Terrore indiscreto sulla Tour Eiffel

Leggete questo confuso testo di Maurizio Molinari, sulla Stampa del 30 settembre a pagina 12, sotto il drammatico titolo,  “Al Qaeda voleva gettare gli ostaggi dalla Tour Eiffel “.

C’è tutto per eccitare gli animi: il Simbolo dell’Occidente (come il Papa-pilastro di Fiamma Nirenstein), la paura ancestrale di volare, i film catastrofisti di Hollywood.

Ora, affermazioni straordinarie hanno bisogno di prove straordinarie, come insegnano al CICAP. E qui le prove quali sono? A prima vista, c’è un sovraccarico di nomi di persone e di luoghi nell’articolo, ma se sfrondate, vedrete che non c’entrano praticamente niente.

Ad esempio, Molinari cita “il capo della polizia francese Frédéric Pechenard”.  E questa precisione sembra rafforzare il discorso. Mentre in realtà, se leggete l’articolo, vedrete che Pechenard non ha affatto parlato del teledramma alla Tour Eiffel.

No, la notizia proviene da “indiscrezioni di più servizi segreti“. Molinari non spiega cosa sia una “indiscrezione” da parte di gente che noi paghiamo con le nostre tasse per essere discreta.

In realtà, Molinari cita un’altra fonte con nome e cognome: “il direttore nazionale dell’intelligence americana James Clapper“. Il quale ci dice che «il piano era ancora allo stato embrionale» e «non vi sono minacce immediate». Che se abbiamo capito bene, vuol dire che secondo lui, qualcuno nel lontano Waziristan avrebbe embrionato il pensiero di compiere attentati, ma non c’è alcun pericolo. Poi mostra un po’ troppo le proprie motivazioni, parlando subito dopo di rinnovato impegno contro il terrorismo, che un italiano cinico tradurrebbe, battere cassa.

Repubblica rincara la non dose:

“Una fonte degli ambienti dei servizi segreti, che ha richiesto l’anonimato [sic] […] parla di una minaccia “credibile ma non specifica“, che potrebbe includere altri paesi europei come Spagna e Italia. Tuttavia, scrive il quotidiano [Daily Telegraph], le cellule terroristiche “non sono ancora partite per l’Europa e gli obiettivi non sono ancora chiari“.

Con notizie di questo tipo, noi non possiamo mai dire se sono vere o false: appartengono a un’altra categoria. Tipo:

“Io lo so per certo che c’è un uomo che sa far volare gli asini!”

“Come, dove, ci sono le foto?”

“Certo, ma non te le posso far avere”.

“Perché è un segreto che mi hanno confidato”.

“Ma chi?”

“Non te lo posso dire, è un segreto. Vabbene… ti dico un nome e un cognome: James Clapper, che dice che qualcuno avrebbe pensato di far volare un asino, ma non ha ancora capito come e non ha trovato un asino da far volare e comunque i suoi obiettivi non sono ancora chiari”.

Ma ascoltiamo Molinari:

L’attacco di Al Qaeda contro l’Europa è stato sventato grazie alla cattura di un jihadista tedesco in Afghanistan e per pianificare l’offensiva contro le menti del piano terroristico il capo della Cia Leon Panetta è sbarcato in Pakistan. Il progetto di Al Qaeda era di ripetere in grande stile l’assalto contro Mumbai avvenuto alla fine del 2008: più gruppi di commando sarebbero entrati in azione prima in Gran Bretagna, poi in Francia e quindi in Germania catturando nell’arco di poche ore centinaia di ostaggi in luoghi molto noti per far precipitare l’intera Europa nel terrore. L’obiettivo più importante doveva essere, secondo indiscrezioni trapelate da più servizi di sicurezza, Parigi e in particolare la Torre Eiffel che Al Qaeda aveva immaginato di conquistare gettando gli ostaggi nel vuoto. Era stato proprio il capo della polizia francese Frédéric Pechenard a ipotizzare il rischio di attacchi a seguito del rapimento di cinque connazionali in Maghreb da parte di cellule islamiche.

Se il sanguinoso piano è stato sventato, hanno fatto sapere fonti americane, è a seguito della cattura di un jihadista con passaporto tedesco in Afghanistan il cui interrogatorio ha consentito di arrivare a ricostruire come Al Qaeda aveva addestrato in campi paramilitari in Pakistan un  imprecisato numero di islamici cittadini di Paesi occidentali al fine di facilitarne l’invio in Europa. Uno dei sospetti è Mohamed Omar Debhi, algerino in possesso di passaporto americano, arrestato ieri in Spagna.

Sebbene fonti britanniche e tedesche tengano a precisare che «il piano era ancora allo stato embrionale» e «non vi sono minacce immediate» il direttore nazionale dell’intelligence americana James Clapper vi ha visto la conferma del «desiderio di Al Qaeda di attaccare l’Europa e gli Stati Uniti» rinnovando l’impegno «a lavorare con gli alleati contro le minacce del terrorismo internazionale».

È in tale quadro che si spiega l’urgente partenza di Leon Panetta alla volta di Islamabad, con in programma un incontro con il presidente pachistano Asif Ali Zardari per discutere la situazione in Nord Waziristan e in particolare dell’area di Datta Khel. Sarebbe proprio da qui che i leader militari di AlQaeda avrebbero le basi meglio organizzate, addestrando un imprecisato numero di jihadisti con due caratteristiche: l’origine algerina e la cittadinanza occidentale. Ciò lascia supporre l’esistenza di uno stretto collegamento fra le cellule di «Al Qaeda in Maghreb», frutto della fusione dei gruppi salafiti algerini e marocchini, e le centrali in Pakistan. Si tratta di un riequilibrio interno ad Al Qaeda, che nell’ultimo anno aveva registrato una maggiore attività nello Yemen – epicentro logistico per i jihadisti che operano nella Penisola Arabica e nel Corno d’Africa – grazie all’imam originario del New Mexico Anwar Al Awlaki, del quale Barack Obama ha ordinato l’eliminazione fisica.

Se il Nord Waziristan ha consentito ai leader di Al Qaeda di riprendere l’iniziativa è grazie alla protezione accordatagli da Hafiz Gul Bandahar, il comandante locale dei taleban garante di una tregua di fatto con le truppe di Islamabad.

A conferma che questa è l’area più a rischio c’è il fatto che proprio a Datta Kehl sono stati eliminati numerosi capi militari e finanziari di Al Qaeda, da Abdullad Said al Libi e Mustafa Abu Yaziz fino Fateh al Masri, pochi giorni fa, a seguito degli attacchi lanciati dai droni della Cia. Da qui l’ipotesi che Panetta chieda a Zardari di far entrare le truppe nel Nord Waziristan, puntando a smantellare le infrastrutture dalle quali sarebbe potuto partire il più sanguinoso degli assalti all’Europa.

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4 Responses to Terrore indiscreto sulla Tour Eiffel

  1. Riccardo Giuliani says:

    Chi gli ha messo in bocca, e peggio ancora in mano, questa frase?

  2. Riccardo Giuliani says:

    Chiedo scusa, purtroppo senza anteprima non si capisce se i tag HTML funzionino o meno. La frase che volevo quotare è:
    “Da qui l’ipotesi che Panetta chieda a Zardari di far entrare le truppe nel Nord Waziristan, puntando a smantellare le infrastrutture dalle quali sarebbe potuto partire il più sanguinoso degli assalti all’Europa”

  3. Andrea Di Vita says:

    Per martinez

    ”Con notizie di questo tipo, noi non possiamo mai dire se sono vere o false: appartengono a un’altra categoria. Tipo:
    “Io lo so per certo che c’è un uomo che sa far volare gli asini!”
    “Come, dove, ci sono le foto?”
    “Certo, ma non te le posso far avere”.
    “Perché è un segreto che mi hanno confidato”.
    “Ma chi?”
    “Non te lo posso dire, è un segreto. Vabbene… ti dico un nome e un cognome: James Clapper, che dice che qualcuno avrebbe pensato di far volare un asino, ma non ha ancora capito come e non ha trovato un asino da far volare e comunque i suoi obiettivi non sono ancora chiari”.”

    Forse mi ripeto, ma questo tipo di discorso circolare è lo stesso denunciato da Carl Sagan nel suo ‘Il mondo infestato dai démoni’, dove si applicava alla dimostrazione dell’esistenza di un drago invisibile in un garage. Lì si mostrava come il discorso circolare è tipico delle religioni, delle vare vanna marchi ecc.: qui si illustra come sia anche una tecnica di dominio.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  4. Per Andrea

    Vedo che il tuo animo laicista è sempre all’0pera :-)

    Comunque – al di là del tuo giudizio sulle religioni, che secondo me vale solo dentro contesti piuttosto ristretti – cogli molto bene quello che volevo dire: cioè, che l’importante non è essere d’accordo con il contenuto di questo o di quel singolo post, ma riflettere sui meccanismi che si cercano di svelare.

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