Julia Boutros, dove sono i milioni?

Di Julia Boutros, la combattiva cantante cristiana libanese, abbiamo parlato più volte su questo blog.

Nella canzone, wayn al-malâyîn - “dove sono i milioni?” - Julia Boutros ci ricorda alcune cose fondamentali, che vanno molto oltre i confini del Libano e che toccano anche chi vive qui, nella Terra dell’Esilio. Sulla resistenza, sul non piegare la testa e sul fatto che  alla fine dobbiamo contare su noi stessi.  Anche nelle piccole resistenze quotidiane contro il totalitarismo liberale. Ben sapendo che sono i libanesi a pagare con il sangue, mentre noi paghiamo solo con il disagio.

Il termine che qui traduciamo come “rivoluzione”, thawrah, ha in realtà un significato più complesso: vuol dire innanzitutto alzarsi, sollevarsi come la polvere al vento, scorrere con forza come l’acqua.

Per la traduzione, si accettano volentieri suggerimenti e correzioni.

Dove sono i milioni [di arabi], dov’è la nazione araba, dov’è l’ira araba, dov’è il sangue arabo?

Dov’è la dignità araba, dove stanno i milioni?

I figli di letti comodi si riposano e milioni soffrono

Nel mio petto c’è la cartucciera di un mitra e chiamiamo, fratello mio dove sei?

E’ calato il sonno e il pascià si è addormentato, ma noi siamo ancora senza casa

Gli eserciti si mettono in mostra per la televisione mentre le armi arrugginiscono nei magazzini

La rivoluzione sono uomini che la ricchezza non può comprare

Rivoluzione di un popolo con i sassi in mano che sfida le flotte

Sacrificio di vecchi e di giovani, un dovere che non è di bellezza

Ciò che è dentro le costole è più forte delle armature

Dio con noi è più forte e grande della gente di Sion

Anche se ci impiccano, ci uccidono, ci seppelliscono, la mia terra non sarà umiliata

Il mio sangue rosso che nutre le piante verdi ha il sapore di limone

Più forti delle montagne

Più numerosi della sabbia

In prigione cantiamo i nostri martiri che vivono

Fuori dalla prigione, combattiamo senza arrenderci e senza cedere

Ho gridato, ma nulla ho avuto dai cento milioni

Svegli la notte, si addormentano poi e non vedono

La dignità in basso, la mia casa deserta, e a loro ricchezza e figli

Mi hanno dimenticata, non sanno nulla di me, e siamo nati in carcere

Ho chiamato gli eserciti, non hanno sentito la mia voce

Ci hanno fatti scegliere, e noi abbiamo scelto l’amaro, conoscendone il prezzo

Abbiamo affrontato i cannoni e l’uranio impoverito con una fionda e un coltello

Nell’assenza di unità tra gli arabi, le ferite sono scoperte

La madre devota è umiliata e l’anziano piange

E’ ucciso il bambino innocente e il lattante si perde

Il profugo con la tenda ripiegata si chiede dove andrà

Avete riempito le banche e vi siete dimenticati della battaglia di Yarmuk

Quando verrà finalmente l’unità e potremo costruire una diga solida

un grande esercito, stendardo dell’unità, che riscatti gli oppressi

E viene da te

La giustizia è lunga un miglio, i giudici sono coloro che manipolano la religione [?]

Noi siamo la verità e la rivoluzione

E loro i Signori dell’Elefante [la figura dell’invasore e tiranno nel Corano]

La generazione della verità e della rivoluzione

Gli uccelli di Ababil [piccoli uccelli che nel Corano distruggono l’esercito del Signore degli Elefanti]

Li lapideremo con i sassi

sassi di argilla cotta

Non inginocchiarti mai, non obbedire mai

Così il loro inganno fallirà

Noi, i figli dei nostri padri, scompariremo tutti

Scrivi allora, tempo, che non tradiremo le nostre terre, e la rivoluzione è la nostra insegna

La rivoluzione è fede, e la rivoluzione è la nostra insegna

وين الملايين وين الملايين ….الشعب العربي وين ….الغضب العربي وين …..الدم العربي وين

الشرف العربي وين وين الملايين
وووووووووووين
الله معانا أقوى وأكبر من بني صهيون ….يشنق يقتل يدفن يقبر أرضي ما بتهون
دمي الأحمر راوي الأخضر في طعم الليمون
الله معانا أقوى وأكبر من بني صهيون ….يشنق يقتل يدفن يقبر أرضي ما بتهون
دمي الأحمر راوي الأخضر في طعم الليمون نار الثورات ما تسعر نحنا المنتصرين
جيش عظيم وراية واحدة يعز المظلومين
وييييين

ويجيك
عدالات الميل هلها خلاصين وحلها وفكاكين الدين
أقوى من الجبال
أكثر من رمال
داخل الاعتقال نغني
شهدانا حيين
خارج الاعتقال نقاتل
لا نركع لا نلين

اللي في وسط الضلوع أقوى من الدروع ….في صدري مخزن رشاشة ونقول **** وين
وووووووووووين
نحن الحق نحن الثورة
وهما صحاب الفيل
جيل الحق وجيل الثورة
طيور الأبابيل
لازم نرميهم بحجارة
حجارة من سجيل

لا يركع لا يسقط أسرى
وكيدها في تضليل
اللي في وسط الضلوع أقوى من الدروع في صدري مخزن رشاشة ونقول **** وين
اكتب يا زمان أبدا ما نخون أراضينا والثورة عنوان
وووووووووووين
وووووووووووين
أكتب يا زمان
الثورة ايمان الثورة عنوان

أكتب يا زمان
الثورة ايمان الثورة عنوان

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18 Responses to Julia Boutros, dove sono i milioni?

  1. Andrea Di Vita says:

    Per Martinez

    Vado a memoria, e non ho avuto tempo di controllare. Yarmuk è la battaglia in cui gli Arabi hano sottratto la Palestina ai Bizantini nel VII secolo?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. Per Andrea DV

    esatto

  3. PinoMamet says:

    Che strano, però.

    Voglio dire, capisco il pan-arabismo, però mi immaginerei che chi dice di opporsi alla “gente di Sion” (sarebbe questa qua?بني صهيون ), scegliesse di evidenziare l’autoctonia palestinese, e non l’arabizzazione della regione.
    O forse ci sono elementi dell’immaginario locale che mi mancano.

    una domanda: Boutros mi suona cristiano (e bizantino… nel senso che sicuramente, se vuol dire Pietro, prende dal greco Petros e non, che ne so, dall’aramaico), però nella canzone ci sono riferimenti al Corano;
    può darsi che sia perché sono elementi largamente condivisi dal pubblico arabo, aldilà delle confessioni religiose?

    Ciao!

  4. Andrea Di Vita says:

    Per PinoMamet

    ”Boutros”

    Boutros-Ghali non è stato un pezzo grosso dell’ONU?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  5. Per Pino

    1) vedo che leggi l’arabo :-) Sono i “figli” di Sion letteralmente, ma in arabo si tende a familiarizzare tutto: quelli che c’erano prima di noi sono i nostri “padri”, i nostri compagni sono i nostri “fratelli” e così via. Direi che il senso è semplicemente, “i sionisti” (non è un termine che si usi in arabo per indicare gli ebrei).

    2) Julia Boutros è libanese, e i rapporti con i palestinesi sono assai complessi. Dopo il Settembre Nero, i libanesi si sono trovati in casa mezzo milione di palestinese, che è come se fossero capitati da noi da un giorno all’altro circa sette milioni di profughi, che so, dalla Provenza, e pure armati, mentre i francesi ci bombardano giorno dopo giorno perché li ospitiamo, e i profughi entrano in tutti i nostri conflitti interni. La Boutros non parla della Palestina, ma del Libano.

    3) Julia Boutros è cristiana, credo maronita (e quindi cattolica). Boutros vuol dire “Pietro”. E usa metafore islamiche proprio come Nizar Qabbani usa sempre metafore cristiane quando parla della Palestina, vedi qui http://kelebek.splinder.com/post/8921024/il-volto-di-qana-xxxv-e-fine

  6. PinoMamet says:

    Grazie Miguel!

    Leggo, ma non lo capisco; cioé, dovrei impegnarmi proprio molto a scartabellare con grammatiche e dizionari, quindi lascio perdere…

    riguardo alla simbologia islamica usata da una cristiana, noto solo ora che hai scritto chiaramente che la Boutros è cristiana, mi era sfuggito prima, scusa; capisco comunque bene il suo uso di temi presi dal Corano
    (non è affatto strano, pure Leonard Cohen canta “Jesus was a sailor when he walked upon the water” ecc.)

    capisco anche che parli del Libano, però il riferimento alla battaglia di Yarmuk (della quale volevo chiederti, ma Andrea Di Vita mi ha preceduto) mi ha fatto pensare che toccasse anche la Palestina.

    Del resto ricordo di aver letto discussioni, pacate ma decise, tra libanesi sostenitori dell’identità araba e libanesi sostenitori di una particolare “libanesità” (che alcuni facevano risalire ai fenici ecc.) sui forum americani tanti anni fa, e ogni tanto qualcuno saltava su con la frase “gli arabi sono quelli che stanno sul Golfo” (che deve essere più o meno come da noi “sotto il Po tutti terroni”) e robe simili;

    segno che l’ “identità” è un tema assai dibattuto anche là, dove oltretutto può fornire appigli politici non indifferenti.

    Ciao!!

  7. Nodalmolin says:

    E’ la dimostrazione che il Libano è un esempio scomodo e scandaloso per i fautori di conflitti di civiltà e per gli occidentalisti. E’ la testimonianza vivente che una convivenza tra confessioni diverse è possibile (anche se certamente la storia del Libano registra anche scontri, ma mai tali da distruggere questo armonioso equilibrio).
    Il popolo libanese è realmente pluralista e le varie diversità riescono da una parte a mantenere la propria originalità e dall’altra ad integrarsi tra loro ad essere una realtà “osmotica”. Credo che sia per questo che il Libano continui a rimanere nel mirino (principalmente, ma non solo) dello stato sionista.

  8. mirkhond says:

    Per Pino Mamet

    C’è una corrente ideologica libanese che sostiene che i Maroniti siano i discendenti dei Mardaiti, popolazione cristiana del Monte Amano nell’entroterra di Antiochia e Alessandretta, e verosimilmente semitica.
    I Mardaiti nel VII secolo dopo Cristo costituivano una sorta di Grenzraum, di Frontiera Militare romana contro il Califfato Omayyade (661-750).
    Intorno al 685-695, l’imperatore Giustiniano II ne deportò parte sulla costa attorno ad Attalia e parte nel Peloponneso a Monemvasia, ma altri gruppi di Mardaiti raggiunsero la montagna libanese, dove all’inizio svolsero attività di guerriglia antimusulmana e filo-romana per poi riconoscere gradualmente l’autorità del Califfo, pur RESTANDO cristiani.
    ciao

  9. rafiqqqq says:

    Innanzitutto ti ringrazio, Miguel, per aver condiviso questa a canzone che non conoscevo. La grandissima Giulia non si smentisce mai. D’altronde nel mondo arabo c’è un’ altra concezione del cantante pop: può tranquillamente essere un grande artista impegnato politicamente e allo stesso tempo icona pop commerciale adorata dalle grandi masse. Un nome che viene spontaneo è Kazim al-Sahir (sciita iracheno) adorato dalle ragazzine arabe dal Marocco allo Yemen ma anche portavoce delle disgrazie del popolo iracheno, nonché a lui va il merito di aver diffuso tra il grande pubblico moltissime poesie in arabo classico come quelle di Nizar Qabbani (si puo poi contestare che le canti su musiche commerciali e banali ma è un altro discorso).
    Il testo di questa wen al-Malayyin su alcuni siti arabi sembra che sia attribuito al poeta libico ‘Ali al-Kilani
    http://mansoryt.blogspot.com/2010/02/blog-post_5794.html
    http://ejabat.google.com/ejabat/thread?tid=616b336b61e5c329
    Nel secondo link (risposte di google, una speci di forum) alcuni sostengono che sia stata scritta per i massacri di Israele in Palestina e che sia stata cantata anche da altri artisti.
    Su cristiani che citano il Corano aggiungo solo che gli arabi, siano atei, copti, cristiani, agnostici o yaziditi, non possono non fare riferimenti a elementi musulmani nelle loro espressioni letterarie, quali che siano, a me no che non se astengano appositamente in nome di discutibili posizioni ideologiche.

    Sulla tua traduzione, che mi sembra molto buona, dico solo che forse nella parte del testo arabo hai dimenticato di incollare alcune strofe che sembrano mancare come la prima strofa sui “figli dei letti comodi” (in arabo فالاشا ? è un errore di stampa del sito? come lo hai trovato?فراش letto?)

    Infine volevo linkare un’altra canzone stupenda di Julia di tutt’altro genere: http://www.youtube.com/watch?v=VDxq4XV9g9c&feature=related
    ya osas (يا قصص ) “o storie” …molto romantica :)

  10. Per Rafiqqqq

    Grazie…

    1) ho semplicemente copincollato un testo, senza controllare peraltro se corrispondeva esattamente a ciò che si sente.

    2) adesso ho aggiunto una riga, che per qualche motivo mancava nel testo che avevo usato:
    جيش
    عظيم وراية واحدة يعز المظلومين

    3) per quanto riguarda le parole (che erano andate perse quando ho fatto il copincolla, anche se aveva abbozzato una traduzione):

    ويجيك
    عدالات الميل هلها خلاصين وحلها وفكاكين الدين

    hai idea di una traduzione più sensata? Mi sa di un proverbio o qualcosa.

  11. Sul rapporto tra pop e politica nel mondo arabo…

    Credo che Julia e suo fratello (autore della maggior parte dei suoi testi) siano autenticamente impegnati; ma è anche segno di un grado di partecipazione sociale che in Europa è oggi inimmaginabile – la politica non è un lusso per sfaccendati o per pochi intellettuali, ma una necessità di sopravvivenza, che quindi coinvolge anche gente assolutamente “normale”, quella cui piacciono le canzonette e lo stadio, per dire.

    In media, un operaio marocchino nella metropolitana di Parigi ne sa due volte di più del mondo di un operaio italiano, il quale ne sa due volte di più di un operaio statunitense.

  12. Francesco says:

    Sono affascinato da come l’imperialismo arabo-islamico sia divenuto identità popolare e base della resistenza. E sia all’origine del mito del “popolo arabo dallo Yemen al Marocco”, mito immagino abbastanza recente.

    Mi ricorda che popolazioni gallo-romane, discendenti da un vero e proprio sterminio, divenute fidatissime e amantissime dell’Impero e terrorizzate dai barbari Franchi.

    E’ una ruota che gira?

  13. mirkhond says:

    Per Francesco

    E i meridionali d’Italia oggi fedelissimi all’Unità al risorgimento!
    ciao

    • Francesco says:

      e ci credo, le loro elites hanno tradito il re per Garibaldi e si sono issate al potere italico fin da subito!

      il popolo meridionale, oggi, ha il solido sospetto che senza unità dovrebbe cercare rifugio e conforto dai Vendola e dai Lombardo, e non si fida.

      • mirkhond says:

        il popolo meridionale, oggi, ha il solido sospetto che senza unità dovrebbe cercare rifugio e conforto dai Vendola e dai Lombardo, e non si fida.

        Concordo. Non si fida perchè conosce la debolezza della nostra classe dirigente (?) nei confronti dell’unico potere forte di qui: la mafia!
        Se ci separassimo faremmo questa fine, oltrechè saremmo divisi anche tra di noi per faccende tipo la guerra dell’acqua, come accadde alcuni anni fa tra Molise, Basilicata e Puglia, con le
        prime due che non volevano dare l’acqua alla terza, o darla a prezzi usurari.
        Questo succederebbe tra i litigiosissimi (tra di loro) abitanti del Regno che c’era un dì, se ci fosse la secessione.
        ciao

  14. PinoMamet says:

    “E sia all’origine del mito del “popolo arabo dallo Yemen al Marocco”, mito immagino abbastanza recente.”

    Non so però quanto sia recente; i paesi arabi, anzi l’ecumene musulmano, ha avuto momenti di unità territoriale molto ampia ben più recenti di quelli europei; soprattutto, grazie all’Islam e alla diffusione dell’arabo, almeno letterario, penso ci sia sempre stato un qualche sentimento di unità, tale che il filosofo persiano avesse un seguito in Algeria o il religioso egiziano si spingesse a studiare nel Khorasan, per dire.

    Un po’ proprio come nell’Impero Romano che dici, dove a nessuno importava che Agostino fosse africano (il cognome lo dimostra, peraltro) e non “romano de Roma”, o con che accento parlassero Favorino o San Paolo o Luciano; tutti discendenti di “conquistati”.

    Mi ha stupito, in uno dei due “sufi” che conosco
    (per l’esattezza, si definisce, credo per modestia, “amico dei sufi”) il fatto che, da senegalese e africano, i suoi riferimenti culturali siano la letteratura mistica in lingua araba classica, e parli di mistici egiziani in contatto “telepatique” con colleghi senegalesi;
    insomma, lo vedo far parte di un’unità culturale, variegata fin che si vuole, che non credo abbia niente di recente.

    Ciao!

    • Francesco says:

      Il mito a cui mi riferisco è molto, se non del tutto, politico.

      E trova pieno sostegno, oltre che nella cantautrice libanese cristiana, nella propaganda israeliana.

      Il che mi induce a dubitare del suo contenuto di verità.

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