Gli Stati Uniti e la rivolta egiziana

Hosni Mubarak è un signore di 82 anni.

Le manifestazioni di questi giorni hanno dimostrato, poi, quanto il popolo egiziano lo ama.

Facendo queste due semplici considerazioni, ieri sera il presidente degli Stati Uniti ha fatto un discorso in cui ingiunge, con fare piuttosto autoritario, a Hosni Mubarak a fare delle “riforme” e a “dialogare” con il popolo.

Questo non vuol dire, mandare via Hosni Mubarak dopo 30 anni di fedele servizio; ma è una bella bacchettata a un impiegato che non ha saputo fare il suo mestiere.

Così, quando Hosni Mubarak se ne andrà, o in Arabia Saudita o direttamente in Paradiso, la colpa non sarà data agli Stati Uniti. Anche se il tono arrogante con cui il presidente di un paese che si trova a migliaia di chilometri di distanza dice a un altro come si deve comportare, non è detto che sortisca un buon effetto sugli egiziani.

Comunque il discorso verrà sfruttato, certamente, per dire, “vedete, gli Stati Uniti vogliono la democrazia”.

Tutto sta a capirsi, cosa voglia dire “democrazia”.

Nell Monologo Occidentale  per “democrazia” si intende, almeno due partiti politici concorrenti e il diritto di fare passeggiate con cartelli in mano senza venire arrestati. Il tutto nel rigoroso rispetto delle Dure Leggi del Mercato e degli Impegni Internazionali – cioè senza toccare né l’economia, né il rapporto di subordinazione internazionale.

Costanzo Preve, invece, proponeva una definizione di democrazia più fedele al significato originale della parola: il potere del popolo come contrappeso al potere economico che possiedono le oligarchie.

Le due definizioni, come potete vedere, sono antitetiche.

Ora, è chiaro che si domina meglio, quando c’è il consenso dei dominati.

La situazione ideale, per l’Impero, è quella italiana.

In Italia, la gente può marciare in assoluta libertà a Vicenza, anno dopo anno, contro la base militare.

Tanto gli uomini politici di qualunque parte, eletti in elezioni tecnicamente ineccepibili, correranno a firmare qualunque cosa sia necessaria per fare la base.

Molto meglio di un dittatore instabile e antipatico; che poi, se cade, magari la base la si chiude davvero.

Il problema si pone nei paesi che sono pesantemente subordinati, come l’Egitto.

Idealmente, gli Stati Uniti vorrebbero un sistema di potere in grado di garantire due cose: l’obbedienza ai dettami del Fondo Monetario Internazionale e l’alleanza con Israele; nonché un aiuto militare e dei servizi segreti nel reprimere le forme di resistenza che nascono in tutto il Medio Oriente.

Non c’è alcun motivo per cui un tale sistema debba chiamarsi “Mubarak”. Può essere benissimo garantito anche da vari partiti che si alternino al potere, ad esempio. Magari anche dal Partito Antimubarakista. La gratitudine, in politica come in affari, è un valore perdente.

Ma non si può transigere sul punto fondamentale.

Questo lo ha espresso ieri molto bene il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden:

“Joe Biden ha difeso il regime di Mubarak in Egitto, descrivendo il Presidente Hosni Mubarak come un alleato degli Stati Uniti che ha aiutato a normalizzare le relazioni con Israele e che è stato una forza nei negoziati di pace mediorientali”.

Dove per “negoziati di pace” si intende la partecipazione diretta dell’Egitto all’embargo contro Gaza e la svendita dei palestinesi da parte dell’ANP: i documenti che sono usciti in questo periodo dimostrano concretamente ciò che già sapevamo.

Comunque, per Joe Biden, 80 milioni di egiziani, con i loro problemi, sono solo un dettaglio tra i problemi d’Israele.

Ora, il governo egiziano – attuale o nuovo – può fare tutte le “riforme” e le “elezioni” che vorrà, purché non in contrasto con le Dure Leggi del Mercato, ovviamente.

Ma, come spiega il tremendo Elliott Abrams, che coprì i massacri dei militari in El Salvador e gestì il famoso Iran-Contra Affair per finanziare il terrorismo in Nicaragua:

“Per l’Egitto, c’è una sola preoccupazione: la salute del signor Mubarak.” E poi aggiunge: “in ballo nella crisi di successione non c’è semplicemente chi governerà il paese, ma se un nuovo presidente manterrà la pace fredda ma affidabile con Israele. Anche qui ci sono dei nemici condivisi, in questo caso Hamas e gli altri gruppi palestinesi radicali e terroristici; Israele ed Egitto hanno mantenuto insieme (anche se la colpa è ricaduta pe il 99% su Israele) un embargo su Gaza a partire dal colpo di stato di Hamas nel 2007. Il regime egiziano non prova alcun amore per gli israeliani, ma c’è una significativa collaborazione in termini di sicurezza tra i due paesi; i governanti dell’Egitto vedono  negli sciiti dell’Iran, non nello Stato ebraico, la minaccia più pericolosa per il potere arabo nella regione. Le decisioni prese a fine luglio dall’Egitto di impedire a una nave della Mezzaluna Rossa iraniana che portava aiuti a Gaza di entrare nel canale di Suez, e di impedire a quattro parlamentari iraniani di attraversare la frontiera per Gaza, sono la prova più recente di questo atteggiamento egiziano.”

Il problema in realtà non è la pace militare tra Israele ed Egitto, che nessuno da parte egiziana mette in discussione. E’ proprio questa alleanza concreta. Ora, il popolo egiziano non voterà mai per un partito che dichiari di voler mantenere l’embargo su Gaza.

Insomma, come gridavano ieri i manifestanti egiziani, Mubarak è morto, Mubarak è morto e al-‘Adli (il ministro degli interni) è un agente del Mossad:

حسني مبارك, مات مات. والعدلي عميل الموساد

Ma è un fatto che Hamas, per quanti difetti possa avere, governa in maniera infinitamente più corretta e vicina agli interessi reali della gente della banda di briganti e truffatori che oggi costituisce l’ANP.  Non è però facile governare con successo un carcere, come è Gaza oggi; mentre i contribuenti europei continuano a finanziare Ramallah.

Se si toglie l’embargo, e si permette alla gente di Gaza di vivere normalmente, l’ANP sarà quindi definitivamente screditata, e cadrà come è caduto il governo di Ben Ali in Tunisia.

E non ci saranno più palestinesi obbedienti.

Quindi, visto che Mubarak tra poco non ci sarà più, evidentemente stanno preparando la successione: si parla del Capo di Stato Maggiore dell’esercito.

Oppure, gli Stati Uniti potrebbero occuparsi direttamente dell’embargo a Gaza. Forse (forse) è questo il senso della notizia che riportavamo ieri:

“Il distaccamento 2 della Guardia Nazionale del Connecticut National Guard, Compagnia I, 185esimo Reggimento Aereo di Groton è stato mobilitato e inviato nella penisola del Sinai, in Egitto, per sostenere la Forza Multinazionale e gli Osservatori. L’unità ha lasciato il Connecticut il 15 gennaio per Fort Benning, nella Georgia [USA] per ottenere ulteriore addestramento. L’unità adopera aerei C-23C Sherpa ed è stata usata tre volte negli ultimi sette anni a sostegno di conflitti in Iraq e Afghanistan.  L’unità fornirà assistenza aerea a richiesta al comandante della Forza Multinazionale e degli Osservatori nella loro missione di supervisionare le clausole di sicurezza del trattato di pace tra Egitto e Israele”.

Il problema fondamentale è che l’Egitto ha molti abitanti e poche risorse, nonché un’economia strutturata in gran parte verso il mercato internazionale. Almeno all’interno dell’attuale sistema economico, non può quindi cavarsela da solo; e perciò è sempre ricattabile. E ogni governo, alla fine, sarà costretto ad applicare i ricatti, e quindi a essere impopolare.

Eppure il Medio Oriente, considerato nel complesso, ha tante risorse – umane, agricole e petrolifere. Solo che nessun paese, da solo, le ha tutte.

E’ lecito sognare che dalle rivolte arabe di questi giorni, possa nascere un’alleanza tra paesi che mettano insieme le proprie forze, analoga a quella che Hugo Chavez ha tessuto in America Latina?

P.S. Alle 12.30 ora egiziana, riferiscono di 20 morti ad Alessandria e 13 ai giardini Maadi al Cairo. Può darsi, quindi, che gli Stati Uniti abbiano autorizzato la piena repressione in privato, pur salvando la propria immagine in pubblico. E’ ovviamente solo un’ipotesi.

P.S. Interessante deformazione delle notizie. Un documento di Wikileaks di oltre due anni fa rivela che gli Stati Uniti hanno trafficato con un giovane dissidente egiziano, evidentemente in modo da scommettere su due cavalli; e quel dissidente avrebbe raccontato all’ambasciatrice che c’era un piano per rovesciare Hosni Mubarak. Né l’ambasciatrice né tantomeno il governo USA approvano, ma tanto basta perché Repubblica titoli, Wikileaks: “Rivolta pianificata con gli USA”.

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88 Responses to Gli Stati Uniti e la rivolta egiziana

  1. ventopiumoso says:

    mi trovi d’accordo, e poi molto ben scritto!

    siccome tendo ad essere un po’ troppo realista (o pessimista, a seconda dei punti di vista), non mi viene da dire altro che non sia “e’ la solita vecchia storia” e “morto un papa se ne fa un altro”.

    mmm

    saluti!

  2. Faramir says:

    @ “E’ lecito sognare che dalle rivolte arabe di questi giorni, possa nascere un’alleanza tra paesi che mettano insieme le proprie forze, analoga a quella che Hugo Chavez ha tessuto in America Latina?”

    E’ quello che mi domando spesso anch’io, per quanto mi sembra che il panarabismo non goda più di ottima salute dopo l’esperienza della RAU: che idee hanno i movimenti popolari islamici tipo Fratelli Musulmani, Hamas, Hezbollah etc in proposito?

    Io penso che, se la forma dello stato-nazione e il nazionalismo hanno fatto guai quasi ovunque, nel mondo arabo hanno avuto esiti particolarmente idioti: non sono mai riuscito a capire per quale motivo, tra gente che parla più o meno la stessa lingua (con vari dialetti, ma vabbè), condivide più o meno la stessa cultura, in maggioranza professa la stessa religione, non possa esistere una sola unità politica dall’Iraq al Marocco, invece di una miriade di staterelli farlocchi in massima parte inventati e perpetuati dagli occidentali per motivi loro…

    Si potrebbe anche dire la stessa cosa degli stati sudamericani (Brasile escluso), ma in quelli almeno il frazionamento ha avuto le sue ragioni storiche

  3. mirkhond says:

    Gli Arabi nella storia, sono stati uniti solo nel periodo 632-750 d.C., e cioè dalla morte del Profeta, alla rivoluzione abbaside.
    Questo infatti è il periodo del miracolo musulmano, la straordinaria espansione arabo-musulmana dall’Atlantico alla foce dell’Indo.
    E tuttavia anche allora gli Arabi manifestavano costanti tendenze alla divisione, come ad esempio, nella guerra di successione per il Califfato tra Alì e Mu’awiya nel 656-661 d.C., e che è all’origine dello scisma Sunna-Shiah.
    Con la rivoluzione abbaside del 747-750 poi, l’Islam diventa davvero una religione universale, ma al prezzo della dissoluzione dell’unità politica della Umma, e degli Arabi.
    Gli imperi musulmani successivi infatti, furono prevalentemente guidati da turchi iranizzati come gli Ottomani.
    Per cui, credo anch’io che l’unità araba sia un’utopia, così come quella del mondo islamico in generale, unità che non è riuscita nemmeno a Bush e ad Israele, nonostante abbiano fatto di tutto per realizzarla.

  4. Culo Flaccido says:

    Miguel, stai diventando paranoico? Continui a mis-interpretare la notiziola sui quattro gatti della Connecticut National Guard, che sono semplicemente assegnati alla stupidissima missione ONU che sorveglia da 30+ anni il cessate del fuoco nel Sinai, sul confine tra Egitto e Israele.
    E’ difficile credere che gli USA siano così stupidi da farsi coinvolgere direttamente nell’assedio di Gaza. Anche se con la stupidità (in generale) non si può mai dire mai.

  5. Peucezio says:

    Forse le cause sono nella struttura tribale, o comunque gentilizia, della società araba. Anche se dovrebbero agire anche le forze di sostrato: le società mediorientali fluviali e a maggior ragione lo stesso Egitto hanno dimostrato nei millenni di essere portate a sviluppare sistemi politici accentrati e territorialmente estesi e infatti, sotto i turchi, come giustamente hai ricordato, ha prevalso questa componente. D’altronde erano realtà politiche in cui le élite di governo erano piuttosto distanti dal resto della popolazione, quindi non è probabilmente la cosa più auspicabile in questo momento.

    A parte questo, bello l’articolo di Miguel. Una modesta aggiunta:
    Dice: “Nell Monologo Occidentale per “democrazia” si intende, almeno due partiti politici concorrenti e il diritto di fare passeggiate con cartelli in mano senza venire arrestati”.
    Ma nessuno dei due o più partiti deve avere una maggioranza schiacciante o troppo ampia, perché altrimenti vuol dire che gode davvero del favore popolare e non va bene.
    Proprio ieri, mi pare, il nostro ineffabile fiancheggiatore della repressione antiungherese del ’56 ha detto che il populismo è stato la causa di Auschwitz. Cioè se la sovranità popolare è formale, mediata e sostanzialmente fasulla, va bene, ma se è sostanziale ed effettiva, provoca genocidi.

    Ad ogni modo, se la prossima tessera del domino dovesse essere l’Arabia Saudita, ci sarà davvero da divertirsi.
    Non voglio esagerare nell’ottimismo, ma ciò che sta avvenendo si profila come una catastrofe geopolitica per gli Stati Uniti e Israele.

    • Francesco says:

      io direi che la modestia intellettuale dell’attuael dirigenza israeliana sta portando a una divaricazione tra i due paesi.

      il realismo degli USA, rassegnati a trattare con nuovi regimi nei paesi arabi, e l’illusione di Israele, che si possa porre rimedio alle rivolte, sono due approcci incompatibili

      mi spiace per i fanatici di Usraele e per le analisi di Miguel sullo strapotere del piccolo stato medio-orientale

      come dice il Papa, preghiamo perchè le novità portino pace in quella regione

  6. mirkhond says:

    “se la sovranità popolare è formale, mediata e sostanzialmente fasulla, va bene, ma se è sostanziale ed effettiva, provoca genocidi.”

    Quindi, ciò conferma quanto la sovranità popolare fosse sostanziale ed effettiva negli Usa del tardo XVIII e XIX secolo, con le guerre di sterminio razziale verso i nativi americani?
    ciao

  7. mirkhond says:

    Cioè, gli Usa, secondo il teorema di napolitano, nel XVIII-XIX secolo erano i Nazisti?
    ciao

    • Francesco says:

      posso QUASI difendere Napolitano

      negli USA dell’epoca la mancanza di un contrappeso “spirituale” alle istanze popolari, di una guida del popolo, di un primo e secondo stato, di un equilibrio, permisero lo sterminio dei popoli americani originari perpetrato con la totale ferocia dei semplici.

      credo parlasse dei rischi delle società democratiche già il Toqueville, proprio a proposito degli Stati Uniti

      mi pare evidente che questo descriva abbastanza bene quello che Chavez vorrebbe fare e un reale rischio Berlusconi

      ma per amor di verità esiste anche la realtà opposta, quella in cui le elitè sono una manica di stronzi privi di qualsiasi responabilità nei confronti degli altri. qualsiasi riferimento a Scalfari è puramente casuale

      cosa diceva Aristotele parlando di oligarchia e del suo corrispondente negativo?

      • Z. says:

        Proprio niente. L’oligarchia è già una forma degenerata (un “corrispondente negativo”, per dirla a tuo modo).

        Piuttosto… cosa diceva quel mio professore a proposito di “riassunti mal fatti di libri non letti”?

        ;-))

        Z.

        P.S.: Ma veramente Napolitano ha detto che Auschwitz sarebbe stato il prodotto della “sovranità popolare sostanziale ed effettiva”? Spero di no: oggi partono le domande per i flussi e domani sarà troppo tardi per regolarizzare una badante per il Quirinale :-)

        • Francesco says:

          Monarchia, oligarchia e democrazia erano tre forme di governo perfettamente legittima per Aristotele, se non ricordo male.

          Ognuna con una possibile degenerazione, che non ricordo precisamente.

          In ogni caso, confermo che una democrazia priva di “elites” o “classi superiori” nel senso crociano non è particolarmente desiderabile – solo una melma in cui i tifosi del Giornale e quelli dell’Unità si sfidano a chi ce l’ha più lungo, se non si ammazzano a coltellate.

          Ciao

          PS da Giorgio mi aspetto di tutto, ormai.

          • Andrea Di Vita says:

            Per Francesco

            ”Monarchia, oligarchia e democrazia”

            Credo fossero monarchia (governo di uno solo), aristocrazia (governo dei migliori) e democrazia (governo del popolo). Che potevano degenerare rispettivamente in tirannide (illegale per definizione), oligarchia (governo dei pochi non necesssariamente i migliori) e oclocrazia (=governo della folla, come durante un linciaggio).

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              Grazie

              Mi ero proprio dimenticato l’aristocrazia ma in questo sono un giacobino anch’io!

              Solo che preferisco la soluzione americana a quella francese.

              Ciao

  8. nic says:

    13.51
    Beduinos egipcios armados han atacado a las fuerzas de seguridad egipcias destacadas en la frontera con Gaza y lograron abrir un agujero en la valla divisoria, informaron a Efe testigos en la ciudad palestina de Rafah, en el sur de la franja.
    14.18
    Al menos doce personas han muerto en intercambios de fuego entre beduinos y fuerzas de seguridad egipcias en la península del Sinaí, cerca de la frontera de Egipto con la franja palestina de Gaza, según ha informado el servicio de noticias israelí «Ynetnews».
    http://www.abc.es/20110129/internacional/abci-minuto-egipto-201101290944.html

    Qualcuno sa chi sarebbero questi “beduini egiziani” che rompono l’assedio di Gaza?

    • nic says:

      14.49
      El presidente palestino, Mahmoud Abbas, ha llamado a Hosni Mubarak para expresar su «solidaridad» y su esperanza de que el país supere estas protestas sin precedentes.

      Che sia lui il prossimo?

  9. nic says:

    Qualcosa di più rispetto al P.S2 del possibile appoggio USA alla rivolta:

    AFP: Estados Unidos financió con varias decenas de millones de dólares a organizaciones de promoción de la democracia en Egipto, para descontento del presidente Hosni Mubarak, según notas obtenidas por WikiLeaks y publicadas el viernes por el diario noruego Aftenposten.
    La Agencia Estadounidense para el Desarrollo Internacional (USAID) habría previsto destinar 66,5 millones de dólares en 2008 y 75 millones en 2009 a programas egipcios sobre la democracia y la correcta gobernanza, según una nota de Estados Unidos a El Cairo del 6 de diciembre de 2007.
    “El presidente Mubarak es profundamente escéptico respecto al papel de Estados Unidos en la promoción de la democracia”, subraya otro telegrama diplomático que data del 9 de octubre de 2007.
    Según Aftenposten, que asegura haber obtenido –de forma aún no revelada– la integralidad de los 250.000 documentos diplomáticos a los que accedió WikiLeaks , Estados Unidos contribuyó así a “desarrollar fuerzas que se oponen al presidente”.
    Egipto es escenario desde el martes de violentas manifestaciones contra el régimen de Hosni Mubarak.
    El hijo de Mubarak, Gamal, considerado como posible sucesor del octogenario presidente egipcio, es descrito como “irritado” ante “la financiación directa estadounidense en favor de la democracia”, revela otra nota del 20 de octubre de 2008.

    PS: Dopo la decisione di non pubblicare direttamente i documenti nel suo web, WikiLeaks assomiglia sempre di più al libro delle profezie di Nostradamus.

    • nic says:

      Sempre rispetto alle profezie (a posteriori) di NostraWikiDamus:
      da “La Jornada” (Mexico)
      http://www.jornada.unam.mx/2011/01/30/index.php?section=mundo&article=023n1mun
      […] Según cables publicados por el sitio de Internet Wikileaks, elaborados por la embajada estadunidense en El Cairo, en 2007, el entonces embajador estadunidense Francis J. Ricciardone anticipaba que Suleiman podía ser designado vicepresidente tras al era “Mubarak”, para acompañar a Gamal, hijo del jefe de Estado y su posible sucesor.
      […] Por su parte, otro cable filtrado por el sitio de Internet, fechado en marzo de 2007, revela que Gamal considera a Suleiman como una amenaza para sus ambiciones presidenciales. Wikileaks señaló que en caso de que Gamal llegue a suceder a su padre tiene las intenciones de hacer una reorganización en el gabinete en la que Tantawi y Suleiman serían sustituidos.

  10. Per Culo Flaccido

    “Miguel, stai diventando paranoico?”

    Complimento per complimento, mi chiedo se sei analfabeta. Ho scritto forse (forse) che fa due volte forse.

    Sono diversi anni che i consiglieri americani “aiutano” i militari egiziani nella gestione dell’embargo su Gaza. Questa notizia potrebbe o potrebbe non essere associata.

    Comunque rimane la domanda, cosa succede se salta l’assedio a Gaza da parte egiziana?

    • Francesco says:

      non so, mi pare che la capacità dei fondamentalisti islamici di gestire l’economia non sia molto maggiore di quella di Galliani di gestire il bilancio del Milan

      al massimo se la cavano benino con il “comunismo di guerra” che deve essere di breve durata

      PS faccio da anni il tifo perchè cessi il blocco di Cuba

  11. Per Nic

    Grazie, se hai altre notizie postale.

    Per Gaza e Abbas, speriamo bene!

    Per quanto riguarda l’aiuto ai partiti di opposizione, la risposta la dà Peucezio, sopra – vogliono due partiti e nessuno troppo forte…

    Normale che preparino il futuro dell’Egitto anche con un’opposizione fatta a modo loro.

    Tra l’altro, somigla un po’ al Vietnam, dove gli americani hanno riempito di soldi e di armi Ngo Dinh Diem, finché non hanno scoperto che era odiatissimo. Allora hanno organizzato contro di lui un colpo di stato, in cui lui e la sua famiglia sono stati atrocemente massacrati.

    Poi, in una sequenza incessante di capi militari, hanno promosso ogni forma di “educazione alla democrazia” con schiere di volenterosi sociologi al lavoro per trasformare i vietnamiti in americani.

    Per fortuna, c’erano i Viet Cong.

    • Francesco says:

      i viet cong?

      quelli che dirigono le filiali della Honda e delle imprese tessili cinesi?

      non ho ben capito dove stia la fortuna

      sarò obnubilato dal Monologo Occidentale, come dici tu

      ciao

  12. http://edition.cnn.com/2011/WORLD/meast/01/29/egypt.middle.east.reaction/index.html

    Mahmoud Abbas promette di stabilizzare lui l’Egitto:

    Palestinian Authority President Mahmoud Abbas called Mubarak and “affirmed his solidarity with Egypt and and his commitment to is its security and stability,” according to the official Palestinian news agency, Wafa.

    In Iran, meanwhile, Foreign Ministry spokesman Ramin Mehmanparast said Egyptian authorities should respect the demonstrators.

    “Iran expects Egyptian officials to listen to the voice of their Muslim people, respond to their rightful demands and refrain from exerting violence by security forces and police against an Islamic wave of awareness that has spread through the country in form of a popular movement,”the state-run Press TV quoted Mehmanparast as saying.

  13. A parte il tocco ridicolo delle “decine di miliziani islamici” che si appresterebbero a conquistare l’Egitto…

    Egitto: palestinesi di Gaza valicano confine in assenza di controlli
    ultimo aggiornamento: 29 gennaio, ore 13:23

    Il Cairo, 29 gen. – (Adnkronos/Aki) – Decine di palestinesi di Gaza stanno attraversando in queste ore il valico di Rafah, al confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza, usando anche i tunnel illegali, approfittando dell’assenza di controlli della polizia nella zona. Secondo l’inviato ad al-Arish della tv ‘al-Jazeera’, circolano notizie della presenza di decine di miliziani islamici palestinesi che, approfittando del caos in cui versa la sicurezza egiziana, si stanno infiltrando in Egitto.

  14. Riguardo alla partecipazione militare USA all’assedio di Gaza:

    http://tenpercent.wordpress.com/2009/01/07/us-troops-on-gaza-egypt-border/

    US Troops On Gaza Egypt Border
    7 January, 2009 — RickB

    And they have been for a while-

    US Engineering Corps officers have arrived in southern Gaza Strip town of Rafah to monitor the Egypt-Gaza border and unearth underground tunnels in the area, the London-based Arabic-language newspaper al-Quds al-Arabi

    According to the report, the US Military deployed troops to the area several weeks ago, at Israel’s request, in light of its statements that Egypt is doing nothing to curb weapons smuggling into Gaza through the Rafah border.

  15. Un salto in Libano…

    Il MANIFESTO – Geraldina Colotti: ” Il Tribunale penale internazionale, una colpevole e pericolosa ingerenza ”

    Padre Abdo Raad

    Ecco le dichiarazioni di Padre Abdo Raad sul Tribunale Hariri al quotidiano di Rocca Cannuccia : ” Ci piacerebbe sapere chi ha ucciso Hariri, chi ha compiuto tanti atti di terrorismo nel nostro paese – dice il sacerdote -, ma come far fiducia a un Tribunale che è finanziato dagli stati che sono alla base di quegli atti? Perché, prima di indagare in casa nostra non scoprono i colpevoli in casa loro? Prima hanno accusato i siriani, ora hezbollah. “. Quali sarebbero gli Stati finanziatori del Tribunale internazionale e colpevoli del terrorismo di Hezbollah?
    Il prete continua con queste parole : ” Per il Partito di Dio, il punto più dolente è che non siano state chiamate in causa le eventuali responsabilità di Israele. Allora, piuttosto che finire in una guerra di religione fra sunniti e sciiti, piuttosto che far la fine dell’Iraq, preferiamo non conoscere gli autori di quell’omicidio “.
    Se proprio non si può dare ragione a Hezbollah e incolpare Israele, allora è meglio mettere tutto a tacere. Ma da che parte sta la Chiesa cattolica in Libano?
    «Lo stato è di tutti, Dio è una questione privata – dice al manifesto il sacerdote libanese Abdo Raad – non si può continuare a vivere in uno stato diviso secondo le religioni». Padre Abdo – che ama definirsi «un prete laico» – dirige il centro sociale San Sauveur a Joun, nella regione del monte Chouf, a una quindicina di chilometri da Sidone. È anche il presidente del Consiglio nazionale del lavoro sociale, un coordinamento di «tutte le associazioni che suppliscono alle carenze dello stato intervenendo sui bisogni della popolazione»: perché – afferma il sacerdote – «quando ci sono molte associazioni in campo, significa che lo stato non fa il suo lavoro. Le scuole pubbliche funzionano male, non ci sono centri sociali per anziani o disabili. Le disuguaglianze sociali sono molto evidenti, i poveri diventano sempre più poveri. Anche le associazioni hanno i loro problemi di coordinamento, ma il terreno sociale è luogo di incontro fra differenti concezioni e religioni». Le associazioni – spiega – «hanno un contratto con lo stato attraverso alcuni ministeri. Lo stato dovrebbe finanziare almeno il 66% del costo assistenziale. Ma per aiutare un bambino occorrerebbero almeno 15 euro al giorno, invece ne riceviamo 5 e sempre con molto ritardo». Abdo Raad è venuto in Italia per promuovere la mostra «Arte per la vita», organizzata da alcune associazioni come Mameli 7, e raccogliere i fondi per la costruzione di un ospedale nel sud del Libano: un ospedale aperto a tutti, perché «la nostra Chiesa – dice – agisce nel segno della condivisione. Invitiamo i rappresentanti di tutte le religioni, senza distinzione». Padre Abdo ha però anche un suo preciso punto di vista sulla situazione in Libano «e sulle forze esterne, come Stati uniti e Israele, che fanno guerre terribili e hanno interesse amantenere alta la confusione». Forze che «pretendono di esportare la democrazia in contesti che non sono pronti a riceverla, e provocano, come in Iraq, un bagno di sangue». In Iraq – dice il sacerdote – «prima che arrivassero gli americani i cristiani vivevano in pace con tutti, oggi sono presi di mira». Racconta di aver vissuto in Siria, «dove, certo, vi sono limiti alle libertà,ma almeno non si è in preda alla barbarie e ai conflitti di religione». Quali sono i rapporti fra cristiani eHezbollah (il Partito di Dio)? gli chiediamo. In Libano – spiega padre Abdo – i cristiani sono divisi, «una parte è alleata con gli sciiti di hezbollah, l’altra con i sunniti del Movimento del futuro di Saad Hariri, verso i quali sembra propenda anche il patriarca. I cristiani sono in grande difficoltà: non sono armati, non hanno più una forza politica. Cinquant’anni fa erano il 60%, oggi il 27%. Difficile che il governo continui a essere diviso a metà fra cristiani e musulmani. La demografia cambia la politica». Il Tribunale penale internazionale per il Libano? «Ci piacerebbe sapere chi ha ucciso Hariri, chi ha compiuto tanti atti di terrorismo nel nostro paese – dice il sacerdote -, ma come far fiducia a un Tribunale che è finanziato dagli stati che sono alla base di quegli atti? Perché, prima di indagare in casa nostra non scoprono i colpevoli in casa loro? Prima hanno accusato i siriani, ora hezbollah. Per il Partito di Dio, il punto più dolente è che non siano state chiamate in causa le eventuali responsabilità di Israele. Allora, piuttosto che finire in una guerra di religione fra sunniti e sciiti, piuttosto che far la fine dell’Iraq, preferiamo non conoscere gli autori di quell’omicidio».

  16. nic says:

    Gaza – InfoPal. Dopo le violenze e gli arresti registrati durante gli scontri avvenuti nella notte tra le forze di polizia egiziane e i manifestanti nel Sinai, questa mattina, la sicurezza della Striscia di Gaza è stata allertata.
    I cittadini palestinesi hanno ricevuto chiare disposizioni di non avvicinarsi al confine con l’Egitto.
    La presenza degli ufficiali di sicurezza è stata rinforzata lungo tutta la frontiera.
    Ieri sera, la folla di manifestanti aveva tentato di buttare giù la barriera al confine con Gaza e qualcuno potrebbe essersi infiltrato in territorio palestinese.
    Questa mattina, dieci dimostranti sono stati uccisi dal fuoco della sicurezza egiziana nelle località di al-‘Arish e Shaykh Zwaied.

  17. Fausto Biloslavo :-) intervista Magdi Allam :-)

    Rubo da informazionecorretta, notare la premessa che ci mettono. E come l’egiziano Magdi Allam sbagli di ben tre anni l’età di Mubarak

    Nei commenti dei giornali di oggi, 29/01/2011, continua l’interpretazione consolatoria della rivolta egiziana. Viene sottovalutato il pericolo integralista rappresentato dai Fratelli Musulmani e quello iraniano nella persona di El Baradei, del quale si fa gran spreco di essere ‘Premio Nobel per la Pace’, come se non lo fosse stato anche Arafat.
    Fanno eccezione alcune testate, fra le quali Il FOGLIO, il GIORNALE, ILSOLE24ORE, con gli articoli che riprendiamo.

    Il Foglio- ” Nelle piazze del Cairo la voce più forte è quella di Allah ”

    Il Giornale-Fausto Biloslavo: ” Magdi Allam, rischiamo un altro Iran ”

    Magdi Cristiano Allam

    Al Cairo e nelle altre cittàdell’Egit­to scoppia la rivolta anti-Muba­rak: decine i morti, mille i feriti, scatta il coprifuoco. Dopo Tunisia e Algeria, l’Egitto è l’ultimo Paese nordafricano in cui si diffonde la rivolta. E l’eurodeputato di origi­ne egiziana Magdi Cristiano Al­lam lancia l’allarme: «Non esclu­do l’intervento di Al Qaida, i Fra­telli Musulmani soffiano sul fuo­co ».
    Magdi Cristiano Allam è nato 58 anni fa nel quartiere popolare Bab el Shaarya de Il Cairo. Europarlamentare fon­datore del movimento «Io amo l’Italia», spiega a «Il Gior­nale » luci e ombre della san­guinosa rivolta di queste ore.
    Cosa sta accadendo in Egit­to dove ha vissuto per 20 an­ni?
    «La necessità dei ceti meno abbienti di garantirsi la so­pravvivenza economica e la frustrazione dei giovani più ac­culturati, che chiedono liber­tà e democrazia, si sono me­scolate esplodendo. Le borse, il commercio, l’economia so­no state globalizzate, ma non i diritti della persona, la demo­crazia, le libertà. Da una parte la globalizzazione ha accre­sciuto le difficoltà dei ceti me­no abbienti nel fronteggiare la crisi economica. Dall’altra ha accentuato la frustrazione dei giovani alfabetizzati, istruiti, laureati, che guardano la tv sa­tellitare, navigano su internet, usano Facebook e si rendono conto di essere cittadini del mondo. Al tempo stesso, pe­rò, non possono partecipare, nel loro Paese, alla libertà e al­la democrazia».
    E noi c’entriamo qualco­sa?
    «L’Europa ha le sue respon­sabilità. I dittatori di questi Pa­esi li abbiamo aiutati e soste­nuti noi. Per decenni in nazio­ni come l’Egitto è stata eserci­tata una democrazia solo for­male basata sul rituale delle elezioni, ma senza rispettare veramente i principi democra­tici ».
    Hosni Mubarak, che guida il Paese da tre decenni, ca­drà?
    «Parliamo di una persona che ha quasi 85 anni ed è mala­to. Mubarak viene sostenuto dall’esercito, la vera forza che regge il Paese. Oggi la doman­da da porsi è: chi sarà il candi­dato che le forze armate sce­glieranno per sostituire Muba­rak?
    ».
    É cominciato a scorrere del sangue. Quale ruolo gio­cheranno le forze armate?
    «L’esercito in Egitto è fonda­mentale, garante dell’unità del paese. I militari sono una classe privilegiata, l’unica for­za che può tenere insieme la nazione più popolosa dell’ area e con il maggior peso poli­tico della regione, nulla di comparabile con la Tunisia. Se gli estremisti islamici doves­sero assumere il potere in Egit­to l’effetto sarebbe ancora più devastante di quello che ci fu nel 1979 con l’ascesa di Kho­meini in Iran. Lui rappresenta­va la minoranza sciita, ma i Fratelli musulmani in Egitto sono invece la maggiorana sunnita diffusa in tutti i paesi islamici».
    Chi potrebbe prendere il potere?
    «La situazione è ancora con­fusa. Si parlava di Gamal, il fi­glio di Mubarak, ma non gode della fiducia dell’esercito. E poi è un civile. Bisogna capire quale sarà il ruolo di Moham­med El Baradei, che è stato a lungo presidente dell’Agenzia atomica e ha mantenuto rap­porti internazionali importan­ti. Bisogna capire se non si stia prestando a diventare la fac­cia accettabile dei Fratelli mu­sulmani ».
    I Fratelli musulmani sono scesi in piazza, ma anche i cri­stiani copti hanno deciso di unirsi alle proteste. É una ri­volta islamica o di tutti?
    «Al momento non ha forti connotati religiosi, almeno in apparenza, ma gli islamici so­no molto forti. Controllano le moschee e diverse associazio­ni di categoria come quella de­gli avvocati, degli insegnanti dei medici. Hanno un radica­mento soprattutto fra i ceti me­no abbienti. Al di là del fatto che oggi non siedono in parla­mento, il rischio che l’Egitto possa venir pesantemente condizionato dagli integrali­sti islamici è elevato. Loro so­no molto abili ad appiccare l’incendio e poi a proporsi co­me pompieri per spegnerlo. In cambio chiedono la com­partecipazione nella gestione del potere, fino a quando non lo monopolizzano del tutto».
    Esiste un pericolo Al Qai­da, tenendo conto che il suo numero due, Ayman al Zawahiri, è egiziano?
    «No, lo escluderei. Qualcu­no legato ad al Qaida potreb­be cercare di aizzare ulterior­mente gli animi, ma non riusci­rà mai a prevalere. Chi vincerà saranno i Fratelli musulmani, per certi aspetti ben più insi­diosi ».
    Nei prossimi giorni dobbia­mo prepararci ad un’escala­tion?
    «É stato imposto il coprifuo­co, ma il regime non è in grado di dare risposte soddisfacenti alle necessità economiche ed alla richiesta di democrazia da parte del popolo».
    L’effetto domino si espan­derà?
    «L’effetto domino c’è già. Ab­biamo visto l’Algeria, la Tuni­sia, l’Egitto, il Libano. E pure nello Yemen, il paese più pove­ro fra quelli citati, gli animi si stanno scaldando».

  18. Tolta pure la bandiera…

    ISRAELI FLAG REMOVED FROM CAIRO
    Matthew sent me this from Cairo: “i just drove by what used to be the israeli embassy in cairo. it’s now completely empty, the staff has fled. there is no longer an israeli flag hanging in cairo or anywhere else in egypt.”

    http://angryarab.blogspot.com/2011/01/israeli-flag-removed-from-cairo.html

    • roberto says:

      per fortuna che non è la pace militare tra Israele ed Egitto, che nessuno da parte egiziana mette in discussione…speriamo bene

      • Beh, mi sembra ovvio che nessun governante dell’Egitto vorrebbe far radere al suolo il paese. E non sarà certo qualche gruppetto estremista a prendere il potere in Egitto – al massimo saranno i Fratelli Musulmani, che non hanno nulla da invidiare ad Andreotti come cauta diplomazia demo-islamica.

        In questione saranno la complicità e l’alleanza.

  19. Per Nic

    “I cittadini palestinesi hanno ricevuto chiare disposizioni di non avvicinarsi al confine con l’Egitto.”

    Ci sta, se i palestinesi di Gaza fanno una mossa sbagliata adesso, prima che si chiarisca bene la situazione in Egitto, sono nei guai…

  20. Del nuovo vicepresidente, il capo dell’intelligence ‘Umar Suleyman…

    http://www.kansascity.com/2011/01/29/2618695/us-to-egypt-dont-stand-pat-need.html

    “He has been at the forefront of the Egyptian effort to crackdown on arms smuggling from Egypt into Gaza.”

  21. “The national airline El AL has whisked some 200 Israelis, including families of Israeli diplomats, out of Egypt on board an emergency flight to escape the chaos engulfing the Arab country. Foreign Minister Avigdor Lieberman decided on Friday to remove the diplomatic families from Egypt. A special El Al flight including dozens of tourists as well as diplomat’s families landed at Ben Gurion Airport early Saturday evening.”
    http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/dozens-of-israelis-flee-egypt-on-emergency-flight-1.339967?localLinksEnabled=false

  22. roberto says:

    “il potere del popolo come contrappeso al potere economico che possiedono le oligarchie”

    in questa definizione, cosa si intende per popolo?
    non vorrei essere maligno ma ho l’impressione che si tratti di un numero n di persone, anche assolutamente minoritari che pero’ hanno capito tutto e quindi hanno il diritto di imporre le loro scelte (il che mi sembra il caso di vicenza in cui, semplifico brutalmente) un numero trascurabile di persone vuole cambiare la politica di difesa nazionale

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  25. Daouda says:

    x Mirkhond: è il tuo ottimismo che fà paura, e dovrebbe farla .

    Ad ogni modo troppo facile che il risveglio non fosse previsto, troppo esile l'”intentio” di chi si agita – e tutto sommato… – , troppo inconsistente che si possa disfare un’intelaiatura ante-dominata ergo più che nei sensi , sia sopra che sotto.
    Insomma.
    Si prosegue nel caos di tutti coloro che suppongono od ardiscono, talaltri che pensano oppure sbraitano ai bar, ignorando in realtà il semplice incastro che accade , di conseguenda astraendosi dalla “visione” per calarsi nella congiuntura che stavano osservando prima di immettervisi ( ossia assumere e pronare l’ego allo stimolo con allo stesso tempo COMPRARNE un pezzo ) difatti aprendo al virtuale.

    Che tale rappresentazione fosse fantasia e desiderio, lo fu , ed in qualsiasi possibilità latente è e produrrà un dato probabile.
    Il difficile è guardare l’oggi, se non appunto con lo stesso dettaglio con cui tale ipotesi/fobia è stata distribuita, oltretutto nell’ignoranza che ad un chiaro livello è comunque comune in ogni individuo, e quindi si rivela “firmata”, comunque sia pianificata e decisamente artificiosa.

    E’ proprio la concettualità che difetta, la qualitativa deduzione.

    TUTTO BENE.
    NIENTE DI CHE…

  26. roberto says:

    Oddio, visto il documento su wikileaks (cliccare sul mio nome), mi pare che semplifichi un po’ il ruolo degli usa, in modo speculare a come repubblica lo enfatizza. se la rivolta non è stat pianificata con gli usa o con il loro benestare, almeno sembrerebbe che non hanno fatto nulla per impedire, cosa che mi sembra abbastanza significativa (e se mi sbaglio il sig. xxxx è stato da tempo impiccato)

  27. p says:

    E cosa avrebbero dovoto fare gli usa? Invadere l’egitto? Se lo possono permettere, concretamente, o si pensa davvero che gli usa sia quella cosa che tutto può sa e fa come appare in certe descrizioni per cui tutte le rivoluzioni odierne sono rivoluzioni color merda, cioè azioni politiche totalmente volute e dirette dagli stati uniti. A me sa che le colorano della materia di cui è fatta la testa di quei commentatori. Politicamente, gli usa si stanno comportando bene (dal loro punto di vista). Non potendo impedire che una rivolta (una delle tante, in egitto) rischi di diventare una rivoluzione politica, cercano di giocare al suo interno per spingerla verso una direzione gradita. Si può discutere all’infinito come mai proprio questa rivolta possa avere la radicalità d’una rivoluzione, ma questo è il dato di fatto. Gli usa sanno due cose, e su queste basano la loro politica: 1) mubarak è sempre più debole e può realmente cadere. 2) comunque sia, la successione a mubarak ha ormai la radicalità del fatto naturale (è vecchio e malandato in salute), e il dopo mubarak non potrà essere comunque la stessa cosa del durante mubarak. In questa prospettiva, gli usa stanno giocando bene le loro carte. Se saranno sufficienti, lo vedremo.p

    • Francesco says:

      credo che nessuno, sano di mente anche in minima parte, vorrrebbe invadere (e prendersi la responsabilità) di un incubo demografico, economico e ambientale come l’Egitto

      e se si giocano il posto di “amico di Israele” perdono un’entrata non sostituibile

      per una volta, mi pare una situazione “oggettiva” e non imputabile al sistema economico-politico: non c’è modo di far stare bene 80 milioni di persone senza terra nè risorse

      mi spiace

  28. Leo says:

    Rivolts are avery dirty work…it is not a secret that the Iranian revolution started as “controlled”..pressure on some politics of reva Pahalevi from some western countries (France mainly), then there was an “agreement” for regime change between Tudeh and most of secret services operating in Iran.. them Mr Khoimeni tok controll and just won the “pocker game”… Tunisia and Egypt can be on the same mic brand…and please account that as the historical event in Italy thought intelligence forces are not monolitic, they do not do always the interest of their country, and they can be decived as anybody else…does not exists a black -white immagine, only pixels..

  29. Leo says:

    Sorry for mistakes in my post, I am using a new keyboard

  30. mirkhond says:

    “è il tuo ottimismo che fà paura, e dovrebbe farla .”

    Scopro da te un aspetto del mio carattere che non mi è mai appartenuto: l’ottimismo!
    Per il resto, scusami, non ho capito NIENTE di quello che vuoi dire.
    ciao

    • Ritvan says:

      —Per il resto, scusami, non ho capito NIENTE di quello che vuoi dire.—

      Caro Mirkhond, ormai è appurato che il nostro Daouda appartiene alla scuola retorica democristiana:-).

  31. mirkhond says:

    Mi riferisco Daouda.

  32. Una spiegazione abbastanza plausibile della strategia USA in Egitto – nessuna obiezione al nuovo governo di Mubarak-Suleiman, ma devono fare delle “riforme”, che restano sempre imprecisate.
    http://www.yalibnan.com/2011/01/30/u-s-wants-an-overhaul-not-an-overthrow-in-egypt/

    U.S. wants an overhaul, not an overthrow, in Egypt
    January 30, 2011 ⋅ 1:26 am ⋅ Post a comment
    Filed Under Egypt, Iran, Mubarak, US

    U.S. officials didn’t object Saturday to Egyptian President Hosni Mubarak’s government reshuffle but made it clear they want to see far more change in the days ahead.

    A senior administration official said the United States is looking for “‘managed change’ – adjustments over a fairly extended period of time that allows you to manage it in a fairly orderly way.”

    While the administration is pressing for the opposition groups and civil activists to be given more political influence, “that doesn’t necessarily mean the governing coalition will be swept away, not at all,” the official said.

    He contrasted managed change with what happened in 1979, when the U.S. backed the shah of Iran until his government was swept away and it produced “something that was unexpected and in many respects much worse than what it replaced.”

    The official, who said he was not authorized to speak publicly, said it remained unclear where the Egyptian military is coming down in the contest between Mubarak and the opposition.

    While Washington has been sharpening the pressure on Egypt – including a threat to withdraw its $1.5 billion in aid – the dialogue between the two sides “is not disagreeable. We’re a friend of Egypt,” he said.

    Publicly, the Obama administration called for Mubarak to make “real reform” in his government, but voiced no objection to his decision to appoint a new vice president and Cabinet.

    The State Department’s chief spokesman, Philip Crowley, said in a Twitter message Saturday morning that the Egyptian government “can’t reshuffle the deck and then stand pat. President Mubarak’s pledging reform must be followed by action.”

    Soon afterward, Mubarak named his intelligence chief, Omar Suleiman, as vice president, a post that has been vacant during his 29-year tenure.

    U.S. officials have worked on a number of projects with Suleiman, and they appeared to react positively to his appointment.

    As the demonstrations have gathered force in recent days, the Obama administration has been struggling with the delicate task of prodding Mubarak toward change while trying to avoid completely alienating an ally of three decades.

    President Obama’s aides met for two hours on Saturday at the White House to discuss the crisis. The meeting was led by National Security Advisor Tom Donilon, and included Vice President Biden and Secretary of State Hillary Rodham Clinton by telephone.

    Robert Danin, a former U.S. official with the Council on Foreign Relations, said it appeared that Mubarak was strengthening his ties to the military with the appointment of Suleiman and other new officials.

    “He’s securing his base,” said Danin, a specialist on Mideast issues.

    He said the administration was sensible to avoid condemning Mubarak’s move, because the question of what will be done with a reconstituted government remains unanswered.

    He noted that Mubarak’s choice of a vice president has stirred speculation that the president – 82 years old and ill – may be preparing to step down.

    The senior administration official said Egypt can’t go back to the old way of government.

    “Change is coming, in some form,” he said.

    By: By Paul Richter

  33. Per Leo

    Molto interessante e credibile: che gli USA aiutino i militari a cacciare Hosni Mubarak, insomma.

    Come in Vietnam con l’assassinio di Ngo Dinh Diem.

    Anche allora, gli americani dicevano sempre, “dobbiamo fare le riforme, perché non arrivi la rivoluzione”.

    Consiglio a tutti la lettura del libro di Francis Fitzgerald, Fire in the Lake (ne esiste una vecchia traduzione in italiano), sul liberalismo imperiale nel Vietnam e come gli ingegneri sociali americani hanno distrutto sistematicamente la società vietnamita per “riformarla” e “modernizzarla”, con i risultati ben noti.

    E’ un’importante chiave per capire anche la politica di Obama.

  34. Qui c’è un’analisi di alcuni Wikileaks riguardanti l’Egitto:
    http://www.mathaba.net/rss/?x=625872

    E qui, per chi ha tempo e pazienza, i Wikileaks stessi:

    http://30secondi.wordpress.com/2011/01/28/wikileaks-pubblica-decine-di-cable-sullegitto/

  35. Un altro elemento interessante riguarda i famosi aiuti americani all’Egitto, che in un certo senso permettono a Obama a rivolgersi a Mubarak come a un impiegato che ha gestito male il proprio lavoro.

    Cioè, gli Stati Uniti danno al governo egiziano miliardi di dollari – presi in prestito dai cinesi – perché l’Egitto possa comprare un gigantesco arsenale: leggevo da qualche parte che l’80% delle spese militari egiziane sono coperte in questo modo.

    Tale arsenale è ovviamente del tutto inutile: basti pensare a come l’esercito iracheno sia crollato davanti all’attacco USA nel 2003, nonostante un arsenale costosissimo.

    Mentre ricordiamo le migliaia di perdite inflitte agli americani negli anni successivi dalla resistenza irachena, con una spesa economica certamente irrisoria.

    Oppure la resistenza dei taliban in Afghanistan, che a nove anni dall’invasione è presente nella maggior parte del paese.

    Insomma, l’esercito egiziano non serve ad altro che a gestire un sistema clientelare di potere in grado di reprimere il resto della società; mentre in caso di un’invasione, sarebbe fatto fuori in pochi giorni.

  36. Per “p”

    Condivido. Tra l’altro, non ritengo nemmeno che le sommosse in Iran siano state un “prodotto americano”: sono state l’esito naturale di conflitti che esistevano, per tutta una serie di motivi interni.

    Semplicemente, la rivolta iraniana di quel momento era molto meno rappresentativa di quella egiziana, e aveva contro più di metà del paese. Mentre in Egitto la rivolta è assolutamente trasversale.

  37. nic says:

    continuo con le notizie (in spagnolo) da abc.
    12.19
    Hamás ha anunciado este domingo el cierre de la frontera de Gaza con Egipto sobre la base de que las autoridades egipcias han dejado sus puestos a raíz de la violencia en Egipto. Además, los residentes de la ciudad fronteriza de Rafah, en el lado palestino, indicaron que el tránsito de mercancías de contrabando había sido suspendido en los túneles cavados bajo la frontera por la sublevación en Egipto.
    […]
    Al igual que durante la jornada de ayer, la policía egipcia está ausente de las calles, y los puntos estratégicos de El Cairo siguen custodiados por el Ejército, que también ha desplegado unidades por distintos barrios de esta capital.
    Durante la noche, la vigilancia quedó a cargo de patrullas civiles armadas con palos y barras metálicas, cumpliendo un llamamiento del Ejército para que los civiles participen para evitar acciones de pillaje.
    La Policía ha dejado en manos del Ejército el control total de la seguridad del país ante las protestas, comenzando por el bloqueo del acceso a la plaza de la Liberación -centro de las manifestaciones en El Cairo- a la espera de nuevas manifestaciones contra el presidente Hosni Mubarak, que comenzarán presumiblemente dentro de varias horas, al término de las oraciones dominicales y los funerales por los fallecidos.
    11.38
    Afp informa de que 34 Hermanos Musulmanes han escapado de una prisión abandonada por sus guardianes
    10.43
    El primer ministro israelí, Benjamin Netanyahu, ha asegurado que «vigila estrechamente» la evolución de las protestas en Egipto contra el presidente Hosni Mubarak, y ha ordenado a sus ministros que no realicen comentarios al respecto a los medios de comunicación debido a la «extrema sensibilidad» del tema.

  38. nic says:

    Rispetto agli USA:

    “Benjamin Netanyahu, ha ordinato>/b> che no si realizzino commenti” per cui il suo abbronzato ministro d’oltreoceano non è ancora autorizzato a dir nulla di significativo.

    -C’è qualcuno che sa dove andiamo?
    -Nel Bananas parrebbe.
    -Ah… si combatte pro o contro il governo?
    -La CIA non vuole correre rischi, questa volta: metà di noi sono per e l’altra metà sono contro.
    (alcuni marines sull’aereo che porta in missione: Il dittatore dello stato libero di Bananas, W.Allen,1971).

  39. nic says:

    Per Repubblica:

    12:53 Ex ministro dell’Interno sfugge alla rabbia degli oppositori
    L’ex ministro dell’Interno del governo dimissionato da Hosni Mubarak, Habib al-Adli, sarebbe stato messo in salvo dall’esercito questa mattina per sfuggire dalla rabbia dei manifestanti. Secondo Al Jazeera, gruppi di oppositori avrebbero circondato i suoi uffici nella sede del ministero dell’Interno costringendolo a mettersi in salvo. Per permettere la sua evacuazione i militari avrebbero aperto il fuoco

    Mentre per ABC, riportando un comunicato immagino ufficiale dell’Esercito, sarebbe stato arrestato insieme al segretario del PND (!)
    14.03
    Las autoridades egipcias han detenido al ex ministro del Inteior, Habib Al Adly, y al secretario de organización del Partido Nacional Democrático (el partido de Mubarak), Ahmed Ezz, según informó el Ejército Egipcio.

  40. nic says:

    Per Repubblica:
    `
    14:37 Anche i Fratelli musulmani scelgono El Baradei “mediatore”
    Dopo le altre forze d’opposizione, anche i Fratelli musulmani hanno indicato in El Baradei il loro “incaricato” per negoziare la transizione con il regime di Mubarak. Lo ha dichiarato Essam al Eryan, portavoce del movimento islamico, principale forza d’opposizione bandito in Egitto

    Mentre per ABC:
    14.39
    Los Hermanos Musulmanes y otros movimientos de la oposición han acusado a Mohamed ElBaradei de «negociar» con el régimen del presidente Hosni Mubarak, según ha declarado un miembro de la hermandad.

    PS. per un giornalista occidentale tradurre dall’Arabo è davvero difficile.

  41. Leo bis says:

    Segnalo questa analisi di Tarpley apparsa sul Blog di Gianluca Freda :

    http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=768:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47#comments

    Da incompetente, mi faccio comunque una domanda :

    se le rivoluzioni colorate trascorse sono state un fallimento (dal punto di vista usraeliano) perchè ritentano ancora ?

    Sostiene Tarpley che “I pianificatori imperialisti di Washington sono convinti di essere riusciti a perfezionare con successo il vecchio modello di rivoluzioni colorate e colpi di stato postmoderni targati CIA”

    Staremo a vedere. Comunque per quanto mi riguarda, in segni di solidarietà ai popoli mediterranei dico : “siamo tutti egiziani” .

  42. Per Leo Bis

    Bene, vedo che Tarpley offre un oggettivo metro per un giudizio scientifico delle sue affermazioni:

    “Gli USA sono alla disperata ricerca di una nuova generazione di traballanti demagoghi “democratici”, più disponibili a guidare i propri paesi contro l’Iran di quanto abbia dimostrato di voler fare l’immobilismo dei regimi attuali. C’è poi la questione dell’espansione dell’economia cinese. Possiamo star certi che tutti i nuovi leader instaurati dagli USA includeranno nei propri programmi la rottura delle relazioni economiche con la Cina, a partire dalla riduzione delle esportazioni di petrolio e materie prime”

    Ora, i governi democraticamente eletti ovviamente potranno ingannare i propri popoli, promettere una cosa e fare il contrario; ma è ovvio che le popolazioni della Tunisia e dell’Egitto sono molto meno anti-iraniani dei loro governanti (non saprei dire, giusto per l’Arabia Saudita, dove esiste un radicato odio antisciita).

    • Francesco says:

      >> Possiamo star certi che tutti i nuovi leader instaurati dagli USA includeranno nei propri programmi la rottura delle relazioni economiche con la Cina

      chioso: possiamo stare certi che NESSUNA leadership in NESSUN paese al mondo preveda di farlo, e direi che questo vale per tutto il secolo in corso.

      sull’amore dei popoli arabi per il regime iraniano: plausibile, in chiave anti-americana e anti-israeliana, vedremo quando dalla mitologia si passerà alla politica cosa succederà

  43. In ogni caso, concordo con Gianluca Freda che da queste rivolte non verranno fuori dei governi come quelli sudamericani, capaci di coordinarsi per la generale indipendenza dell’area. Più probabilmente verranno fuori dei regimi che dovranno però stare più attenti, sia nell’applicare le politiche economiche del FMI, sia nell’applicare le strategie militari USA.

    E mi sembra un’ottima cosa, anche se non è certo la Luna.

  44. Su Assange, invece, la penso come Israel Shamir, anche se non ho certezze:

    http://www.counterpunch.org/shamir01052011.html

  45. Daouda says:

    MIguel fai il solito filantropico errore. L’arsenale non è inutile; è semmai utilissimo per vari àmbiti, sia loro che degli altri, ma anche il popolo vuole ciò poiché la logica dell’impiego lo esige ( oltre la fregatura dei bisogni indotti come quello della sicurezza ).
    In realtà è inutile proprio perché foraggiare non fà studiare e quindi sono incompetenti.
    Difatti chi aiuta i disuccupati vuole la disoccupazione, chi cura i malati vuole la malattia, chi assicura le pensione vuole l’unutilità dei cosìdetti vecchi e produce denatalità , chi finanzia le ragazzi madri vuole l’aborto come chi finanzia la cultura vuole l’analfabetismo di ritorno.

    E’ talmente semplice che vi ripugna perché la carne da macello non è chi si spacca il culo e non ha tempo per elecubrare come non può esserlo chiunque focalizza la situazione atraverso la verità in sé ( qualunque essa sia , che tale comunque sempre è ) ed è consapevole del suo ruolo e della sua influenzabilità, anch’egli parte del meccanismo ed immerso in esso ma forse estraneo a certe velleità ed in alcuni casi opportunamente anti-“sistemico” con fatti quotidiani e mirati.

    Non sembra questa la vostra impostazione.
    Lo studio sugli altri ( mi avvalevo ultimamente di certi articoli su alleanza cattolica ) è rigirato inevitabilmente su di voi.

    E’ molto ironico , a meno che qualcuno non venga pagato, il ché è già più comprensibile seppur più grave.

    x Mirkhond: sei un ottimista perché socialista e filo-tradizionalista come un po’ tutti qua dentro, per lo meno dove tradizionalismo si coniuga ad un’opposizione ideale ad un fantomatico capitalismo/consumismo od un vagamente inteso cinismo/individualismo.
    Ma ho fatto una sineddoche, e proprio per questo ti invito ad ignorarmi quando ti nomino ed a considerarmi quando invece non lo faccio.
    E’ un invito eh, null’altro.

    p.s. non è stabilito da alcuna parte che io scriva con un dato intento. Non è detto che neanche debba avere un “senso”, soprattutto quando ciò diventa un vero e proprio sport ben interpretato da troppi.
    Ad ogni modo:

    L’accaduto è passato, nel vederlo io l’ho visto passare ma non son trapassato con esso. Poni in ciò i mirabolanti piani dei vari limiti propri ma soprattutto i limiti di ruolo( ed il nostro dovrebbe essere chiaro ).

    E’ del tutto vacuo, vanità delle vanità, a meno che proprio per il fatto che la visione ed il trapassare si riducono in un’unicità che è l’ora , si travalicano i vari modi e si giunge alla fonte egualitaristica ( questa sì , non le altre furfanterie ) di cui l’ora è il riflesso.
    Allora la speculazione è coerente con l’intellezione.
    Compresi i principi si può dare il giusto peso.
    Io vedo molte perdite di tempo rispetto a questo fine ( che ognuno può averne dei più vari ) ed é IPOCRITA porsi in tal modo mascherando altri tornaconti al negativo, consolazioni al così così, indagini al positivo.

    Qua siamo tutti complici, ma a ridurla sul lato pratico chi non capisce l’islam moderno ed i suoi inghippi col giacobinismo ed il socialismo sono nefasti ed appropriati al punto giusto.

    Chiaramente mi riferisco a questo digitale ritrovo, perché così mi và per la gioa di chi sà trarne il suo, anche a mio discapito che internet è un mezzo studiato.

    SHALOM.

    • PinoMamet says:

      “E adesso vi darò un saggio del mio ingegno: se l’ipotiposi del sentimento personale, prostergando i prolegomeni della mia subcoscienza, fosse capace di reintegrare il proprio subiettivismo alla genesi delle concomitanze, allora io rappresenterei l’autofrasi della sintomatica contemporanea che non sarebbe altro che la trasmificazione esopolomaniaca…Che ve ne pare? Che bel talento. Ma io non ci tengo né ci tesi mai.”

      :)

  46. p says:

    A me pare che sia più credibile l’analisi di guzzanti in veste di masi sugli avvenimenti mediorientali:
    Mo che cacciano addirittura mubarak solo per sta storia della nipote, me pare un’esagerazione. Sto pool de milano, il pool de milano, non s’accontenta di sovvertire il voto democratico qui, ma addirittura vuole fa’ cade’ i governi in tutta l’area del mediterraneo.
    Perché non immaginare che la ben più terribili ed efficienti “toghe rosse” siano dietro sia alla destabilizzazione italiana che a quella mediorientale? È un’ipotesi molto più plausibile.p

  47. Qui c’è un’analisi molto lucida di Leslie Gelb del Council of Foreign Relations:

    http://www.thedailybeast.com/blogs-and-stories/2011-01-29/beware-egypts-muslim-brotherhood/

    Certo, in Egitto c’è un dittatore corrotto, ma è uno buono.

    Occorre impedire ai Fratelli Musulmani di arrivare al potere.

    ElBaradei è buono, ma non se lo fila nessuno.

    Quindi, una transizione gentile per togliere di mezzo Mubarak, che però deve andarsene con dignità dopo anni di leale servizio agli USA.

    Gelb, che sa il fatto suo, conclude dicendo:

    “After a daylong meeting on Saturday, the White House decided to lean in this direction—i.e., away from the protesters and toward Mubarak. But according to officials, Obama will not be saying so explicitly.”

  48. Su Haaretz, ci rendono felici con questa analisi:

    http://www.haaretz.com/print-edition/news/obama-will-go-down-in-history-as-the-president-who-lost-egypt-1.340057

    * Published 01:55 30.01.11
    * Latest update 01:55 30.01.11

    Obama will go down in history as the president who lost Egypt
    The street revolts in Tunisia and Egypt show that the United States can do very little to save its friends from the wrath of their citizens.
    By Aluf Benn

    Jimmy Carter will go down in American history as “the president who lost Iran,” which during his term went from being a major strategic ally of the United States to being the revolutionary Islamic Republic. Barack Obama will be remembered as the president who “lost” Turkey, Lebanon and Egypt, and during whose tenure America’s alliances in the Middle East crumbled.

    • Francesco says:

      Questo è un bell’esempio di “monologo”, caro Miguel

      L’illusione che quello che capita nel mondo dipenda, ultimamente, dalla capacità di manipolazione del Presidente USA in carica.

      Idioti vanitosi.

      Ciao

  49. Marcello Teofilatto says:

    >Consiglio a tutti la lettura del libro di Francis Fitzgerald, Fire in the Lake (ne esiste una vecchia traduzione in italiano)…
    Giusto per la precisione: Frances (è una donna).
    Ciao da Marcello Teofilatto

  50. Per Marcello

    caspita, che svista… questa volta lo sapevo, eppure ho sbagliato lo stesso a scrivere. Sto perdendo colpi.

  51. Qui c’è una lettura critica (che in parte non condivido) del “complottismo” su Wikipedia, comunque offre alcuni dati:

    http://www.ww4report.com/node/9398

  52. Ci sono due motivi per stare dalla parte delle rivolte in corso, a prescindere da eventuali dirottamenti che sono sempre possibili, anzi probabili.

    Il primo è che i regimi di famiglie che si sono arricchite truccando appalti pubblici e simili non hanno nulla di positivo.

    Il secondo è questo:
    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22963

    “In July of 2010, the results of a major international poll were released regarding public opinion in the Arab world, polling from Egypt, Saudi Arabia, Morocco, Jordan, Lebanon and the United Arab Emirates. Among some of the notable findings: while Obama was well received upon entering the Presidency, with 51% expressing optimism about U.S. policy in the region in the Spring of 2009, by Summer 2010, 16% were expressing optimism. In 2009, 29% of those polled said a nuclear-armed Iran would be positive for the region; in 2010, that spiked to 57%, reflecting a very different stance from that of their governments.[16]

    While America, Israel and the leaders of the Arab nations claim that Iran is the greatest threat to peace and stability in the Middle East, the Arab people do not agree. In an open question asking which two countries pose the greatest threat to the region, 88% responded with Israel, 77% with America, and 10% with Iran.[17] “

    • Francesco says:

      >> Il primo è che i regimi di famiglie che si sono arricchite truccando appalti pubblici e simili non hanno nulla di positivo.

      stai attaccando il clan di Tikrit? che strano, eppure la definizione è precisa

      • Ritvan says:

        Ma no, caro Francesco, Miguel non si riferiva certo al suo caro:-) clan di Tikrit: quando mai il sullodato clan si prendeva l’ipocrita briga di bandire degli appalti pubblici per poi faticare:-) a truccarli? I soldi li spartiva il buon Saddam in persona ai suoi fedelissimi – ovviamente dopo aver tenuto per se la parte del leone – e tutto finiva lì.

  53. Non dimentichiamo poi il primo paese che ha fatto DAVVERO la rivoluzione: l’Islanda.

    http://www.metrofrance.com/info/l-islande-a-t-elle-fait-sa-revolution/

  54. Daouda says:

    C’è l’articolo di Tarpley da Freda che è indottrinamento puro.
    Ugualmente le fanfaluche di Brzezinski sono indottrinamento , chi le legge si polarizza ed accetta l’insegnamento.

    Questo è gravissimo.

    Ma dovreste leggere anche altro invece di pensare ai Fratelli Musulmani o che ne sò, ad Hezbollah.
    Io lo dico proprio in sé per sé, perché d’altronde chi pensa quel che non gli appartiene è venduto per definizione ( le Idee sono ovviamente al di fuori del campo del vendibile perché vere per tutti ), forse questo non vi è ancora entrato in testa e mi sembra che vi stiate fermando a questo livello che rende un po’ noiosi certi vostri intendimenti ed allora non mi stupisco che io risulti tale di riflesso, chiaramente…

    Veramente l’elogio dell’ islam (indipendentemente dal vero Islam e dai vari Islam, è questo il trucco! ) è una grande tappa del progetto globalista. Non mi aspettavo che foste così ingenui.
    D’altronde Miguel ci spacca i coglioni ( e noi lo vogliamo ) beandoci con storielle interessanti ma pregne di riproduzionismo iperfocalizzante.
    “Poverelli…ao subbiscono…abbravi…se ribbellano…” questo fà male , più di quanto crediate, male in senso materialistico, ossia di risultati FATTUALI, rispetto al razzismo che subiscono gli stranieri in Italia, che è più genuino e quindi meno fattuale seppure poi qualcuno muore accoltellato mentre con i vostri meccanismi i popoli vengono standardizzati nel recinto stabilito da fuori laddove c’è una soddisfazione molto estesa mentre nel razzismo c’è il risultato immediato che poi viene usato per lo stesso meccanismo.
    Ciò perché un sentire così disincantato e voglioso esiste con la globalizzazione ( ossia invece di uno “sti cazzi” che d’altronde non si piò più fare e dò ragione- cosa che riempie e gonfia dacché tale normalità dal virtuale è non più consona e quindi uno che dice “sti cazzi” è in realtà un egoista farabutto-però vi permette di buttare il bambino con l’acqua sporca e tenere immaginariamente la coscienza a posto ) e con il socialismo ergo un progressimo/evoluzionismo e via discorrendo nelle varie amenità dell’umanesimo.

    Bisogna far notare che fine ha fatto e contiuna a fare il nazionalista?

    saluti

  55. Lorenzo says:

    Miguel: sono programmate manifestazioni a Algeri, Tripoli, Damasco. Che dire…

  56. ottimo articolo, e la realtà è in fondo che chiunque governerà in Egitto dopo la rivolta artificialmente creata a quanto pare dagli stessi USA, tutto cambierà perchè niente cambi, gattopardescamente

    anzi no, cambierà in peggio, come al meridione dopo l’unità d’Italia

    del resto destra, sinistra, centro, mubarak ed anti-mubarak tutti quanti concorrono al progetto delle scie chimiche e del signoraggio

    i cieli dell’egitto e dell’italia sono ammorbati dal particolato spruzzato a bella posta da centinaia di aerei, è questa la triste realtà che fa capire chi e cosa ci sia realmente dietro la facciata della politica (vedi dossier

  57. Daouda says:

    Sti cazzi! Ma se non è di gioia , meglio di no…

  58. maria says:

    ot
    rieccoci, arrestati tre marocchini per presunti reati di terrorismo, avrebbero divulgato attraverso internet istruzioni per realizzare strumenti esplosivi, sono 3 come i famosi pescatori di anzio risultati innocenti dopo anni di pene e processi.

    La notizia specifica che i tre sarebbero attivi nelle comunità islamiche della loro zona come se tale presenza fosse per forza collegata al terrorismo di cui sono accusati.
    maria

    http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE70U01T20110131

    • Z. says:

      La storia di gente arrestata per aver parlato di esplosivo via web, per la prima volta, l’ho letta in un videogame americano del 2000, Deus Ex, ambientato in un mondo in cui – nonostante le proteste di Democratici e Repubblicani negli Stati Uniti – le Nazioni Unite tentano di privare progressivamente di potere gli Stati-nazione con la scusa della sicurezza e della lotta al terrorismo, lamentandosi dei limiti nazionali nell’applicazione della legge e spingendo per l’applicazione di un diritto penale internazionale invasivo e repressivo.

      E ho pensato “alè, ecco il tipico complottismo americano… che roba inverosimile”.

      Z.

      PS: Nella storia, le Nazioni Unite avevano inscenato un finto attentato terroristico, distruggendo la Statua della Libertà per incolpare un gruppo terroristico americano dell’attacco. Come dicevo siamo nel 2000: e naturalmente, dopo circa un anno, il sito web del gioco è stato rimosso dal web.

      • Andrea Di Vita says:

        Per Z

        Credo che un grosso problema sia rappresentato dal fatto che a differenza di altri reati (tipo il ”genocidio”, per cui esiste una convenzione internazionale apposita) o la ”pedofilia” (per cui esiste l coinvolgimento attivo, almeno a livello di proposta, di organismi internazionali quali il Consiglio d’Europa) per il ”terrorismo” non esiste neppure una definizione condivisa a livello internazionale.

        La questione credo sia importante per i frequentatori di questo blog, perchè ha direttamente a che fare con l’interazione fra Politica e Immaginario.

        In particolare, vale la pena di citare Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Terrorism):

        ‘No universally agreed, legally binding, criminal law definition of terrorism currently exists.[…] The word “terrorism” is politically and emotionally charged,[…] and this greatly compounds the difficulty of providing a precise definition. Studies have found over 100 definitions of “terrorism”.[…] The concept of terrorism may itself be controversial as it is often used by state authorities to delegitimize political or other opponents,[…] and potentially legitimize the state’s own use of armed force against opponents (such use of force may itself be described as “terror” by opponents of the state)’

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Z. says:

          ADV,

          non esiste no, e non potrà mai esistere: perché “terrorismo” significa “gli altri”, così come “democrazia” significa “noi”.

          V.

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