Cosimo Calamini, Le querce non fanno limoni: lo scontro di civiltà nella Toscana profonda (segnalazione)

I romanzi sono spesso fondamentali per capire la realtà.

E uno dei romanzi più importanti, in questo senso,  per noi che viviamo in Italia e ci interessiamo del rapporto con l’Islam, è stato scritto da Cosimo Calamini. Il libro si intitola, Le querce non fanno limoni.

E’ la storia di ciò che succede in un piccolo paese toscano, benestante e da sempre comunista,  quando arriva la notizia che verrà costruita una moschea.

Un libro divertentissimo, che ci permette di capire davvero cosa sia la Toscana profonda, magari all’epoca del Grande Fratello piuttosto che a quello di Monte Acuto.

Ma senza che l’autore lo faccia minimamente pesare, il libro è un’opera geniale di sociologia, perché fa capire tutta la potenza di mobilitazione che l’impazzimento islamofobo contiene in sé. Come in un attimo, dalle parti di Empoli come in Rwanda, un evento possa fare scoppiare una comunità. E in questo, Calamini ha l’insolita capacità di farci entrare dentro tutti i diversi stati d’animo che un simile evento suscita.

Segnalo una recensione – una delle poche, purtroppo in giro – del libro di Calamini, che potete leggere su Paniscus.

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17 Responses to Cosimo Calamini, Le querce non fanno limoni: lo scontro di civiltà nella Toscana profonda (segnalazione)

  1. Moi says:

    @ Miguel :

    Segnalazione per segnalazione … questo lo conoscevi ?

    http://www.noantri.com/il-tappeto-da-preghiera-che-funziona-come-una-bussola-e-punta-alla-mecca.html

    … che ne pensi ? … Un Islam hi-tech è ” più vicino a noi “, fa meno paura ?
    D’ istinto direi di sì.

  2. mirkhond says:

    La presentazione di questo romanzo, rende perfettamente l’idea di cosa rappresenti l’Islam agli occhi di tanti qui, una realtà ALIENA, di cui fino a l’altro ieri non si sapeva nulla o quasi, al massimo qualche film esotico stile mille e una notte o il guerriero del deserto, oppure i tappeti persiani di alcune tv commerciali…

  3. mirkhond says:

    Riguardo poi allo specifico toscano, c’è da considerare che questa è la patria del Decamerone, il primo testo che sbeffeggiava la morale cattolica….e siamo nel XIV secolo!
    La Toscana nell’immaginario dei non Toscani è anche la terra dell’anticlericalismo, delle bestemmie alla Masetto di Lamporecchio.
    Ora non stupisce che gente così “disibita” possa tremare di fronte al simbolo di una religione sentita come oppressiva così come il vecchio Cattolicesimo….

  4. mirkhond says:

    errata corrige:

    volevo dire disinibita.

  5. jam says:

    …sai Mirkhond, se pensi che il Profeta Mohammed ha detto: “di questo mondo ho amato tre cose, la preghiera le donne e i profumi” concetto più disinibito della mentalità toscana stessa e non del tutto simile al cattolicesimo. I musulmani non sono clericali.
    Se penso che Dante si é espresso esattamente come Ibn’Arabi, posso anche dire che l’allergia toscana all’islam, nasce da una non conoscenza e da una volontà di sabotaggio.
    Mia nonna, toscana, diceva spesso: non si muove foglia che dio non voglia! La stessa frase la trovi sul Corano!
    ciao, jamiyla

    • Moi says:

      I toscani sono gente che quando le cose vanno male se la prende con Dio e bestemmia … mi sa che ciò crea un piccolo problemino con l’ Islam.

      … Anche se a dire il vero mi piacerebbe conoscere l’ origine dell’ espressione “bestemmiare come un Turco” .

  6. mirkhond says:

    Per Jam

    Condivido quanto dice Moi. Qui non è importante ciò che l’Islam E’ ma COME VIENE VISTA nell’immaginario del toscano e in genere dell’occidentale medio che, come giustamente hai detto non conosce certo le variegate molteplicità delle culture islamiche.
    La gente comune vede solo talebani e non sa nemmeno chi è il grande Ibn’ Arabi.
    ciao

  7. Per Moi

    Mi dicono che l’usanza di bestemmiare, non saprei come, sia assai diffusa nel Sud della Turchia.

    Comunque, se bestemmiano i toscani, cosa fanno i cattolicissimi veneti? Anzi, i gruppi sociali che bestemmiano di più coincidono proprio con quelli più cattolici, in Veneto.

  8. PinoMamet says:

    Sulla bestemmia:
    da queste parti c’è una suora cattolica, una di quelle impegnate nel sociale: fa le medicazioni a domicilio agli anziani operati, so che sta aiutando una famiglia straniera ecc.
    Ho avuto modo di conoscerla perché la mia famiglia è stata coinvolta nell’aiuto a quest’ultima.
    Comunque: diceva che aveva chiamato un fabbro ad aggiustare un portone della chiessa (o del convento? boh non ricordo bene), e insomma questo fabbro, come è uso, “bestemmiava come un turco”.
    Una sua consorella le dice, sottovoce, “beh ma non sarebbe il caso di dirgli di smettere?” e lei “ma no, l’importante è che lavora bene, poi Dio per queste cose non se la prende, sono modi di dire”
    (tra l’altro, è più o meno quello che ho sempre sostenuto io contro gli aggueritissimi e pesantissimi cattolici di quando ero ragazzo, che guai se sentivano una bestemmia o anche un’espressione di quelle comuni tipo “abita lontanissimo, a casa di Dio”, oppure “sta dove morì Cristo”; i quali poi peraltro, e secondo me a ragione, sostenevano in teoria l’idea della bestemmia come professione di fede, cosa teoricamente ineccepibili- se offendo qualcosa al contempo affermo la sua esistenza- anche se poi nell’applicazione pratica non è sempre così, via…)

    Mi pare che si bestemmi anche in Nord Africa, alla prima occasione chiederò; e già che ci sono, farò un sondaggio sugli usi israeliani e iraniani.

    Gli americani, a quanto ho sentito, hanno nel turpiloquio un lessico abbastanza limitato per i nostri gusti, ostacolati forse anche dalla mancanza di veri e propri dialetti (mi immagino che in Gran Bretagna ci sia già più varietà); in compenso c’è una certa passione per la creatività immaginifica; insomma, mancando le parole, si danno da fare a creare immagini efficaci (tipo i neri che “play the dozens”);
    e per la sfera religiosa credo rimestino, in maniera per noi incomprensibile, nei concetti di “inferno” e “dannazione”.

    Ciao!

    • Moi says:

      Probabilmente i bestemmiatori credenti perdono (magari momentaneamente) la fede, vusto che il Dio dei 3 monoteismi non può, per definitionem, avere torto.

      E quelli non credenti ? Probabilmente ne hanno le scatole talmente piene dei sacerdoti da attaccare le stesse divinità in nome delle quali predicano !

      • Andrea Di Vita says:

        Per Moi

        ”scatole piene”

        Una pia versione della stessa motivazione che dai tu l’ha data un prete, che sosteneva essere più forte l’influsso satanico che porta alla bestemmia laddove era più vivo l’insegnamento della Mater et magistra, a maggior tentazione dei fedeli.

        Ciao!

        Andrea Di Vita

    • Andrea Di Vita says:

      Per PinoMamet

      In Gran Bretagna la parola ‘hell’ non si puo’ dire in pubblico (o almeno non si poteva vent’anni fa, quando ci vivevo io). Una volta mi cadde una frittata bollente sul piede. Gridai ‘Go to hell!’. Fui guardato gelidamente da tutti gli astanti. Nei fumetti spesso è sostituito da ‘heck’.

      Ciao!
      Andrea Di Vita

      • Moi says:

        Ma in USAno odierno non è tutto un fucking fucker motherfucker get the fuck ? ;.)

        • Andrea Di Vita says:

          Per Moi

          Anche vent’anni fa. Lessi una intervista a un funzionario della BBC. Diceva che mentre i film per videocassetta erano ‘100% uncensored’, quelli che passavano in TV erano tagliati anche del 20%. Soprattutto quelli USA, e a decresecere quelli Francesi e Italiani. Il tutto a causa delle ‘4-letter words’. Invece, quelli destinati alla proiezione nelle sale cinematografiche erano tagliati in media solo del 10%. La ragione della disparità era che uno che compra una videocassetta sa o dovrebbe sapere quello che compra. Alla TV non è detto che i genitori facciano in tempo a fare zapping prima che i bimbi vedano contenuti violenti o per adulti. E al cinema uno puo’ sempre alzarsi e andarsene pestando pero’ i piedi agli spettatori vicini e dunque perdendo tempo e subendo comunque parte dlele scene indesiderate. Non stava affatto scherzando.

          Ciao!

          Andrea Di Vita

          P.S. In Inglese anche ‘Paki’ è ‘four-letter word’…:-)

  9. jam says:

    …passando x la Turchia ho capito perché si dice fumi come un turco, ho anche pensato che la storiella della cicogna che porta i bambini sotto un cavolo avrebbe potuto essere stata inventata in Turchia perché dei cavoli cosi grandi e belli, non ne avevo mai visto prima, anzi stentavo a credere che esistessero, ma quella del bestemmiare come un turco non penso abbia riscontro nella realtà, dev’essere un’operazione marketing per far sembrare vero quello che vero non é.
    ciaobye!

  10. mirkhond says:

    Forse bestemmiare come un turco era un sinonimo per spiegare, nell’ottica cattolica, il rifiuto dei “Turchi” per questa fede.
    Del resto l’epica dei paladini di Francia non chiama i Musulmani di Spagna “Pagani”?

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