Marta Corbi vince il Premio Giornalista Cialtrone della settimana

Su La Stampa, una certa Marta Corbi ci propone una notizia fresca fresca: dieci anni fa, una coppia di nazionalità mista ha avuto un disaccordo sull’assegnazione delle due figlie, Erica e Marta.

Un tribunale del paese in cui risiedevano aveva assegnato le bambine al padre, suscitando forti reazioni nel paese della madre, che sarebbe poi l’Italia. Dopo notevoli pressioni diplomatiche, il tribunale ha opportunamente ripensato la sentenza e consegnato le bambine alla madre, che le ha riportate in Italia.

Fine di un caso banalissimo, come ce ne sono a migliaia, e che in genere non fanno notizia, per quanto i genitori coinvolti si sbraccino a volte fin troppo rumorosamente.

Il padre poi si è risposato e non paga gli alimenti. La madre, che si è riaccompagnata anche lei, si è  dedicata a una vivace attività come  collaboratrice della Padania, autrice di un libro e curatrice di un  polemico blog da cui pontifica da anni contro comunisti e musulmani: il marito era, infatti, egiziano e musulmano. In tutto questo periodo non  risulta che la signora abbia avuto problemi con nessuno, a parte qualche discussione sopra le righe su Internet, in cui la signora le dava e le prendeva come tutti.

Una volta il suo blog ha anche creato un equivoco che è finito in prima pagina sui quotidiani, grazie alla fantastica, impareggiabile imbecillità di Maria Giovanna Maglie.

Insomma, Stefania Atzori – la madre di Erica e Marta, per l’appunto – è stata ampiamente presente e attiva sulla scena negli ultimi anni, usando – va detto a suo merito – il proprio nome e cognome.

Ora, arriva sulla scena Marta Corbi. Che scrive l’Articolo dei Dieci Anni Dopo. Presumibilmente per proteggere la signora Stefania Atzori, non ne cita mai il cognome: il cognome con cui Stefania Atzori ha scritto il proprio libro, firma i propri articoli e che all’epoca della separazione era in tutti media. Scrive Marta Corbi:

“Mi emoziono quando sento la voce di Stefania, la mamma, al telefono.

L’ho cercata per tanto tempo ma era come se lei e le bambine fossero state inghiottite dal nulla. Nessuna traccia di loro a Banchette di Ivrea, nella casa dei nonni, due persone speciali che hanno combattuto a fianco della figlia e delle nipoti. Possibile che dopo dieci anni la paura non abbia ancora lasciato spazio a una vita normale?

Forza e paura si mescolano in questa voce che parla da un luogo protetto.

Ecco un altro giornalista che deve ancora scoprire come funziona Google…

Ora, la notizia è che il padre, casualmente musulmano, latita da dieci anni per non pagare gli alimenti. E il titolo? Ma è ovvio:

Erica, dieci anni in fuga dall’Islam

giornalista-oca

Barbie giornalista

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13 Responses to Marta Corbi vince il Premio Giornalista Cialtrone della settimana

  1. roberto says:

    una cosa curiosa è che le sottrazioni internazionali dei minori, in numeri assoluti (cioè non so in proporzione ai numeri di matrimoni, ma prendendo solo in considerazione il numero dei minori sottratti) riguardano di gran lunga di più l’europa ed in particolare i paesi dell’est che i paesi “musulmani”. un po’ di tempo fa ho visto una statistica del ministero degli esteri dalla quale si desumeva che il 50% delle sottrazioni riguardano l’europa, e il 10% nord africa e medioriente. polonia e ucraina da sole sono coinvolte in più casi che nord africa e medioriente messi insieme. eppure sui giornali leggi praticamente solo dei casi delle bambine prigioniere in egitto o in tunisia…mah

  2. Lorenzo says:

    “E Stefania, la mamma, avvolta da abiti che non lasciavano intravedere neanche un lembo di pelle, come l’Islam impone”

    come l’islam impone

  3. “Dieci anni in fuga dall’Islam”.

    Chissà come sarà arrivata lontano, anche limitandosi ad andare a piedi. E l’Islàmme come la rincorre, a piedi anche lui, come Zio Paperone con Paperino alla fine di ogni storia?

  4. Ho aggiunto un’immagine al post.

  5. Marcello Teofilatto says:

    Una curiosità: questa Marta Corbi è parente di Gianni Corbi, che è stato un giornalista di un certo valore?
    Saluti da Marcello Teofilatto

  6. Non so chi sia Marta Corbi: non leggo La Stampa.

    Su Google si trova molto su una certa Marta Corbi, di lingua spagnola; ma se si restringe la ricerca, ad esempio a “Marta Corbi” “giornalista”, si trova ben poco.

    Può darsi che sia uno pseudonimo; è prassi comune usare uno pseudonimo quando si pubblicano diversi articolo nello stesso numero di un giornale, ad esempio.

  7. Oggi quella determinazione la ritrovo in una voce che racconta senza vittimismo quel che è stato la loro vita, da allora. «Vorrei che non si parlasse più di noi, vorrei essere dimenticata»
    La voce racconta senza vittimismo, quindi ci pensa la giornalista a metterlo nel suo articolo. E se Stefania vorrebbe che non si parlasse più di loro la solerte scribacchina ritiene invece che sia doveroso fare il contrario.

    P.S. proprio mentre leggevo l’articolo della Corbi la pagina si è ricaricata automaticamente e priva di un paragrafo, qualcuno ne ha una versione anteriore alle ore 19?

  8. PinoMamet says:

    Chiedo ai più informati: come funzionano le cose in una redazione?

    Qualcuno a chiesto a Marta Corbi di andare a cercare qualcosa sui musssssulmani o è lei che ha deciso di tirare fuori l’argomento?
    Che poi, cerca cerca, non si trova niente, e tocca andare a rispolverare una roba di dieci anni fa, un impiccio di figli assegnati a un genitore o all’altro.
    Che mondo: mai un bel terrorista vero, di quelli con le palle, porca troia!

    Insomma, alzati al mattino, vai rintracciare questa donna, e niente, a casa dei genitori non ci sta più. Di male in peggio, ma almeno comincia a prendere forma la storia da ricavare da tutto questo niente: “la donna bianca che scappa dallo sceicco rapitore”, un grande classico (c’è anche in Beautiful).

    Vai a scovare questa donna, lei ti fa vedere i ritagli e le terribili fatwE su internet (“a’ scema!” e “spero si renda conto che dire che l’Islam non ha arte è una grandissima inesattezza”) e cosa ti tira fuori questa qui?
    Che è una collega e ha lavorato per la Padania.
    Cazzo.
    Ecco, questa parte è meglio non dirla, sennò và a puttane tutta la faccenda della donna rapita che deve nascondersi e delle terribili fatwE.

    Ma dico io, un bel terrorista vero, di quelli cattivissimi, non gli capita mai al povero giornalista?

  9. Per PinoMamet

    Dai, immaginiamo un futuro positivo per la nostra Barbie Giornalista.

    Ad esempio, come visitandina.

  10. Pingback: Il Monoplotto del tassista islamofobo | Kelebekler Blog

  11. serenere says:

    si chiama MARIA CORBI mai premio fù più meritato ,per non parlare delle cialtroneria che dice ogni giorno sul delitto di Avetrana..

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