L’esercito egiziano, Mubarak, gli Stati Uniti e il grano

Curioso leggere in giro, questi giorni.

Una parte che dice, “Mubarak, lo sgherro degli americani“.

Una parte che dice, “complotto americano per rovesciare Mubarak“.

Il bello è che in qualche modo, possono essere vere entrambe le tesi.

Prima di tutto, la rivolta non è artificiale.

E’ ovvio che ciò che sta succedendo riflette un sentimento di quasi tutta la nazione, senza differenze di idee o di ceti sociali. Semplicemente, la grande maggioranza del popolo odia Hosni Mubarak, e a ragion veduta.

La domanda non è, quindi, se gli americani (semplifichiamo, intendiamo ovviamente coloro che negli Stati Uniti prendono le decisioni) abbiano creato una rivolta in un paese felice; ma se abbiano fatto qualcosa per dare fuoco alle già abbondanti polveri.

Come evidenza della rivolta indotta, si portano tre fattori, che non sono trascurabili: i media non demonizzano queste rivolte; Wikileaks dimostra che in anni passati, gli Stati Uniti hanno avuto contatti con qualcosa che loro chiamano “l’opposizione civile” e le hanno pure dato soldi; e c’è l’ingiunzione di Obama a “non sparare” e a “fare riforme”.

Però tutti e tre i fatti potrebbero avere anche una spiegazione più semplice: quando c’è un leone impazzito in giro, non gli dai addosso, ma dici, “ciao ciao, sono amico tuo!“, per rimetterlo in gabbia.

Insomma, nessuno vuole essere odiato da 80 milioni di egiziani, solo per lealtà verso un ottantaduenne che sta per andarsene comunque.

Ed è normale che gli americani cerchino alternative.

In parte, lo fanno attraverso ciò che loro chiamano la “società civile“, l’eterna chimera dei democratici americani a partire dai tempi del Vietnam: mi permetto di pubblicizzare, credo non per la prima volta, il vecchio capolavoro di Frances Fitzgerald, Fire in the Lake, di cui esiste anche una versione italiana (Il lago in fiamme. Storia della guerra in Vietnam 1974) – la studiosa americana ha dimostrato l’incredibile e fallimentare violenza con cui gli americani hanno cercato di distruggere la cultura contadina vietnamita per inventare una “società civile” basata sul “libero mercato”.

La ricetta è sempre quella: si pagano cifre spropositate a qualche think tank per scatenare un gruppo di giovani sociologi a caccia di gente che sembri condividere i Valori Americani – dei Giuliano Ferrara, per capirci.

Il gruppo target è sempre felice di aderire, visto che ci sono in ballo somme che loro non hanno mai visto; e i soldi in genere fanno la fine che si può ben immaginare, ma non è un grosso problema – il funzionario incaricato di spenderli deve solo dimostrare che lui ha fatto qualcosa, appunto spendendoli. E anzi, più spende, più è probabile che possa chiedere soldi da spendere la prossima volta.

Forse vedremo qualcuno di questi giovanotti sbarbati e Civili nel prossimo giorno egiziano; ma la vera questione è l’esercito egiziano.

Prendiamo la questione alla larga.

Gianluca Freda è un blogger colto e intelligente, di cui capisco le buone intenzioni, ma con cui spesso sono in disaccordo. Ieri ha pubblicato la traduzione di un articolo di Webster Tarpley, corredato da commenti propri, in cui sostiene che gli americani non gradirebbero le vecchie dinastie mediorientali (in Egitto, Libia, Tunisia, Siria); le vorrebbero destabilizzare, per instaurare degli staterelli deboli e manipolaboli contro Iran, Cina e Russia.

“Gli USA sono alla disperata ricerca di una nuova generazione di traballanti demagoghi “democratici”, più disponibili a guidare i propri paesi contro l’Iran di quanto abbia dimostrato di voler fare l’immobilismo dei regimi attuali. C’è poi la questione dell’espansione dell’economia cinese. Possiamo star certi che tutti i nuovi leader instaurati dagli USA includeranno nei propri programmi la rottura delle relazioni economiche con la Cina, a partire dalla riduzione delle esportazioni di petrolio e materie prime.”

Non sono d’accordo, per due motivi.

Il primo è questo:

“Nel luglio del 2010, furono pubblicati i risultati di un grande sondaggio internazionale riguardante l’opinione pubblica nel mondo arabo, con sondaggi in Egitto, Arabia Saudita, Marocco, Giordania, Libano e gli Emirati. Ecco alcuni dei risultati più notevoli: mentre Obama era stato accolto positivamente  al suo ingresso in carica, con il 51% che esprimeva il proprio ottimismo riguardo alla politica statunitense nella regione, nella primavera del 2009, nell’estate del 2010, solo il 16% esprimeva ottimismo. Nel 2009, il 29% di quelli intervistati affermarono che un Iran dotato di armi nucleari sarebbe stato positivo per la regione; nel 2010, la cifra era salita al 57%, dimostrando un punto di vista molto diverso da quello dei propri governi”.

Mentre l’America, Israele e i leader delle nazioni arabe affermano che l’Iran è la più grande minaccia alla pace e alla stabilità in Medio Oriente, il popolo arabo non è d’accordo. In una domanda aperta su quali due paesi costituissero la minaccia più grave alla regione, l‘88% ha risposto Israele, il  77%  l’America e il 10% l’Iran.

Insomma, più un governo arabo sarà “democratico”, più sarà antisraeliano, antiamericano e filoiraniano.

E poi, non mi sembra che quello di Mubarak sia esattamente uno “Stato”.

Non somiglia, in questo, né all’Iran né alla Turchia.

Una ventina di anni fa, però, c’erano ancora tracce del tentativo che aveva fatto Nasser di costruire uno Stato. Ad esempio, la scolarizzazione di massa, che non arrivava dappertutto, ma coinvolgeva comunque innumerevoli milioni di giovani. Oppure la concessione automatica di un posto di lavoro statale a chiunque superasse il grande esame scolastico nazionale. Oppure, il prezzo calmierato del pane e gli speciali mercati sussidiati.

Non sono un esperto, ma mi risulta che il regime abbia poi smantellato buona parte di questo sistema, dietro precise istruzioni del Fondo Monetario Internazionale.

L’agricoltura, che ben organizzata avrebbe dato da vivere al paese, si è sempre più concentrata sul cotone e sullo zucchero, e non su ciò che sfama le pance dei contadini. Il turismo è aumentato, ma è sempre concentrato in una decina di località tutte in mano ai soliti monopolisti legati al regime. Che ovviamente spendono più volentieri i loro guadagni a Londra che al Cairo.

Accanto alle forme di redistribuzione della ricchezza, Nasser aveva potenziato l’esercito. Che per tre anni prende i contadini più o meno analfabeti, fornendo loro una minima scolarizzazione. E siccome dà da mangiare – e poco altro – a innumerevoli schiere di giovani maschi affamati, l’esercito ha una qualche utilità nel ridurre il numero dei disoccupati.

Un esercito gestito con un criterio assai particolare – un mio amico, un ufficiale cristiano, aveva talmente tanti soldati semplici al suo personale servizio che ne aveva nominato uno solo per raccogliere le barzellette che giravano per l’accampamento. Lo stesso ufficiale mi raccontò anche che, durante le esercitazioni, erano normali perdite – cioè soldati morti per incidenti – anche del 10%. Ma la Grande Madre Nilo ha molti figli…

… come i soldati di guardia al Consolato greco di Alessandria che mendicavano i soldi per comprarsi un panino…

… come il dignitoso soldatino a Rosetta che ci offrì il tè, pur avendo la divisa così lisa che gli si sarebbero viste le mutande – se le avesse avute…

… come il soldato di guardia all’Università (sì, anche l’università è presidiata dall’esercito) che guadagnava qualcosa vendendo penne agli studenti…

Le gigantesche forze armate egiziane consistono per metà in un esercito e per metà in quelle che vengono definite “Forze centrali di sicurezza” e “Guardie di frontiere” – 400.000 uomini che non pretendono nemmeno di occuparsi della “difesa” del paese.

L’Egitto confina con un paese militarmente imbattibile – Israele – , con un paese con una popolazione molto piccola – la Libia – e con un paese-rottame, il Sudan.

Per quanto riguarda gli ultimi due, potrebbero quindi tranquillamente bastare dei vigili urbani.

Per quanto riguarda la guerra tra un esercito regolare e un altro tecnologicamente molto superiore come quello israeliano – nel 1991, il potentissimo esercito USA ha attaccato il potente esercito iracheno: 148 morti tra gli “alleati”, decine di migliaia tra gli iracheni.

Nel 2003, le perdite furono rispettivamente 139 e altre decine di migliaia.

Dopo il 2003, la resistenza irachena ha inflitto 4.o00 perdite agli statunitensi, spendendo probabilmente meno di quanto spendeva in una  settimana il Ministero della Difesa di Saddam Hussein.

Quindi, nel caso di uno scontro con Israele, servirebbe un folto gruppo di portatori di bandiere bianche, strategicamente schierati, con nelle retrovie innumerevoli artigiani in gallabeya capaci di produrre esplosivi adoperando chiodi e fertilizzanti.

In questi giorni, poi, si sente definire l’esercito il “garante dell’unità nazionale“,  con una di quelle curiose frasi fatte che i media riecheggiano. Suona bene finché non si pensa che è la stessa frase usata per giustificare decenni di strapotere militare in Turchia – solo che l’Egitto è già un paese del tutto unito.

L’esercito egiziano consuma dunque le scarse ricchezze nazionali per tre motivi: primo, mantenere se stesso; secondo, tenere sotto controllo il paese; terzo, agire su commissione.

E infatti l’esercito egiziano riceve più aiuti dagli Stati Uniti di qualunque altro paese al mondo, tranne Israele.

Innanzitutto, i tecnici americani addestrano l’esercito egiziano a costruire un muro sotterraneo di lastre di ferro per bloccare i tunnel con cui gli abitanti di Gaza cercano di sopravvivere. Nel gennaio del 2008, un certo Steve Israel, deputato democratico di New York, si incontrà personalmente con Hosni Mubarak: subito dopo, gli Stati Uniti assegnarono la somma di 23 milioni di dollari solo per la distruzione delle vie di rifornimento di Gaza.

Gli ufficiali dell’esercito poi fanno parte dell’immensa community - l’inglese lo usano loro, mica noi – degli ufficiali del pianeta. Gente che viaggia continuamente, un giorno sono in Italia per studiare, un altro negli Stati Uniti per ricevere ordini, un altro in Afghanistan o magari in Colombia.

E’ una casta sovranazionale, piena di terzomondiali promossi, che si conosceva già dagli anni Sessanta e Settanta, con la tremenda scuola di Fort Bragg.

Infine, i soldi che il Congresso degli Stati Uniti regala all’esercito egiziano vanno a finire, quasi sempre, in acquisti sul mercato delle armi statunitense. E quindi sia in posti di lavoro garantiti per gli elettori dei congressisti, sia in profitti favolosi per le aziende che finanziano le loro campagne elettorali.

In questo contesto, il denaro non costituisce un problema. Non è una cosa intuitiva né per noi che dobbiamo far contare ogni centesimo; e sembra contraddire ciò che leggiamo, quando sentiamo dire che “i soldi non bastano più” per pagare gli insegnanti a scuola e occorre quindi tagliare.

Riassumiamo il meccanismo, tagliando con l’accetta, ovviamente: fino alla Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti non avevano un  esercito serio, anche perché sarebbe stato guardato come una pericolosa ingerenza statale.

Il contributo principale degli Stati Uniti alla guerra non fu però in sangue, ma – letteralmente – in costosissimi prodotti usa-e-getta. Prodotti pagati dallo Stato, ma non con tasse, bensì con buoni del tesoro; mentre l’Inghilterra si svenava oppure regalava le proprie basi in giro per il mondo per mantenere le industrie statunitensi. Il sistema fu gestito da una commissione che metteva insieme imprenditori, finanzieri, militari e uomini del governo.

Essendosi raddoppiata più o meno l’economia, gli Stati Uniti decisero di non smobilitare più. Il resto è la storia del complesso militare industriale costituito da alcuni elementi fissi.

Un finanziamento attraverso buoni del tesoro e affini, all’inizio spacciati con minacce varie a paesi succubi, oggi in massima parte, credo, detenuti dalla Cina.

Più si spende, più guadagnano le imprese statunitensi che partecipano al complesso militare industriale.

E quindi, più deputati e senatori si battono per aumentare le spese militari: non è un caso, né che le aziende militari abbiano localizzato le proprie fabbriche in modo tale da condizionare sistematicamente le elezioni, né che tanti politici vengano premiati con lauti stipendi in aziende private.

L’importante è che non aumentino le tasse: tanto, pagheranno le generazioni future – secondo il Congressional Budget Office, ogni bambino americano nato nel 2010 si porterà dietro un debito pubblico di 29.178 dollari, che all’età di trent’anni diventerà 166,500 dollari.

Noi abbiamo più volte sottolineato questo meccanismo, che ci sembra fondamentale e che viene trascurato spesso per altri meccanismi, ad esempio il petrolio o la lobby israeliana.

In realtà non c’è contraddizione. Le lobby si rafforzano a vicenda; e tutti questi meccanismi concorrono alla creazione del grande sistema guerrafondaio-paranoico. Vendere aerei inutili all’esercito egiziano comunque serve a tenersi amico un esercito che collabora con Israele e che si trova vicino ai pozzi petroliferi. Wikileaks ci offre un interessante scambio tra esecito statunitense ed esercito egiziano:  il Pentagono accusa l’esercito egiziano di non voler “modernizzare“, che per loro significa “rifocalizzare per contrastare minacce asimmetriche come il terrorismo, il contrabbando di armi a Gaza e la pirateria, e sostenere la politica USA verso l’Iran”. Una definizione decisamente originale di “modernizzazione”.

I militari comunque volevano i loro giocattoloni – aerei e carri armati – e quindi il Pentagono non ha insistito, a dimostrazione di come l’utilità dell’esercito egiziano non sia affatto solo militare.

Adesso, gli Stati Uniti hanno detto a Mubarak di non sparare sulla folla.

Hosni Mubarak probabilmente farebbe sparare ugualmente,e dal suo punto di vista farebbe bene: non sparare significa arrendersi.

Ma si trova di fronte al dilemma della guardia pretoriana (ma lo aveva già spiegato Platone nella Repubblica).

Il Capo ruba al popolo. Per difendersi dal popolo, deve costruirsi una guardia. Che mangia a spese del popolo. E quindi bisogna rubare ancora di più al popolo.

Quando il popolo si ribella, la guardia depone il Capo, al grido di Viva il Popolo.

E continua a rubare al popolo.

Che mi sembra l’esito più probabile della rivolta egiziana, almeno al momento.

Ma qui sorge un dilemma anche per la guardia pretoriana: come fare le “riforme” ordinate da Obama, senza toccare le cause della catastrofe egiziana, cioè le Dure Leggi del Mercato Globale, gli Impegni Internazionali e la Guardia Pretoriana stessa?

Perché in Egitto, il problema è il pane: ‘aish, che vuol dire anche vita.

Sono un pessimo profeta, ma offro un’ipotesi: la cancellazione di un po’ di debiti che l’Egitto comunque non pagherebbe; un nuovo prestito con cui l’Egitto potrà comprare un bel po’ di grano dall’agribusiness statunitense.

Ricordiamo come un’unica società, la Cargill and Continental Grain – due aziende fuse in una con il permesso del democratico Presidente Clinton – controlla oltre il 50% delle esportazioni agricole dagli Stati Uniti. Ovviamente dopo aver distrutto gli agricoltori indipendenti americani.

Qui ad esempio, potete leggere un’esaltante descrizione del governo statunitense del muscolo egiziano nel mercato alimentare. La geniale capacità di inventare slogan: per muscolo intendono la voracità con cui l’Egitto, un tempo quasi autosufficiente, è costretta a comprare cibo da un altro continente. Come l’Iraq, che una volta addirittura esportava il cibo.

Il documento del governo americano spiega tutto della falsa coscienza con cui si nasconde la realtà dell’imperialismo, con un titolo nell’articolo: “”Egyptians Like U.S. Food”.

P.S. A proposito, leggete il drammatico post di Bousoufi su  ciò che sta succedendo in Tunisia.

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81 Responses to L’esercito egiziano, Mubarak, gli Stati Uniti e il grano

  1. Leo says:

    Hi All
    Days ago Martinez wrote about the National Guard unit moved to the Sinai..well this is not a reconnaisance unit, as you can expect for support Un observers, but a specialised logistic unit operating C22 Sherpa, which means supply air lifts on no prepared air fields in full air superiority environment…in other words this unit give high speed deployment to combat units.. in a territory under full air control..because it is not believable that contingency plans were not from long time ready for events such those unfolding in Egypt.. my very modest hypothesys on the mission of such unit is “to transport special units for the local allied forces (IDF), under the protection of UN color, in demanded areas (around Gaza) within othe boarder of a foreign country (Egypt)…I am not Tom Clancy..but I have some Army experiences..we will see. However I doubt this can of trip will be recorded in public media.

  2. Leo says:

    further small note for Martinez, based still on my Army past:
    Iraq crumbled because most part of their Control and Command center were destroyed and the low general rank was bought by few millions of dollars and free passage to London, just visit some Lebanese restaurant in Edward Road and Marble Arch to check it..Iraqi Army never train to operate as independent units at level of brigade or lower..then..Also the low level of Allied forces losses was and is due to declare fallen in the field only who dies in the field.. if you die in your medical evacuation unit, when you are air lifted to the hospital, you are not fallen in the fight…to have a real figure of what was the real lost your should think about 2000..

  3. Francesco says:

    Caro Miguel,

    forse dovresti leggere quello che linki! :D

    L’articolo sulla produzione di cibo in Egitto:
    1) non cita la fonte;
    2) spiega che le ragione della fine dell’autosufficienza (ma era un deficit del 30%) sono la CRESCITA della popolazione e l’AUMENTO del consumo pro-capite di grano;
    3) tra le righe, è evidente che un prezzo politico basso non incentiva ad aumentare la produzione di quel bene (a meno di costosisssimi sussidi alla produzione), l’unica soluzione sarebbe la produzione pubblica di grano – ma l’agricoltura di Stato non è una storia di successo.

    Insomma, è un inno all’oggettività delle Regole dell’Economia (non del mercato)!

    ciao

    Francesco

  4. domenico says:

    “La ricetta è sempre quella: si pagano cifre spropositate a qualche think tank per scatenare un gruppo di giovani sociologi a caccia di gente che sembri condividere i Valori Americani – dei Giuliano Ferrara, per capirci.”

    è l’unico punto della tua (mi permetto di darti del tu) analisi che on condivido.
    Molto prima dell’ingerenza statunitense sul paese, esisteva un solido gruppo di intellettuali filo-occidentali (Haykal, Lutfi al-Sayyid, Zaghlul…), guarda caso i principali responsabili della rivoluzione del ’19, della costituzione di quattro anni più tardi e così via. Il supporto occidentale (britannico, in quel caso) venne solamente dopo, e in termini tutt’altro che generosi…il loro punto era l’assenza di un’alternativa valida (panislamismo? panarabismo? islam e basta? tutti punti presenti nei governi post-1952).
    Non tutti le posizioni filo-occidentali – con tutto quello che ne consegue – sono indotte o “unte” da bei bigliettoni..
    ps: ho sbagliato il post da commentare prima, chiedo venia :)

  5. Per Domenico

    Mi sono spiegato male.

    Non intendevo affatto dire che i movimenti modernizzanti/occidentalizzanti della storia del Terzo Mondo fossero tutti prodotti dalla CIA, magari ancora prima che nascesse la CIA :-)

    Volevo solo dire che esiste una tecnica di questo tipo, che io conosco particolarmente riguardo al Vietnam.

  6. Francesco says:

    >> la grande maggioranza del popolo odia Hosni Mubarak, e a ragion veduta.

    non capita oggi a Berlusconi e persino Hitler aveva nostalgici nel 1945 … potremmo ricordare che Mubarak garantisce ALL’EGITTO pace e cibo da quando è al potere, pur non riuscendo a creare le condizioni per lo sviluppo del paese e negando molto part diritti politici? che chiunque si trovi a governare quel paese deve affrontare difficoltà immense, che non dipendono nè da Israele nè dagli USA?

    • giovanni says:

      “Mubarak garantisce ALL’EGITTO pace e cibo da quando è al potere,”

      le solite scemenze di Francischiello o camurrista, che appena vede un boss cchiù fetente di quelli di Arcore, si precipita a fare il sciuscià. La pace non l’ha firmata Mubarak, e il cibo non lo garantisce più da un pezzo, altrimenti non sarebbe costretto a telare….

      • Per Giovanni

        Ho fatto passare questo commento solo per risponderti: qui si evitano sempre gli insulti personali; è proprio questo che permette a tanti di esprimere idee diverse.

        • Ritvan says:

          E hai fatto male, caro Miguel. Come ti ho già segnalato (ma tu te ne sei strafregato) il kompagno “giovanni” ha dato del “camorrista” a Francesco altre 2-3 volte in passato.

      • Francesco says:

        Mubarak è al potere da assai anni, e mai l’Egitto mosse guerra ad alcuno. Questo si chiama garantire la pace, a casa mia.

        Mubarak assicura POCO cibo a un popolo che sta in una situazione OGGETTIVAMENTE molto difficile, non è un risultato da poco.

        Potevo aggiungere che garantisce alla minoranza cristiana condizioni di vita tali che, per ora, non stanno emigrando in massa come capitato in altri stati dell’area, peraltro più democratici.

        Quindi i suoi successori, per fare meglio, avranno un compito gravoso.

        Baci e abbracci

        • Andrea Di Vita says:

          Per Francesco

          Non sono mai stato in Egitto, ma posso citare la testimonianza di un mio collega che era in trasferta al Cairo pochi mesi fa e ci è rimasto per un bel po’. Lui ha visto i soli mega centri commerciali in centro, e masse di mendicanti in periferia. Probabilmente sono questi ultimi che fanno massa oggi contro Mubarak.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          • Francesco says:

            Marxismo volgare, caro Andrea.

            I clienti dei centri commerciali fanno le rivoluzioni, i mendicanti di periferia i saccheggi.

            Ciao

  7. “non capita oggi a Berlusconi e persino Hitler aveva nostalgici nel 1945″

    Berlusconi non è un dittatore e ha regalato più risate che lutti.

    Hitler aveva un progetto politico, in cui hanno creduto in tanti.

    Saddam Hussein non solo era un dittatore anche più feroce di Mubarak, ma aveva coinvolto il paese nel grande delitto dell’attacco all’Iran; ma comunque aveva un progetto politico di ridistribuzione e rappresentava la comunità sunnita assediata.

    Conosco arabi di tanti paesi che sono partiti volontari nella sciagurata guerra per “difendere il mondo arabo” dalla presunta minaccia iraniana.

    Hosni Mubarak rappesenta sostanzialmente gli interessi privati della propria famiglia; e anche l’esercito, ovviamente, ma se l’esercito decide di piantarlo…

    • Francesco says:

      stai insinuando che Saddam rubasse meno di Mubarak? però in cambio ammazzava e torturava e stuprava di più gli oppositori, e come aggiunta ha scatentato una paio di guerre che hanno devastato l’Iraq? e PER QUESTO era migliore? :O

      non mi pare poi che in Egitto la fame sia maggiore di quanto spiegabile con i dati di base del paese, quelli che citi anche tu, e farsi pagare miliardi di dollari dagli USA per non fare quello che non si farebbe lo stesso (una nuova guerra a Israele) mi pare geniale

      insomma, a te sta antipatico Mubarak, dì la verità!

      :)

      ciao

  8. mirkhond says:

    “più un governo arabo sarà “democratico”, più sarà antisraeliano, antiamericano e filoiraniano.”

    Lo dissero anche Gad Lerner e Lucio Caracciolo un paio di anni fa, a chi parlava di democrazia nel mondo arabo.

    • Peucezio says:

      Sempre che “democratico” sia da intendere in senso etimologico, perché le democrazie liberali rappresentative attuali non sempre esprimono il potere del popolo, anzi…
      Solo che, effettivamente, in quelle nazioni certi sentimenti sono così generalizzati che sarebbe difficile inventare alchimie costituzionali o contorti formalismi tali da impedire l’ascesa di partiti poco simpatizzanti di Israele e degli Stati Uniti.

  9. mirkhond says:

    Per essere più precisi, Lerner e Caracciolo affermarono che se PERMETTESSIMO ai popoli arabi, di POTERSI SCEGLIERE i governanti, salirebbero al potere dei regimi FONDAMENTALISTI!
    Cosa che, stando almeno alle notizie riportate sulle rivolte di Tunisia ed Egitto, non sembra che sia ancora avvenuto….
    Naturalmente, data l’incertezza del momento, è difficile dire che cosa accadrà….

    • Francesco says:

      >> salirebbero al potere dei regimi FONDAMENTALISTI

      i quali, una volta al potere, si premurerebbero di impedire al popolo di effettuare di nuovo quella scelta, alla faccia di quelli che “la democrazia formale è una fisima ammerica”

      credo che l’Iran spieghi la cosa meglio di mille post

      • Peucezio says:

        Sì, infatti Ahmadinejad l’ho nominato io, non l’hanno eletto gli iraniani.

        • Francesco says:

          Ritvan, per favore, mi ricordi quanti iraniani sono stati ammazzati da squadracce parafasciste e dalle forze dell’ordine per aver osato manifestare contro il democratico etimologico Ahmadinejad?

          Grazie

          • Peucezio says:

            E’ giusto. La maggioranza ha il dovere di schiacciare come scarafaggi i sobillatori e i sovversivi che minacciano l’ordine costituito.
            Se per esempio a Roma la polizia avesse omaggiato di una bella innaffiata di piombo gli insegnanti e studenti teppisti che manifestavano contro un governo democraticamente eletto da una maggioranza di gente che è stufa di lavorare per mantenere una manica di parassiti come loro, avrebbe avuto il mio totale plauso (e penso anche di molti cittadini romani e commercianti del centro).
            Ma dimenticavo che le anime sensibili di voialtri liberali sono sempre in apprensione per il rispetto dei diritti umani, il pluralismo (che significa il diritto delle minoranze a monopolizzare l’attenzione e a opprimere le maggioranze) e che alla fine sono sempre solidali con la gioventù debosciata e protestataria.
            La cosa comica è che ragioni come qualunque borghese progressista gauche-caviar e ti fai passare per uomo di destra.

            Scusate se faccio cadere in basso il livello della discussione, ma di fronte a obiezioni del genere…
            La differenza fra me e un liberale è appunto che per me (che non ho mai ostentato il titolo di “democratico”, tutt’altro) è che io approvo una democrazia sostanziale e che quindi per me la democrazia non dev’essere presentabile, rispettosa, ma può essere anche brutale, laddove esprime una volontà popolare reale.
            Tra l’altro una delle amenità di questi pensatori liberali è che la democrazia di caratterizza per il fatto di essere vincolata dalle regole e che quindi è un sistema in cui la volontà popolare non può esprimersi come arbitrio. Ma se tali regole sono indipendenti dalla sovranità popolare e, anzi, le pongono dei limiti, non si capisce donde promanino. Dal diritto naturale forse? E chi lo stabilisce? Visto che gli alberi e le bestie non promulgano codici, da giuristi e filosofi del diritto che lo definiscono a loro capriccio. Dunque torniamo all’arbitrio.
            Se ne conclude che la democrazia, secondo questi tromboni liberali, altro non è che la sostituzione all’arbitrio popolare dell’arbitrio di un’élite intellettuale.
            Ma allora perché chiamarla democrazia e non tirannide di un gruppetto di filosofi e accademici d’accatto?

            • mirkhond says:

              Tranne per la sovranità popolare che è un’utopia come tante altre, condivido la tua avversione per un’ideologia che, assieme al comunismo reale, è il massimo dell’ipocrisia che l’uomo possa aver mai ideato e, purtroppo, messo in pratica….
              Il 13 agosto 2006, un certo angelo panebianco, sul corriere della sera, scrisse che per amore della libertà…bisogna limitare le libertà personali, autorizzando arresti arbitrari e sparizioni di cittadini (ogni riferimento ad Abu Omar è puramente casuale)….
              La libertà che si difende…da se stessa!
              Ma questo non meraviglia, visto che questo “nobile” principio è sempre stato messo in pratica da lorsignori, vedasi le modalità che hanno portato all’unità d’Italia e di cui ci apprestiamo a celebrare i 150 anni.
              Ti chiedi perchè non la chiamino tirannide….
              Bisognerebbe chiedersi tante cose, ad esempio perchè non dicano mai che siamo un paese FEUDATARIO e non alleato degli Usa, che le missioni di pace in Iraq e, soprattutto, Afghanistan, sono delle GUERRE, che quei popoli NON CI VOGLIONO, e soprattutto, qualunque cosa chiamiamo “democrazia”, ognuno se la dovrebbe conquistare da SE, ma sappiamo che cio è impossibile, se i VERI interessi di un popolo collidano con quelli dei grandi potentati economico-politici. Insomma il destino dei piccoli e dei deboli, subire sempre l’arroganza e la prepotenza dei più forti…
              Proprio ieri frattini ha detto che si, gli Egiziani hanno il diritto di scegliersi chi vogliono, TRANNE i gruppi fondamentalisti.
              Ora, personalmente conosco poco o nulla la realtà egiziana e non saprei quale peso effettivo abbiano i Fratelli Musulmani e/o altri gruppi fondamentalisti sunniti, ma se il popolo egiziano volesse proprio quelli?

            • Ritvan says:

              —–Ora, personalmente conosco poco o nulla la realtà egiziana e non saprei quale peso effettivo abbiano i Fratelli Musulmani e/o altri gruppi fondamentalisti sunniti—-

              Ecco, posso confermare il tuo assunto iniziale:-): i Fratelli Musulmani non sono “fondamentalisti”.

              —ma se il popolo egiziano volesse proprio quelli?—
              A mio immodesto:-) avviso ogni popolo ha il diritto di scegliersi i propri governanti mediante elezioni rispondenti a standard democratici collaudati. Poi, bisogna vedere come i governanti eletti si comporteranno e agire di conseguenza.

            • mirkhond says:

              Per Ritvan

              “i Fratelli Musulmani non sono “fondamentalisti”.

              Come ho già accennato, conosco poco e niente la realtà egiziana attuale, mi limito a riportare i timori delle elitès occidentali e dello stesso Omar Sharif, che, ieri, intervistato dal tg1, esprimeva i suoi timori sui Fratelli Musulmani.
              Per le tue conoscenze, cosa può aver generato l’equivoco tra Fratelli Musulmani e il fondamentalismo sunnita?
              I Fratelli Musulmani sono l’equivalente egiziano di Erdogan e Gul?
              ciao

            • Francesco says:

              >> La maggioranza ha il dovere di schiacciare come scarafaggi i sobillatori e i sovversivi che minacciano l’ordine costituito.

              Sbagliato, naturalmente. La maggioranza non ha nè il dovere nè il diritto di schiacciare che non la pensa come la maggioranza.
              Non vedo neppure l’utilità di una simile operazione, tra l’altro.
              L’ordine costituito è sempre temporaneo e sostituendo, secondo regole condivise che garantiscano il miglior compromesso tra necessità di preservare l’esistente e necessità di innovarlo.
              La destra non ha paura del cambiamento e non ha bisogno della violenza per proteggersi da esso.
              Solo in Italia si può pensare che il pluralismo sia il diritto di veto delle minoranze (adesso le regole del liberalismo le detta Santoro?) e che per decidere si debba essere autoritari.
              Difendo il diritto persino della gioventù debosciata di manifestare proprio perchè esigo il mio diritto che alla fine le decisioni per prenda il Parlamento e non la piazza.
              Una volta che hai manifestato puoi andare a fare in …. perchè oggi la maggioranza sono io, e voglio la missione in Afganistan, la riforma della scuola, la base ad Aviano.

            • Peucezio says:

              Che ti devo dire, Francesco: tu al massimo sei un conservatore (forse nemmeno ti riconosci in una deifinizione del genere), e il conservatore a mio avviso è un progressista mascherato.
              Io invece sono francamente e decisamente un reazionario. Il progresso è un falso mito della modernità e l’idea che la sovversione non sia tale quando avviene più lentamente e gradualmente è un’illusione.

            • Francesco says:

              Quella che tu chiami sovversione ha un altro nome, si chiama Storia o (vista più il alto e più in basso) Vita umana.

              Un reazionario è un illuso seduto su un pallone, che crede di poterlo tenere fermo per sempre.

              Anche senza nessuna idea di progresso, le mura di Ilio cadono e la grande città brucia, Enea fugge e fonda Roma che vendicherà Ilio solo per cadere per mano dei barbari … nulla persiste e a nulla di friabile dobbiamo legare il cuore.

              Ciao

            • Francesco says:

              Una noterella storico-filosofica: nei bei tempi andati, l’educazione del giovane prevedeva pesantemente che imparasse le regole che distinguono l’uomo dalla bestia (e il gentiluomo dal plebeo, aggiungevano). Tra queste, la capacità di resistere all’opinione corrente e di mantenere la propria posizione.
              Quella è una concezione di destra, altro che l’arbitrio della maggioranza.

            • mirkhond says:

              “perchè oggi la maggioranza sono io, e voglio la missione in Afganistan”

              Guarda che la cosiddetta ex missione di pace, la vuole anche la maggioranza dei politici di sinistra. Su questo credo che la pensiate allo stesso modo.
              Una curiosità: pensi DAVVERO che la maggioranza degli elettori del centro-destra desiderino la continuazione della GUERRA in Afghanistan?
              Se domani Obama dicesse di ritirarsi, la russa quali altre fesserie s’inventerebbe?
              ciao

            • Francesco says:

              Senza gli USA, la guerra sarebbe persa, a prescindere dal fatto che sia giusta o sbagliata, quindi la cosa giusta da fare sarebbe ritirarsi al più presto.
              Ma il punto era parare ad un tempo la tua posizione “stragista” e quella di Miguel “manifestazionista”

            • Z. says:

              Quindi non importa se quello che facciamo è giusto o ingiusto: basta che sia conforme a quello che fanno gli Stati Uniti.

              Poche pippe mentali. Chi decide cos’è ingiusto e cosa è giusto? Siamo seri e pragmatici :lol:

              Z.

            • Francesco says:

              Sbagliato. E’ che partire per imprese vane mi pare sbagliato in sè.
              Chi decide cosa è giusto e cosa è ingiusto? Alla fine la mia coscienza, solo che le decisioni si prendono a maggiornanza.

              Che c’entrano gli USA?

          • Ritvan says:

            A mio immodesto:-) avviso non è quello il punto, caro Francesco. Il nostro beneamato:-) Tirannosauro Rosso Enver Hoxha vinceva regolarmente le elezioni e anche con il 99,9% dei voti. Nessuno andava in piazza a protestare (ovviamente perché si sapeva cosa ti aspettava)e, pertanto, il sullodato Tirannosauro non aveva bisogno di ammazzare nessuno in piazza. Però, il buon Peucezio dirà sempre che il suddetto Tirannosauro veniva eletto dagli albanesi. Esattamente come dice – con gran sprezzo del ridicolo – che Ahmadinejad è stato eletto dagli iraniani.
            P.S. Piuttosto, spiega tu al buon Peucezio che almeno il suo DVX non era un ipocrita e piuttosto che truccare regolarmente le elezioni le abolì del tutto.

            • Daouda says:

              “il popolo” non esiste, non può decidere nulla ed il suo volere non ha alcun valore.

              x Peucezio: d’accordo con te. Il problema è che non riescono a comprendere l’utilità e la gerarchia di determinati interventi su determinate situazioni.

  10. Qûr Tharkasdóttir says:

    Infatti, anch’io sono convinta che stiamo davanti a una rivoluzione popolare spontanea nel senso più affascinante (e spero che non ne vedremo i lati più brutti, come tante volte nella Storia). Che gli Stati Uniti non ci stanno per niente è evidenziato da questo cablo inviato nel 2008 dall’ambasciata US in Cairo e pubblicato oggi 31 gennaio da Wikileaks. Vi si legge che l’obiettivo di un componente del movimento egiziano di opposizione detto “del 6 Aprile”, appena tornato da Washington dove aveva incontrato persone così insigne come alcuni assessori della fanatica sionista anti-cubana Ros-Lehtinen, che questo obiettivo, dunque, di “replacing the current regime with a parliamentary democracy prior to the 2011 presidential elections is [a] highly unrealistic [goal]”.

  11. Sicuro che tra Khomeini e Hussein sia stato il secondo a volere la guerra?

    • Francesco says:

      era dato pesantemente favorito dai bookmakers, non credo il senno di poi sia utile per valutare che decise cosa

      • Ritvan says:

        Di solito la guerra – almeno in QUEL MOMENTO -la vuole chi attacca per primo l’altro (e senza dichiarazione formale di guerra, detto en passant). Ovvero, nel caso in questione, Saddam.
        P.S. Quanto sopra detto con tutta la disistima possibile per Khomeini e il suo regime teocratico.

  12. jam says:

    x mirkhond
    …le rivoluzioni di questi ultimi mesi-giorni, sono laiche e non fondamentaliste e dimostrano che questi popoli non vogliono il fondamentalismo, anzi, stanno scoprendo che l’Islam non ha bisogno di “ismo”! Mi sembra sia proprio la caratteristica che emerge dalle ultime attualità: le popolazioni arabe non sono degli anacronismi che vogliono degli “ismi”, ma sono delle civiltà, che vogliono civiltà. Quando il popolo é molto più intelligente di chi lo governa, deve trovare ministri più intelligenti!
    L’Iran vive una situazione troppo conflittuale e repressiva per essere il modello di quello che sta accadendo. Una rivoluzione é tale anche perché “inventa” delle possibilità di vita migliore, purtroppo ci saranno molti lupi cattivi che vorranno fagocitare gli slanci per la “libertà”….ma il potenziale umano-intellettuale-civile é un dato di fatto che darà i suoi frutti. Ogni popolo ha i governanti che si merita…
    ciao luna jam

  13. Marcello Teofilatto says:

    Per Miguel: scusa l’autopromozione e l’OT, ma volevo segnalarti che oggi, sul blog di Carlo Gambescia, c’è un articolo di Yehuda Elkana (del 1988, ma ancora estremamente attuale) sui pericoli dell’uso politico della memoria. Autopromozione, perché la traduzione è mia. Buona lettura: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2011/01/riceviamo-e-pubblichiamo-con-piacere-il.html#links
    e saluti e te e ai lettori del blog da Marcello Teofilatto

  14. mirkhond says:

    Per Jam

    Veramente ho parlato dei timori di ambienti politici e intellettuali dell’occidente, non mi sembra di aver espresso un giudizio su un movimento ancora in corso.
    Lo stesso Lucio Caracciolo poco fa ha detto che più che un fondamentalismo, è possibile che si avrà un più acceso nazionalismo, anche in funzione antisraeliana, tra l’altro citando l’ossimoro dell’antisemitismo…arabo!
    Indubbiamente ciò che sta succedendo in Tunisia ed Egitto è una sollevazione popolare, ma solo col tempo si potrà capire in quale direzione porta il vento…
    ciao

  15. Daouda says:

    Tarpley:

    “Ogni stato arabo dovrebbe proclamare unilateralmente e immediatamente una moratoria del debito sotto forma di congelamento illimitato di tutti i pagamenti di debiti e interessi alle istituzioni internazionali, seguendo il modello argentino, a partire dalle somme dovute alla Banca Mondiale e al FMI. Le aziende multinazionali estere che operano in regime di monopolio, soprattutto le compagnie petrolifere, dovrebbero essere confiscate come la situazione richiede. I generi alimentari di base e i carburanti dovrebbero essere assoggettati al controllo dei prezzi, con pene draconiane contro la speculazione, inclusa quella attuata tramite derivati. Misure dirigiste come dazi protezionistici e sussidi alimentari dovrebbero essere introdotte al più presto. La produzione di generi alimentari deve essere implementata attraverso incentivi alla produzione e all’importazione, nonché attraverso accordi di scambio internazionali. Occorre costituire rapidamente scorte di cereali per il fabbisogno nazionale. Saranno necessari controlli sul capitale e sugli scambi per impedire manovre speculative sulle valute nazionali da parte di hedge fund stranieri che agiscano con il fine aggiuntivo di rovesciare governi nazionali. Cosa più importante, la banche centrali devono essere nazionalizzate e riconvertite ad una politica di credito al tasso dello 0% per la realizzazione di infrastrutture interne, per il sostegno all’agricoltura, per la costruzione di abitazioni e per la produzione di beni materiali, con particolare riguardo al potenziamento delle esportazioni. Una volta avviate queste riforme, verrà anche il momento di prendere in considerazione l’idea di un’integrazione economica del mondo arabo, come comunità di sviluppo in cui i profitti ricavati dagli stati produttori di petrolio nel commercio con l’estero potranno essere sfruttati per generare reciproci vantaggi in termini di infrastrutture e di investimenti nella produzione di beni materiali, nell’ambito di tutto il mondo arabo.”

    Brzezinski:

    “Per la prima volta nella storia umana, quasi tutta l’umanità è politicamente attiva, politicamente consapevole e politicamente interattiva … Il risultato globale dell’attivismo politico sta generando un impulso alla ricerca della dignità personale, del rispetto culturale e di opportunità economiche in un mondo dolorosamente segnato dai ricordi di una secolare dominazione straniera coloniale o imperiale … L’anelito alla dignità umana a livello mondiale è la sfida centrale insita nel fenomeno del risveglio politico globale … un risveglio che è socialmente imponente e politicamente radicalizzante … L’accesso quasi universale a radio, televisione e Internet sta creando sempre più una comunità di percezioni condivise e di invidia che può essere galvanizzata e canalizzata da demagogiche passioni politiche o religiose […] La rivoluzione demografica che essi rappresentano è quindi una bomba politica ad orologeria, come pure … Il loro potenziale rivoluzionario potrebbe emergere tra le decine di milioni di studenti concentrati negli istituti di istruzione di “terzo livello” spesso intellettualmente discutibili dei paesi in via di sviluppo. Stando alla definizione di istruzione di terzo livello, vi sono attualmente in tutto il mondo tra 80 e 130 milioni di studenti universitari ”

    Watson:

    “Se l’esito sarà il rovesciamento dell’attuale gerarchia globale, come teme Zbigniew Brzezinski, resta da vedere, ma sicuramente questo dipenderà da chi controllerà i nuovi governi che sostituiranno i governanti spodestati – la gente che ha iniziato il processo di cambiamento, o la Banca mondiale, o il FMI, o le ONG e il resto delle élites globali che stanno disperatamente tentando di salvare il loro programma di governo mondiale da un deragliamento”

    SALUTI E BACI e buon grande fratello a tutti…

    Per Miguel:

    a) Ogni rivolta è per definizione artificiale per il semplice fatto , tralasciando i SEMPRE preseneti sfruttatori ed untori, che il livellamento della massa implica per sé stessa un’alterazione della collettività ma prima ancora della persona.
    Mi stupisce che il divide et impera venga inteso in senso negativo, unicamente in questo senso, quando è invece la necessità per darsi libertà.

    b) “insomma nessuno vuole essere odiato da 80 milioni di egiziani” .

    Ed è questo uno dei punti nodali, l’odio, cosa chiaramente non contestualizzabile per chi non comprende l’evidenza del rapporto causa-effetto nei rapporti psichici ( nel mondo corporeo lancio una pietra e quella cade, ossia manca la verificabilità/visibilità…) e che determinerà quindi, vista la processione che intercorre, determinati risultati corporei/fisici.

    c) è realmente deprecabile il continuare ad infangare il libero mercato. Le virgolette che metti danno la nota sentimentalistica tipica del tuo ambiente , non certo perché sei disposto a porre in atto una chiarificatrice denuncia della trasposizione semantica e cognitiva sul concetto di libero mercato e “laissez faire” a quello di capitalismo ed usurocrazia.

    La dura legge der mercato globbale de che?
    Ennamo eddaje!

    Sarebbe opportuno iniziare altrimenti qualuque scienziato economico ( quale verrebbe da pensare a me, dacché diffido dei bambaluchi vigenti ) che vi dirà che la pensione pubblica , la sanità pubblica, l’istruzione pubblica vadano distrutte verra come al solito interpretato come classista o peggio , APPUNTO, un venditore e traditore del paese…tema ricorrente guarda caso in coloro che in questioni geopolitiche odiano l’altrui regno o quello della parte politica avversa, ma strutturalmente non odiano affatto l’oppressione in sé.

    d) “giovani sociologi a caccia di gente che sembri condividere i Valori Americani”

    Miguel ma ti sei mai chiesto chi ti paga a te?
    Ugualmente : sei sicuro che non siano gli stessi?

    Ma la butto lì così, poiché per me che siano legami effettivi relativi ai canoni del potere che vanno per la maggiore in tutte le opposizioni al potere e nei complottismi globalisti vari, a me non interessa e non smuove affatto la realtà di quel che affermo.

    D’altronde dovremmo parlare un po’ degli Stati Uniti d’America reali, rustici e molto tarati, invece di quelli che si sono inventati e che alla fine sono effettivamente nati e che , con lo stesso Israele fanno cose buone e cose sbagliate, mie care vecchie volpi…

    e)”Ad esempio, la scolarizzazione di massa, che non arrivava dappertutto, ma coinvolgeva comunque innumerevoli milioni di giovani. Oppure la concessione automatica di un posto di lavoro statale a chiunque superasse il grande esame scolastico nazionale. Oppure, il prezzo calmierato del pane e gli speciali mercati sussidiati […] Accanto alle forme di redistribuzione della ricchezza, Nasser aveva potenziato l’esercito. […]L’agricoltura […] si è sempre più concentrata sul cotone e sullo zucchero, e non su ciò che sfama le pance dei contadini […]Il turismo [..] è sempre concentrato in una decina di località tutte in mano ai soliti monopolisti legati al regime”.

    C.V.D.

    NOn che io debba giudicare Nasser poiché le congiunture incanalano e diventano inevitabili certe scelte ed ogni situazione ha comunque contrappessi vari nei vari ambiti di riferimento.

    Però NOI, DOPO, parliamo e diciamo , diciamo e parliamo, “quello ch’è d’è perché me l’han detto amme che così doveva fà pe la libertà e la giustizià”.

    In vita si sbaglia spesso e non c’è alcun problema nell’assumersi le responsabilità necessarie ( che per derivazione devono poter essere stabilite e quindi giuste ed ecque e non violente ) se queste appaiono per quel che sono.
    La ri-lettura e la focalizzazione ideologica non permetteranno mai questa limpidezza.

    Nasser appunto in che misura è islamico ( e ciò ricade a bomba negli strumentali discorsi di oggi ) ?

    CONCLUSIONE: strumentale.

    x Francesco: Ottimo. NOn ho capito l’ultimo accenno sull’Iran…

    X Domenico: grazie della precisazione!

    X Jam : mi sembri ottimista per quanto io concrodi , di base, con quel che hai scritto.

    saluti

    • Francesco says:

      Tarpley

      un giorno dovreste spiegare ad un povero ignorante venuto su a biscotti e Pensiero Dominante la capacità del Pensiero Nazional-Autarchico-Fascista di tornare sempre a galla.

      Magari è una reazione ragionevole alla realtà dei mercati finanziati mondiali?

      E perchè si caccia sempre in cul de sac suicidi?

      Ciao

  16. Leo says:

    http://www.voltairenet.org/article168311.html
    The first one to say exactly who is Mr Baradey..Sorry Francesco is a dead language, you can try with a three legs table or use google translator..by the way if the idea of IDF snippers working in Cairo, PressTV gave similar reports, ahs some base.. just read my first post above and .. take some logic conclusions..

    • Francesco says:

      Sorry for my ignorance of the French language.

      Anyway, any article by mr. Meyssan requires more than a three legged table to be taken seriously.

      For the moment, I’m usign my best abilities to give credit to mr. Berlusconi’s self-defense and don’t have resources for other charlatans.

      Au revoir

  17. rafiqqq says:

    Per Francesco:

    La questione non è chi ruba di più: nell’Egitto di Mubarak non v’è alcuna forma di sostentamento sociale per le classi subalterne nè vi sono speranze di progresso e miglioramento della propria condizione, tutte le buone cose faticosamente messe su da Nasser per il popolo egiziano sono state smantellate, come descrive bene Miguel. Saddam per quanto torurasse, rubasse e ammazzasse, aveva innalzato il livello di vita degli iracheni e fatto prgredire l’economia del paese. E non credere che il sistema messo su da Mubarak sia colpevole di atroci crimini umanitari tanto inferiori rispetto a Saddam.
    Consiglio a tutti per avere un bell’affresco della situazione egiziana di vedere i film come il Chaos di Yusuf Shahine o Hena Maysara (sulle bidonville del Cairo) del suo allievo Khaled Yusuf disponibile anche in streaming con i sottotitoli in inglese su vari siti http://www.zazstream.com/V4/watch.php?v=999

    Per Miguel: Ottima analisi

  18. roberto says:

    “Lo stesso ufficiale mi raccontò anche che, durante le esercitazioni, erano normali perdite – cioè soldati morti per incidenti – anche del 10%. Ma la Grande Madre Nilo ha molti figli”

    questa cosa mi è stata raccontata con orrore da un amico guerriero, sopravvissuto per miracolo ad una esercitazione congiunta con l’esercito egiziano

  19. mirkhond says:

    “sarebbe difficile inventare alchimie costituzionali o contorti formalismi tali da impedire l’ascesa di partiti poco simpatizzanti di Israele e degli Stati Uniti.”

    Fino ad oggi, non mi sembra che i sentimenti popolari abbiano impedito ai satrapi franchizzati di Tunisia e, soprattutto Egitto, di fare politiche OSTILI a tali sentimenti popolari….
    Da oggi sarà diverso? Aspettiamo e vedremo…

  20. Ritvan says:

    —-Per Ritvan
    Come ho già accennato, conosco poco e niente la realtà egiziana attuale, mi limito a riportare i timori delle elitès occidentali e dello stesso Omar Sharif, che, ieri, intervistato dal tg1, esprimeva i suoi timori sui Fratelli Musulmani. Per le tue conoscenze, cosa può aver generato l’equivoco tra Fratelli Musulmani e il fondamentalismo sunnita? Mirkhond—–
    Beh, se tieni presente che il più acerrimo detrattore dei FM d’Egitto nel Belpaese è Magdi Allam, un tipetto che ha scritto fra l’altro un libretto intitolato “Io amo Israele” e ha ricevuto un sostanzioso premio in denaro in quel Paese, allora potresti spiegartelo da solo chi ha interesse a generare l’equivoco.
    I FM d’Egitto sono un movimento NONVIOLENTO (tranne che per la questione israeliano-palestinese, ecco perché quanto sopra:-) ), non si ritengono in guerra con l’Occidente (hanno condannato gli attacchi dell’11/09 e vengono definiti da Al Qaeda dei “traditori della causa islamica”) e accettano i princìpi della democrazia.
    Le “note dolenti” sono che purtroppo i FM pare intendano imporre per legge i princìpi dell’islam (ovviamente non nella “versione” talebana, in una versione piuttosto “soft”, ecco perché non mi pare giusto definirli “fondamentalisti”) in caso vadano al governo.
    Vedi anche: http://en.wikipedia.org/wiki/Muslim_Brotherhood

    —–I Fratelli Musulmani sono l’equivalente egiziano di Erdogan e Gul?—-
    Già, più o meno. Però, con “l’handicap” per l’Egitto che lì non ci sono i “garanti” della laicità dello Stato.
    Ciao
    Ritvan
    P.S. Io auspico una vittoria delle forze laiche in Egitto, con i FM come parte della maggioranza o facenti un’opposizione seria. I FM DA SOLI al governo mi preoccuperebbero un tantino, sai, il potere a volte fa fare brutte cose…perché non saranno fondamentalisti ma nemmeno si possono equiparare ai democristiani italici, eh:-)

  21. Daouda says:

    “nell’Egitto di Mubarak non v’è alcuna forma di sostentamento sociale per le classi subalterne nè vi sono speranze di progresso e miglioramento della propria condizione, tutte le buone cose faticosamente messe su da Nasser per il popolo egiziano sono state smantellate”

    Forse non ci capiamo…Nasser ha fatto qualcosa di buono che non sia fascista ed anti-islamica?

    Poi possiamo parlare di Mubarak , di imperialismo finanziario e monetario.

    Non si può però fare occhiolino all’Islam e poi ai fasci. L’Islam è tutto quello che deve essere e con le amenità moderate o fondamentaliste non c’entra nulla.
    Facciamo prima a levarcelo di dosso e a parlare semplicemente d’Egitto, RICORDANDO SEMPRE che ogni stato nazionale è classista e non dovrebbe esser possibile pensare né ad un’Italia né ad un Egitto come sistema azienda/paese/nazione… evidentemente a voi della verità non interessa nulla e neanche della giustizia , difatti vi ponete socialisticamente , e non c’erano dubbi, mica per me, ma per i dubbi stessi che non si sono proprio presentati…

  22. mirkhond says:

    Per Daouda

    Qual’è la VERITA’ per te? Qual’è la SOCIETA’ IDEALE?
    ciao

    • mirkhond says:

      “Quella che tu chiami sovversione ha un altro nome, si chiama Storia o (vista più il alto e più in basso) Vita umana.

      Un reazionario è un illuso seduto su un pallone, che crede di poterlo tenere fermo per sempre.

      Anche senza nessuna idea di progresso, le mura di Ilio cadono e la grande città brucia, Enea fugge e fonda Roma che vendicherà Ilio solo per cadere per mano dei barbari … nulla persiste e a nulla di friabile dobbiamo legare il cuore.”

      Questo, naturalmente, vale anche per i valori che ti stanno a cuore….

      • Francesco says:

        Non ho Valori che mi stiano a cuore ma solo un Dio a cui appartengo.

        E Lui non passa.

        :D

        • mirkhond says:

          Credi che LUI approvi i tuoi…valori?

          • Daouda says:

            Innanzi tutto ho i miei dubbi che la “società ideale” sia una società.

            In secondo luogo una civiltà per durare e prosperare deve essere immutabile E NON CERTO IMMOBILE.

            Inoltre la verità per me non può che essere quella verità relativa che ho compreso.
            Ad ogni modo la Verità è una , come la Realtà è una, come l’Intelligenza è una, come la natura umana è una.
            Capisco a cosa punti ma la tua domanda non ha senso…

            Poi…non serve l’idea di progresso per evolvere, sopratutto perché il progresso è una legge fisica e non un’Idea.
            D’altronde si ignora che ad ogni progresso corrisponde un regresso su di un altro campo, il ché è tutto dire e dovrebbe smorzare certe velleità futuristiche…

            Riguardo i valori…essi sono immutabili anch’essi…semmai è l’applicazione che cambia.

            Oggi invece c’è soko un gran marasma e quelli che si divertono a difendere , o peggio quei poracci che vorrebbero cambiare i meglio, sono semolicemente agenti della divisione.

            Ribadisco che l’Islam non ha nulla a che fare col moderatismo liberale, col fondamentalismo o con il socialismo.
            Chi accosta sta robba all’Islam vende l’Islam…d’altronde si vuole che sia così affinché l’Islam sia usato per i propri scopi e Miguel è un’esempio interessante di questa tendenza.

            Sul termine illuso poi ci sarebbe da chiacchierare, ma meglio sarebbe avere un po’ di noccioline ed una birra.

            saluti

          • Francesco says:

            Domanda indiscreta, direi.

  23. Z. says:

    Francesco,

    “Sbagliato. E’ che partire per imprese vane mi pare sbagliato in sè”

    Non hai tutti i torti: ma allora, perché continuiamo a far partire soldati per l’Afghanistan?

    Z.

    • Francesco says:

      Perchè non abbiamo trovato il gene che spiegherebbe la tara degli afgani, condannati ad un regime come quello di prima del 2001, e nell’attesa combattiamo per evitare il ritorno a quella schifezza, e alla protezione che dava ai nostri nemici.

      • Andrea Di Vita says:

        Per Francesco

        ”nostri nemici”

        Nostri?

        Mi sfugge qualcosa.

        Perchè, quanti attentati di marca Talibana abbiamo avuto?

        La Torre di Pisa è ancora in piedi: e sì che è un obiettivo ben più fragile delle Torri Gemelle.

        Il Campanile di S. Marco, la Lanterna di Genova e la Torre degli Asinelli pure.

        La Metropolitana di Milano e quella di Genova continuano ad ansimare una per l’umidità e l’altra per gli scioperi, ma non mi risulta che siano state polverizzate dai Talibani.

        Finora, se desidera essere ammazzato da un Talibano un cittadino Italiano deve preventivamente recarsi in Afghanistan, purchè, s’intende, in compagnia diversa da quella di Emergency.

        Oh, ma forse tu per ‘nostri nemici’ intendi ‘nemici degli Statunitensi’. Ti senti uno Statunitense ad honorem insomma: tipo Nando Moriconi.

        Mi chiedo sempre se anche gli Statunitensi si sentano dei mangiaspaghetti ad honorem.

        O magari intendi ‘nemici del presunto zio di Ruby’? :-)

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          I nemici dei miei alleati, che peraltro amano mettermi in un unico calderone crociato con gli stessi, sono miei nemici.

          Fino al trattato di pace, naturalmente.

          E’ che per qualcuno l’idea che VOGLIAMO essere alleati degli USA, mica siamo costretti, rimane incomprensibile. Pazienza.

          • Z. says:

            Per carità, io la capisco benissimo. C’è gente che pagherebbe per leccare il culo al più forte: una passione tipicamente italiana…

            Tra non molto, visto il fallimento ormai evidente di Obama, inizieranno a leccare il culo alla Cina, all’India o a chissà chi altro. Un sistema di valori dinamico, come si usa dire.

            Ma a parte questo, non mi sembra che i nemici degli Stati Uniti abbiano grossi problemi a circolare per l’Afghanistan di oggi. E visto che all’estero sono tutti scemi – si permettono addirittura di criticare Berlusconi, perché Repubblica li imbroglia tutti quanti! – checcefrega di quello che dicono di noi gli altri? Andiamocene e riga :lol:

            Z.

          • Andrea Di Vita says:

            Per Francesco

            In effetti, c’e’ sempre gente che pagherebbe per vendersi. Comunque un conto è aiutare un alleato che ce lo chiede, un altro è fare gli àscari al comando di quell’alleato. Quando vedro’ un U.S. Marine ubbidire a un Carabiniere, ti credero’. Non perchè io voti a sinistra: piuttosto perchè in caserma all’alzabandiera issavamo il Tricolore, non le Stars-and-Stripes. Tanto per dirne una, l’ultimo cambio della guardia al comando della coalizione in Afghanistan l’ha deciso Obama all’insaputa di tutti gli alleati (tranne forse i soliti Inglesi). E noi a scodinzolargli dietro…

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              Mica puoi scegliere i tuoi alleati tra un infinito parterre, devi accontentarti di quello che passa la storia.

              Fossimo alleati col Lichtenstein, San Marino e l’Isola di Man, decideremmo tutto noi.

              Mi pare tu ti perda in questioni di rilevanza minore.

  24. mirkhond says:

    Perchè abbiamo degli obblighi vassallatici verso gli Usa, e una classe politica di nullità destro-sinistra.
    ciao

    • Andrea Di Vita says:

      Per mirkhond

      ”vassallatici”

      Mia figlia sta studiando a scuola il Medioevo e mi sta bombardando di domande su vassalli, valvassori e valvassini. Sorge spontanea la domanda: come la decadenza dell’Impero ha permesso alla lunga il sorgere dei Comuni, e di lì il lungo autunno del Medioevo e poi il Rinascimento, cosa accadrebbe di fronte ad un progressivo indebolimento dell’Impero a stelle e strisce? So bene che è una domanda a metà fra l’onanismo intellettuale e le ardite speculazioni alla Toynbee, per carità. Ma che succederebbe a noi vassalli dell’Impero? Ci emanciperemmo, ci frantumeremmo…?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Francesco says:

        Dovremmo badare a noi stessi. E sai che ridere, in un mondo in cui si affacciano nuovi imperi.

        Prova a fare il confronto con la lunga decadenza dell’Impero Romano e i secoli che seguirono, la follia economia dell’economia dei castelli, la quasi sparizione delle città, delle strade, degli acquedotti, l’analfabetismo quasi totale.

      • Daouda says:

        autunno del medioevo?

  25. mirkhond says:

    Per Andrea Di Vita

    Questo non possiamo saperlo….penso che, come altre volte nella storia, il vuoto potrebbe essere colmato da una nuova potenza, che so, la Cina….
    Magari più che un dominio parafeudale di tipo Nato, una lontana alta influenza, di tipo imprenditoriale e commerciale….
    Certo però che la Cina non potrebbe sostituire gli Usa nei cuori degli Europei, in quanto, nonostante tutte le critiche, gli Americani sono amati, vedasi la passione con cui vengono difesi anche in questi forum e di cui si giustificano tutte le magagne, mentre, se i pochi a cui l’America sta sui c…. si permettono di criticarla, apriti cielo! Eretico! Reprobo! Bestemmiatore della Luce Sublime!
    ciao e in bocca al lupo con tua figlia!
    ps. spiegale che il feudalesimo non è un fenomeno solo meduevale, ma una costante eterna nella storia dell’uomo, dai Sumeri a Obama.

    • Francesco says:

      vedo che le prendi bene le opinioni dissenzienti, anche quando sei in maggioranza. mi ricordi Berlusconi

      :D

  26. mirkhond says:

    errata corrige: medievale

  27. mirkhond says:

    Per Francesco

    No, credo di essere invece in minoranza.
    Anni fa mi colpì un articolo di Montanelli sull’antiamericanismo che, a suo giudizio sarebbe stato maggioritario o comunque molto diffuso tra gli italiani.
    Ci penso e ci ripenso, ma per come la vedo io, il cosiddetto antiamericanismo è piuttosto una critica ad ALCUNI aspetti della realtà statunitense, tipo la pena di morte o le bombe atomiche a Nagasaki e Hiroshima, e le guerre post 1945.
    No, credo invece che l’America sia AMATA dalla maggioranza degli italiani, amata criticamente, ma amata.
    Le tue paure di un crollo statunitense sono ampiamente condivise, almeno dove vivo io e tra chi conosco io. Sta tranquillo, non è da qualche manifestazione parastudentesca nostrana che partiranno le crepe della repubblica/impero.
    Conosco gente di sinistra, gente che ha votato bertinotti, che amano eccome gli Usa, per stile di vita, per la musica, ecc.
    ciao
    ps. Come vedi, non è vero che non ci sono realtà TERRENE che non ti stanno a cuore.

  28. Per Mirkhond

    “No, credo invece che l’America sia AMATA dalla maggioranza degli italiani, amata criticamente, ma amata.”

    Curioso come Francesco cerchi a tutti i costi di sembrare di far parte di una minoranza!

    Io sono convinto che Mirkhond in questo caso abbia ragione.

    Per quanto riguarda le sinistre, io ho sempre notato una differenza radicale tra due categorie, che potremmo chiamare “operai” e “intellettuali”, molto, molto genericamente.

    E’ vero, tra i primi ho visto un antiamericanismo marcato e arrabbiato, che non ho riscontrato da nessun’altra parte. Conoscono i padroni, e tremano all’idea di un sistema interamente disegnato a misura di imprenditore… E poi non ci sono troppi freni intellettuali quando si devono esprimere.

    Per quanto riguarda gli intellettuali, invece le critiche all’americanismo sono estremamente difficili, per tutta una serie di motivi: non si vuole apparire rozzi e provinciali; si ha paura di sembrare “fascisti” per via della Seconda guerra mondiale; si è comunque legati ai “democratici” americani e si spera sempre in qualche Obama Miracoloso.

    Per la parte postmarxista, i fatti sociali non esistono più, ci sono solo “buoni” e “cattivi” soggettivi, che ovviamente possono essere americani come possono essere tailandesi; per la parte marxista, pesa molto la rimozione di ogni critica all’imperialismo, anche per colpa di gentaglia come Toni Negri…

    Ormai in buona parte della sinistra (per fortuna non tutta), siamo quasi arrivata alla situazioni in cui, se dici che il sistema economico francese ha sfruttato il Senegal assieme ai suoi abitanti, senti un coro che ti risponde:

    1) sei un razzista perché te la prendi con tutti i francesi

    2) comunque i francesi hanno portato il progresso

    3) certo, qualche francese sarà stato cattivo, ma pure i senegalesi…

    Questo è un esempio volutamente esagerato, ma la strada che tanti hanno preso è quella.

    Comunque, se trovi individui critici del sistema americano e coscienti del significato di “imperialismo” tra gli “intellettuali” di sinistra, sono certamente una minoranza.

    Basti pensare ai tempi dell’attacco contro l’Iraq, quando praticamente chiunque fosse per la pace doveva premettere cose sul tipo “amo la letteratura americana”, “voglio bene al popolo americano, ma non a Bush”, “Bush dimentica lo spirito democratico che anima la Costituzione americana” eccetera.

    Che per leggere critiche dell’imperialismo USA senza tutta questa ributtante fuffa, dovevi leggere roba scritta negli Stati Uniti.

    • Daouda says:

      La tua divisione è una divisione ad ogni modo laterale ed anche poco influente…
      Gli intellettuali di sinistra ed il popolo di sinistra non sono affatto anti-amerikani ( perché debba ancora sussistere questo equivoco io continuo a spiegarmelo, salvo che qualcuno si incazzi e ipocritamente si distingua , oppure quando lo si calcola…mi sembra che comunque se ne parli da parecchio ed ancora non sussiste questa doverosa precisazione…ma d’altronde la pscihe non influenza il corpo!!!) perché gli amerikani sono la terra dove progressimo, socialismo, corporativismo, diritti civili, democrazia, femminismo, meticciato ecc ecc è vivo e vegeto.

      Ciò scritto , giusto per far presente qual è il campo e chi gioca, che sono della stessa squadra ontologica, mi dispiace sentire ancora questo : ” sistema disegnato a misura di imprenditore” quando gli U.s.a sono l’anti-imprenditoria mondiale.
      Non voglio certo ignorare che il capitalismo è usuraio ma comunque sia , tra accumulazione di capitale a rendita e la fandonia del plus-lavoro smithiano-marxiano, questo è un tipo di impianto mentale che può scindersi benissimo dall’attività ( totalmente ed estremisticamente) privata dell’imprenditore.

  29. mirkhond says:

    Per Miguel Martinez

    Francesco appartiene ad una cultura ciellina, la quale, fino al 2003 era si anticomunista, ma non amava molto neanche gli Usa.
    Non conosco Francesco, ne il suo vissuto e quindi non posso dire come e quando sia nato il suo americanismo più realista del re…pardon, più americanista di un americano vero come è lei.
    Conosco però altri ciellini delle mie parti, e ciò che ho detto prima, per loro vale.
    Il mio ragionamento, per certi versi è all’opposto.
    Il mio rapporto con la fede religiosa e con l’idea di identità è sempre stato tormentato.
    Intorno ai 20 anni, reduce da un periodo di sofferenze familiari, mi ero molto avvicinato al Cattolicesimo, soprattutto leggendo Vittorio Messori, e, piano piano, avevo acquisito un orientamento sempre più di “destra”, in questo aiutato anche dalle mie simpatie borboniche, antecedenti alla nascita della galassia neoborbonica.
    E tuttavia, l’ invasione dell’Afghanistan del 2001 e poi dell’Iraq nel 2003, hanno fatto crescere in me un forte senso di disagio, disagio acuitosi per le castronerie televisive di Socci, e poi dagli sproloqui Pera-Ratzinger.
    Insomma crsceva in me questa oscura consapevolezza del divario tra Gesù e questi suoi discepoli.
    Mi vennero in mente le riflessioni di un ufficiale italiano, il quale nel 1942, di stanza nella Slovenia annessa all’Italia, e trattata col tipico stile del feroce imperialismo straccione sabaudo-fascista, feroce coi più poveri, quest’ufficiale dicevo, a capo di un plotone d’esecuzione che sorvegliava il cadavere di un contadino da detto plotone fucilato, assistendo alle urla strazianti della moglie e dei figli di quel poveretto, ai quali era impedito di avvicinarsi e dare sepoltura al cadavere, l’ufficiale, scosso, scrisse nel suo diario: mi accorsi con orrore di essere DALLA PARTE SBAGLIATA.
    Ecco, questo è il pensiero che da una decina d’anni a questa parte mi scorre dentro, la consapevolezza di essere dalla parte sbagliata, quella del vizio oscuro dell’occidente, quello che da cattolico filo-integralista non volevo vedere, mi rifiutavo di vedere.
    Da allora è iniziato un graduale distacco da un cattolicesimo che stava diventando sempre più un fiancheggiatore della tirannide globale, un clerico-liberismo, come c’era già stato un clerico-fascismo.
    Questa consapevolezza mi portò a riconsiderare quanto appreso dallo studio della storia, a comprendere il male immenso che il Frangistan, l’Occidente ha fatto al resto dell’umanità. Quella spocchia, quell’arroganza, quel mito di superiorità, il fardello dell’uomo bianco, robaccia che credevo sopravvivvesse solo nei recessi fognosi del ku klux klan o dei boeri sudafricani, e che, come cattolici, ritenevo ne fossimo immuni.
    E invece, spiace dirlo, ma dal crollo del comunismo, tutta questa robaccia è riemersa alla grande, e sentire gente che inneggia allo sterminio dei nativi americani, che ha ripreso alla grande a vantarsi di tutto il male che la nostra bella civiltà, così nobile e così antica, ha compiuto in nome della civiltà…tranne ovviamente per gli Ebrei. Solo quelli sono vittime e che diamine!
    Anche perchè sfidare oggi gli Ebrei, al culmine della loro potenza, si rischia grosso, vedi le leggi antinegazioniste che si vorrebbero estendere e aggravare, mentre disprezzare un sioux o un albanese o un rumeno o un rom che costa?
    Disprezzare i musulmani che costa? Anzi, si è popolarissimi.
    Oggi si accorgono che i Cristiani del Medio Oriente e del Pakistan soffrono. OGGI, gli ipocriti se ne accorgono, ma i Cristiani, i Nasrani cioè i Nazareni erano perseguitati anche PRIMA. Come mai SOLO ADESSO ve ne accorgete? Siete (ri)diventati tutti Cristiani? O non è piuttosto il TERRORE di dover spartire con i tanti, troppi poveri che giungono a chiedere il conto dei disastri che i Franchi hanno compiuto, direttamente e indirettamente per mezzo di ruffiani compiacenti, ultimo il decrepito del Cairo, insieme alla paura di essere costretti a rifare daccapo le persone serie sotto una religione molto più forte dell’annacquato e insipidito cristianesimo?
    Non è importante che l’Islam oggi possa DAVVERO conquistare il Frangistan e convertirne gli abitanti, quanto il TIMORE che ciò POSSA AVVENIRE, a scatenare questi rigurgiti, questa ondata di neorazzismo e di neoimperialismo, tipico appunto di una società terrorizzata.
    Ecco, infine, tutto questo mi fa sentire solo e cattivo. No l’antiamericanismo nel Frangistan è al ribasso. I Franchi sono troppo terrorizzati e hanno bisogno di sentirsi protetti dal loro esponente più forte.
    Se l’America crollerà, non saremo noi di qui a contribuire a tale crollo.

    • Francesco says:

      Mirkhond,

      da quanto scrivi mi pare tu sia stato cattolico ma mai cristiano. Una fascinazione per una cultura, non un incontro personale con Dio.

      Il fatto che detta fascinazione ti sia passata per motivi sbagliati, anzi pessimi, e si sia evoluta in un “complesso di colpa occidentale” addirittura grottesco non è la cosa principale (en passant, essere da una parte imperfetta non è lo stesso che essere dalla parte sbagliata).

      E’ che tutto del Cattolicesimo è irrilevante, se non viene DOPO il Cristo. Sì, sarà meglio che la TV o i film di Tarantino o il teatro di regia o la cucina macrobiotica ma la vita chiede altro.

      Io vengo da Montanelli (per tacere la storia familiare), lo ho mollato per inadeguatezza spirituale E per decadenza intellettuale. Lo seppellii quando scelse Al Gore contro Giorge W. Bush per volgare paura delle novità.

      Ma la mia simpatia per l’America nasce dal suo Giornale -e dall’Unità appesa in bacheca in un ridente paesino ligure, che senza non credo applaudirei le geremiadi anticomuniste di Berlusconi.

      Ciao

      PS una domanda fattuale: a chi pensi quando accusi di essersi accorti delle sofferenze dei cristiani in Pakistan o in Meido Oriente solo oggi?

  30. Daouda says:

    Innanzi tutto gente che blatera sui diritti non merita alcun rispetto intellettuale ed è solo la volontà di Dio che vi fà esprireme in tempi caotici come questi.
    Come è triste vedere il Papa invocare la libertà religiosa , ugualmente è triste che i musulmani rompano le palle impugnando le leggi dello stato.
    Il fine è spiegato dai mezzi e non lo potete negare voi filo-(pseudo)islamici.
    Bah.
    Dove rompono gli ottusi razzisti ed i menefreghisti liberisti, ci stanno altrettanti socialisti ed anime belle a sbucciare i cosìdetti.
    Il secondo gruppo che si sente superiore fà poi ridere…

    Diventa ortodosso ad ogni modo, il tuo bisogno di identità verrà sanato dato che secondo vari canoni il matrimonio inter-razziale è sconsiliato e vietato con chiunque non sia cristiano ortodosso e comunque potrai vantare una Chiesa ben più conservatrice e svincolata da questioni politiche ( non certo però dal potere politico, sia chiaro ).

    Una cosa sul divario di Gesù ecc ecc.
    Indipendentemente dal divario qualcheduno ha il sacramento dell’ordine e qualcheduno no.
    Senza aggiungere altro…e spero non si ragioni con obiezioni infantili e sentimentalistiche, che qui la giustizia non la vuole ignorare nessuno.

    Vale.

  31. mirkhond says:

    Per Francesco

    Non ho capito bene che cosa intendi per incontro personale con Gesù.
    Come ho già accennato, fin da piccolo ho sempre avuto un rapporto tormentato con la realtà che mi circonda, e quindi anche con la sfera religiosa che di questa realtà è parte.
    Pur avendo ascendenze cattoliche, e antenati sacerdoti sia da parte di padre che di madre, i miei genitori non erano praticanti e votavano, almeno in gioventù, comunista.
    Sono stato battezzato e ho fatto il catechismo, e sono sempre stato attratto dal Cristianesimo, dalla lettura del Vangelo e dalla Cristianità bizantina, che per me era la perfezione del Cristianesimo.
    A 13 anni lessi Santi Russi di Vologrivov, e sognavo di fare l’anacoreta in Libano e poi in Cappadocia…
    Mentre provavo un’avversione per la Chiesa Cattolica, forse perchè parte integrante di una realtà sociale in cui vivevo e che però vivevo con disagio.
    Questa profonda solitudine interiore, questa incapacità crescente, con l’età, di accettare il mondo in cui vivevo, mi ha via via portato sempre di più ad emagrinarmi.
    E’ brutto vivere in un mondo dove quando parli sembri un sumero o un alieno agli occhi degli altri…
    Inoltre, lo studio della storia, mi ha portato sempre più a rendermi conto della complessità delle vicende umane, e quindi, a sentirmi sempre più a disagio in realtà incasellate, schematizzate, monolitiche….
    Con l’11 settembre e poi con la guerra del 2003, insieme ad una serie di gravissime malattie che in questi ultimi anni hanno distrutto la mia famiglia, portandomi via quei pochi che mi amavano, sono stato costretto a guardarmi dentro e a comprendere che, quelle risposte religiose che credevo di aver trovato, reduce da un’altra tragedia, ma più lontana nel tempo, grazie ai libri di Messori che, allora mi sembrarono una boccata d’ossigeno liberatoria, quelle risposte, dicevo, di fronte ad nuovo, immenso dolore, unito agli eventi internazionali sovracitati, hanno fatto crollare tutto….
    Ora sono con pochissime certezze e come una barca senza bussola….spaesato e alieno più di prima…
    Solo una costante è SEMPRE stata presente nella mia vita: l’amore per il Medio Oriente, soprattutto l’Anatolia e la Siria, insieme all’Iran, con quell’eterna sete di Dio, Dio che proprio qui irrompe nella storia umana, prima con l’isolato Akhenaton nel XIV secolo avanti Cristo, e poi nei deserti d’Israele e Giuda e nell’Iran orientale nei secoli IX-VII a.C.
    Questa ricerca di Dio, questo bisogno di sapere, di capire COSA C’E’ all’alba di tutto, se l’Eden è solo un mito sumero-babilonese iranizzato, o la metafora di UNA STORIA VERA….
    Il mio amore per il Medio Oriente e l’Iran mi ha salvato dai fallacismi,dai soccismi e dai perismi. Con questo non voglio dire che realtà non occidentali e non cristiane siano sempre migliori, perchè siamo tutti uomini, e quindi peccatori, ma, a maggior ragione, chi si crede, per religione e idee politiche, superiore agli altri, questa superiorità poi dovrebbe dimostrarla, e senza fare guerre pseudoumanitarie che di umanitario hanno solo l’eterno bisogno di potere e ricchezza, ma con l’aiuto concreto, quello che non chiede, che non pretende, quello che da, come Gino Strada ad esempio.
    Riguardo infine alle sofferenze dei Cristiani in Medio Oriente e Pakistan, ovviamente non mi riferisco a te che non hai colpa di nulla, quanto ai marpioni del potere politico massmediatico ai quali Cristo in SE’ non interessa affatto, ma torna utile al timore di perdere soldi&fica.
    ciao

    • Daouda says:

      Mirkhond per quanto io sia tenacemente concorde con te, Francesco ha inquadrato la posizione.
      A ben guardare gli pseudo cristiani sono stati più cattivi e devastanti per colpa della tecnologia, e più verso sé stessi che verso gli altri.

      E viene da ridere se si parla di razzismo, di schiavismo, di classismo,di colonialismo come colpa ontologica degli pseudo-cristiani…come se il razzismo, il colonialismo , il classismo, lo schiavismo fosseero cose sbagliate in sé…
      Gettato lì…

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