Gianfranco Fini, Renato Schifani e gli imprevisti dei reati d’opinione

Due mesi fa, Gianfranco Fini e Renato Schifani, nei loro ruoli di presidenti delle due camere, si sono impegnati a “a velocizzare al massimo i tempi di approvazione” di un’eventuale legge che mandi in galera i “negazionisti dell’Olocausto” anche in Italia.

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Renato Schifani, nella poltrona più importante d'Italia

Anzi, Gianfranco Fini si è impegnato “a sensibilizzare i gruppi parlamentari» affinchè presentino al più presto una proposta per «contrastare gli irresponsabili profeti del negazionismo».

Il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri chiede alle organizzazioni comunitarie ebraiche di dettargli addirittura il testo della legge. Gasparri infatti

“sottolinea che il popolo della libertà sarà «onorato» di sostenere la proposta della comunità ebraica. E annuncia l’intenzione di «chiedere a Pacifici un incontro» per definire «i contenuti di questa iniziativa legislativa».”

Come abbiamo raccontato, Vincent Reynouard è stato estradato dal Belgio e incarcerato, per un anno, in Francia, per un piccolo opuscolo che aveva mandato per posta ad alcune persone. Reynouard è stato condannato anche a pagare l’importo di 60.000 euro, una cifra che con ogni probabilità non ha mai posseduto in vita sua.

Reynouard, insegnante licenziato in passato per materiale storicamente eversivo che gli avevano trovato nel computer, deve essere un personaggio assai curioso, con otto figli, che mescola cattolicesimo tradizionalista e una stima per nulla nascosta per il nazismo. Non conoscendolo personalmente, non mi permetto di giudicare; ma mi ricorda il tipo dell’Uomo con una Causa, che ogni tanto capita di incontrare, che avrebbe la soluzione a tutti i problemi del mondo, se solo qualcuno lo ascoltasse.

E in effetti, i processi sono riusciti a dare una certa fama alla decina di persone, come Reynouard, che nel mondo si ostinano a sfidare gli stati: su Google, “Holocaust Denial” segnala oltre 400.000 pagine [1], e il suo povero cugino “negazionismo” comunque ne guadagna più di 40.000.

Ma nel collasso generale degli Stati Nazione e con l’avvento dei nuovi media, si aprono nuovi spazi: appare così sulla scena Paul-Éric Blanrue, uno scanzonato zététique o scettico francese (in Italia, diremmo un “cicappino”) noto per aver prodotto con le proprie mani, usando unicamente tecniche disponibili nel Medioevo, un lenzuolo uguale a quello della Sacra Sindone.

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Paul-Éric Blanrue presenta tutto ciò che serve per fare un'autentica Sindone

Paul-Éric Blanrue, come esperto demitizzatore, nel 2007 aveva pubblicato un libro sulla diffusione delle fantasie antisemite nella cultura francese, Le Monde contre soi: anthologie des propos contre les Juifs, le judaïsme et le sionisme, presentato presso la sede dell’associazione comunitaria ebraica, B’nai Brith di Parigi.

Nel 2009, Blanrue ha scritto Sarkozy, Israël et les juifs, dedicato all’analisi del ruolo delle “reti filoisraeliane” (termine che lui preferisce a quella di “lobby”) in Francia, in particolare nel loro rapporto con il presidente Sarkozy. Un libro documentato e pacato, che gli ha guadagnato un immediato ostracismo nel mondo della cultura francese. Rimandiamo all’ottima critica del libro che fa Alain Gresh su Le Monde Diplomatique.

In seguito all’arresto di Reynouard, Blanrue ha organizzato una petizione per l’abrogazione della legge Gayssot, che vieta di

“«contestare (…) l’esistenza di uno più crimini contro l’umanità come sono definiti dall’articolo 6 dello statuto del tribunale militare internazionale  [detto di Norimberga] allegato all’accordo di Londra dell’8 agosto 1945.» [2]

La petizione spiega:

Non si tratta, per i firmatari della petizione, di sostenere le idee di Vincent Reynouard, ma di difendere il suo diritto a esprimerle e così facendo, di difendere uno dei principi fondamentali  della Repubblica francese.”

La petizione è stata firmata da alcuni noti intellettuali come Noam Chomsky, Domenico Losurdo e Jean Bricmont, nonché il militante antirazzista e comico nero francese, Dieudonné. Volutamente, non è stato posto alcun filtro sulle firme, per cui è ovviamente stato firmato anche da “negazionisti” e persone di estrema destra, ma la matrice è molto chiaramente un’altra.

Pochi però si sono accorti di un’altra e molto più importante contestazione a simili leggi. Che nasce dai più accaniti sostenitori d’Israele oggi presenti.

Ricordiamo che nessuno finisce in carcere perché dice che gli UFO hanno costruito la Grande Piramide, o che gli antichi Veneti erano Celti (magari della varietà giudeocristiana). La legge che Fini, Schifani, Gasparri e Pacifici stanno preparando non ha nulla a che fare con la difesa della “verità storica”, ma si fonda sull’idea che mettere in dubbio l’esistenza delle camere a gas in Polonia nel 1944 ferirebbe i sentimenti di un giovane ebreo, insegnante di latino a Roma oggi. E’ una giustificazione poco plausibile, però non ce n’è in sostanza un’altra.

Quindi le “leggi memoriali” appartengono alla più vasta famiglia delle leggi che puniscono chi ferisce i sentimenti di gruppi etnici e/o religiosi.

E’ qui che sorge un problema.

Infatti, lo stato di diritto è nato con la rivoluzione borghese: cioè con l’abolizione dei privilegi e l’idea di dare una chance a tutti, ovviamente dentro il sistema capitalistico.

Quindi, una volta stabilito il principio che è vietato offendere un gruppo etnico-religioso, il divieto dovrebbe coprire anche altri gruppi, sebbene la legge francese sia stata scritta con un astuto riferimento al processo di Norimberga, che lascerebbe aperto il campo a ogni altro revisionismo.

E così nel 2006, la Camera francese ha passato una legge che condanna a un anno di carcere chi nega il genocidio armeno, in curioso parallelo con la legge turca che condanna al carcere chi invece lo afferma. Ma il Senato francese, a quattro anni di distanza, è riuscito ancora a sfuggire all’approvazione della legge: i nazisti sono tutti morti, i turchi sono vivi.

Solo la Svizzera per ora punisce la negazione del genocidio armeno, con la devastante precisazione che si tratta di un “fatto notorio“, che non deve essere dimostrato. Si finirebbe in galera, in teoria, anche contestando, con prove alla mano, l’entità di un singolo massacro commesso dai turchi. Succederebbe davvero? Probabilmente solo se il negazionista avesse anche opinioni turcofile – e quindi la condanna verrebbe decisa proprio in base alle opinioni personali dell’imputato.

Simili leggi costituiscono un serio problema per i nuovi movimenti islamofobi.

Non è questione di moderare il linguaggio. Anche se lo dicessero con il sorriso sulle labbra, questi movimenti si fondano tutti su un’affermazione precisa: il problema non è questo o quel singolo “estremista”, ma l‘Islam in sé, che sarebbe un’ideologia politica, che ha un programma non solo per l’aldilà, ma anche per l’aldiqua.

Questo è il punto cruciale, che viene ancora prima della condanna verso quell’ideologia politica.

Ora, che l’Islam sia un’ideologia politica non è una tesi del tutto sbagliata.[3]

Il capitalismo, per una serie di motivi che sarebbe lungo da spiegare, ha inventato una sfera di intimi gusti personali, denominata “religione”, tanto intoccabile quanto impotente. Eppure tutto ciò che si cerca di inserire in quella sfera è profondamente sociale. E’ sociale il cattolicesimo, l’induismo, Scientology o lo stesso individualismo calvinista.

Sono tutti sistemi che ci dicono come vivere, con noi stessi e con gli altri, e quindi tutti fanno politica e contribuiscono a formare concretamente il mondo in cui viviamo. E l’Islam è certamente e coscientemente un fenomeno sociale di questo tipo.

Geert Wilders ha quindi portato in tribunale, a sostegno della propria tesi, non solo affermazioni critiche sull’Islam. Ha portato una quantità di testi islamici e pareri di esperti che dimostrerebbero che l‘Islam è intrinsecamente (anche) politico. E i tribunali, se vorranno condannare Wilders, potranno solo arbitrariamente fare finta che questo materiale non esista; e quindi affermeranno il carcere contro la verità. Come ha fatto subito sapere tutta la rete dei sostenitori di Wilders, l’accusa ha affermato

“che siano veritiere o meno le pubblicazioni di Wilders, questo non vuol dire che lui possa esprimerle come fatti”.

Chiaramente, i rischi che corrono gli islamofobi sono relativi. Oriana Fallaci, nella sua reincarnazione neocon, è stata costruita da un’immensa macchina mediatica e non è stata colpita dalle leggi esistenti.  Per Claudio Moffa,che aveva parlato davanti a qualche decina di persone e aveva scritto cose infinitamente meno incendiarie della Fallaci, cambieranno apposta le leggi.

Insomma, possono contare su due squilibratissimi pesi e misure. Però il problema sussiste ugualmente.

L’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) è un mastodontico simulacro organizzativo, con sede in Arabia Saudita, impegnato a far finta di mettere d’accordo paesi in feroce conflitto tra di loro. In questi anni, ha portato il suo granello di sabbia per la costruzione delle sempre più fantasiose architetture repressive:

“Da oltre dieci anni, gli stati islamici dell’OIC hanno spinto per la criminalizzazione della cosiddetta diffamazione della religione; il loro sforzo più recente comprende una convenzione per colpire il “cybercrime“, che comprende i contenuti offensivi online. Perché l’OIC ha preso di mira il cybercrime? Perché i paesi europei hanno criminalizzato il hate speech nel 2003, e gli esperti dell’OIC credono che sarà difficile per gli europei resistere alla loro agenda senza sembrare ipocriti (per non dire islamofobi).

A partire dal 1999, l’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), forte dei suoi 57 membri, ha sponsorizzato ed è anche riuscita a far approvare una risoluzione ONU che invita i paesi a criminalizzare ciò che chiama diffamazione dell’Islam. L’OCI sta attualmente lavorando per inserire una versione vincolante nel diritto internazionale”.

Cose di cui si vedono già le avvisaglie. L’ateo inglese, Harry Taylor, è stato condannato – con la condizionale – a sei mesi di carcere e 100 ore di lavoro non retribuito per aver lasciato in giro vignette satiriche di Gesù, il Papa e Muhammad nell’aeroporto di Liverpool: le vignette avrebbero costituito una “vessazione, allarme o sofferenza intenzionale, aggravata da motivi religiosi“. Il cappellano dell’aeroporto si era dichiarato “severely distressed” nel vedere le vignette.

Il giudice si è anche permesso di notare che il signor Taylor

“Non solo non si era mostrato pentito, ma continua anche adesso a sostenere di non aver fatto nulla di male e dichiara che intende continuare a fare la stessa cosa anche in futuro.”

Certo, è un caso particolare, perché le offese di Harry Taylor sono state distribuite equamente tra le diverse fedi, ed è discutibile quanto una vignetta costituisca un ragionamento. Ma è esattamente nei casi limite che si mette alla prova il diritto. Facile dire che si difende la libertà di espressione di chi scrive un Trattato teorico di trigonometria. Più difficile, e quindi più importante, quando si tratta di Harry Taylor o di Vincent Reynouard.

In un post successivo, vedremo come reagiscono le organizzazioni islamofobe.

Note:

[1] E questo solo virgolettando i termini, per cui sfuggono espressioni come “those who deny the Holocaust“.

[2] Due giorni dopo la bomba atomica su Hiroshima, ma la negazione della strage atomica è libera in Francia. Non che ce ne sia bisogno, visto che in genere ci si limita a giustificarla.

[3] L’errore degli islamofobi non sta nella premessa, ma nel fatto poi di mettere insieme gli elementi più disparati per dire che l’Islam sarebbe un’organizzazione monolitica programmata per conquistare il mondo. Arrivando all’immancabile conclusione di tutti i cialtroni: mettiamoli dunque fuorilegge! Però se si dovessero mettere in galera tutti coloro che fanno ragionamenti in malafede,  come Wilders, vivremmo in un mondo di carcerieri muti.

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19 Responses to Gianfranco Fini, Renato Schifani e gli imprevisti dei reati d’opinione

  1. PinoMamet says:

    Lo so che c’entra poco, e non voglio fare sempre quello che rompe le palle, ma poi perché i veneti non si accontentano di essere Veneti?
    No, devono essere Celti a tutti i costi… valli a capì… non so, deve esserci qualche magia, qualche effetto speciale che percepiscono nel nome “celta”…
    comunque, come dicevano due registi veneti che conobbi tempo fa (fanno cartoni animati!):
    “madre celta… padre incelto!”

  2. mirkhond says:

    Credo che il loro filo-celtismo sia dovuto l’influenza della cinematografia hollywoodiana.
    ciao

  3. Non c’entra direttamente, ma è interessante vedere alcuni aspetti delle manovre politiche in corso. In questo momento i media berlusconiani si stanno scatenando…


    da Il Foglio (del 7 dicembre 2010):

    I voli misteriosi dei finiani della Farnesina (all’insaputa di Frattini)

    di Antonio Allegretti

    I viaggi americani di Baldassarri e Massolo per riallacciare i contatti con l’establishment di Obama

    Milano. Giovedì sera il presidente della commissione Finanze del Senato, il finiano Mario Baldassarri [Ndr: foto sopra a sinistra], è volato in America per un tour di cui ufficialmente non si sa quasi nulla. Fonti della diplomazia di Washington spiegano al Foglio che Baldassarri è stato ricevuto per una cena a porte chiuse a villa Firenze, residenza americana dell’ambasciatore Giulio Terzi, con i rappresentanti di alcuni think tank; poi è volato a Houston per la conferenza dei giovani ricercatori e in questi giorni interverrà alla riunione del Consiglio per i rapporti fra Italia e Stati Uniti. L’ambasciata italiana a Washington non è in grado di confermare la visita del senatore di Fli, ma per quanto Baldassarri sia personalmente legato all’America – si è specializzato in economia al Mit – si tratta di un viaggio ufficiale, organizzato dal Senato.
    Della missione diplomatica la Farnesina non è stata informata – cosa che avviene come consuetudine – e soltanto nel tardo pomeriggio di ieri il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha parlato della cosa ad alcuni suoi collaboratori. E quello di Baldassarri non è certo l’unico movimento americano che coinvolge l’entourage di Gianfranco Fini. Nei prossimi giorni arriverà a Washington il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo [Ndr: foto sopra a destra], capo di gabinetto di Fini quando l’attuale presidente della Camera era il titolare della Farnesina. Anche questo viaggio – inusuale per un segretario generale che, per dirla con alcuni diplomatici, “dovrebbe occuparsi della macchina” del ministero – non era stato notificato al ministro e ieri pomeriggio Massolo ha informato personalmente Frattini a cose ormai fatte. A Washington, il segretario generale ha in programma una serie di incontri di alto profilo, di quelli che solitamente sono appannaggio del ministro: incontrerà il potente inviato speciale americano in Afghanistan e Pakistan, Richard Holbrooke, e il sottosegretario del Pentagono, Michele Flournoy, uno dei nomi ricorrenti per la successione dell’attuale segretario della Difesa, Bob Gates. Infine, vedrà Elizabeth Dibble, l’autrice dei cablogrammi non molto succulenti, ma certamente rischiosi, che riguardavano Silvio Berlusconi; a causa di questi a ottobre è stata trasferita – suo malgrado – da Roma a Washington.
    Anche se la voce non ha sostanza ufficiale, ad agevolare quest’agenda potrebbe esserci Giulio Terzi, l’ambasciatore che quando era di stanza a Tel Aviv ha aiutato Fini a organizzare il viaggio della svolta in Israele. Una fonte diplomatica prova a sintetizzare: “Certo, fanno tutti parte della stessa filiera”. Sulla relazione speciale fra Massolo e Fini si è molto speculato, specialmente a proposito della “tentata” nomina di Francesco Corallo (figlio di un pregiudicato per associazione a delinquere) a console onorario di Saint Marteen. I teoremi più arditi su un Fini in cerca della sponda americana per dare una spallata a Berlusconi sono caduti nel nulla, ma gli interessi del presidente della Camera oltreoceano non si sono affatto placati e gli uomini più abili del cote finiano lavorano per accreditarsi presso il dipartimento di stato, dove ai livelli medi si respira un clima di scetticismo nei confronti del Cav. Una battuta di un uomo vicino a Fini rende l’idea di quanto il lavoro sia alacre: “Fini si ferma solo se lo dice Obama”. Alcune fonti che conoscono la Farriesina parlano di una “spaccatura” del ministero: da una parte c’è il canale ufficiale gestito da Frattini, dall’altra c’è l’abilità trasversale di Massolo, che precipita in un’agenda diplomatica vagamente alternativa. Come quella in scena a Washington questa settimana. Di certo può contare su un apparato fedele (quattro degli ultimi sei ambasciatori nominati sono legati a vario titolo a Fini) e sulla mediazione di Terzi; che l’ambasciatore a Washington abbia un rapporto stretto con Fini non è un mistero, ma una voce di corridoio dice addirittura che a marzo, prima delle elezioni, sia volato in gran segreto a Roma per discutere con Fini di un eventuale “dopo” che è stato rimandato a causa della netta vittoria berlusconiana.

    Alla ricerca di un’alleanza americana
    Nelle stanze della Farnesina, quella di Fini alla ricerca di un’alleanza con l’Amministrazione americana è argomento di conversazione permanente. Di Fini si conoscono i buoni rapporti con l’ex speaker del­la Camera, Nancy Pelosi, e con il senatore John Kerry, ma non è chiaro quanto il dipartimento di stato dia credito ai segnali che arrivano ormai chiari dal suo entourage. Del resto, nonostante le distorsioni del giornalista collettivo, Elizabeth Dibble scriveva che “Berlusconi è stato la pietra di paragone della politica italiana per gli ultimi 15 anni, e tutto sembra indicare che lo sarà ancora per gli anni a venire”.

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/….

  4. Ma Berlusconi ha pronta la contromossa…

    Considerando che l’edizione Soncino del Talmud consta di 12.800 pagine, fanno 400 Euro a pagina per la traduzione. Ora, io quando va bene prendo 12 Euro a cartella, che è un po’ meno di una pagina :-) Chiaramente, c’è da considerare che tradurre e commentare un testo del genere è molto più impegnativo che tradurre il bilancio di un’azienda, comunque…

    Comunque, spiccioli a confronto con Istituto nazionale di fisica nucleare di Frascati che mi dicono sia legato al mitico Zichichi.

    “Talmud tradotto. Così il Cav soffia gli ebrei al Fli, di Franco Bechis

    Gianfranco Fini ci ha impiegato una vita per scrollarsi dalle spalle il passato e conquistarsi il favore di una delle comunità più piccole, ma potenti del paese: quella ebraica. Ci sono voluti anni di abiure e distacchi, pazienti lavori diplomatici degli amici Alessandro Ruben e Giancarlo Elia Valori che furono alla base del suo antico viaggio in Israele.
    A Silvio Berlusconi è bastato un secondo e quattro righe di testo per conquistare da quella piccola, ma potente comunità non solo simpatia, ma gratitudine e riconoscenza proprio un uno dei momenti più difficili e delicati della vita del governo.
    Lo scorso tre dicembre infatti il governo Berlusconi ha mandato in Senato a firma del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini (fedelissima berlusconiana) le scelte del ministero e dell’intero esecutivo per finanziare in ogni settore la ricerca: dalla scienza alle lettere, dalle arti alla tecnologia.
    La somma trovata, pur fra le pieghe dei tagli imposti da Giulio Tremonti, è rilevante: un miliardo e 754 milioni di euro. Ed è anche più alta di quella proposta l’anno precedente (era un miliardo e 628 milioni di euro), contrariamente a quel che si dice in convegni non solo delle forze di opposizione. È in quel fiume di fondi pubblici che spunta una decisione piccola ma importantissima per la comunità ebraica: il fondo governativo per la ricerca ha deciso di finanziare un progetto che il Cnr ha siglato con l’Unione delle Comunità ebraiche italiane- Collegio rabbinico nazionale.
    Si mette a disposizione un milione di euro per il 2011 e se ne garantiscono già altri quattro milioni fino al 2015 (qualsiasi governo sarà tenuto a rispettare la decisione) per «la traduzione integrale in lingua italiana, con commento e testo originale a fronte, del Talmud, opera fondamentale e testo esclusivo della cultura ebraica ».
    Il Talmud accanto alla Torah è il principale testo sacro della tradizione ebraica ed è un’opera monumentale. Letteralmente la parola Talmud significa “insegnamento” ed è in sostanza la “Torah orale” rive – lata sul monte Sinai a Mosè e da lui trasmessa di generazione in generazione fino a quando non fu messa per iscritto da maestri e sapienti dopo la distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme, nel timore che gli israeliti potessero scomparire.
    Scritto in aramaico è stato tradotto dal rabbino Adin Steinsaltz in ebraico moderno, un lavoro che ha visto schierati con lui i massimi esperti di testi sacri ebraici e che è durato 50 anni, con alcune traduzioni terminate proprio in questo 2010. Quella traduzione ha naturalmente contribuito a diffondere il Talmud fra gli ebrei di tutto il mondo in modo più comprensibile di quanto non fosse avvenuto finora. Grazie al rabbino Steinsaltz il testo sacro è stato tradotto più agevolmente anche in francese, russo, tedesco e inglese.
    In italiano esistono solo alcune parzialissime traduzioni, ma il lavoro sarà più semplice di quello di Steinsaltz perché basterà partire dall’ebraico moderno e dalle interpretazioni del testo già adottate in questi 50 anni (era la parte più difficile).
    Vista la complessità dell’opera, non deve stupire l’impegno finanziario per la traduzione in italiano (5 milioni di euro), visto che per cinque anni dovrà lavorare una squadra di trenta professionisti. La scelta del governo e del Cnr ha ovviamente scatenato l’entusiasmo sia del rabbino capo di Roma, rav Riccardo di Segni, sia del direttore del collegio rabbinico, Gianfranco Di Segni (che è biologo molecolare proprio al Cnr) secondo cui «con la traduzione si potrebbe rendere accessibile ai più il Talmud. Potrebbe essere un primo passo per spingere molte persone ad intraprendere il difficile cammino dello studio dei trattati indispensabili per comprendere la nostra realtà».
    Se il favore della comunità ebraica italiana non è cosa da poco conto per Berlusconi in un momento politicamente così delicato, nel decreto per la ricerca del 3 dicembre scorso non ci sono solo le assegnazioni straordinarie al Cnr per il progetto Talmud, ma anche altri piccoli e grandi finanziamenti molto significativi per la ricerca: come i primi fondi per il progetto “bandiera Epigenomica” (costo di 30 milioni in tre anni) per «lo sviluppo della scienza genetica, con particolare riferimento alla teoria del sequenziamento del Dna e del Rna».
    A grandi capitoli sarà comunque il Cnr il maggiore beneficiario dei fondi per la ricerca (627 milioni di euro) seguito dall’Agenzia spaziale italiana (574 milioni), dall’Istituto nazionale di fisica nucleare di Frascati (308 milioni di euro) e dall’Istituto nazionale di astrofisica (103 milioni di euro). Sempre nell’ambito del finanziamento al Cnr sono stati trovati anche 300 mila euro a titolo di «contributo straordinario per attività di ricerche internazionali con Israele nell’ambito del programma di ricerche Lens».

    (Fonte: Libero dell’8 dicembre 2010)

    • Peucezio says:

      Che strano favore. Gli ebrei ci hanno sempre tenuto a rendere il Talmud più inaccessibile possibile ai gentili, anzi, mi sembra strano quello che dice l’articolista, che ci sarebbe già la versione inglese, francese ecc. (ma è una cosa che si dovrebbe poter verificare facilmente).

  5. Erwin says:

    Salve Martinez!
    Il revisionismo sull’olocau$to ebraico ,da ieri,non ha più senso!

    Infatti la rassegna stampa dell’ucei riporta che il “Secolo XIX” ha annunciato che un avvocato eb-reo “biondo con gli occhi azzurri(che levi primo riteneva malvagi) ed alto”, ha trovato che un ex SS tenente colonnello eb-reo oggi 97enne,ha impartito,nel Luglio1941 ,l’ordine di sterminio per gli eb-rei,su ordine di Himmler !
    Schiere di storici non c’erano riusciti!
    Tutti a casa,quindi!
    http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/12/10/temp-1516f14d7d496ef8d17ae24815c45347.html

  6. Karakitap says:

    Beh, tradurre il Talmud mi sembra sia una buona idea, anche se a quel che ne so alcune parti non rivelano particolare amore per il prossimo (ma se è per questo anche nel cristianesimo quando si tratta di promettere l’inferno ai miscredenti non si scherza) che certo potrebbero far dubitare dell’esistenza di una cultura (o civiltà) “ebraico- cristiana”.

    Per i celti, continuo a pensare che, particolari costumanze a parte, fossero migliori di quelli che ora se ne proclamano eredi (ma, a proposito di veneti, anni fa non avevano fatto una sorta di gemellaggio con una regione dell’attuale Turchia perché secondo alcuni gli antenati dei veneti erano partiti da là).
    A dire il vero poi, “veneti” se ne trovano anche altrove, ad esempio in Gallia, e “venedi” o “vendi” era il nome di alcune popolazioni dell’attuale Polonia.
    Salutoni, Karakitap

  7. mirkhond says:

    Per Karakitap

    La regione anatolica dovrebbe essere la Paflagonia, considerata una delle patrie originarie degli antichi Veneti come hai giustamente afferrato.
    Del resto non si parla del troiano Antenore come il mitico fondatore di Padova?
    ciao

  8. Karakitap says:

    Per Mirkhond,
    grazie mille, era proprio la Paflagonia (in effetti non ricordavo bene).

    Quanto alla fondazione di Padova (e di altre città da parte di eroi mitologici) mi sono sempre chiesto se vi fosse un fondo di verità (ovver0 la figura mitica simboleggiava un effettivo arrivo di un nuovo popolo in una data zona) oppure si trattava solo di darsi dei “quarti di nobiltà” (qualcosa del genere è avvenuto anche nel cristianesimo, molte città hanno sostenuto di aver avuto come primi vescovi figure apostoliche o comunque dei primordi, senza che vi fossero basi per quanto affermavano).
    Salutoni, Karakitap

  9. mirkhond says:

    Per Karakitap

    Penso che la fondazione di Padova attribuita ad Antenore si colleghi ai “quarti di nobiltà” come hai detto giustamente, così come Benevento, Arpi e Brindisi attribuite a Diomede, dove per Diomede qui è da intendersi l’adattamento ellenizzato a Diu-Mende, il Signore dei Cavalli, il dio supremo degli Japudi/Japigi, poi appunto, adattato alla mitologia omerica in una sorta di ricerca di consenso, di attribuzione del blasone di nobiltà verso i più colti e superbi greci di Taranto.
    La leggenda di Antenore dovrebbe risalire all’epoca romana, così come, forse, l’origine troiana di Roma stessa e della sua famiglia imperiale all’epoca di Augusto, la gens Julia.
    Attribuirsi un si nobile blasone da parte di un impero fondato da gente rude e “pecoreccia”, significava porsi su un gradino di parità nei confronti dell’Oriente ellenistico da poco sottomesso, e, come discendenti dei Troiani, atteggiarsi a loro “vendicatori” e legittimare in tal modo, la dominazione su questo Oriente, più colto e raffinato.
    Del resto anche i Franchi di Carlomagno si considerarono eredi dei Troiani attraverso un fantomatico Friga, fuggito da Troia costeggiando il Mar Nero fino alla Palude Meotide (Mar d’Azov), dove avrebbe dato origine alla stirpe germanica che finì con l’identificarsi con l’Occidente e diventare sinonimo di occidente nella Romània bizantina (Franghià) e nell’Oriente musulmano di cultura iranica (Frangistan).
    Si tratta, spesso, di genealogie pataccare, ma appunto utili ad un discorso politico finalizzato a dare il blasone a popoli e potentati di recente emersione.
    ciao

  10. Karakitap says:

    Per Mirkhond,
    completamente d’accordo, farsi un blasone “tarocco” è un’abitudine antica e niente affatto scomparsa, basti vedere la fortuna che fanno sedicenti istituzioni per la ricerca genealogica (che quasi sempre trovano per il cliente un predicato nobiliare, tanto a farmi pensare che forse quello che ci hanno detto a scuola era una menzogna, ed erano i nobili la classe più numerosa rispetto a borghesi e popolani).

    Qaunto ai “bizantinismi” (e mi pesa usare questo termine, essendo io un appassionato della civiltà che si sviluppò sul Bosforo dal IV al XV sec E.V., con relativa discendenza culturale) dell’attale politica italiana, mi pare difficile commentare, se il cav. e compagnia rischiano di implodere pur avendo avuto una delle più solide maggioranze della storia repubblicana c’è di che ridere (o piangere, a scelta).
    Salutoni, Karakitap

  11. PinoMamet says:

    Sulle origini troiane di Roma
    (a proposito Mirkhond, per gli altri commenti: sto a scherzà, figurati se mi metto a fare polemiche con te, anzi apprezzo sempre moltissimo i tuoi commenti)
    io sapevo che la leggenda era davvero antica, poi ovviamente rimaneggiata in epoca augustea;
    lo lessi su una rivista divulgativo-archeologica ormai tanti anni fa, quindi mi mancano totalmente i riferimenti, ma credo di ricordare che si possa risalire perlomeno al periodo monarchico.
    Naturalmente c’è anche la faccenda dei “quarti di nobiltà”, e qui è interessante che Roma propenda per i troiani anziché per i greci, che in fondo godevano della stampa migliore;
    un altro tassello che riporta ai legami tra gli Etruschi e la Troade?
    Chi lo sa.

    Comunque è accertato che i Micenei, e assai probabilmente anche i loro dirimpettai anatolici, si spostavano e si stanziavano anche in Italia;
    dopo tutto, perché non a Padova? :-)

    Ciao!

    • mirkhond says:

      Per Pino Mamet

      Effettivamente nel Lazio antico ( da intendersi come la piccola regione tra Roma e i Castelli), nel Lazio antico, dicevo, ci sono dei riferimenti ad Enea di “Truia” fin dal VII secolo a.C., anche se il mito raccolto nell’Eneide virgiliana chiaramente è un frutto di una rielaborazione non più antica del III secolo a.C. e da Virgilio ulteriormente piegata alla glorificazione di Augusto e della gens Julia (il soggiorno di Enea a Cartagine chiaramente è un anacronismo, Cartagine viene fondata nel IX secolo a.C., Troia cadde intorno al 1180 a.C.)
      Quanto all’origine dei Veneti, l’unica certezza che abbiamo è che parlassero una lingua indoeuropea, il venetico, che, un tempo veniva sbrigativamente associata al gruppo illirico, mentre oggi, pare, che vi siano state trovate tracce di un’affinità col latino. Riguardo ai presunti rapporti con la Paflagonia e ai mitici Eneti che avrebbero partecipato alla guerra di Troia, passando sotto il comando di Antenore, purtroppo a parte il mito, non possiamo dire molto, in quanto non sappiamo ancora quale lingua parlassero i Paflagoni. Sappiamo soltanto che erano genti fiere e selvagge, che dettero filo da torcere agli Ittiti e più tardi ostacolarono la marcia di ritorno dei 10000 Greci di Senofonte nel 400 a.C. Gli studiosi georgiani pensano che fossero genti protocaucasiche come gli Hatti pre-ittiti e i popoli della regione pontica di Trebisonda, di cui i Lazi sono gli ultimi eredi, ma, ripeto, allo stato attuale della ricerca, si tratta solo di ipotesi. Affascinante e controversa poi, la comparazione con altri due popoli indoeuropei dal nome affine citati da Karakitap, i Veneti celtici dell’Aremorica/Bretagna (la regione dei simpatici Asterix e Obelix), e i Veneti/Venedi/Vendi slavi della Polonia, tre popolazioni indoeuropee con lo stesso nome, ma di lingua diversa, sui cui gli studiosi non sono riusciti a fornire una spiegazione soddisfacente.
      Riguardo ai Micenei infine, sono documentati loro insediamenti allo Scoglio del Tonno presso Taranto nei secoli XV-XI secolo, e, pare, sulle Eolie/Lipari dal XVI secolo a.C. Su eventuali insediamenti nell’alto Adriatico non ne so nulla.
      Ciao e grazie.

      • mirkhond says:

        Sempre riguardo ad Enea, nell’Iliade se ne fa un cenno come al futuro re di Troia e le saghe più antiche lo fanno fuggire sul Monte Ida (l’attuale Kaz Daği 1774 metri), a sud est di Troia, il suo appannaggio feudale, e da lì, con i superstiti troiani, avrebbe ricostruito il regno troiano.
        Fu solo con la colonizzazione greca verso occidente, a partire dall’ VIII secolo a.C. che i Greci, tra cui i gruppi ionici della costa egea anatolica e comprendenti, forse, genti pregreche ellenizzate come, verosimilmente, i discendenti degli antichi Troiani, i Greci dicevo, muovendosi ad occidente, portarono con loro i loro miti “spostandone” anche le locations in luoghi più vicini alle loro nuove colonie. Questa operazione alla fine trovò compartecipi le elitès non greche d’Italia, proprio per il bisogno di crearsi un blasone di nobiltà che li scrollasse dalla nomea di barbari per entrare nel club della civiltà, come per la vicenda Diu-Mende/Diomede degli Japigi.
        ciao

  12. E contromossa dei finiani. C’è qualcosa di affascinante in queste scenette misteriose: un docente ignoto scrive un libro che nessuno leggerà e lo presenta in una piccola cittadina del Sud – alla presenza di una delle potenze finanziarie del pianeta.

    “La destra e le libertà” si presenta il volume ad Avellino

    Sabato 11 Dicembre alle ore 17.30 verrà presentato presso il Circolo della Stampa di Avellino – Corso Vittorio Emanuele, il volume del prof. Agostino Carrino, ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Napoli Federico II: La destra e le libertà con prefazione di Gianfranco Fini. Ne discuteranno con l’Autore, il prof. Biagio de Giovanni, ordinario di Storia delle dottrine politiche Università Orientale di Napoli; Giancarlo Elia Valori, presidente Centrale Finanziaria generale; Giuseppe De Mita, vicepresidente della Regione; Pasquale Viespoli, capogruppo al Senato di Futuro e Libertà per l’Italia. Interverranno, inoltre, il senatore Cosimo Sibilia, presidente della Provincia di Avellino; il segretario generale della Regione Lazio, nonché dirigente nazionale del Movimento per le Autonomie, Salvatore Ronghi; il capogruppo alla provincia di Avellino di MPA e componente dell’Ufficio di presidenza Unione province d’Italia, Carmine De Angelis. Modera Salvatore Biazzo, giornalista e consigliere provinciale UDC.

    (venerdì 10 dicembre 2010 alle 15.47)
    http://www.irpinianews.it/Politica/news/?news=79833

  13. Botta e risposta sul blog di Bechis:

    Egregio Direttore,
    sono rimasto stupito e costernato nel leggere l’articolo “Talmud tradotto- Berlusconi soffia gli ebrei a Fli” pubblicato da “Libero” l’8 dicembre scorso a firma di Franco Bechis.
    E’ grave che un professionista esperto cada in un errore tanto grossolano e che confonda un’importante iniziativa culturale, la cui progettazione risale a diversi mesi fa, con un presunto mercanteggiamento elettorale dell’ultima ora che non è mai avvenuto e mai potrebbe avvenire.
    Né l’autore dell’articolo né il giornale da lei rappresentato possono ignorare che per la cultura del nostro Paese sarebbe un grande arricchimento dotarsi della traduzione in italiano del Talmud, un’opera monumentale e fondamentale non solo per gli ebrei ma per l’intera società.
    Mi rivolgo a lei per chiederle di riesaminare ciò che è stato pubblicato, tenendo presente che gli ebrei italiani si sono sentiti gravemente offesi nella loro onorabilità e preoccupati per la riproposizione di vecchi stereotipi che in passato hanno prodotto tanti lutti e tanti orrori.
    Sarebbe un gesto apprezzabile se questa mia lettera fosse pubblicata sul giornale da lei diretto con il dovuto risalto.
    Avv. Renzo Gattegna
    presidente Unione comunità ebraiche italiane

    Caro avvocato Gattegna, sono ebreo e italiano. E naturalmente non mi sento per nulla offeso da quel che ho scritto e fatico non poco a comprendere come possa esserlo lei o chiunque altro. Non ho mai scritto di un mercanteggiamento della comunità ebraica per il finanziamento della traduzione italiana del Talmud. Né ha senso riferirsi a un mercanteggiamento elettorale, visto che non si vota e la parola “elezioni” in questo momento sembra tabù per chiunque. Ho solo scritto che la scelta (a dicembre, non mesi fa) del governo italiano di trovare un finanziamento straordinario di 5 milioni di euro per tradurre il Talmud avrebbe fatto piacere all’Unione delle comunità ebraiche italiane. La sua lettera dice il contrario: evidentemente mi sono sbagliato. O non le fa piacere il finanziamento, oppure non le fa piacere che sia pubblico il nome del donatore: il governo di Silvio Berlusconi. E’ libero di dispiacersi per quel che vuole. Non le consento però da ebreo, appartenente a una famiglia perseguitata durante la seconda guerra mondiale, in cui chi è sopravvissuto lo ha fatto perché riuscito a fuggire lontano dal paese dove era nato, di banalizzare per una sua piccola polemica una tragedia dell’umanità. Di quali stereotipi, di quali lutti e di quali orrori va cianciando a proposito di un articolo sui finanziamenti alla ricerca? Trovi una sola parola nel testo pubblicato che dia appiglio alla viltà con cui lei replica. Mi stupisce che lei- per la carica che ricopre- possa brandire la Shoah con tale banale leggerezza, solo per dire “Io ho ragione (ed è un suo diritto), e se non mi dà ragione allora lei è un persecutore e perfino razzista (e questa è solo ottusa prepotenza)”. Faccio il giornalista, pubblico notizie e talvolta cerco di fornirne l’interpretazione. Può capitare di sbagliare o di trovare chi non è d’accordo. Lei come tutti ha il diritto di replica o di rettifica. Non di non abusarne, e tanto meno di offendere.

    Franco Bechis http://fbechis.blogspot.com/2010/12/gattegna-sfodera-accuse-di-razzismo-per.html

  14. Pingback: I reati d’opinione, la campagna per crearli e la campagna per abolirli. La grande guerra tra le destre | Kelebek Blog

  15. izzaldino says:

    riguardo politica e israel lobby, segnalo un articolo di qualche settimana fa (non trovo il link..) sul sito del nyt che parlava dei timidi approcci tra israelobbyisti e tea-party, i quali dopo le elezioni di medio termine cominciano a farsi conoscere fuori dal mid west, nonostante la loro spinta contro le spese statali e la loro retorica isolazionista..

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