Ritorno al Castello Devachan di Sanremo

Tempo fa, dedicai alcuni articoli sul vecchio blog al Castello Devachan di Sanremo, l’occasione per riflettere su alcuni aspetti insoliti del Novecento.

C’è tutto – avventurose famiglie inglesi, esotismi orientaleggianti, un principe tedesco morto combattendo a fianco della resistenza filippina antiamericana, la storia di una città-cortigiana e il culmine del Grande Delitto, altrimento noto come Prima guerra mondiale, con la distruzione dell’impero ottomano.

La storia non è fatta di singoli eventi, ma possiamo dire che almeno simbolicamente, è al Castello Devachan che nascono i genocidi del Novecento e i conflitti mediorientali, Israele e tante altre cose che hanno segnato tutte le nostre esistenze.

Ogni tanto, mi scrive con infinita pazienza Danilo De Angelis, un lettore di Sanremo, e siccome i suoi messaggi sono particolarmente interessanti, rinvio le risposte a quando avrò tempo, cioè a quando il suo messaggio sarà stato sommerso da mille altri. Chiedo scusa a lui, come la chiedo ai tanti altri cui succede la stessa cosa.

Il lettore scrive, allegando anche la foto che vedete qui sotto:

Mesi addietro lei si è occupato del castello Devachan, un villone, di sinistra fama, della mia città.

devachan

Castello Devachan di Sanremo

Negli anni ricordo varie interpretazioni di tale struttura: da ricordi paterni del castello adibito a luogo di interrogatori fascisti/nazisti durante la seconda guerra mondiale, alla attribuzione del posto come edificio di una scena del Sentiero dei Nidi di Ragno di Calvino (il padre era Direttore dell’istituto accanto).

Quella zona di Sanremo è particolare: in poche decine di metri vi era un orfanotrofio in una splendida villa in stile rinascimentale (con pareti affrescate di nudi e suore che imponevano ai piccoli “ospiti” di camminare a testa bassa), il castello Devachan (la cui pronunzia in zona è “devascian”) ed una villa di proprietà di una amante di Mussolini che vi si recava di nascosto nei primi anni ’30. Proprio per vedere questa villa, che ho scoperto essere in vendita, ieri gironzolavo in quella zona (la villa è ora un soggiorno per ufficiali in pensione con un parco clamoroso). Ho allungato di pochi metri la strada ed ho provato a chiedere al custode, che conoscevo tra l’altro di vista, se potevo vedere l’esterno del castello Devachan e magari scattare qualche foto. Mi è stato più facile in Israele fotografare dei soldati in assetto anti sommossa..

Pare che la residenza attuale sia strettamente privata e qualunque curiosità interpretata come una gravissima intrusione.

Il lettore segnala anche un articolo di Claudio Porchia su Sanremo News, che parla del Castello Devachan e della sua storia. Inevitabilmente, l’articolo riprende le solite affermazioni erronee sul significato del nome devachan, che si rimpallano ormai da anni i siti turistici di Sanremo. Non ne facciamo una colpa all’autore dell’articolo, che non era certo tenuto a conoscere il gergo della Società Teosofica, e l’articolo per il resto è fatto benissimo – ci fa sapere, ad esempio, che il cancello della villa proveniva dalla villa che Gabriele D’Annunzio condivideva con Eleonora Duse, poi pignorato a quest’ultima quando il Gran Cialtrone Volante smise di finanziarla, e rivenduto ai proprietari del Castello Devachan. Un quadro significativo di un piccolo mondo.

L’articolo è corredato da varie foto d’epoca, che indicano tutta la distanza che separa il  nostro mondo da quello in cui esisteva la Borghesia con la b maiuscola.

In particolare, c’è la foto di una porta in ferro battuto, oggi scomparsa. Un quadro affascinante di fantasie otto/novecentesche sull’India Misteriosa, l’altro lato del grande saccheggio che creò il Terzo Mondo.

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Porta scomparsa del Castello Devachan

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6 Responses to Ritorno al Castello Devachan di Sanremo

  1. Andrea Di Vita says:

    Per Martinez

    Da Ligure, segnalo che qui da noi siamo pieni di richiami all’Altrove. Penso alla cchiesa Russa di Sanremo per ricconi ed esuli, alla villa del Nobel che sognava la pace e ar a guerra, e soprattutto al Castello De Albertis di Genova, che si raggiunge da sotto casa mia con l’unico ascensore al mondo che si trasforma in funicolare durante il suo tragitto di trecento metri (altro che transformers…) e che contiene i cimeli di una vita di viaggi nel Terzo Mondo fatti alla fine dell’Ottocento da un capitano di lungo corso che si compro’ le rovine di una fortezza medievale per farsi un castello stile Ludwig in cui si entra passando fra le palle di cannne Ottomane dell’assedio di Rodi.

    Con tanti ringraziamenti dagli Ufici Turismo della Liguria :-)

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. mirkhond says:

    Diciamo che a Sanremo fu PERFEZIONATA la spartizione/distruzione dell’Impero Ottomano, pianificata nel 1916 con gli accordi segreti Sykes-Picot tra Francia e Inghilterra.

  3. mirkhond says:

    “Quella zona di Sanremo è particolare: in poche decine di metri vi era un orfanotrofio in una splendida villa in stile rinascimentale (con pareti affrescate di nudi e suore che imponevano ai piccoli “ospiti” di camminare a testa bassa)”

    Si tratta per caso, dello stesso orfanotrofio facente capo a Don Orione, nel quale fu ospite, assieme a suoi connazionali colpiti dal terremoto della Marsica del 1915, il giovanissimo Secondino Tranquilli, il futuro Ignazio Silone?

  4. Danilo De Angelis says:

    @Mirkhond: Credo di no. Purtroppo le mie di cui sopra sono solo ricostruzioni da narrazioni un poco sbiadite dal tempo e dalla serie di eventi. L’orfanotrofio di cui parli è presumibilmente l’attuale cottolengo in una zona di Sanremo chiamata “Madonna della Costa”, dal nome del santuario seicentesco nelle immediate vicinanze. La villa sopra citata era stata invece adibita ad orfanotrofio temporaneamente in seguito alla distruzione di una altra struttura. Infatti un bombardamento navale il 20 ottobre del 1944 aveva provocato lo scoppio della santa barbara nella piazza sovrastante con conseguente demolizione degli edifici adiacenti.
    Anni addietro durante una conversazione, una vedova di un patrizio genovese, lamentava ancora la perdita conseguente di tutto il mobilio cinquecentesco della famiglia del marito, nel palazzo a ridosso dell’esplosione..
    Saluti.
    Danilo.

  5. mirkhond says:

    Per Danilo De Angelis

    Grazie e buon anno!

  6. Strano che non si accenni al fatto che il “castello” fu la sede del comando delle “SS” durante il conflitto ’40-’45….. eppure sono molti coloro che ci sono finiti (mio nonno compreso) e pochi quelli che sono riusciti a scappare. Si narra che le urla dei prigionieri si sentissero nelle campagne di San Lorenzo (zona Solaro). Chi vi abita ha sicuramente poco apprezzamento per chi voglia fotografare o risvegliare questa parte della storia, ma a Sanremo c’è ancora chi si ricorda di quegli avvenimenti !!!

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