I cristiani perduti d’Oriente

Tra i commenti a questo blog, qualche giorno fa, Mirkhond ha scritto:

“Mi chiedo come vedrebbero, i difensori dell’Occidente (che fu) Cristiano, quell’isola di tenace Cristianesimo ancora presente tra Turchia, Siria, Kurdistan che fu iracheno e Iran, il cui pugno di fedeli si divide tra quel che resta delle Chiese Siro Occidentale detta sbrigativamente giacobita, e quella Siro Orientale detta un tempo nestoriana, oggi assira.

Se vedessero quei remoti villaggi di case d’argilla cotta, gente uguale ai vicini musulmani per tratti somatici e abbigliamento, tra cui (ma che orrore!) donne velate.

Se sentissero un antichissimo idioma, o meglio una serie di idiomi incomprensibili, derivati dall’Aramaico, la lingua di Gesù quando fu uomo tra noi, aramaico estremamente frammentato e mescolato abbondantemente al turco, alle parlate curde, al farsi e all’arabo col quale ha affinità linguistica?

Se vedessero ciò che resta di antichi monasteri e i monaci rimasti che arano essi stessi i campi attorno ai suddetti monasteri?”

I cristianesimi, fino alla Riforma, sono stati tre.

Il cattolicesimo, nell’angolo estremo-occidentale del mondo, diciamo del mondo noto a Marco Polo.

L’ortodossia, nell’occidente di mezzo, che non è l’Oriente.

E poi in tutto il resto del mondo, dalla Siria a Pechino, dall’Afghanistan all’Etiopia, dall’Egitto all’India, c’era un cristianesimo di cui si sono dimenticati tutti. Questo fu il cristianesimo dei cosiddetti giacobiti e nestoriani (a loro volta, due dottrine certamente diverse, ma un mondo culturale in comune), che sembra sia arrivato anche in Giappone, Indonesia e Vietnam, e aveva vescovi in tutta l’Arabia.

Nessuno saprà mai quali fossero i più numerosi, ma su una mappa si vede subito qual era il cristianesimo più esteso geograficamente. Giacobiti, nestoriani, ortodossi e cattolici si ritenevano tutti, a vicenda eretici; ma le differenze teologiche tra di loro erano molto minori di quella tra chiunque di loro e un calvinista, ad esempio. E avevano in comune una fede e una cultura liturgica che li avrebbe resi totalmente alieni a qualunque moderno Difensore dell’Occidente, miscredente ma cristiano.

La differenza fondamentale dei nestoriani/giacobiti stava in un’altra cosa: non sono mai vissuti sotto uno stato cristiano. I loro sovrani erano gli shah dell’antico Iran, i califfi ed emiri musulmani, gli imperatori cinesi. E questo fa del loro un cristianesimo che davvero, sin dall’inizio, ha separato la sfera del potere da quella religiosa.

Questi cristiani hanno scritto molto, e qualcosa ci è arrivato. Ma non si tratta di storiografia: scrivere di storia è da sempre una faccenda dei potenti e questi non erano dei potenti. Quindi, non hanno scritto la propria storia, né l’hanno scritta gli altri. Per questo, sappiamo anche poco della fine di questo immenso mondo cristiano.

Sappiamo solo che la grande catastrofe è avvenuta nel Trecento, e in gran parte per mano di sovrani e comunità sunnite musulmane; o talvolta, per mano di folle che costringevano i sovrani a fare qualcosa. Si innescò un meccanismo di perdita di prestigio e di speranza, di incertezza, di paura, di conversioni in massa che in pochi decenni, quasi eliminò le chiese cristiane d’Oriente, con l’eccezione dei copti in Egitto.

Qualche volta, in mezzo all’urlare islamofobo, sentiamo qualche voce flebile che dice che i musulmani hanno sempre vissuto pacificamente assieme a cristiani ed ebrei.

Come tutte le volte che si fa appello alla storia, si tratta in realtà di un discorso sul presente, che può avere significati molto diversi. Quando ad esempio lo dicono gli esponenti di Hezbollah o di Hamas, indica un programma: ci comporteremo con il rispetto con cui crediamo si siano comportati i nostri avi.

In altri contesti, c’è invece una nota servile, da house Muslim: “voi occidentali siete perfetti, ma anche noi siamo buoni quasi quanto voi“. Confondendo il concetto di convivenza, assai diffuso nelle culture mediorientali, con quello di privatizzazione delle scelte di vita individuali che caratterizza il capitalismo moderno.

In realtà, stiamo parlando di una vasta cultura, diffusa su metà del globo o quasi, e che dura da quattordici secoli. E dove è successo di tutto. In generale, i musulmani hanno vissuto molto meglio con altre religioni dei cristiani. Ma si sono anche comportati a volte con l’aggressività, l’avidità e l’ottusità che caratterizza tutta la nostra specie.

Quello che però è interessante è che il cristianesimo orientale è riuscito davvero a convivere con l’Islam per sette secoli, il tempo che separa noi da Dante, insomma. E la persecuzione dei cristiani d’Oriente avviene in un lungo secolo e mezzo di orrori: c’è l’invasione mongola, l’evento più catastrofico di tutta la storia islamica, c’è la grande peste che tra il 1348 e 1350 ha ucciso circa la metà della popolazione europea e ha fatto danni comparabili nel Medio Oriente, e alla fine, c’è Tamerlano.

Il tutto accompagnato, si ipotizza, dall’avanzare della piccola era glaciale, che avrebbe ridotto un po’ ovunque le risorse disponibili.

Non è un caso che la stessa epoca abbia visto l’inizio della caccia alle streghe e i pogrom contro gli ebrei e ogni altro presunto untore in Occidente, e la persecuzione degli sciiti nel mondo islamico sunnita: una persecuzione pari, per violenza, a quella contro i cristiani, anche se Fiamma Nirenstein e Oriana Fallaci non ve lo diranno mai.

Philip Jenkins è uno storico delle religioni statunitense, e una mente eccezionale. Ha scritto un libro molto scorrevole, purtroppo disponibile solo in inglese, intitolato The Lost History of Christianity: The Thousand-year Golden Age of the Church in the Middle East, Africa, and Asia, che racconta in breve la storia del cristianesimo d’Oriente.

Se siete anglofoni, potete acquistarlo su Book Depository –  no, Amazon non ci piace.

E se no, lo potete scaricare gratuitamente da qui, non so quanto legalmente.

Nel remoto Kyrgyzstan,c’è il villaggio di Semiryechensk. Dove gli archeologi hanno scoperto un cimitero cristiano, di data incerta – facendo la media delle ipotesi, diciamo dell’anno 1000.

Le iscrizioni, in turco e in siriaco, ci spiegano che lì sono sepolti “Terim il cinese, Banus l’uyguro, Sazik l’indiano, Kiamata di Kashgar e Tatt il mongolo“.

Che se li avessero visti i nostri cristianisti, ne avrebbero chiesto l’espulsione per immigrazione clandestina.

semiryechensk-nestorian-tomb

Lapide cristiana nel Kyrgyzstan

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32 Responses to I cristiani perduti d’Oriente

  1. Andrea Di Vita says:

    Per Martinez

    ”con l’eccezione dei copti in Egitto”

    Ci sono anche gli Etiopici (che a quanto ne so sono monofisiti), i Cristiani di Armenia e Georgia nel Caucaso, e i nestoriani in India. I nestoriani Indiani sono stati massacrati in buona parte dall’Inquisizione Portoghese a Goya, dopo essere vissuti secoli indisturbati sotto i vari sovrani locali.

    Mirkhond certo ne sa più di me. Ma non risale al Medioevo in Europa la leggenda del Prete Gianni, il leggendario governante di un regno Cristiano allle spalle e ad oriente dei Musulmani che avrebbe potuto salvare la Cristianità dal’invasione degli Islamici colpendoli alle spalle?

    So che in realtà i veri sterminatori di Musulmani sono stati i Mongoli, ma credo anche che per un certo periodo il regno leggendario del Prete Gianni sia stato quelo che noi Europei conoscevamo dell’Etiopia.

    I musulmani temevano talmente tanto i Mongoli che alcuni si sono arruolati armi e bagagli nell’esercito Polacco che li combatteva, tanto che la Polonia conta da secoli alcune delle più settentrionali moschee d’Europa.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    P.S. Ma perchè sono sempre sull’orlo di dimenticarci la Storia? Sono schiuma che galleggia su di essa, prima di arrivare a sedimentare e a farne parte: ma almeno dovrei rendercene conto.

  2. PinoMamet says:

    “tanto che la Polonia conta da secoli alcune delle più settentrionali moschee d’Europa.”

    Se non sbaglio il povero (da queste parti vuol dire semplicemente defunto) Charles Bronson era uno di questi tatari di Polonia o di Lituania;
    un po’ la faccia da tataro ce l’aveva, pure.

  3. mirkhond says:

    Per Pino Mamet

    Il tataro Charles Bronson mi pare si chiamasse Karol Businsky.
    ciao

  4. mirkhond says:

    Per Andrea Di Vita

    La leggenda del Prete Gianni, il mitico re-sacerdote cristiano, ha effettivamente un fondo di verità altaico-cinese.
    Agli inizi del XII secolo nella Cina settentrionale, da sempre sfogo per la sete di violenza e bottino per le formazioni nomadi oltre la Grande Muraglia (che fu eretta proprio per contenerli); nella Cina settentrionale dicevo, regnava una popolazione nomade mongola, i Khitan (da cui Khitai e quindi Catai per indicare proprio la Cina), la cui famiglia regnante portava il nome dinastico cinese di Liao.
    Negli anni 1114-1126, i Khitan vennero rovesciati e scacciati da un’altra popolazione mongola, gli Jurchen in seguito noti come Manciù e provenienti proprio dalla Manciuria che può essere considerata, stando agli studi più recenti, come la terra d’origine dei Mongoli.
    Ora, ciò che restava dei Khitan, sotto la guida del loro principe Je Lu Teshi (1087-1145), compirono una marcia memorabile attraversando i Tien Shan e comparendo a nord del Syr Darya intorno al 1130.
    Qui Je Lu Teshi sconfisse i Karakhanidi, impero turco musulmano e i Selgiuchidi dell’Iran, creando in Asia Centrale un nuovo impero nomade, i Karakhitai, cioè i Khitai Neri.
    Je Lu Teshi prese il titolo di Gur Khan rimasto ai suoi eredi, ed era buddista come gran parte del suo popolo.
    Per i nestoriani dell’Asia Centrale, questo re fu visto come un liberatore, un salvatore e pellegrini giunti a Gerusalemme, allora in mano franca, diffusero la leggenda di un liberatore giunto dalle profondità dell’Asia, dai paesi di Gog e Magog come si disse poi in Occidente.
    In Asia Centrale, sotto i Karakhitai (1130-1218), non solo ricomparve l’influenza cinese, ridottasi dopo la vittoria musulmana del Talas (751), ma i nestoriani, seppure sotto un regime buddista, godettero di più ampia libertà a cominciare proprio dalla ripresa dell’opera missionaria, che poi sarebbe continuata sotto i primi sovrani mongoli gengiskhanidi.
    Solo l’ultimo Gur Khan, fu effettivamente nestoriano, ma non era un khitan, bensì un naimano, popolazione turca di Mongolia, e fu a sua volta abbattuto e ucciso da Gengiz Khan nel 1218.
    E’ su queste basi storiche, che prese il via la leggenda del Prete Gianni (dove Gianni è da intendersi come deformazione proprio del termine Khan).
    Solo a partire dal XV secolo, in seguito al frazionamento e alla scomparsa o all’islamizzazione dei regni gengiskhanidi, che i Franchi, non potendo raggiungere il levante per via di terra, cominciarono a raggiungerlo circumnavigando l’Africa e poi casualmente, scoprendo un nuovo mondo, l’America.
    E da allora, che i portoghesi, giunti in Abissinia e trovandovi una originale e per i gusti franchi, “stravagante” Cristianità, associarono il Negus Neghesti, il Re dei Re, l’imperatore abissino col Prete Gianni.
    ciao

  5. mirkhond says:

    Per Miguel Martinez

    La ringrazio per aver compreso perfettamente il mio pensiero sull’argomento.
    Vorrei solo aggiungere che, i Nestoriani per loro sfortuna, caddero almeno in parte nella trappola dei Franchi come liberatori nel XIX e prima metà del XX secolo, e come già con i Mongoli, gli andò malissimo,pensiamo agli spaventosi e misconosciuti massacri ad opera degli irregolari curdi nel 1915-18, a quelli iracheni del 1933, scatenati questi ultimi dal fatto che i dominatori britannici, succeduti agli ottomani in seguito ai famigerati accordi Sykes-Picot, avevano arruolato proprio dei nestoriani nella polizia irachena.
    Ora, ritiratisi gli inglesi nel 1932, come già avvenuto con la conversione del khan mongolo di Persia Ghazan alla Sunna nel 1295, i nestoriani pagarono per le nefandezze dei dominatori.
    Addirittura lo stesso successore di Tommaso si rifugiò negli Usa, dando poi origine ad uno scisma.
    Diverso fu invece il discorso per i Giacobiti. Dopo aver rotto con Costantinopoli, e di riflesso con Roma, dopo il concilio di Calcedonia nel 451 d.C., questi cristiani non videro MAI gli altri cristiani, romeo-bizantini e franchi come liberatori, e fin dall’avvento della dominazione arabo musulmana nel 638-640 d.C., furono SEMPRE dalla parte dei loro signori islamici, arabi, curdi e turchi.
    Quando gli imperatori romani Niceforo II Foca (963-969), Giovanni I Zimisce (969-976) e Basilio II (976-1025) riconquistarono parte della Siria, i Giacobiti vennero perseguitati, così come gli Armeni gregoriani, per non volersi sottomettere al patriarcato di Costantinopoli.
    Il patriarca Giovanni VI Sarighta (965-985) fu imprigionato e deportato a Costantinopoli da Niceforo Foca, mentre ad un altro patriarca giacobita sarebbe stata fatta strappare addirittura la barba per ordine dell’imperatore Romano III (1028-1034)!
    Anche sotto la dominazione franca (1098-1291), i Giacobiti si tennero alla larga da questi “liberatori” che a loro dovettero sembrare degli alieni, e rimasero fedeli ai loro signori islamici turchi curdi come Zenghi (1127-1146) e il più famoso Yusuf Sala ad-din ibn Ayyub, da noi noto come il Saladino (1174-1193).
    Anche nei confronti dei missionari franchi, cattolici e soprattutto verso i più aggressivi protestanti, i Giacobiti, a differenza dei Nestoriani, rimasero più compattamente coriacei a versioni del Vangelo che per loro erano incomprensibili.
    Purtroppo i Giovani Turchi non risparmiarono nemmeno questa cristianità da SEMPRE fedele ai dominatori islamici, pescando nel mucchio e non facendo distinzioni, ma nonostante tutto un piccolo lumicino è rimasto ed è ancora lì, tra mille difficoltà, ancora a dire Sì a Colui che un giorno da quelle parti, 2000 anni fa si fece uomo in mezzo a noi.
    Grazie ancora
    Mirkhond

  6. mirkhond says:

    errata corrige

    Volevo dire Yusuf Salah ad-din ibn Ayyub noto come il Saladino.

  7. Francesco says:

    1) gli ortodossi da sempre sono scismatici ma non eretici, o sbaglio?

    2) se dicessi che i cristiani ti piaccono se e solo se sono dei Dhimmi esagererei a leggere quello che non hai scritto?

    3) “non sono mai vissuti sotto uno stato cristiano.” dato che stai parlando appunto di cristiani, mi pare un lapsus rivelatore. Passi per il fatto che moltissimi di questi sono vissuti IN uno stato cristiano per secoli (diciamo da Costantino a Maometto) ma è quel SOTTO che dice moltissimo di te, e non di loro.

    4) a proposito, come se la sono passata i cristiani persiani, indiani, cinesi, ecc. quando i sovrani sunniti sono diventati cattivi? mi par di vedere un certo disallineamento geografico …

    ciao

  8. Per Francesco

    1) direi che ci sono punti dottrinali di differenza, come ci sono anche con i nestoriani e i giacobiti. Tu ritieni che nestoriani e giacobiti siano invece eretici?

    2) mai detto nulla del genere

    3) No, da Costantino a Maometto, giacobiti e nestoriani non sono vissuti “in” uno stato cristiano. Cioè, venivano perseguitati entro i confini dell’impero romano; mentre i nestoriani avevano il loro patriarcato in Persia. Per quanto riguarda “sotto” e “in”, credo che la prima parola sia perfettamente adatta a descrivere qualunque stato premoderno, in cui la sovranità risiedeva appunto nel sovrano.

    4) per quanto riguarda i cristiani cinesi, sono stati eliminati dal sovrano cinese. In India sono sopravvissuti. In Persia, c’erano i musulmani sunniti all’epoca dei fatti di cui stiamo parlando (gli sciiti sono arrivati dopo, e quasi per caso).

  9. PinoMamet says:

    Francesco

    se hai tempo, dai un’occhiata al libro “linkato” (è leggibile direttamente online nella versione di scaricamento forse poco legale… quindi ancora più gustosa ;) )

    non solo risponde ai tuoi quesiti 1 e 4 (e in parte 3), ma è davvero una lettura affascinante (non parlo dello stile, saggistico, ma dei contenuti).

    Ciao! :)

  10. Sempre per Francesco

    Grazie al tuo commento, invece, mi sono accorto di un serio errore in quello che ho scritto, usando il termine “stato”. Un concetto che, in senso moderno, risale solo alla rivoluzione francese, credo.

    Il termine appropriato sarebbe stato, “sovrano”.

    Siamo d’accordo sull’affermazione, “non sono mai vissuti sotto sovrani cristiani della loro denominazione”? Questo chiarirebbe anche la questione dei giacobiti e nestoriani d’Egitto e della Siria, che effettivamente sono vissuti sotto “sovrani cristiani” ma di una denominazione a loro radicalmente ostile.

    • Francesco says:

      I sovrani passavano ma lo stato (sia pure in senso pre-rivoluzione) restava.

      In ogni caso, pur rileggendoti, io leggo sempre che il suo commento metteva insieme le 4 varianti antiche del cristianesimo. Mi sbaglio di nuovo? Non sarebbe così strano, visti i miei precedenti :)

      Se sapessi bene di teologia, non farei domande ma sarei in grado di fare affermazioni. Oggi gli ortodossi sono considerati scismatici ma non eretici, non so come fosssero le cose nel Medioevo.

      Il libro mi tenta ma non ho moltissimo tempo, cercherò di rubarne un pò al datore di lavoro.

      x Miguel: “mai detto nulla del genere” … chissà perchè non riesco a convincermi (se chiarisce, togli Dhimmi e mettici “pochi e sottoposti”). :D

      Ciao

      PS il security code è una finta, vero?

  11. Per Francesco:

    I sovrani passavano ma lo stato (sia pure in senso pre-rivoluzione) restava.

    Restava la monarchia, sotto qualche forma, e ci si restava sotto.

    In ogni caso, pur rileggendoti, io leggo sempre che il suo commento metteva insieme le 4 varianti antiche del cristianesimo. Mi sbaglio di nuovo? Non sarebbe così strano, visti i miei precedenti :)

    Non ho proprio capito la frase.

    x Miguel: “mai detto nulla del genere” … chissà perchè non riesco a convincermi (se chiarisce, togli Dhimmi e mettici “pochi e sottoposti”). :D

    Non riesco a convincerti, perché tu hai la strana idea che io ce l’abbia contro il cristianesimo. Che per qualche motivo, io tifi per qualche altra squadra, e voglia che la tua venga sconfitta. Evidentemente, vorrei che venisse sconfitto il neoliberismo, ma quello è un sistema, non una religione.

    Questo però è un problema per la cui soluzione ti devi rivolgere al tuo psicologo di fiducia, non a me.

    PS il security code è una finta, vero?

    Ho l’impressione di sì, ma ci capisco poco. Non ho messo in piedi io il blog.

  12. Gli ortodossi sono scismatici ed eretici, per il cattolicesimo, dato che rifiutano alcuni dogmi della Chiesa cattolica e perché il patriarca di Costantinopoli fu scomunicato dal Papa al momento dello scisma (e pure il Papa fu scomunicato dal suo collega costantinopolitano), esattamente come i nestoriani, i copti, gli ariani, i donatisti e compagnia cantando. C’è solo una differenza di “quantità di eresie” professate, ma l’eresia c’è. In ottica cattolica parlando, dico.

    Sì, Stato è improprio: lo Stato richiede un’omogeneità giuridica su base territoriale e la spersonalizzazione del potere che diviene di diritto pubblico e legato alla carica che si riveste e non più a chi si è (mentre una volta, per esempio nel nostro feudalesimo, il potere derivava da rappori di diritto privato). E l’inesistenza dello Stato da un lato toglieva ogni garanzia per il futuro, ma dall’altro permetteva alle popolazioni di mantenere all’interno del proprio gruppo le proprie consuetudini (non c’erano le nostre leggi, nate con l’assolutismo e, ancor di più, con il 1789) e, insieme ad esse, i propri legami di gruppo.
    Con lo Stato, invece, l’uguaglianza giuridica dei cittadini ha eliminato questi “corpi intermedi” e ha isolato l’individuo davanti al potere politico. Con tutte le conseguenze e le reazioni al fenomeno che ciò ha comportato.

  13. PinoMamet says:

    “Gli ortodossi sono scismatici ed eretici, per il cattolicesimo, dato che rifiutano alcuni dogmi della Chiesa cattolica e perché il patriarca di Costantinopoli fu scomunicato dal Papa al momento dello scisma (e pure il Papa fu scomunicato dal suo collega costantinopolitano”

    Ho letto una quantità di definizioni, quindi non saprei;
    stando a Wikipedia, per i cattolici gli ortodossi sono solo scismatici, per gli ortodossi i cattolici sono scimastici e, poi sarebbero diventati anche eretici perché si sono inventati alcuni dogmi per conto loro (l’Immacolata Concezione e l’Infallibilità del Papa).

    Ma, ripeto, non so, e frequentando l’ortodossia capita di sentire posizioni molto diverse
    Chiederò appena ne ho occasione.

    In ogni caso, perlomeno a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, si è fatta chiarezza delle incomprensioni del passato, mettendo in chiaro che le scomuniche antiche erano solo ad personam e non riguardavano le rispettive comunità o chiese;
    inoltre credo siano state completamente sconfessate (le scomuniche).

    Quindi “eretico” e “scismatico”, attualmente, hanno un valore comunque solo tecnico, la Chiesa di Roma e quella di Constantinopoli sono e si sentono, nella partica, assai meno divise di prima.

    Credo a dire il vero che anche il dibattito teologico abbia appianato moltissime incomprensioni, legate forse più alla lingua e al contesto culturale che a vere differenze dottrinali.

    http://www.avvenireonline.it/papa/Extra/Le+parole+del+Papa/documenti/20061130.htm

    Ciao!

  14. mirkhond says:

    Riguardo a tali incomprensioni ad esempio, da parte cattolica e credo ortodossa (ma qui non ne so molto), fino ad alcuni decenni fa si riteneva che i Nestoriani fossero eretici perchè avrebbero negato che Maria fosse Madre di Dio, ma solo della natura umana del Figlio, quando invece nel Tamil Nadu, India meridionale e sede di una comunità nestoriana fondata, a quanto pare, dallo stesso apostolo Tommaso nel 45-72 d.C., nel Tamil Nadu dicevo, fu rinvenuta una campana del 1450 in cui Maria viene chiamata MADRE DI DIO!
    ciao

  15. mirkhond says:

    Ulteriore precisazione:
    Il termine nestoriano venne utilizzato a partire dal V-VI secolo dopo Cristo per indicare la Chiesa Siro orientale, fondata dall’Apostolo Tommaso e dai suoi discepoli, in quanto proprio in quell’epoca, i successori di Tommaso accolsero le dottrine del teologo siriaco e patriarca “eretico” di Costantinopoli Nestorio di Germanicia, l’ attuale Kahramanmarash, (381-451 d.C.)
    Nel Tamil Nadu e così in tutta l’immensa area asiatica dalla Mesopotamia al Mar del Giappone in cui erano presenti, i Nestoriani chiamavano se stessi Nasraye o Nasoraye (in India), cioè Nazareni, termine più antico e autentico per indicare proprio i Cristiani, e da cui deriva l’arabo Nasrani sempre per indicare i Cristiani.
    ciao

  16. mirkhond says:

    Nasraye è il termine aramaico.
    ciao

    • jam says:

      …la leggenda del prete Gianni , dove Gianni come dice Mirkhond é da intendersi come deformazione del termine khan, potrebbe anche venire dalla tomba di Yuz-Asaf il Gesù sepolto a Srinagar perché Srinagar si chiama anche Khanyar appunto! Sia chiaro che la tomba di Srinagar non é quella di Gesù sopravvissuto alla crocifissione, ma un luogo teofanico dove si segnala la presenza carismatica dello Spirito Cristico anche in luoghi lontani. Del resto come puo avere la tomba qualcuno che é immortale? La tomba del Santo-Gesù é un alibi che alimenta il regno del prete Gianni, un regno che non é da intendersi nel senso strumentale voluto dalla cristianità crociata, ma bensi nel suo contrario, nel suo significato orientale: il regno cristiano del prete Gianni non é in opposizione a indhuismo buddhismo o islam, ma la conferma che tutte queste religioni sono portatrici dello Spirito Cristico, quindi sono una forma di Cristianesimo.
      In più sono stati proprio i mongoli ad attualizzare questo concetto: andando a cercare il prete Gianni, il papato voleva l’aiuto militare del khan. Missione fallita. Il khan consegno’ al monaco Giovanni dal Pian del Carpine questa lettera:
      “Io gran khan Guyuk, imperatore di tutti i credenti, chiedo a te Papa Innocenzo di raggiungere di persona la mia reggia.Voi abitanti dell’occidente pensate sempre di essere i soli depositari della fede giusta e disprezzate le altre religioni. Ma come potete essere cosi presuntuosi da sapere a chi Dio concederà la Sua Grazia?”
      ciao, jam

  17. mirkhond says:

    Per Jam

    Forse lo saprai già, ma proprio il Khorasan fu uno dei centri di più intenso fervore missionario nestoriano.
    Al momento della conquista arabo-musulmana nel VII-VIII secolo dopo Cristo, vi erano diocesi nestoriane a Nishapur, Merv, Herat e a Balkh.
    In particolare le diocesi di Merv e Balkh, erano centri di scuole teologiche per formare i missionari che si recavano oltre l’Amu Darya e il Syr Darya, nel Turan presso le grandi formazioni nomadi turche, e in Cina.
    Il metropolita di Merv Elia (629-643 d.C.) fu definito addirittura l’Apostolo dei Turchi per il suo immenso fervore missionario, e il Verbo di Cristo fu portato in Cina dai monaci Alopen e Adamo provenienti da Balkh!
    Il sogdiano, lingua iranica settentrionale e oggi sopravissuta solo in alcune vallate del Pamir (Yaghnobi); il sogdiano dicevo, fu utilizzato assieme all’aramaico come lingua franca per l’apostolato di questi missionari nestoriani iranici.
    E’ stato trovato un Credo nestoriano in sogdiano ed è nella sostanza IDENTICO a quello cattolico!
    Sotto il successore di Tommaso, il Khatolikòs (patriarca) Timoteo I (780-823) fu inviata una missione anche in Tibet, allora non ancora interamente buddista.
    Anni fa ad un convegno di storici, uno studioso francese, Huges Didier, dell’università di Lione, mi disse che vi sono testi buddisti in cui è menzionato Issa, cioè Gesù in aramaico orientale.
    Del resto anche gli ortodossi venerano Barlaam, un santo monaco, vissuto in una terra lontana ad oriente e che non è altro che…Buddha, la cui cristianizzazione, così come la menzione di Gesù nei testi buddisti sovracitati, costituiscono indizi di antichi contatti tra queste due grandi culture religiose dell’Asia.
    ciao

    • Andrea Di Vita says:

      Per mirkhond

      ”sogdiano”

      Sei la persona giusta per rispondere a tre mie domande, domande che denotano più la mia ignoranza che la mia confusione.

      Nello speciale su Marco Polo organizzato da Piero Angela alla tv, è stato detto che Marco Polo e i suoi attraversando l’Asia centrale si facevano capire parlando in persiano, che era l’esperanto dell’epoca. Dunque non si trattava nè di sogdiano nè di tocario.

      Ora, la tesi di Piero Angela non mi convince. Come si faceva a parlare persiano all’epoca di Marco Polo in Asia Centrale, quando i Mongoli avevano già spazzato via i Persiani da quelle zone?

      Inoltre, tu parli del sogdiano come di lingua usata dai nestoriani del VII secolo insieme all’aramaico, che a quanto ne so era lingua franca delle carovane al’epoca di Cristo. Ma Sogdiana non era il nome di una regione centroasiatica all’epoca di Alessandro Magno?

      Quanto al tocario, so che fu parlato più o meno all’epoca dei nestoriani i Afghanistan e dintorni (mi pare anche di ricordare che fosse la lingua dell’impero Kushana dell’India del Nord). All’epoca di Marco Polo tocario dovrebbe esere già diventata una lingua morta, o era ancora usato come del resto l’aramaico?

      Ciao!

      Andrea Di Vita

  18. mirkhond says:

    Eccolo qui il testo del Credo nestoriano sogdiano:

    Noi crediamo in un Dio, il Padre, che sostiene ogni cosa,
    il Creatore di tutte le cose che sono visibili e invisibili.
    [Noi crediamo] in un solo Signore Dio, e in Gesù [Cristo], il solo figlio di Dio,
    [il primogenito] di tutti i viventi, che… all’inizio non fu creato ma generato dal Padre; [vero Dio] di vero Dio… dalla cui mano gli [eoni] furono modellati ed ogni cosa fu creata,
    egli che per amore degli uomini e per la nostra salvezza discese dai cieli e fu rivestito in un corpo dallo Spirito Santo, e divenne uomo ed entrò nel grembo;
    da qui fu partorito da Maria, la vergine, e [che] soffrì il tormento e [fu] sollevato sulla croce [nei] giorni di Ponzio Pilato;
    e [fu sepolto] e ascese e sedette alla destra del Padre e si appresta a venire (di nuovo) per giudicare i morti e i vivi.
    E [noi crediamo] nello Spirito di Verità, lo Spirito Santo, che procede dal Padre, lo Spirito Santo che dà la vita.

    Fonte: Gillman & Klimkeit, Christians in Asia Before 1500 (Ann Arbor: University of Michigan Press, 1999), 252-253. In Mark Dickens : The Church of the East, 1999, testo che potete trovare in internet, corredato da note.

    ps. la pessima traduzione in italiano è del sottoscritto che ha cercato di aderire più letteralmente possibile al senso del testo che è in versione inglese.
    ciao

    • jam says:

      …anche il Cristianesimo che si trovava alla Mecca in epoca pre-islamica era certamente di tipo Nestoriano. Il dignitario Waraqa, rappresentante principale di quella comunità era grande amico del nonno del Profeta e anche zio di khadija, moglie dello stesso Profeta Mohammed. Certamente fu Waraqa a celebrare il loro matrimonio e fu ancora lui che tranquillizzo’ Khadija, quando piena di turbamento gli racconto’ della visita dell’Arcangelo Gabriele a suo marito. Waraqa la informo’ che Mohammed era il Profeta che stavano aspettando cosi come era scritto nei libri sacri.
      Fu un’altro monaco Cristiano , Serge il monaco Bahira, che riconobbe il Profeta come Profeta, quando ancora adolescente si recava in viaggio con la carovana di suo zio.
      E non fu forse Mohammed che a Medina scrisse una costituzione nella quale era affermata la libertà a tutti i culti religiosi? Perché?
      Quindi non dimentichiamo le origini cristiane di Khadija, non dimentichiamo che i khan mongoli amavano prendere in moglie principesse nestoriane e che, come momento culminante, anche la madre del dodicesimo Imam é la principessa cristiano-bizantina Narkés…
      ciao, jam

  19. PinoMamet says:

    Per Andrea Di Vita

    Mirkhond e altri che eventualmente leggano (Karakitap, Falecius… ) potranno essere più precisi, ma il sogdiano è, in parole povere, una variante di persiano (o una lingua a parte, secondo come la si voglia vedere, ma comunque di ceppo iranico) e quindi la semplificazione di Piero Angela ci sta.
    Dubito che i viaggiatori dell’epoca si perdessero in sottigliezze da linguisti moderni.

    Dovrebbe essere stato scritto in alfabeto aramaico o derivato (?).

    Interessante anche l’importanza dei “persiani” (noi li chiameremmo forse tajiki o afghani) nella diffusione del buddhismo in Cina.

    Ciao!

  20. mirkhond says:

    Per Andrea Di Vita e Pino Mamet

    1) Sì, Piero Angela ha sostanzialmente ragione.
    Il Sogdiano si estinse intorno al 1000 d.C., tranne la variante Yaghnobi nel remoto Pamir, ma la sua scomparsa non è sinonimo SOLO di arretramento dell’iranofonia di fronte alla turcofonia, in quanto i Sogdiani passarono anche al Farsi e alla sua variante tagica, un pò come l’arretramento del Dalmatico e in parte dell’Istrioto e del Ladino di Trieste di fronte al Veneto oltrechè allo Sloveno e al Croato nel Litorale adriatico balcanico.
    Del resto ancora oggi le oasi intorno a Bukhara e Samarcanda sono ancora in parte persianofone, pare almeno intorno al 25-30%.
    Il termine Sogdiana sopravvisse fino in piena epoca islamica.
    2) il Farsi, nonostante l’islamizzazione dell’Iran, conobbe una rinnovata fioritura proprio a partire dal X-XI secolo. Gli stessi popoli turchi passarono all’Islam proprio a contatto con l’Iran e ad opera di mercanti e sufi spesso originari proprio dell’Iran orientale.
    Lo stesso termine Turan, che noi usiamo per indicare il mondo turco è in realtà un termine iranico che in origine indicava le steppe oltre l’Amu Darya e il Syr Darya, e fino al VI secolo dopo Cristo abitato da altri IRANICI, gli Sciti.
    Fu a partire dal VI secolo dopo Cristo che i Turchi, inserendosi negli immensi spazi del Turan, vennero progressivamente identificati con esso dalla letteratura iranica e già nello Shahnamè di Firdusi (935-1020) vi è traccia di questa confusione.
    Per cui si venne a creare nell’immensa area dall’Egeo alla Grande Muraglia una civiltà turco-iranica, bilingue almeno nelle classi dirigenti compresi i Selgiuchidi e gli Ottomani.
    Anche i Mongoli non ne rimasero insensibili proprio grazie a contatti commerciali e religiosi, non solo nestoriani, ma anche manichei e musulmani, e ciò ovviamente aumentò con la conversione alla Sunna dei khanati gengiskhanidi occidentali tra 1295 e 1347.
    3) il Tocario o meglio i Tocari, visto che dai documenti monastici buddisti e manichei del Bacino del Tarim del VII-VIII secolo dopo Cristo, si trattava almeno di due idiomi, è una lingua indoeuropea ma NON iranica. Pare che avesse qualche remotissima connesione con le lingue celtiche e persino col latino, es. Pacer/Pacar, Macer/Macar, per indicare padre e madre in questi due idiomi detti Turfaniano e Cuceano dalle località dell’odierno Sinkiang in cui erano parlati.
    Questi idiomi si estinsero forse intorno al X secolo, in seguito all’immigrazione di gran parte dei Turchi Uiguri dopo la distruzione del loro impero in Mongolia, la loro patria d’origine, ad opera di altri Turchi, i Khirghisi allora stanziati sullo Jenissei in Siberia (840-850 d.C.)
    Del resto tra gli odierni Uiguri vi sono molti individui dalle fattezze EUROPOIDI, biondi e con gli occhi azzurri!
    Quanto al Tokharistan, sì, esso è l’erede dell’impero Kushana (160 a.C.250 d.C.), un gruppo di cinque popolazioni, pare affini o dello stesso ceppo dei Tocari del Tarim, ma questi ultimi finirono verosimilmente per iranizzarsi e tra gli odierni Tagichi del Pamir e dell’Afghanistan del nord, vi sono molti loro discendenti.
    ciao

  21. mirkhond says:

    Per Andrea Di Vita e Pino Mamet

    1) Sì, Piero Angela ha sostanzialmente ragione.
    Il Sogdiano si estinse intorno al 1000 d.C., tranne la variante Yaghnobi nel remoto Pamir, ma la sua scomparsa non è sinonimo SOLO di arretramento dell’iranofonia di fronte alla turcofonia, in quanto i Sogdiani passarono anche al Farsi e alla sua variante tagica, un pò come l’arretramento del Dalmatico e in parte dell’Istrioto e del Ladino di Trieste di fronte al Veneto oltrechè allo Sloveno e al Croato nel Litorale adriatico balcanico.
    Del resto ancora oggi le oasi intorno a Bukhara e Samarcanda sono ancora in parte persianofone, pare almeno intorno al 25-30%.
    Il termine Sogdiana sopravvisse fino in piena epoca islamica.
    2) il Farsi, nonostante l’islamizzazione dell’Iran, conobbe una rinnovata fioritura proprio a partire dal X-XI secolo. Gli stessi popoli turchi passarono all’Islam proprio a contatto con l’Iran e ad opera di mercanti e sufi spesso originari proprio dell’Iran orientale.
    Lo stesso termine Turan, che noi usiamo per indicare il mondo turco è in realtà un termine iranico che in origine indicava le steppe oltre l’Amu Darya e il Syr Darya, e fino al VI secolo dopo Cristo abitato da altri IRANICI, gli Sciti.
    Fu a partire dal VI secolo dopo Cristo che i Turchi, inserendosi negli immensi spazi del Turan, vennero progressivamente identificati con esso dalla letteratura iranica e già nello Shahnamè di Firdusi (935-1020) vi è traccia di questa confusione.
    Per cui si venne a creare nell’immensa area dall’ Egeo alla Grande Muraglia una civiltà turco-iranica, bilingue almeno nelle classi dirigenti compresi i Selgiuchidi e gli Ottomani.
    Anche i Mongoli non ne rimasero insensibili proprio grazie a contatti commerciali e religiosi, non solo nestoriani, ma anche manichei e musulmani, e ciò ovviamente aumentò con la conversione alla Sunna dei khanati gengiskhanidi occidentali tra 1295 e 1347.
    3) il Tocario o meglio i Tocari, visto che dai documenti monastici buddisti e manichei del Bacino del Tarim del VII-VIII secolo dopo Cristo, si trattava almeno di due idiomi, è una lingua indoeuropea ma NON iranica. Pare che avesse qualche remotissima connesione con le lingue celtiche e persino col latino, es. Pacer/Pacar, Macer/Macar, per indicare padre e madre in questi due idiomi detti Turfaniano e Cuceano dalle località dell’odierno Sinkiang in cui erano parlati.
    Questi idiomi si estinsero forse intorno al X secolo, in seguito all’immigrazione di gran parte dei Turchi Uiguri dopo la distruzione del loro impero in Mongolia, la loro patria d’origine, ad opera di altri Turchi, i Khirghisi allora stanziati sullo Jenissei in Siberia (840-850 d.C.)
    Del resto tra gli odierni Uiguri vi sono molti individui dalle fattezze EUROPOIDI, biondi e con gli occhi azzurri!
    Quanto al Tokharistan, sì, esso è l’erede dell’impero Kushana (160 a.C.250 d.C.), un gruppo di cinque popolazioni, pare affini o dello stesso ceppo dei Tocari del Tarim, ma questi ultimi finirono verosimilmente per iranizzarsi e tra gli odierni Tagichi del Pamir e dell’Afghanistan del nord, vi sono molti loro discendenti.
    ciao

  22. mirkhond says:

    Non solo il Sogdiano, ma anche il Persiano preislamico e l’Uiguro erano scritti in alfabeto aramaico. Pare che anche la stessa scrittura mongola fosse in alfabeto aramaico, derivato dalla mediazione uigura, forse nestoriana o manichea nel XIII secolo.
    ciao

  23. mirkhond says:

    Per Pino Mamet

    Sulla presenza buddista nell’Iran orientale (Afghanistan e Tagikistan) e nell’Asia Centrale si può consultare su internet l’archivio del professor Alexander Berzin.
    Interessante lo studio sul monastero di Nava Vihara presso Balkh, Nawbahar nella tradizione islamica.
    Questo fu importantissimo centro di spiritualità e cultura buddista, e un suo abate della locale famiglia iranica dei Pramukh, si convertì all’Islam e dette origine alla dinastia dei vizir dei Barmecidi, per quarant’anni al vertice del governo del Califfato arabo-islamico a Baghdad (762-803).
    Nonostante fosse caduto sotto il controllo islamico fin dalla fine del VII secolo e subisse una violenta punizione, al seguito della riconquista di un re buddhista scitico, Nazaktar Khan nel 708-715 d.C., che tra l’altro aveva messo a morte i buddisti locali convertiti all’Islam; Nava Vihara dicevo, rimase un fervido e fiorente centro buddista ancora ai tempi del geografo arabo ibn Hawqal (X secolo) e dello studioso iranico al Biruni (973-1048), vissuto alla corte dei sultani turchi iranizzati Ghaznavidi.
    ciao

  24. jam says:

    x Mirkhond

    …i nestoriani si esprimono non in aramaico ma in siriaco, un po’ diverso anche dal neo aramaico orientale o neo siriaco. M’interessa sottolineare questa cosa perché é il siriaco e non l’aramaico, la lingua parlata dagli angeli…
    ciao, jam

  25. mirkhond says:

    Per Jam

    Perdona la mia profonda ignoranza, non sono un linguista e ho sempre saputo che aramaico e siriaco fossero sinonimi. Puoi spiegarmi la differenza?
    ciao

  26. PinoMamet says:

    Io, per andare a spanne, sapevo che il siriaco fosse la varietà di aramaico usata nella letteratura cristiana dei primi secoli (ignoro di un suo uso da parte degli angeli, ma, perché no :) )

    Ciao

  27. mirkhond says:

    Per Pino Mamet

    Del resto io ho parlato di una serie di IDIOMI aramaici.
    ciao

  28. jam says:

    X Mirkhond
    …anch’io non sono una linguista, comunque la differenza é importante in termini mistico-esoterici. La parola “siriaco” é da dire!
    Ad esempio nella letteratura sufi si racconta che i santi-sufi nei momenti di estasi e rapimento divino diventano poliglotti, ma soprattutto parlano siriaco o lingua degli angeli.
    Poi, questo siriaco estatico, non corrisponde nemmeno al siriaco-aramaico orientale, ma é significativo che venga chiamato nello stesso modo.
    Questo siriaco sufi corrisponde piuttosto al suryaniyya, un linguaggio esoterico tout-court.
    In più, l’arabo é la lingua prototipo dell’eternità, da tutta l’eternità o pre-eternità, ma il siriaco é la lingua che Adamo ha parlato dopo essere stato scacciato dal Paradiso, e l’arabo ricomparirà dopo Babele.
    Come se in un momento del percorso spirituale ci fosse bisogno dell’alternanza arabo-siriaco-arabo per sfociare nella suryaniyya.
    Come se non si dovesse dimenticare che i nestoriani avevano già tradotto per loro stessi i testi greci e questo determino’ il loro successo alla corte califfale di Baghdad e alla Bayat al’hikma.
    I nestoriani prima si rifugiarono in Persia perché perseguitati dall’impero romano, poi furono chiamati a Baghdad e riempiti di attenzioni anche per il loro interesse per la medicina. A Jundishapur esisteva una università-ospedale, fondata da Chosroes I, dove i nestoriani avevano ruolo predominante e il califfo di Baghdad volle proseguire quest’esperienza cosi conforme agli insegnamenti coranici. Questa pratica si approfondi e provoco’ l’emergere di una prassi teorico-pratico che metteva l’università nel centro ospedaliero stesso. Certamente anche Avicenna arricchi’ queste esperienze portando anche idee ecologiche, come quella che lo spazio geografico ambientale influenzano la salute dell’individuo ecc… (amore infinito per i giardini) potrei pensare che queste attività nestoriano-persiano- arabo fossero accompagnate da momenti mistici o di preghiera comuni, e alimentassero anche questa idea della cavalleria o del nobile cavaliere, questo spirito cavalleresco che non é prerogativa dei crociati occidentali, anzi é un’etica orientale …
    ciao, jam

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