Riflessioni sulla rivoluzione tunisina

Segnalo alcune riflessioni sulla rivoluzione tunisina, da punti di vista molto variegati:

Fatma Benmosbah su Le Quotidien d’Algérie (fondamentale per sapere ciò che sta succedendo in questi giorni in Algeria) riflette sulle minacce esterne alla rivoluzione

Su Mecanopolis, Faouzi Elmir riflette, al contrario, sulle minacce al capitalismo presentate da ciò che avviene in Tunisia

Sempre su Mecanopolis, lo stesso autore però mette in guardia contro la normalizzazione della rivolta tunisina, che a suo dire non sarebbe ancora una vera rivoluzione, e rischia di venire recuperata, sotto l’accattivante sigla di “rivoluzione del gelsomino” inventata dai media arabi

Su Voltaire Net, Thierry Meyssan analizza la storia dei rapporti tra il dominio statunitense, la NATO e la Tunisia, e i modi in cui l’Impero sta cercando di mantenere la Tunisia come avamposto in terra araba (grazie, Leo!)

Umm Usama, come sempre eccellente traduttrice, ci presenta sul suo sito i commenti di Abdul Mun’im Mustafa Halîma e di Abû Bassîr At-Tartûssî, che offrono una prospettiva “islamista” sugli eventi tunisini

Sul sito dei Fratelli Musulmani, leggiamo le dichiarazioni di al-Nahda, il loro movimento di riferimento in Tunisia (in fondo all’articolo, ci sono link ad altre pagine interessanti)

Vorrei anche aggiungere qualche voce significativa dal fronte avverso, ma non è facile: gli occidentalisti che l’altro ieri esaltavano il laico governo tunisino, ieri hanno taciuto durante i massacri (nessuna foto di tunisini campeggia sulle facciate dei comuni italiani) e oggi scaricano il dittatore ladro, come è ovvio. Sperano che tutto si risolva con una restaurazione un po’ più credibile, ma indicano i “pericoli” in agguato. Su La Stampa, Vittorio Emanuele Parsi  scrive un articolo dal significativo titolo,  ” Tunisia, la rivoluzione fragile nel mirino degli estremisti “. Peccato che Google non abbia una funzione cronologica – sarebbe davvero interessante scoprire cosa scrivevano  appena qualche mese fa gli occidentalisti…

Infine, il nostro asso nella manica, Imed, ci presenta le sue importanti riflessioni su ciò che sta avvenendo in Tunisia.

Riflessione Sulla Rivoluzione Tunisina

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30 Responses to Riflessioni sulla rivoluzione tunisina

  1. Francesco says:

    Cavolo, è appena nata e già soffre gravemente di paranoia, povera rivoluzione tunisina!

    e tu perchè passi da commentatore sagace a misero raccoglitore di link, per di più in una lingua morta come il francese?

    ;)

    PS ma è normale chiedere la Luna e poi dare la colpa all’imperialismo perchè non la si ottiene?

  2. Francesco says:

    OT

    riflessioni sulla (quasi) rivoluzione italiana

    http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=144061

    PS non mi assumo nessuna responsabilità riguardo a quello che posto, sia ben chiaro. invito a prenderlo come un “brano di immaginario italiano” al tempo della terza guerra mondiale

    :D

    Ciao

    • Z. says:

      Francesco,

      suggerisci il tema a Meyssan, magari ci scrive un articolo.

      La fantasia non gli manca :-)

      Z.

  3. Ritvan says:

    Auguro a Imed e al suo Paese un futuro di vera democrazia e prosperità.

    P.S. Vorrei suggerire a Imed di cambiare quell’aggettivo “famelici” (pagina 8 del documento) riferito alla mancata impiccagione in piazza dei gerarchi del regime. In italiano “famelico” è sinonimo di “affamato” e non credo che – almeno nei Paesi civili – quando si impiccano in piazza i gerarchi del regime deposto poi si banchetti con le loro carni per placare la fame:-). Io credo che “cruenti”, “crudeli”, “sanguinosi”, “di giustizia sommaria” e simili sarebbero più appropriati. In quanto ai veri e propri comportamenti famelici, quelli mi pare ci siano già stati (almeno per quanto ci ha fatto vedere la TV): diversi negozi sono stati presi d’assalto e saccheggiati.

  4. Hai ragione Ritvan. Pregherei Miguel di intervenire accogliendo il tuo suggerimento. Imed.

  5. Ritvan says:

    Grazie della cortese risposta, caro Imed.
    P.S. Penso che anche da certe piccole cose come questa si riveli il carattere dell’uomo e la sua onestà intellettuale. Io spero vivamente che siano persone come Imed a guidare la Tunisia del futuro: sono certo che non si comporterebbero come Ben Alì.

  6. @Francesco
    Mi sembra che quell’articolo sia abbastanza fantapolitico, anche se meno fantasioso della media delle pubblicazioni dei complottisti. Magari può anche essere parzialmente verosimile, ma un punto fa cascare l’edificio: il governo si è salvato grazie a Scilipoti e altri due suoi compari. Davvero gli Usa che controllano Fini, controllano Report, controllano la Procura di Milano, ecc non sarebbero riusciti a pagare quei tre più di quanto non li abbia pagati Silvio? E davvero Scilipoti non avrebbe votato la sfiducia, come dice l’autore, perché temeva il salto nel buio per mancanza di alternative politiche?

    • Francesco says:

      mica lo ho letto tutto, figurati

      comunque mi sento di escludere che gli USA abbiano minimamente idea di chi sia Scilipoti … è pur sempre gente che cerca di uccidere Fidel Castro da 60 anni e che non sa dove è l’Afganistan anche oggi

      se cercano di metter mano a qualcosa in casa d’altri, il fracasso del disastro si sente per miglia e miglia …

      mi piaceva solo mescolare un pò le carte al semplicismo anti-imperialista dei linkati

      ciao

    • Z. says:

      Mauricius,

      ma scusa, non hai sentito le sue dichiarazioni?

      Scilipoti ha votato a favore di Berlusconi perché Di Pietro non crede a sufficienza nell’agopuntura!

      :-)

      Z.

    • Peucezio says:

      Le cose mica avvengono in modo così diretto.
      Altrimenti, secondo la stessa logica, Putin, che ha interesse a fare affari con l’Eni e a sostenere il gasdotto Suothstream, si metterebbe anche lui a pagare Scilipoti e ne nascerebbe un’asta per cui l’agopunturista si troverebbe di colpo stramiliardario. In un film parodistico di spionaggio e intrighi internazionali le cose avverrebbero più o meno così.
      Invece le cose sono molto più complesse. Ciò non impedisce che si possano tracciare delle linee generali e che si possa constatare come, al di là delle altisonanti dichiarazioni di amicizia di Berlusconi con Bush (e di chi Berlusconi non si dice grande amico?), la politica italiana degli ultimi anni, sia sul piano energetico che sul piano della politica estera in genere (si ricordino le dichiarazioni sulla Georgia) non sia in grande consonanza con quella americana.
      Cosa che peraltro non è una novità: anche gli statisti della Prima Repubblica, come Craxi e Andreotti, pur allineati, avevano posizioni molto autonome, per esempio sulla questione palestinese (e infatti, quando è stato possibile, ne hanno chiesto loro il conto).

      • mirkhond says:

        L’Italia, per la sua posizione geografica è “condannata” a muoversi tra oriente e occidente, e Berlusconi, seppure molto più americanizzato dei politici della prima repubblica, non ha potuto che seguirne la rotta.
        Del resto, Mussolini perseguitava i comunisti in patria, ma nel 1924 riconobbe l’Urss e ci fece pure degli affari fino al 1941, come confermato dagli studi di Sergio Romano.
        ciao

      • Francesco says:

        beh, fallo dire a un amerikano, Berlusconi è assai filo-americano come persona, inclinazioni, affetto, poi ha queste ubbie mussoliniane di Italia imperiale, forse inevitabili in un Occidente in cui ogni nazione pensa solo a sè e gli USA non pensano affatto (o quasi)

        ciao

        • Peucezio says:

          Più che le persone, le inclinazioni e gli affetti, mi interessano i fatti e gli interessi concreti in gioco.
          Fallo dire a un berlusconiano (senza “K”). :-)

  7. p says:

    Un altro contributo alla rivoluzione tunisina. Metto questo rimando: http://www.washingtonsblog.com/2011/01/quantitative-easing-is-causing-food.html
    Ovviamente ciò non vuol dire che la tunisia dovesse fare la rivoluzione, ma che il convergere in tunisia di crisi economica e alimentare e insopportabile situazione politica ha portato i tunisini a rivoltarsi. Sul tipo di rivoluzione, questo è quanto penso: i tunisini oggi possono fare la rivoluzione politica, e non si vede perché non debbano farla, visto che hanno dimostrato la forza di farla. Quella sociale non è a livello della cacciata di ben alì, come mostra quell’articolo, ed è inutile chiedere ai tunisini di farla. Ma eliminare un po’ di corruzione interna dovuta a un regime troppo tempo al potere, non farà male neppure alle casse dello stato. Per il resto, chi vivrà vedrà.p

  8. jam says:

    …io non cambierei il termine “famelico”, x’ ha in sé qualcosa di ossessivo e dispregiativo e quindi mette in evidenza che la folla é affamata ma non famelica, cioé ha un grado di civiltà superiore: la folla puo’ essere anche intelligente, non solo bestiale checché ne dica il Manzoni!
    Affamati, ma non famelici, troppo civili per essere famelici, invece i dittatori sono famelici dell’altrui libertà!
    Se Imed inoltredice:
    ” I tunisini sanno che oltre all’odio esiste anche il perdono (alcuni hanno manifestato a fianco dei poliziotti scesi in strada contro il vecchio regime chiedendo perdono al popolo)”
    Si, “Assenza di comportamenti famelici”, mi sembra ben detto, una folla che anche se ha fame non é famelica x’ é piena di dignità..
    ciao

  9. nic says:

    <>

    Conclusione dell’articolo “Portiamo Voltaire a Tunisi”(!) di Giuliano Amato (Premio Occidentalista del giorno?)
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-22/portiamo-voltaire-tunisi-193032.shtml?uuid=AaFgGD2C

    • nic says:

      “Ma la lezione è chiara. È certo vero che dove c’è anche la rendita petrolifera è tutto più difficile e che difficile può essere intendersi con chi condivide meno della nostra cultura. E tuttavia promuovere e mantenere vivi gli scambi culturali, parlare con fiducia con gli islamici moderati e concorrere allo sviluppo economico, soprattutto favorendo la diffusione della libera impresa di mercato, è ciò che più e meglio noi possiamo fare.
      Diamo intanto una mano all’evoluzione democratica della Tunisia. Per tutto il mondo arabo potrebbe essere l’alba di un nuovo giorno”.

      • Francesco says:

        come spesso mi capita, Amato mi trova concorde

        sarebbe tragico se i tunisini si fossero liberti di Ben Alì per sostituirlo con un altro regime autoritario

        inoltre, l’esperienza dell’America Latina dimostra che non esiste alcuna idiosincrasia tra arabi musulmani e libero mercato: fosse la volta buona che iniziano a fare la cosa giusta anche a casa loro?

        ciao

        • Z. says:

          Se ci portassimo Amato a Tunisi, invece? :-)

          Assieme a Veltroni, che poi prosegue verso sud.

          Z.

          PS: Francè, ma in Tunisia già c’era il libero mercato, perbacco ;-)

          • Francesco says:

            se quello fosse il libero mercato, l’Impero Ottomano sarebbe ancora prospero, relativamente agli stati europei

            tolto Amato, chi ci resta? Cicchitto, De Magistris, Vendola ….

            :(

  10. Moi says:

    Peccato che Google non abbia una funzione cronologica – sarebbe davvero interessante scoprire cosa scrivevano appena qualche mese fa gli occidentalisti…

    MM

    __________

    Ma no che ce l’ ha, la funzione cronologica …

    ——————————————————————————–

    Notarella sull’ aggettivo “incriminato” :

    … “famelico” in Italiano è praticamente diventato un topos letterario per il Lupo Cattivo delle favole. ;-)

  11. Z. says:

    Ma come, Francè…

    certo che quello è il libero mercato. Era uno di quei “presidenti moderati” che ci difendono dagli islamici feroci con l’asciugamano in testa.

    E ora? Ora che anche il nonno di Ruby ha grossi guai in casa – e il vecchio italiano che se la sbatte, oltretutto, pure – che fine faremo noi moderati?

    Perbacco, com’è impazzito questo mondo.

    Z.

    • Francesco says:

      “è un bastardo ma è il nostro bastardo” (Ike Eisenhower)

      non per niente sono un neocon e non un kissingeriano, i compromessi sono scelte rimandate che presentano il conto con interessi salatissimi

      Ben Alì era un Cirino Pomicino del Sud Mediterraneo, non un promotore del libero mercato. Sempre meglio di un altro Gheddafi, sempre peggio per noi esserci accontentati di lui.

  12. Per Moi

    Non vorrei fare la figura del cretino informatico, ma non sapevo che Google avesse una funzione cronologica. Come ci si arriva?

    • Moi says:

      Allora, facciamo con il “Learning By Doing” :

      Per comodità utilizziamo una parola semplicemente continuamente immancabile, cioè … “Berlusconi” ! ;-)

      1 ) Click su “Ricerca Avanzata”
      2) Scrivo “Berlusconi” nella casella della mascherina di ricerca
      3) Alla voce nerettata “Data” seleziono “nelle ultime 24 ore”
      4) Click sul tasto “cerca con google”
      5) Sulla sinistra dello schermo vedo nerettato “Ultime 24 ore”
      6) Click su “Più recenti” che ci sta scritto sopra in blu sottile
      7) Esce una lista con evidenziatura in ordine cronologico dalla pagina più
      recente alla pagina più remota … addirittura con sensibilità inferiore a
      1 minuto !
      8) … Buon divertimento ! ;-)

  13. Come avete visto, non scrivo praticamente nulla in questi giorni, causa lavoro…

    Comunque vi segnalo qualche riflessione sull’attentato a Mosca:

    http://zebrastationpolaire.over-blog.com/article-attentat-a-l-aeroport-de-moscou-domedovo-cui-bono-qui-facit-per-alium-facit-per-se-65686710.html

    Ovviamente ha tutti i limiti dei discorsi a caldo e di quelli – come dice il titolo – “cui bono” (o “cui prodest”); comunque offre un quadro poco noto del rapporto tra questioni internazionali e questione caucasica.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      Poco mi stupisco che Ceceni e affini siano presenti in Occidente, vista l’emigrazione seguita alle tragedie che sono avvenute. Per il resto mi sembrano un po’ cose fra l’ovvio e il banale. Quanto all’ovvio, anche Blondet ha fatto tutta una serie di articoli sui legami fra Georgia, USA e Israele; ma dato l’interesse USA agli oleodotti nella zona è chiaro che una forza antiMosca abbia il sostegno degli alleati di Washington. Quanto al banale, in Svezia l’assassinio di Olof Palme fu attribuito a bande di trafficanti d’armi Curdi. Sarebbe azzardato partire da cio’ per ipotizzare manovre Svedesi in Kurdistan. Insomma, quello dell’articolo mi sembra un ‘cui bono ‘ un po’ troppo generico per essere utile.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

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