I musulmani conquistano Castellammare di Stabia. E c’hanno pure l’harem

Trovo sempre affascinante il Grande Noi adoperato dagli islamofobi, con gli innumerevoli equivoci che comporta.

Ad esempio, è successo questo:

Minigonne, scollature generose e jeans a vita bassa saranno banditi dalle strade di Castellammare di Stabia. «Ripristinare il decoro urbano per favorire una migliore convivenza civile», queste le motivazioni del sindaco Luigi Bobbio (Pdl) alla firma del nuovo regolamento di polizia urbana che lunedì prossimo sarà discusso nel corso della seduta del consiglio comunale. Stralci del provvedimento sono stati pubblicati oggi dai quotidiani Cronache di Napoli e Metropolis.

Una ‘cartà di quarantuno articoli in ognuno dei quali vengono fissate le regole che «ogni buon cittadino dovrebbe rispettare». Sono state così previste contravvenzioni da 25 a 500 euro a chi si sdraia al sole in pubblico, a chi indossa abiti succinti e a chi gioca a calcio nei giardini della villa comunale. Multe anche per chi bestemmia.”

Insomma, a modo suo il sindaco di destra fa una cosa di destra per preservare i valori cristiani, o qualcosa del genere. Che comunque non è diversissimo dal regolamento ancora più meticoloso imposto al comune di sinistra di Firenze per la “civile convivenza in città.”

Comunque è evidente che il sindaco di Castellammare non pensava agli stranieri, in un senso o nell’altro.

Solo che il sindaco Luigi Bobbio ha sbagliato codice. Prima di tutto perché in neoitaliano, “convivenza” mica significa il rapporto tra gente che vive nello stesso posto, ma la tregua armata tra souchien e allogeni. Come nell’espressione “una difficile convivenza“.

Secondo, da quando hanno scoperto l’esistenza dei musulmani, i segni dell’identità cristiana sono diventati proprio “minigonne, scollature generose e jeans a vita bassa“, nonché le “bestemmie.

E quindi si inalbera l’intramontabile Adriana Bolchini, meglio nota come Maga Lisistrata, sotto il titolo, “E’ arrivato un sindaco con giunta musulmana a Castellammare“:

“Fino a prova contraria sono gli ospiti di Castellammare che devono stabilire una migliore convivenza con i nativi, cioè sono gli immigrati ed in particolare i musulmani che si debbono abituare ai costumi locali e non viceversa.”

Vabbene che qualcosa di islamiforme nella giunta di Castellammare ci sarebbe: l’assessore al lavoro e alle politiche sociali del comune è la signorina Emanuela Romano.

Ora, la signorina Emanuela Romano può in effetti vantarsi di essere appartenuta, come dicono i media, a un “harem“.

Quello del nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

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46 Responses to I musulmani conquistano Castellammare di Stabia. E c’hanno pure l’harem

  1. Francesco says:

    OK, lo ammetto. Hai colpito in pieno la contraddizione tra “fedeltà alle radici” e “albero delle zoccole”. Peggio per i secondi.

    Io, felicemente, sto con il sindaco pasdaran e, a occhio e croce, una buona quota degli immigrati musulmani, ma anche degli altri.

    Meglio bigotte che mignotte, posso provare a registrarlo?

    • Moi says:

      Mi ricorda tanto Giuliano Amato con “meglio velate che veline” … classico esempio di frasi pronunciate da chi ha il deserto nello spirito.

  2. mirkhond says:

    Per Anonimo

    Questo dialogo islamo-cristiano promosso dall’Ucoii non credo che abbia l’avallo della Cei, ne del Vaticano.

  3. Moi says:

    Bello, il commento di Francesco, smaschera tutta l’ ipocrisia che vorrebbe cristiani e musulmani chissà quanto diversi … ci rivela come il Cristianesimo sia anch’ esso, come l’ Ebraismo e l’ Islam, una religione di origine fallocrate, misogina, gerontocratica, antigiovanile e patriarcale mediorientale desertica.

    Comunque se il Cattolicesimo ha reso possibile il fenomeno youtubico Germano Mosconi proprio nel paese dal Vaticano incorporato … vuol dire che il vero Grande Noi è profondamente pagano. Dio difatti non è per nulla morto, ma è vivo e vegeto nelle terapeutiche bestemmie di sfogo per il mondo di merda in cui viviamo. Dio lo abbiamo inventato noi umani per non sentirci una specie intelligente sola e abbandonata. Così come lo abbiamo creato … volendo possiamo distruggerlo. O reinventarcelo sottoforma di Alieni, come adesso è di gran moda.

    Tornare agli Idoli ? Un dovere, non una colpa.

    Il punto è : il Grande Noi Pagano sopravissuto al Cristianesimo, sopravviverà anche all’ Islam, laicizzandolo, secolarizzandolo e commercializzandolo … come è auspicabile ?

  4. Moi says:

    Come diceva Théophile Gautier : ” Meglio la barbarie che la noia ! ”

    … e forse quel nome “Théophile” non gli era affatto casuale.

  5. PinoMamet says:

    “il Cristianesimo sia anch’ esso, come l’ Ebraismo e l’ Islam, una religione di origine fallocrate, misogina, gerontocratica, antigiovanile e patriarcale mediorientale desertica.”

    Ammazza, non hai dimenticato proprio niente… ;)

    (mi sfugge un po’ il concetto di “desertico”; tra l’altro nella penisola araba pre-Islam c’erano culti politeisti con una divinità principale femminile; mentre la figura della Kahina getta una luce interessante sul ruolo delle donne nelle società dell’Africa settentrionale; per altri luoghi desertici, non sono preparato!)

    sono invece d’accordo quando dici che negli “occidentali”, sotto sotto, è ancora viva o sopravvive una mentalità pagana preesistente alla cristianizzazione.

    Naturalmente la Chiesa cattolica può, da un certo punto di vista, stare tranquilla: i cattolici occidentali, perlomeno quelli credenti e “imparati”, sono assolutamente a posto sotto il profilo dottrinale.

    Però sotto il profilo culturale (non dico la cultura alta, ma proprio il modo di fare di tutti i giorni) a me continua a sembrare che i cristiani “veri”, la cosa più vicina insomma a quello che dovevano essere Pietro e compagnia, siano quelli d’Oriente di cui qui si parlava tempo fa, quelli che dicono “korban” invece di Messa e (più o meno) “rabbino” invece di prete.

    Mentre, man mano che viene meno il cristianesimo ufficiale, mi pare di notare che ogni popolo torni al suo carattere nazionale, religiosità inclusa.
    Mi aspetto un revival di paganesimo slavo in Ucraina, per esempio, più o meno come hanno fatto con la cultura cosacca.

    Ciao!

  6. mirkhond says:

    Per Pino Mamet

    Effettivamente Messa in Aramaico moderno si dice Qorbono, almeno tra i Giacobiti, mentre tra i Nestoriani si usa il termine rabban o rabbana per prete e Mar/Mor per santo e vescovo.
    ciao

  7. Per Moi

    Faccio fatica a capire il concetto di “pagano”, che mi sembra una di quelle parole che la gente usa per mettere in un unico calderone tutti coloro che non sono come loro, come kafir o goy o gagiò o fascista, insomma.

    “Pagana” era forse la cultura contadina italiana fino a qualche decennio fa, proprio la stessa che era anche profondamente cattolica. Un fenomeno ancora più marcato in Messico.

    E la fine del cattolicesimo vissuto ha significato anche la fine del paganesimo che poteva contenere in sé, forse.

    O forse ti riferisci a cose più intellettuali, come il neoplatonismo: e qui concordo su una differenza tra “Atene” e “Gerusalemme”, che certamente è esistita. E’ un conflitto che rende piuttosto bene il film Agorà, anche se non ci rivela quanto quel conflitto fosse anche di classe, tra i latifondisti greco-romani da una parte e i contadini egiziani, legati alla nascente Chiesa che oggi chiamiamo copta.

    Un’altra cosa che complica il quadro: credo che i latifondisti greco-romani avessero molto in comune con gli inglesi vittoriani, in termini di approccio alla vita. Ma faccio fatica a pensare ai vittoriani come pagani.

    Non vedo invece affinità tra il “paganesimo” classico e la costellazione che possiamo chiamare più o meno spiritualista-New Age; la quale però, è vero, ha anche poco a che fare con i monoteismi.

    • Moi says:

      La distinzione fra Atene e Gerusalemme è anch’ essa importante, e ritengo emblematico il triste destino del Palinsesto di Archimede.

    • PinoMamet says:

      Se posso permettermi:
      “pagano” non è che sembri una parola-calderone, ma lo è proprio; è nata così, c’è poco da farci.

      Io lo intendo, nel caso italiano, nel senso che gli dà Miguel, di cultura “contadina” che continua a credere fondamentalmente alle stesse cose.
      Che poi è quasi il significato etimologico.

      E si adatta in questo senso secondo me a quasi tutte le realtà europee tradizionali, che pur avendo assorbito molto, moltissimo, dalla dottrina teologica cristiana, non mi pare che si siano, per così dire, snaturate;

      anzi, nonostante la distruzione operata dalla società televisiva e pop, mi pare che abbiano una spinta abbastanza evidente verso il tornare alle proprie radici
      (non parlo di robe simil-Lega; ma non trascurerei neppure questi fenomeni un po’ posticci).

      Invece fatico molto a comprendere il significato che alla parola “pagano” dà Moi, nel senso che la cultura “dei villaggi” non mi sembra particolarmente spensierata e certamente non giovanilistica; edonistica forse neanche.

      E certo molto lontana dai filmatini “tettamanziani”.

  8. Moi says:

    Intendo “pagano” nello stesso senso di edonista, spensierato e giovanilistico a oltranza dei monoteisti e dei moralisti (spesso ipocriti, ma sorvoliamo) odierni in genere … solo che lo considero positivo.

    D’altra parte credo che la Storia c’ insegni che il genere umano convive benissimo con la barbarie, ma non sopporta la noia.

  9. Moi says:

    Ma per il mondo contadino, o comunque legato al mondo più naturale, non è più corretto parlare di “sincretismo” ? Miguel Martinez ha ricordato le campagne europee e il Messico, ma potremmo citare anche la famosa, per alcuni, o famigerata, per altri, Santeria a Cuba o in Brasile … che lo scrittore brasiliano Jorge Amado definiva come la stessa Africa Nera divisa da due diversi colonialismi.

    Non so quanto sia vero, ma quello portoghese è sempre stato descritto come meno invasivo e più rispettoso delle culture autoctone rispetto a quello spagnolo.

  10. Moi says:

    Un esempio di come il Cardinale Tettamanzi sappia accettare un sincretismo giovanilistico senza il deserto nello spirito :

    http://www.youtube.com/watch?v=6M-XHGGoBdY

    http://www.youtube.com/watch?v=gnf0viYb2oc

  11. Per Moi

    Grazie dei video, credo che rendano esattamente il concetto di ciò che significa una religione integrata.

  12. Moi says:

    Se proprio vuoi un villaggio, caro PinoMamet … ti basta il “Global Village” ?

  13. Moi says:

    Secondo me sottovalutate un po’ tutti due cose :

    1

    Il concetto di sincretismo

    2

    Se l’ Italia è tanto cattolica, come mai il nuovo, fecondissimo “sport nazionale” è la bestemmia creativa su youtube (l’ incredibile caso Germano Mosconi, gente che addirittura rutta bestemmie al contrario e le rigira con programmi di sound editing)
    … come mai nulla di simile esiste, e forse neppure è concepibile, in altri paesi a maggioranza cattolica ?

  14. PinoMamet says:

    “credo che i latifondisti greco-romani avessero molto in comune con gli inglesi vittoriani, in termini di approccio alla vita. Ma faccio fatica a pensare ai vittoriani come pagani.”

    Una classe dominante abbastanza estranea alla popolazione locale (attenzione, questo vale in Egitto, in altre parti dell’Impero le dinamiche ethnos-classe sociale erano diverse), culturalmente sofisticata, curiosa ma anche autoreferenziale e sciovinista, la cui lingua/cultura era il mezzo di comunicazione preferenziale, o obbligatorio, per i popoli sottoposti, assolutamente indirizzata al “bello” e al “giusto” ma incapace di attuarlo nel concreto, orgogliosa del proprio ruolo imperiale o, secondo i momenti storici, desolatamente conscia dell’imminente fine di quest’ultimo:

    sì, le somiglianze ci sono.

    Ma poco che riguardi la religione, direi, tantopiù che al tempo di “Agorà” il paganesimo ufficiale aveva perso il ruolo di religione imperiale (esercitato del resto assai più blandamente di quanto faranno poi i vari cristianesimi, proprio in virtù della natura sincretista e “calderonica” dei culti pagani).

    Naturalmente i pagani latifondisti ellenofoni amici di Ipazia avranno guardato i cristiani con il disprezzo con cui gli inglesi del Raj guardavano ai culti indù o musulmani.

    Differenza enorme, e che non sottovaluterei, era l’assenza nei latifondisti greco-romani di una qualche coscienza razziale e del proprio destino manifesto come “stirpe”;
    casomai non riuscivano a immaginarsi qualcosa di diverso dalla loro cultura, questo sì.

  15. PinoMamet says:

    “Se proprio vuoi un villaggio, caro PinoMamet … ti basta il “Global Village” ?”

    Ma non è che io voglia un villaggio, sai?
    Non sono un tradizionalista.
    Mi sono limitato a dire cosa intendo io per sopravvivenza della cultura pagana.

    Ciao!

    • jam says:

      Per Pino Mamet
      …i latifondisti greco-romani usavano il termine “i barbari”, quindi vivevano se stessi come stirpe diversa da quella barbara, ma poi filosoficamente parlando non ci interesa tanto definire soltanto l’esistenza di diverse stirpi, razze, popoli culture, quello che ci interessa é scoprire che non ce n’é una che sia completamente superiore ad un’altra, cosi come non ce n’é una che sia assolutamente pagana, ma che la superiorità del non paganesimo sul paganesimo é una categoria di penserio non ontologico, ma spurio. Definire un paganesimo in senso negativo non é verità-sostanziale, ma solo una coincidenza exoterica di avvenimenti storici più o meno seri nel percorso di una storicità ingannevole, non di una storialità pù sincera, che i non preparati non sanno leggere ed allora definiscono come inferiore barbara o pagana. Il paganesimo é una presenza mimetica dello Spirito Cristico, é uno dei tanti modi nei quali si manifesta l’Amore_Luce, per te paganesimo non é negativo ma nella cultura dominante si dice a qualcuno che é pagano per dire che é inferiore, mentre cosi non é….
      ciao, jamiyla

      • PinoMamet says:

        “…i latifondisti greco-romani usavano il termine “i barbari”, quindi vivevano se stessi come stirpe diversa da quella barbara”

        Non proprio.
        Nel mondo grecoromano (in generale, non solo i latifondisti dell’Egitto) si usava il termine “barbaro” soprattutto se non esclusivamente in chiave culturale (non necessariamente negativa, ma spesso sì).
        Strabone per esempio scriveva (non ce l’ho sottomano) che i Galli, una volta conosciuta la cultura greca o quella romana, facevano in fretta a non essere più barbari.

        Era insomma una questione di lingua, di mezzi espressivi (la capacità di presentare le proprie idee, anche religiose, in termini comprensibili per la cultura dominante) e di costumi sociali: più si era simili al “Grande Noi” dell’epoca, meno si era barbari.

        La stirpe invece c’entrava poco o nulla, la razza proprio per niente.

        Invece la letteratura imperiale britannica mi dà l’idea di una curiosa e complicata classificazione mentale di razze, popoli e stirpi e rispettive “vocazioni” e “abilità”.

        L’idea che un popolo potesse essere più o meno portato a n’attività anzichè un’altra non era completamente aliena alla cultura antica, ma né più né meno che a livello delle moderne barzellette con l’italiano l’inglese e il tedesco;
        a quanto ne so nessuno ebbe mai l’idea di cercare un’applicazione pratica di queste cose, del resto alquanto vaghe e contraddittorie.

        Invece nell’Impero britannico le “races” erano un criterio di distinzione studiato e applicato con scrupolo.

        • Moi says:

          Giustissime osservazioni, Pino.

          Aggiungerei a maggior riprova del “razzismo” come concetto “recente” (famo tre secoli …) il fatto che nelle arene di gladiatori si affrontavano normalmente nerissimi di pelle “Etiopi” e biondissimi di capelli “Germani” per il crudele sollazzo di scommettitori e spettatori “Italici” fenotipicamente intermedi fra le due “razze”.

          ____

          @ Pino : mi sembra strano che data la tua grande cultura ma senza (!) autoreclusione nella torre d’avorio (cosa rara che fa sempre piacere) tu non abbia modo di far luce sul paradosso tutto italiano, o quasi, della bestemmia.

          Per smontare chi ciancia di un “Grande Noi” profondamente cattolico in Italia basterebbe offrirgli una bevuta in una qualunque osteria veneta.

          • PinoMamet says:

            Beh grazie per i complimenti ma ti assicuro che la mia cultura è assolutamente normale e piena di lacune;
            il blog è in compenso ottimamente frequentato e peino di stimoli! :)
            Sulla bestemmia, ci penserò su;

            ciao!

        • athanasius says:

          E l’influenza del calvinismo. Il razzismo anglosassone è un calvinismo secolarizzato. Tutti sono “predestinati” per qualcosa, questo vale anche per le cosiddette “razze”. I “negri” sono predestinati per lo sport (vuoi prova? ma guarda NBA e l’atletica), i melaninodeficienti ovverossia “bianchi” sono più intelligenti e creativi (vuoi prova? ma guarda tutta questa meravigliosa civiltà industriale tecnica, tutta creata da “bianchi”) ecc. Negli ultimi tempi, invece, si attribuisce, di più in più, agli “asiatici” un’intelligenza superiore anche ai “bianchi”, a causa del grande successo tecnologico e scientifico del Giappone (e negli ultimi tempi della Cina) e per il fatto che i cinesi abbondano nei dipartimenti delle scienze naturali e tecniche (e nelle file dei programmers) negli Stati Uniti.

          C’è anche una schiera di “scienziati”-cialtroni che si sforzano, mediante misuramenti psicometrici, a dare una giustificazione a posteriori “scientifica” a questi stereotipi. pregiudizi e generalizzazioni ridicole piccolo-borghesi. Vedi Richard Lynn, Philippe Rushton, Richard Herrnstein, Michael Levin, Arthur Jensen, ecc. Si tratta di solito di dimostrare, con misuramenti dell’IQ, che i melaninodeficienti siani in media più intelligenti dei negri e che percio il successo dell’Occidente è dovuto al carattere innato dei suoi abitanti, non ai fatti culturali. E che l’arretratezza dell’Africa è qualcosa che procede dal carattere innato dei “negri”, non dal colonialismo europeo o l’oppressione.

  16. Jam says:

    …pero’ i generali di Alexandre il grande cospirarono contro di lui, perché erano contrari al suo desiderio dei matrimoni misti, penso che Alexandre dovette insistere molto per far capire ai suoi uomini che i barbari non erano barbari.
    In questi giorni esce in francia un film “Venus Noire” che racconta la storia di un’africana portata dall’africa in europa per essere esposta in uno zoo, per essere messa anche in un casino e per morire a 26 anni perché tutte le sue energie erano state divorate dagli uomini bianchi. Il regista spiega: erano
    messi in gabbia per mostrare come fossero diversi ed incrementare e definire l’idea di una razza superiore ecc…
    ciao, jamiyla

    • Moi says:

      Accidenti Jam … salti direttamente dall’ Antichità all’ Ottocento !

      http://www.cineblog.it/post/25049/venus-noire-venere-nera-il-teaser-trailer-del-nuovo-film-di-abdellatif-kechiche

      … il che conferma Pino.

    • PinoMamet says:

      In realtà i compagni di Alessandro erano loro stessi “barbari” o mezzi barbari, per un greco della Grecia vera e proprio (secondo i momenti e le opportunità storiche, del resto).
      Alessandro è del resto antecedente di un sette secoli ai fatti di Ipazia, e si situa, anzi, è dopo tutto la causa, della nascita della cultura ellenistica, di respiro ben più ampio dei confini un po’ asfittici delle poleis;
      cultura di cui poi Roma sarà l’erede.
      Non stupisce che il passaggio da una società di piccole città etnicamente e culturalmente simili in lotta tra loro, a un impero di popoli diversi che comunicano con una lingua comune, abbia suscitato resistenze.

    • Francesco says:

      Sei sicura che i Macedoni si permettessero di considerare “barbari” gli Egiziani, i Babilonesi, i Persiani e gli abitanti dell’odierna Turchia – a quanto ne so allora un insieme di nazioni civili?

      Mi pare fosse una cosa riservata più agli occidentale dell’epoca, abitanti a nord della Grecia e della Magna Grecia o addirittura più in là, gentaglia ignorante, puzzolente e dedita alla pastorizia ….

      Ciao

      • PinoMamet says:

        Purtroppo della lingua originale dei Macedoni è rimasto talmente poco
        (naturalmente Ritvan, se ci legge, dirà che parlavano albanese ;) )
        che è difficile sapere come si definissero loro.

        Pare che almeno la casa regnante e le famiglie più nobili ci tenessero a essere greche, con tanto di genealogie mitiche ecc. ecc.;
        perché essere greco faceva figo, e per poter avanzare pretese di influenza prima, e dominio poi, sui più avanzati vicini “terroni”.

        A partire da Alessandro, forse un po’ prima, adottarono in blocco la lingua greca “comune”, segno forse di qualche complesso di inferiorità da un lato, dall’altro di una qualche parentela effettiva, almeno tra parte della popolazione macedone e quella greca vera e propria, che abbia facilitato il passaggio da una lingua all’altra (qualche parola macedone è rimasta nel greco ellenistico);

        ma anche i Greci veri e propri conoscevano, comunque, e rispettavano le civiltà altrui, in primis degli Egiziani e dei Persiani; nondimeno usavano il termine “barbaro”, che non era necessariamente negativo, ma implicava il concetto di “qualcuno diverso, che non parla come noialtri”.

        Più o meno come i vecchietti, qua, quando vedono il senegalese e dicono in dialetto “questo qua non ha mica una faccia nostrana”; poi magari gli offrono da bere.

        Ciao!

  17. Moi says:

    @ Pino :

    Non solo Gran Bretagna, anche in Italia Unita che ci accingiamo a festeggiare :

    http://www.youtube.com/watch?v=m8Kf_t3fbYo

    http://www.youtube.com/watch?v=YO298v7X82M

    http://www.youtube.com/watch?v=7LrQSHnYQNs&NR=1

    … altro che la melassa del Libro Cuore di Edmondo De Amicis, altro ottimo esempio di “Grande Noi” artificiale !

  18. PinoMamet says:

    Una nota agli interventi di prima:
    non credo che gli inglesi vittoriani fossero, tra virgolette, “più cattivi” dei Romani e dei Greci;
    credo invece che la colonizzazione romana della Spagna, per esempio, ebbe motivi e modalità diverse da quella inglese del Canada, per dire. Mentre tra l’Egitto romano, proprietà privata imperiale, e l’India inglese appaltata alla compagnia apposita, qualche somiglianza in effetti ci sia stata.

  19. Per Jam e Moi

    Un forte grazie per i commenti su Venus Noire e i video su Lombroso.

    Premesso che Lombroso rientra in pieno nella cultura del positivismo genocida, ammetto di conoscerlo poco.

    Qualcuno mi sa dire quanto fossero proprio “razziste” le sue teorie (nel senso di una grande narrazione sulla storia umana come conflitto tra “razze” diverse, magari di origine diversa) e quanto invece Lombroso volesse semplicemente dire che certi individui erano “nati delinquenti”?

    E’ giusto dire, come si fa nel video, che Lombroso era un sostenitore dell”arianesimo”?

    E’ una domanda, non un’obiezione.

  20. Per Pino Mamet

    Il confronto tra latifondisti romani e vittoriani mi viene da quel capolavoro che è Peter Heather, La caduta dell’impero romano.

    Heather ha la rara qualità di essere un divulgatore che non divulga solo “la storia”, ma le grandi domande e dubbi sulla storia. Un bellissimo libro che suggerisco a tutti.

  21. mirkhond says:

    Mah, personalmente non credo ad un vero razzismo piemontese e settentrionale d’Italia in genere verso noi meridionali, quanto piuttosto un’insofferenza, insofferenza che spesso assume l’odioso marchio della generalizzazione, verso alcuni comportamenti di alcuni meridionali.
    La repressione contro la guerriglia antipiemontese nel 1860-75 circa, fu ferocissima e nient’affatto inferiore per “qualità” ad altre più vicine a noi, ma i meridionali furono presenti poi comunque nella vita politica e anche culturale del nuovo stato.
    Certo questi politici fecero delle politiche “ascare” nei nostri confronti, vedasi Crispi, ma razzismi di stampo wasp o boero-sudafricano non mi pare che poi ce ne siano stati, pensiamo anche ai numerosi matrimoni misti che ci sono stati dopo l’unità e io stesso ne sono qui un esempio.
    La nonna di mia nonna paterna era di Udine ed andava d’accordissimo con la nuora di Napoli (ex) capitale.
    Del resto molti da noi AMANO il Nord, per il dinamismo industriale, per quella cultura associazionistica che li ha visti sempre lottare per ottenere i loro diritti.
    Mia madre mi diceva che tutte le conquiste sindacali erano state ottenute grazie alle lotte della classe operaia del nord, qui invece tutti crumiri e lecchini.
    Moltissimi sono tifosi del Milan, dell’Inter e della Juventus, mentre a Bari trovi poco o niente di tifosi del Napoli con mio grandissimo dispiacere.
    Anche la recente galassia neoborbonica non è che il riflesso simil-contrario delle politiche e degli slogans leghisti.
    Il meridionale odia il nord solo nella misura in cui si sente RESPINTO dai settentrionali o quantomeno trattato con diffidente freddezza.
    Sicuramente vi sono differenze culturali e sociali, e sono queste, a mio modesto parere, a creare delle differenze piuttosto che autentici razzismi come quelli transalpini e sudafricani.
    Lombroso fu solo una delle tendenze culturali del nuovo ordine sabaudo-liberale-unitario, altrimenti sarebbe stato difficile per ascari come Crispi salire ai vertici del potere unitario.
    I veri nemici delle Due Sicilie sono stati e sono le sue classi dirigenti che dopo aver venduto il Regno allo straniero se ne sono fatte interessate fiancheggiatrici solo per tutelare i loro privilegi e poi i loro feudi clanico-elettorali.
    La ferocissima legge Pica del 1863 prende il nome da un traditore abruzzese e così la successiva legge Crispi del 1866, mostruosi meccanismi giuridici che trasformarono in quegli anni l’ex Regno in un inferno.
    Lombroso, Pinelli e Cialdini furono i degni compari di Spaventa, Pica e Crispi.
    Uno degli ufficiali sabaudi più spietati fu il colonnello siciliano Bernardino Milon (1829-1881), già ufficiale borbonico disertore e traditore nel 1860 e che nel 1868-69 si rese responsabile di spietate repressioni nella Sila. Si dice che in quell’inverno, interi villaggi si svuotavano all’arrivo dei piemontesi al comando di questo traditore! E si era in inverno e sulla Sila!

  22. jam says:

    …infatti é anche x questo che sono una fan di Alexandre, anche se non ho capito fino in fondo perché abbia bruciato la meravigliosa Persepolis.
    ciao

  23. jam says:

    x Moi
    …ho fatto un salto e un volo perché mi piace ‘l’eterno presente’!
    C’é sempre una quiddità di storia antica che vive in questa storia presente,
    l’aria, la geografia , i paesaggi sono pieni di ricordi e di idee!
    ciao, j

  24. mirkhond says:

    Per Jam

    “non ho capito fino in fondo perché abbia bruciato la meravigliosa Persepolis.”

    Già. Secondo la tradizione sarebbe stata la prostituta greca Taide, al seguito dei conquistatori che, durante un festino, avrebbe dato fuoco alla bellissima Persepoli per vendicare, diceva lei, l’incendio dell’Acropoli di Atene nel 480 a.C……
    A proposito dell’Acropoli di Atene, secondo Erodoto, Serse avrebbe commissionato tale distruzione ad un reparto di Pakti o Pattii, gli antenati dei Pashtun, provenienti dalle satrapie più orientali dell’Impero e che, sempre secondo Erodoto, avevano l’aspetto di selvaggi barbuti rivestiti di pelli di montone.
    Insomma non molto dissimili dagli odierni Talebani!
    ciao

  25. jam says:

    …grazie Mirkhond, merci!

  26. mirkhond says:

    Per Andrea Di Vita

    In parte concordo con Sergio Romano che ritengo uno degli osservatori più lucidi anche delle vicende attuali. Interessanti ad esempio le sue considerazioni sul rapporto tra Islam, Occidente e modernità apparse in un suo recente saggio.
    Quanto alle Due Sicilie invece, la questione è più articolata. Se sacche di arretratezza ve ne erano, è altrettanto vero che vi erano aree di sviluppo.
    Il Regno, ne parlammo già, non cadde per questioni di arretratezza e (vero o presunto) malgoverno, ma per il nazionalismo romantico e sognatore di Ferdinando II.
    Se Ferdinando avesse continuato nel suo ruolo di fedele ruffiano di Sua Maestà Britannica, la storia d’Italia sarebbe stata molto diversa….
    Ferdinando, come dopo di lui Mussolini, Mattei e Moro, non riusciva ad accettare che l’Italia, divisa o unita, era ed è ancora oggi, un paese feudatario, come dimostrano le attuali politiche dei destro/sinistri istituzionali oggi al potere.
    Guai a chi sgarra!
    ciao

  27. Mendelson says:

    !!.. siamo al delirio!

  28. Mendelson says:

    Però non mi stupisco per le parole del regolamento di polizia urbana di firenze, sono quelle che ci si potrebbero aspettare dai regolamenti di polizia urbana di qualsiasi altra città. Nel nostro caso penso che siano inutili quanto dannose. Inutili perché 99 volte su 100 rimangono parola al vento, dannose perché quell’una volta che vengono osservate colpiscono in modo sproporzionato lo sfigato di turno.
    Comunque c’è scritto anche che i cani devono stare al guinzaglio e con la museruola… e ho detto tutto. Buona merdaccia da marciapiede a tutti! :D

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