Tunisi, la sera del 17 gennaio

Ecco un altro resoconto di Imed da Tunisi.

Ciao Miguel,

Di notte, a due passi da casa mia c’è stata una sparatoria tra i militari e individui armati (schegge del vecchio regime? Uomini reclutati da servizi segreti stranieri – Libia, Algeria, ecc. – per fare fallire la rivoluzione?).

Stamattina, mi sono svegliato alle ore 5:15. Verso le ore 6:10 sono partito in macchina, insieme a mia moglie, per raggiungere il centro di Tunisi. Mi sono fermato due volte per spostare gli oggetti di fortuna che costituivano le barriere protettive piazzate dai gruppi territoriali di autodifesa. Poi il portabagagli della mia macchina è stato perquisito un posto di blocco dell’autodifesa territoriale. La nebbia fitta mi costrinse a andare molto piano con le frecce d’emergenza in funzione. In autostrada, mi precedeva un mezzo militare che si fermò a un posto di blocco dell’autodifesa territoriale, mentre venivano perquisite tre autovetture. La mia non è stata perquisita, ma un ragazzo, armato di coltello, dopo esserci scambiati un saluto, mi disse: “Fratello, ci hanno sparato addosso stanotte, dobbiamo stare attenti”.

Raggiunto il centro città (ore 6:30), mia moglie ha attivato il radiocomando per aprire la porta del garage dell’immobile che ospita la società dove lavoro come responsabile delle operazioni in lingua italiana. Non vedendo arrivare il custode per aprire il lucchetto e togliere una catena che mi bloccava il passaggio, sono sceso dalla macchina e l’ho divelta.

Quando ho acceso il cellulare professionale, ho cominciato a ricevere i messaggi dei miei collaboratori che mi annunciavano che non potevano venire perché temevano per la propria incolumità (Ci sono cecchini in giro. Hanno freddato un uomo a Bizerta oggi). Mi sono trovato a lavorare con 6 persone su 34. Cinque uomini e una donna. Uno dei cinque, mi raccontò che hanno bloccato una Hummer con a bordo 4 uomini armato, di cui sono riusciti a bloccare due, che rischiarono il linciaggio, prima di essere consegnati all’esercito.

Mia moglie, che lavora in un’altra società, mi ha chiamato dicendomi che era l’unica impiegata presente e che il suo responsabile le ha chiesto di rientrare a casa. Le ho chiesto di raggiungermi, perché preferivo che non rientrasse a casa da sola.

Una collaboratrice, raggiunta telefonicamente, mi disse che ha passato la notte in bianco, ad assistere i ragazzi dell’autodifesa territoriale (bevande calde, coperte, ecc.) e che uomini armati hanno cercato di dare fuoco al vicino deposito di farina. Insomma, si sparò tutta la notte nel suo quartiere.

Si parla in giro, con orgoglio misto a dispiacere, dei giovani che si sono dati fuoco in Mauritania, in Algeria e in Egitto, emulando il tunisino Mohamed Bouazizi.

Alle ore 15:00, ho invitato i miei collaboratori a rientrare a casa, perché dopo quell’ora non ci sarebbero più mezzi di trasporto collettivo, come annunciato alla TV. Do un passaggio a due persone che abitano vicino a casa mia.

Raggiunto il mio quartiere, ho notato che neanche oggi la nettezza urbana ha prelevato la spazzatura, appesa a un palo da quattro giorni. Ho bussato a un vicino: “… e allora, vogliamo muoverci, questi lo stanno facendo apposta. Andiamo a scaricare la nostra spazzatura al comune”. “Imed, stanno per annunciare ora la formazione del nuovo governo d’unità nazionale, ne parliamo più tardi”.

Ho messo tutti i sacchettini della spazzatura in una busta grande e mi sono diretto assieme a mia moglie, al comune. Entro. “C’è qualcuno?”. Esco. Vedo il custode. “Ma non c’è nessuno? Come mai si lascia accumulare la spazzatura?”. Butto la busta della mia spazzatura in un cassonetto del comune, poi vado a parlare col responsabile del presidio militare. Mi promette che ne parlerà col sindaco ed io gli prometto che se non si farà niente e se quel furbacchione di sindaco continuerà a mettersi in tasca i soldi del carburante, domani filmerò i giovani del mio quartiere mentre scaricano, per protesta, la loro spazzatura davanti al portone del comune, poi metterò tutto su Internet.

Ritorno a casa. Esco a fare due passi sulla spiaggia insieme a mia moglie. Mi fermo. Acquisto sei bottiglie d’acqua e le offro ai militari. “Ma grazie, ne abbiamo!”. “Non posso mica passeggiare con 6 bottiglie d’acqua!”. “Grazie, fratello”. E ci salutammo scambiandoci pacche alla spalla.

Mia moglie si ferma ad acquistare un dolce, scherza col pasticciere: “Ti senti più libero, vero?”. Lui ride, conferma. Gli dico che quell’indimenticabile venerdì, c’era anche lei davanti al ministero dell’interno. E si parla di politica, senza avere paura di finire al posto di polizia.

Quindi:

1)      I gruppi d’autodifesa territoriale sono il riflesso di una coscienza politica che sta maturando in una gioventù che parlava, fino a poche settimane fa, solo di calcio.

2)      È in atto una strategia che vuole instaurare un clima di terrore capace di paralizzare e affamare il paese.

3)      Il nemico sta risvegliando nel popolo lo spirito del volontariato, del sacrificio, della voglia di proteggere una conquista collettiva, dell’orgoglio di essere “tunisino”.

4)      Dopo la rivoluzione, io non ho più paura di esigere un servizio, di protestare per averlo, di lanciare un ultimatum all’amministrazione pubblica.

5)      La Tunisia non sarà mai più come prima perché i problemi legati alla disoccupazione sono mondialmente strutturali e i tunisini hanno preso coscienza di aver superato il muro della paura. D’ora in poi, ci saranno sempre proteste, contro qualsiasi governo.

Poco fa, è stato annunciato il nuovo governo d’unità nazionale. Ci sono 6 ministri del partito dell’ex presidente (Ben Ali). Ci sono state manifestazioni.

Come la penso:

1)      L’opposizione si è trovata impreparata, non ha intuito quello che stava accadendo allo scoppio della rivolta. Peraltro, neanche chi riceveva quotidianamente i rapporti dei servizi segreti lo ha intuito.

2)      L’opposizione non ha una chiara e definita base popolare.

3)      L’opposizione non è in grado di formare un fronte popolare.

4)      L’opposizione non è abbastanza forte da imporre un proprio governo.

5)      L’opposizione non è abbastanza forte da imporre l’istituzione di un’assemblea costituente.

6)      Un governo d’unità nazionale garantisce la continuità dello stato.

7)      Ci deve essere una fase transitoria.

8)      Scommetto che il futuro presidente della repubblica, eletto questa volta democraticamente, sarà un’importante figura dell’opposizione.

9)      Nel governo che verrà dopo quello d’unità nazionale gli uomini del partito dell’ex presidente (Ben Ali) saranno in minoranza (oppure estromessi democraticamente).

10)   Il nuovo parlamento sarà dominato dall’attuale opposizione.

11)   Il partito dell’ex presidente (Ben Ali), si spaccherà. Nasceranno, già prima delle prossime legislative, partiti formati da uomini che facevano parte del partito dell’ex presidente (Ben Ali).

Ti invio in allegato un mio  studio (risale al 2001) sulla forma di governo della repubblica tunisina. Vedi tu come renderlo pubblico ai visitatori del tuo blog. Ci sono articoli dell’epoca (Le Monde Diplomatique, Il Manifesto.), la traduzione in lingua italiana della costituzione tunisina e, soprattutto uno studio di diritto costituzionale comparato (pagina 29-33) con il quale dimostro che la costituzione tunisina non è presidenziale, ma semi-presidenziale. Ritengo, pertanto, sia inutile per ora istituire un’assemblea costituente per riscrivere la costituzione: quella attuale, qualora attuata, garantisce persino un’eventuale coabitazione. Abbiamo invece bisogno di una nuova legge elettorale.

Repubblica Tunisina Forma Di Governo

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55 Responses to Tunisi, la sera del 17 gennaio

  1. Andrea Di Vita says:

    Per Martinez

    Ho scaricato il testo, e scrivo di getto.

    No, dico: e’ ironico il fatto che alla fine ci sia un brano che parla del possibile scioglimento dell’NPD Tedesco e dell’Italiana Forza Nuova?

    La presenza di simile brano sembra giustificata da un riferimento alla distinzione fra ”democrazia aperta” come secondo l’autore del testo è quella descritta dalle Costituzioni Francese e Italiana, e ”democrazia protetta”, come sempre secondo l’autore è quella descritta dalle Costituzioni Tunisina e Tedesca.

    Chiedo se c’e’ dell’ironia perchè l’autore sembra propendere per il modello ”aperto”, mentre poi dice che in Tunisia non è tanto da cambiare la Costituzione quanto la legge elettorale. Ed è una Costituzione secondo la quale non si puo’ costituire un partito politico di ispirazione confessionale ma non si puo’ neanche diventare capo dello Stato se non si è musulmani.

    Del resto, se l’autore dice che è sospetto un ordinamento i cui giudici, indipendenti dal potere politico, possano giudicare disonesto un politico anche se eletto mi sa tanto che abbia problemi più con Montesquieu che con Maometto.

    La frase ‘il diritto non deve essere preso in blocco e sacralizzato, astraendo dalle condizioni particolari in cui si inserisce’ sembra una citazione da Vishinskij. La legge è uguale per tutti precisamente perchè astrae dalle condizioni particolari. Applicandola, diventa impossibile ‘applicare la legge, punendo come essa prevede chi discrimina gliextracomunitari mandandolo a lavare i dormitori della Caritas e chi imbratta i palazzicon le svastiche facendoglieli pulire.’

    OT per quanto riguarda la distinzione fra teoria e realtà -almeno in Italia- segnalo che ieri sera ‘Striscia la Notizia’ ha mostrato come il tg1 minzolinano abbia tolto la linea al corrispondente da Tunisi che parlava delle ruberie della famiglia della moglie di ben alì per cedere la linea all’onorevole figlia del latitante craxi che parlava delle virtù democratiche del Tunisino fuggitivo

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. Peucezio says:

    Interessanti questi gruppi di autodifesa territoriale.
    Se davvero, come pare di capire, si tratta di un fenomeno spontaneo, mi pare molto positivo.

  3. Francesco says:

    Beata ingenuità!

    Quanta felicità per il fatto che da domani si potrà manifestare e protestare, quasi questo significasse qualcosa.

    I migliori auguri al popolo tunisino per un futuro difficile.

    x Andrea: già gli antichi romani sapevano che la sacralizzazione della legge è un orrore. Noi possiamo aggiungere (copiando i sofisti greci) che è anche un inganno e uno strumento di potere. Non cercare di farlo passare per un dogma sacrosanto, che saresti peggiore di Lele Mora.

    • Z. says:

      Francesco,

      dogmi, sacralizzazioni e sacramenti possono indubbiamente portare ad abusi.

      Ma dove siano questi sacramenti, giornalisti permettendo, non saprei bene.

      Mentre se dovessi elencare e descrivere i più comuni esempi di applicazione della legge un po’ come mi pare a me, non credo mi basterebbe l’intera notte :-)

      Z.

      • Francesco says:

        è per questo che si divinizza la Legge, per coprirsi le spalle nell’applicarla “un pò come mi pare a me”

        solo che Andrea insiste a negarlo

        ;)

        Ciao

        PS vuoi l’esempio massimo di Empio Sacramento Legale? l’obbligatorietà dell’azione penale.

        • Andrea Di Vita says:

          Per Francesco

          ”obbligatorietà”

          …che persino i Magistrati Francesi ci invidiano. Da noi, con tutte le rogne che ci ritroviamo, ci ha liberato dal delinquente amichetto di ben alì. Da loro il numero delle condanne dipende dalla vicinanza della data della sentenza alle elezioni politiche.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

        • Z. says:

          Francesco,

          non ho capito il tuo discorso, e in particolare non ho capito questo:

          — vuoi l’esempio massimo di Empio Sacramento Legale? l’obbligatorietà dell’azione penale —

          perché? qual è il problema?

          Z.

          • Francesco says:

            Che nel Mondo Reale quel principio si traduce in piena arbitrarietà dell’azione penale e in totale irresponsbilità del suo esercente (se non di fronte ai confratelli del CSM).

            Non voglio un giudice a cui altri scrivano le sentenze (si chiama linciaggio) ma non vedo l’utilità di un giudice che si muove autonomamente dalla gente che gli dà da mangiare.

            Per Andrea:
            >> Da loro il numero delle condanne dipende dalla vicinanza della data della sentenza alle elezioni politiche.

            invece da noi no, vero? ma sei abituato a rubare caramelle ai bambini?

            • Andrea Di Vita says:

              Per Francesco

              ”mangiare”

              La Magistratura applica le leggi. E le leggi le fa la gente che dà da mangiare ai Magistrati, tramite i propri rappresentanti.

              Cio’ non toglie, anzi esige, che le leggi siano uguali per tutti. Il che non puo’ avvenire se la loro applicazione non è automatica.

              Detto questo, si tratta pur sempre di azioni umane, dunque soggette ad errori e abusi. Ma l’abuso non toglie l’uso.

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              La Magistratura italiana

              1) intepreta le leggi, quando non dichiara esplicitamente di disapplicare quelle che non le piacciono

              2) scrive trattati di sociologia al posto delle sentenze per giustificare le intepretazioni che negano quanto scritto nella legge

              3) sceglie quali casi perseguire e quali “peccato non ci sono le risorse e il tempo” in assoluta autonomia

              Ciao

            • Andrea Di Vita says:

              Per Francesco

              1) e che altro dovrebbe fare? Per applicare una legge la devi interpretare, a meno di non ricadere nelle piacevolezze del ‘positivismo giuridico’

              2) puoi fare un esempio?
              No, tanto per capire. Perchè ad esempo è difficile applicare una legge abrogata come quella delle adulterazioni alimentari (purchè poi l’elettore di calderoli che si prende la salmonella non vada a lagnarsi dal Magistrato).
              E’ anche difficile applicare le tante leggi approvate per le quali mancano i regolamenti attuativi, così come pure le leggi che prevedono l’arresto in assenza di fattispecie di reato (la prima versione della BossiFini, accolta con amena ilarità dalle Questure), o che contrastano convenzioni internazionali già ratificate dall’Italia (come quella sull’espulsione degli immigrati irregolari o sul diritto-dovere di assistere in mare gli scafi dei migranti in difficoltà). E sì che non mancherebbero comportamenti delinquenziali che non si possono condannare perchè la politica non li consdera reati (la tortura).

              3) ah, bene, meno male, cosi’ lasciamo che a scegliere sia il dell’utri di turno o magari il Ministero di Grazia e Giustizia. Cominciamo a darle, queste benedette risorse, alla Giustizia, e nel caso ci lagneremo poi. Ma già, tanto è il Magistrato che è una toga rossa, mica il politico a rubare impunito. Da che mondo è mondo la prima scusa del delinquente beccato è che il giiudice ce l’ha cn lui. Gallina che canta ha fatto l’uovo…

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              il Dell’Utri ha potere se lo voto

              il PM ce l’ha e basta

              mica difficile da capire quale è la conseguenza

            • Z. says:

              Francesco,

              — ma non vedo l’utilità di un giudice che si muove autonomamente dalla gente che gli dà da mangiare —

              Anzitutto qui parliamo di PM, non di giudici. Detto questo, un PM non è messo lì per vidimare su carta bollata gli umori temporanei tratti da un televoto su Raiset, ma per far applicare la legge. Anche quando non piace alla maggioranza delle persone.

              Non capisco in che modo migliorerebbero le cose se il PM fosse chiamato a decidere a suo sbuzzo e arbitrio quali reati perseguire e quali ignorare (e perché non applaudire?).

              Spiegami, se ti va.

              Z.

            • Francesco says:

              Oggi lo fa a suo sbuzzo e arbitrio, fingendo di no.

              Domani avrebbe indicazioni di priorità votate dal Parlamento.

              Non mi pare nè complesso nè brutto. E mi pare che funzioni così nella maggior parte del mondo democratico.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Francesco

      I Romani dicevano sia ‘summum ius, summa iniuria’ sia ‘dura lex, sed lex’. La soluzione sta in un terzo detto, ‘de minimis non curat praetor’. Una legge che si occupa di quisquilie è un incubo soffocante. Il mancato rispetto di una legge sulla prostituzione minorile anche.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • Z. says:

        ADV,

        distinguiamo bene le cose, se no si fa confusione.

        Se certe cose le fa il cittadino comune, si chiamano: “turismo sessuale”.

        Se le fa il presidente del consiglio, si chiamano: “atti di generosità”.

        Z.

        PS: O forse no. Magari “l’imputato è perseguitato dai PiEmme gommunisti” potrebbe essere un’interessante tesi difensiva. Solo che ci vuole la faccia giusta per dire certe cose, io sono un vile e tengo famiglia :D

        • Andrea Di Vita says:

          Per Z

          Se hai ragione, e se ha ragione il nostro premier a dire che è perseguitato dai Comunisti, allora il nostro premier dà una versione aggiornata del vecchio motto di Engels: ‘O Comunismo o bunga-bunga’. :-)

          Ciao!

          Andrea Di Vita

  4. nic says:

    A questo punto mi sento obbligato a spezzare una lancia a favore degli operatori ecologici tunisini.

    Magari non è “che lo stanno facendo apposta”.

    Tra cecchini che sparano, hummers dei servizi segreti stranieri che scorrazzano armati, barriere protettive dei gruppi di autodifesa, carri armati dell’esercito, giovani fratelli automobilisti col coltello e, come se non bastasse, anche una fitta nebbia, andare a raccogliere la spazzatura probabilmente con la carretta tirata dal chucho è un po’ pericoloso.

    Non tutti sono come Imed (neppure 28 dei suoi 34 collaboratori!) che alle 6 della mattina – nonostante ‘sti spari notturni tra sbirri e sgherri che non ti lasciano riposare – è pronto a scendere dall’auto, rimuove le barricate e divelvere le catene tutto solo per andare a LAVORARE nella società conilportoneconiltelecomandocheattivasuamoglie.

    Bravo!

    Anch’io mi ero entusiasmato leggendo le prime notizie, ma proprio grazie a questo blog ed a Imed, leggendo i suoi commenti e soprattutto vedendo i suoi preziosi video, tutti quei giovani pacifici “insorti” armati di tanti cellulari, camcorders ultimo modello e occhiali alla moda, allegri e sorridenti, tanto occidentali come i nostri gggiovani, sono rimasto un po’ perplesso.

    Non conosco la Tunisia, conosco abbastanza bene il marocco di 20 anni fa… magari mi sbaglio, ma a parte forse qualche giovane pusher, quella che appare nel video di Imed non è la media alta borghesia metropolitana che fa festa?

    Mi ricordano i giovani panisti in camioneta festeggiando la storica vittoria sul PRI in Messico … e all’inizio anche i perredisti, a piedi, festeggiavano.

    Il Messico insegna che anche rispetto al populismo mafioso del partito unico esiste un peggio, molto peggio.

    PD: Come mi sarebbe piaciuto vedere la faccia del “mero mero” responsabile del Presidio Militare di Tunisi, nel bel mezzo di questa “rivoluzione”, quando risponde a Imed che della sua spazzatura ne parlerà con il sindaco :-)

  5. jam says:

    Francesco,
    un futuro difficile ma + libero. La libertà é difficile, richiede intelligenza, mentre l’idiozia é facile e non richiede nemmeno la libertà…
    ciao

    • Francesco says:

      e per questo faccio i miei migliori auguri

      la libertà è il destino di ogno uomo, anche se è difficile, forse propio perchè è difficile

      • Andrea Di Vita says:

        Per Francesco

        ”destino”

        Forse ‘destino’ è concetto arbitrario. Come ricorda Gaber, la libertà è partecipazione. L’esatto opposto dell’individualismo di quelli che gli Ateniesi chiamavano ‘idioti’.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          partecipazione, se viene logicamente prima di libertà, è una gabbia.

          anche in 1984 il popolo partecipa, ai 2 minuti di odio.

          non mi pare una bella prospettiva

          • Andrea Di Vita says:

            Per Francesco

            ”2 minuti”

            (Aaargh. En garde! Non mi coglierai impreparato su Orwell :-) :-) :-) )

            Infatti in Neolingua l’atteggiamento dei ”2 minuti d’odio” è il ”duckspeak”, cioè il parlare (e il sentire) coi centri cerebrali dell’intelletto staccati.

            Al contrario, la libertà/partecipazione coinvolge ovviamente anche la ragione.

            Ma Orwell dice molto di più.

            Ci sono due personaggi che ragionano mentre urlano ai ”2 minuti”: O’Brien e Winston. Di Winston siamo sicuri perchè ce lo dice Orwell. Di O’Brien possiamo presumerlo, data la statura intelettuale del personaggio che risulterà chiara in seguito: non è la donnetta che prega il Grande Fratello.

            Lo psicoreato di Winson sta nel rifiutare di partecipare coscientemente anche a livello intelettuale a cio’ cui O’Brien si compiace di partecipare anche a intelettualmente, nell’essere la minoranza di uno: ma anche Winston sa di non poter essere libero da solo. Tant’e’ che parteciperà ad una mitica Brotherhood della cui esistenza non sarà mai nemmeno certo ma in nome della quale arriverà ad esser disposto a buttar vetriolo sulla faccia di un bambino.

            Cioè, per essere libero Winston arriva a dichiararsi capace di praticare la stessa atrocità che vede glorificare dai suoi nemici. Questa contraddizione O’Brien gliela rinfaccerà senza parole all’inizio del loro interrogatorio: basterà a fargli risentire la registrazione.

            E subito dopo O’Brien mette bene in chiaro che l’accettazione intellettuale del mondo del Partito da parte di Winston è il necessario preliminare dell’accettazione emotiva: il primo stadio, ma non per questo meno necessario.

            Alla fine, il mondo del Partito e quello della Fratellanza sono due ‘solipsismi collettivi': totalitari e recprocamente impermeabili. Ci liberiamo da uno solo se siamo in grado di creare-costruire-integrarci in un altro. Un po’ come i tre superstati -Oceania, Eurasia, Estasia- in cui è diviso il mondo.

            Tutto questo rimanda ad una bella riflessione che Orwell aveva fatto qualche tempo prima di ‘1984’ in un articolo sulla lingua inglese: dove entra la lealtà esce la pietà, alla fine anche le più colombe fra i filantropi pacifisti possono diventare altrettanto crudeli dei più perfidi aguzzini. ‘Guerra è pace’.

            In altre parole, Orwell ribadisce la fondamentale ambiguità del concetto stesso di libertà. Essa è intrinsecamente partecipazione, ma per cio’ stesso è anche una qualche forma di schiavitù. ‘Libertà è schiavitù’, appunto. Certamente non è necessario considerarla come qualcosa di metafisico e/o come un ‘destino’.

            Ancora, questo O’Brien lo dice chiaramente a Winston: ‘Non hai pensato che lo slogan possa essere invertito? La schiavitù è libertà’. Il che spiega il trionfo del Grande Fratello (quello vero, non quello letterario) nel mondo libero di oggi.

            Insomma, la folla cui si partecipa per poter essere liberi è sempre a rischio linciaggi.

            Ricordo la scena finale di ‘Sostiene Pereira’ con Mastroianni, quando il traduttore protagonista Pereira esce di casa, finalmente libero di mescolarsi alla folla.

            Per un Manzoni la folla è sinonimo precisamente di potenziale linciaggio, di bestiale violenza.

            Ma l’essere umano si libera precisamente nel modo praticato da Pereira. Questa è la prassi della liberazione che trasforma le cose. Ecco perchè il progresso delle cose umane è punteggiato dalle ghigliottine.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

            • Francesco says:

              non credo di aver capito, tanto meno la tua idea di soluzione positiva all’ambiguità della libertà umana

              il bello è che sui singoli punti comprensibili sono quasi sempre d’accordo

              ciao

            • Andrea Di Vita says:

              Per Francesco.

              Non mi sono spiegato.

              Non esiste una soluzione.

              Probabilmente l’idea stessadi ‘soluzione’ è mal posta, perchè il problema sta nel nostro voler ingabbiare tutti i concetti -come quelle di ‘libertà’- nelle caegorie di ‘buono ‘ e ‘cattivo’.

              La libertà è di per se stessa ambigua. Essa consiste in una partecipazione che di momento in momento puo’ far star meglio o peggio noi stessi e gli altri. Ed in ogni momento è revocabile.

              Insomma, quanto di meno ‘destino’ si possa immaginare! :-)

              Ciao!

              Andrea Di Vita

            • Z. says:

              La libertà, come già si diceva, è fare quel cazzo che mi pare.

              Punto e basta.

              Inevitabilmente, a volte è una bella cosa, altre è una bruttissima cosa sia per me che per gli altri.

              Questo è: a meno di non voler aderire all’uso mediatico dei giorni nostri, dove “libertà” significa “noi” e “terrorismo” significa “loro”.

              Z.

  6. jam says:

    …destino non é un concetto arbitrario,
    oppure anche partecipazione é un concetto arbitrario, perché senza partecipazione non c’é nemmeno destino, e senza destino non cè nemmeno partecipazione…
    ciao

    • Andrea Di Vita says:

      Per jam

      Non ho capito.

      ‘Parteciazione’ presuppone ‘scelta’, e ‘scelta’ presuppone che non ci sia ‘destino’. Se siamo predestinati, come saremo liberi?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  7. jam says:

    …la predestinazione in effetti é uno spicchio di Amore,
    che ti lascia assolutamente libero di scegliere: predestinato alla libertà…
    Dio ha continuamente bisogno della nostra libertà-bellezza…
    anche il destino presuppone una scelta: quella di avere un destino appunto! Anzi avere un destino è l
    “la scelta”, destino é scegliere continuanamente, essere attori protagonisti con pieni poteri.: se Dio vuole, incha Allah é l’ossigeno dell’amore e del destino.
    Altrimenti agiamo all’interno della menzogna.
    Non avere un destino significa non conoscere l’Amore.
    tanta immensità ti da le vertigini?
    ciao

  8. mirkhond says:

    E se il destino è negativo?
    ciao

  9. jam says:

    …negativo in senso terrestre o extraterrestre?
    ciao

  10. mirkhond says:

    In senso terrestre. Sulle sofferenze degli extraterrestri non so nulla…
    ciao

  11. jam says:

    …le sofferenze non sempre sono negatività, sono degli esami, dei controlli cosmici, oppure degli ostacoli messi apposta affiché impariamo a capire il vero significato dell’esistenza.
    Ed anche un modo x liberarci dal ciclo delle reincarnazioni! Pulirci dagli errori commessi nelle nostre vite precedenti?
    La cavalleria futuwwa, il giusto agire, non aspettare una ricompensa, ma preparare il terreno, agire per la nobiltà dell’animo, la bellezza dell’idea, la generosità. E’ soltanto quando si dà agli altri, che arricchiamo noi stessi, il dono, libertà é essere capaci di offrire agli altri, creare le condizioni propizie.
    Cercare il proprio benessere personale non basta. Lo so che Ruzbehan Baqli al’ Shirazi, nel “gelsonimo dei Fedeli d’Amore, racconta che l’amore terrestre ci prepara a l’amore divino…
    ciao

  12. mirkhond says:

    L’Hara Berezaiti, il Monte Meru/Sumeru dei Veda e delle tradizioni bon e buddista, sono lo STESSO LUOGO?
    L’Hara Berezaiti è il Borz Kuh? Il Kuh-e-Alborz, citato dall’esploratore britannico Alexander Burnes, nel suo viaggio da Kabul a Bukhara, nel 1832, e che situa sull’Hindukush, a sud di Balkh?
    La montagna cosmica da cui partono quattro fiumi, e circondata da giacimenti di quattro minerali preziosi, lapislazzuli a sud, rubini ad ovest,oro a nord, argento o cristallo ad est, della tradizione iranica/bon/buddista è in qualche modo collegabile all’Eden?
    Il mito ebraico si ricollega a questo mito indoiranico?

    • Andrea Di Vita says:

      Per mirkhond

      ”lo STESSO LUOGO?”

      Nel tuo cuore lo sono già.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

      • mirkhond says:

        Per Andrea Di Vita

        Stando a Mario Liverani, il racconto biblico dell’Eden, fu redatto a Babilonia, in ambiente esilico, nella prima epoca achemenide, nel VI-V secolo a.C., rifacendosi ad un antichissimo mito sumerico babilonese, ma fortemente influenzato dal mito iranico della Montagna Cosmica.
        ciao

  13. mirkhond says:

    “l’amore terrestre ci prepara a l’amore divino…”

    A volte piace pensarlo anche a me, ma l’amore è accompagnato dal dolore e io soffro troppo, sono stanco di soffrire…
    Luca Mansi, il protagonista della Disubbidienza di Moravia, stava seguendo, senza forse, esserne a conoscenza, gli insegnamenti di Mani e della Santa Chiesa della Vera Luce, si stava lasciando morire perchè la vita gli sembrava cattiva, ipocrita e senza senso, ma venne salvato dall’amore di una donna molto più grande di lui e che gli ridette la vita come una nuova mamma…
    Ma questo, appunto nella fiction…
    Nella realtà mi convinco sempre di più che Mani avesse ragione, forse la verità è nel dualismo….
    E’ bello comunque poter ascoltare dei tesori di mistica e di fede autentica, da te che provieni da quel territorio religioso a me così caro che è l’Iran….

  14. jam says:

    …e non dimenticare il Monte Kailash nel Tibet!
    ciao

  15. mirkhond says:

    Infatti alcuni identificano il Monte Meru/Sumeru col Kailash, mentre altri studiosi con l’Hindukush e il Pamir.
    Chissà dov’è DAVVERO l’Hara Berezaiti, la Montagna di Dio, se qui è il vero nucleo del mito dell’Eden, se l’Eden e Shambala sono lo stesso luogo….
    Gli Armeni sostengono che Dio ha nascosto l’Eden alla vista di noi uomini, perchè siamo in stato di peccato, sarebbe bello che un giorno potessimo finalmente vedere e non soffrire più…
    ciao

  16. jam says:

    …comunque Eden e Montagna psico-cosmica, non sempre coincidono, a volte sono la stessa cosa, a volte sono due cose diverse. L’Eden non era e non sarà solo in montagna, ma anche in pianura, in collina e nelle alte valli e al mare. Forse la Montagna simbolizza la porta e il luogo al quale bisogna arrivare per attuare la Conoscenza o meglio il Sé divino, poi dopo si puo ripartire ed andare altrove, in un’altra parte del mondo-paradiso. Perché una volta che si é stati sulla vetta ci si rimane per sempre, anche se si parte, e ci si rimane anche proprio perché si parte(!)…ops…
    ciao

  17. mirkhond says:

    Mi ricordi Abbas Kiarostami quando afferma che l’uomo iranico è sempre in ricerca, in viaggio ( e difatti nei suoi film l’automobile ha sempre un ruolo centrale come metafora di una ricerca continua…)
    Quanto all’Eden, forse vi è una confluenza di due diverse mitologie, non saprei, sto facendo solo delle ipotesi….
    Eden, deriva dal sumerico Edin, che vuol dire una piana.
    Stando all’esegesi bibilica moderna, i più antichi riferimenti all’Eden, sono di epoca esilica (VI secolo a.C.) e in Genesi non si fa alcun riferimento alle montagne, ma ai quattro fiumi che scaturiscono da uno solo.
    Il Proto Isaia, profeta vissuto nell’VIII secolo a.C. , ma il cui libro 14 sul re di Babilonia, risale (o è stato ritoccato) all’epoca esilica, fa riferimento ad una montagna divina (la Montagna dell’Adunanza o dell’Assemblea), situata in remote regioni a settentrione.
    Anche Ezechiele, vissuto a Babilonia nel 593-571 a.C., accenna nel libro 28, all’Eden situato presso una montagna piena di pietre preziose e con pietre di fuoco (un vulcano?).
    Lo stesso commento della Bibbia di Gerusalemme, dice che vi è qui una confluenza tra il mito dell’Eden, forse di derivazione sumero-babilonese e quello orientale (iranico?) della Montagna sacra, situata in regioni settentrionali.
    Inoltre in quello stesso periodo Ciro di Persia, fondatore dell’Impero Achemenide, fondò la sua prima capitale, Pasargade nel 546 a.C., e la dotò di un giardino-parco, il Pairidaeza, con stilizzati i quattro fiumi a pianta cruciforme (Chahrbagh), prototipo di tutti i giardini persiani e poi indiani come il Taj Mahal dei Moghul e, stando agli studi di Mario Liverani, è proprio il giardino-parco di Pasargade ad aver ispirato il racconto biblico.
    Ora, Ciro si è ispirato alla Mesopotamia, in particolar modo ai giardini reali assiri, mescolandovi elementi della geografia cosmica iranica (o indo-iranica)?
    Pairidaeza, termine da cui attraverso il greco Paradeisos e l’ebraico Pardès, è derivato il nostro Paradiso, è parola avestica, è l’avestico non solo è il più antico linguaggio iranico conosciuto, ma è anche un idioma iranico ORIENTALE.
    Infine mi viene in mente un sigillo della Babilonia Cassita (1530-1160 a.C.). I Cassiti erano un popolo dell’altopiano iranico, stanziato sugli Zagros, e intorno al 1530 a.C., una loro dinastia conquistò Babilonia dominandola per quattro secoli.
    Ora, sappiamo molto poco di questo popolo montanaro, ma all’epoca citata, nella classe dirigente e tra le divinità, vi compaiono nomi inequivocabilmente INDOIRANICI, e ciò fa supporre agli studiosi, che proprio intorno a quell’epoca le orde arie abbiano cominciato a penetrare e ad assogettare l’immenso altopiano dal Waziristan al Kurdistan, che avrebbe preso da loro nome e linguaggi: l’Iran.
    Nel sigillo sopracitato, rinvenuto a Nippur e risalente al re cassita Nazimaruttash (1307-1282 a.C.), vi è la raffigurazione stilizzata di una montagna sacra con alla testa la figura di una divinità, affiancata da due grifoni alati e alle spalle dei grifoni, due alberi, sui quali vi sono uccelli, cosi come vi sono uccelli in volo. Ai piedi della montagna vi è raffigurato un essere antropomorfo da cui scaturiscono delle acque.
    La montagna è situata al centro di un giardino, circondato da una catena di monti.
    Questi naturalmente, solo solo dei pindareggiamenti, come direbbe l’amico Pino Mamet….
    ciao

  18. jam says:

    …certo, basi sanscrite del Mazdeismo. L’Avesta di Aura Mazda, ha molti tratti in comune con i Veda indiani, quindi l’Avesta é indoiranico e Balkh é stato da sempre il luogo geografico della sintesi. Ecco x’ é inevitabile che ci sia un Hara Berezaiti-Alborz non lontano da Balkh.
    Poi mi viene da ridere pensando al monte Meru, cioé Sumeru, x’ penso ai Sumeri????
    ciao

  19. jam says:

    …ma allora siamo impazziti? Abbiamo perso la memoria? E dove lo mettiamo i Sinai mistico di Mosé?
    ciao

  20. jam says:

    …il Taj Mahal, é stato costruito partendo dal libro di Ibn’Arabi, Illuminazioni alla Mecca, che si trovava nella biblioteca di Jahângîr, consultato da Shah Jahân e dall’architetto costruttore. Ibn’Arabi nel suo libro ha disegnato uno schema del Trono, riferendosi a quanto scritto nel Corano.
    Il Taj Mahal é quindi la rappresentazione del “Trono divino” e del suo paradiso cioé dei giardini. Da notare che i giardini sono stati alterati da lord Curzon. Cioé gli inglesi hanno sostituito ai frutteti ed al
    giardino originale un prato all’inglese che non corrisponde affatto al piano originale dei giardini-paradiso..
    ciao

  21. mirkhond says:

    Più che basi sanscrite, gli studiosi parlano di un terreno COMUNE alle due culture, sancrita e avestica, comunanza risalente a quando gli antenati dei gruppi iranici e indiani non si erano ancora separati.
    Per esempio il Soma vedico, bevanda sacra per il protoinduismo, può avere delle corrispondenze con l’Haoma, la bevanda sacra del Mazdeismo, bevanda con un significato di tipo “eucaristico” ed ancora oggi parte essenziale del rituale zoroastriano.
    Ora, tra le venti satrapie dell’Impero Achemenide al tempo di Shah Dario I (522-485 a.C.), la XV è quella dei Saka Haumavarga, i Saci Amirgei delle fonti greco-romane a partire da Erodoto (V secolo a.C.).
    Questi Saka/Saci/Sciti, popolo iranico settentrionale di questa satrapia tra le più remote ed orientali dell’impero, sono detti appunto Haumavarga, cioè preparatori del sacro Haoma, della sacra bevanda rituale zoroastriana, e la loro terra coincide col paese tra Kokand e Srinagar, tra i bacini del Syr Daria e dell’alto corso dell’Indo e del Jhelum, quindi un luogo formato da formidabili barriere di monti, partendo dall’Alaj, il Pamir, l’Hindukush e il Karakorum e comprendente l’attuale Gorno Badakhshan del Tagikistan ex sovietico, il Wakhan, il Chitral, il Dardistan, il Kohistan, Hunza, il Baltistan e parte del Kashmir.
    Un territorio abitato ancora oggi dalle genti iraniche più orientali come i Tagiki e i Wakhi, dai popoli Dardi, anello di congiunzione linguistica tra Iran e India, gli anari e isolati Hunza, e i Balti, popolo con fattezze europoidi, ma parlante una lingua tibetana, e sulla cui bandiera campeggia uno swastika, simbolo dei quattro fiumi cosmici.
    In questa remota satrapia achemenide e punto d’incontro tra Iran, India e Tibet ancora oggi, secondo l’iscrizione rupestre di Dario I a Behistun e al successivo racconto di Erodoto, cresceva e si preparava la sacra bevanda dello Zoroastrismo, quell’Haoma coincidente col Soma vedico. Probabilmente si tratta della STESSA pianta, che, assieme alla composizione del liquore “eucaristico” utilizzato per il culto, oggi ci è ignoto.
    Gli Zoroastriani di oggi, utilizzano, l’efedra, una pianta selvatica che cresce nei deserti intorno a Yazd in Iran, ma è probabile che si tratti di un sostituto risalente all’epoca sasanide (226-651 d.C.).
    E’ perciò sorprendente, che la satrapia legata al sacro Haoma, corrispondesse al territorio di congiunzione tra Iran e India, e questo forse può spiegare certe tradizioni religiose comuni, a cominciare dalla Montagna Cosmica, il cui lontano ricordo, può esser confluito nel mito sumero-babilonese, proprio in epoca persiana, e aver dato origine al mito dell’Eden bibilico.
    Queste, naturalmente, sono solo delle ipotesi….
    ciao

  22. mirkhond says:

    “Poi mi viene da ridere pensando al monte Meru, cioé Sumeru, x’ penso ai Sumeri?”

    Hai proprio ragione a ridere pensando ai Sumeri, o meglio alle teorie bislacche che circolano intorno a questa antichissima civiltà.
    Proprio poco fa in tivù, nella trasmissione Voyager, sento parlare dei Sumeri venuti dallo spazio….
    Scherzi a parte, Shumer/Shumeru da cui Sumeri, era il termine SEMITICO utilizzato appunto dai popoli semitici della Mesopotamia, per indicare questa civiltà, le cui origini sono ancora avvolte nel mistero, e che parlavano una lingua NON semitica, e a tutt’oggi “isolata”, cioè senza alcun legame con nessuna famiglia linguistica a tutt’oggi conosciuta, del passato e del presente.
    Il termine con cui i Sumeri definivano etnicamente se stessi era Ùĝ saĝ gíg-ga (si dovrebbe pronunciare Uŋ saŋ giga, e cioè gli Uomini dalla Testa Nera, mentre il loro paese veniva chiamato Ki-En-Gir, Luogo dei Signori Civilizzati.
    ciao

  23. jam says:

    …l’ACQUA della sorgente di Mithra, di Al’khadir ed anche delle sorgenti di Mosé, é ancora più haoma dell’haoma .
    Lo zikhar é l’haoma supremo, l’acqua che lava il cuore.
    L’haoma- soma é nel Sama.
    Una goccia del Suo oceano.
    L’ambrosia suprema é invisibile agli occhi umani.
    Zoroastro vieto’ l’uso dell’haoma. L’eucarestia dei loro riti era del pane ed vino proprio come chez i cristiani.
    ciao

  24. mirkhond says:

    E’ vero Zarathushtra proibì l’haoma, forse per i suoi poteri allucinogeni come il soma vedico che invece venne deificato. Ma i magi, il clero lo recuperò nel culto “eucaristico”, e, probabilmente la preparazione era affidata ai Saka della XV satrapia achemenide di cui si è parlato.
    Probabilmente il clero pensava così di assorbire la reazione pagana legata ai daeva, recuperando alcuni rituali prezoroastriani, per favorire il trionfo del Monoteismo in Iran, un pò come il Cristianesimo con festività e ritualità pagane.
    ciao

  25. jam says:

    …ti diro’ il termine monoteismo in questo contesto é incompleto e ha bisogno di un approfondimento.
    Non era per il trionfo del monoteismo come concetto filosofico o teologico, che Zarathustra proibi l’haoma, ma per il trionfo della Verità come sintesi di terreno e ultraterreno. Non tanto e non solo per assorbire una reazione pagana, perché é fuorviante e pernicioso opporre paganesimo a monoteismo, ( abbiamo già visto altrove che l’induismo ad esempio, considerato frettolosamente e certamente con incompetenza, pagano, é in effetti monoteista). Zarathusta voleva piuttosto assorbire il “paganesimo del monoteismo”, per fare trionfare il Vero. Il monoteismo é pagano quando é soltanto exoterico, ed il paganesimo é monoteismo quando nella sua dialettica interna fra exoterico e esoterico, scopre l’Unico, il Vero…
    ciao

  26. jam says:

    …quando i frati di monasteri italiani distillano certi liquori-elisir cento erbe, non fanno forse “l’haomambrosia”? E il liquore giallo di Benevento non é forse un soma?

  27. jam says:

    …l’albero dell’haoma bianco, il Gaokerena é botanicamente sconosciuto, quindi l’haoma non é l’efedra, ma piuttosto le piante in generale, quindi la linfa, l’acqua che scorre nelle piante: il Rasa.
    In India é il ficus religiosa proprio a causa del suo latex bianco, ed é l’albero sotto il quale Buddha meditava/. Io metterei il concetto di haoma vicino a quello di prana: l’haoma é un prana spirituale, un’elixir che é assurdo voler distillare da semplici piante terrestri, le piante e l’haoma non son che la metafora di qualcosa d’altro, anche se attraverso le piante a volte si puo ottenere guarigione, ma le piante non bastano, l’haoma non basta se non é avvolta dal prana, e il prana non basta se non é avvolto dal…
    ciao
    ciao

  28. mirkhond says:

    “l’haoma non é l’efedra”

    Ma l’efedra è stata ultilizzata dagli Zoroastriani di Yazd ancora nel XIX secolo, quando la esportavano ai confratelli dell’India.
    Come ho accennato in precedenza, è possibile che l’haoma originario fosse una pianta diversa, originaria delle alte vallate del Pamir, la terra appunto dei Saka Haumavarga, gli attuali Tagiki più orientali.
    Del resto l’archeologo “greco”-russo Viktor Sarianidi, negli anni’70, rinvenne nei resti dei Templi del Fuoco della Battriana, tracce di papavero e cannabis, e gli studiosi hanno ipotizzato che queste sostanze potessero costituire la base dell’haoma originario.
    Cio potrebbe spiegare il bando di Zarathushtra, e nei Veda si parla di dèi e re “drogati” e “gasati” dopo solenni bevute di soma.
    Infine, l’iranista franco-alsaziano James Darmaesteter (1849-1894), ipotizzò addirittura un collegamento tra l’Haoma/Soma originario e l’Albero della Vita del Genesi!
    ciao

  29. jam says:

    … l’albero della vita,
    infatti anche il cipresso é “haoma” x i zoroastriani di Yazd!
    ciaooo

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