Geert Wilders a Tel Aviv, l’Olanda e la fine dello stato sociale

Il 4 dicembre, Geert Wilders, figura carismatica della nuova destra nordeuropea, ha avuto un “lungo e ottimo” incontro con il ministro degli esteri israeliano, l‘ex-buttafuori moldavo  Avigdor Lieberman.

Il giorno dopo, a Tel Aviv, proprio mentre un gruppo di estremisti incendiava il cimitero musulmano di Haifa, Wilders ha tenuto un significativo discorso.

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Geert Wilders parla a Tel Aviv

Geert Wilders era ospite di Aryeh Eldad, dirigente della corrente Hatikva dell’Unione Nazionale. Un partito poco rappresentativo e di opposizione, ma con buoni contatti con le reti cristianosioniste e neocon, che sostiene la creazione di uno stato “teonomico democratico” ebraico tra il Giordano e il mare, con il “trasferimento” in Giordania dei nativi palestinesi, e guarda con particolare favore verso la Russia di Putin. “Teonomico” mi sembra un’ottima traduzione dotta della  shariah tanto avversata da Wilders.

Il viaggio di Wilders ci offre un’occasione per riflettere su due temi di grande importanza: il significato sociale dell’islamofobia e il destino dei reati di opinione in Europa.

Ma prima sentiamo qualche brano del discorso di Wilders a Tel Aviv: Wilders, a differenza di Mario Borghezio,  non dice ciò che la gente sente dentro, ma non ha il coraggio di dire. Piuttosto, Wilders, che rappresenta tutta la  sofisticazione e autodisciplina borghese, adopera solo luoghi comuni e buoni sentimenti, ma con splendida chiarezza e lucida emotività.

“Difenderò sempre Israele. Il vostro paese è la culla della Civiltà Occidentale. Non a caso parliamo della civiltà giudeocristiana […]

Ecco la natura del nemico islamico che attacca Israele – pura follia.

Israele invece un faro di luce; è come una menorà di Hanukkah le cui luci sono state accese in una regione che fino al 1948 era immersa nelle tenebre. Se la luce di Israele si estinguerà, tutti dovremo affrontare le tenebre. Se cade Israele, cade l’Occidente. Ecco perché siamo tutti con Israele. […]

L’Islam non minaccia solo Israele; l’Islam minaccia il mondo intero. Senza la Giudea e la Samaria [i Territori Occupati], Israele non può proteggere Gerusalemme. Il futuro del mondo dipende da Gerusalemme. Se cade Gerusalemme, i prossimi saranno Atene e Roma – e Parigi, Londra e Washington.”

Israele, per salvare il mondo, si deve tenere i Territori Occupati. E quindi Geert Wilders propone di risolvere la questione palestinese, dichiarando la Giordania lo “stato palestinese”, concedendo ai palestinesi il “diritto” di risiedervi “volontariamente”.

In un editoriale sul Jerusalem Post, M. Gerstenfeld ci ricorda che Geert Wilders è solo il sintomo pittoresco di trasformazioni molto  più importanti.

La nuova coalizione al governo in Olanda, sostenuta esternamente dal partito di Wilders, sottolinea Gerstenfeld, sarà ancora più favorevole a Israele di quella precedente, già ritenuta la più filoisraeliana d’Europa.

Geerstenfeld fa presente come il nuovo ministro degli affari esteri sia un certo Uri (Uriel) Rosenthal, che ha anche “rapporti con un istituto di ricerca” in Israele. E Israele – ci rivela un giornalista di Yedi’ot Aharonot –  è l’unico paese estero menzionato per nome nel programma del nuovo governo.

Ma ancora più importante è il contesto che Gerstenfeld offre per collocare le sparate di Wilders: il nuovo governo non solo metterà fuorilegge il “burqa”  e vieterà l’uso del foulard islamico da parte di dipendenti pubblici; ma obbligherà anche gli immigrati a pagarsi da soli corsi di lingua olandese e di cittadinanza, e farà “tagli enormi” nelle spese sociali. Mentre il ministro degli affari economici, il democristiano Maxime Verhagen, ha proposto in passato che i magistrati possano privare i musulmani dei loro “diritti costituzionali, come la libertà di parola e di assemblea“.

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Il nuovo governo olandese: Maxime Verhagen (vice primo ministro), Mark Rutte (primo ministro), Uriel Rosenthal (esteri), Jan Kees de Jager (finanza)

Tutte cose che non favoriscono certamente la tanto decantata “integrazione”, ma spiegano perfettamente il meccanismo: le banche, che con il denaro dell’intera umanità fanno ciò che vogliono,  pongono condizioni rigorose agli Stati. E gli Stati tagliano dove possono. L’Olanda ha così mantenuto quasi duemila soldati per nove anni in Afghanistan; ma si rifà dove è più facile, cioè sui più poveri. Che poi appartengono, per vari motivi, a etnie diverse da quella maggioritaria. E questo fatto offre l’occasione d’oro per trasformare un attacco che proviene dallo Stato in vittimismo: loro ci invadono.

Lo conferma anche un’altra fonte. George Friedman è un ex-collaboratore della tremenda RAND Corporation,  il luogo in cui migliaia di tecnici del dominio mettevano insieme l’apparato militare e quello economico degli Stati Uniti. Friedman, che fa anche il designer di giochi di guerra, ha fondato la “private global intelligence firmSTRATFOR. Un centro che non solo descrive, ma anche e soprattutto indirizza.

E’ quindi interessante leggere come commenta il recente discorso di Angela Merkel in Germania contro il multiculturalismo:

“Se ad esempio la Germania non vorrà più accogliere lavoratori stranieri per motivi di stabilità sociale, potrà però decidere di de-localizzare fabbriche, call center, laboratori di analisi mediche e agenzie informatiche. Non molto lontano a est c’è la Russia che, per quanto in crisi demografica, può ancora fornire per anni i lavoratori per questi settori. La Germania dipende già dalla Russia per l’energia: se dovesse dipendere anche da suoi lavoratori, la mappa economica europea potrebbe essere completamente ridisegnata – la storia d’Europa compirebbe una grande svolta.

Le dichiarazioni della Merkel sono molto importanti: dicendo apertamente ciò che era ovvio, ma non era ‘politically correct’, ha innescato una serie di processi che potrebbero avere un profondo impatto non solo sulla Germania e sull’Europa, ma anche sull’equilibrio globale.”

Insomma, la Germania che conta può benissimo scaricare i lavoratori stranieri, non aiutando i “propri” ma facendo outsourcing all’estero. Un concetto su cui dovrebbero riflettere gli xenofobi che credono di fare gli interessi dei “propri poveri”.

Il testo di Friedman lo abbiamo trovato sul sito della Fondazione Laura Camis de Fonseca di Torino, che – come abbiamo visto – coincide con la sede dell’Associazione Italia-Israele e con quella dell‘Associazione Amici d’Israele; e rappresenta un indizio della visione geostrategica di certi interessi.

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23 Responses to Geert Wilders a Tel Aviv, l’Olanda e la fine dello stato sociale

  1. Ci credo che Borghezio e Wilders non si assomigliano. Il sionismo spudorato è incompatibile con la denuncia del complotto mondialista pluto-giudaico.

    Comunque dobbiamo ringraziare l’amico oxygen per la chiarezza: “Se cade Israele, cade l’Occidente. Ecco perché siamo tutti con Israele. ”
    a parte il “tutti”, niente di più vero.

    • Moi says:

      “Se cade Israele, cade l’Occidente”, visto che ti è tanto chiaro … me la spieghi per favore ?

      • Giovanni Bonafin says:

        è semplice : se il panarabismo e l’antisionismo dovessero vincere, quindi non solo una sconfitta d’Israele sul piano militare ma anche a livello di sentimento di unità tra tutti gli arabi e i musulmani del medio oriente, beh l’egemonia Israeliana verrebbe profondamente intaccata e finalmente realmente Israele si ritroverebbe “assediata”… in quel momento “l’Occidente cadrebbe” cioè il Panarabismo civile politico e militare costituirebbe un grave scacco nei confronti di USA e Paesi alleati “occidentali” … se poi, insciallah!, anche militarmente Israele fosse sconfitta e le sue genti ricacciate ( in ) oltre-mare.. beh l’Occidente ( sempre nell’ottica filo usraeliana imperialista e colonialista ) vedrebbe manifesto il pericolo di un’invasione musulmana…

        spero di essermi spiegato

        • Giovanni Bonafin says:

          ovviamente è solo una loro paranoia… non vedo nessun musulmano interessato a invaderci finora…

          • Francesco says:

            credo starebbe meglio il termine “fregnaccia” invece che “paranoia”

            personalmente guardo con un certo interesse alla fine di Israele perchè mi incuriosisce la bugia che il “mondo arabo” inventerà per restare “povera vittima del sistema”, una volta liberatosi dell’entità sionista

            e anche perchè mi chiedo di cosa scriverebbe Miguel :)

  2. Piolo says:

    Non se ne discute ancora ancora sui giornali e quindi non si può provare, ma fra le cause dell’ondata di intolleranza che da una quindicina d’anni sta montando nell’ex paese più tollerante del mondo c’è anche da considerare che alcuni gruppi di immigrati (quelli “storicamente” melgio insediati, come per esempio gli indonesiani o i turchi) stanno diventando più ricchi del proletariato (e magari anche dei più umili fra i colletti bianchi) indigeno, soprattutto nel Randstad (la regione più ricca, quella che comprende Amsterdam e Rotterdam).

  3. Riccardo Giuliani says:

    I quattro moschettieri in foto mi fanno pensare a scene finali di banali film statunitensi, con l’aggravante che fino a quel momento i buoni hanno già fatto giustizia di molti mali mondiali (e per farlo sono stati costretti a comportarsi proprio come i presunti nemici se non peggio, ma lo sforzo ha ripagato e quindi hanno ragione… e adesso tutti a femmine. Evviva!!)

  4. Basta porsi un semplice interrogativo: sarebbe e sarebbe stato possibile, per gli USA, dominare il medio oriente senza Israele?
    E potrebbero gli USA esercitare la full spectrum dominance sul globo senza il controllo del medio oriente?
    simul stabunt, simul cadent.
    So che sono affermazioni piuttosto banalotte; ma non le pronuncia nessuno a a parte oxygen.

  5. MUAMER says:

    Se cade Gerusalemme, i prossimi saranno Atene e Roma – e Parigi, Londra e Washington.”

    CARO WILDERS, Gerusalemme e Israele cadranno, eccome. Se non con le buone allora con le cattive. Ricordati che l\’Iran si è dotato già del gas UF6 heksauoroflorid che vienne iniettato nelle centrifuge per arricchire l\’uranio neccessario per produrre la bomba nucleare. Concordo con Vittorio Messori che solo la bomba nucleare può risolvere il conflitto Arabo-Israeliano.

  6. Per Claudio

    Credo che il concetto di “se Gerusalemme cade…” sia un’affermazione del tutto falsa, ma utile a vari scopi.

    1) intanto si basa sull’assunto, “Israele = Occidente”, anche se la maggioranza della popolazione tra il Giordano e il mare – musulmana, cristiana o ebrea – è invece di cultura araba. E questo serve al dominio della minoranza ashkenazita (consiglio a tutti di leggere Yitzhak Laor, Filosemitismo, un testo importantissimo).

    2) Il presupposto militare è una grandissima sciocchezza: se cadono le Falklands o cade la Nuova Caledonia, non vedo perché dovrebbero cadere l’Inghilterra o la Francia, e quindi anche se Israele fosse “un pezzo dell’Occidente” sarebbe una cretinata.

    3) L’immagine che si vuole evocare è quella di una sorta di immenso esercito di musulmani che si appresta ad attaccare lungo un fronte. Come se le Orde Islamiche non potessero già salpare da Istanbul o da Tripoli, senza bisogno per forza di prendere il mare da Haifa.

    4) Non concordo con Claudio, invece, quando dice che Israele è importante nel dominio statunitense del Medio Oriente. Direi proprio il contrario – hanno scelto un paese piccolo, senza risorse, che non usano come base militare e che succhia pure tecnologia e aiuti agli Stati Uniti – mettendosi contro l’intera popolazione del Medio Oriente. La tesi di “Israele portaerei americana in MO” (sostenuta, è vero, dall’ottimo Chomsky) è ormai insostenibile, mi sembra.

    5) Anche se è priva di logica, l’affermazione “se cade Gerusalemme…” è importantissima per mobilitare l’immenso spirito che in Europa afferma, da un secolo e mezzo, che “la nostra civiltà sta per crollare, i barbari stanno per arrivare”. L’altro giorno, leggevo da qualche parte come alla fine dell’Ottocento, “tutti” (cioè scrittori, poeti e affini) fossero convinti che la civiltà europea stesse per scomparire… campa, cavallo!

    Comunque questa sorta di mito apocalittico laicizzato offre una riserva immensa di mobilitazione, e Israele giustamente lo usa come può.

    6) Tra i gruppi di estrema destra in Europa – tendenzialmente abbastanza isolazioniste – l’affermazione serve per giustificare il fatto che ci si interessa in maniera così intensa di uno staterello mediorientale.

  7. Moi says:

    Ma Fiamma Firenstein e Deborah Nait :-) non gliela scrivono una letterina a Geert Wilders, dove lo trovano un altro Goi Laico così ?

  8. Moi says:

    Comunque non ci sono solo proposte geopolitiche di “Muslim Transfer”

    http://www.rinocammilleri.com/2010/11/asia/

    … l’ ineffabile Rino Cammilleri, difatti, suggerisce un “Muslim Swap” con i Cristiani d’ Oriente per rimediare alla mancata applicazione della proposta del Cardinal Biffi, poco più di 10 anni fa

    D’ altra parte l’ etica del Capitalismo (che per alcuni è il Cristianesimo in economia) non ci dà alcuna ragione per dire “soldi sì persone no !” …

    • Andrea Di Vita says:

      Per Moi

      ”Muslim swap”

      Una volta erano gli Ebrei che si volevano spedire in Madagascar.

      Per MUAMER

      ”UF6”

      In generale, temo di concordare col giudizio di Messori.

      Nel dettaglio, l’UF6 e le centrifughe non sono condizione sufficiente a costruire un deterrente nucleare credibile.

      Il punto è che se l’Iran arriva davvero ad avere sufficienti dosi di uranio arricchito allora la minaccia di una o più ‘bombe sporche’ recapitate in Israele ad es. via Libano meridionale da qualche Hezbollah diventa concreta.

      Kennedy non arretro’ davanti alla crisi dei missili del ’62, e Sidone è meno lontana da Tel Aviv di quanto lo sia L’Avana a New York.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  9. Se cadono le Falklands cade il controllo del Regno Unito sull’Antartide. Se cade il controllo del UK sulla sua fetta di polo il ruolo di quest’ultimo viene ridimensionato.
    è solo un povero esempio. Se Israele scompare non scompare l’occidente, scompare l’occidente in quanto centro del mondo.
    La tesi geopolitica (non semplicemente militare) non solo non è insostenibile, ma è anche l’unica che spieghi le dinamiche dei fatti degli ultimi 90 anni, cioè da quando i sionisti arrivarono in Palestina, protetti dall’impero britannico (per ragioni geopolitiche, of course), e cominciarono ad uccidere. è questo non perché lo dice l’ottimo Chomsky, che secondo me oltre i confini della linguistica di ottimo ha ben poco, ma perché lo sostengono tutti gli analisti di politica internazionale dal dopoguerra ad oggi.
    Tutto questo non fa però di me un israelo-centrico alla maniera di Wilders o di Carlo Mutti. Questo ruolo lo lascio volentieri ai neo-con e agli anti-semiti. So benissimo, per dire, che tra i massimi complici del progetto di dominio USA sul medio oriente c’è l’Iran. Quel che è certo, almeno per me, è che il mondo cambierà faccia, quando non ci sarà più l’entità sionista.

    • Moi says:

      “tra i massimi complici del progetto di dominio USA sul medio oriente c’è l’Iran.”

      Un’autentica rivelazione : ma in base a che meccanismo ?

  10. Non è una rivelazione! Il meccanismo è la coincidenza di interessi. Khomeini ha riattivato il vecchio progetto Safavide di dominio del medio oriente. per questo serviva spezzare la soina dorsale del mondo arabo, l’Iraq. La cancellazione dell’Iraq, indispensabile a israele, non sarebbe stata possibile senza l’iran, tanto è vero che al governo di Baghdad attualmente c’è nuri al-maliki. Teheran adopera la retorica anti-americana per coprire il proprio collateralismo con i sionisti egli americani, e detto per inciso, per giustificare la propria barbarie. Non è un caso che movimenti com Forza Nuova siano sfegatatamente filo-iraniani.
    Consiglio la lettura di questo blog. http://arabwomanblues.blogspot.com/
    Ignoro chi sia il vero autore, ma qui le cose sono spiegate meglio che in qualsiasi altro luogo.

    • Francesco says:

      Come mai un minuto prima di queste curiose teorie l’Iraq era solo il giardino di casa di un cretino di Tikrit, col problema di due terzi di popolazione scita, minoranze curde e cristiane e quant’altro da tenere a bada, una famiglia anche peggiore di lui, una ondivaga politica estera ondeggiante tra URSS e Francia?

      Come dimenticare che l’Occidente salvò Saddam da sconfitta certa proprio per arginare l’influenza iraniana?

      Trovo curiosa la promozione dell’Iraq, quando prima ci sono almeno i sauditi e gli egiziani.

      Mi ricordano i nazionalisti serbi che si spiegavano la guerra contro di loro con n complotto alieno.

  11. Moi says:

    E’ senz’altro vero, come dice Miguel, che Geert Wilders non ha affatto uno stile leghista, è anzi composto nella forma, e parla bene lingue straniere come Inglese e Tedesco :

    in USA (1 di 2 parti)

    http://www.youtube.com/watch?v=NQOCcx5V9RI

    in Germania (1 di 4 parti)

    http://www.youtube.com/watch?v=1C7lw3NumJU

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