Il senso ultimo delle cose

Donde scaturisca ciò che chiamiamo il Male, è oggetto di secolari dispute.

A questa domanda fondante, si risponde in maniera filosoficamente inequivocabile, negli asili nido e nelle scuole materne del nostro paese, insegnando ai bambini la seguente formula:

“Accidente al diavoletto che ci ha fatti litigare

pace pace con le patate”

C’è un’intera concezione del mondo dietro questa spiegazione dell’origine del Male. Dietro cui intuiamo la figura del Capro Espiatorio che il Gran Sacerdote lancia nel burrone, il Gulag sovietici, i bombardamenti aerei statunitensi, i lager nazisti, la caccia al comunista, al fascista, all’ebreo, al papista, al musulmano, all’indigeno…

Ma esiste un’altra lettura del Bene e del Male, straordinariamente rivoluzionaria, che ci è stata presentata l’altro giorno da un treenne di nostra conoscenza:

“Pace pace al diavoletto che ci ha fatto le patate”

Credo che riassuma qualcosa della visione che ci ispira.

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19 Responses to Il senso ultimo delle cose

  1. mirkhond says:

    L’ultima frase mi ricorda ciò che disse un altro bambino nel film “Per Grazia Ricevuta” di Nino Manfredi.
    A chi gli parlava di roba del diavolo, il bambino rispose che a lui la roba del diavolo PIACEVA….

  2. athanasius says:

    “Pace pace al diavoletto che ci ha fatto le patate”

    Questa è esattamente la visione americana.

    • Francesco says:

      preciso che a Milano la pace dell’asilo non prevede patate nè altri generi di conforto ausiliari

      confermo che questa filastrocca viene utilizzate dai pargoli in versione socialista (non è colpa mia se ho menato mia sorella, è stato il diavoletto) ma in palese malafede

      PS attendo sempre chiarimenti

  3. paniscus says:

    Specifico che il treenne in questione è anche convintissimo che le storiche tre civette “facevano la figlia con l’amore del trattore” :)

    Al saggio filologico che Umberto Eco dedicò alla filastrocca, questa mancava.

    Lisa

  4. paniscus says:

    Specifico che il treenne in questione è anche convintissimo che le storiche tre civette facevano la figlia con l’amore del trattore :)

    Al saggio filologico che Umberto Eco dedicò alla filastrocca, questa mancava.

    Lisa

  5. Francesco says:

    aderendo alla prima visionedel mondo, non arrivo a comprendere l’altra visione

    intuisco che non ha molto a che fare con le patate ma non riesco ad andare oltre

  6. Daouda says:

    APOKATASTASIS poiché si è in LILA ed è tempo di cambiar regola…

  7. Jam says:

    …non a caso ci sono giochi x bambini che si chiamano diablo, o cose simili.
    Invece io mio figlio ieri me lo sarei mangiato con le patate e senza, perché mi ha reso le patate, immangiabili, quasi avvelenate?
    Crisi di gelosia fra fratelli ormai 18tenni! Avevo sbucciato e cotto buonissime patate, poi io ed uno dei miei figli le abbiamo mangiate quasi tutte x’ erano squisite. L’altro figlio dormiva; ma avevamo comunque lasciato del riso dell’insalata una bistecca e soltanto una ormai misera reduce patatina x il suo risveglio. Un risveglio notturno e affamato , fame di mangiare guardacaso soltanto patate! Io dormivo. Lui ha preso una grossa pentola e ha messo a cuocere tutta la riserva di patate che avevo in cucina. Le ha cotte con la buccia, poi si é addormentato lasciandole nell’acqua di cottura per tutta la notte. Le galline le mangeranno x’ ormai hanno sapore amaro di bucciosità tossica, uffa.

  8. PinoMamet says:

    Daouda

    Apokatastis la conosco, ma LILA che significa?
    Grazie!

    • Marcello Teofilatto says:

      Avevo già sentito il termine, ma per chiarezza copincollo, sintetizzando, da Wikipedia: è un concetto induista. Nelle scuole filosofiche monistiche, Lila è un modo per descrivere l’intera realtà, incluso il cosmo, come prodotto del gioco creativo dell’assoluto divino, il Brahman.
      Per le scuole dualistiche, invece, il termine si riferisce alle azioni di Dio e dei suoi devoti, distinte dalle comuni azioni del karma.
      Credo che Daouda si riferisse soprattutto alla prima accezione, dato che ha parlato di cambiare regola (le regole del gioco, appunto).
      Un saluto da Marcello Teofilatto

  9. PinoMamet says:

    Apokatastasis, cioè…
    me so’ scordato un pezzetto ;)

  10. Moi says:

    A proposito di “ambarambaciccicocò” , qualcuno mi spiega l’ apparente invito sconcio ad una ragazza all’ accoppiamento zooerotogamico con i tre uccelli strigiformi ?!

    … mi ha sempre sconvolto anche all’ asilo.

    Segnalo, a chi non lo sapesse, che in una sua vecchia canzone Vasco Rossi, parla meno sconciamente della “gatta” del dottore, forse è una versione montanara di Zocca (MO) … boh ?

  11. Daouda says:

    La “Reintegrazione” senza il “Gioco Divino” non avrebbe alcun senso e sfocerebbe in una ignobile presa in giro.

    Semplicemente le regole oggi sono queste, prossimamente…Vedrà!

    Tutto ciò è necessario perché L’Unità non sia scissa in sé stessa e da per sé stessa.
    Essendo L’Uno, nient’altro è che non sia Lui ergo In Lui.
    Ecco perché è un gioco e non vi è CONDANNA.
    Inoltre come poter pretendere che una manifestazione creata sia eterna se di Eterno non può esserci altro che Dio? Si vorrebbe forse asserire che Dio è lo stesso inferno ed ugualmente lo stesso paradiso, ossia non solo si identifichi in realtà manifestate, ma anche che possa in un certo senso disporre di 2 eternità?

    Saluti

  12. Jam says:

    …errata corrige
    non é mio figlio che ha cotto l’over dose di patate, ma mio marito.
    Gli ho chiesto perché? Mi ha risposto che io (il mio diavoletto!) le avrei lasciate pourrir le patate! uffa

  13. mirkhond says:

    E poi le hai date da beccare alle galline?
    Adesso che prende lo stipendio, fai prendere a tuo marito un altro sacchetto di patate, così lo perdoni…..

  14. Fab says:

    Dalle mie parti forse han cercato di tutelarci eliminando qualsiasi riferimento al diavoletto e insegnandoci solo a fare la pace dicendo: “Pace pace mille patate”, come dimostrano queste simpatiche illustrazioni. http://marymarycomics.wordpress.com/2010/11/13/pace-pace-mille-patate/
    Dando un’occhiata al finale, però, non so se lo scopo di tutelare sia stato raggiunto!

  15. Z. says:

    Confesso che la frase della treenne mi ha fatto pure un po’ commuovere :-)

    Z.

    • Il treenne in questione è un Tipo, non una Tipa :-)

      Gran parte delle mie riflessioni su questa tremenda specie di cui facciamo parte sorgono dall’idea che siamo stati tutti bambini.

      Non lo so, se ci pensi, cambi prospettiva su tutto. A me succede anche con i peggiori nemici, immaginarmeli che saltano sui letti, che hanno paura del buio, che raccolgono sassi sulla spiaggia. Me li vedo tutti lì, marines e leninisti, miliardari e veline, giornalisti bugiardi e taliban, neri dei ghetti americani e leghisti padani, e mi viene solo da ridere.

      E se ci pensi parecchio, puoi combattere un sacco di persone, ma fatichi molto a odiare qualcuno.

      • Z. says:

        Vero.

        Z.

        PS: pardòn, chiedo venia al maschietto! probabilmente l’ho confuso con la sua (allora) quasi coetanea di cui lessi su Paniscus, che diceva “io la bimba!” :-)

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