Referendum per l’acqua, bene pubblico

Dopo un’allegra settimana con il computer che non funzionava, torno con le dita sulla tastiera per consegnare diversi lavori accumulati… spero di riprendere al più presto con cose più interessanti.

Intanto, vi segnalo un appello da firmare – l’inutilità di firmare è compensata ovviamente dal fatto che farlo non costa nulla, e in principio è decisamente importante.

Come sapete, è passata la richiesta di un referendum per l’abrogazione delle leggi che hanno segnato il primo passo verso la privatizzazione dell’acqua in Italia.

Si tratta di una di quelle battaglie in cui si vede davvero da che parte stanno le persone, sulle cose reali e non sulle astrazioni.

Ormai parecchi decenni fa, il nonno di un mio amico, bracciante dalle parti di Lentini in Sicilia, fu gettato ancora vivo in un pozzo di cui contestava la privatizzazione. Oggi gli eredi morali di quei privatizzatori proseguono sulla stessa strada, solo che si sono aggiornati: orwellianamente, parlano di “Acqua Libera Tutti” e si firmano con nome e cognome – Lucio Malan (PDL, ne riparleremo presto), Benedetto Della Vedova (FLI) [1] e Lucio D’Ubaldo (PD, “cattolico molto moderato” ed ex-presidente di Lazio Sanità). Le piccole sigle tra parentesi spiegano in modo abbastaza chiaro cosa ci fanno con i vostri voti.

I liberisti acquatici proclamano, “i referendari vogliono un’Italia simile all’Iran e alla Corea del Nord“. Ovviamente non sanno nulla di ciò che la legge iraniana “per l’equa distribuzione dell’acqua” stabilisce in merito, ma suona ugualmente drammatico (della legge nordcoreana non so nulla nemmeno io).

La firma che invito a mettere chiede l’accorpamento del referendum contro la privatizzazione dell’acqua alle elezioni amministrative, cosa che segnerebbe la differenza tra il solito referendum perso per mancanza di votanti (e anzi esaltato come un trionfo del neoliberismo) e un confronto serio.

Qui il sito della campagna referendaria, qui gli aggiornamenti e qui potete firmare.

Nota:

[1] A proposito di orwellismo, godetevi questo titolo di un convegno organizzato da Benedetto Della Vedova: “Il Nucleare per una nuova stagione di ambientalismo liberale. Paradossalmente, Della Vedova è uno dei politici italiani più aggressivi quando si tratta di impedire all’Iran di fare un po’ di ambientalismo liberale.

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61 Responses to Referendum per l’acqua, bene pubblico

  1. mirkhond says:

    Ambientalismo LIBERALE?
    Buona questa!

    • Ritvan says:

      “Ambientalismo Liberale” nel senso che gli ayatollah dovrebbero essere LIBERI – col pretesto dell’ambientalismo – di fabbricarsi la bomba che consenta loro di spazzare dalle carte geografiche “l’entità sionista”, of course:-).

    • Francesco says:

      L’idea mi pare ottima in teoria: gli ambientalisti per origine di sinistra e/o tecnocratica sono pesantemente totalitari (del resto ci devono salvare la vita e ogni mezzo è lecito per un sì nobile scopo).

      Fosse possibile coniugare libertà e sopravvivenza non sarebbe male.

  2. maria says:

    Firmerò senz’altro per questa battaglia che sarà davvero dirimente, ho l’impressione che il recente fronte, soprattutto maschile e giornalistico, della dignità, si infrangerà molto presto:-)
    maria

  3. Ritvan says:

    —-della legge nordcoreana (sull’acqua-ndr.) non so nulla nemmeno io. kelebek—-

    E provare ad indovinare, no, eh?:-) Ci provo io

    LEGGE NORDCOREANA SULL’ACQUA
    Articolo 1
    L’acqua esiste solo per volere del Caro Leader.
    Articolo 2
    Al caro popolo coreano il Caro Leader, nella Sua Infinita Bontà, consente di utilizzare a cranio un bicchiere d’acqua (0,2 litri) per dissettarsi (massimo 3 volte al giorno) e una brocca (2 litri) per lavarsi (non più frequentemente di una volta alla settimana), mentre ad ogni famiglia è concessa una brocca suplementare alla settimana per cucinare la razione di riso.
    Articolo 3
    Chiunque sprechi – contatore alla mano -quantità d’acqua superiori a quelle graziosamente concesse dal Caro Leader nell’articolo 2 sarà ipso facto dichiarato “Sabotatore” e “Nemico Della Patria Socialista” e, di conseguenza, mandato in un “campo di rieducazione” costruito a bordo di una palude maleodorante e obbligato a servirsi esclusivamente dell’acqua di quella palude, così da imparare il valore dell’acqua pulita che il Caro Leader nella Sua Infinita Bontà provvede ad inviare nelle case dei suoi cari sud….pardon, compatrioti.

    • roberto says:

      INCREDIBILE!
      un errore di ortografia del nostro amico albanese, succede una volta ogni tre anni!
      (dissetarsi, non dissettarsi)
      :-)

      • Ritvan says:

        Caro roby, non è un “errore di ortografia” ma un refuso (per la precisione refuso “da trascinamento”, ovvero dovuto alla doppia “s” precedente nel termine)…a meno che tu non sostenga che nosotros albanesi l’impulso che ci spinge a bere lo chiamiamo normalmente in italiano “sette”:-)

        • roberto says:

          a parte il fatto che se il mio dizionario non dice il falso voi dite “etje” e non “sete”, nella mia esperienza di uno che lavora quotidianamente in una lingua diversa dalla sua lingua madre, se un madrelingua fa un errore è un refuso, se lo stesso errore è fatto da uno straniero è un Orrore.
          :-)

          • Ritvan says:

            Caro Roby, il tuo dizionario albanese non dice il falso, ma non c’entra ‘na cippa col discorso: se tu leggessi con un po’ più d’attenzione il mio precedente commento ti accorgeresti che io ho parlato di un albanese che vive da anni in Italia come me e che, pertanto, PARLANDO IN ITALIANO dice “sete” e non “etje” se vuole farsi comprendere dagli indigeni. Ora, se il mio “dissettarsi” non fosse un cosiddetto “refuso da trascinamento” ma un errore di ortografia, io dovrei dire abitualmente IN ITALIANO “sette” invece che “sete” quando voglio bere. Ti pare possibile per uno a cui come dici tu “succede ogni tre anni”?:-)
            P.S. Non mi ritengo infallibile nell’ortografia italica (come in nessun altro campo, del resto) e , da “non madrelingua”, non avrei alcun problema a riconoscere un mio eventuale strafalcione grammaticale in italiano, ma – come già detto ed argomentato, credo – non è questo il caso.
            P.S.2 Concordo con te sul tuo ironico “se un madrelingua fa un errore è un refuso” e aggiungo pure – da esperienza personale – che il madrelingua si ostina molto di più ad arrampicarsi sugli specchi per far passare lo strafalcione grammaticale per “refuso” se a farglielo notare è un “non madrelingua” (specie se albanese:-) ).
            P.S.3 Su un altro blog un leguleio ha scritto per ben due volte “perquotere” e alla mia solita osservazione:-) ha dato la colpa alla propria non eccellente vista e alla piccolezza dei caratteri offerti nello spazio dei commenti, cosa che – sempre secondo il suddetto Spiderman:-) – non gli consentiva di vedere bene ciò che scriveva e di correggere eventuali “refusi”:-)

    • Moi says:

      Ma ti sei ispirato alla Legge sull’ Acqua del fu Enver Hoxha ?

      :-)

      • Ritvan says:

        No Moi, ai tempi del nostro caro Tirannosauro Rosso l’acqua potabile era una delle poche cose non razionate…probabilmente perché egli non aveva trovato il modo di venderla all’estero per due soldi, come faceva per il resto delle risorse naturali e per i prodotti agricoli.

  4. Peucezio says:

    “i referendari vogliono un’Italia simile all’Iran e alla Corea del Nord“

    Magari a Cristo! In Corea del Nord un giudice che volesse incriminare Kim Jong Il e dei giornalisti che lo insultassero ogni giorno finirebbero come minimo fucilati.

    Comunque ho firmato.

  5. Elio says:

    Firmato, eccome!

  6. Elio says:

    Come sei persuasivo Miguel :-) Firmato all’istante!

  7. Daouda says:

    L’acqua è già privatizzata cari miei, ed in mano alle mani più sbagliate che ci possano essere, quelle dello stato.

    Questa pseudo riforma non è affatto liberale/liberista , oltretutto!

    http://www.chicago-blog.it/2011/01/13/acqua-e-referendum-chi-se-la-beve-quella-della-privatizzazione/

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9971

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9469

    p.s. io sono a favore dell’acqua come bene comune, sia chiaro. Sarebbe una discussione da aprire : bene comune vs proprietà pubblica!

  8. Francesco says:

    Fammi indovinare, l’alternativa alla privatizzazione è la nomina dei nipoti del sindaco nel CDA della società comunale per l’acqua (al Nord) e l’autobotte della mafia (al Sud), per ora.

    • PinoMamet says:

      Mazza se sei pessimista, Francè

      qua da me non mi risulta ad oggi nessuna delle due soluzioni che dici tu;

      e quindi non vedo proprio perché dovrei volere che anche l’acqua, con la quale fino ad oggi non abbiamo avuto problemi, finisca per essere ceduta a prezzo di favore a qualche appaltatore privato amico di, e gran figlio di.

      Ciao!

      • Peucezio says:

        Condivido.
        Io sto a Milano, l’acqua è buona (ne bevo almeno tre o quattro litri al giorno), costa pochissimo, quindi va benissimo così com’è. Le cose si cambiano quando non vanno, non quando vanno: se una cosa mi conviene e mi soddisfa e qualcuno me la vuole cambiare, vuol dire che me lo vuole mettere in quel posto, quindi io, giustamente, mi difendo.

        • Francesco says:

          Anche io sto a Milano e la qualità dell’acqua pubblica mi va molto bene.

          Il costa pochissimo mi puzza molto di “la pago da un’altra parte” che è sempre la soluzione peggiore.

          Qualche sospetto pregiudiziale sui criteri per entrare nel CDA di Acquedotti Ambrosiani ce lo avrei, ma pari a quelli sui criteri per vincere l’appalto …

      • Francesco says:

        Al Sud sì, e per testimonianza diretta.

  9. daouda says:

    Bene comune non equivale affatto a proprietà pubblica o statuale!

    Eccovi i liberisti o liberali che pensano di queste pseudo liberalizzazioni o privatizzazioni…

    http://www.chicago-blog.it/2011/01/13/acqua-e-referendum-chi-se-la-beve-quella-della-privatizzazione/

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9971

    saluti

  10. Il problema di Ritvan è che quando fa la parodia di qualche affermazione “comunista”, finisce semplicemente per fare la parodia del linguaggio del lettore medio di Libero.

    Una parodia dovrebbe avere almeno una remota somiglianza con ciò che prende in giro.

    Qualunque sia la realtà nordcoreana, infatti, ecco il tipico linguaggio di una legge nordcoreana:
    http://www.novexcn.com/dprk_foreign_investment.html

    Article 1. It is the consistent policy of the DPRK to develop economic cooperation with other countries. The State encourages foreign investors to invest in the territory of the DPRK on the principles of complete equality and mutual benefit.

    Article 2. This law is intended to stipulate the general principles and rules relating to the protection of investment of foreign investors and establishment and operation of foreign-invested enterprises in the DPRK.

    A foreign investor is body corporate or an individual from a foreign country that invest in the territory of the DPRK.

    A foreign-invested enterprise is a contractual or equity joint venture enterprise, or a wholly foreign-owned enterprise that is set up in the territory of the DPRK.

    A contractual joint venture is business activity in which investors from the DPRK and a foreign country jointly invest, the management is assumed by the partner from the host country and, depending on the provisions of the contract, the portion of the investment made by the foreign investor is redeemed or the share of the profits to which the foreign investor is entitled is allotted.

    An equity joint venture is business activity in which investors from the host side and from a foreign country invest jointly, operate the business jointly, and profits are distributed to the investors in accordance with the share of their investment.

    A wholly foreign-owned enterprise is a business enterprise in which a foreign investor invests and which the foreign investor manages on his own account.

    Article 3. A foreign investor shall be permitted to establish equity and contractual joint ventures within the territory of the DPRK and to set up and operate wholly foreign-owned enterprises in the Free Economic and Trade Zone.

    • Francesco says:

      Se togli “tipico” sei credibile, Miguel.

      Ciao

      PS a me il linguaggio di Ritvan parodico ricorda molto la striscia rossa dell’Unità

    • roberto says:

      a naso l’articolo 1 mi sembra una leggera presa per i fondelli

      • Ritvan says:

        —-a naso l’articolo 1 mi sembra una leggera presa per i fondelli. roberto—
        Solo ti sembra?:-)

    • Ritvan says:

      Il problema di Miguel è che vuol essere lui a decidere se una parodia sui suoi amici degli amici “antimperialisti” sia o meno una parodia equa&solidale:-)

      P.S. Io non dubito che il Caro Leader Antimperialista Kim Jong Il abbia ai suoi ordini azzeccagarbugli e traduttori capaci di confezionare un bello specchietto per le allodole graziosamente definite “foreign investor”…solo che – purtroppo per Miguel e il suo Caro Amico Antimperialista – le suddette “allodole” mica ci cascano a quella PARODIA (quella sì rispondente in pieno ai criteri migueliani della parodia:-) ) delle leggi che regolano gli investimenti stranieri nei paesi civili e democratici.

      • Peucezio says:

        Ritvan, ma che ti ha fatto Kim Jong Il?

        • Ritvan says:

          A me nulla…ai propri compatrioti, invece, si dice in giro che abbia fatto qualcosina di poco piacevole….ma sicuramente saranno voci maligne e menzognere fatte circolare dalla Solita Spektre Demo-Pluto-Pippo-Paperino-Masson-Giudaica:-).
          P.S. Dici forse che uno dovrebbe far satira solo ed esclusivamente nei confronti di chi gli abbia fatto qualcosa oppure che qualsiasi cosa faccia il Caro Leader a quei fetenti “musi gialli”:-) non dovrebbe riguardarci?

  11. maria says:

    Per la serie “sono i problemi concreti a mostrare da che parte stanno le persone”. una notizia un po’ locale ma significativa, oggi corriere ritenuto di destra e repubblica ritenuta di sinistra, si trovano uniti nella lotta, attaccano pesantemente e volgarmente alcuni sindaci della piana di firenze, rei di non volere l’allungamento della pista dell’aeroporto fiorentino, allungamento che penalizzerebbe gli abitanti dei loro territori in materia di rumore, inquinamento acustico e ambientale.

    I toni usati dai due grandi giornali sono di derisione e tutti incentrati sul linguaggio dei sindaci definiti con dispregio gli ultimi soviet, al solito parlano di sviluppo e panzane varie, ma non basta forse l’aeroporto di pisa che si raggiunge in breve tempo, perchè i fiorentini a differenza di tutte le grandi città europee ne devono avere uno a portata di bicicletta? Tra l’altro da firenze partono decine e decine di voli giornalieri per ogni destinazione, di quale ulteriore sviluppo si farnetica, che dire, sarà l’ambientalismo liberale di m.!

    • Francesco says:

      non che io ami il proliferari di mini-infrastrutture volte a glorificare Cari Leader locali

      però le proteste dei Nimbies sono ancora peggio

      >> penalizzerebbe gli abitanti dei loro territori in materia di rumore, inquinamento acustico e ambientale.

      ecco, credo che queste dichiarazioni dovrebbero essere reato

  12. Andrea Di Vita says:

    Per Martinez

    Firmato e fatto firmare.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  13. Athanasius says:

    Curioso, ma in questi stessi giorni anche in Croazia una proposta di legge che mirava alla possibile privatizzazione delle acque è stata annullata dal governo sotto la pressione di una larga coalizione composta da un istituto vicino alla Chiesa cattolica, la Conferenza episcopale croata, alcuni partiti di destra e di sinistra, e parecchie organizzazioni ecologiste (finalmente qualcosa di utile dagli ecologisti).

    Nessuno degli oppositori alla proposta della legge è stato incriminato di voler facre da Croazia Iran o Corea del Nord (se alcuno avesse osato montare un’ “accusa” del genere, è molto probabile che sarebbe stato clamorosamente irriso).

    Del resto, da quanto ho sentito parlarne, l’Iran di Ahmadinejad sarebbe assai economicamente “liberista” (o forse mi sbaglio). Ma per questi sloganeggianti liberisti l’unica cosa che conta è Iran come qualche spauracchio, simbolo del Male Assoluto.

    • Athanasius says:

      Addenda:

      Ma per questi sloganeggianti liberisti l’unica cosa che conta è Iran come qualche spauracchio, simbolo del Male Assoluto, senz’alcun riguardo per i fatti.

  14. mirkhond says:

    “di voler fare da Croazia Iran”

    Beh, secondo diversi studi, i Croati, avrebbero una lontana radice iranica.
    Il loro nome troverebbe corrispondenza con l’Alanico (lingua iranica antenata dell’Ossetico) hu-urvatha “amico”.
    In un’iscrizione greca dell’antica città di Tanais, alla foce del Don, sul Mar Nero, compare il nome grecizzato Choroatos, legato appunto ai Sarmati, popolazioni iraniche delle steppe tra Mar Nero e Mar Caspio, e di cui gli Alani e gli attuali Osseti del Caucaso sono i discendenti.
    Probabilmente la popolazione iranica dei Croati, spostandosi nell’attuale Polonia, assogettò delle tribù slave da cui venne assorbita linguisticamente, dando origine agli antenati dei Croati, che poi emigrarono nei Balcani nel VII secolo dopo Cristo.
    ciao

    • Athanasius says:

      Anch’io personalmente credo in questa teoria, benche non ci siano prove concrete, ma soltanto indizi.

  15. Antonello says:

    Ricordiamoci, per completezza, che quel tipino di Tudjman sbandierò questa presunta discendenza per dimostrare che i civili Croati non erano slavi, e quindi non avevano nulla da spartire con i reprobi jugoslavi a est e a sud.

    • Athanasius says:

      Tudjman era uno storico di professione, che si interessava soltanto della storia moderna (vuol dire, ottocento e novecento). La storia croata, intendo. Se ne fregava dell’origine dei proto-croati.

  16. mirkhond says:

    Per ulteriore completezza, aggiungiamo che la teoria iranica vale ANCHE per il Serbi, i quali sarebbero emigrati ASSIEME ai Croati dal Mar Nero alla Polonia, e qui COME i Croati, anh’essi si sarebbero slavizzati, migrando poi all’epoca di Eraclio (610-641 d.C.), sempre ASSIEME ai Croati, nei Balcani, dove si mescolarono ulteriormente alle masse slave, già immigratevi a partire dalla seconda metà del VI secolo dopo Cristo.
    Tudjman non fece che ripetere teorie ustascia, che volevano, appunto, rimarcare la presunta diversità etnica dei Croati dai Serbi. Teoria appunto, SENZA fondamento.
    ciao

    • Athanasius says:

      Tudjman era partigiano comunista durante la seconda guerra mondiale e lottava contro gli ustascia.

      Del resto, gli ustascia non sostenevano la teoria iranica, ma la teoria gotica dell’origine dei croati. Il futuro Poglavnik dello Stato Indipendente della Croazia, Ante Pavelić, ospitato dall’Italia fascista per più di dieci anni, aveva pubblicato un piccolo libro “Die kroatische Frage” dove sosteneva appunto questa teoria. Il libro lo ha fatto distribuire in Germania hitleriana negli anni trenta, per porvar convincere i tedeschi di appoggiare la causa di una Croazia indipendente. Questo era un fallimento totale, giacchè la Germania hitleriana sosteneva incondizionatamente l’integrità terrioriale della Jugoslavia, sotto la dominazione serba. Questa posizione tedesca nazista non si è cambiata fino al 27 Marzo 1941, quando Hitler decise di attaccare e smembrare la Jugoslavia, arrabbiato dei serbi perchè avevano respinto l’accessione della Jugoslavia al Patto Tripartito.

      La teoria gotica si basava su una lettura alquanto arbitraria di alcuni brani dell’opera storica “Historia Salonitana” di Tommaso Arcidiacono (13esimo secolo).

      Tudjman non sosteneva nessuna teoria sull’origine dei croati, semplicemente non si interessava per questo tema. Da dove ti vengono queste idee?

      Riguardando le differenze etniche tra croati e serbi, non capisco nemmeno che cosa vorrebbe dire “differenza etnica”. Questa nozione non mi è chiara. Forse qualcosa di “razziale”? Ma quello che importa è la storia, le tradizioni, la spiritualità, non il DNA e cromosomi, se ti riferivi a questa cosa. La “razza” è irrilevante. Neanche la lingua è un fattore decisivo. Perchè i due uomini possono dire la stessa frasi, ma pensare qualcosa di completamente diverso.

      So che esiste una qualche teoria sull’origine iranica dei serbi, ma non ne conosco i particolari. A quella riguardante i croati tendo a credere, perchè questa pietra di Tanais esiste, c’è qualche verosomiglianza. Credo che nel caso dei serbi non esiste un indizio tanto forte. La parola “Hrvat” (“croato”) non è di origine slava, in ogni caso. Questo fatto, combinato con gli indizi menzionati da te, mi fanno credere (ma non fideisticamente) alla teoria iranica sull’origine dei croati.

      Esiste in Croazia una società “per la ricerca dell’origine iranica dei croati”. La società è politicamente assai di “destra”. Ho incontrato personalmente alcuni dei membri di questa associazione e possono dire che le loro “ricerche” non possono essere prese sul serio. Per esempio, adducono alcune parole di origine persiane nella lingua moderna croata come “prova” dell’origine iranica dei croati. Ma queste parole sono venute nella lingua, infatti, tramite il turco ottomano (che aveva improntato molte parole al persiano), giacchè una parte della Croazia odierna era sotto il governo ottomano per circa 160 anni (1530-1686, approssimativamente, mentre i croati di Bosnia si trovavano sotto il dominio ottomano 1463-1878, con il risultato di avere ancore molti più turcismi, cioè prestiti lessicali, dal turco ottomano). Ed affermano altre sciocchezze.

  17. Daouda says:

    Ancora co questa confusione sul liberismo?

    Queste privatizzazioni non sono liberiste. Siete incorreggibilmente opportunisti.

  18. mirkhond says:

    Per Athanasius

    Grazie per le precisazioni. Sono a conoscenza della teoria “gotica”, ma credevo che fosse minoritaria in Croazia, rispetto a quella iranica. Come hai confermato, persino Hitler la prese poco sul serio.
    Mi sembrava opportuno però rilevare come il nazionalismo croato, cercasse in tutti i modi di rimarcare la differenza coi Serbi, adducendo appunto, ma usandola molto a sproposito, proprio la ben più fondata ipotesi iranica.
    Tentativi, quelli del nazionalismo croato, che giunsero al parodistico, quando un frate francescano, un certo padre Mandic’, negli anni’60 affermò che i Serbi erano di origine…marocchina! Padre Mandic’ lo affermava e con convinzione, basandosi sulle colonie di legionari mauritani (la Mauritania romana era l’attuale Marocco settentrionale), che Roma inviò nei Balcani. Peccato però che gli unici insediamenti citati dal (così poco) reverendo cattolico, uno fosse presso il Mar Nero, alla foce del Danubio, e l’altro sul fiume Inn, nell’attuale Austria (quest’ultimo, tra l’altro, ha fornito la base, ad un recente studio genetico, che affermerebbe le lontane radici magrebine di Hitler!).
    Quanto alle COMUNI radici iraniche di Serbi e Croati, il geografo egiziano Claudio Tolomeo, cita i SERBOI tra le tribù IRANICHE sarmate del II secolo dopo Cristo, stanziate a nord del Caucaso.
    Quanto infine, a queste benedette radici iraniche, bisogna sottolineare come queste due popolazioni sarmatiche, emigrando nell’attuale Polonia, tra III e V secolo dopo Cristo, assogettando locali tribù slave si FUSERO con esse, dando vita a popoli METICCI slavofoni, ma con questa lontana radice iranica, radice risalente appunto ad una MINORANZA dominante.
    Per cui i Croati (così come i Serbi) sono slavi a pieno titolo, pur con queste radici, e a loro volta si mescolarono e assorbirono popolazioni NON slave nella nuova e definitiva patria balcanica, alla faccia di tutti i razzisti e seminatori di odio.
    ciao

    • Athanasius says:

      Che cosa sono “slavi”?

      Semplicemente, slavi sono quelli popoli che parlano una della lingue slave. Cosi, slavi sono: Sloveni, Croati. Serbi, Montenegrini, Bosniaci musulmani, Bulgari (Pomacchi inclusi), Macedoni, Russi, Ucraini, Russini (anche chiamati Ruteni), Polacchi, Cecchi, Slovacchi. La lingua è l’unico criterio che determina la slavicità. Non so che cos’altro potrebbe essere.

  19. mirkhond says:

    Quanto a Tudjman, è vero che durante la guerra 1941-45 era comunista, ma da presidente della Croazia indipendente, non mi sembra che sia stato proprio così estraneo al nazionalismo, penso all’espulsione dei Serbi dalle kraine al confine con la Bosnia, nel 1995.
    Almeno in Italia, questa è l’impressione che ha dato, di un comunista diventato nazionalista.
    ciao

    • Athanasius says:

      Le “kraine”? Vuoi dire “Krajina”? E una nozione inventata nel 1990 per denominare una regione di Croazia che si voleva separare dalla Croazia, una regione presumibilmente puramente serba, ma non lo era affatto, era una regione mista. Per farla puramente “serba”, i croati erano espulsi nel 1991, dall’esercito jugoslavo (infatti, serbo). Questo era l’inizio della Guerra dell’indipendenza croata, durata 1991-95 (in Croazia si chiama “Guerra Patriotica”). Puoi trovare sull’internet come si svolgeva questa guerra (l’articolo della wikipedia inglese mi sembra assai “neutrale”). Molte atrocità sono state compiute sulla popolazione croata dall’esercito serbo/jugoslavo, specie nell’anno 1991, il fatto che ha creato un certo risentimento contro tutto quello che è serbo in alcuni strati della popolazione croata. Nell’anno 1995 la Croazia ha riconquistato questa regione (Dalmazia del Nord, Lika, Banovina, Kordun e una parte della Slavonia). Molti serbi se ne sono andati perchè non volevano vivere in una Croazia indipendente. Non sono stati “espulsi”.

      Per quanto riguarda la “krajina”: la parola vuol dire, in croato e serbo, semplicemente “regione”, ma anche “confine”. In quei territori c’era una volta (1520-1880) il confine militare austriaco (chiamato in croato “vojna krajina” o “vojna granica”), una regione dove vivevano liberi contadini-soldati che difendevano l’Impero Austriaco dagli Ottomani. Il Confine era storicamente il territorio del Regno di Croazia, ma quando è stato trasformato nel Confine Militare, fu posto direttamente sotto il controllo di Vienna (e rimase cosi fino al 1880), e il governo provinciale croato (Croazia era considerata un regno associato con Ungheria ed Austria e sotto la corona absburgica) non aveva nessuna ingerenza in questo territorio (anche se il territorio rimaneva teoreticamente parte del Regno di Croazia). Nell’anno 1880 questo Confine fu abolito ed incorporato nella Croazia. Il Confine (“krajina”) era un’entità amministrativa austriaca e non era qualche regione “serba”. Infatti, ci vivevano serbi e croati, 60-40% in favore dei serbi (secondo il ricensimento austriaco dell’anno 1847, credo).

      Nell’anno 1990 è stata risuscitata questa nozione della “krajina”, stavolta come una regione presuntamente puramente serba. Ci è stata inclusa anche la regione attorno a Knin. Knin non è mai stato parte del Confine Militare austriaco, ma era sempre parte della Dalmazia (una volta sotto il dominio della Repubblica di Venezia). Ma era un’area con procentuali assai alti della popolazione serba e limitrofe alla regione dell’ex Confine austriaco. Nientedimeno, la regione intorno a Knin si chiamava “Kninska krajina”, che semplicemente vuol dire “regione di Knin”.

      Per ancora complicare la situazione, c’è una regione nel Nordovest della Bosnia ed Erzegovina che si chiama, anch’essa, “krajina”, o “serhat” in turco (serhat vuol dire confine). Era un confine militare dell’Impero Ottomano, costituito come baluardo contro gli Austriaci. Nella parte occidentale del serhat vivono Bosniaci-musulmani, nella parte orientale i Serbi. Era scena di lotte accanite tra Serbi e Bosniaci durante l’ultima guerra di Bosnia (1992-1995).

      • Athanasius says:

        Su Tudjman…

        Si, è vero. Era comunista ed è diventato nazionalista. Ma operava dentro un clima politico in Croazia quando la stragrande maggioranza dei Croati volevano una Croazia indipendente. Anche tutti i partiti (comunisti inclusi) lo volevano. Così lui era un eseguitore. Se non ci fosse stato lui, sarebbe qualcun’altro.

        Ma c’era anche un’opposizione forte contro di lui. I nazionalisti estremi lo consideravano troppo tiepido, i liberali ed i comunisti rifromati lo accusavano di autoritarismo, nazionalismo e di tendenze antidemocratiche.

  20. mirkhond says:

    “La lingua è l’unico criterio che determina la slavicità. Non so che cos’altro potrebbe essere.”

    Dovrebbe essere così, ma sappiamo bene che, a partire dal XIX secolo, la lingua è stata fatta COINCIDERE con la nazione, la razza, la comunità di sangue e suolo, e altre sanguinose cazzate che però hanno provocato (e provocano) le tragedie che ben conosciamo….
    Un croato, pur odiando un serbo, non si sente certo più affine agli italiani, nemmeno ai Triestini, e ai Friulani e Veneti, ma agli Sloveni, ai Russi, ai Bulgari, ai Polacchi, ai Bosniaci musulmani ecc.
    E ciò si deve soprattutto al nazionalismo moderno, e al panslavismo che ad esso è legato.
    Mentre fino a 150-100 anni fa, credo che un dalmata e un istriano dell’entroterra, si sentissero molto più simili ad un veneto, anche per il bilinguismo.
    Del resto osservando i cognomi degli “Italiani” da Trieste a Cattaro, non è affatto facile capire dove finisce la latinità italiana e incomincia la slavità slovena e croata.
    Per cui concordo con te; il problema però e farglielo a capire ai fanatici della purezza “nazionale” e “razziale”, presenti purtroppo, anche su entrambe le sponde del nostro Adriatico.
    ciao

    • Daouda says:

      La “purezza” razziale è una cosa… la nazionalità un’altra , robba che, a rigore, neanche esisterebbe se non fosse per lo stato.
      Semmai intendevi etnia…

      io avendo lontane radici croate ho lontanissime radici iraniche quindi?

      p.s. sei credente,maschio,bianco,eterosessuale e prendi più di 2500 euro? CREPA BASTARDO!

      • mirkhond says:

        A parte che prendo MOLTO MENO di 2500 euro,ma non sai parlare senza insultare?

        • Ritvan says:

          Ma no,caro Mirkhond, ormai sono diventato una specie di esperto “daoudologo”:-) e in tale veste ti dico che il buon Daouda non stava insultando te (e nemmeno stava facendo i conti in tasca a te) ma stava solo facendo il verso ai kompagni e ai loro slogan da “lotta di classe”.
          Ciao
          Ritvan

          • Daouda says:

            Si si !

            Forse è meglio aggiornare così:

            sei cristiano, maschio, bianco, eterosessuale, partita iva con orientamententi conservatori e liberali? CREPA BASTARDO!

            Sì suona meglio…

            p.s. A Ritvan ma perché ho avuto qualche diatriba con te…mi sembra quasi impossibile…( o forse era con Pino)?

            saluti

            • Ritvan says:

              No, Daouda, con me no, ma siccome sono appassionato di enigmistica:-) e inoltre non mi piace che le discussioni degenerino in insulti personali, mi sforzo di tradurre la tua ermetica prosa a beneficio di chi – poco pratico della cosa – potrebbe scambiarla per insulti a lui personalmente diretti. L’ho fatto una volta anche a beneficio di Francesco, mi pare.
              Ciao
              Ritvan

            • Daouda says:

              Ah , vé?
              Lì sò stato maliziosetto, un po’ a sgravo ma comunque stile uguale, nn’era pé Francesco.

              Sai che è?
              E’ inutile esse fascisti co lla patente antifascista, o dasse antifascisti pé aridasse fascisti.
              Fori le palle a destra, fori ‘r sughero dalle recchie ; basta a sti cojoni e ste mezze seghe che se la senteno calla, che già l’ agenti so svariati…

              Poi che ce devi fà, è chiaro che si uno è dé sinistra parte cor cervello stuprato, ma er tarlo je schicchera mentre li destri sò popolino e scimmiette a rifà ‘r verso.
              Però si te ‘mpegni questi l’acchiappi, come acchiappi li anchilosati sempliciotti, mentre alli sinistri gnente, arimangheno provati armeno fino all’adultezza buona, e sò puro golem cor ghigno vero… PURE SI NUN PARE , nun je da retta!
              E basta pure cor dietrologgico inceppato, gli infami ve li credete de destra perché la sinistra è n’artifizio che nun esiste ; er cervello vostro viaggia a sbafo sulle visioni altrui!

              Per il resto aòh

              “Se c’è soluzione, dov’è il problema? Se non c’è soluzione, dov’è il problema?”

      • Antonello says:

        Beh, se leggete “Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’epoca di Flippo II” di Braudel, ci sono molte gustose notizie sulla italianizzazione di Ragusa (l’odierna Dubrovnik), le cui assemblee pubbliche erano tenute appunto nell’idioma veneziano. Anche se il buon Braudel fa notare che il serbo-croato doveva essere comunque utilizzato ben più che il veneziano se i dispacci pubblici prescrivevano di non parlare slavo nelle occasioni ufficiali!

        Sul discorso della slavicità, siamo d’accordo che è un concetto piuttosto vago, che parte da Villa Opicina e arriva a Vladivostok. Sono s’accordo con Mirkhond quando dice che in fondo è una questione politica, che oltretutto passa proprio attraverso il linguaggio. Ljudovit Gaj, il padre del moderno serbo-croato, vedeva in esso il collante per una nuova realtà “illirica”. L’odierna Croazia indipendente ha introdotto il “novi govor”, la “nuova parlata”, recuperando antiche parole, introducendone di nuove (a volte con effetti comici per gli stessi Croati), con il chiaro scopo di distanziarsi linguisticamente dal resto della ex Jugoslavia. Curioso poi il fatto che i Croati, per il loro legame storico con Venezia, abbiano diffuso il saluto italiano “ciao” in tutta l’ex jugoslavia, per poi sostituirlo (mi rammarico di non sapere quando) con il più magniloquente “bok”, variazione di “Bog”, vale a dire “Dio”.

    • Athanasius says:

      Concordo.

      Anche il bilinguismo. Ci siamo tanto abituati alla monocultura linguistica caratteristica dei moderni stati nazione, da aver dimenticato che bilinguismo è uno stato di cose normalissimo, che esisteva (ed ancora oggi esiste) lungo tutta la storia del mondo. Anche oggi, fuori dell’Europa, bilinguismo (o affatto plurilinguismo) è piuttosto regola che eccezione.

  21. Per Ritvan

    “Il problema di Miguel è che vuol essere lui a decidere se una parodia sui suoi amici degli amici “antimperialisti” sia o meno una parodia equa&solidale:-)”

    No. Il punto è che la satira deve somigliare a ciò che prende in giro.

    Io non amo Silvio Berlusconi. Ma non gli faccio una parodia costruita, mettiamo così:

    “aho, io a sti comunisti je spaccherei er fegato che nun li sopporto e vojo vedelli tutti impiccati”

    Uno perché Berlusconi non parla romanaccio; due perché tutta la sua forza sta nella simpatia, nelle barzellette, nel mandare avanti altri a fare i discorsi urlati, mentre lui sorride allegro nelle avversità.

    Non sto discutendo della realtà politica e sociale della Corea del Nord.

    E’ però un fatto che le sue leggi sono scritte con un tono abbastanza neutro, che non somiglia per nulla alla parodia che ne hai fatta.

    E’ possibile che la tua parodia somiglia a qualcos’altro, che so, agli editoriali sul quotidiano del partito nordcoreano: può darsi, leggo poco materiale nordcoreano contemporaneo e non conosco una parola di coreano.

    • Ritvan says:

      Appunto, Miguel. Visto che TUTTI sappiamo che Berlusconi non parla romanaccio, mentre NESSUNO – tranne te:-), ovviamente – sa se il linguaggio delle leggi AD USO INTERNO di Kim Jong Il sia o meno lo stesso degli editoriali dei giornali di Kim Jong Il, la mia satira mi sembra sempre appropriata. Col Tuo Augusto Permesso, beninteso:-)
      P.S. Temo che col tuo ineffabile concetto di “satira” saresti stato capace di “solidarizzare” con il buon D’Alema nella sua querelle con Forattini (a proposito della vignetta in cui D’Alema sbianchettava il dossier Mitrokhin), sostenendo che nella realtà D’Alema non usava il bianchetto, bensì il “taglia-e-cuci”:-):-)

  22. Athanasius says:

    “Curioso poi il fatto che i Croati, per il loro legame storico con Venezia, abbiano diffuso il saluto italiano “ciao” in tutta l’ex jugoslavia, per poi sostituirlo (mi rammarico di non sapere quando) con il più magniloquente “bok”, variazione di “Bog”, vale a dire “Dio”.”

    Io dico personalmente: zdravo (“salute”, qualcosa come il romano: salve).

    “Bok” non è specialmente magniloquente. E un localismo proveniente dalla città di Zagabria. Un localismo assai urbano, dal gergo giovanile (niente a che vedere con qualche “religiosità”). Si è diffuso in tutta la Croazia all’inizio degli anni novanta, sotto l’influenza dei media assai centralizzati (cioè provenienti tutti da Zagabria e imponendo tutto quanto sia “zagrabiense” al resto della Croazia). Sostituì lo “zdravo”, un saluto considerato a torto “comunista” (sic).

    Nel dialetto kajkaviano le consonanti sonore della fine della parola diventano sorde. Così “Bog” diventa “bok”.

  23. maura says:

    per francesco.

    non sia mai, nessun totalitarismo. in quanto ambientalista, ti permetto di morire liberamente quando vuoi.

    Per inciso, io lavoro in una azienda pubblica che gestisce l\’acqua e ti dico: stai attento a quello che desideri, potrebbe realizzarsi!

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