Londra come piace a noi

Mentre mi annoio alle 5 di mattina a tradurre un lungo e noioso bilancio, do uno sguardo alle notizie. Dove in mezzo a tante cose deprimenti, ce n’è una che mette allegria.

L’altro ieri, 50.000 studenti delle scuole superiori hanno manifestato a Londra contro la proposta del governo inglese, dominato dai conservatori, di liberalizzare la tuition fee annua per frequentare l’università, che dovrebbe attestarsi attorno alle 9.000 sterline, ma potrebbe anche essere più alta. Anche se la fee andrà pagata dai futuri guadagni dello studente, il principio è chiaro: lo studio non è un diritto ma un servizio che si acquista.

Al posto del diritto, poi si offre la carità: gli studenti bisognosi potranno contare su aiuti statali per pagare. Che è più o meno lo stesso principio sottostante ai servizi sanitari che il governo federale offre  ai più sfortunati negli Stati Uniti.

La riforma è appoggiata dai liberaldemocratici, che pure in campagna elettorale si erano esplicitamente schierati per la totale abolizione di tali tariffe; più o meno come avevano fatto i laburisti nel 2003, per poi introdurre una volta eletti l’attuale tuition fee di 3.000 sterline.

Ora, conservatori, laburisti e liberaldemocratici costituiscono la totalità del parlamento inglese, per cui se sei contrario, puoi solo stare zitto. Oppure…

A un certo punto, i manifestanti sono passati davanti a Millbank House, la sede nazionale del Partito Conservatore.

Gli studenti, che per il resto non hanno torto un capello a nessuno, hanno sfondato la barriera difensiva posta dalla polizia, abbattuto le vetrate e devastato il palazzo, dimostrando coraggio, abilità e determinazione.

E hanno anche offerto un esempio di pacifica coesistenza e fattiva collaborazione tra giovani di diversa etnia, religione e cultura che ci auguriamo possa imprimersi nella mente della gioventù europea.

I media inglesi, mentre accusano gli “anarchici”, stanno pubblicando le foto dei giovanissimi manifestanti, con inviti espliciti alla delazione per chi dovesse riconoscerli.

Ecco qualche immagine della festosa giornata.

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107 Responses to Londra come piace a noi

  1. Giovanni Bonafin says:

    Fantastico! da noi se succedesse qualcosa del genere scatterebbe lo stato d’assedio.. si griderebbe a un nuovo g8.. non a caso gl’inglesi sono sempre stati l’avanguardia del mondo. purtoppo il nostro patriottismo si mostra solo quando siamo tutti seduti davanti a un televisore a guardare una squadra di buffoni milionari giocare a calcio sotto la nostra bandiera nazionale, buffoni che rappresentano l’1% del Paese e che offrono il modello di vita a tanti, giovani soprattutto ma anche meno giovani.
    basta vedere in che buffonate si trasformano le “manifestazioni” dell’UdS contro questa o quella riforma scolastica, con tanto di camioncino spara musica “alternativa” che tutti seguono ciondolanti quasi fosse un messia…
    a genova ogni manifestazione ripete il solito menoso itinerario che termina sotto il Provveditorato in via Assarotti, sotto lo sguardo stanco di una dozzina di poliziotti..
    bastano tre auto dei CC messe di traverso alla strada, guardate da 6 membri dell’Arma, ad arginare l’onda studentesca, che tempo un paio di birre e di spinelli si sfalda senza colpo ferire… e la tristezza poi di vedere quegli stessi giovani passare tra le macchine dei Carabinieri per raggiungere le loro pretenziose villette e i loro bei palazzi di Castelletto, quegli stessi che poco prima uniti nel mucchio urlavano al cielo cori “anti-fa” e “acab”, eccoli ora silenziosi e schivi, timorosi di avvicinarsi troppo a un militare…
    che squallore!!!

    • Magari se qualcuno di questi “timorosi” ti sfasciasse un giorno l’auto (il tuo personale strumento di produzione dell’effetto serra…), allora saresti felicissimo se bastassero 6 agenti ad arginarli.
      Sveglia!! Siamo in uno Stato di diritto, esistono dei metodi per ottenere ciò che si vuole senza ammazzare chi non la pensa come noi, picchiare il diverso e spaccare tutto. Altrimenti, se i manifestanti fossero autorizzati a spaccare tutto, ugualmente la polizia sarebbe autorizzata a sparare sulla folla: autorizzare una parte alla violenza significa tacitamente giustificare la violenza dell’altra.

      • giovanni says:

        “se qualcuno di questi “timorosi” ti sfasciasse un giorno l’auto (il tuo personale strumento di produzione dell’effetto serra…), allora saresti felicissimo se bastassero 6 agenti ad arginarli.”

        lo dici tu che pensi che la tua auto valga di più del diritto del popolo alla rivolta contro governi criminali. Per chi pensa (seguendo la dichiarazione d’indipendenza americana, eh, quindi da perfetto liberale) che quando il governo è tirannico, è giusto riprendersi il potere che questo ha usurpato, e riprenderselo con la violenza, se serve, l’auto è l’ultimo dei problemi. Anche perchè non serve a niente aver l’auto per muoversi in un mondo che va a puttane.

        • E chi decide quando un governo è di criminali? Poniamoci questo problema: se pretendiamo che il nostro metro di valutazione personale ci permette di calpestare gli altri, allora siamo esattamente come i vari Bush, Netanyahu & Co. che se ne fregano del vicino di casa e tirano avanti per la propria via, perché tanto hanno dalla loro il diritto di usare la forza.
          Quando è la forza bruta a scendere in campo, non vince mai chi ha più ragione, ma solo chi è più forte, violento e spietato. Come ci insegna la storia recente.

          • Giovanni Bonafin says:

            E allora cosa fai? il pacifista che sventola la bandiera in manifestazione contro questo o quello, sicuro già in partenza che non otterrà nulla, ma che lo fa xkè è troppo figo?!
            se mi rovinano l’auto la posso aggiustare, ma se mi rovinano la vita come mel’aggiusto?!pacificamente?! pacificamente finisco in mezzo a una strada e pacificamente ci rimango e nessuno mi dà una mano.

            cmq uno che pensa prima alla sua auto che non a star bene… non mi stupisco dei tuoi commenti.. mi stupisco che esistano realmente persone che la pensano così.. credevo fosse solo un brutto sogno e invece mi accorgo che è realtà.. :’-(

        • Francesco says:

          cosa è un governo criminale?

          per me il governo che si prospetta in Italia (diciamo un LCDM primo ministro col voto delle opposizioni+FLI) è criminale, antidemocratico, antipopolare e schifoso.

          posso sparargli? mettere bombe nei cassonetti? bruciare i palazzi del parlamento?

        • Francesco says:

          Domanda diretta: il governo britannico può essere definito tirannico?

          E su quali criteri?

  2. Francesco says:

    Miguel

    dove sono il tuo disincanto e la tua intelligenza?

    tra un pò non ti si potrà distinguere da un vecchio numero di Cuore …

    la VERA buona notizia è che in Inghilterra sono indignati con la polizia per la sua palese incompetenza e il totale fallimento e ci si aspetta che cadano delle teste.

    scambiare la stupidità ontologica degli adolescenti con “coraggio, abilità e determinazione” è degno di un giornalista di Repubblica. ma almeno quelli sono pagati per farlo

    tristezza

  3. Per una volta hai colto nel segno, Francesco.
    Quelli di “Repubblica” sono pagati per farlo, qualunque sia la cosa per fare la quale sono pagati.
    Tu, invece, il mangiaspaghetti lo fai sistematicamente gratis, almeno in questa sede.

    • Francesco says:

      Confermo, gratis in tutte le sedi.

      A parte che mangiaspaghetti come insulto manco lo capisco, sei d’accordo con lo squadrismo dei giovani NON lavoratori che chiedono di avere più soldi delle tasse dei lavoratori per continuare a NON lavorare per altri anni?

      Come dice giustamente Miguel, “lo studio non è un diritto ma un servizio che si acquista”, anche se lui non sa di star dicendo una cosa giusta.

      Saluti

      • giovanni says:

        france’, sei così cretino da non capire neanche che Miguel sta facendo del sarcasmo quando dice che è giusto che lo studio sia un servizio e non un diritto.
        Ma puoi sempre dimostrare che quella frase è giusta dimostrando quante nazioni al mondo si sono sviluppate SENZA istruzione (più o meno) pubblica obbligatoria, quale conseguenza del riconoscimento del diritto allo studio

      • giovann says:

        squadrismo dei giovani NON lavoratori che chiedono di avere più soldi delle tasse dei lavoratori per continuare a NON lavorare per altri anni?

        vedi, povero troglodita berlusconiano, lo studio non è non fare un cazzo, come sicuramente è stato per voi sottosviluppati mentali. No, lo studio è quella cosa che permette al figlio di nessuno, se ne è capace, e non se il padre ne ha i soldi, di diventare una persona che contribuisce alla società con la sua intelligenza MOLTO di più di mille lavoratori che tu considereresti meritevoli perchè hanno cominciato a lavorare a 15 anni, rimanendo (certo non per loro colpa, mentre tu che vorresti l’analfabetismo universale sei colpevole eccome) dei semianalfabeti per tutta la vita. Ergo lo squadrista è chi pretende che solo i figli di papà possano studiare, perchè questo succede, se gli studenti non protestano.

        • E’ meglio che non studi nessuno. Anzi, sarebbe meglio se nessuno sapesse proprio leggere e scrivere: ci penserà la TV a insegnarci tutto ciò che dobbiamo sapere.
          Adesso, da bravi, andate al supermercato a far girare un poco l’economia.

          • giovanni says:

            grazie per aver dimostrato in 5 righe esilaranti la quadratura del cerchio che spinge i liberisti a votare il prodotto perfetto della degenerazione dell’inciucio tra stato e impresa, cioè Berlusconi. I liberisti al contrario della mitica libertà che proclamano vogliono un mondo fatto di cani di Pavlov che comprano a comando, non di cittadini con diritti e ovviamente la cultura critica per reclamare quei diritti.

        • Francesco says:

          “lo studio è quella cosa che permette al figlio di nessuno, se ne è capace, e non se il padre ne ha i soldi,”

          per questo bastano e avanzano le borse di studio!

          ed è ben noto che nessuno protesta quanto i figli di papà nel loro periodo scolastico :D

        • Francesco says:

          noto solo ora: “lo studio [permette] di diventare una persona che contribuisce alla società con la sua intelligenza MOLTO di più di mille lavoratori”

          scusate, qualcuno ha la definizione di razzismo intellettuale a portate di mano? io son qui che mi tengo le budella dal ridere, quasi mi cascan gli occhiali dal nasone (son diventato miope sul Rocci) e non credo ai miei occhi

      • Peucezio says:

        Piucchealtro è un simpatico epiteto che sono soliti dare i tedeschi a noi italiani (spaghettifresser). Detto da un italiano a un altro italiano è come se un napoletano desse del terrone a un pugliese o viceversa.
        Per il resto, appena viene fuori l'”eretico” (non certo rispetto alle idee di Miguel, che non mi pare uno che si pone in termini di “ortodossia”), tutti gli danno addosso.
        Sul merito non mi esprimo: non conosco nulla della realtà del sistema universitario inglese e in generale penso che, nella situazione di degrado in cui versa l’Europa e l’Occidente in genere, se avremo gli inglesi ancora un po’ più ignoranti, non se ne accorgeranno in molti.
        Da noi la situazione è un po’ particolare: è l’università stessa a produrre ignoranza, quindi, quanto meno questa viene foraggiata, tanto più l’ignoranza sarà arginata.

        • Francesco says:

          Direi che quella dei tedeschi non può che essere invidia, ben gli sta’, crucchi mangia-patate (o sono i polacchi i mangia-patate?).

          Molto divertente che il mio utilizzo della frase di Miguel abbia scatenato reazioni (queste sì) pavloviane, mi sa che dovrei mettere le faccine.

          Penso che non sia male far pagare l’istruzione universitaria a chi ne fruisce (e ne benificerà). E immagino che il sistema USA delle borse di studio sia copiato dall’Inghilterra.

          Naturalmente colgo l’occasione per esprimere il mio massimo rispetto, umano e professionale, per tutti i tornitori, fresatori, installatori, montatori, saldatori, idraulici, meccanici, imbianchini, ecc. ecc. che non hanno fatto l’università, neppure il Liceo, e in massima parte non leggono il Manifesto.

          Qualcuno si chiedesse perchè non leggono più l’Unità, lì a sinistra.

          Saluti

  4. roberto says:

    hanno ottenuto qualcosa a devastare il palazzo?

    “Ora, conservatori, laburisti e liberaldemocratici costituiscono la totalità del parlamento inglese, per cui se sei contrario, puoi solo stare zitto. Oppure…”

    fare politica seriamente e entrare nel parlamento inglese per cercare di cambiare le cose che non ti piacciono (un po’ come hanno fatto i libdem ch mica sono da sempre in parlamento….)

    • Francesco says:

      si sono divertiti, e tanto gli basta. le si vede le facce o no?

      anche fatta la tara del 40nne invidioso dei 17nni, sempre facce da pirla hanno.

      PS c’è mica Ken Livingstone da votare, più a sinistra del Labor?

      • giovanni says:

        dovresti essere contento che non sono ancora così incazzati da fare gli assalti ai palazzi con la bava alla bocca, perchè quel giorno salteranno le teste. Dei politici e pure di chi dice che non esiste il diritto allo studio

        • Francesco says:

          sai che paura.

          se la lotta è solo sulla forza e la rabbia, vinciamo noi 100 a 0 tutte le volte.

          e quando vincono loro, alla fine vinciamo noi anche di più.

  5. Quelli sarebbero “anarchici”? perchè, dove sarebbe l'”arché”? nel partito conservatore? Quella è una piaga purulenta, non un Ordine, un’Autorità. è dovere di ogni cittadino responsabile e serio impegnarsi per rimuoverla.
    Gli inglesi jnel capire certe cose, e soprattutto nel passare alla’azione, ci mettono meno tempo di noi. Questione di tradizioni. A loro il rugby, a noi il subbuteo.
    Sfasciate tutto, ragazzi.

    • PinoMamet says:

      “Early production of Subbuteo was centered in Langton Green near Tunbridge Wells, in Kent”

      ;)

  6. Rock & Troll says:

    Fanno bene i ragazzi a protestare contro le tasse.
    Sennò poi come fa papà a pagare la giacca nuova firmata?
    Londra ladrona, l’adolescente non perdona!

  7. Riccardo Giuliani says:

    A un certo punto, i manifestanti sono passati davanti a Millbank House, la sede nazionale del Partito Conservatore.

    Se l’assalto è stato improvvisato meritano un applauso doppio.

    • giovanni says:

      ci sarebbe da chiedere perchè quando era il signor Blair a triplicare le tasse, nessuno assaltava la sede del partito laburista. Anche perchè i conservatori dicono apertamente che fosse per loro l’università inglese dovrebbe iniziare e finire con Oxford e Cambridge, e che vi dovrebbero accedere solo figli di ex alunni e di miliardari, e quindi le loro azioni sono conseguenti alle dichiarazioni. I laburisti a parole sarebbero i difensori dei lavoratori, ergo le loro leggi classiste dovrebbero essere osteggiate con maggior violenza, perchè sono anche dei traditori. E invece gli studenti, muti coi traditori, e vispi coi reazionari coerenti. Verrebbe da dare ragione al diversamente politico quando dice che chi vota a sinistra è un c…..

  8. Guido says:

    Quasi tutte le retoriche mi sembrano vetuste, arcaiche, impossibilitate a cogliere l’evento quando si presenta.
    Anch’io gioisco e a chi mi chiede “a che serve?” rispondo tranquillamente “forse a nulla!”. E’ un atto gratuito, un atto di poetica bellezza che trova la sua ricompensa in sé stesso. O meglio, come atto simbolico, sta a indicare la presenza di vita non solo in Inghilterra ma, in generale, in questa parte di mondo marcia, corrotta e ipocrita. Sta ad indicare a una nuova generazione di orfani la possibilità di scoprire il piacere di essere comunità. Ma una comunità gioiosa e non claustrofobia.

    Forse è ancora un po’ poco per vedervi i germi di una rivolta. Staremo a vedere.
    Tuttavia, una nuova educazione sentimentale è necessaria e questo è solo l’inizio….In questo contesto nessuno può insegnare ma abbiamo tutti da imparare.
    Appunto, cominciamo…

    “L’istante della rivolta determina la fulminea autorealizzazione e oggettivazione di sé quale parte di una collettività. […] Lo spazio individuale di ciascuno, dominato dai propri simboli personali, il rifugio del tempo storico che ciascuno ritrova nella propria simbologia e nella propria mitologia individuale, si ampliano divenendo lo spazio simbolico comune a un’intera collettività, il rifugio del tempo storico in cui un’intera collettività trova scampo. […] Si può amare una città, si possono riconoscere le sue case e le sue strade nelle proprie memorie più remote e segrete; ma solo nell’ora della rivolta la città è sentita veramente come l’“haut-lieu” e al tempo stesso come la propria città: propria poiché dell’io e al tempo stesso degli altri; propria, poiché campo di una battaglia che si è scelta e che la collettività ha scelto; propria, poiché spazio circoscritto in cui il tempo storico è sospeso e in cui ogni atto vale di per se stesso, nelle sue conseguenze immediate. Ci si appropria di una città fuggendo o avanzando nell’alternarsi delle cariche, molto più che giocando da bambini per le sue strade o passeggiandovi più tardi con una ragazza. Nell’ora della rivolta non si è più soli nella città.”
    Furio Jesi

    • roberto says:

      la poesia ed il simbolismo sono belli e nobili ma non ti servono a pagare (o ad evitare di pagare) il tuition fee.

    • Peucezio says:

      “E’ un atto gratuito, un atto di poetica bellezza che trova la sua ricompensa in sé stesso.”

      Contento tu.

  9. PinoMamet says:

    “A parte che mangiaspaghetti come insulto manco lo capisco”
    in questo sono d’accordo con te

    “Come dice giustamente Miguel, “lo studio non è un diritto ma un servizio che si acquista”, anche se lui non sa di star dicendo una cosa giusta.”

    In questo non sono affatto d’accordo.
    I diritti non si acquistano;
    naturalmente lo studio, come tutte le cose, ha anche un costo (strutture varie, materiali, insegnanti ecc.), e qualcuno dovrà pur pagarlo;
    naturalmente saranno i cittadini a farlo, con le tasse.

    Si può discutere dei modi in cui i cittadini possano pagare lo studio (o la sanità ecc.) e anche della quantità di denaro pubblico da riservare a questo.

    Ma non si può trasformare un diritto in qualcosa soggetto a compravendita.

    A me va benissimo che ci sia un’istruzione privata; ma la sua legittimazione come istruzione privata (cioè a pagamento) deriva proprio dal fatto che esista un’istruzione pubblica, aperta a tutti.

    Se quella pubblica non è più aperta a tutti, ma diventa di fatto insostenibile economicamente, allora perde ragione di esistere anche quella privata, perché diventerebbe la colonna portante di uno stato classista e censitario; anzi, castale.

    Ciao!

    • roberto says:

      pino,

      considerando che si parla di università, un ipotetico sistema che prevedesse:

      1. tasse universitarie altissime
      2. molte borse di studio per i meritevoli (diciamo, a spanne, se hai una media a partire dal venticinque hai una borsa di studio)

      lo troveresti in violazione al diritto allo studio?

      rigiro la domanda in maniera brutale. trascinarsi per 10 anni sui banchi dell’università raccogliendo 18 e 19, è diritto allo studio (e quindi diritto che non si deve acquistare, su questo siamo d’accordo) o esercizio della sacrosanta facoltà di spassarsela (e per la quale un contributo ai costi mi pare quanto meno opportuno, un po’ come è normale pagare il biglietto per il luna park).

      non è una domanda retorica, non ho nessuna certezza.
      secondo me un sistema siffatto permetterebbe al fannullonefigliodipapà di andare al luna park pagando il giusto, e a tutti gli altri di studiare seriamente.

    • Francesco says:

      scusate ma chi ha detto che esiste un “diritto positivo allo studio univesiario”?

      mi pare che si dia per scontato qualcosa di almeno dubbio.

      1) ammetto che esiste un diritto negativo allo studio, per cui non si può proibire di studiare a chi vuole farlo
      2) ammetto anche che esista un “diritto positivo all’istruzione” per cui tutti hanno diritto che gli si insegni a leggere, scrivere e far di conto. a spese della collettività
      3) concordo al 100% con Miguel che il corrispettivo di questo diritto positivo sia un (forte) dovere di serietà del discente (in carenza del quale il pupo/la pupa può recarsi alla più vicina solfatara).

      4) non ammetto affatto che esista un diritto positivo all’istruzione superiore/universitaria, per una molteplicità di ragioni

      A) leggetevi “brave new world” e troverete le ragioni collettive
      B) giratevi le università italiane e troverete le ragioni soggettive

      però, essendo molto buono e moderato, mi accontento di legare il diritto positivo a prove dell’impegno del soggetto in questione (e quindi al ripulimento della scuola italiana da ogni eventuale residuo di 6 0 18 politico). mi basta

      saluti

  10. Per Giovanni

    Dunque, adesso che hai riversato addosso a Francesco più o meno quello che penso io, arrivo e faccio la figura del moderato :-)

    Il punto fondamentale è, se crediamo o no che le comunità umane abbiano un qualche valore; o se la vita è solo uno scontro tra individui che si affermano più o meno grintosamente sugli altri.

    Poi ci sarebbe da discutere su cosa si intende per comunità, su dove poniamo i limiti e così via. Ma si tratta di un principio di partenza.

    Ora, se la comunità – intesa anche in senso molto ampio – ha qualche valore, non ci sono solo diritti individuali, ma beni comuni di cui godiamo tutti insieme. Tra cui l’acqua, le conoscenze, l’energia e così via.

    Ne godiamo insieme noi e i nostri discendenti, che sono anche loro comproprietari del bene comune.

    Non è che la scuola deve essere “gratuita”: deve essere un bene indisponibile per tutti, che appartiene alla comunità e non ad alcun individuo in particolare.

    Poi è chiaro che il bene comune non deve essere dilapidato, ma questo è un altro discorso.

    Detto questo, la scuola storicamente ha anche funzioni utili a un certo sistema economico: non è un caso che – come è stato sottolineato – la scuola accompagna il progresso del capitalismo, forma a spese della società i geometri e i tecnici di cui hanno bisogno i privati.

    • giovanni says:

      “Il punto fondamentale è, se crediamo o no che le comunità umane abbiano un qualche valore”

      io e te sì, i fascisti antisociali come Francesco, perchè questo sono sostanzialmente i liberisti, fascisti perchè totalitari, antisociali perchè a differenza dei fascisti originari nemmeno si pongono il problema di cosa fare delle masse, una volta che hai imposto loro l’ideologia di regime. Quindi sono anche più pericolosi del modello originale

      “Detto questo, la scuola storicamente ha anche funzioni utili a un certo sistema economico: non è un caso che – come è stato sottolineato – la scuola accompagna il progresso del capitalismo, forma a spese della società i geometri e i tecnici di cui hanno bisogno i privati.”

      questo è vero, ma è anche vero che le conoscenze che vengono date ai professionisti non sono funzionali esclusivamente al capitalismo. Le case servono alla gente sia nel capitalismo che in qualsiasi altro regime, poi ovviamente nel capitalismo il geometra dovrà costruire case che costino il meno possibile possibilmente anche sul letto dei fiumi perchè al palazzinaro interessa costruire e vendere ciofeche piuttosto che costruirne di buone, in un regime più umano il geometra costruirà case più sicure, ecologicamente compatibili, ecc.ecc., ma la scienza delle costruzioni è la stessa. Quando il Barbuto diceva che il capitalismo costruisce le condizioni per il proprio superamento, intendeva anche dal punto di vista intellettuale. Un lavoratore analfabeta non poteva fare nessuna rivendicazione, uno alfabetizzato basilarmente (nell’800) chiedeva (sapendo cos’erano) le 8 ore, uno diplomato (fino a 30 anni fa) lo statuto dei lavoratori, un laureato altre forme di tutela ulteriori. Oppure addirittura i lavoratori più avanzati possono direttamente fare a meno delle rivendicazioni, e fare da sè. In molti posti di lavoro i dipendenti hanno le competenze per mandare avanti la baracca senza i latrati del padrone, anzi, non essendo interessati come lui a trasformare l’azienda in una finanziaria, lo farebbero molto meglio del padrone stesso.

      • Francesco says:

        “In molti posti di lavoro i dipendenti hanno le competenze per mandare avanti la baracca senza i […]l padrone”

        ci sono cose che rendono superfluo ogni commento. del resto, il Carlo era solo un polemista, non un vero economista. altrimenti avrebbe scritto altre cose.

    • Ritvan says:

      —-Per Giovanni. Dunque, adesso che hai riversato addosso a Francesco più o meno quello che penso io, arrivo e faccio la figura del moderato :-) MM—

      Miguel, pensarlo è una cosa e scriverlo pubblicamente un’altra. Specie se si scrive in forma d’insulti tipo “cretino” ecc. Ti suggerisco di moderare meglio le sfuriate kompagnesche insultanti di tipi come Giovanni, altrimenti mi costringerai ad entrare in scena poiché all’amico Francesco ci tengo. E tu sai bene che se entro in scena io finisce a schifio (che fa pure rima:-) ).

      • Francesco says:

        Grazie, fratello albanese

        da cui mi separano solo la religione e la tua sconsiderata ammirazione per quel losco figuro di Sergio Romano, le cui panzane sulla legge elettorale stavano per farmi mettere mano a carta e penna l’altro giorno

        Ciao

        • Ritvan says:

          Non c’è di che, caro Francesco.
          Ci possono essere anche altre cose su cui la pensiamo diversamente, ma mica siamo prodotti in serie:-): l’importante è il rispetto per la PERSONA e quando qualcuno trascende in questo senso io m’incazzo di brutto.
          P.S. Ecco, p.es., a proposito di rispetto per la persona quel tuo “losco figuro” appioppato a Sergio Romano lo trovo inaccettabile. In quanto all’articolo, ti riferisci a questo?:
          http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2010111217141607-1
          Abbi pazienza, ma che ci trovi di tanto “losco” in una proposta assai sensata per modificare consensualmente una legge elettorale ribattezzata dal suo stesso ideatore Calderoli “porcata” e definita ormai semischerzosamente “porcellum”?
          Ciao

          • Francesco says:

            Grazie della possibilità che mi dai, caro Ritvan

            Il losco è ben meritato per quello che SR sa ma non dice, che è decisivo. Come commentare una partita di calcio e “tralasciare” che l’arbitro è stato comprato nell’intervallo dalla squadra X.

            1) Prodi ammucchiò 12 partiti disparati pur di vincere, e ottenne pochissimi voti in più di Berlusconi. Questo (a Costituzione vigente e su imposizione di Ciampi) implicò la quasi parità al Senato e la sua successiva caduta. Un caso limite, dovuto alla stupidità di Prodi, non a caso capace di risuscitare elettoralmente un Berlusconi che usciva malissimo da 5 anni di governo.

            2) Fini, Fini, Fini. E la copertura che sta ricevendo dai giornali borghesi e da Napolitano. A meno di non voler introdurre un esplicito vincolo di mandato (e sono tentato), la soluzione democratica all’impasse si chiama elezioni. Cioè la fine di Fini. Invece stanno passando i mesi.

            3) Sai che sono religioso e che credo che “lo Spirito soffi dove vuole”. Nel caso nostro, nella testa vuota di Calderoli, dettandogli la migliore legge elettorale della storia d’Italia.

            L’idea di votare con un proporzionale non corretto mi entusiasma … sarebbe la volta che passo all’astensione.

            Ciao

    • Francesco says:

      1) “le comunità umane abbiano un qualche valore” –> direi di sì, anche se nell’affermarlo tengo sempre presente la dialettica comunità-persona. è la mai guida per non cadere negli -ismi contrapposti e fallaci

      2) “beni comuni di cui godiamo tutti insieme” –> definizione un pelo ingenua ma tutto sommato accettabile. sì, ci sono beni comuni (buona Maggie, che ti viene un ictus). la cui definizione non è immutabile nel tempo, però

      3) “l’acqua, le conoscenze, l’energia e così via.” –> sai che sono limitato: come mai hai scelto questi beni comuni? tra l’altro due sono beni a godimento individuale, che è un tipo di bene comune molto complicato da trattare.

      4) “la scuola […] deve essere un bene indisponibile per tutti, che appartiene alla comunità e non ad alcun individuo in particolare” –> e perchè mai la scuola (ogni singola scuola?) dovrebbe essere pubblica? il bene comune è l’istruzione (e l’educazione), la proprietà pubblica della scuola che lo fornisce non è implicata.

      se domani io fondo una scuola di economia per educare l’ignorantissimo (al riguardo) popolo italiano, che male fo – dal tuo punto di vista?

      ciao e grazie

  11. nic says:

    Anche se fuori luogo ma non troppo:
    il Brasile che piace a me: IL PAGLIACCIO PUO LEGGERE E SCRIVERE.
    Da un articolo di Pagina12 risulta che il pagliaccio televisivo Tiririca, il candidato al parlamento che nelle ultime elezioni brasiliane ha raccolto più voti in assoluto, sottoposto ad un esame dal Tribunale Elettorale Regionale, ha dimostrato di saper leggere (alcuni titoli di un giornale) e scrivere sotto dettatura, perciò risulta abilitato ad assumere l’incarico.
    Nell’articolo si ricorda anche che in Brasile (e non solo n.d.t.) gli analfabeti funzionali (coloro che sanno leggere e scrivere qualcosa senza capirne il significato) sono alcuni milioni.
    La nota si chiude con il commento del presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva che, appoggiando la candidatura di Tiririca, afferma rappresentare “il vero volto della società brasiliana” (e non solo n.d.t.).
    Ah… dimenticavo lo slogan della campagna elettorale di Tiririca: “Che fa un deputato federale? Realmente non ne ho la minima idea, ma se votate per me poi ve lo racconto”

    http://www.pagina12.com.ar/diario/elmundo/4-156723-2010-11-12.html

  12. PinoMamet says:

    “pino,

    considerando che si parla di università, un ipotetico sistema che prevedesse:

    1. tasse universitarie altissime
    2. molte borse di studio per i meritevoli (diciamo, a spanne, se hai una media a partire dal venticinque hai una borsa di studio)

    lo troveresti in violazione al diritto allo studio?”

    Roberto
    è una domanda interessante;
    vedi che nella mia replica a Francesco sono stato su posizioni vaghe e di principio; anche perché penso che di più sia difficile dire.

    Rispettando il criterio per cui i meritevoli, anche se privi di risorse, debbano poter accedere anche ai gradi più alti dell’istruzione
    (mi pare la Costituzione italiana si esprima più o meno così, ed è una bella definizione) penso che poi ogni Stato possa sacrosantamente organizzarsi come meglio crede.

    Non ho niente contro le rette universitarie in sé; d’altra parte, visto che il riccastro nullafacente cui papà vuol far prendere il sospirato pezzo di carta esisterà sempre, non vedo perché non spillargli un bel po’ di soldi, a maggior aiuto del poveraccio studioso.

    Ma un sistema che finisca per far direttamente pagare, per quanto in modo “umanamente” (nel senso di “come è umaaano lei…”) dilazionato, al poveraccio studioso quello che dovrebbe essere un suo diritto, non mi sembra granché, ecco.

    Ciao!

  13. PinoMamet says:

    Poi, scusami se continuo qua la risposta,

    si potrebbe al massimo controllare come vengano spesi effettivamente questi soldi:
    mi chiedi 9000 sterline?
    Va bene, però devi dimostrare che sono spesi almeno fino alla tal percentuale nelle borse di studio.
    A questo punto, diventa per me sempre più assurdo che poi queste borse di studio vengano chieste indietro, perché è appunto un metterla nel culo al poveraccio
    (prima gli dai il diritto, poi glielo togli…)

  14. Per roberto

    “1. tasse universitarie altissime
    2. molte borse di studio per i meritevoli (diciamo, a spanne, se hai una media a partire dal venticinque hai una borsa di studio)”

    Sì, la vedrei come una violazione proprio al principio del diritto di studio.

    Perché al posto dell’idea di una società che condivide lavoro, studio, salute e così via, c’è l’idea di un servizio al cliente accompagnata dall’idea della carità per gli sfigati.

    Invece, poni un problema sacrosanto, ma a mio avviso totalmente diverso: cosa fare di coloro che approfittano della comunità, che fanno pagare alla collettività i costi dei propri capricci personali – il classico fannullone-figlio-di-papà che ci mette dieci anni a laurearsi, insomma.

    Anche se non so quanto lo studente lavativo pesi sui costi reali dell’università – non lo so proprio: insomma il professore bisogna pagarlo lo stesso, i bidelli pure, il riscaldamento pure, i laboratori pure, per cui non sono certo che il tizio che passa una volta a settimana per invitare gli amici ad andare in discoteca sia una spesa per l’università.

    Insomma, non è come il finto invalido che si fa pagare una pensione.

    In principio, non avrei nulla in contrario a un sistema educativo fortemente selettivo, anche se so per esperienza che la selezione favorisce in genere chi è cresciuto in un ambiente dove i libri li respiri sin dall’infanzia.

    Invece, una maggiore disciplina si potrebbe davvero chiedere a tutti, anche a chi fa più fatica a seguire, perché il rispetto è la base della convivenza. E la disciplina comprende anche la frequenza seria, almeno per chi non lavora mentre studia.

    In tutto questo, però, dobbiamo mettere da parte un vecchio equivoco: “tutti devono poter studiare, perché chi si laurea trova un lavoro buono, e anche i poveri che si sforzano hanno il diritto a un buon guadagno, se sono meritevoli”.

    Questa è più o meno l’idea sottostante a tante cose che si dicono sulla scuola: a sinistra per dire, “promuoviamoli tutti!”, a destra per dire, “viviamo nel migliore dei mondi, basta studiare!”

    Non è così, uno perché l’intero sistema scolastico in Occidente ha perso la propria funzione (fondamentale l’analisi di Régis Debray, Lo stato seduttore), e non si sa più nemmeno a cosa serva;

    e due, perché la precarietà generale del sistema, la finanziarizzazione, la velocità dei cambiamenti ha reso impossibile qualunque progetto: nessuno può dire a tredici anni, “oggi tira l’ingegneria nucleare, mi faccio il liceo scientifico, poi fisica all’università e tra quindici anni ho un posto di lavoro”.

    Tra quindici anni, non sappiamo nemmeno se esisterà ancora l’Italia.

    • roberto says:

      “Anche se non so quanto lo studente lavativo pesi sui costi reali dell’università”

      “quanto” non so quantificarlo, ma dalla mia piccola esperienza accademica sono rimasto disgustato da questo peso.
      per darti un’idea, all’incirca per ogni appello facevo 40 esami al giorno (il che vuol dire 15 minuti a candidato per 10 ore), e di questi 40 esami, nel migliore dei casi, 10 erano di gente che manco aveva aperto il libro e che si presentavano “giusto pe’ prova'”…eliminando questi 10 avrei avuto 150 minuti in più da dedicare a chi meritava un esame più serio di 15 minuti.
      stessa cosa per la correzione delle tesi e per i ricevimenti, per ogni tre studenti che venivano a chiedere cose che genuinamente non avevano capito, ne trovavi uno che veniva solo a rompere le palle e che ovviamente rubava tempo agli altri.

    • roberto says:

      “non avrei nulla in contrario a un sistema educativo fortemente selettivo, anche se so per esperienza che la selezione favorisce in genere chi è cresciuto in un ambiente dove i libri li respiri sin dall’infanzia”

      infatti è per questo che nel mio mondo ideale le borse di studio le dai a chi ha la media del 25, o 24 e non solo ai 30. uno studente onesto che si arrabbatta con una media decente, va incoraggiato non espulso perchè non è bravissimo. mica esistono solo i bravissimi!

    • Francesco says:

      >> Tra quindici anni, non sappiamo nemmeno se esisterà ancora l’Italia.

      Miguel, non mi illudere. Sono di quelli a cui non devi far vedere troppo il Paradiso Terrestre, o gli scoppia il cuore e il cervello. Lasciami vivere giorno per giorno, fidando nell’Altissimo e nei suoi disegni imprescrutabili.

  15. PinoMamet says:

    Non sono sicuro che le borse di studio possano essere definite una forma di carità, ma per il resto sono abbastanza d’accordo, non facciamone una questione di definizioni.

    Devo dire, lateralmente, che ho scelto (da un certo punto in poi direi in modo pienamente cosciente) uno studio che “non serve a niente”, e che forse è l’unico che possa ambire ad avere una qualche funzione per l’Occidente inteso come tale, e non per qualche contingenza lavorativa;
    ma divagheremmo.

  16. Moi says:

    Ci vorrebbe una riflessione di Mario Capanna : il suo sciamanesimo laicista, il suo ’68 “formidabile” come uroboro cosmico …

  17. Per Moi

    Mario Capanna? Ho letto un suo testo auto-agiografico, in cui sorvola su tutto il settarismo e la violenza sistematica del Movimento Studentesco milanese. Almeno poteva sforzarsi a cercare di spiegarne il senso… oppure dire, “io del passato non voglio parlare, perché mi interessa il futuro”.

    No, Capanna si è ricostruito un passato su misura buonista-progressista.

  18. Jam says:

    ….in Francia gli studenti hanno fatto casini già un mese fa, quindi in ordine di tempo, gli inglesi sono al secondo posto.
    Un etudiant casseur di Lyon é già stato condannato a 8 mesi di prigione.
    Queste occupazioni di scuole e atenei, bloccaggi delle lezioni, erano manifestazioni in solidariétà col movimento sindacale dei lavoratori che scioperava contro la nuova legge sulle pensioni che porta da 60 a 62 anni l’età pensionabile: queste manifestazioni sono state anche momenti di violenza impressionantee irresponsabile: negozi devastati ecc.
    Come negli stadi di calcio quando succedono le zuffe, sembra che anche nelle manifestazioni studentesche succeda la stessa cosa, cioé les manifs des étudiants pértubés par des casseurs.
    Nelle manifestazioni dei sindacati non ci sono stati scontri, in quelle degli studenti si. Perché? Alcuni dicono: elementi provocatori di stampo fascista entran nella manif x provocare violenza. Di fatto si sono formati comitati per impedire la degenerazione violenta che tutto sommato nuoce agli studenti, no solo fisicamente, ma anche a livello legislativo.
    Il brano di Furio Jesi é ormai preistorico, ed ha qualcosa di antiumano perché privilegia lo scontro alla pura bellezza del gioco dei bambini o alla passeggiata con l’innamorata! Jesi ha proprio sbagliato paragoni!
    Sous les pavés la plage, non ha più alcun senso. Oppure ha un senso nuovo: trovare la spiaggia non sotto, ma sopra il sampietrino-pavé.
    Sur les pavés la plage! In alto, non in basso! L’intelligenza non ha bisogno della violenza e come dice Rock§Troll:
    senno’ poi come fa papà a comprare la giacca nuova firmata?
    Una violenza quindi doppiamente stupida e preistorica/ si possono raggiungere migliori risultati anche in modo civile!
    ciao!

  19. mirkhond says:

    “Capanna si è ricostruito un passato su misura buonista-progressista.”

    Nascono incendiari e muoiono pompieri.

  20. mirkhond says:

    A non proposito

    Mentre cercavo notizie sulla dimostrazione studentesca inglese, nel sito di comedonchisciotte ho trovato questo:

    E se i Talebani fossero ebrei?

    “I talebani, scrive Marie-France Calle, sono forse ebrei… o almeno d’origine ebraica. Questo è – in breve – quello che tenta di verificare il governo di Israele. Il ministero israeliano degli Affari Esteri ha deciso di finanziare delle ricerche per stabilire una volta per tutte se i Pashtun (etnia da cui provengono i talebani) discendano da una delle dieci tribù perdute di Israele. Queste ricerche si svolgeranno in India. Per una ragione evidente: (le ricerche) sono impossibili da portare avanti in Afghanistan e in Pakistan. Si sa da tempo che i Pashtun – o Pathan – che popolano essenzialmente il sud e il sud-est dell’Afghanistan e l’ovest e il nord-ovest del Pakistan sarebbero i discendenti di una delle tribù perdute di Israele. Similitudini nei riti, nei vestiti, nelle tradizioni familiari, culinarie… tutto porta a credere che i Pashtun abbiano degli antenati ebrei. Una fortuna per gli scienziati che tentano di stabilire la veridicità dell’origine israelita dei Pashtun. Possono lavorare tranquillamente nel nord dell’India, a Lucknow, la capitale dell’Uttar Pradesh”.
    Il ministero israeliano degli Affari Esteri ha tuttavia deciso si finanziare le ricerche di una genetista indiana, Shahnaz Ali, per essere chiari, riporta il Times of India. Accolta all’Institut Technion di Haifa, dove dovrebbe portare a termine il suo lavoro. Cosa spera Israele con un progetto simile?
    Chi sono i Pashtun ai quali appartengono i talebani? I “Pathan” sono dei montanari che formano una tribù afgana sparsa in tre paesi: Afghanistan meridionale e orientale, Pakistan del nord e il Kashmir occidentale indiano. I Pathan hanno mantenuto costumi ancestrali particolari. Portano la barba e lasciano crescere i peot. Circoncidono i propri figli dopo 8 giorni dalla nascita (e non 12 come le altre tribù musulmane). Le donne osservano pratiche particolari di purezza calcolate su quelle della Torah, con immersione nel fiume. Il loro sistema legale consuetudinario chiamato “Pashtunwali”, è ispirato alla Torah che è rispettata e riconosciuta come “Tawrat al Sharif”, essendo al Sharif, Mosé. Gli inglesi che li hanno amministrati per decenni li chiamavano “gli Ebrei”! La lingua pashtun sarebbe infarcita di parole in ebraico, come sarebbe Kabul (come una pietra grezza) o il luogo detto “Tora Bora” (creò la Torah). E’ da immaginare che se questa filiazione dovesse essere provata, i talebani apostati della religione musulmana, farebbero il loro “Alva” verso Israele, continuerebbero i loro studi nelle madrase giudaiche…

    Chems Eddine Chitour
    Fonte: http://www.mondialisation.ca
    Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=21620
    25.10.2010
    Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SUSANNA TROIANO

    C’è del vero riguardo a tali ricerche, o si tratta dell’ennesima bufala in giro su internet?

  21. Valerio says:

    Per i liberisti è meglio che non esistano le scuole, così nessuno saprà mai che la teoria economica liberista è stata dimostrata come inconsistente.

  22. Tommy says:

    Noto con dispiacere che la tecnica del branco non risparmia nemmeno questo blog. Peccato, volevo esprimere alcune considerazioni, ma non ho voglia poi di dover leggere le scomposte reazioni di taluni, e l’avallo dato loro dal curatore.

    Miguel: ho come l’impressione che tu non abbia idea di chi siano questi “ribelli” delle università. Io li ho visti e conosciuti, non solo in Italia, e ti posso assicurare che non si stanno ribellando a niente. Sono solo una frazione minoritaria di violenti senza cervello, senza idee e senza gli occhi per vedere il mondo in cui vivono.

    Io qualche volta mi sono fermato ad ascoltare quello che vogliono e mi sono chiesto se erano solo un branco di ragazzini viziati tenuti sotto una campana di vetro o se erano genuinamente ritardati.

    Sono quelli che entro 5/7 anni andranno a rinfoltire le fila degli avvocati di Berlusconi, dei giornalisti cialtroni, dei politici che scatenano le crociate antislamiche.

    Si fa presto a dire “diritto allo studio”. Ma nei Paesi dove applicano il diritto allo studio nella maniera richiesta da alcuni, il sistema scolastico nel suo insieme scade a livelli minimi e – significativamente – le magagne si abbattono sui più poveri, sugli immigrati e sugli strati più deboli della popolazione. Sotto forma di analfabeti 15enni. Letteralmente (perché ovviamente i ricchi le buone scuole se le pagano).

    D’altro canto il dibattito generalmente non è diverso da quello che si legge in questi commenti:

    1. Diritto allo studio: no perché non si può aprire a tutti
    2. Limiti all’accesso: no perché così si avvantaggia il figlio della famiglia colta
    3. Aumentare le tasse: no perché è classista
    4. Aumentare le borse di studio: no perché tanto le prendono quelli che non dichiarano
    5. Favorire l’accesso all’università: no perché si creano schiere di disoccupati
    6. Scoraggiare l’accesso all’università: no perché abbiamo bisogno di laureati
    7. Favorire alcuni percorsi di studio: no perché non si sa fra 5 anni cosa verrà richiesto
    8. Eccetera eccetera eccetera

  23. PinoMamet says:

    A me pare invece che le reazioni siano state piuttosto diversificate, sia tra i “vecchi” frequentatori del blog (Francesco, roberto, anche me medesimo direi), sia tra quelli un po’ più nuovi (Peucezio) sia tra alcuni che vedo per la prima volta (giovanni).

    Del resto, ormai sono anni che frequento Kelebek e derivati, e non ho mai avuto l’impressione di un “branco” omogeneo, che è poi uno dei motivi per cui frequento questo blog e non altri.

    sulla questione dei violneti=ragazzini viziati la penso come te (Tommy).

    Sugli elementi del dibattito che riporti, sì, ok, sono quelli: e quindi, che facciamo?

    Ciao

  24. Per Tommy

    Non so – non conosco giovani italiani che darebbero l’assalto a un palazzo, in particolare non con quelle facce “normali” che vediamo in queste foto: casomai, vedo una certa tipologia minoritaria alle manifestazioni, molto capelli-rasta-canne-e-birre, che è un’umanità che non suscita il mio entusiasmo. Se stai parlando di gente così, sono in parte d’accordo.

    L’elenco di proposte che fai non è male, e fa riflettere. Ma vedo che manca la banale proposta di rendere più seri – e non più costosi – gli studi. Una scuola e un’università più disciplinate e più esigenti (non solo in termini di voti) sarebbero sufficienti per fare una notevole selezione.

  25. Sempre per Tommy

    “perché ovviamente i ricchi le buone scuole se le pagano”

    Può essere vero in altri paesi; mi sembra che in Italia, i ricchi si pagano semplicemente le scuole che garantiscono la promozione, quindi scuole ancora meno buone di quelle di Stato – anche qui siamo di fronte a un problema di disciplina in senso lato.

    • Francesco says:

      posso accusarti di generalizzazione indebita? conosco alcuni ricchi, e i figli li spediscono persino all’estero, pur di mandarli in buone scuole

      l’ossessione del “pezzo di carta”, osceno feticcio cultural-legale, non è di tutta la società ma di una sua parte.

      se ricca, si bea di “lauree honoris causa” appese in salotto. se povera, si suicida quando scopre che la laurea in sociologia o scienze della comunicazione vale al massimo un posto in un call center.

      e la retorica del diritto allo studio fa parte di quella “subcultura” del pezzo di carta.

      mi chiedo da dove venga

      • PinoMamet says:

        “mi chiedo da dove venga”

        ma dalla Costituzione italiana, carissimo Francesco.

        Comunque, mi è capitato anni fa di dover lavorare con un tale (ricco, ma veramente veramente veramente ricco; credimi)
        che era sì andato all’estero per avere la sua laurea, questa era una pseudocosa che in Italia non aveva neanche il valore di pulircisi il culo;
        era anche l’unico, in un ambiente di lavoro in cui erano tutti laureati, che la segretaria chiamasse “dottore”
        (un giorno mi sono incazzato e ha cominciato a chiamare dottore anche me; adesso credo sia fallito e abbia grossi problemi con persone più cattive di me, in Sicilia, e lasciami dire che godo parecchio).

        • Francesco says:

          Sbagliatissimo, caro Pino, oppure non mi sono spiegato.

          Il diritto ad avere un’istruzione, anche proveniendo da umili origini, è certamente inscritto nella Costituzione (in questo eversiva degli equilibri tradizionali che tanto piacciono a Miguel).

          L’illusione che l’istruzione fosse il pezzo di carta (comunque ottenuto) e che fosse il viatico per una vita più facile, anzi garantita, è una caricatura di quell’idea

          Che unita all’università di massa ha (naturalmente) disintegrato l’università italiana e fottuto quei poveri che avrebbero avuto la testa e la forza di volontà per emergere. ma hanno trovato la scala bruciata.

          PS io parlo di figli di imprenditori spediti in America o in Germania a studiare di brutto, non di riccastri che comprano il pezzo di carta per l’orgasmo di farsi chiamare dottore.

  26. Torno ancora sulla questione disciplina, che può sembrare strana in un post in cui si elogia il dinamismo dei giovani inglesi.

    Prendiamo il caso delle cosiddette “occupazioni”. Si tratta di un’azione rituale che si ripete ogni autunno: gli studenti concordano con il preside la “occupazione” della scuola, per un periodo che va da qualche giorno a una settimana.

    A volte c’è un vaghissimo pretesto politico – ad esempio la riforma Gelmini – a volte nessuno. In ogni caso, l’elemento di “protesta” è del tutto inesistente: casomai (e qui posso capire) c’è il desiderio giovanile di vivere una piccola avventura collettiva.

    L’azione è del tutto illegale, costituendo il reato di interruzione di pubblico servizio; ma lo scopo principale della scuola-azienda è attirare nuovi alunni, per poter mantenere lo stesso livello di finanziamenti e non subire tagli: la tolleranza, in questo caso, è una conseguenza diretta del neoliberismo.

    Per poter mantenere il numero di studenti e quindi la propria immagine, la scuola non deve “fare notizia”: non si deve sapere che l’occupazione è avvenuta, e quindi non deve essere contrastata. Inoltre, un preside che ha la reputazione di non permettere occupazioni, non attirerebbe certamente nuove iscrizioni. Come una scuola che non organizza settimane bianche e gite all’estero.

    Questa invisibilità mediata ovviamente toglie ogni valore politico all’occupazione.

    Inoltre, le persone che compiono il reato non sono extracomunitari bastonabili, ma i “nostri” figli, per cui è impensabile che le autorità li tocchino.

    E così salta una settimana di scuola, oltre tutto in maniera imprevedibile, per cui ci vanno di mezzo tutti i programmi scolastici. E gli studenti imparano che il diritto al cazzeggio viene prima del diritto allo studio.

    Non è una lamentela reazionaria, innanzitutto perché io non sono stato certamente uno studente modello; però mi assumevo le mie responsabilità. Come se le sono assunte gli studenti inglesi che non hanno negoziato con nessuno e hanno agito con determinazione, in prima persona.

  27. roberto says:

    smetti di fare il reazionario o non vengo più!

    questo post avrei dovuto scriverlo io, tu avresti dovto scrivere quello che io penso sulle occupazioni, e cioè “in fin dei conti vedo le occupazioni come un simpatico momento aggregativo, una sana boccata di libertà e di anarchia che a deglia dolescenti non puo’ che far bene”

  28. Guido says:

    La sana boccata d’aria, il momento aggregativo…ecco, io comincerei proprio da qui, da quell’elemento rigenerativo costituito da una rottura improvvisa di schemi e da un crearsi istantaneo di comunità. Qualcuno potrebbe obbiettare che questa interruzione è implicitamente prevista e tollerata, ma io non sarei così drastico: per l’esperienza di un adolescente si tratta di una svolta improvvisa e imprevista nella propria vita, di rito di passaggio dove la comunità non è un dato ma un risultato. Sono consapevole che tutto ciò ha dei limiti e che, nella fattispecie, si manifesta con modalità estremamente ingenue (a cominciare dai volti scoperti offerti alle telecamere poliziesche), ma ripeto…concedo l’attenuante del fatto che si tratta di una generazione di ORFANI, in tutti i sensi. Impareranno… anche a loro spese e forse qualcuno con gli anni si tramuterà in un bastardo figlio di puttana, burocrate o poliziotto. Pazienza. Nessuna garanzia.
    Quindi, direi semplicemente di lasciar perdere disquisizioni sociologiche su questi ragazzi, anche perché “c’è della plebe in tutte le classi” (Hegel). E fortunatamente, direi.
    Poi, chi crede ancora che un movimento si sviluppi per aggiunte progressive, in modo lineare, immaginandosi un mondo istituzionale “neutro” da poter utilizzare come base di un cambiamento….bè, è chiaro che non può che rimanere deluso o contrariato. Non può vedere altro che cazzeggio.
    Io invece brindo a questa e ad altre mille monellerie.

    http://www.youtube.com/watch?v=eq2_lFTah2w

  29. Jam says:

    …scusa Guido,
    la sana boccata d’aria, é una sana boccata d’aria inquinata, inquinata dalla violenza e quindi imputridita.
    Il loro non é un cazzeggio, é una gravissima attitudine!
    In questo modo gli adolescenti non stanno imparando ad aggregarsi tout-court, ma ad aggregarsi utilizzando istinti ed atti violenti e questa malsana euforia deformerà il loro carattere e li farà diventare dei perfetti tiranni. Stanno esercitandosi ad attingere le loro energie dalla reazione violenta, e questa é l’aria più inquinata che mai si potrebbe respirare, e provoca l’asfissia del pensiero e del comportamento.
    Violenza=malattia, istinto primario animale, non umano! Violenza caratteristica di chi non riesce a controllare sé stesso, di chi é incapace di avere una cultura critica! Che cosa ci distingue dall’animale se non la capacità di ragionamento e di controllo sui nostri istinti?
    Perché se Giovanni B. dice che non serve a niente avere l’auto x muoversi in un mondo che va a puttane, io direi soprattutto che non serve a niente avere la testa se la si usa soltanto in modo violento, cioé tirannico. Prendere questa cosa x una monelleria é sottovalutare il significato di questo secolo, cominciato da dieci anni, dove nessuna violenza riesce a vincere, ma soltanto a creare nuovi casini. Imporsi non é cultura, non é spirito critico, é sostituire un male con un’altro male.
    Dalla padella alla brace: ottimi tempi per i fachiri! ciao!

  30. Jam says:

    A non proposito
    …al Sharif in quel caso forse é Mosé, ma a Mazar-e-Sharif, il Sharif é Ali’.
    Ho cominciato a leggere uno dei link, ma non ho continuato x’ ho avuto subito un giramento di testa. Come si puo dire l’assurdità che i talibani rappresentano la lotta dell’uomo contro la macchina? I talibani sono più robot dei robot, sono più macchina della macchina, agiscono indottrinati rispondento con clichés che esulano dall’intelligenza o spirito critico e si rifanno soltanto all’indottrinamento. Sono loro la morte dell’uomo in quanto essere pensante, e vedo proprio come sbagliata questa versione di uomo contro la macchina. Uomo e macchina sono un’insieme, la macchina appartiene al patrimonio dell’umanità,…, a volte la macchina puo essere più intelligente dell’essere acritico…
    ciao

  31. mirkhond says:

    Per Jam

    Io veramente mi riferivo alle ricerche finanziate dal governo israeliano sulle presunte origini ebraiche dei pashtun.
    Ne sai qualcosa, sempre a non proposito?
    ciao

  32. mirkhond says:

    Sulle presunte origini ebraiche dei pashtun, ma anche della sedicente famiglia reale del Belucistan che vive in esilio a Gerusalemme, su queste radici dicevo, ho letto che le più antiche testimonianze al riguardo risalgono all’epoca musulmana, prima nessuna traccia.
    Nel Ghor la presenza ebraica è documentata archeologicamente per il periodo 750-1250 d.C.
    Quanto al Pashtunistan, due viaggiatori ebrei spagnoli, Musa ibn Ezra nel 1080 e Beniamino di Tudela nel 1160-1170, riferiscono che sulle montagne ad est di Ghazni vi erano circa 80000 ebrei, una cifra enorme data la demografia dei tempi.
    Nel 2001 un rabbino israeliano, recatosi sulle montagne tra Afghanistan e Pakistan, riferì che tra le tribù pashtun della zona, avrebbe trovato molte tracce di cultura ebraica.
    E’ possibile che prima dell’islamizzazione, almeno parte dei Pashtun siano stati di religione ebraica, e ciò senza credere alla bislacca storia della discendenza dalle Dieci Tribù perdute?
    ciao

  33. mirkhond says:

    “Mazar-e-Sharif, il Sharif é Ali’.”

    Mazar-e-Sharif non si trova nel Pashtunistan a cui si riferisce l’articolo.

  34. Tommy says:

    Miguel, ogni tanto penso che siate almeno in due a scrivere in questo blog: quello intelligente (nettamente sopra la media) che si occupa di come vengono usati i media ai nostri giorni, di come il pericolo musulmano venga sventolato a scopo propagandistico, e quell’altro che si occupa di capitalismo e liberismo :-)

    Come fai a dire che il ridicolo sistema di finanziamento delle scuole da parte del governo è un prodotto del neoliberismo? Se è un finanziamento statale non è liberismo, per definizione (a meno che “neo-” non significhi “non-“). Non è nemmeno questione di opinioni personali, è proprio questione di logica e buon senso.

    Poi Lombroso applicato alla protesta giovanile sfiora l’avanspettacolo. Cioè, a te non vanno bene i ragazzi con i dreadlock che fumano cannoni, però se invece hanno la faccia che piace a te (anche se dalle foto che ho visto non noto nessuna differenza tra questi e quelli con i dreadlock) allora possono andare in giro a spaccare cose, perché quando hai la faccia bellina come si fa a dirti di no? Scusa se mi permetto, ma che razza di ragionamento è?

    Sulle scuole private io mi riferivo proprio ai Paesi ad assistenzialismo elevato, dove gli studi sono gratuiti per tutti fino all’università.

    [Il che fare è una delle considerazioni che mi sono tenuto per me, già sapendo la crocifissione che mi aspetterebbe]

  35. Guido says:

    Sulla “violenza” ci sarebbe tanto da dire ed ho l’impressione che la neolingua addomesticatrice abbia sortito il suo uso ipnoide effetto. Nel mio mondo la violenza, quella quotidiana condivisa dalla quasi totalità dell’umanità di questo pianeta, non è un’opzione ma lo stesso ambiente in cui si vive. E non ci dovrebbe essere una grande difficoltà a percepire questa violenza nelle “pacifiche” relazioni di potere che hanno le sembianze “neutrali” e oggettive dei dispositivi, a cominciare da tutto ciò che comunemente si chiama “educazione” e che in realtà si presenta come formattazione. Ma potremmo parlare di urbanistica, di salute, di carceri, scuole, prigioni, manicomi, eserciti, religioni e ideologie. La maniera con cui molte persone, peraltro intelligenti e sensibili, si ritraggano al semplice infrangersi di una vetrina, ma potrebbe essere benissimo una torta in faccia o un lancio di uova, mi fa capire quanto sia stata pervasiva una certa campagna “educatrice”.
    Per quanto mi riguarda, pur essendo caratterialmente mite e gentile con tutti, continuo a credere, a modo mio, nel detto evangelico:
    “il regno dei cieli soffre violenza, e i violenti se ne impadroniscono”.

  36. Per Tommy

    1) ritengo che l’idea di mettere le scuole in concorrenza l’una con l’altra, con tanto di campagne di affissione di manifesti pubblicitari, sia liberale. E la concorrenza non è solo per i soldi dello stato, ma anche – per ora in piccolo – per quelli privati.

    2) La mia critica a “quelli con i dreadlock” non è una critica del loro comportamento: ognuno ha il diritto di vestirsi come gli pare. Quello che i dredlocchiani fanno è però scegliere un particolarissimo stile che fa gruppo chiuso e quindi soddisfa solo esigenze identitarie loro.

    I ragazzi nelle foto che ho pubblicato possono piacere o meno come abbigliamento, ma chiaramente non appartengono a un esclusivo gruppo di persone che segue una moda identitaria.

  37. mirkhond says:

    Per Guido

    Il problema è che se si decide di intraprendere una lotta per rivendicare dei diritti, si deve poi essere consapevoli dei rischi che la lotta richiede.
    Questi ragazzi, le cui motivazioni conosco da ciò che scrive Miguel Martinez, ne sono davvero consapevoli?
    O non si rischia di fare la fine del Murica siloniano che da rivoluzionario in erba finì per diventare un delatore della polizia? Qui furono sufficienti un’oretta di schiaffoni e sputi in un commissariato di polizia….
    ciao

  38. PinoMamet says:

    “Desideriamo offrire la nostra solidarietà all’AssoMercanti e a tutti i piccoli commercianti e cambiavalute operanti nell’area della cosiddetta ‘corte dei Gentili’ all’interno della Beit haMikdash, meglio nota come ‘Tempio’, per l’aggressione subita da elementi infiltrati in occasione della pacifica manifestazione indetta contro l’abusivismo nelal partica delle suddette professioni.
    Pur condividendo le gravi perplessità sulla destinazione d’uso della ‘corte’ stessa, e confermando la nostra volontà di giungere a una seria regolamentazione delle licenze di vendita al dettaglio e cambio valute, con esclusione degli abusivi e sistemazione dei regolari in apposite aree al di fuori di quella templare, sconfessiamo e condanniamo l’uso di metodi violenti, che non fanno parte della nostra tradizione e della nostra prassi politica.
    Il portavoce
    Giuda Iscariota”

    Ahò, e sto a scherzà!
    Peraltro, il Giuda di cui sopra esprime più o meno il mio punto di vista ;)

  39. Guido says:

    Per Mirkhond
    Si , il rischio c’è (come c’è sempre stato) e nessuna esperienza in sè ci garantisce di essere completamente trasformati per tutta la vita.
    Quanto ho scritto più sopra non vuole contraddire altre chiavi di lettura. Semmai ribadisco solo la necessità di farsi furbi; ma ripeto per l’ennesima volta: questa generazione dovrà necessariamente imparare (a proprie spese) che non ci si sbarazza impunemente di un dispositivo di potere.
    Ma ci tengo a sottolineare che chi non ha mai provato l’ebbrezza della “monelleria” non ha alcun titolo per parlare di cambiamento radicale, così come non l’hanno i preti per parlare della sessualità altrui.

  40. Chi non si è mai concesso la monelleria non ha diritto di parlare di cambiamento? Dipende dal cambiamento: se il cambiamento che predica è quello verso una società in cui il più forte/svelto/furbo frega il più debole/lento/ingenuo, allora questo non è cambiamento reale, ma cambiamento gattopardesco. I soliti forti(svelti/furbi di oggi si ricicleranno e saranno ancora più oppressivi di oggi, nel nuovo mondo fondato sulla sopraffazione.
    Il cambiamento che vuole chi invece non è monello è quello in direzione della giustizia vera, quella dell’antico adagio “da ciascuno secondo le proprie possibilità, a ciascuno secondo le proprie necessità”. E in un mondo del genere non c’è spazio per il violento che opprime il debole o per il furbo che inganna l’ingenuo.
    Se si deve cambiare, che si cambi in meglio: di ingiustizie ce ne sono già abbastanza oggi perché se ne debbano creare di nuove.

  41. Jam says:

    X Guido
    …scusa se ti scoccio, ma tengo proprio a dirti che so benissimo che anche le parole e gli atteggiamenti ostili possono uccidere più delle spade e di una vetrina spaccata, la parola uccide più della spada, ma questo non toglie che rompere vetri sia indegno non solo per il gesto in sé, ma anche per i meccanismi che questa distruzione mette in moto. La distruzione favorisce l’utilizzo della parte del cervello + istintivo e – intelligente e tradisce la vera vocazione dell’uomo, che é una vocazione al sapere-conoscenza, all’amore, al rispetto-ricerca.
    La violenza nascosta nella cosidetta politesse o buona educazione di facciata non mi stà simpatica nemmeno un po’! Ad una gentilezza ipocrita preferisco “sti cazzi!” infatti i miei figli adolescenti che non parlano italiano, le sole parole d’italiano che conoscono sono cazzeggi vari…so benissimo che viviamo in un mondo di educatamente violenti, di gentilmente maleducati che pero non é altro che il risultato dell’utilizzo della violenza distruttiva delle armi e del credere che sia la sola in grado di risolvere i problemi mentre per me fa nascere problemi ancora più grandi e denigra l’essere umano!
    La frase dei vangeli di cui parli, Guido, io non l’ho letta nei vangeli. Ieri, per puro caso, mi sono ritrovata a guardare The Passion of the Christ di Mel Gibson, Gesù anche quando sono andati ad arrestarlo non ha mai reagito in modo violento, anzi ha detto: chi usa la spada di spada perirà. Cioé la violenza conduce alla morte, ma non solo a quella fisica, ma anche a quella intellettuale-spirituale ed eterna.
    Eraclito dice che non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume. Ecco perché bisogna sperimentare altri metodi, in più io quando impresto la bici a mio figlio, faccio finta di non sapere che non andro’ mai più un’altra volta sulla stessa bicicletta! Gli adolescenti l’ebrezza della monelleria la vivono continuamente, qui non si tratta di monelleria ma di appropriarsi di un atteggiamento degli adulti: quello violento. Monelleria é tutt’altro! Se tu pensi allora che si possa cambiare il mondo con le monellerie, allora in fin dei conti sei un non violento anche tu! La parola é una ferita, da questa ferita é nato l’universo…una ferita provocata dalla dolcezza, dall’infinito amore del Creatore.
    ciao!

  42. Jam says:

    …sai Mirkhond, potresti trovarmi in quale momento storico il khyber ha cominciato a chiamarsi cosi?
    Quando Alexandre passo’ da quelle parti, lasciandovi anche dei suoi uomini che si sposarono con le locali, certamente non si chiamava cosi. Quando divenne una satrapia penso si chiamasse Sapta Sindhu…
    invece a 150 Km da Medina esiste un’oasi che si chiama khyber, dove gli ebrei vivevano in roccaforti, ed al tempo del Profeta gli ebrei del Khyber furono sconfitti in una battaglia. Insomma in Arabia degli ebrei abitavano a khyber che significa roccaforte, castello in aperta natura. ok, potrai dirmi da quando, in quale periodo storico, quella zona tribale ha cominciato a chiamarsi khyber?
    ciao

  43. mirkhond says:

    Per Jam

    Sul Khyber non so nulla. L’oasi ebraica araba mi sembra si chiamasse Khaybar, ma appunto potrebbe trattarsi di una differente pronuncia.
    Del resto nel Pashtunistan vi è Musa Qala il castello di Mosè, così come i Monti Sulayman, i monti di Salomone, ecc.
    Piacerebbe saperne di più anche a me, comunque stando alle testimonianze di Musa ibn Ezra e Beniamino di Tudela su una massiccia presenza ebraica sulle montagne ad est di Ghazni, non si potrebbe escludere la derivazione del passo Khyber da una radice arabo-ebraica, ma qui, ripeto, mi piacerebbe saperne di più.
    Del resto nell’opera Hudud al-‘Alam, scritta intorno al 982 da un ignoto autore iranico di Jōzjān, si legge di “SAUL, un gradevole villaggio su una montagna. In esso vivono gli Afghani.” Il villaggio si trovava probabilmente presso Gardiz, ad EST di Ghazni.
    La più antica fonte pashtun sulla presunta origine ebraica di questo popolo è fornita dal Makhzan-e-Afghani, scritta nel XVII secolo a Delhi in persiano da un certo Nimat Allah al-Harawi per il suo mecenate, il generale pashtun Khan Jehan Lodi, all’epoca dell’imperatore Moghul Jahanagir.
    E’ un campo davvero affascinante e meritevole di ulteriori indagini.
    ciao

  44. Guido says:

    Abitiamo lo stesso pianeta ma ho l’impressione che viviamo in mondi molto diversi. Prendo atto della totale differenza dei nostri punti di vista, come pure dell’uso delle parole a cominciare da “violenza”. E’ comprensibile: l’ambiguità è nella stessa natura delle parole. In questo caso 200 ragazzini che sfasciano un paio di vetrine e irrompono gioiosamente in un palazzo del potere vengono stigmatizzati quasi come futuri dittatori. Io, invece, vedo solo un gesto altamente simbolico seppure ingenuo, il cui valore di irriverenza mi auguro che si diffonda (ce n’è un grande bisogno!).

    Non intendo comunque ripetere noiosamente all’infinito quanto ho scritto più sopra, ma prendo atto ancor più di quanto devastante e violenta sia stata l’opera di addomesticamento e pacificazione. Oggi il bambino della favola di Andersen, quello che dice la verità riguardo la nudità del re, verrebbe indicato come un sospetto simpatizzante delle brigate rosse. Tutto ciò non mi stupisce visto quanto s’è letto sul lancio di uova alla sede della CISL, e sospetto sempre più che, come scrive Persichetti, tanti “pacifisti” siano in realtà solo dei pacificati e dei pacificatori.

    Questa opera pedagogica di sterilizzazione dalla “violenza”, in un mondo che è intrinsecamente attraversato da ogni genere di conflitto, dovrebbe indurci a studiare meglio quali sono le retoriche di cui il dominio si avvale tramite il suo sterminato esercito di venduti/venditori e pennivendoli. Mi accorgo degli effetti di tutto ciò quando sento persone, che peraltro stimo, ripetere acriticamente quanto hanno ascoltato in tv o letto su la repubblica.
    Sarebbe interessante per esempio, ma ci porterebbe molto lontano, analizzare la costruzione del santino di Gandhi, l’apostolo per eccellenza della cosiddetta non-violenza. Chi se n’è occupato da storico (p. es. Domenico Losurdo) ci può mostrare un personaggio molto differente, più complesso e controverso di quanto ci propinano i difensori dello status quo. E pensare che l’icona di Gandhi campeggia su un partito filoamericano e filosionista come quello radicale! Orwell everywhere!

    Sulla nonviolenza suggerisco di leggere l’ottimo articolo di Paolo Persichetti del 2003:

    http://materialiresistenti.blog.dada.net/post/27265/DISOBBEDIRE+NON+BASTA.+I+malintesi+della+nonviolenza

  45. No, Guido, non sarebbe stigmatizzato chi dicesse la verità. Ma per dire la verità deve poter avere la garanzia che non verrà poi pestato a sangue da qualche poliziotto “monello” o “irriverente”, che deciderà di passare sopra le regole dello Stato di diritto per provare la “ebbrezza” di fare ciò che vuole.
    Comunque sì, forse vivo in un mondo differente: mi irrita nelle mnanifestazioni vedere gettare cartacce per terra (nemmeno gli animali sporcano l’ambiente in cui vivono…), vedere spaccare tutto, vedere i poliziotti che sgomberano agitando i manganelli, nemmeno qualche vetrina valesse quanto una testa rotta e tutte le altre dimostrazioni di quella che io chiamo “violenza bestiale”, ma che per altri è un “valore”.

  46. Guido says:

    Caro Mauricius,
    Non ho compreso quasi nulla del tuo intervento. Sicuramente si tratta di una mia limitatezza, ma credo d’aver capito due cose:
    1) ti stanno antipatici questi giovanotti (viziati, maleducati, violenti, sporchi, rozzi, barbari ecc.);
    2)credi nello stato di diritto.

    Sul secondo punto nutro qualche dubbio (ma anche l’esistenza di Babbo Natale comincia a essermi sospetta).
    Riguardo ai baldi e ahimè ingenui ragazzi, non li conosco tutti e duecento. Non posso però escludere che qualcuno di loro dica parolacce e si scaccoli il naso.

  47. Jam says:

    …si é vero non abitiamo nemmeno sullo stesso pianeta, cioé guardiamo questa terra con occhi completamente diversi e questa terra diventa una molteplicità di terre. C’é chi vive i paradiso e chi vive in inferno già su questa terra!
    Io la guardo con occhi di bambina e penso che Gandhi sapesse molto meglio cos’é la dignità umana di quel giornalista che ha scritto l’articolo linkato il quale attuando un’analisi storica errata, riesce persino a dire che il sopravvivere delle caste é un fallimento della non violenza di Gandhi. Ma che scherziamo? Come se Gandhi per dimostare la forza delle sue idee, avesse dovuto avere una bacchetta magica capace di curare tutti i mali della società in un’istante! Gandhi insegna che ognuno di noi deve imparare a praticare la non violenza, soltanto allora la dignità dell’uomo sarà possibile. Certo persone come Gesù e Gandhi sono persone molto scomode non a caso uno é andato sulla croce e l’altro é stato assassinato. Morti per mano violenta proprio perché testimoniavano la superiortà della non-violenza cioé dell’Amore. “Non sono gli occhi ad essere ciechi, ma i cuori” , per parlare di dignità dell’uomo bisogna considerare tutte le componenti di quest’uomo. La spiritualità cioé l’amore, cioé la ricerca di Dio, é una componete costitutiva della dignità dell’uomo, persone che considerano la spiritualità cioé l’amore come privi di un’importanza costitutiva essenziale, fanno poi delle analisi storiche dove dicono che Gandhi ha fallito e che Gesù é un’allucinazione… sono una non violenta, ma questo non m’impedisce di essere indignata! sono indignata di un uomo che si sta rendendo indegno di sé stesso distruggendo, ecc….
    ciao,ciao!

  48. Per Jam

    “per parlare di dignità dell’uomo bisogna considerare tutte le componenti di quest’uomo.”

    E’ proprio qui che faccio fatica a seguire i “pacifisti”.

    Come si fa a negare che la gioia che si legge in quei volti sia autentica, e sia un elemento fondamentale dell’umanità che emerge?

    Poi, mi si può dire che è un elemento pericoloso, che può combinare molti disastri – come li può combinare anche l’amore, o la curiosità, o la fame. E che quindi va mantenuto in equilibrio, questo mi va bene.

    Ma non che dobbiamo censurare la metà di ciò che siamo.

    • Francesco says:

      Miguel,

      i volti dei giovani nazisti che bruciavano i libri “colpevoli” di rappresentare al cultura”violenta” che aveva svilito, umiliato, tradito e portato alla sconfitta il popolo tedesco saranno stati diversi?

      stai dando valore positivo a qualcosa che in sè non ne ha.

      gioiva Castro dopo aver preso L’Avana e Pinochet dopo aver conquistato Santiago, credo.

      ciao

  49. mirkhond says:

    Credo che sia piuttosto difficile e raro essere sempre non violenti. Di solito la non violenza viene predicata per le cause che non ci piacciono.

  50. Guido says:

    L’articolo di Persichetti sulla nonviolenza è molto meglio leggibile qui:

    http://italy.indymedia.org/news/2002/07/65526.php?theme=default

    Invito tutti a leggerlo con attenzione perché mi sembra molto ben argomentato.

    Inutile aggiungere che mostrare i limiti dell’italica ideologia nonviolenta non significa necessariamente abbracciare posizioni sanguinarie o stragiste, e tantomeno essere dei “violenti”. Si tratta però di non indulgere in quelle che Spinoza chiamava le “passioni tristi”, in tutto ciò che coltiva rancore e disprezzo della vita (in tutte le sue componenti appunto). E si tratta di non dimenticare che senza gioia e leggerezza unite a spirito critico non vi può essere autentica trasformazione dell’esistente.
    Mi fanno sorridere molti nostrani nonviolenti che confondono attitudine pacifica con supina accettazione dell’esistente, che accettano il monopolio statale della violenza.

    Credo che sia inutile alimentare una pseudopolemica dove vengono agitati dei santini non umani rispondenti solo al puerile stato d’animo di chi cerca dei padri putativi.
    Beh, per me nulla è sacro e tutto si può dire. Il santino Gandhi ci impedisce di vedere l’uomo: la realtà storica, le contraddizioni, i cambiamenti, le delusioni e anche i fallimenti rispetto alle aspettative. Lo stesso si potrebbe dire, chessò, del Che Guevara.
    Riguardo a Gesù, ritengo che quanto si sa di lui ha lo spessore di una leggenda che si è costruita nei secoli…la qual cosa non rende meno interessante la lettura dei vangeli.
    Interessante per esempio leggere di Gesù incazzato nero…dal vangelo secondo Matteo, Capitolo 21:
    Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: “La Scrittura dice:
    La mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri”

  51. PinoMamet says:

    “Interessante per esempio leggere di Gesù incazzato nero…dal vangelo secondo Matteo, Capitolo 21:”

    Già fatto ;)

    ti rimando a un mio intervento di poco sopra;

    ciao :)

  52. Guido says:

    Vero, ma repetita iuvant caro Pino.
    La cosa bella dei vangeli è che si può far dire a cristo tutto e il contrario di tutto: dal cristo ossequioso dell’autorità al cristo violento e intollerante. Ognuno sceglie l’immaginetta che più gli aggrada.
    Mi sembra ci sia ancora in giro un unto dal signore che smentisce sè stesso continuamente…

  53. mirkhond says:

    L’articolo è interessante. Bisogna chiedersi però del perchè negli Usa è sempre stata impossibile una soluzione di tipo marxista per combattere le gravi ingiustizie di quella società.
    In fondo Marx prevedeva una rivoluzione in società di avanzato capitalismo industriale, mentre invece scoppiò nella semi-arretrata Russia zarista….
    Ho la sensazione che un discorso DAVVERO rivoluzionario, nel senso di un cambiamento sociale, etico, morale a 360°, ieri come oggi sia perseguito solo da una minoranza.
    La maggioranza che si accoda, spesso intende solo alcuni miglioramenti sindacali, insomma NON vuole buttare giù il sistema, ma solo renderlo più “giusto”.
    Questa del resto fu una delle cause del fallimento del biennio rosso italiano del 1919-21, e poi della resistenza “tradita” del secondo dopoguerra.
    Insomma se ci sono 10 che vorrebbero buttare a mare Berlusconi, ce ne sono 1000 che lo invidiano e vorrebbero essere come lui e magari sono poveri, operai, casalinghe, badanti rumene, lavoratori immigrati clandestini, magari musulmani….

  54. Guido says:

    Sono d’accordo con te, e qui si aprirebbe un campo vastissimo e in buona parte inesplorato. La rivoluzione che viene sono convinto che o avrà i caratteri di una svolta radicale, etica e antropologica, o non sarà. Il compito di chi ha a cuore la propria e l’altrui salvezza è immane, ma bisognerà pur cominciare.

    • Francesco says:

      Per Marx la rivoluzione viene e basta, non è questione di volontarismo. Tu a quale rivoluzione fai riferimento?
      Quando mai c’è stata una svolta antropoliga “programmata” nella storia dell’umanità? gli stessi Illuminismo e Liberalismo sono “esplosi” nelle mani dei loro creatori, evolvendo in mille modi imprevisti.

      PS salvezza da che?

  55. Jam says:

    …Gesù, nel tempio, fu incazzato, indignato, ma non violento, violento inteso come desideroso di aprire uno scontro nel quale ci sono i morti. Infatti, ma non so se si chiamavano cosi, esseniti, cioé un gruppo di rivoluzionari che volevano combattere con le armi e dopo l’episodio del tempio, contattarono Gesù, ma Gesù non si uni mai a loro!
    La gioia sul volto di un adolescente che stà facendo una cretinata non é rappresentativa della “vera gioia”, anche gli idioti sono sempre gioiosi! Anche i soldati romani, ai piedi della croce giocavano sorridenti ai dadi, era stato talmente divertente mettere dei chiodi nella carne dell’ Uomo, erano convinti di aver fatto una vera monellata ed ora si rilassavano giocando a dadi e bevendo un po’!
    Soltanto dall’amore , cioé dall’intenzione sincera e rispettosa, nasce la gioia, non la gioia menzoniera ma la gioia che é il grido di essere parte di un meraviglioso universo. Fare la guerra, uccidere, é il più grande degli incubi. Nei tempi antichi quando si usavano le guerre come momento indispensabile per le conquiste, anche l’uomo era ancora in costruzione, stava preparandosi attraverso la guerra a non fare più la guerra, ed i grandi Re hanno sempre cercato la pace.
    In un momento storico come il nostro dove le armi sono diventate micidiali, soltanto la non violenza é rivoluzionaria.
    Gandhi ad esempio celebrava soltanto matrimoni misti cioé fra caste diverse, rifiutandosi di unire gente della stessa casta! Questo gesto ha una potenza incredibile, la rivoluzione dell’amore, più forte di mille stupide bombe, ha spezzato nel più grande rispetto, senza uccidere o rompere la casa di nessuno, le catene di una schiavitù ideologica, cioé l’interpretazione troppo exoterica dei Veda eltri Libri Sacri dell’induismo.
    Una consuetudine che in tempi che stavano già diventando post-moderni non aveva e non ha più ragione di esistere.
    Se qualcuno riese a a chiamre Gandhi un santino che non vede l’uomo, significa che come c’é scritto nel Corano ” non crederanno”. Cioé é inutile che parli, loro sono fatti cosi, resteranno cosi, appartengono al disegno di Dio, con la loro visione dell’uomo, proprio perché si riesca a costruire l’Uomo. Om shanti om!
    Il fatto che siamo tutti post moderni é una ragione in più di privilegiare la dolcezza. Il Profeta Mohammed che ha combattuto battaglie, perché é vissuto in un altro periodo storico, dove le guerre avevano anche un’altro significato, diceva che chi uccide un essere umano é come se uccidesse tutta l’umanità. Insegnava che la miglior vendetta é il perdono, cioé lui che ha combattuto guerre ha lasciato un messaggio che prepara l’eliminazione delle guerre, un mesaggio che prepara il trionfo senza il bisogno di uccidere. L’esoterismo del messaggio, l’interpretazione filosofica, meglio di saggezza dinamica.
    Ecco perché Gandhi amava il Profeta Mohammed, perché Gandhi con la sua intelligenza e sensibilità superiori alla media, aveva capito che anche il messaggio dell”Islam é non violento. Davanti agli adolescenti si ha un dovere educativo, insegnare ad attingere il piacere e la gioia da un avvenimento violento é anti-umano. Socrate stà ancora cercando l’uomo in pieno giorno con una lampada in mano perché i nostri ragionamenti limitati hanno oscurato il sole e regna la più gran confusione.

  56. Guido says:

    Per Jam
    Scusa, ma sei così sicura che quei ragazzi, per te sicuramente idioti, erano desiderosi di aprire uno scontro con morti?
    Ho l’impressione di ascoltare un disco rotto, dove continui a lanciare invettive contro violenti immaginari e ad agitare immaginette sacre perfette, discese dal cielo. Non è il mio modo di dialogare. Forse è un mio limite, ma per me è necessario partire da un minimo di base comune.
    Non so se ti rendi conto che con te è impossibile interagire, quasi come con quei testimoni di geova che ti devono vendere opuscoletti piene di immagini edificanti e desiderano convertirti alla vera fede
    Mi spiace ma purtroppo non c’è dialogo possibile con chi ha visto la luce.

  57. Jam says:

    ….certamente lo scontro violento, il distruggere a cosa porta? Hai mai sentito parlare del problema della violenza fra i giovani e dei giovani?
    Si, sono molto intransigente perché l’amore é intransigente. Non ho più voglia di dare le perle ai porci. Se fate delle analisi storiche fatele in modo competente, altrimenti non siete interessanti e contribuitie a propagare le bufale. Non é colpa mia! E’ un dato di fatto!
    Tagore chiama Gandhi la grande Anima, Mahatma Gandhi, io condivido e difendo. Ho parlato dell’immenso cambiamento positivo portato da Gandhi! Non si puo eludere!
    E per discutere bisogna rispondere agli argomenti, cosa che tu non fai. Discutiamo su degli argomenti, non su delle accuse tipo disco rotto?! Thank you!
    Il fatto é che non sopporto che si liquidi Gandhi o Gesù senza argomenti validi, dove sono i tuoi argomenti validi se non accusarmi di non saper interagire? Ho cercato di spiegarti che Gesù non ha mai usato la violenza, non ha mai detto ai suoi apostoli, venite andiamo a distruggere il tempio, ma é lui da solo che ha rovesciato le bancarelle, perché doveva spiegare una cosa importantissima. Dov’é la tua risposta, la tua argomentazione? Che io sono un disco rotto. Grazie. Infatti adoro l’archeologia e i frammenti sono la mia passione.
    Io sono un frammento del grande disco dell’universo che si manifesta frammentandosi e rifrangendosi sotto l’intensità dei raggi luminosi sulla superficie acquosa dell’oceano. La luce rompendosi diventa acqua, e l’acqua ridiventa luce ritrasmettendo la luminosità ricevuta. Ti dispiace che la luce esistà? Cosa intenti quando dici chi ha visto la luce? ( domanda retorica, non aspetta risposta)
    Ti dispiace che l’Amore esista??? Ti dispiace che si possa tentare di voler vivere senza violenza?
    Non sono le orecchie ad essere sorde, ma i cuori!
    Il mio disco é rotto, purtanto sempre nuovo, non si attraversa mai lo stesso fiume, o vuoi discutere soltanto con quelli che la pensano come te? Mi accusi forse di avere delle idee? Un disco rotto? Sei pronto a gettarmi dalla finestra? E tu invece sei un disco bellissimo nuovissimo superbo. Complimenti! Vedi come il dialogo é diventato banale, anzi peggio!
    Con Andrea di Vita ad esempio interagisco benissimo e i nostri dialoghi sono sempre stati un arricchimento reciproco …. ma tu non hai mai visto il sole? Non lo ho mica inventato io il sole? Ma tu hai mai visto il mare?
    Oppure il sole e la luce sono due cose diverse?
    E tu decidi anche che il dialogo non é possibile, come la Fallaci che dice che é impossibile dialogare con i musulmani.
    Non ti chiedo di vedere la luce, soltanto di guardare il sole, non ti chiedo di guardare il sole, ma soltanto di diventare un’aquila che porta nel becco un frammento di disco rotto trovato nel fango e che utilizzerà per fare il suo nido.
    om shanti om, peace, pace , salamaleikum!

    • Andrea Di Vita says:

      Per Jam

      E’ da un po’ di tempo che non seguo il blog, per cui rispondo soltanto adesso. Forse troverai interessanti le seguenti osservazioni (http://italy.indymedia.org/news/2002/07/65526.php?theme=default):

      ‘È questo il rischio inevitabile che si incorre quando la politica è declinata sulla base di un credo etico, quando l’azione si risolve in una messa in forma della morale, qualunque essa sia. In fondo, da questo punto di vista quei pacifisti che a Genova alzavano le mani in segno di resa davanti alla polizia non sono diversi dai militanti del black bloc, che devastano sistematicamente dei simboli del capitalismo, tutto sommato secondari e irrilevanti, senza porsi minimamente l’idea di comunicare, alleare, allargare il fronte e costruire consenso attorno a se. Queste due realtà, solo in apparenza opposte, sono l’espressione di una condotta simmetrica dettata dal rapporto puramente etico col proprio agire. Ne deriva una forma di psicorigidità, un’autoreferenzialità estrema che mette in avanti la propria purezza, la propria coerenza, una sorta d’autocompiacimento estetico, l’accordo ossessivamente necessario, e in ultima analisi il solo che conta sempre, tra mezzi e fini che finisce per fare del fine un mezzo. La realtà non conta, il contesto storico, l’analisi dei processi vengono ignorati. La politica è uno specchio in cui rimirare la propria limpida nettezza. Pretesto per “ esprimere semplicemente se stessi ” come fa l’artista nel corso di una performance. Ciò che è veramente decisivo è il proprio comportamento, la propria perfettibilità etica. È il mondo che deve modellarsi al proprio credo. Si tratta di una purezza totalitaria, intollerante, chiusa, ben altra cosa della contaminazione tanto decantata. La nonviolenza (come l’iperviolenza contro le merci ma non le persone. Quelli del blocco nero sono in questo altamente etici) da esercizio di virtù diventa esternazione del vizio, un desiderio di sublime che fa “ peccare d’autocompiacimento ”, nutrendo i pacifisti d’una saccente autosufficienza che li porta a considerarsi “ più giusti e virtuosi degli altri ” e dunque “ refrattari al dibattito onesto e pragmatico ” a tal punto d’accomodarsi in una “ ideologia morale che possa evitar loro un’aperta considerazione delle alternative ”. L’importante è testimoniare, testimoniare se stessi in pratiche che sempre più si riducono ad “ atti ritualizzati, infrazioni garbate, ad una minimizzazione estrema del rischio”[8]. In questo senso è pertinente l’espressione impiegata da Ward Churchill nel suo libro intitolato: “ Pacifismo come patologia ” della volontà. […] Anche se la storia della Chiesa come dei movimenti religiosi riformatori e protestanti, oltre che la testimonianza delle sacre scritture, della teologia e del diritto canonico, rappresentano delle fonti ambivalenti per la tradizione nonviolenta, l’intreccio tra ideologia e pratiche nonviolente con la cultura religiosa resta un fatto avverato. Lo è a tal punto che la distinzione introdotta da Lutero tra la violenza individuale, da condannare, e quella statale o collettiva, da accettare per l’interesse della comunità, resta a tutt’oggi il vero nucleo concettuale che ispira l’essenza della cultura nonviolenta. Ovvero un’ideologia che doma l’autonomia degli individui, li priva del loro libero arbitrio sottomettendoli alla legge del monopolio statale.’

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  58. Guido says:

    Per Jam

    Succede sempre più spesso che l’impossibilità di dialogare sia un dato di fatto. Quali le cause? Il logorìo della vita moderna, diceva una famosa reclame. Ma non solo. Probabilmente lo stesso mezzo, in questo caso la tastiera di un computer, non predispone all’empatia che può stabilirsi tra esseri umani, anche i più disparati. E l’empatia, come si sa, è la base della comunicazione. Dovendo però comunicare con dei limiti, tramite il freddo mezzo di cui disponiamo, bisognerebbe almeno stabilire qualche regola, chessò, per esempio parlare in italiano e non rispondere fischi per fiaschi.
    Oppure lasciar perdere e decidere di giocare al “cadavere squisito” (copio/incollo):

    Cadavere squisito
    Si tratta di un gioco di società dalle nobili origini. Il cadavere squisito infatti è un gioco inventato dagli artisti “surrealisti” come sistema di scrittura.
    In breve si tratta di questo: ognuno dei giocatori scrive in cima ad una striscia di carta un sostantivo, poi la passa ad un altro dopo averlo piegata in modo che la parola scritta non sia leggibile. Il secondo giocatore scrive un aggettivo, ripiega il foglietto come prima e lo passa ad un terzo; questi scrive un verbo transitivo e così via con altri giocatori che scrivono un altro sostantivo ed un aggettivo. Si srotolano i foglietti e si legge il risultato: ne escono frasi talvolta sconclusionate, come quella, la prima ottenuta, che dà il nome al gioco: “Il cadavere eccellente berrà vino nuovo” (con una coerenza in bere-vino-nuovo quasi sospetta).
    Versioni più popolari del gioco hanno una struttura più narrativa: “lui-lei-dove sono-cosa fanno-dice lui-dice lei-dice la gente” che dà spesso risultati molto divertenti.

    E’ ovvio poi che se fossimo entrambi supporter della Roma avremmo tanti argomenti per conversare, come succede tra tifosi della stessa squadra in tutti i bar di questo mondo.
    Il relativismo e l’umanismo, restano per me presupposti impliciti e necessari, il punto di partenza di ogni discussione. E mi aspetto che tale atteggiamento sia condiviso. Altrimenti rimaniamo intrappolati in una banale e noiosa sequela di malintesi.
    Se volessi passare al vaglio della critica la figura (peraltro molto interessante) di padre Pio, cosa potrei mai dire a chi sostiene per principio l’origine miracolosa delle sue stimmate?
    La figura storica del leader nazionalista Gandhi, è molto interessante e degna di ammirazione, ma non è certamente solo quella dello sdolcinato vecchietto della pubblicità della Telecom:

    http://www.youtube.com/watch?v=55-WJKnHk_o

    Lo storico Losurdo, che per tanti versi ha una visione del mondo molto distante dalla mia, ha scritto un interessante libro che verte su Gandhi e la nonviolenza. Qui sotto è possibile leggere un’intervista:

    http://www.lsmetropolis.org/2010/03/la-non-violenza-intervista-a-domenico-losurdo/

    Si può legittimamente dissentire con Losurdo, ma se oppongo un’agiografia a un testo di uno storico sto imbastendo un’operazione indebita o fraudolenta.

    Ciao

    P.S. Darmi del Fallaci! A me! Questa è un’offesa che andrebbe lavata col sangue!

    Sto scherzando, ovviamente

  59. PinoMamet says:

    Scusate non ho letto tutti gli interventi, ma ripensandoci:

    ma poi, che avranno fatto di male? Hanno spaccato una cazzo di vetrina di uno stracazzo di partito di merda! Le rompessero tutte!
    E che cavolo, adesso non siamo neanche liberi di rompere una vetrina, hanno i dreads non hanno i dreads, sarà maleducazione non volgio discutere, ma addirittura violenza mi sembra troppo; dai, insomma, io sono contrario a lasciar trascendere le cose nella violenza vera, quello sì, ma qui non mi sembra proprio il caso di esagerare.

    Troppo perbenismo ci soffocherà tutti.

    • Francesco says:

      >> Hanno spaccato una cazzo di vetrina di uno stracazzo di partito

      direi che come violenza basta e avanza.

      suggerisco di reprimere PRIMA che facciano di peggio.

      sarà che ho una certa avversione per l’uso della forza nella contesa politica.

  60. Guido says:

    Bravo Pino, hai perfettamente afferrato il punto.

  61. mirkhond says:

    Il fatto è che si stigmatizza la violenza di chi NON ci piace, mentre invece si tollera, o la si ritiene una dolorosa necessità, quella fatta dai NOSTRI EROI come, ad esempio, il Leone del Panjshir di cui è in corso la causa di beatificazione….

  62. Jam says:

    ….agli esperti di visioni luminose altrui, non vorrei nemmeno chiedere se Giuseppe Ungaretti avesse o no, guardato la luninosità per scrivere:
    m’illumino
    d’immenso
    m’illumino d’immenso, m’illumino d’immenso, m’illumino d’immenso, m’illumino d’immenso, m’illumino d’immenso m’illumino d’immenso
    Ah!
    meraviglia!
    il disco si é inceppato
    la poesia é diventata
    un mantra
    una preghiera
    velluto cosmico
    s’intrufola nel mio naso

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