Malainformazione (Marco Reis) fa malainformazione: quando ci si finge apolitici

Il sito www.malainformazione.it si presenta come l’organo di un “Osservatorio sull’Informazione – Associazione culturale no profit“. Il sito è dedicato a documentare casi di “cattiva informazione” nei media, e presenta anche alcune divertenti decostruzioni di notizie, in genere di cronaca.

C’è però qualcosa che stona: a ogni occasione, il direttore Marco Reis - docente a contratto all’università di Torino – ribadisce che “non fa politica“:

“Ognuno di noi ha le sue visioni -le sue ‘tabelle’ come dicono gli specialisti. E sono visioni diverse. Ma qui, tutti, cerchiamo di fare i giornalisti, o gli specialisti, o gli educatori, secondo i canoni delle nostre professioni. Tenendoci privatamente strette le nostre rispettive ‘tabelle’ come un necessario punto di riferimento per valutare le cose, ma anche stando ben attenti a non restarci prigionieri. Perciò non è che ‘non si parla di politica’ perchè la temiamo, o perchè vogliamo camuffarci. Il fatto è che qui la politica non c’entra proprio niente, anche se è difficile da accettare questa semplice idea in Italia.

Forse se mi occupo di teoria dei numeri, riesco a sfuggire alla politica. Se mi occupo del flusso mediatico – del cuore pulsante del sistema dello spettacolo – no. Chi sostiene il contrario, o è molto ingenuo o molto in malafede.

Come sapete, noi siamo fissati con quel vasto insieme immaginario mediatico che comprende musulmani, Medio Oriente, zingare rapitrici, immigrati, veli di vario genere, bombe e affini. Qui andiamo su un terreno piuttosto sicuro, perché sono anni che decostruiamo falsificazioni mediatiche in questo campo.

Queste falsificazioni mediatiche devono aver avuto un certo peso, se pensiamo che per anni, il terrorismo islamico ha costituito la prima preoccupazione sociale del paese, senza che fosse avvenuto, non dico un solo attentato islamico in Italia, ma anche un solo spintone o una sola pernacchia islamica. Il panico islamico, assieme alle sue cugine xenofobe più ampie, inizia ben trent’anni fa, ma culmina con la decisione di Ferruccio de Bortoli di regalare pagina dopo pagina del principale quotidiano italiano a Oriana Fallaci.

Quindi do un’occhiata alla sezione di Malainformazione dedicata alle forme di panico sociale. Ci sono le “nuvole di farfalle africane“, le “nuvole senza nome” e “l’invasione delle cavallette“.

Vabbene, si vede che Malainformazione non si occupa di Medio Oriente e Dintorni. Nulla di male, ognuno si specializza.

Ma no: ecco il Medio Oriente che spunta fuori prepotente: Marco Reis accusa i media di non aver chiamato il povero disgraziato Mohammed Game, unico bombarolo islamico della storia italiana, “terrorista”. E il fatto stesso che fosse del tutto isolato, come hanno commentato i media, vuol dire – secondo Marco Reis – che lui apparteneva alla “base operativa diffusa del terrorismo, gestita ‘a piramide’ da più organizzazioni centrali.” Non so cosa significhi, ma fa un po’ paura.

Poi scopriamo che Malainformazione usa l’espressione Pallywood una combinazione tra “Palestina” e “Hollywood”, per indicare che i nativi palestinesi stanno benissimo e tutto il resto è solo, come dicevano i vecchi, “cinema“. Ora, Pallywood è un’espressione non solo politica, ma da estremisti politici. Una roba tipo “reazione in agguato” o “comunisti che vogliono distruggere la civiltà cristiana“, per capirci.

Malainformazione offre corsi per “scuole, università e associazioni”  su quattro temi:

“Su richiesta le conferenze […] possono essere concentrate su uno dei filoni principali delle nostre ricerche: (a) il rapporto con il potere, (b) l’informazione eco-terrorista sulle tematiche ambientali, (c) Pallywood: la falsificazione del conflitto israelo-palestinese e delle guerre in generale, (d) le ‘favole per dormire’.”

La denuncia dell'”eco-terrorismo” è politica quanto il concetto di Pallywood.[1]

Ora, dietro questa iniziativa così aggressivamente apolitica (” questa testata NON ha ‘linee politiche’ di nessun genere“, “ indipendenza da ogni ‘parte’ politica“), chi c’è?

Proprio sulla pagina Chi Siamo del sito (ne abbiamo fatto una freezepage, in caso decidessero di farla sparire) leggiamo:

IL NOSTRO
‘GRAZIE’ A…

Questo progetto è nato grazie al sostegno della Fondazione Camis de Fonseca di Torino”

La Fondazione Laura Camis de Fonseca di Torino (si tratta di uno spinoff della nota azienda di calzature) coincide con la sede dell’Associazione Italia-Israele e con quella dell‘Associazione Amici d’Israele. Tra le decine e decine di attività a sostegno dell’unica potenza nucleare del Medio Oriente che la Fondazione ha organizzato, segnaliamo ad esempio un incontro di tre giorni, il 22-23-24 febbraio del 2008.

Si trattava di un Seminario di Hasbarà, organizzato dall’Associazione Amici d’Israele e  dall’Associazione Italia-Israele e tenuto presso la sede della Fondazione Camis de Fonseca, in Via Pietro Micca 15 a Torino. Hasbarà è un termine in lingua ebraica che definisce la creativa scienza di rendere simpatico lo stato d’Israele con ogni mezzo. [2] Non si trattava semplicemente di un’aula concessa in affitto: la signora Laura Camis de Fonseca in persona ha tenuto una relazione durante il convegno. Anzi, lei è o era Presidente dell’Associazione Italia-Israele.

Al corso di Hasbarà, inaugurato dall’ambasciatore d’Israele, c’erano tutti i soliti personaggi: Angelo Pezzana, il furioso Carlo Panella (“come affrontare il problema dell’islamo-fascismo“), Giorgio Israel, Fiamma Nirenstein, Claudio Vercelli (“Israele in guerra da 60 anni, come spiegarlo“), Federico Steinhaus, Daniela Santus, Ugo Volli.

Ah, dimenticavamo: uno dei relatori era “Marco Reis giornalista free lance“.

Siccome il mondo è piccolo, un anno dopo troviamo Marco Reis assieme alla nostra vecchia conoscenza Fausto Biloslavo, a parlare a favore della versione israeliana del conflitto per conto dell’associazione sionista Benè Berith di Milano. Oppure, troviamo Marco Reis che parla al raduno degli “Evangelici d’Italia per Israele“. Oppure… ma su Google, ci potete andare anche voi.

Vedete, ognuno ha le proprie tabelle, come dice Marco Reis. Ce le ha Marco Reis, ce le abbiamo noi.

La differenza sta nel fatto che diciamo in modo chiaro che stiamo dalla parte delle Resistenze. Non facciamo i furbi dichiarandoci “apolitici”, perché non ci piace prendere in giro la gente.

Note:

[1]Va da sé che ecologisti e amici della Palestina possono esagerare o anche mentire quanto chiunque altro e si fa benissimo a smascherare eventuali loro bufale. Esistono però bufale di segno opposto: ad esempio riguardanti l”Incubo Islam” o le zingare rapitrici” oppure i “miracoli del libero mercato“. Scegliere di denunciare le une o le altre è una palese scelta politica. Che noi, a differenza di Malainformazione, facciamo a viso aperto. Confortati dal fatto che le bufale “occidentaliste” sono infinitamente più incisive e quindi dannose di quelle di segno opposto.

[2] Sul vecchio blog  abbiamo documentato numerosi esempi di Hasbarà in azione. Ad esempio:

e molti altri episodi di cui Malainformazione non vi parlerà mai.

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7 Responses to Malainformazione (Marco Reis) fa malainformazione: quando ci si finge apolitici

  1. Martin V. says:

    Essendo la politica in Italia confiscata dalle organizzazioni partitiche, il termine apolitco è usato probabilmente in luogo di apartitico…

    E una qualsiasi istituzione sionista puo’ tranquillamente essere apartitica giacché praticamente tutti i partiti italiani sono filosionisti e appoggiano l’azione di Israele a 360 gradi (o a 90 gradi, fate voi…).
    Tra l’altro questo è vero anche per gli intellettuali italiani, il cui silenzio sulla questione è assordante.

    Infine, malainformazione o cattiva informazione è tutto cio’ che è sgradito ad Israele…

    Per curiosità: in una qualsiasi trasmissione televisiva italiana, si è parlato della ripresa della costruzione delle colonie sioniste in Palestina?
    Nel paese in cui vivo hanno intervistato alcuni di questi coloni che già festeggiavano la ripresa delle costruzioni e trasmesso i loro discorsi edificanti…

    P.S. Naturalmente è per malainformazione che chiamo gli “insediamenti su terra che non appartiene a nessuno” colonie sioniste in Palestina.

  2. PinoMamet says:

    Un consiglio spassionato per gli hasbarini che ci leggano:
    diversificate il prodotto!
    Una roba che funziona egregiamente sul mercato statunitense (la soldatessa Lara Croft, ad esempio) vi rende solo più antipatici in Europa.

  3. giovanni says:

    mi spiace vedere in mezzo a tanta gentaglia Claudio Vercelli. Era una persona seria, fino a qualche anno fa. Tantum potuit suadere zyonismus malorum

  4. maria says:

    Mai fidarsi di chi dichiara di non fare politica.

    Maria

  5. Che poi non sembrano tanto “rigorosi” a leggerli bene quelli di Malainformazione…

    http://urlatory.wordpress.com/2011/02/11/malainformazione/

  6. Giuseppe says:

    Inizialmente mi ero fatto infinocchiare da un sito che sembrava volere smascherare le menzogne dei media mainstream.

    Poi ho letto un articolo sulla Palestina che mi ha lasciato alquanto perplesso, così ho fatto una ricerca all’interno del sito con la parola-chiave “Israele” e ho scoperto che all’interno di malainformazione.it non esiste una, e dico una sola, parola di critica verso Israele mentre per tutto cio che riguarda i musulmani si raccontano solo peste e corna.

    D’altra parte cosa ci si può aspettare da un sito che tesse lodi sperticate per delle autentiche istituzioni della disinformazione quali la Nuova Santa Inquisizione, al secolo CICAP, e per un ormai screditatissimo debunker quale Paolo Attivissimo.

  7. da http://LeviMOLCA.WordPress.Com |
    Nuovo articolo su “ L’Informale “ . Giornale iraqeno : “ Abbiamo bisogno di un Hitler per impedire agli ebrei di prendere il controllo “ – by Riccardo Ghezzi –
    Al-Zaman , quotidiano Iraqeno , pubblica domenica 6 Marzo 2016 un articolo dal titolo “ L’Iraq ha bisogno di Hitler “ . L’ Iraq , sostiene , deve tener conto dei consigli del Fuhrer Tedesco sugli ebrei onde evitare che i restanti ebrei in Iraq portino a termine il piano di impossessarsi del Paese . L’ autore , Karim Al-TAEE , cita le parole di Hitler sugli Ebrei , tratte dal libro “ Mein Kampf “ e afferma di ritenerle adatte agli Ebrei che vivono oggi in Iraq . “ Quando ho letto Mein Kampf , libro di Adolf Hitler , ho scoperto che la situazione di cui la Germania ha sofferto è identica a questa che va caratterizzando l’ Iraq fin dal 2003 ” è l’ incipit dell’ articolo . Al-TAEE prosegue : “ Gli ebrei che vivono nel nord dell’ Iraq hanno un piano segreto per una acquisizione ebraico – occidentale di tutte le risorse del paese , piano cominciato portando lo ‘’ Stato Islamico ‘’ in Iraq . ” Il corso degli eventi in Iraq è come un bel giuoco disputato dall’ Occidente , con gli ebrei al comando . Tutti sanno che gli ebrei vanno stabilendosi nelle regioni settentrionali dell’ Iraq e che dal 2007 stanno attuando un piano di insediamento clandestino a Mosul con l’ acquisto di terreni a basso prezzo . La pianificazione per l’ ingresso dello Stato Islamico in Iraq è già stata completata, perché la strategia ebraica è quella di porre le basi all’ interno prima di attaccare . Hitler ha detto : “ Gli ebrei sono come piante parassite che gravano sulle nazioni e competono con loro per le loro fonti di guadagno . L’ Ebreo nasconde le sue [ vere ] aspirazioni dietro la maschera del suo viso incipriato e dietro lo schermo della comunità ebraica . Poi , quando ritiene di essere in grado di imporre le sue regole e stabilire le sue condizioni , si rivela per quello che è e comincia a applicare la sua malizia e a realizzare i suoi obiettivi “ . Non è questo ciò che sta accadendo in Iraq [?] ! L’ imperialismo ebraico – occidentale , afferma Al Taee , ha trasformato in pedine il popolo iracheno , distraendolo con falsi problemi e servendosi dei membri del parlamento “ al fine di avviare una guerra “ . La “ crudele ” esistenza ebraica , secondo Al-TAEE , non ha alcun fondamento, e soltanto una rivolta riuscirà a rovesciare la tirannia ebrea . Noi [iracheni] giriamo intorno a un unico asse – gli ebrei . Essi sono i primi e gli ultimi manipolatori delle loro pedine tra i politici e i parlamentari iraqeni . L’ unica soluzione per l’ Iraq è una vera e propria rivoluzione ; una Intifada studentesca porterà un futuro migliore se mettiamo la voce della patria , dei cittadini e dell’ educazione civica al di sopra di tutto il resto ; sottoponiamo noi stessi alla legge della ragione e della logica ;rilanciamo lo slogan
    “ Iraq e soltanto Iraq ” . Mettiamo almeno per un po’ da parte le nostre identità secondarie ! _

    L’ Iraq ospitava un tempo una grande comunità ebraica , ma la maggior parte degli Ebrei iracheni è stata espulsa o se n’è andata dal Paese dopo la fondazione dello Stato di Israele e in seguito a un improvviso aumento della violenza antisemita . Riccardo Ghezzi |12 marzo , 2016 alle 1:01 am | Etichette: Al-Zaman, ebrei, giornale, hitler, Iraq, Karim Al-TAEE | Categorie: Islam e Islamismo |
    URL: http://wp.me/p6WHIi-Bi

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