Il Monoplotto del tassista islamofobo

Dimitrios Apolonides, come si vede anche dal nome, è – o meglio, era – un tassista newyorkese.[1]

Da almeno un anno, approfittava del fatto che il suo lavoro lo porta in giro per tutta la città, su di una vettura concessagli in precario uso, per lanciare dal finestrino dei volantini scritti a mano con la frase, KILL THE JEWS.

Arrestato, ha confessato: “volevo che li trovassero gli ebrei e pensassero che fossero stati i musulmani”.

La notizia ci rivela diverse cose sul mondo in cui viviamo.

Se io trovo un volantino come quello diffuso dal signor Apolonides, posso costruirci sopra un bel Complotto Antisemita, con la tecnica della universalizzazione alla Fiamma Nirenstein: A New York, succede questo; a Khabarovsk in Siberia succede qualcos’altro, ergo il Complotto è planetario.  Siamo dunque in Emergenza, e chi osa sottavalutarla, partecipa in qualche modo al delitto e quindi dimostra ancora di più che siamo in emergenza.

Ma scrivere “Kill the Jews” non fa certo alcun danno agli ebrei; anzi, suscita simpatia nei loro confronti. Per cui qualcuno può, al contrario, tirare fuori la tesi del cui prodest, l’unica espressione di lingua latina nota a immense fasce di persone incolte in Italia.

Cioè, “poiché conviene agli ebrei, è dimostrato che sono stati gli ebrei.” Negarlo, significa farsi complici degli ebrei, che non devono essere granché simpatici, proprio perché fanno cose come questa – un ragionamento elegantemente circolare, che si alimenta da solo.

Poi prendono Dimitrios Apolonides, e si scopre che non è né antisemita, né ebreo, ma è mosso da un movente di tutt’altro tipo. Personalmente sospetto che si tratti di una delle tante forme contorte che a volte prende la lotta di classe: il suo datore di lavoro, proprietario della XYZ Car Service di Brooklyn, si chiama Mohamed Mowad.

Il complotto – o meglio, il monoplotto, visto che ha agito da solo – c’era; solo che non era il complotto che si aspettavano gli uni o gli altri.

Allo stesso tempo, il Monoplotto di Apolonides sfrutta qualcosa che lui stesso non ha creato. Cioè un clima generale di islamofobia, in cui lui si inserisce, come si inseriscono milioni di altri in tutto il mondo, per realizzare qualche personalissimo scopo.

Che so,

- l’investigatore che sta dando la caccia a due falsari napoletani, che per farsi appoggiare nelle indagini, dice che c’è in ballo il “terrorismo islamico”.

- il giornalista di destra che deve fare un dispetto alle associazioni gay italiane

- il ministro che deve scambiare qualche favore con il regime marocchino

- la giornalista di gossip che deve scrivere un racconto strappalacrime

- il ragazzino di provincia che vuole fare pubblicità al proprio gruppetto politico

Ecco che l’islamofobia acquista una straordinaria e travolgente forza d’inerzia: non c’è più bisogno di nessuno che la metta in moto. Dopo, però, una bella spinta propulsiva iniziale – che so, per citare un esempio a noi vicino, un Ferruccio de Bortoli che regala pagine e pagine del principale quotidiano italiano a Oriana Fallaci.

Nota:

[1] La popolazione di New York si divide in due categorie, quella visibile e quella invisibile. La popolazione invisibile, nascosta in uffici con l’aria condizionata, parla l’inglese. Quella visibile – baristi, tassisti, muratori – no.

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2 Responses to Il Monoplotto del tassista islamofobo

  1. mirkhond says:

    L’islamofobia oggi è come la giudeofobia di ieri, una volta innestato il meccanismo infernale, QUALSIASI cosa venga ATTRIBUITA ai musulmani scatena l’allarme.
    A quando persecuzioni più organizzate e sistematiche?

  2. Moi says:

    Stranamente in Italia non gira ancora (?) quella della fatwa contro facebook … e dire che mezzo miliardo di potenziali “apostati islamici” e soprattutto “kufar minacciati” dovrebbe essere un’ occasione ghiottissima per un certo modo di fare sedicente “informazione”.

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