Notizie e immagini da Tunisi

Mi scrive Imed, un amico tunisino che non sentivo da tempo, con una vita straordinaria alle spalle.

Ieri (14 gennaio 2011) c’ero, insieme a mia moglie, davanti al ministero dell’interno a manifestare e a filmare gli eventi storici che dopo poche ore hanno portato alla fuga di Ben Ali.

Ieri notte, ho fatto parte di un comitato di quartiere, che si è organizzato per proteggere le famiglie e i beni dai “residui del regime”, uomini armati, manovrati, non si sa da chi, per alimentare un clima di terrore nel paese.

Con molto ritardo sono riuscito a pubblicare su You Tube un filmato, in tre parti, a mio parere rappresentativo di ciò che accadde la mattina del 14 gennaio di fronte al ministero dell’interno nella capitale tunisina (con interviste e testimonianze).

Ho letto e fatto leggere il tuo post che per la prima volta ha parlato della rivoluzione del gelsomino.

Ti invio tre URL e i relativi codici da incorporare. Ti lascio la facoltà di farne l’uso che riterrai più opportuno.

Ti posso testimoniare, che lo stato d’emergenza e il coprifuoco non sono rispettati perché l’esercito tunisino lavora fianco a fianco con il popolo per assicurare l’incolumità della gente durante la notte. L’uso dei cellulari (Tunisie Telecom) è gratuito di notte per consentire di chiamare l’esercito, coordinare l’inseguimento delle macchine sospette. Per distinguerci e renderci visibili ci vestiamo in bianco.

Un abbraccio.

Imed.

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14 Responses to Notizie e immagini da Tunisi

  1. Leo says:

    Dear Martines
    Sorry, I would avoid to use colour or flower name for the Tunisia revolt, all the previous “revolutions” so codified ended to play in the hand of the USual big boss. We should wait if the new gouvernment attitude towards the smallest “democracy” of the Mediterranean sea and then judge…

  2. roseau says:

    Documenti straordinari e importantissimi, di prima mano… grazie ad entrambi, Imed e Miguel :)

  3. Peucezio says:

    Sì, ferma restando la buona fede di Imed, anch’io, appena ho letto “rivoluzione del gelsomino”, ho avuto un moto di fastidio.
    Può essere benissimo che si tratti di una rivolta spontanea, ma un nome come quello a maggior ragione sarebbe infelice.

  4. Per Leo (che presumo capisca l’italiano) e Peucezio

    Capisco benissimo la vostra diffidenza.

    Però mettiamola così: tutte le varie rivolte con bei nomi, che ogni tanto scoppiano nel mondo quando conviene agli Stati Uniti, hanno due caratteristiche:

    1) si appoggiano su problemi veri – la gente non scende in piazza se non ha qualche motivo

    2) vengono immediatamente inserite nella macchina dello spettacolo e dei media mondiali, con la creazione di slogan, di personalità-immagine e così via.

    In Tunisia, abbiamo il primo elemento. E lo abbiamo in una tale misura che il presidente, eletto con il 99,6% dei voti, è dovuto scappare.

    Manca totalmente il secondo elemento. Per settimane, i pochi riferimenti nei media occidentali dicevano solo che c’erano “sommosse per il prezzo del pane” e nascondevano l’aspetto politico, esattamente al contrario di come fanno in Iran, dove ogni sommossa del pane diventa una “rivolta contro il regime islamico”.

    I media non hanno dato risalto ad alcuna personalità della rivolta; e la Francia e l’Italia hanno ribadito fino al penultimo momento il loro sostegno a Ben Ali. E se crolla l’uomo dell’Occidente a Tunisi, potrebbero crollare i tanti altri uomini-dell’Occidente del mondo arabo.

    Non c’è nulla di strano che questa rivolta scelga un nome accattivante, come “Rivoluzione del gelsomino” – non c’è sempre bisogno di un consulente della CIA per inventare un nome :-)

    La questione, casomai, è, cosa succederà adesso?

    • Peucezio says:

      Se fosse davvero il crollo di un uomo dell’Occidente e potesse innescare una reazione a catena, sarebbe una gran cosa.
      Suona un po’ strano che quello che ha protetto Craxi sia il referente degli interessi americani e israeliani (l’Occidente in sostanza è questo: i due stati che ho detto, con l’appendice britannica, e un nugolo di servi privilegiati ma del tutto ubbidienti), ma d’altronde certi posizioniamenti strategici possono cambiare e comunque c’è sempre la logica del male minore, del supporto a chi rappresenta un argine a una eventuale deriva irriducibilmente anti-occidentale e non posso escludere che oggi Ben Alì rappresenti ciò.

      Sul fatto che le rivoluzioni colorate etero-pilotate si poggiano su problemi veri: credo non esista popolo al mondo, a maggior ragione se parliamo di paesi non particolarmente benestanti, in cui non ci siano dei problemi e quindi degli scontenti pronti a protestare. Ma secondo me non c’è neanche bisogno di questo perché la gente scenda in piazza, anzi, a spesso accade per il motivo opposto: senza il boom economico e il passaggio dell’Italia da un’economia agricola a una industriale e il conseguente benessere diffuso, la società dei consumi ecc., non avremmo avuto né il ’68, né il ’77, né tutto ciò che c’è stato in mezzo.
      E’ interessante in questo senso come l’espressione “sommosse per il prezzo del pane” per il media occidentali abbia un senso squalificante: in questa logica capovolta un popolo affamato che protesta per dare da mangiare ai suoi figli non merita rispetto, mentre gli studentelli spinellati con la pancia piena che protestano per la democrazia (che poi è sempre democrazia formale, mai consenso sostanziale, perché nella neo-lingua politicamente corretta il potere del popolo deve significare il suo opposto, cioè il ritrarsi con orrore dal consenso popolare in quanto plebiscitarismo, populismo ecc. in nome di un governo delle regole, imposte arbitrariamente da un’élite) e la libertà di stampa, cioè le seghe mentali dei ricchi, quelli sono eroi e meritano il massimo rispetto e i riflettori mediatici.

      • Andrea Di Vita says:

        Per Peucezio

        ”seghe mentali’

        Non faccio fatica a trovare esempi di governi formalmente rispettosi della libertà di stampa che si sono cionondimeno resi responsabili di atrocità. Penso ad es. a quello che ha fatto l’Inghilterra in Irlanda al tempo della peste delle patate.

        Faccio grande fatica, invece, a trovare esempi di governi che NON rispettano formalmente la libertà di stampa e che NON si siano resi responsabili di atrocità. Non me ne viene in mente neanche uno.

        La libertà di stampa è come l’uccellino che si teneva una volta sui copricapi dei minatori delle miniere di carbone. Finchè viveva, faceva poco. Quando moriva, la sua morte segnalava la presenza del mortale gas grisou…

        Ciao!

        Andrea Di Vita

        • Francesco says:

          sta diventando un’abitudine!

          concordo in pieno con quanto scrive Andrea sulla libertà di stampa: nessun governo autoritario la ha mai sopportata, per quanto si spacciasse e venisse spacciato per “popolare”

          però io penso anche al ruolo che il sindacato dei giornalisti italiani vorrebbe avere nell’erigendo regime anti-berlusconiano o al silenzio dei mass media sul regalo di Telecom ad un imprenditore non ostile alla maggioranza dell’epoca

          :(

          • Andrea Di Vita says:

            Per Francesco

            Per esercitare la libertà ci vogliono uomini liberi. Spesso invece c’e’ gente che pagherebbe per vendersi. Pero’ non andiamo OT. Nessuna autocensura legittima una censura.

            Ciao!

            Andrea Di Vita

  5. Comunque anche i tunisini si pongono il problema del rapporto tra libertà-in-rete-all’americana e la necessità di una vera libertà in rete. Qui c’è un bell’articolo, un po’ lungo e in francese:

    http://nawaat.org/portail/2011/01/03/les-cyber-activistes-arabes-face-a-la-liberte-sur-internet-made-in-usa/

    • Andrea Di Vita says:

      Per Martinez

      Mi pare un testo bello (perchè ricco di informazioni su na realtà a me per nulla nota prima) ma che esprime preoccupazioni premature.

      Nessun regime Arabo ha il livello di sofisticato controllo sociale ad es. di quello di Cina o Singapore: non fosse che per il fatto che gli Arabi sembrano essere molto più individualisti dei Cinesi e degli abitanti di Singapore. Per ora la combinazione del manganello da una parte e della distribuzione clientelare di agnelli sacrificali a poveracci dall’altra sembra funzionare. Ben Alì non lo hanno cacciato i blogger. E al contrario, finchè Mubarak o Assad o chi per loro si tengono il consenso di una significativa frazione della popolazione (chissà quanti in Tunisia si scopriranno essere sempre stati democratici, oggi) non hanno bisogno di tanta censura su Internet per mantenere il potere.

      Ben Alì è stato forse soltanto percepito come troppo ingordo nel momento sbagliato in cui la gente scendeva davvero in piazza per l’impennata dei prezzi dei generi di prima necessità (a proposito, che si dice oggi dei prezzi in Tunisia ora che il tiranno è scappato?)

      Un controllo eterodiretto dei blogger Arabi (dagli USA? da Israele?) mi sembra poi ancora meno probabile, dopo il fallimento di Echelon nel prevenire gli attentati dell’11 settembre 2001 e per lo stesso motivo. Se tutte le volte che su un sito Arabo compare la scritta ‘A mare gli Ebrei!’ devono partire gli elicotteri delle squadre speciali, hai voglia…

      Un discorso a parte merita il Bahrein. Se la sua repressione del dissenso cade nel silenzio di USA, Arabia Saudita e affini, si crea un insperato spazio di manovra per la propaganda Iraniana. Dopo tutto, Bahrein ha una èlite sunnita che galleggia sun un mare di sciti (oltre che di petrolio e gas). Qual’e’ la popolarità degli ayatollah fra i blogger Iraniani? Non esiste (ancora) una rete di hacker governativi a Teheran, così come oggi sappiamo esistere in Cina?

      Insomma: se gli USA sostengono indirettamente l’opposizione a Teheran via Inetrnet, cosa impedisce al governo di Teheran di restiruira il favore a danno almeno degli Satti del Golfo? L’ignoranza?

      Tengo a questa domanda perchè da noi in Europa e in USA c’e’ una minoranza di giovani (sotto i 30 anni) che si informa soprattutto su Internet e una maggioranza (sopra i 30 anni) che si informa dalla televisione (e giornali…). Ma da quelle parti la percentuale è rovesciata. Internet non è oggi un pericolo reale per quei regimi, ma puo’ diventarlo.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  6. Sul fatto che la “rivoluzione del gelsomino” non deve nulla all’Occidente:

    http://egyptianchronicles.blogspot.com/2011/01/myth-and-reality-about-jasmine.html

  7. Leo bis says:

    Grazie Miguel di queste osservazioni che mi paiono abbastanza convincenti. In effetti anche io avevo la preoccupazione della ennesima rivoluzione “colorata”.

    P.S. : d’ora in poi mi chiamerò Leo bis per non creare confusione con il Leo “inglese” :-)

  8. Leo says:

    Dear Martinez
    Apology for previous post I forgot a verb, but you and others got the point, I can understand Italian and other languages..I am writing in English, because it is the language of the “time”..unfortunately let me add, and your blog very original that should deserve a larger breath..writting in English helps to no italian fully speakers to be involved I hope.
    Your links are very interesting, my very personal opinion, the revolt started spontaineously and now the different players interested are trying to positioning their paws and see what to do to limit damnages or take advantages..we can only hope that Tunisian find serious leader to rappresent them…the social links in arab even if urban society seem are playing a role, self security units the results, similarly dynamic occurrred in Iraq..here at least so far no invading troops..thanks for your work miguel
    regards
    LEO

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