Il Castello Devachan di Sanremo e la morte dell’ultimo sultano, con Riccardo Mandelli

Sul quotidiano online, Sanremo News, Claudio Porchia riprende la splendida serie di foto e di commenti sul Castello Devachan, un luogo cui abbiamo dedicato ben due post, uno sul vecchio blog e uno qui. Un po’ tanto, per una villa che non abbiamo mai visto di persona; ma il palazzo fa venire in mente un’infinità di cose.

C’è innanzitutto Sanremo stessa, oggi simbolo supremo dell’Ideologia Italica; ma anche, storicamente, uno dei luoghi-chiave della borghesia nordica alla ricerca di sole e salute.

Poi c’è Sanremo come simbolo tenebroso, per il Medio Oriente, dello smembramento dell’Impero Ottomano, con tutte le sue conseguenze, tra cui – quasi un secolo dopo – la guerra in Iraq e il conflitto israelo-palestinese, per non parlare degli effetti sull’Anatolia e l’invenzione della pulizia etnica come sistema politico.

Ci sono le vicende della villa stessa, il suo nome teosofico-tibetaneggiante, la straordinaria famiglia di aristocratici inglesi che l’ha posseduta, e che a sua volta ci porta in un mondo scomparso.

C’è poi la frettolosa ricostruzione, da consorzio alberghiero, di tutte queste vicende, che ci svela le incomprensioni tipiche dei nostri tempi.

Nel ringraziare Claudio Porchia per averci citati, invito tutti a godersi le immagini che ha scovato nell’Archivio Moreschi.

Chi fosse interessato a queste vicende deve assolutamente leggere L’ultimo sultano. Come l’impero ottomano morì a Sanremo, di Riccardo Mandelli, un professore di filosofia in un liceo di Imperia.

L’Ultimo sultano è uno di quei libri che ti fanno capire perché la storia è bella. Facendo perno sulla vita quotidiana, agli albori del fascismo, dell’anomala cittadina di Sanremo, Mandelli prende spunto dalla misteriosa morte del medico dell’ultimo sultano per farci entrare contemporaneamente nella crisi del mondo ottomano e nella vita provinciale italiana.

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61 Responses to Il Castello Devachan di Sanremo e la morte dell’ultimo sultano, con Riccardo Mandelli

  1. Francesco says:

    Miguel

    secondo te c’erano possibilità alternative allo smembramento dellImpero Ottomano?

    Ciao

  2. Probabilmente no, come non c’erano possibilità alternative a due guerre mondiali, a un bel po’ di altri orrori.

    • Ritvan says:

      Miguel, sulla IIGM sono d’accordo (ovvero, l’unica “alternativa” sarebbe stata quella di lasciare Hitler papparsi mezza Europa e molto probabilmente neanche quella avrebbe fermato lo scontro Germania-URSS). Sulla IGM un po’ meno, visto che è iniziata per una sciocca quisquilia, ovvero la pretesa di quel rinco di Cecco Beppe di dichiarare guerra a uno Stato “blindato” da potenti alleanze solo perché un cittadino di quello Stato gli aveva fatto fuori il nipote prediletto. E te lo dice uno a cui naturalmente la Serbia sta sui cosiddetti:-), mentre l’Austro-Ungheria era l’unica nazione europea avente simpatia per gli albanesi……
      In quanto all’Impero Ottomano, la sua disgregazione cominciò ben prima della IGM, con la perdita della Grecia, dei territori magrebini ecc. Era un processo inevitabile e – a differenza di quello che scrive Mirkhond – a mio immodesto:-) avviso imputabile principalmente ai vari nazionalismi delle popolazioni non turche dell’impero, piuttosto che al nazionalismo turco o ai tedeschi.

      • Francesco says:

        Concordo sul fatto che la prima guerra mondiale scoppiò per una cavolata, anche se tutto il sistema europeo pareva convergere verso quello scontro da molto tempo.

        Sulla seconda non c’è molto da dire, il buon vecchio zio Adolf attaccò la Polonia, poi la Francia, poi l’URSS … come evitarlo?

        Sui turchi, difficile immaginare che un impero multietnico e multireligioso e arretrato potesse resistere mentre tutti gli altri cadevano. Forse, se si fosse dato una sveglia, avrebbe potuto fare la fine dell’impero russo, che rimase impero pur passando dagli Zar al PCUS (colpa di Lenin, non della storia)

  3. mirkhond says:

    Fino ai primi del XX secolo, le potenze europee, Francia e Inghilterra, seguite poi dalla Germania, fecero di tutto per salvare l’Impero Ottomano, in quanto lo ritenevano un elemento di equilibrio, soprattutto per contenere l’avanzata russa sul Mediterraneo. Fu la crescente influenza tedesca e la scoperta del petrolio, allo scoppio della prima guerra mondiale, a favorirne lo smembramento, dando origine alle tragedie attuali che insanguinano il Medio Oriente.

  4. mirkhond says:

    Notturno dal Bosforo si può reperire in libreria?

  5. mirkhond says:

    Tra le cause dello smembramento e dissoluzione dell’Impero Ottomano bisogna aggiungere il peso del crescente nazionalismo, ideologia occidentale che aveva finito per contagiare anche settori dell’elite osmanica, col movimento dei Giovani Turchi e la nascita del panturanismo col richiamo alle mitiche origine turche nell’ Otüken/Mongolia e gli imperi turchi altaici preislamici.

  6. Danilo De Angelis says:

    @mirkhond:
    http://www.deastore.com/libro/notturno-dal-bosforo-riccardo-mandelli-simple/9788862591072.html

    http://www.libroco.it/cgi-bin/dettaglio.cgi?codiceweb=298431903840518&lingua=it

    Sono due link che ho trovato per ordinare il volume.
    Comunque la libreria Mondadori a Sanremo ha trovato un distributore di Torino che lo ha in assortimento.

    Ciao.

    Danilo.

  7. mirkhond says:

    Per Ritvan

    “Era un processo inevitabile e – a differenza di quello che scrive Mirkhond – a mio immodesto:-) avviso imputabile principalmente ai vari nazionalismi delle popolazioni non turche dell’impero, piuttosto che al nazionalismo turco o ai tedeschi.”

    Ho parlato di un’ideologia nazionalista che aveva finito per CONTAGIARE parte delle elites osmaniche, contagio proveniente da OCCIDENTE, vedasi rivoluzione francese e risorgimenti vari e che, ha influenzato i moti antiottomani delle popolazioni cristiane ortodosse suddite del Sultano.
    Credo che panturanismo, Giovani Turchi e lo stesso Ataturk sarebbero impensabili senza gli esempi sovracitati.
    Mentre le grandi potenze occidentali fino ai primi del XX secolo non avevano alcun interesse a favorire uno smembramento che avrebbe avvantaggiato solo la Russia in nome della “fratellanza” ortodossa, come la Serbia appunto.
    Poi è chiaro che il processo era inevitabile e infatti si parlava del Grande Malato riferendosi proprio all’Impero Ottomano. E tuttavia la scoperta di giacimenti petroliferi nel Medio Oriente e la crescente influenza tedesca, influenza che avrebbe portato nel’ottobre 1914 l’Impero Ottomano a schierarsi con la Germania, tale scoperta dicevo, favorì gli accordi Sykes-Picot del 1916, origine di tante sciagure ancora purtroppo attuali.
    ciao

    • Ritvan says:

      Beh, caro Mirkhond, adesso ti sei spiegato meglio su quali nazionalismi portarono allo smembramento…perché vedi Giovani Turchi e tutto il cucuzzaro turco mica volevano lo smembramento dell’Impero Ottomano, eh. Diciamo pure che a dare il colpo di grazia al “malato” fu la sua “discesa in campo” dalla parte “sbagliata” e mi pare un po’ ingeneroso nei confronti dei tedeschi attribuire la colpa all’ “influenza tedesca”: sarebbe bastato che i turchi fossero rimasti neutrali – e i tedeschi mica li potevano costringere a entrare in guerra – e il famigerato Sykes-Picot non ci sarebbe stato.
      P.S. Io penso che ci voglia un po’ d’intelligenza pragmatica da parte delle elites nazionali nel valutare possibili rischi e benefici di un’entrata in guerra da una o dall’altra parte, intelligenza che ai turchi credo sia mancata e si siano schierati dalla parte della Germania più per motivi di “simpatia” che per freddo calcolo. Faccio qui la mia solita “Cicero pro domo sua”:-), lodando la perspicacia delle elites albanesi del tempo. L’Albania, da poco più di un anno era indipendente e aveva come Capo di Stato un principe tedesco (Von Wied) e, in più, aveva grossi debiti di riconoscenza per la sua indipendenza verso Austro-Ungheria e Germania, mentre Serbia e Grecia – alleati dell’altra parte – erano ferocissimi nemici del giovane Stato, pronte a spartirselo alla prima occasione utile sulla linea del fiume Shkumbin. Insomma, entrare in guerra dalla parte austro-tedesca forse avrebbe portato – ovviamente in caso di vittoria – un’ingrandimento dell’Albania (acquisizione del Kosovo in primis), ma in caso di sconfitta…molto probabilmente non ci sarebbe più stata alcuna Albania. Ebbene, gli albanesi non se la sentirono di giocare alla roulette bellica la loro piccola Patria e scelsero la neutralità. Ciò non impedì lo scorrazzare degli eserciti belligeranti sul loro territorio, né impedì all’Italia di pretendere – con una faccia di bronzo incredibile – e ottenere – con una faccia di bronzo ancor più incredibile da parte delle potenze dell’Intesa – anche un pezzo di quello Stato neutrale (il distretto di Valona) come compenso della sua entrata in guerra a fianco dell’Intesa (Trattato segreto di Londra), ma almeno dopo la guerra l’Albania fu confermata. Piccola come prima, ma almeno esistente.

  8. mirkhond says:

    Ciò che voglio dire è che il nazionalismo turco fu la REAZIONE e il RIFLESSO di quelli degli ex sudditi cristiani ortodossi, ma ENTRAMBI sarebbero stati impensabili senza gli esempi sovracitati.
    ciao

  9. mirkhond says:

    Senza le ferocissime mattanze di musulmani compiute dai sudditi cristiani ortodossi ribelli dei Balcani tra 1804 e 1913, la rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908 e i massacri di Armeni e di Giacobiti e Nestoriani nel 1915-18, non avrebbero avuto senso, visto che queste “nazioni” cristiane erano da secoli fedeli al Sultano, soprattutto i Giacobiti, che MAI fecero lega con alcuna potenza cristiana, romano-bizantina prima e franca poi e ancora alla vigilia della prima guerra mondiale, si mostrarono tetragoni alle lusinghe dei missionari franchi, cattolici e protestanti.

    • Peucezio says:

      Ma allora i turchi perché se la presero con loro?
      Comunque i mussulmani balcanici immagino non fossero di etnia turca, ma autoctoni convertiti (infatti i loro discendenti parlano le lingue del luogo).
      Per cui non metterei le cose sullo stesso piano, anche perché fra l’altro nei Balcani di mussulmani ce ne sono ancora molti, nell’Anatolia controllata dai turchi, di armeni non ce ne sono più.
      Io non credo possa esistere nessuna giustificazione di nessun genere al genocidio dei cristiani anatolici di quegli anni.

      • mirkhond says:

        Per Peucezio

        Tra i musulmani balcanici c’erano (e ci sono ancora) anche dei Turchi, discendenti dai primi coloni che gli Ottomani si portarono dietro col loro ingresso nei Balcani nel XIV secolo, e stanziati soprattutto in Tracia, Macedonia e delta del Danubio.
        Questi Turchi furono anch’essi soggetti ad una politica di feroci persecuzioni da parte delle autorità bulgare a partire dal 1878.
        Quanto agli Armeni non esistono più come etnia DICHIARATA e CRISTIANA, ma molti Armeni RIMASERO in Anatolia, solo che dovettero convertirsi all’Islam e assumere un’identità esteriore turca e curda.
        Molti di questi, inserendosi in precedenti esperienze di criptocristianesimo, sono rimasti dei CRIPTOcristiani, come affermato da fonti armene com il sito Noravank e come mi è stato confermato da un kebabbaro alevi originario dei monti di Malatya (l’antica Melitene), il cui antenato salvò personalmente 22 armeni, nascondendoli nel suo scantinato.
        Sempre riguardo agli Armeni, non tutti erano cristiani appartenenti alla Chiesa Armena Apostolica; sui Monti di Dersim (Tunceli), la popolazione iranica degli Zaza, sbrigativamente etichettata come “curda” è in realtà composta in parte da autoctoni armeni pauliciani che, a partire dall’XI secolo si fusero con i nuovi arrivati Alevi dall’Iran, al seguito delle invasioni turcomanne.
        E stranamente, l’area Alevi, corrisponde a quella in cui erano presenti questi antichi dualisti armeni.
        Per non parlare di tribù “musulmane” sul Tauro i quali conservano retaggi armeni nel costume e nella lingua, come affermato da Seta Dadoyan e da altri storici armeni.
        Infine l’isola armenofona di Hamshen, ad est di Trebisonda, scoperta nel 1967 da George Dumezil, in vacanza in quegli stupendi luoghi alpestri.
        I montanari di Hamshen, buoni musulmani, scoprirono di essere Armeni nel 1980, quando alla tivù turca comparvero due terroristi dell’Asala, arrestati. Gli hamshenis, ascoltandoli, udirono una lingua simile alla loro. Da allora è stato tutto un riscoprire le proprie radici, sebbene gli Hamshenis sono e vogliono RESTARE dei musulmani.
        ciao

        • mirkhond says:

          Riguardo ai Romi/Romei, i “Greci”, secondo lo storico turco Halil Inalcik, la popolazione di Trebisonda ne è in maggioranza discendente, mentre secondo un altro storico turco, Omer Asan, nativo di un villaggio sui monti dell’entroterra di Trebisonda (i deserti dei Tibareni e dei Caldei, li chiama Plutarco nelle sue Vite Parallele); Asan, dicevo, un paio d’anni fa scrisse un interessante libro, Pontos Kulturu, in cui afferma che nel Ponto vivono ancora 300000 romeofoni, i quali tra loro e in ambito familiare parlano ancora il Romeika, il “greco” pontico. Asan ci dice che fino al 1947, quando il governo vi istituì le scuole elementari, su queste montagne caldee, si parlava in “GRECO”, e gli imam, predicavano e spiegavano i precetti islamici in GRECO, e lo stesso Asan e i suoi compaesani tra loro parlavano in Romeika/GRECO!
          Certo Asan parla di Khaldi/Caldei/Romei/”Greci” musulmani sunniti hanafiti, ma, tra le pieghe, farebbe intendere che anche qui vi sia un’isola criptocristiana.
          Del resto Gumushane, nell’entroterra di Trebisonda, era la roccaforte dei “Greci” ortodossi criptocristiani ancora nella metà del XIX secolo, quando il capitano Alessandro De Bianchi, esule mantovano e ufficiale ottomano, ce ne parla nel suo “Viaggi in Armenia, Kurdistan e Lazistan” del 1863.
          De Bianchi ebbe moltissime difficoltà ad individuarli, data la stretta e comprensibile diffidenza in cui si avvolgeva (si avvolge?) la (doppia) vita di questa comunità.
          Ma vi sono buoni indizi, che costoro rimasero in Anatolia dopo le espulsioni dei Romei anatolici nel 1922-24. Del resto la presenza di sacerdoti cattolici come Don Santoro, assassinato proprio a Trebisonda nel 2006, lo fa sospettare.
          Credimi, c’è una storia anatolica vera, molto diversa da quella che ci raccontano a livello ufficiale, e come stanno riscoprendo, con paziente lavoro certosino, gli storici armeni della diaspora.
          Ancora una cosa: secondo Noravank, gli armeni anatolici sono 1000000-1500000
          ciao

      • Athanasius says:

        “Comunque i mussulmani balcanici immagino non fossero di etnia turca, ma autoctoni convertiti (infatti i loro discendenti parlano le lingue del luogo).”

        L’Impero Ottomano non faceva distinzioni sulla base dell’etnia, o della lingua, ma su quella della religione (o anche delle varie giurisdizioni dentro della stessa religione). Popolazioni che confessavano la religione musulmana, ma erano di origine serba, bulgara, croata, greca, bosniaca, albanese o qualsiasi altra, e parlavano le lingue in questione, erano nientedimento considerate come “Turchi”, perchè, semplicemente, “Turco” voleva dira la stessa cosa che musulmano. Quando accadde lo scambio della popolazione tra Grecia e Turchia, secondo l’Accordo di Losanna, i cristiani ortodossi che parlavano la lingua turca erano considerati Greci e sono stati trasferiti in Grecia, mentre, vice versa, i cittadini di Grecia di fede musulmana e di lingua greca furono trasferiti in Turchia in quanto “Turchi”.

        Nonostante tutta la “laicità” e nazionalismo turco di Ataturk e della Turchia fondata da lui, sembra che l’islamicità rimase una delle parti costituenti anche della Turchia moderna, benchè in qualche modo piuttosto implicito che esplicito. I Curdi non venivano percepiti come qualcosa molto differente dai Turchi, semplicemente perchè sono musulmani (i sostenitori del PKK erano sempre un’esigua minoranza tra i Curdi), e si sono assai facilmente integrati nella Turchia (benchè molto numerosi, alcuno dicono un quarto della popolazione della Turchia). Lo stesso vale per i discendenti dei muhajirler, cioè di profughi musulmani dai Balcani e dal Caucaso, che emigravano in Turchia come conseguenza della perdita di alcuni territori che nel passato erano sotto il dominio ottomano (Bosniaci, Greci musulmani, Pomacchi della Bulgaria, Circassi ecc).

        Questi muhajirler non si sono, in molti casi, linguisticamente assimilati alla Turchia, conservano i loro costumi e parlano la loro lingua a casa, trasmettendola ai figli (che invece la parlano soltanto a casa, la scuola è totalmente in turco). Alcuni (specialmente Abkhazi e Bosniaci) sentono qualche vaga lealtà alla vecchia patria, ma la qualche non collude con la loro lealtà alla Turchia e l’integrazione nella società turca.

        • Athanasius says:

          errata corrige:

          “sembra che l’islamicità rimase”
          sembra che l’islamicità sia rimasta

  10. mirkhond says:

    L’erezione di monoliti CRISTIANI in Serbia, “Grecia” e Bulgaria tra 1804 e 1913, e il rischio di uno analogo in Armenia, favorirono per reazione la nascita del nazionalismo turco che a monolite rispose con monolite. Solo che questa volta il monolite era, pur laico, a base popolare MUSULMANA, e la scomparsa, o meglio la riduzione ad un lumicino delle cristianità anatoliche superstiti, almeno quelle ufficiali, ha fatto (e fa tuttora) gridare allo scandalo l’occidente che a fasi alterne si sente cristiano.

  11. Cavassa Marco says:

    Salve ho passato 15 anni dentro il castello Devachan e ricordo ancora ogni stanza,i rumori,le scritte sui muri:2 agosto 1942 due uccisi…ecc. Mi dispiace molto che le istituzioni abbiano lasciato distruggere un pezzo di storia.Grazie.

  12. mirkhond says:

    Quanto ai Musulmani balcanici, è vero che sono rimaste consistenti comunità in Bulgaria, Bosnia, il Kosovo in stragrande maggioranza, e nella Macedonia slava, ma è anche vero che questi “rimasti” subirono a partire dal 1878 e soprattutto dal 1913, con la fine della dominazione ottomana a nord e ad est di Edirne, delle pesantissime vessazioni, per costringerli ad aderire ad un’identita cristiana ortodossa omologante bulgara, serba e “greca”, vessazioni durate in Bulgaria fino al 1989 e in Kosovo fino al 1999, in cui l’intervento Nato vi pose termine.
    E comunque, come detto prima, si tratta di “rimasti” di comunità molto più estese e numerose. In Serbia, la rivolta del 1804-1813, vi annientò la comunità musulmana locale, tranne a Belgrado, fortezza rimasta ancora in mano ottomana.
    In Morea nel 1821, gli insorti “Greci” massacrarono, espulsero o convertirono a forza alla Chiesa Ortodossa, 40000 musulmani, in maggioranza albanesi.
    Sempre i Serbi nel 1877-78, annientarono la popolazione albanese musulmana di Vranje, al confine con la Bulgaria, e i superstiti espulsi, molti dei quali morirono in marce della morte sotto il gelo, e con numerosi stupri. Modalità simili alla tragedia armena, solo che nessun regista ha fatto un film in cui i massacratori sono CRISTIANI e le vittime MUSULMANE.
    Lo stesso in quella che sarebbe ridiventata la Bulgaria, in cui si calcola che nel 1878 i musulmani, turchi o indigeni slavi, erano 1/3 della popolazione!
    E infine a Creta, dove, il retaggio ottomano, aveva lasciato un 35% della popolazione musulmana, la quale fu espulsa in Turchia nel gennaio 1924, e i cui discendenti sono ancora GRECOFONI!
    Prima di guardare negli occhi altrui, guardiamo i travicelli pesanti dei nostri amici, e i Cristiani non ci fanno proprio quella bella figura che ci piace vedere.
    Il nazionalismo turco è il riflesso di quello nato tra i cristiani.
    ciao

    • Ritvan says:

      —-Prima di guardare negli occhi altrui, guardiamo i travicelli pesanti dei nostri amici, e i Cristiani non ci fanno proprio quella bella figura che ci piace vedere.Il nazionalismo turco è il riflesso di quello nato tra i cristiani. Mirkhond–
      Parole sante (ovviamente in senso laico:-) ), fratello.
      Sui massacri dei cristianissimi serbi nei confronti degli albanesi musulmani, i cari “cristianofili” di qui potrebbero dare un’occhiata a questo sito:
      http://www.albanianhistory.net/texts20_1/AH1913_1.html
      P.S. Spero vivamente che i suddetti cari “cristianofili” non mi rispondano che Leo Freundlich era un “perfido giudeo”, pertanto non degno di fede:-)

    • mirkhond says:

      Errata corrige:
      ad OVEST di Edirne

  13. mirkhond says:

    “Questi muhajirler non si sono, in molti casi, linguisticamente assimilati alla Turchia, conservano i loro costumi e parlano la loro lingua a casa, trasmettendola ai figli (che invece la parlano soltanto a casa, la scuola è totalmente in turco). Alcuni (specialmente Abkhazi e Bosniaci) sentono qualche vaga lealtà alla vecchia patria, ma la qualche non collude con la loro lealtà alla Turchia e l’integrazione nella società turca”

    Lo scrittore Orhan Pamuk, per via di sua nonna paterna, discende da profughi Circassi, stabilitisi in Anatolia durante la guerra russo-ottomana del 1877-78.
    ciao

  14. mirkhond says:

    Per Ritvan

    Sono TOTALMENTE d’accordo con te sull’errore di valutazione dei Giovani Turchi.
    Quanto all’Albania, già che ci siamo, per quel che ti risulta, CHI organizzò davvero il massacro della Missione Tellini del 1923, all’origine della disputa Italia-“Grecia” e che portò ad una breve occupazione di Corfù da parte dell’Italia?
    A quel che mi risulta, il Regno d’Italia, aveva cominciato ad interessarsi dell’Albania, già nel 1876, con la costituzione a Milano di un comitato di cui era parte una rappresentanza Arbereshe dell’ex Regno delle Due Sicilie, e, seguì con interesse la ribellione di Prenk Bib Doda nel Mirdita del 1876-1877 (La delegazione Arbereshe offrì a Prenk Bib Doda armi e il sostegno dell’Italia), anche se la rivolta, limitata al Mirdita e ai clan cattolici, e sostenuta anche dal Montenegro, fu repressa poi dalle truppe ottomane.
    ciao

  15. Ritvan says:

    Caro Mirkhond, chiedendomi di Tellini tu mi inviti a nozze:-).
    Ho posto tempo fa la domanda a Sergio Romano e lui, da buon diplomatico:-), non si è schierato:
    http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/27/1923_MUSSOLINI_CORFU_ELEFANTE_PORCELLANA_co_9_100127057.shtml
    Naturalmente:-) da buon albanese:-) ritengo che Tellini e i suoi accompagnatori (tra i quali l’interprete albanese) siano stati ammazzati da briganti greci, su istigazione e con la complicità di segmenti dell’apparato statale ellenico e della Chiesa Ortodossa greca. Ovviamente:-) i cari ellenici, con la faccia di bronzo che li ha sempre contraddistinti, sostennero (e mi pare sostengano tuttora) che l’agguato mortale IN TERRITORIO ELLENICO sia stato perpetrato dagli albanesi, naturalmente per poter riversare sulla Grecia la collera di Mussolini e anche perché Tellini era stato il comandante del contingente italiano che occupava il distretto di Valona 3 anni prima (è questo collegamento con Valona che ti ha fatto venire in mente Tellini, vero?).
    Lasciando da parte il “cui prodest” (la stampa ellenica dell’epoca era furibonda con Tellini “filoalbanese”) e ritenendo quei barbari&perfidi:-) di albanesi capaci di ammazzare un loro “amico” alla faccia del Kanun (per poi piangerlo pubblicamente in chiese e anche in moschee!) solo per far incazzare Mussolini con la Grecia:-), ci sono dei fatti oggettivi che la Commissione d’Inchiesta della Società delle Nazioni mise in luce (ma senza, tuttavia arrivare a una conclusione univoca). Il principale dei quali è che un simile agguato in pieno territorio ellenico e in un luogo abbastanza vicino a una caserma , con tanto di taglio di alberi per sbarrare la strada, non poteva essere opera di albanesi sconfinati. Ho letto da qualche parte – naturalmente in albanese – che il colonnello giapponese a capo della Commissione d’Inchiesta della SN recatasi sul luogo dell’agguato a un certo punto tirò fuori la rivoltella e sparò un colpo in aria: tempo un paio di minuti e la Commissione si ritrovò circondata da un nugolo di soldati greci accorsi dalla vicina caserma coi fucili spianati. Allora il colonnello disse:”Però, che tempismo…e per un solo colpo. Allora come mai questi intrepidi soldati arrivarono qui solo alcune ore dopo le fucilate che stroncarono Tellini e i suoi?”
    Ciao

    P.S. Se ti va di spendere un paio d’euri per comprare l’articolo, qui c’è un lavoro in tema fatto da Rudina Shpuza, una storica albanese:
    http://www.ceeol.com/aspx/issuedetails.aspx?issueid=f32f4266-b668-4441-b68d-5ed963ff0721&articleId=ed7c48a2-797e-4ede-9d0d-2810d6a4d0c9

  16. mirkhond says:

    Per Ritvan

    Grazie per le preziose notizie che solo tu puoi fornirci.
    Riguardo a Valona, si, penso che la presenza italiana in Albania, pur con le sue ambiguità coloniali (il patto di Londra del 26 aprile 1915 che giustamente hai citato), abbia salvato la Toskeria dalle mire della “Grecia” (Pino perdonami, ma per me la Grecia è sempre quella antica, e non la Rumeli bizantino-ottomana e post ottomana).
    Penso che la “tutela” italiana abbia salvato l’Albania dalle feroci grinfie di Serbi a nord dello Shkumbin, e dei Romei/Greci a sud.
    Quanto a Salvatore Contarini, apprendo da Sergio Romano, che fu uno dei diplomatici che aiutò Giolitti a risolvere la questione dalmata a Rapallo nel novembre 1920, soluzione che, allora, fu accettata anche da Mussolini. Peccato poi che gli eventi successivi, abbiano portato alla tragedia di Zara e della costa istriana.
    Quanto allo studio della professoressa Shpuza, esiste una versione in inglese o in italiano? In quanto, purtroppo, conosco solo poche parole di Albanese.
    ciao e grazie ancora!

    • Ritvan says:

      Non c’è di che, caro Mirkhond, per me è sempre un piacere parlare della Storia del mio Paese con qualcuno che se ne intende come te. Anche se a volte il tuo patriottismo ti prende un po’ troppo la mano:-) nelle valutazioni soggettive e ti fa attribuire all’Italia un’inesistente “protezione” dell’Albania dalle mire espansioniste serbo-greche. I confini dell’Albania erano ufficialmente garantiti dalle Grandi Potenze (prima della IGM) e dalla Società delle Nazioni poi, pertanto i cari vicini dovevano per forza soffocare i loro voraci appetiti. Anzi, a mio immodesto:-) avviso e paradossalmente – ma mica tanto – l’irragionevole pretesa dell’Italia di appropriarsi del distretto di Valona poteva offrire ai sullodati vicini un ottimo pretesto per ritenere carta straccia le decisioni internazionali sui confini dell’Albania e ritagliarsi pure issi qualche fetta d’Albania.
      Non so se esiste una versione in inglese/italiano dell’articolo in questione, potresti provare a chiedere all’editore (c’è un indirizzo email mi pare nella scheda), ma in ogni caso il traduttore automatico di Google fa discrete traduzioni dall’albanese (provato di persona) e se si fa la traduzione in più di una lingua (p.es. inglese e italiano) si chiariscono anche gli inevitabili e incomprensibili strafalcioni presenti. Comunque, fammi sapere se decidi di acquistare l’articolo – seppur solo in albanese – e ti posso aiutare io a “sbrogliare” qualche passaggio rimasto oscuro anche dopo la doppia traduzione con Google.
      Ciao
      Ritvan
      P.S. Non per attentare alla tua privacy:-) ma sei uno storico di professione?

  17. mirkhond says:

    Sempre per Ritvan

    Nel 1914-18, l’Albania fu, come hai detto giustamente, attraversata e de facto, SPARTITA tra le coalizioni rivali Austro-Tedesca e dell’Intesa (Francia e Italia).
    Sia gli Austriaci al nord, che Italiani e Francesi nella Toskeria, arruolarono ausiliari albanesi.
    Questi ausiliari furono costituiti sfruttando le differenze tra Gheghi e Toschi? Furono arruolati su base confessionale? A guerra finita, costituirono il nucleo del nuovo esercito albanese?
    Gli Ortodossi cosa pensavano allora, e cosa pensano OGGI davvero della “Grecia”? Erano e sono a tutt’oggi, disposti a lasciarsi assimilare in nome della comune fede ortodossa?
    Queste domande me le faccio da tempo, ma purtroppo non ho trovato studi esaurienti sulla questione.
    ciao

    • Ritvan says:

      Non ho dati su albanesi arruolati dai belligeranti durante la IGM. E’ probabile che ci siano stati, visto che storicamente gli albanesi andavano in capo al mondo a fare i mercenari, figuriamoci se c’era la possibilità di farlo vicino a casa:-). Piuttosto, è storicamente accertata una sorta di collaborazione fra gruppi armati autonomi (le cosiddette “çeta”) di albanesi e autorità militari d’occupazione di ambo le parti, finalizzata al mantenimento dell’ordine pubblico. Vedi a questo proposito:
      http://en.wikipedia.org/wiki/Themistokli_G%C3%ABrmenji
      http://en.wikipedia.org/wiki/Sali_Butka
      A me non risulta alcuna differenza fra gheghi e toschi nel collaborare con le amministrazioni belligeranti, tranne quella geografica, naturalmente, ovvero che p.es.nel nord i gheghi collaboravano con gli austriaci, ma solo perché lì quelli c’erano, mica c’erano i francesi. Laddove c’era una linea del fronte, p.es. nel distretto di Korça (sudest del Paese) alcuni toschi collaboravano con gli austriaci (Sali Butka) e altri coi francesi (Themistokli Germenji). Idem per le religioni: p.es. Butka era musulmano e Germenji cristianortodosso (ma fieramente antiellenico), ma non credo fosse stata la religione a dividerli…anzi, divisi non lo erano affatto, tanto che i francesi condannarono a morte Germenji proprio dietro l’accusa (fornita dai soliti greci) di aver intrattenuto corrispondenza con il “nemico” Butka.
      Gli ortodossi di allora, tranne una piccola minoranza delle popolazioni albanesi bilingue della regione di Himara (sudovest del Paese), furono leali al proprio Paese e non appoggiarono le mire espansioniste elleniche, poiché in Albania godevano di libertà religiosa e quant’altro.
      Gli ortodossi di OGGI, invece, (e non solo quelli, purtroppo), usciti con le pezze al sedere dall’ateismo comunista, sono molto più sensibili alle “sirene” elleniche.

      • mirkhond says:

        Per Ritvan

        Credo che Halil Inalcik avesse proprio ragione nel ritenere PROVVIDENZIALE la conversione all’Islam del 70% degli Albanesi, in quanto, se fossero rimasti cristiani ortodossi bizantini, quali erano in maggioranza, al momento dell’arrivo degli Ottomani, nei secoli XIV-XV, molto probabilmente sarebbero stati assimilati anche etnicamente e linguisticamente ai Serbi e ai Romi/Greci. Questo, secondo Inalcik.
        ps. A proposito, che sta succedendo a Tirana? Al tg1 hanno fatto vedere degli scontri, in cui i manifestanti chiedono le dimissioni di Berisha.
        ciao

        • Ritvan says:

          Mah, che ti devo dire, caro Mirkhond, io sono musulmano, ma mi sembra che il buon Inalcik sia un po’ troppo di parte in quello che afferma a proposito della “provvidenza”. A parte il fatto che – come ben sai – la Storia non si fa coi “se”, io credo che gli albanesi sarebbero rimasti tali nella stragrande maggioranza anche se avessero conservato la religione originaria. Così come gli albanesi convertiti all’islam e considerati dall’Impero Ottomano “turchi” a tutti gli effetti (era proibito insegnare in albanese) mica divennero turchi per davvero.
          P.S. A Tirana c’è il solito episodio facente parte della faida per il potere fra le due principali fazioni in cui si divise – dopo la caduta del regime – il caro Partito del Lavoro (Comunista) fondato da Enver Hoxha: il PS (Partito Socialista) di Edi Rama (e prima di Fatos Nano), erede “legittimo” e il PD (Partito Democratico) di Sali Berisha. Dalle ultime elezioni (giugno 2010) i deputati del PS hanno abbandonato il Parlamento, contestando la validità delle elezioni e il governo Berisha che si tiene in piedi solo grazie all’alleanza con una “costola” transfuga (tutto il mondo è paese:-) ) proprio del PS. Il capo della sullodata “costola” e vicepremier, Ilir Meta è stato beccato qualche giorno fa da una TV privata col sorcio in bocca (corruzione) e si è dovuto dimettere. L’esempio tunisino ha fatto il resto….In Albania c’è un detto che trovo appropriato in questo caso “dhëmb i qenit në lëkure të derrit” (zanna di cane nella pelle del porco):-)

  18. mirkhond says:

    Per Ortodossi, ovviamente mi riferisco agli Albanesi, anche se Halil Inalcik, storico turco già citato, in un suo bellissimo studio sull’Albania, presente in internet, in inglese, sostiene che anche gli Epiroti “greci” ortodossi della Toskeria, siano in realtà oriundi albanesi, “ellenizzati” a partire dal XIX secolo, dalle scuole confessionali ortodosse.

    • Ritvan says:

      —-Halil Inalcik, storico turco già citato, in un suo bellissimo studio sull’Albania, presente in internet, in inglese, sostiene che anche gli Epiroti “greci” ortodossi della Toskeria, siano in realtà oriundi albanesi, “ellenizzati” a partire dal XIX secolo, dalle scuole confessionali ortodosse.—-
      Caro Mirkhond, a volte – specie quando si tratta dei greci o presunti tali in Albania- gli studiosi turchi sorpassano pure il più esasperato nazionalista albanese:-). In Toskeria esiste una minoranza greca “autentica”: sono alcuni villaggi di frontiera nel distretto di Gjirokaster (villaggi misti) e altri nell’entroterra dello stesso distretto. Questi ultimi sono costituiti quasi esclusivamente dai discendenti di poveri montanari greci del Pindo, invitati dai proprietari terrieri albanesi nel XVIII secolo (o giù di lì) a stabilirsi lì come lavoratori agricoli (e oggi, con la distribuzione della terra “a chi la lavora” fatta dal buon Berisha, i greci si godono le proprietà terriere degli albanesi, mentre i çam musulmani albanesi le LORO proprietà nella Democraticissima&Unioneuropeista Grecia tuttora se le sognano…vabbeh, transeamus…). Tutto il resto degli ortodossi della Toskeria – la stragrande maggioranza – sono albanesi, di sangue e di lingua. Forse Inalcik si riferisce alla regione costiera di Himara, la cui popolazione ortodossa parla sia il greco che l’albanese. Quelli sì, sono albanesi “oriundi” del nord (infatti, uno dei cognomi più diffusi è “Leka”, tipico del nord e che non si trova in alcuna altra parte della Toskeria), ma non sono stati “ellenizzati” dalle scuole (assenti in quella regione impervia), bensì hanno appreso il greco e addottato l’ortodossia a causa degli scambi commerciali via mare con le isole greche di fronte, scambi imposti dal fatto che le vie di comunicazione con l’entroterra albanese erano pressocché inesistenti.
      Ciao
      Ritvan

      • mirkhond says:

        Per Ritvan

        Ma ai Çam ancora oggi è proibito rientrare in patria? Perchè l’Europa non fa niente?
        ciao

        • Ritvan says:

          Patria??!! Quale Patria??!! La Grecia Ortodossissima&Democraticissima mica è patria di musulmani albanesi!:-):-).
          Si ride per non piangere. L’UE mica poteva costringere la Nobile Patria di Omero, Aristotele, Platone, della Democrazia ecc., ecc. :-) a concedere visti d’ingresso in Grecia a biechissimi extracom cittadini albanesi con la scusa che i loro padri o nonni erano nati in territorio ellenico ed erano stati cittadini greci, eh!
          Però, da dicembre 2010 i cittadini albanesi possono entrare in area Schengen (Grecia compresa, dunque) senza visto. Vediamo cosa s’inventeranno i cari discendenti dei sofisti:-) per impedire ancora ai çam almeno di vedere le tombe dei loro antenati….che per quanto riguarda le loro proprietà terriere tenute dai cari ellenici in stato di “sequestro conservativo”, cor piffero…e alla faccia dell’UE.

  19. mirkhond says:

    Per Athanasius

    Quale fu la condizione della Chiesa cattolica di rito bizantino in Croazia, dopo la nascita dell’ SHS/Jugoslavia, tra il 1918 e il 1941? I Serbi vi consideravano fratelli ortodossi “separati”, magari da “riunificare” alla Chiesa serba?
    E sotto gli Ustascia nel 1941-45? Vi consideravano dei Croati come gli altri o dei “traditori”?
    Siete mai stati perseguitati da uno o da entrambi di questi due regimi post-asburgici?
    E infine, qual’era la vostra situazione sotto Tito e fino al crollo della seconda Jugoslavia nel 1991?
    ciao

  20. mirkhond says:

    Per Ritvan

    Grazie ancora. Si, sull’Italia, mi sono forse fatto prendere un pò la mano, più che per patriottismo pan-italiano (io mi sento un austro-napoletano), diciamo per cercar di vederci qualcosa di buono in quello sghangherato edificio statale messo in piedi dai Savoia con metodi davvero “proto-stalinisti”. Mi sembrava, che quella “tutela” soffocante da parte dell’Italia, avesse contribuito a salvare l’Albania e il popolo Albanese dai feroci appetiti dei vicini serbi e “greci”. Non so se la Società delle Nazioni sarebbe davvero intervenuta, ma comunque sono d’accordissimo con te che la soluzione migliore per l’Albania, fosse di poter determinare da sè il proprio futuro.
    Comunque grazie perchè mi aiuti a comprendere pagine di storia albanese su cui, purtroppo, non posso avere conoscenze di prima mano, in quanto come ho già accennato, non conosco l’Albanese, e le pubblicazioni di mia conoscenza riguardano soprattutto il Nord dell’Albania. Sulla Toskeria, a parte Sabri Godo e internet, le mie conoscenze sono, purtroppo, più lacunose.
    Per cui, grazie a te, vengo a sapere tante, interessantissime, cose.
    Quanto allo storico, sono laureato in storia medievale, con una tesi sulla presenza veneziana in Dalmazia. Come barese, ho sempre avvertito una lacuna nella storiografia locale nei confronti dell’opposta sponda adriatica, che, per ragioni storiche e geografiche, ritengo dovrebbe invece interessarci, senza naturalmente indulgere in patetiche nostalgie sabaudo-fasciste da imperialismo da straccioni, che tante tragedie hanno procurato da una parte all’altra dell’Adriatico.
    Ecco, per me è un limite che su certi argomenti a Bari vi sia scarso o nullo interesse, e che lo studio della sponda adriatica orientale si faccia sul serio solo a Venezia e a Trieste.
    Non ho mai insegnato, tranne che all’Università della Terza Età, per vari motivi che sarebbe tedioso raccontare, ma in parte dovuti all’incapacità del sottoscritto di strisciare a destra e a manca, del voler ragionare con la mia, e non con la testa altrui, e ciò, lo sai meglio di me, porta solitudine.
    Anche se, devo dire, l’università degli anziani, è comunque una palestra interessante, in quanto mi ha permesso di esprimermi anche con gente con la licenza elementare, a volte addirittura con persone che a scuola non ci sono andate mai. Vedere queste persone seguire con grande interesse le questioni di cui discutiamo anche qui, è stata per me una non piccola soddisfazione.
    Quanto all’articolo della professoressa Shpuza, fammi sapere sulle modalità d’acquisto, oltre al prezzo, in quanto non ho mai acquistato nulla in internet, sia per diffidenza e sia perchè non so proprio come si fa.
    grazie ancora e ciao!

    • Ritvan says:

      E non ringraziarmi sempre:-), caro Mirkhond, te l’ho già detto che per me è un piacere, anzi, dovrei essere io a ringraziare te per l’interesse che dimostri e soprattutto per il tuo punto di vista scevro da nostalgie per quello che giustamente chiami “imperialismo straccione”.
      Io credo che la Società delle Nazioni sarebbe intervenuta in caso di aggressione serba o greca contro l’Albania e serbi e greci lo sapevano bene: difatti anche dopo la cacciata degli italiani da Valona (estate del 1920) e conseguente “raffreddamento” delle relazioni italo-albanesi (ristabilitesi solo alcuni anni dopo, con l’avvento al potere di Zog) i cari vicini non osarono muoversi. E anche vero che il governo albanese cercava in tutti i modi di non provocarli. Eqrem bey Vlora – uomo politico albanese del tempo, nonché nipote del Padre dell’Indipendenza albanese Ismail bey Vlora-Qemali – scrive nelle sue “Memorie” (pubblicate in esilio in Germania negli anni ’60 e tradotte e pubblicate in Albania solo dopo la caduta del regime comunista) che nei primi anni ’20 Gabriele D’Annunzio si mise d’accordo con il leader dell’irredentismo kosovaroalbanese Hasan bey Prishtina per organizzare un’insurrezione kosovara contro i serbi. D’Annunzio inviò nel porto albanese di Shengjin (San Giovanni) una nave carica d’armi e munizioni, materiale che poi doveva essere trasportato via terra fino in Kosovo. Ebbene, il governo albanese confiscò il carico, per non dare alla Jugoslavia il pretesto di invadere l’Albania come fomentatrice di insurrezioni in terra jugoslava.
      P.S. Allora tu sei un professionista della Storia…io solo un dilettante..però me la cavo abbastanza bene per essere un dilettante, eh!:-). In quanto all’incapacità di strisciare (e anche di leccare:-) ) mi sa che siamo molto simili noi due. E forse meglio soli che male accompagnati….
      P.S.2 Anche nel campo “acquisti via Internet” ci somigliamo: mai fatto anch’io. Però, penso che potresti acquistare l’articolo (costa 2 euro) anche tramite una biblioteca “convenzionata” con il centro CEEOL, oppure, da privato, vai al sito che ti avevo indicato ( http://www.ceeol.com/aspx/issuedetails.aspx?issueid=f32f4266-b668-4441-b68d-5ed963ff0721&articleId=ed7c48a2-797e-4ede-9d0d-2810d6a4d0c9 ), clicchi sull’icona blu “View” del sommario dell’articolo (icona in alto a destra) e poi segui le istruzioni (registrazione ecc.). Di più non saprei che dirti….
      Ciao
      Ritvan

  21. Athanasius says:

    Per Mirkhond

    “Quale fu la condizione della Chiesa cattolica di rito bizantino in Croazia, dopo la nascita dell’ SHS/Jugoslavia, tra il 1918 e il 1941? I Serbi vi consideravano fratelli ortodossi ‘separati’, magari da ‘riunificare’ alla Chiesa serba?
    E sotto gli Ustascia nel 1941-45? Vi consideravano dei Croati come gli altri o dei ‘traditori’?
    Siete mai stati perseguitati da uno o da entrambi di questi due regimi post-asburgici?
    E infine, qual’era la vostra situazione sotto Tito e fino al crollo della seconda Jugoslavia nel 1991?”

    ______

    Nella prima Jugoslavia c’erano pressioni sulla Chiesa Cattolica Bizantina, no tanto dalla parte della Chiesa Ortodossa Serba, ma dai nazionalisti serbi che volevano “serbizzare” i cattolici bizantini, cercando di “provare” che, presumibilmente, le popolazioni greco-cattoliche fossero state originariamente serbe. Infatti, le origini della Chiesa Cattolica Bizantina risalgono all’anno 1611, quando un gruppo di Valacchi slavizzati di fede ortodossa passarono dal territorio ottomano al territorio croato, sotto la guidanza del vescovo Simeone Vratanja. Vratanja accettò l’Unione con Roma e si recò alla città pontificia nell’anno 1611 per dichiarare pubblicamente il suo riconoscimento del pontefice. Da quel tempo questi cattolici bizantini sono parte costituente della nazione croata, condividendone il destino nella sua totalità. Le pressioni nazionaliste serbe non fecero che rafforzare l’attaccamento dei cattolici bizantini croati alla Croazia.

    Quanto alla seconda guerra mondiale, no, gli ustascia non ci consideravano “traditori”. Infatti, gli ustascia non erano qualche sorta di talebani cattolici romani, come si pensa di solito (frutto dell’influenza di una certa propaganda demenziale, che è nient’altro che varietà locale, croata, della leggenda nera sulla Chiesa Cattolica in generale), ma erano ultra-nazionalisti in primis. Per loro la croaticità, la nazione era über alles, e tolleravano e rispettavano anche i musulmani, a patto che si considerino “Croati di confessione musulmana”. Il furore del regime contro i Serbi non era condizionato dal fatto che fossero di fede ortodossa, ma era dovuto alla loro opposizione allo Stato. Nell’anno 1942 fu creata una Chiesa Ortodossa Croata, con lo scopo di croatizzare i Serbi di Croazia, di fare da loro “croati di fede ortodossa” (in modo analogo a quello in cui i bosniaci furono trasformati in Croati di fede islamica). La Chiesa era guidata da alcuni emigranti russi ed ucraini che vivevano in Croazia sino dalla Rivoluzione dell’Ottobre, ma non fu mai accettata dalla stragrande maggioranza della popolazione serba che la considerava una abominazione inventata dal regime. Del resto, c’erano alcune persone di origine serbo-ortodossa anche nei vertici dell’apparato amministrativo e dell’esercito dello stato degli ustascia (ed anche alcune persone di origine ebraica).

    Quanto alla popolazione greco-cattolica, erano divisi: alcuni erano ustascia, altri partigiani comunisti. Lo stesso caso come nel resto della Croazia.

    Durante il periodo comunista, il trattamento della Chiesa Cattolica Bizantina non era in nessun modo differente da quello che subì la Chiesa di rito latino.

  22. mirkhond says:

    Per Athanasius

    Innanzitutto grazie anche a te, per notizie PREZIOSISSIME che ci hai fornito, e davvero non conosciute in Italia.
    Quanto ai Valacchi slavizzati, ne parla Noel Malcolm nella sua Storia della Bosnia, e narra che furono all’origine del Grenzraum, la Vojna Krajina,la Frontiera Militare asburgica antiottomana dal XVI secolo al 1881. Malcolm afferma che questi Valacchi, provenienti dalla Serbia, e stanziatisi prima in Bosnia, al seguito degli Ottomani (la più antica menzione è a Maglaj dopo il 1476, dove, secondo i registri ottomani, 800 famiglie valacche vi si insediarono accompagnate da due preti ortodossi), e da qui, a partire dal XVI secolo, nella Croazia asburgica, sono all’origine della popolazione serba di Croazia.
    Ora, un paio di questioni a cui solo tu puoi rispondere:
    1) Vi furono persecuzioni anticroate da parte dei Serbi nell’SHS/Jugoslavia nel 1918-1941? Tentativi di serbizzare i Croati in toto? Di ridimensionare il Cattolicesimo, latino o bizantino, non importa?
    Vi fu insomma il PRETESTO per scatenare gli Ustascia nel 1941-45 in una sorta di vendetta antiserba?
    2) Quante furono, approssimativamente, le vittime serbe degli Ustascia? E quelle ebraiche? Qual’è la verità su Jasenovac? E’ vero che il clero cattolico LATINO vi fu pesantemente coinvolto? E padre Filipović-Majstorović, Frate Mitra?
    E vero che vi furono serbi fatti a pezzi letteralmente, compresi donne e bambini?
    Quale fu il VERO ruolo del cardinal Stepinac e del Vaticano?
    E’ vero che gli Ustascia convertirono a forza al Cattolicesimo 240000 Serbi?
    3) Quanti Croati furono vittime delle rappresaglie serbe? Il famigerato pope Momčilo Ðuić fu coinvolto in queste rappresaglie?
    4) Tra i Croati erano più numerosi i fautori degli Ustascia, o i Titini? Coloro che passarono a Tito lo fecero perchè delusi della politica ustascia, soprattutto nei confronti delle terre annesse all’Italia, come parte della Dalmazia e l’entroterra di Fiume? Quanti Ustascia, e Croati in genere, morirono e furono perseguitati da Tito nel 1945 e negli anni successivi? Vi fu una resistenza croata anticomunista dopo il 1945?
    5) Infine, ci sono studi approfonditi e aggiornati sugli Ustascia, in inglese e/o in italiano, che possano aiutare a far luce su questo periodo storico e sulle questioni sovraccennate?
    ciao e grazie ancora

  23. mirkhond says:

    Per Ritvan

    “dhëmb i qenit në lëkure të derrit” (zanna di cane nella pelle del porco):-)

    qenit è il genitivo per cane? Mi ricorda kene=cane, presente in alcune parlate pugliesi e a Teramo e nella Valle del Tronto. E poi dicono che le radici linguistiche pre-latine dei pugliesi e in parte degli abruzzesi non sono illiriche….
    ciao

    • Andrea Di Vita says:

      per mirkhond

      A quel che capisco, ‘i + tema -t’ deve essere il genitivo (Zero i Popullit = Voce del Popolo, che credo fosse la Pravda del regime)

      Per il resto, c’e’ una serie di corrispondenze con altre lingue Indoeuropee (applico brutalmente le regolette che mi misero in testa al Liceo):

      dhemb –> dente (dh –> d e la labiale ‘-b’ corrisponde alla nostra dentale ‘-t’)

      qenit –> cane (ë –> a lunga, immaginando per la ë Albanese un ruolo analogo alla e lunga Indoeuropea; gli stessi Pugliesi scrivono ‘Bari’ ma pronunciano ‘Beri’, come nel linobanfesco ‘se a Parigi ci fosse lu mari sarebbe una piccola Bari’)

      lëkure –> leather, cioè ‘cuoio’ in Inglese (dove lo ‘ea’ Inglese svolge sempre il ruolo di e lunga; ‘l’ non cambia, e soprattutto c’e’ l’alternanza ‘gutturale (k)’ –> ‘dentale (t)’ come nel passaggio fra il ‘quid’ Latino e il corrispondente ‘tì’ Attico (non ho i caratteri greci aulla tastiera)

      ‘derrit’ –> l’unica cosa che mi è venuta in mente è il ‘deer’ Inglese (che animale pur sempre commestibile è… :-) )

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Ritvan says:

        x ADV
        “Zëri i Popullit” (La Voce del Popolo) era in effetti la “Pravda” del regime. Oggi è l’organo del partito che è sceso in piazza contro Berisha.
        “dh” si pronuncia esattamente come l’articolo “the” in inglese.
        Interessante il tuo accostamento fra il “derr” albanese e il “deer” inglese.

    • Ritvan says:

      Caro Mirkhond, come ben dice Andrea, il genitivo (in albanese “gjindore”) di “qeni” (il cane) in questo caso è “i qenit” (del cane), ovvero articolo “i”+tema (qeni)+suffisso “t”. L’articolo cambia a seconda di genere, numero e declinazione del sostantivo collegato, p.es. “dhëmbët e qenit” (i denti del cane), “koka e qenit” (la testa del cane), “dhëmbëve të qenit” (ai denti del cane).
      P.S. In albanese non esiste l’equivalente dell’italiano “zanna”.

      • Andrea Di Vita says:

        Per Ritvan

        ‘koka’ –> ‘Kopf’ Tedesco con o stesso significato (ancora l’alternanza gutturale/labiale, ‘k’ –> ‘p’, come fra il pronome interrogativo ‘quo(modo)’ Latino e la sua traduzione ‘pos’ Attico)

        ”ëve” desinenza del dativo plurale? Richiama la corrispondente desinenza Latina ‘-ibus’

        Ciao!

        Andrea Di Vita

  24. mirkhond says:

    “E forse meglio soli che male accompagnati….”

    Sante parole, Ritvan!

  25. mirkhond says:

    “Però, da dicembre 2010 i cittadini albanesi possono entrare in area Schengen (Grecia compresa, dunque) senza visto. Vediamo cosa s’inventeranno i cari discendenti dei sofisti:-) per impedire ancora ai çam almeno di vedere le tombe dei loro antenati….che per quanto riguarda le loro proprietà terriere tenute dai cari ellenici in stato di “sequestro conservativo”, cor piffero…e alla faccia dell’UE.”

    Ma dal 1944, la Çamuria è abitata dai “Greci”, o è spopolata, con insediamenti solo militari? Tu hai potuto visitarla?
    ciao

    • Ritvan says:

      No, caro Mirkhond, la Ciamuria non è spopolata e anche prima della pulizia etnica dei çam musulmani ci vivevano molti greci e anche molti çam ortodossi (che non sono stati “ripuliti”, pertanto più che di “pulizia etnica” sarebbe il caso di parlare di pulizia etnoreligiosa). Io in Grecia non ci sono mai stato, ma me lo hanno raccontato amici che ci sono stati. Come ho già scritto, i beni immobili dei çam “ripuliti” sono tenuti tuttora dallo Stato ellenico in stato di “sequestro conservativo” e affidati in uso (non so se in affitto o quant’altro) a cittadini greci.
      P.S. I çam hanno formato un loro partito in Albania. Con l’ingresso dell’Albania nell’UE credo che la questione delle suddette proprietà sarà affrontate in sede giustizia UE e finalmente anche la stampa italica sarà costretta:-) a parlarne.

      • Andrea Di Vita says:

        Per Ritvan

        ”giustizia UE”

        Perdonami, ma ti vedo troppo ottimista -e te lo dice uno che a Bruxelles ha lavorato per la Commissione UE. Puoi star certo che se l’Albania vorrà entrare nella UE gli Albanesi dovranno innanzitutto rinunciare preventivamente ad ogni rivendicazione sula Ciamuria. Altrimenti non si supererà mai il veto Ellenico all’ingresso dell’Albania nella UE.

        Se pensi che grazie alle paturnie di Atene stiamo ancora li’ a dover denominare la Macedonia con il termine FYROM (= ‘Former Yugoslavian Republic Of Macedonia’), puoi capire che cosa intendo dire.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Ritvan says:

          Sì, caro ADV, ho capito cosa vuoi dire e sono d’accordo con te sulle irrazionali ubbie elleniche. Però, forse sei stato tu a non aver afferrato bene il nocciolo della questione. L’Albania non ha alcuna rivendicazione territoriale nei confronti della Grecia, pertanto la tua espressione “gli Albanesi dovranno innanzitutto rinunciare preventivamente ad ogni rivendicazione sula Ciamuria” non ha senso. O meglio, se all’Albania venisse chiesto dall’UE di firmare una formale rinuncia a qualsiasi rivendicazione territoriale nei confronti della Grecia, l’Albania non avrebbe alcuna difficoltà a farlo.
          Il problema è di tutt’altra natura, ovvero concerne i Diritti Umani. Ci sono in Albania decine di migliaia di persone – casualmente:-) musulmani – legittimi proprietari di beni immobili in Grecia a cui è impedito dal Governo ellenico di rientrare in possesso dei loro beni tenuti dal sullodato Governo in istato di “sequestro conservativo”, come beni di cittadini di uno Stato con cui la Grecia è ancora formalmente “in istato di guerra”(pur facendo parte della NATO entrambi i Paesi!!!). Siccome i suddetti sono cittadini albanesi, per potersi appellare alla giustizia UE si deve aspettare l’ingresso dell’Albania in UE, no? E non vorrai mica che i cari ellenici impongano a tutte quelle persone di firmare la rinuncia ai loro beni prima di consentire l’ingresso dell’Albania nell’UE, eh?:-) (però, non si sa mai, i greci sono capaci di tutto…e l’UE pure, purtroppo).

    • Andrea Di Vita says:

      Per Mirkhond

      Sempre della serie delle etimologie à go go: non è che ‘Çamuria’ ha a che afre col nostro ‘camurrìa’, vero? :-)

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Ritvan says:

        Non credo proprio. Gli studiosi ritengono che il nome “Çameria”- datole dagli albanesi, i greci la chiamano diversamente – derivi dal fiume Thyam che l’attraversa, con la desinenza tipicamente albanese usata per le regioni “-eria” (p.es. gegeria, toskeria, ecc.).
        P.S. La “ç” albanese si pronuncia come la “c” dolce italiana.

  26. mirkhond says:

    Per Andrea Di Vita e Ritvan

    “qenit –> cane (ë –> a lunga, immaginando per la ë Albanese un ruolo analogo alla e lunga Indoeuropea; gli stessi Pugliesi scrivono ‘Bari’ ma pronunciano ‘Beri’, come nel linobanfesco ‘se a Parigi ci fosse lu mari sarebbe una piccola Bari’)”

    Infatti. E questo indizio, così come Delmatia e Delmati, termine illirico per indicare la Dalmazia e i Dalmati preromani, che mi sembra trovi concordanza con l’albanese delmë=pecora, o ancora Plator, eroe divinizzato illirico, presente su entrambe le sponde dell’Adriatico, che in iscrizioni romane a Lubiana e in Dalmazia appare come Pletor, questi indizi dicevo, mi inducono a trovare conferme nella radice illirica della fascia adriatica pre-romana dal Tronto a Brindisi, oltrechè ad una più vasta diffusione di linguaggi e genti illiriche nell’area balcanica dalla Carinzia all’Epiro.
    ciao

    • Andrea Di Vita says:

      Per mirkhond

      Mi sembra di fare le etimologie fantasiose di Varrone, ma quando ce vo’ ce vo’ :-)

      ‘Pletor’ –> ‘pletorico’ ?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  27. Ritvan says:

    Ehmm…caro Mirkhond, la pecora in albanese moderno si chiama “dele” (si legge come si scrive). “Delme” dovrebbe essere una forma di albanese arcaico/dialettale del nord.

    P.S. Ti prego, lasciamo cadere l’argomento, altrimenti qualcuno:-) ricomincerà con la solita solfa del “gli-albanesi-non-sono-discendenti-degli-illiri-ma-sono-stati-paracadutati-nei-Balcani”:-)

  28. mirkhond says:

    Per Ritvan

    Ascoltando ieri in tivù il battibecco Berisha-Rama, mi chiedevo chi oggi possa governare al meglio possibile l’Albania.
    ps. Berisha è originario del Nord? Mi sembra che anche il leader kosovaro Hasan Pristina si chiamasse Berisha, e questo cognome è presente infatti anche nel Kosovo.
    ciao

    • Ritvan says:

      Sì, Sali Berisha è nato in uno sperduto villaggio fra le Alpi nordorientali dell’Albania, distretto di Tropoja, al confine col Kosovo.
      P.S. Riguardo alla tua domanda iniziale, me lo chiedo anch’io da tempo…e non so darmi/darti una risposta. Perché vedi, il Partito Democratico è solo il Partito personale di Berisha, che lo governa con mano ferrea. Il Partito Socialista, invece, non è il Partito di Edi Rama e non era prima il Partito di Fatos Nano, tant’è vero che ha “scaricato” Nano e ha messo al suo posto Rama. Ma d’altra parte, il PS è l’erede “ufficiale” del Partito di Enver Hoxha, mentre il PD almeno ufficialmente ne ha preso le distanze, pur avendo una struttura molto più simile a quella del Partito di Hoxha, rispetto all’ “erede ufficiale”….insomma, diciamo pure che dalle mie povere parti in politica il più pulito c’ha la rogna:-(

      • Ritvan says:

        Ah, dimenticavo, il Presidente della Repubblica, Bamir Topi (del PD) credo sia una brava persona, nonché un sincero democratico. Infatti, ho saputo che negli ultimi tempi non va tanto d’accordo con Berisha…ma temo che quest’ultimo – che come già detto tiene in pugno il Partito – appena sarà finito il mandato presidenziale lo silurerà (come del resto ha fatto con tanti altri).

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