Brevi dall’Egitto

21:41 [ora egiziana]
Bande criminali iniziano i saccheggi. Migliaia di giovani si schierano davanti al Museo Egizio per impedirne il saccheggio.

19:54 [ora egiziana]
I carri armati entrano in Alessandria

Tutto lo staff dell’ambasciata israeliana al Cairo è stato evacuato in elicottero

18:56 [ora egiziana]
I carri armati in azione a Suez

18:27 [ora egiziana]
Incendiata la sede centrale del partito di governo

18:13 [ora egiziana]
L’esercito arriva in piazza al Cairo, viene accolto con abbracci dalla folla

17 :25 [ora egiziana]
La polizia si ritira dal centro del Cairo

17 :25 [ora egiziana]
Alexandria is FREE. Mubarak’s regime collapsed in Alexandria

17 :21 [ora egiziana]
Confirmed: Alexandria is completely under the People’s control, police forces surrounded in football field

Dalle 18 (le 19 nostre), sarà coprifuoco in tutte le città.


Stamattina hanno arrestato Mohammed ElBaradei, ritenuto almeno dai media occidentali il leader morale dell’opposizione, e quasi tutto il direttivo dei Fratelli Musulmani.

Il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha dichiarato in un’intervista:

“U.S. Vice President Joe Biden has defended the Mubarak regime in Egypt, describing President Hosni Mubarak as a U.S. ally who has helped to normalize relations with Israel, and has been a force in Middle East peace negotiations.

Biden has told PBS NewsHour in an interview, President Mubarak should not stand down, and that “legitimate” claims of protestors should be responded to. He did not clarify which of the claims protestors are making that he considers legitimate.”

E gli Stati Uniti si preparano a un intervento militare:

“Connecticut National Guard Detachment 2, Company I, 185th Aviation Regiment of Groton has mobilized and will deploy to the Sinai Peninsula, Egypt, to support the Multinational Force and Observers.”

Il clero di Stato ha ordinato prediche a sostegno del governo in tutte le moschee per oggi.

I servizi SMS e Internet sono stati chiusi (non si apre nemmeno il sito dell’ambasciata USA al Cairo) e le partite di calcio sono state sospese; a Suez sono state chiuse anche le linee telefoniche.

A Tehran, l’ayatollah Khatami ha dichiarato il sostegno morale alla “nuova rivoluzione democratica e islamica” in corso in Egitto.

I morti a Suez sono sette. Al Cairo, il bilancio degli ultimi giorni è di cinque morti e un migliaio di arresti.

Intanto, manifestano a decine di migliaia contro il governo nello Yemen.

A Dubai – dove la popolazione autoctona non pensa certo a protestare – hanno deportato 50 operai del Bangladesh che avevano osato manifestare per le condizioni in cui sono costretti a vivere.

In Israele:

“”The Israeli strategic community is praying that this unrest in Egypt will fade away and not escalate into a prolonged period of instability,” said Gidi Grinstein, founder and president of the respected Reut Institute think tank.”

Aggiornamenti

All’uscita dalla preghiera del venerdì, gli egiziani sono scesi in piazza un po’ ovunque, gridando – anche – Allahu akbar. Ad Alessandria, la folla ha distrutto il governatorato e il comando della polizia di Muntazha dove la polizia aveva torturato a morte un giovane, diventato simbolo della rivolta.

A Zagagig, i poliziotti hanno fraternizzato con i manifestanti. L’esercito sta muovendo verso il centro del Cairo.

Manifestazioni di solidarietà con gli egiziani in Giordania: “Egitto, la nazione araba ti saluta!”

L’emiro del Bahrain ordina ai predicatori di perorare l’0rdine

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17 Responses to Brevi dall’Egitto

  1. Athanasius says:

    Esiste qualche legame tra i fratelli musulmani ed i manifestanti contro Mubarak? Seguendo le manifestazioni, non mi sono accorto che avrebbero qualche carattere marcatamente islamico. Perchè sono stati arrestati i Fratelli Musulmani?

  2. I Fratelli Musulmani hanno partecipato ufficialmente questa volta, anche se non in prima fila.

    Comunque i grandi scontri oggi sono avvenuti all’uscita dalla preghiera.

    Non che sia una “rivolta islamica”, ma ‘identità egiziana è (anche) islamica.

  3. ISCH says:

    “E gli Stati Uniti si preparano a un intervento militare”: guarda che sono solo quattro gatti che partecipano ad una di quelle inutili missioni ONU.

  4. Alessandro says:

    Khatami o Khamenei? Non trovo la notizia.

    • Giuseppe says:

      Forse Kathemi?
      “Dumb clerics in Iran
      Cleric Ahmad Khatemi is as dumb as his boss, Ahmadinajad. He said in a Friday sermon that the revolts in Tunisia and Egypt are part of the “reverberations” of the Islamic Revolution in Iran. Tell that dude that there was not one Islamic or Islamic slogan in Tunisia or Egypt or Yemen. Keep on dreaming.”

      cfr. http://angryarab.blogspot.com/2011/01/dumb-clerics-in-iran.html

      • Giuseppe says:

        Oops, Khatemi …

        Del post di “Angry Arab” mi sembra importante l’evidenziazione di quello che è in effetti uno degli aspetti interessanti di queste straordinarie rivolte: lo scarso ruolo delle ideologie religiose nei movimenti, la quasi totale assenza di simbolica “confessionale”, la prevalenza di un’antropologia del tutto laica della rivendicazione, del rifiuto, della resistenza.

        Nonostante la recente, effimera enfatizzazione (sopravvalutazione) mediatica – sia apologetica che demonizzante – del ruolo delle “religioni” nei conflitti sociali.

        Nelle rivolte tunisina ed egiziana emerge semmai molto più marcatamente quella che alcuni teorici politici contemporanei chiamano dimensione “moltitudinaria”. E non solo nelle modalità di mobilitazione, di collegamento, di comunicazione (il regime egiziano ha dovuto oscurare completamenteInternet, e insieme anche il traffico telefonico cellulare, gli SMS etc.).

        Si tratta di qualcosa di più profondo, come ricorda Ahdaf Soueif nel suo resoconto sul Guardian di ieri:
        “Once, a long time ago, my then young son, watching a young man run to help an old man who had dropped a bag in the middle of the street, said: “The thing about Egypt is that everyone is very individual, but also part of a great co-operative project.” Today, we are doing what we do best, and what this regime has tried to destroy: we have come together, as individuals, in a great co-operative effort to reclaim our country.” ( cfr. http://www.guardian.co.uk/world/2011/jan/28/eyewitness-account-egypt-protests )

  5. ISCH says:

    “Tutto lo staff dell’ambasciata israeliana al Cairo è stato evacuato in elicottero”
    Se è vero (non vedo la notizia altrove), il nonno di Ruby è proprio finito.
    Who’s next? Giordania o Yemen?

    • Peucezio says:

      Ah, io avevo sempre inteso “nipote” nel senso di zio, mai di nonno. Miguel, in questo è meglio la tua lingua madre, che distingue nietos e sobrinos.
      A parte ciò, se ci togliamo Mubarak dalle palle, sarebbe un gran risultato. Al contrario che per Ben Alì, qui una bottiglia di spumante (se non fosse che a me lo spumante non piace) la stapperei volentieri.

  6. Moi says:

    E a quella specie di ” Rimini 2 extraterritoriale ” :-) di Sharm El Sheik , coprifuoco anche lì ?

    _______

    E il Sudan ? … doveva separarsi SENZA scontri armati mediante referendum, tipo ex Cecoslovaccia, poi non s’ è saputo più nulla.

  7. Pingback: Egitto: il manualetto della rivolta « Tutto in 30 secondi

  8. Leo says:

    Hi All
    Very good point mention Sudan, and… the “double” attitude of the Egyptian Army, OK the top guy is a “proUS”, but what is matter in an Army is the whole top “stars cast”..well then this links stricly Sudan and Egypt. The Egyptin Army has a Geopolitical Nightmare scenario from the 60eis, “the Nile water at South controlled by Damns in hand of Israel”, the increasing israelian diplomatic activity in countries as Uganda and Etiopia..and the close link of US and Israel with the potential future leadership of an independent south Sudan.. can have alienated a lot top gear generals in Egyptian Army from the US.. and Yankees do not read geopolitics leave this to the British Schoolars..then..wait for surprise maybe..

  9. jam says:

    … dalla Rimini 2 extra-territoriale
    alerte aux requins en Egypte: plusieurs plages fermées dans la stations balnéaire de Sharm el-Sheik.
    Ma uno degli squali é stato catturato. Comunque é ancora vietato fare il bagno.
    ciao

  10. Giuseppe says:

    Oops, Khatemi …

    Del post di “Angry Arab” mi sembra importante l’evidenziazione di quello che è in effetti uno degli aspetti interessanti di queste straordinarie rivolte: lo scarso ruolo delle ideologie religiose nei movimenti, la quasi totale assenza di simbolica “confessionale”, la prevalenza di un’antropologia del tutto laica della rivendicazione, del rifiuto, della resistenza.

    Queste donne e uomini coraggiosi, nelle piazze di Alessandria, del Cairo o di Tunisi mostrano anche la debolezza della recente, effimera enfatizzazione (che sarebbe meglio definire smodata sopravvalutazione) – sia apologetica che demonizzante – del ruolo delle “religioni” nei conflitti sociali.

    Nelle rivolte tunisina ed egiziana emerge semmai molto più distintamente quella che alcuni teorici politici contemporanei chiamano dimensione “moltitudinaria”. E non solo nelle modalità di mobilitazione, di collegamento, di comunicazione (il regime egiziano ha dovuto oscurare completamente Internet, e insieme anche il traffico telefonico cellulare, gli SMS etc.).

    Si tratta di qualcosa di più profondo, come ricorda Ahdaf Soueif nel suo resoconto sul Guardian di ieri:
    “Once, a long time ago, my then young son, watching a young man run to help an old man who had dropped a bag in the middle of the street, said: “The thing about Egypt is that everyone is very individual, but also part of a great co-operative project.” Today, we are doing what we do best, and what this regime has tried to destroy: we have come together, as individuals, in a great co-operative effort to reclaim our country.” ( cfr. http://www.guardian.co.uk/world/2011/jan/28/eyewitness-account-egypt-protests )

  11. Per Giuseppe

    “Del post di “Angry Arab” mi sembra importante l’evidenziazione di quello che è in effetti uno degli aspetti interessanti di queste straordinarie rivolte: lo scarso ruolo delle ideologie religiose nei movimenti, la quasi totale assenza di simbolica “confessionale”, la prevalenza di un’antropologia del tutto laica della rivendicazione, del rifiuto, della resistenza.”

    Angry Arab è un’ottima fonte di notizie, ma le sue opinioni vanno sempre prese con un grano di sale, dovuto alla forte combinazione tra marxismo e nazionalismo arabo.

    Avendo vissuto in Egitto (della Tunisia non so nulla), sono d’accordo solo in parte.

    Su un piano, è chiaro che la rivolta coinvolge l’intera società, e quindi ci si può trovare di tutto; e i Fratelli Musulmani, cauti come sempre, sono stati attenti a non mettere il cappello sulla rivolta – hanno dichiarato ad esempio di “partecipare solo in quanto parte del popolo egiziano”.

    Ma prima di tutto, la parola “laico” ha senso solo da noi – qui sicuramente c’è un conflitto con il clero di stato, ma non con l’Islam.

    Ora, è esattamente l’episodio che tu racconti, e che mi dà davvero l’idea dell’Egitto – il ragazzo che aiuta il vecchietto – che è “islamico”.

    Nel senso che l’Islam contiene in sé basi di vita collettiva, che sono inimmaginabili, almeno oggi, da noi. E credo che sia solo questa risorsa che ha permesso una mobilitazione così forte, in immense città moderne come sono Cairo e Alessandria.

  12. Dostojevskij says:

    http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/29/news/wikileaks_rivolta_pianificata_dal_2008_e_spunta_il_manuale_della_protesta-11803442/

    non ho ancora letto il cable originale ma leggendo questo articolo se ne deduce uno scenario in contrasto con la visione di questo post… premesso che assange rimane un personaggio ambiguo se si prende per buono questo leaks quali sono gli interessi degli stati uniti nel favorire un cambio di regime? e come e in che misura riusciranno a influenzare un possibile dopo-mubarak?

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