello cui conformarsi nei rapporti con l’Africa (o almeno parte di essa) e con le ex colonie in genere.
        In questo non mi sento di criticare il governo e la sua politica estera. Forse proprio solo in questo.
        Poi non sono del tutto sicuro che Gheddafi sia più pagliaccesco di altri, o più criminale. Forse un poco più pittoresco in effetti lo è. Ma senz’altro è meno vile (non si è ancora dato alla fuga e i suoi figli combattono in prima linea).
        Non mi pare altresì che il grado di criminalità abbia mai costituito un limite o comunque un ostacolo nei rapporti economici. Nè tantomeno un freno. Seguendo questo ragionamento non sarebbe più possibile stipulare accordi o contratti con chicchessia (Cina, Russia, Stati Uniti…).
        L’unica differenza sta nel fatto che Gheddafi, così come Ahmadinejad, ci viene presentato come più criminale degli altri da media ed esponenti in vista della cosiddetta comunità internazionale…Forse perchè, ovviamente, non potente ed influente come Cina e Russia, e tuttavia non disponibile ad assecondare ciecamente gli interessi dei soliti noti.
        Faccio notare che il reddito medio libico è il più alto tra quelli dei paesi africani, nè vi sono i livelli di sperequazione economica di certi sultanati. In effetti Gheddafi, pur con tutti i suoi limiti, ha sempre tentato di attuare delle forme di socialismo. Per certi versi, con notevoli differenze, mi ricorda un po’ Chavez, anche lui spesso presentato come criminale nonchè pericoloso esaltato comunista.
        Quando l’Italietta ha stipulato i suoi vantaggiosissimi contratti, Gheddafi andava stringendo mani a destra e a manca in mezza Europa, tra le quali mani quella del viscidissimo Sarkozy. Per una volta eravamo stati più abili, più furbi, più bravi. Avevamo colto d’anticipo la concorrenza. Ora addio sovvenzioni libiche. Ma di questo mi importa relativamente poco. Quel che mi preme è il popolo libico. Prevedo un futuro nerissimo, fatto di lutti, faide, scontri tribali, crescente povertà e totale sottomissione alle potenze economiche straniere, in primis Francia e USA. Spero di sbagliarmi.
        Allo stesso modo non sono per nulla sicuro circa la natura di questi sedicenti ribelli armati fino ai denti, né del grado di violenza della repressione messa in atto da Gheddafi. Tralascio le ripetute offerte di un’amnistia generalizzata quando già i rivoltosi stavano perdendo posizioni, perchè bisognerebbe avventurarsi nel difficile compito di stabilire la veridicità delle promesse del raìs.
        Ma dobbiamo considerare le peculiarità della Libia. Non siamo di fronte ad una rivolta di popolo contro un regime corrotto e cleptocratico, com’è il caso dell’Egitto. Si tratta invece di tribù minoritarie impegnate in lotte e scontri secolari, lontane dai giri del potere e animate da odii fanatici, irrazionali, atavici.
        E chiediamoci anche un’altra cosa. Chi ha fornito loro le armi, i lanciamissile, i mezzi corazzati e non, con cui hanno respinto in un primo momento le forze governative? Chi mai può averli finanziati, sobillati e persuasi alla lotta? Io qualche idea ce l’avrei.
        Non sono civili questi, si tratta di truppe armate in piena regola, e per di più pericolosissime: è gente assetata di rivalsa e vendetta, per di più senza un preciso, definito controllo, priva di un comando identificabile. Sembrerebbe pacifico che a chi venga attaccato si debba concedere il diritto e la possibilità di difendersi, ricorrendo anche alla forza se necessario. E invece no, qui non è così. Ed ecco servito il pretesto o casus belli che dir si voglia. Dei temibili energumeni armati fino ai denti si trasformano magicamente e misteriosamente in presunti “civili”, vittime inermi trucidate da un regime crudele e sanguinario. Menzogne. Così funziona la propaganda, che è verisimile ma non vera: partendo da un dato di realtà – lo scontro cruento tra due fazioni, entrambe armate, una governativa e maggioritaria, l’altra di ribelli – lo si distorce biecamente fino a mutarlo in qualcosa di radicalmente diverso – il maniaco criminale Gheddafi massacra la sua gente che solo implorava pacificamente la libertà -. Così i missiletti e gli armamenti regolari di Saddam, che naturalmente esistevano, divennero armi di distruzione di massa pronte ad essere impiegate da quel pazzo terrorista contro l’Occidente.
        Sappiamo con sicurezza che la stragrande maggioranza del popolo Libico è con Gheddafi. Tripoli, che conta più di due milioni di abitanti e rappresenta da sola quasi la metà della popolazione libica, è compattamente schierata a fianco del Colonnello.
        La situazione mi pare chiara. La Francia e gli altri esportatori di democrazia hanno preso le parti ed abbracciato la causa di un gruppo violento e minoritario, ma solo in quanto ciò è funzionale ad abbattere l’odiato nemico. Molto probabilmente allo scopo di riposizionare la Libia sullo scacchiere geo-politico, ed aprire la strada ad uno sfruttamento diretto delle sue risorse. Magari già che ci sono tagliando fuori l’Italia, che aveva presunto troppo, ricavandosi uno spazio di manovra ed investimento, anche energetico, eccessivamente grande rispetto al suo effettivo peso politico, nonché rispetto all’intelligenza ed avvedutezza dei suoi governanti (l’unico che riconosco capace di un pensiero articolato è Tremonti).
        Non ho mai simpatizzato per Gheddafi, ma quanto sta succedendo pone moltissimi interrogativi, ed obbliga a riconsiderare la sua figura, nel tentativo di comprendere cosa possa averlo d’un tratto reso così inviso.
        Se un nutrito manipolo di padani imbracciasse i fucili e si mettesse a combattere contro le forze dell’ordine nel folle tentativo di liberare il Nord dall’invasore ed oppressore romano, sbandierando il diritto alla propria indipendenza ed autodeterminazione, e magari uccidendo e sterminando nel frattempo, credo che una reazione sarebbe unanimamente considerata legittima e giustificata. E che se qualcuno di loro dovesse fare una brutta fine nessuno, né in Francia né tantomeno negli Stati Uniti, si straccerebbe le vesti.
        E’ molto giusto quel che dici Andrea, ormai è tardi e tutto è perduto, e all’Italia non resta che salire sul carro del vincitore nella speranza di raccogliere almeno le briciole. Come al solito, del resto.
        Ma avrei preferito non partecipare in nessun modo a tutto questo, a questo scempio indecoroso.
        Esiste qualcosa di più importante del petrolio e del proprio tornaconto economico. Si chiama dignità, coerenza, rispetto dei patti, fedeltà alla parola data. Ancora una volta l’Italia ha tradito, e nel modo più ignominioso.
        Ricordiamoci di Dante, e del destino tremendo che assegna ai traditori.
        Abbiamo festeggiato i 150 anni dell’Unità d’Italia nel più rigoroso rispetto delle nobili tradizioni patrie.

        • Andrea Di Vita says:

          Per marco

          Innanzitutto non condivido tutto il tuo sdegno. Tanto varrebbe sdegnarsi dei voltafaccia dei giocatori quando si gioca a Risiko. Era Talleyrand a ricordare che il tradimento è solo una questione di date. Se l’Italia finisse nel girone dei traditori, sarebbe in buona compagnia.

          Piantiamola di piangerci addosso -vero vizio Italiano questo, degno contraltare della presunzione di chi voleva spezzare le reni alla Grecia.

          La verità è che l’Italia ha poco da scegliere, perchè è più debole -anche e soprattutto militarmente, alla faccia di tutti i teorici del soft power. Logico pensare che i concorrenti dell’Italia ne approfittino quando possono.

          Tuttavia, siccome la storia non è un film di Guerre Stellari, i più deboli hanno la possibilità di infilarsi fra i più forti e di sfruttare le loro contraddizioni e i loro contrasti. In fondo anche il presumere troppo dalla propria forza è debolezza, così come lo sono la faciloneria, l’improvvisazione e la fretta.

          E fretta è stata quella Francese di lanciare gli aerei neanche due ore dopo la fine della conferenza di Parigi: farsi dettare il calendario dall’emergenza umanitaria è quantomeno sintomo di improvvisazione politica, anche nel caos in cui i piani d’attacco militari fossero stati lungamente preparati in precedenza.

          La Francia e l’Inghilterra ha cercato di scippare l’Italia. La Francia e l’Inghilterra non hanno ancora scippato l’Italia. Il coup de théatre c’e’ indubbiamente stato. Ma il gioco di Sarkozy e Cameron funziona solo se Gheddafi cade rovinosamente in pochi giorni.

          Mi spiego meglio. Verosimilmente, una Libia spaccata non serve a nessuno perchè è molto più costoso estrarre il petrolio e il metano da un pases in preda all’anarchia, come ci insegna l’esperienza dell’Iraq. D’altro canto, tuttavia, è ragionevole pensare che una Libia pacificata in un modo o nell’altro non la si otterrà subito. C’e’ tutto il tempo perchè gli entusiasmi degli sbandieratori di tricolori Francesi si smorzino. C’e’ tutto il tempo per riconquistare la simpatia dei Libici di tutte le fazioni con opportuni dosaggi di aiuti umanitari e assistenza agli eventuali profughi.

          Dico: per una ‘no fly zone’ ci vogliono 200 aerei 24 ore su 24, e senza gli USA cio’ alla lunga è impossibile. Se il nostro governo davvero nega l’uso degli aeroporti Siciliani a una missione non a guida NATO, i contribuenti Francesi e Inglesi avranno da pagare un bel po’ di tasca propria per implementare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU in modo appena sensato.

          Inoltre la sospensione dell’intervento Norvegese, le perplessità Tedesche e Turche, la querelle odierna sul comando NATO, l’ostilità Russa e della Lega Araba, le astensioni dei BRIC e la scarsa propensione USA a finanziare una terza guerra oltremare giocano tutte a sfavore della scommessa coloniale di Sarkozy e Cameron.

          I quali invece hanno fretta. Specialmente Sarkozy, che affronta una serie di sfide (non ultimo il processo all’ex presidente Giscard d’Estraing, della sua stessa area politica, per una faccenda di bustarelle) avendo contro tutti i sondaggi e con il partito di le Pen che gli ruba voti.

          Mentre Cameron ha una opinione pubblica scottata dalle conseguenze a lungo termini della crisi finanziaria per le quali ha massicciamente sacrificato la spesa pubblica senza poter neanche contare su una informazione televisiva compiacente come in Italia. Oltre a tutto non c’e’ nemmeno stato il tempo per gli spin doctors di preparare una adeguata propaganda anti Tripoli come per Saddam: la liberazione degli attentatori di Lockerbie è troppo recente.

          In questo momento di sconforto Italiano (ennesima riprova, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’esistenza sottaciuta ma reale di un autentico sentimento nazionale in questo Paese) non riesco ad essere pessimista fino in fondo. Da prima ancora di Mattei, dai tempi del Destour e del Ba’ath, il motivo principe dei successi Italiani nel Medio Oriente è appunto stata la diffidenza diffusa verso le nostalgie coloniali di Parigi e Londra.

          Ancora un po’, e quelle diffidenze rispunteranno.

          (Ultimissima ora: il governo rivoluzionario Egiziano ha confermato l’ordine per trecento milioni di euro per un turbogas Ansaldo, firmato a suo tempo da Mubarak)

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Marco says:

          Ciao Andrea! Bella analisi. Sono praticamente d’accordo con tutto quello che scrivi.
          Giustamente cogli dello sdegno nelle mie parole. E’ che sono stanco di vedere ovunque l’assioma italiano uguale traditore e voltagabbana. Anche se un tale modo di ragionare (ossia assegnare ad un popolo una particolare tendenza, quasi ne fosse una caratteristica naturale ed irredimibile) non mi appartiene, comincia a suonarmi istintivamente fastidioso. Ma questo è un discorso a parte. Soprattutto lo sdegno e la riprovazione sono dettati dal fatto che l’Italia non solo non ha rispettato i patti (lo so può suonare retorico e stantìo, ma per me è importante, e un governante che viene meno pubblicamente alla parola data perde la faccia e getta discredito sull’intera nazione di cui in teoria è rappresentante), ma aveva un’alternativa, e pure abbastanza comoda. In quanto la Germania le stava offrendo una sponda ideale per l’astensione dal conflitto. E di fronte alla possibilità concreta che Gheddafi resti in sella ciò sarebbe tornato a tutto suo vantaggio.
          Gli stessi francesi si sono comportati con grave approssimazione. Per cui quale sarà l’esito dei bombardamenti nessuno al momento credo possa dirlo con certezza: la Libia di nuovo a Gheddafi, la Libia in mano ai ribelli (e ai loro sostenitori internazionali), oppure spaccata in Tripolitania e Cirenaica. Il verificarsi della prima ipotesi ormai precluderebbe all’Italia ogni via.
          Per questo il repentino voltafaccia era evitabile, evidentemente non era la sola strada percorribile. Ecco, il comportamento avrebbe potuto essere un minimio diverso, quantomeno più cauto ed attendista. Per tentare di capire meglio cosa stesse succedendo in quel Paese, per identificare l’effettiva matrice delle forze in campo, e per valutare con precisione gli sviluppi dell’azione militare. Invece si sono offerte le basi prontamente, e ci si è lanciati senza indugio in una nuova impresa libica.
          Oltretutto guadagnarsi la simpatia o comunque la benevolenza del popolo libico, nel caso ciò si rendesse necessario, non sarebbe per l’Italia cosa affatto agevole. Perchè mentre vi era un rapporto per così dire “amicale” con Gheddafi, ti assicuro che non siamo molto ben visti da quelle parti. Il passato coloniale fa ancora sentire i suoi strascichi, e siamo il nemico storico di quella gente. Un tale sentire comune è stato rinfocolato da decenni di propoganda tesa a celebrare l’eroismo del popolo libico e delle sue guide, contro la crudeltà, l’infamia, e la codardìa dell’invasore ed oppressore italico.
          E’ vero, noi italiani abbiamo il vizio di piangerci addosso, ma delle nostre sorti economiche mi interessa relativamente. Non penso nessuno qui morirà di fame lo stesso. Quel che mi preoccupa davvero è il destino del popolo libico. Perchè ho di fronte agli occhi le tristissime immagini dell’Iraq e dell’Afghanistan “liberati”. I libici erano gente che stava discretamente bene, e finora non si avevano notizie di profughi provenienti da quella zona. Proprio il fatto che l’intervento sia stato deciso in tutta fretta, e probabilmente pianificato con notevole approssimazione, non lascia presagire nulla di buono per i giorni a venire. E anche nel caso di una Libia pacificata dubito che i ricavi petroliferi saranno redistribuiti nella misura in cui lo faceva il cattivo di turno Gheddafi, pur con tutti i suoi difetti. Nel caso restasse il Colonnello ho paura invece che verrebbero adottate le odiose misure di un embargo, odiose perchè nuocciono a tutta la popolazione indiscriminatamente.
          Però certo, come fai giustamente notare, l’instabilità non giova a nessuno, basti pensare che la produzione di petrolio in Iraq non è neppure un decimo di quella dei tempi di Saddam.
          Il modo in cui hai delineato il possibile evolversi della situazione, con un susseguirsi di difficoltà anche a seguito della situazione interna inglese e francese, è illuminante, oltre che molto plausibile. Grazie ancora per avermi aiutato a comprendere meglio come stanno le cose.

        • Andrea Di Vita says:

          Per Marco

          Sono io che ringrazio te. Mi hai indotto a chiarirmi al meglio le mie poche e confuse idee per poterle esporre in modo comprensibile, e mi hai provocato a farlo con la tua stanchezza verso gli stereotipi che, ti assicuro, è anche la mia. (Figurati: sono uno di quelli la cui famiglia ha steso il Tricolore alla finestra il 17 marzo). Reagendo alla tua stanchezza ho reagito anche alla mia.

          Concordo con te su tutto il tuo post, e in particolar modo con la tua insofferenza verso l’evidente dilettantismo in politica estera dei nostri governanti. Per ridurre il numero delle vittime in Libia, salvare la faccia rispetto al passato e salvaguardare così in prospettiva i nostri interessi sarebbe bastato offrirsi come mediatori del conflitto all’inizio della rivolta. Lo ha fatto la comunità di Sant’Egidio col Mozambico, perchè non lo poteva fare il berlusca con gheddafi e i ribelli? La risposta a questa domanda merita un approfondimento.

          E’ dagli ormai lontani tempi della partecipazione Italiana al primo fallimentare intervento multinazionale in Libano che i nostri governanti soffrono di un complesso di inferiorità verso Francia, USA, Inghilterra ecc. Ci sono almeno due ragioni per questo senso di inferiorità.

          La prima è che si avverte ancora il bisogno di essere presi sul serio dopo il voltafaccia sabaudo dell’8 settembre 1943.

          La seconda è che una classe politica corrotta non crede in quello che fa, ed ha quindi paura della propria ombra.
          Non c’e’ da difendersi dai Magistrati, a Beirut o a Tripoli, ma si teme di venir dileggiati anche per viltà altrui. Sol chi non fa non sbaglia, si pensa, dinenticando che l’unica cosa che cancella le conseguenze di un’azione è un’altra azione, e che è meglio rimpiangere di avere fatto che rimpiangere di non avere fatto.

          Per non citare argomenti diversi dalla politica internazionale, come il caso Welby o il nucleare, basta ricordare la spettacolare inerzia iniziale Italiana di fronte al prolungato massacro subito dagli Albanesi in Kosovo e di fronte al collasso dell’economia Albanese ai tempi dello scandalo delle società piramidali. Un intervento Italiano autorevole e tempestivo all’epoca (un solo missile USA, uno solo, arresto’ per sempre i cecchini di Bosnia) avrebbe esteso con poco costo la nostra sfera di influenza economica fino al Danubio, senza bisogno di fughe in avanti come l’invio di Alpini a Timor Est.

          A un livello più terra terra, se sul canale d’Otranto si è scelto di non mettere neanche in orbita un satellite geostazionario di oservazione non è per mancanza di capacità tecnologiche (la nostrana Galileo li vende all’estero) nè per mancanza di utilità pratica (i barchini dei trafficanti Albanesi e Montenegrini oggi vengono avvistati solo quando sono in procinto di tornarsene a casa loro) . E’ perchè un tale satellite inevitabilmente fotograferebbe insieme coi barchini anche le migliaia di seconde case abusive costruite in barba alle leggi e a ristoro dei traballanti bilanci degli Enti Locali nell’epoca grandefratelliana della finanza creativa e dei tagli lineari.

          Abbiamo bisogno di meno cemento e di più serietà. Così stando le cose, possiamo solo avvantaggiarci della scarsità di serietà in casa d’altri.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  13. Per Giuseppe

    Tu fai una serie di riflessioni interessanti a proposito dell’orientalismo; e fai una serie di riflessioni interessanti a proposito della Libia.

    Io della Libia – o dell’Oriente – invece, non dico nulla, e quindi non stiamo parlando della stessa cosa.

    Dire che il governo libico è “legittimo” è una constatazione sui rapporti tra il governo libico e il sistema di potere attualmente dominante nel mondo. Non sul rapporto tra il governo libico e la propria popolazione.

    Io parto da due considerazioni.

    Primo, il sistema di potere attualmente dominante nel mondo – che non è solo “occidentale” – ha deciso di attaccare la Libia e non, che so, il Congo, lo Yemen, il Bahrein, la Cina, la Birmania; e vorrei capire perché.

    Secondo, sappiamo perfettamente che l’arrivo al potere, in particolare a quello che conti, è un processo duramente selettivo. Chi sta in cima ci è arrivato su montagne di scheletri, metaforiche o reali, e ci si aggrappa mentendo, tradendo, corrompendo e sorridendo.

    Mi sembra ovvio che questa gente non agisce per compassione verso manifestanti libici, la cui esistenza era loro ignota fino al momento prima; e quindi le considerazioni sul comportamento dell’esercito libico, interessanti in astratto, sono del tutto irrilevanti per capire i motivi di questa guerra.

    Tra parentesi, una nota di storia – il governo dell’RSI non era legittimo: lo era quello dei Savoia. Un fatto che non significa nulla sul piano morale.

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  15. Sempre per Giuseppe…

    Poniamo che Tizio abbia comprato un’auto, pagandola profumatamente e in anticipo, dalla concessionaria di un notissimo squalo, noto in passato per aver organizzato lo sgombero di un campo Rom dal suo quartiere.

    Poi gli arriva un documento in cui lo squalo dice che si tiene i soldi e non consegna l’auto, perché Tizio su Facebook ha scritto che se fosse per lui, gli zingari andrebbero tutti cacciati dall’Italia.

    Tu ti occupi di ciò che Tizio è accusato di avere scritto su Facebook.

    Io non me ne occupo, e mi chiedo perché la concessionaria ha deciso di tenersi i soldi e non dare l’auto.

  16. Athanasius says:

    Quando si parla di queste cose o di situazioni simili, forse bisogna fare la distinzione fra “legittimo” e “legale”?

  17. brukko says:

    In realtà la Raytheon guadagnerà probabilmente il doppio da un pomeriggio di bombardamento, perchè a fronte di missili sparati che magari erano stati venduti dieci anni fa e ormai non sono di “ultimo grido” (il che in questo caso suona davvero macabro, scusate…) venderà nuove forniture alla marina americana di missili sicuramente molto più costosi e di modello evoluto, che necessiteranno a loro volta di almeno altri due conflitti: uno di test e uno di esaurimento scorte, chiamamolo tristemente così.
    Così come ai francesi il mostrare i muscoli è servito a dimostrare che i mostruosamente costosi caccia Rafale a qualcosa pur servono, oltre che ad alimentare inchieste sulla corruzione e sullo sperpero di denaro pubblico, cosa che cotal velivoli sono riusciti a fare splendidamente per tutti gli anni ’90 .
    E via discorrendo per tutte le altre nazioni coinvolte, italietta compresa, che deve anche sperare che tutto l’arsenale di armi leggere e contraerea vendute alla Libia negli ultimi anni venga prontamente scaricato su noi e i nostri alleati, cosicchè si possa tornare alla carica con nuove forniture tra qualche mese , con Gheddafi come interlocutore o con chi avremo piazzato al suo posto.
    Come al solito il senso di tutto si capisce seguendo la massima “follow the money” cara ad un certo giornalismo d’inchiesta d’antan

  18. astabada says:

    L’informazione mainstream (Al Jazeera compresa) si e` resa completamente ridicola con le storie sulle centinaia di vittime civili, per non parlare delle “fosse comuni”.

    Non vedo come possa essere usata come base per comprendere gli eventi: e` completamente schierata!

    Complimenti per l’articolo Miguel

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  20. Però ammettiamo almeno che, se Gheddafi si fosse dimesso prima che il paese sprofondasse nella guerra civile, non avrebbe dato il pretesto ai bieki occidentali di intervenire ;)

  21. ventopiumoso says:

    @mauricius, anche astraendo da gheddafi: ma allora, tutte le volte che una o piu’ superpotenze si associano ricattando il paese di turno, regime o non regime, chi guida questo paese deve dimettersi per evitare carneficine? dunque la responsabilità non è più nostra? in effetti, è quello che quasi sempre (o sempre?) è avvenuto finora, durante la guerra fredda per interposto regime, da un paio di decenni si va di persona a dire: “o tu fai cosi’ o bombardiamo e la colpa e tua”. cioe’, capisci, è un atteggiamento da bullo prepotente… :)

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  24. Cris says:

    Finalmente qualcuno che raggiona!
    Sono una laureanda in sviluppo e cooperazione internazionale cresciuta in emilia ma di origine arabe e ho parenti in Libia ke vivono tuttora li,e si è vero il Paese non era di certo perfetto ma tutto questo “mondo occidentale” ke si unisce e grida “rivoluzione del popolo!è un dittatore!”mi sta dando il mal di stomaco!
    In primis il colonello veniva regolarmente rieletto dall’ assemblea dei capi “tribù”,che a loro volta venivano eletti democraticamente dalle loro “tribù” e altri candidati erano contemplati sia nel sistema generale ke nel suo sotto-sistema.
    Inoltre in Libia era tutto statlizzato,l’ 80% del ricavo dei pozzi petroliferi della Libia rimaneva al Paese (solo il 10%finiva alle corporation che li gestivano)e veniva poi distribuito o in forma di servizi ai cittadini oppure in dividendi monetari alle tribù quindi non si può parlare di “rivolte civili” x motivi simili a quelle in Egitto ed in Tunesia.
    Considerando la Storia della Libia e della politica estera del colonello queste rivolte sembrano organizzate dal esterno per neutralizzarlo,questo potrebbe spiegare come mai questi “civili” siano addestrati nel utilizzo delle armi e come mai ne possiedono.
    Grazie alla sua politica la Libia ha guadagnato terreno nel palcoscenico mondiale ed arrivata ad esigere di essere trattata come un Paese del “primo mondo”,il colonello era infatti il principale promotore delle rivolte socialiste in Africa ma anche in altre parti del mondo,si opponeva fermamente alle politiche “semi-colonialiste”degli US e di alcuni Paesi dell’Unione ed era l’unico “governatore”arabo che denuciava pubblicamente il servilismo di alcuni Paesi Arabi e chiamava l’unione di tutti i governatori arabi affinchè essi chiudesserò i pozzi finchè la NATO e l’ONU non chiamasserò a rapporto Israele per le sue continue infrazioni in territorio palestinese.
    Credo che più di una rivolta del popolo questa sia solo il risultato di qualcuno che ha approfittato delle rivolte in Egitto e in Tunesia per togliere di mezzo un pericoloso avversario al sistema attuale.

  25. Marco says:

    Libia, dove si spellavano i gatti
    di Debora Billi – 21/03/2011

    Sovente, e ahinoi ultimamente sempre, si sospetta che dietro una guerra ci sia il petrolio. Ma le guerre non si fanno per “prendersi il petrolio” tout court: quasi sempre si può ottenerlo comodamente firmando un accordo e con una stretta di mano. Chi ha il petrolio ha infatti bisogno di venderlo. Certo, l’aumento della domanda e la diminuzione della risorsa hanno condotto a un mercato del venditore, anziché del compratore, ma l’obiettivo di entrambi resta il medesimo.
    Il problema quindi non è “prendersi i pozzi”, ma ottenere accordi molto favorevoli. Il che non sempre è possibile, specialmente quando il Paese produttore ha una forte compagnia nazionale oppure delle leggi che non consentono a compagnie straniere di fare il bello e il cattivo tempo. Alcuni esempi? L’Iraq di Saddam, a cui dopo la guerra fu imposta la molto discussa legge per il petrolio, che in pratica toglieva al popolo iracheno la sovranità sul proprio sottosuolo; il Venezuela di Chávez, o la Libia di Gheddafi.
    Quest’ultima, attraverso la compagnia nazionale Noc, ha un sistema di accordi diverso da quelli in uso nel resto del mondo. L’accordo Epsa, che molte compagnie stipulano in LIbia, non prevede royalties, divisione delle spese operative, tasse: nulla di tutto ciò. Più semplicemente, il governo prende la sua parte dalla produzione lorda. Le compagnie operano a proprie spese, non pagano tasse né diritti, e dividono con la Libia la produzione. Ma non pensate che si tratti di un fifty-fifty, neanche per sogno.
    E proprio a fagiolo casca l’Eni, che se ne sta a trivellare in Libia da prima di Gheddafi e che ha sempre rappresentato un po’ la pietra dello scandalo. E forse anche la goccia che ha fatto traboccare il vaso, pensando agli eventi odierni. Per capire com’è andata questa questione in Libia ci viene in aiuto Wikileaks, con alcuni documenti classificati.
    17-06-2008: “Esteso l’accordo per gas e petrolio con l’Eni, le altre compagnie si preoccupano che i termini dell’accordo stabiliscano uno sfavorevole precedente”. Forse lo ricorderete, se ne parlò molto: succede, nel 2008, che la Libia estende per altri 25 anni i diritti di sfruttamento Eni. “Con il nuovo contratto, Epsa IV, l’Eni riduce la sua percentuale di produzione al 12% per il petrolio (dal precedente 35-50%) e al 40% per il gas”. Continua il cablo Wikileaks: “L’impatto potenziale di questo accordo Eni è significativo. Osservatori locali si aspettano che il successo della Noc nell’assicurarsi termini così favorevoli la convincerà a rinegoziare i contratti esistenti con le altre compagnie internazionali. Il succo è: lamentano che l’Eni operi in Libia per un tozzo di pane. Facendo concorrenza alle altre compagnie che saranno costrette anch’esse, dalla potente compagnia libica, a lavorare con compensi da cinesi.
    E infatti, ecco che la Noc prende per il collo anche le altre compagnie.
    “23-07-2008: Con il nuovo accordo, lo share di produzione per il consorzio europeo (quello che sviluppa il bacino di Marzuq, ndr) sarà ridotto dal 25% al 13%. Repsol, Omv, Total e Saga Petroleum hanno seguito altri maggiori attori in Libia nel cedere alle pressioni Noc verso il nuovo accordo Epsa IV, che prevede significative riduzioni di share per le compagnie internazionali. E se qualcuno dubita, ecco pronto un cablo in cui ci si lamenta proprio della della rigidità della Noc, e specialmente della gestione autocratica del responsabile Shukri Ghanem. Il quale, appena lo scorso anno, ha annunciato di voler estendere il fatidico accordo Epsa IV anche alle compagnie che finora hanno goduto di concessioni tradizionali. “Ci sono molti modi di spellare un gatto“, ha osservato.
    Più che gli accordi-capestro, allora, è questa metafora che non deve essere proprio andata giù alle compagnie internazionali. Con le conseguenze del caso.

  26. ori says:

    Bravi, finalmente viene fuori la veità ! e’ dal primo momento che dico che i media si sono bevuti il cervello, raccontando notizie di propaganda, guarda caso inoltrate da el jezira ( e si capiscono i due caccia del Qatar…), raccontando di cellulari che non funzionano ( ho parlato con tripoli e benghazi fin dal primo giorno…basta aver pazienza ma la linea si prende), di bombardamenti sui civili ad opera di Gheddafi ( prontamente smentiti anche dal nostro ambasciatore a Tripoli che nessuno si è dato la pena di intervistare….) e da tutta una serie di notizie false!.
    Ma i giornalisti dove sono? perchè non ci intervistano la gente per strada invece di raccontarci che i libici vivono con 5 dollari al giorno ( hanno idea di chi siano e di dove sia la libia ????), o che fanno la fila per prendere il pane a causa della rivoluzione ( ma nessuno gli ha spiegato che succede tutti i giorni nei paesi arabi????)
    perchè non ci spiegano cosa ci facevano truppe speciali inglesi 3 settimane fa a benghazi???perchè non ci dicono che gheddafi è seguito dalla maggior parte del popolo libico perchè a differenza di tutti gli altri paesi del nord africa, al popolo libico sono stati dati luce, telefono, gas, strade e aeroporti anche nel villaggio più sperduto?
    Ho vissuto 11 anni in libia, sono sempre stata rispettata, da un popolo che non ha mai considerato gli italiani per quello che è successo durante la colonizzazione. Ora mi vergogno, che proprio il mio paese sia stato quello che gli ha girato le spalle, in nome di cosa ? del dio petrolio? questo ci fa veramente onore! il nostro uomo, il grande Berlusconi, che si permette di fare le corna in una foto ufficiale ( forse non ve lo ricordate….), che si permette di accogliere Gheddafi con tutti gli onori….dopo la telefonata di Obama ha cambiato bandiera come se fosse stato investito da un uragano!
    E ora dall’algeria arrivano notizie che le compagnie francesi e italiane vengono gentilmente accompagnate alla porta….visto che il governo algerino si è palesemente schierato con Gheddafi e magari ha anche la paura di finire allo stesso modo di quello libico! bravi, così andremo in bicicletta, magari cercando di passare tra un terrorista e un kamikaze, che Gheddafi avrebbe tutte le ragioni di finanziare, questa volta ! Mi verrebbe voglia di armare i ribelli e marciare contro Roma….chissà se il buon Sarcozì ci verrebbe ad aiutare ?

  27. Mario Albanesi says:

    Ottimo l’articolo “Il trucco libico”. Sono un editorialista televisivo. L’ultimo mio pezzo sulla Libia è pubblicato su su http://www.ambienteweb.org e ha per titolo: “Brigantaggio”. Saluti!! Mario Albanesi

  28. Francesco says:

    1) Miguel, credevo che su questo blog si fosse già accertata l’affidabilità di Repubblica e dei giornali popolari inglesi …
    2) Organizzata un pò alla kazzo questa rivolta, visto che Gheddafi l’aveva schiacciata in 3 settimane, mi chiedo dove avete VISTO le forze armate ribelli e SE avete mai visto le forze armate libiche – non era qui che si rilevava come ogni dittatore svuotasse le forze armate ufficiali a favore delle sue milizie?
    3) trovo commovente questo empito di amore verso Gheddafi, non lo avevo notato durante le visite di Stato
    4) il razzismo esplicito delle descrizioni dei ribelli è tale che alla Lega arrossirebbero
    5) più di tutto, è possibile che sempre la guerra azzeri l’intelletto e scateni l’istinto alla propaganda?

    saluti

    • Francesco says:

      chiedo scusa ma devo precisare: la propaganda spudorata e menzognera è evidente anche da parte dei ribelli della Cirenaica e dei mass media filo-guerra.

      non sono (così) stupido: la mia posizione è che l’umanità (qualche pezzo della) fa bene a liberare la Libia da Gheddafi, poi si veda di aiutare i libici ad auto-organizzarsi meglio dei calabresi o dei somali o degli haitiani

      saluti

  29. ventopiumoso says:

    ciao, nota di servizio: ma.. il mio lungo commento di ieri (quello duplicato per errore).. è scomparso!? :O

    • Oddio, spero proprio di no…

      qui, dopo il primo messaggio – che devo approvare – i commentatori in genere possono postare liberamente.

      Poi capita ogni tanto che qualche commentatore debba essere “riapprovato”, non so perché (succede spesso con Andrea Di Vita) .

      Tra i commenti da approvare, io cancello regolarmente:

      1) lo spam, di cui ne arriva tanto (ma in genere si riconosce subito perché è in inglese)

      2) i doppioni che per qualche motivo appaiono a volte.

      L’unica ipotesi che mi viene in mente è che io abbia cancellato per sbaglio tutti e due gli elementi di un doppione.

      Guardando nei vari meandri del sito, non trovo un luogo preciso in cui ci sarebbero i post cancellati – trovo solo un archivio dello “spam”.

  30. Emanuel says:

    Solo una “piccola” rettifica… 110 x 1.5 = 165 milioni

  31. Per Mario Albanesi

    Grazie e buon lavoro!

  32. Per Emanuel

    “Solo una “piccola” rettifica… 110 x 1.5 = 165 milioni”

    Boh, chissà perché avevo sbagliato! Grazie, ho corretto.

  33. Per Ventopiumoso

    Mi viene un dubbio, visto che ci sono lunghi commenti tuoi su altri due post recenti – non è che hai semplicemente sbagliato post?

  34. Per Annalisa Melandri

    Grazie, è un onore averti qui!

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