Israele, un paese normale

Guysen è un sito francese, così sionista che più sionista non si può.

Oggi ci presenta una curiosa notizia da Israele:

Mercoledì 24 novembre 2010 ore 11:21

Tsahal : il 30% dei soldati incarcerati hanno precedenti penali

“Secondo il generale Méïr Ohana, comandante della polizia militare, il  30% dei soldati detenunti nelle carceri militari avevano precedenti penali al momento del loro ingresso nello Tsahal. In occasione di un dibattito davanti alla commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset riguardante le condizioni di incarcerazione nelle carceri militari, il generale Ohana ha rivelato che ogni anno, 14.000 soldati vengono condannati a pene detentive“.”

Non vengono forniti altri dettagli, ma possiamo presumere due cose:

1) Le pene detentive – una sanzione piuttosto severa – nella stragrande maggioranza dovrebbero riguardare reati comuni, non legati alle azioni militari dell’esercito

2) I membri dello Tsahal appartengono quasi esclusivamente all’etnia dominante, per cui non stiamo parlando dei modi in cui le etnie dominate spesso si trovano talvolta ad arrangiarsi, magari superando i limiti della legalità.

La cifra di 14.000 non è esorbitante, se ricordiamo che stiamo parlando di un paese in cui la leva militare tocca in teoria tutta la popolazione abile dai 17 ai 49 anni, anche se circa il 37% delle persone coinvolte riesce a sfuggire in qualche modo. Insomma, la stessa fascia demografica che in tutto il mondo è anche responsabile di quasi tutti i reati non da colletti bianchi.

Infatti, Israele è al 27esimo posto per tasso di incarcerazione (l’Italia è al 127esimo), ma  da un’0cchiata veloce in rete – soggetta quindi a correzioni – mi sembra di capire che nel sistema carcerario ordinario (non militare) israeliano, la popolazione sia composta per metà da detenuti politici palestinesi, e per il resto in gran parte da immigrati clandestini africani.

Ma partiamo dai più sicuri dati del sistema carcerario militare.

E’ interessante fare un confronto con il tasso di incarcerazione nel paese che ha dato orgogliosamente vita a mafia, camorra e ‘ndrangheta, con una importante differenza: in Italia, nel 2008, il 38% dei carcerati non appartenevano all’etnia dominante, ma erano stranieri, per ovvi motivi sociali.

Quindi, per fare un confronto, è prudente scalare un 38% alle cifre italiane.

Ogni anno, 170.000 persone passano per le carceri in Italia; una cifra che comprende anche tante persone che non verranno poi condannate, per cui la cifra non è forse esattamente paragonabile a quella citata dal generale  Ohana, che parlava di condanne.

Comunque, ci sono circa dieci volte più italiani che ebrei israeliani; per cui l’ordine di grandezza è confrontabile: avremmo 14.000 x 10 = 140.000, proiettando il numero di militari israeliani condannati in proporzione alla popolazione generale dell’Italia; in Italia abbiamo 170.000 – 38% = 105.400, diciamo 110.000 non stranieri che passano per le carceri.

Insomma, se abbiamo letto bene le cifre, Israele è un paese normale. Cosa che dovrebbe far riflettere i giudeocentrici di entrambe le fazioni: coloro che vedono nell’etnia dominante di quel paese un Faro per le Nazioni, come coloro che vi vedono dei malvagi squali, che però tra di loro non si mangiano.

Ciò che non è normale non sono gli israeliani; sono i loro cultori, ad esempio in Italia.

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25 Responses to Israele, un paese normale

  1. PinoMamet says:

    “Ciò che non è normale non sono gli israeliani; sono i loro cultori, ad esempio in Italia”

    Perfettamente d’accordo.
    Tu lo dici (anche) in base a un ragionamento basato su dei dati (americano! :) ), io di mio lo penso, modestamente, basandomi sull’esperienza:

    la gente, di base, è gente, quindi la stessa ovunque.
    Invece, il fan sfegatato (come il detrattore sfegatato) è sempre un fissato :)

  2. Anche il Deutsche Reich era un paese normale. Anzi, banale.
    In fondo cosa chiedono, gli israeliani, di tanto strano? Di essere lasciati in pace. Nient’altro. Di essere lasciati a vivere in pace in casa d’altri. è il sogno di tutti noi.

    • Andrea Di Vita says:

      Per Claudio Martini

      ”In fondo cosa chiedono, gli israeliani, di tanto strano? Di essere lasciati in pace. Nient’altro. Di essere lasciati a vivere in pace in casa d’altri.”

      Questa è la definizione che nel suo ‘Della guerra’ Von Clausewitz dà dell’aggressore.

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  3. Peucezio says:

    In effetti le statistiche carcerarie mi sembrano un po’ pochino per stabilire la normalità di un paese.

  4. Per Peucezio

    “In effetti le statistiche carcerarie mi sembrano un po’ pochino per stabilire la normalità di un paese.”

    Oggi esiste un discorso, assolutamente soverchiante in Occidente, che è filogiudaico, per i motivi che sono stati spiegati con grande chiarezza da Yitzhak Laor in Filosemitismo. E’ un discorso che unisce Bertinotti (“Israele, luogo dello spirito”) a Borghezio (“i legionari israeliani che stanno dando una lezione ai musulmani”).

    Esiste un discorso, oggi assolutamente minoritario in Occidente, che è antigiudaico. E’ un discorso molto minoritario, perché va distinto dal discorso antisionista; e anche dalla critica alle scelte delle organizzazioni comunitarie che a torto o a ragione dicono di rappresentare gli ebrei.

    Comunque, questo discorso esiste. Oggi del tutto innocuo, visto che i capri espiatori sono facilmente variabili; ma che ha avuto esiti tremendi in passato.

    Dietro entrambi i discorsi, c’è lo stesso preconcetto: l’idea che chi nasce in una famiglia che si definisce ebraica abbia il destino segnato, in qualche senso straordinario, che lo rende totalmente diverso, o nel bene o nel male, dal resto della specie umana.

    Ora, filogiudaismo e antigiudaismo saranno d’accordo su un concetto: angelo non mangia angelo/cane non mangia cane. E invece scopriamo che gli ebrei israeliani si comportano tra di loro, più o meno come si comportano tra di loro i casertani. Umanamente, insomma.

    • Peucezio says:

      Non sono d’accordo.
      Io non ho mai ritenuto che la solidarietà fra gli ebrei fosse una solidarietà fra individui, che servisse a far sentire meno isolato il singolo ebreo fra i gentili. Non dico che non esista una componente del genere, che comunque non opera, ovviamente, in una società tutta di ebrei, ma dico che non è questa l’essenza dello spirito di corpo ebraico.
      In tutta la loro storia gli ebrei hanno manifestato non solo un’alta conflittualità interna, ma addirittura hanno dimostrato come, in nome dell’ebraicità e della difesa delle ragioni collettive del proprio popolo, sono stati capaci di sacrificare masse cospicue del loro stesso popolo.
      Sappiamo quanto persino il III Reich sia stato foraggiato dalla finanza internazionale e come gli stessi sionisti abbiano collaborato con Hitler in funzione dello scopo comune di allontanare gli ebrei dall’Europa e portarli in Palestina. Non arrivo a dire, come certi pazzi, che gli ebrei si sono fatti l’Olocausto da soli, però, quando è stato chiaro che il Führer e i suoi avevano intenzioni piuttosto serie e i treni piombati hanno cominciato a viaggiare alla volta di Auschwitz, i veri potenti se ne stavano col sedere al caldo a New York o altrove, occupandosi di capitalizzare l’evento anziché fare tutto il possibile, se non per impedirlo, per ridurne le proporzioni, tanto che importava perdere tanta carne da macello, tanti piccoli artigiani e bottegai dei villaggi dell’Europa dell’est, se questo avrebbe poi consentito al popolo ebraico di diventare il vincitore morale della guerra e l’entità intangibile e sacra che è oggi?

      Non dimentichiamo inoltre che lo stato ebraico attuale, soprattutto con gli apporti dai paesi ex comunisti, intensificatisi moltissimo dopo la caduta del muro, e che hanno consentito a molti russi, ucraini, lituani ecc. con una nonna ebrea, spesso battezzati e a cui non era fregato mai niente dell’ebraicità, di poter diventare cittadini di un paese occidentale, ricco, senza problemi di visti per l’estero ecc., è diventato anche una specie di macro-comunità europeo-orientale in pieno Medio Oriente, annacquando molto l’ebraicità originaria, non tanto ai vertici e a livello culturale, mediatico e politico, quanto a livello della società media, che è quello che poi conta anche per le statistiche giudiziarie, come per le statistiche sociali in genere ed è uno dei principali motivi per cui oggi, avendo a che fare con degli israeliani, si ha la netta percezione di avere a che fare con gente “normale”, come gli altri popoli.

  5. mirkhond says:

    “In tutta la loro storia gli ebrei hanno manifestato non solo un’alta conflittualità interna, ma addirittura hanno dimostrato come, in nome dell’ebraicità e della difesa delle ragioni collettive del proprio popolo, sono stati capaci di sacrificare masse cospicue del loro stesso popolo.”

    Anche la Chiesa Cattolica ha fatto lo stesso quando si è trattato di salvaguardare i delicati equilibri di potere tra cui agiva e agisce.
    ciao

  6. PinoMamet says:

    ” annacquando molto l’ebraicità originaria, non tanto ai vertici e a livello culturale, mediatico e politico, quanto a livello della società media, [ …] ed è uno dei principali motivi per cui oggi, avendo a che fare con degli israeliani, si ha la netta percezione di avere a che fare con gente “normale”, come gli altri popoli.”

    Peucezio

    attenzione perché stai dicendo che Israele è tanto più “normale” quanto meno è ebraico, e mi sembra un concetto molto molto pericoloso da tanti punti di vista!

    Per altro, mi sfugge cosa abbiano gli ebrei di non-normale!

    Ciao!

    • Peucezio says:

      Beh, non è che io abbia tutte queste preoccupazioni di pericolosità.

      • PinoMamet says:

        “Beh, non è che io abbia tutte queste preoccupazioni di pericolosità.”

        insomma, era un modo diplomatico per dire che ti trovo un pochino antisemita.
        Ma proprio nel senso etimologico del termine, non “anti-israeliano” o “antisionista”.

      • PinoMamet says:

        Non è che io pensi che tu lo sia veramente (per chiarezza);
        solo che le cose che scrivi rischiano di avvicinarvicisi!

        per questo ti avverto del pericolo insito nella tua posizione: a portarla all’estremo, rischi di demonizzare un’intera cultura/religione/popolo;
        che è quello che si fa oggi verso l’Islam;
        e che, applicato all’ebraismo, ha portato ai risultati che ben conosciamo.

  7. PinoMamet says:

    “annacquando molto l’ebraicità originaria, non tanto ai vertici e a livello culturale, mediatico e politico, quanto a livello della società media, [ …] ed è uno dei principali motivi per cui oggi, avendo a che fare con degli israeliani, si ha la netta percezione di avere a che fare con gente “normale”, come gli altri popoli.”

    Peucezio
    attenzione perché stai dicendo che Israele è tanto più \"normale\" quanto meno è ebraico, e mi sembra un concetto molto molto pericoloso da tanti punti di vista!

    Per altro, mi sfugge cosa abbiano gli ebrei di non-normale!

    Ciao!

    PS
    Trovo casomai che sia proprio l’afflusso di coloni, quale che sia la loro provenienza e la loro religione, a rendere poco normale la situazione israeliana
    (non gli israeliani, che, guarda un po’, sono umani, come tutti gli altri popoli del mondo…)

  8. MUAMER says:

    Ciao a tutti. Vi faccio una domanda. In caso di un conflitto nucleare tra Islam e Israele quanto Israele potrebbe reggere? Penso che 15 minuti saranno già tanti.

    • roberto says:

      muamer,
      una curiosità: il paese “islam” sarebbe disposto ad annichilire all’arma nucleare i poveri fratellini palestinesi pur di atomizzare l’odiato nemico giudio?

      • MUAMER says:

        Certamente. Se io fossi un Palestinese farei un sacrifficcio. Quale ti chiederai? O moriremo in 1 milione assieme a israele e così vedere la pace una volta per tutte o moriremo nei prossimi 20 anni in un milione e non vedremo la pace. Scelgano loro ma di sicuro non è giusto che restino le cose così. Israele si è creato grazie alla pulizia etnica e spargimento del sangue.

        Ricordati che per l’Islam non vale la teoria di “mutual assured destruction” http://en.wikipedia.org/wiki/Mutual_assured_destruction . Israele non sarà mai in grado di incenerire l’Islam ma all’Islam basta una o massimo due testate atomice per incenerire Israele e gli Israeliani lo sanno.

        ALTRO DA CHIARIRE?

        • mirkhond says:

          Bisogna vedere di quante testate nucleari dispone Israele, per non contare quelle statunitensi.

        • PinoMamet says:

          “Certamente. Se io fossi un Palestinese farei un sacrifficcio.”

          Poveri palestinesi: non gli bastava l’esercito israeliano, adesso ti ci metti pure tu!

          E poi, perché mai i Palestinesi dovrebbero scegliere di sacrificarsi… a beneficio di se stessi?
          Quando mai godranno di questa benedetta pace, se saranno morti tutti?
          Ciao!

          • Ritvan says:

            Caro Pino, un ayatollah ti risponderebbe probabilmente così: “I palestinesi “atomizzati” godranno della pace…eterna, in braccio a bellissime hurì, essendo defunti da martiri della “causa”, ovvero della liberazione di un pezzettino della Sacra Terra D’Islam dal dominio dei perfidi giudei”:-)

          • MUAMER says:

            Caro Pino. Se i pelstinesi contano circa sei milioni, cosa vuoi che sia perdere 1 milione assieme a Israele? Non è una cifra alla quale io sia terribilmente interessato. Ti dico, che il mondo brucci purchè Israele scompaia.

            Comunque leggiti l’articolo di Benny Morris molto interessante e si chiama IRAN E LA VIA AL SECONDO OLOCAUSTO.

  9. Per Muamer

    Dici, Israele lancia le sue bombe atomiche, ogni musulmano invece lancia un atomo?

    :-)

  10. MUAMER says:

    Ma pensavo, quando l’Iran si doterà delle bombe nucleari, Insallah, allora poniamoci la domanda quanto Israele potrebbe reggere? L’Iran probabilmente ne ha già 3 testate nucleari trafugate dagli arsenali dell’ex-unione sovietica grazie alla corruzione di qualche ufficiale dell’armata rossa. Le testate furono dichiarate fuori uso, smantellate, trasportate fino a Isfahan (l’Iran odierno) e poi riassemblate. E prima che qualcuno mi chieda allora perchè l’Iran non le ha già usate, penso che si aspetta il “casus beli” (intendo l’aggressione da parte di Israele) come la scusa valida per liberare il mondo dal sionismo. Fidati, fidatevi chel’Iran non è mal armato. Quello che abbiamo visto dal 12 luglio 2006 fino a 12 agosto 2006 (conflitto tra Israele e Hezbollah) sono soltanto le bricciole dell’esercito iraniano.

    • Ritvan says:

      Ma no, Muamer, che dici, l’Iran vuole usare la tecnologia nucleare esclusivamente per scopi pacifici: che fai, non ti fidi delle dichiarazioni UFFICIALI di tutti i leaders (religiosi e non) iraniani? O che dici forse che stanno facendo taqiya?:-) Attento a quel che dici, fratello, che poi ti arriva una bella fatwa fra capo e collo, eh!:-)

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