House Muslims contro croci atee

In questi giorni, va di moda negli Stati Uniti polemizzare sulla proposta di costruire un qualcosa che si chiamerà “Park 51″ a New York.

Diciamo “un qualcosa” perché gli oppositori dicono che si tratterà di una “moschea”, i sostenitori di un “center for multi-faith dialogue & engagement” (che non ha bisogno di traduzione, perché non vuol dire niente nemmeno in inglese) con all’interno un piccolo luogo di preghiera islamica. Il tutto costruito su terreni privati.

L’edificio sarà in stile Direttorio Megagalattico,  avrà pure un “fitness center” e altre amenità halal. Trattandosi di New York, il qualcosa, invece di estendersi con gradevole orizzontalità, come qualunque moschea che si rispetti, si ergerà verso l’alto.

Non sappiamo chi sarà l’architetto, comunque il finanziatore è un certo Sharif El-Gamal, trafficante di proprietà immobiliari, il quale assicura che non accetterà contributi da “organizzazioni che abbiano valori non-americani.” Sharif El-Gamal è figlio di una donna cristiana, è sposato con una cristiana ed è membro del Jewish Community Center di Manhattan, per cui presumiamo non avrà molti problemi con il multi-faith dialogue né soprattutto con la cultura tutta particolare della capitale planetaria degli affari.

Il Monumentone sorgerà nei pressi del nuovo centro commerciale-spettacolare che sostituirà il vecchio World Trade Center, ma non sarà nemmeno visibile da Ground Zero.

Però la Destra, con in testa John McCain, Sarah Palin e Newt Gingrich si è lanciata subito nella mischia, approfittando dell’impopolarità del Monumentone nei sondaggi.

L’11 settembre, Geert Wilders e Pamela Geller di Stop the Islamization of America hanno organizzato una grande manifestazione di protesta.

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L'atea Pamela Geller sul palco

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Un tifoso dell'atea Pamela Geller

In videoconferenza, l’ambasciatore John Bolton, vincitore del premio 2006 come “difensore di Israele” della Zionist Organization of America, ha parlato della “offesa ai valori americani che questa moschea costituirebbe“.

Dall’altra parte, un piccolo gruppo di sostenitori di Park 51 si sono riuniti, anch’essi con bandiere americane, sotto il nome New York Neighbors for American Values, per cui si fa fatica a districarsi nella melma della retorica. Mentre sembra che non verrà ricostruita la piccola chiesa ortodossa di San Nicola, distrutta l’11 settembre e che non interessa a nessuno.

Il problema è tutto americano. Beirut è stata bombardata per 34 giorni consecutivi nel 2006 da Israele; il Libano ha avuto allora un milione di profughi, 1.200 morti, che se i libanesi fossero numerosi quanto gli statunitensi, sarebbero 90.000. Un paese quindi distrutto da un altro paese, che afferma di essere “lo stato ebraico”, l’unico al mondo, e di parlare a nome di tutti gli ebrei.

Bene, adesso il governo libanese sta patrocinando la restaurazione della vecchia sinagoga di Beirut (distrutta, paradossalmente, dagli aerei israeliani)  con l’approvazione ufficiale di Hezbollah. Il cui portavoce ha dichiarato ufficialmente: “Noi rispettiamo il giudaismo, proprio come rispettiamo il cristianesimo. Il nostro problema è solo con Israele”. Ma Newt Gingrich non è Hassan Nasrallah.

Detto ciò, anche noi ci siamo chiesti, perché mai ci dovrebbe essere una moschea, o qualcosa del genere, vicino a Ground Zero?

Sentivamo a pelle un certo disagio; e siamo stati confortati adesso dalla lettura di un articolo di Kathim su Ikhras. Ikhras è un sito in inglese, dedicato a smascherare e prendere in giro i House Muslims: una definizione ripresa da un grande discorso di Malcolm X sui House Negroes, i “negri di casa”, gli schiavi che amavano i propri padroni, in contrasto con i Field Negroes, i “negri dei campi”, che li odiavano e sognavano la libertà.

Su Ikhras, Kathim si chiede, a cosa serve una nuova moschea a New York, quando ci sono già ben 200 luoghi di culto islamici nella metropoli. Una moschea che sarà costruita solo per proiettare l’immagine di un paese che integra, ingloba e accoglie, facendo scomparire il massacro planetario di musulmani di cui si è reso responsabile in questi anni.

E una

“distrazione per tenere i musulmani americani prigionieri del compito incessante di rincorrere l’accettazione negli USA invece di impegnarsi nella priorità ben più urgente di lavorare per porre fine alle occupzioni in tre paesi a maggioranza islamica (Afghanistan, Iraq e Palestina).”

Conclude Kathim:

“Non riesco a capire perché si deve sprecare tanto tempo e tanta energia per ottenere i permessi legali e politici per costruire una moschea vicino al luogo di un evento successo l’11 settembre 2001 e che ha portato a una rappresaglia che ha ucciso circa 2 milioni di musulmani tra l’Iraq, l’Afghanistan, il Pakistan e gli altri luoghi della cosiddetta guerra al terrorismo. In che modo la costruzione di una moschea vicino a Ground Zero potrà alleviare il lutto di 2 milioni di famiglie musulmane che hanno perso i loro cari? In che modo proteggerà i musulmani dagli artigli dell’impero? Che ruolo svolgerà nel disarmare la macchina di guerra statunitense? Guariranno forse le cicatrici psicologiche dei sopravvissuti di Abu Ghraib? Questa moschea aiuterà i profughi afghani e iracheni a sentirsi abbastanza al sicuro da ritornare a casa?”

E’ una scelta, ovviamente.

La guerra antislamica in corso nel mondo non ha nulla di teologico: un Islam innocuo e privato, pittoresca fisima individuale di qualche ricco benefattore, si può integrare quanto qualunque altra “religione“, una categoria – diciamo tra parentesi – del tutto moderna e priva di senso al di fuori della società capitalista.

E gran parte dei musulmani residenti negli Stati Uniti, come è umano, vogliono semplicemente e comprensibilmente avere la propria fetta della torta.

Il problema è che quella torta non si può fare senza rompere molte, molte uova.

Intanto, il futuro imam del centro, Feisal Abdul Rauf, si sta già guadagnando il proprio stipendio.

Il Dipartimento di Stato l’ha inviato infatti in Arabia Saudita, Bahrain, Qatar e gli Emirati: è il suo quarto viaggio a spese dei contribuenti, per spiegare a chi vuole starlo a sentire “cosa si prova a praticare l’Islam nel nostro sistema basato sulla libertà e l’uguaglianza”.

E veniamo così a sapere che il Dipartimento di Stato ha un International Information Program, che nutre ben 1.200 “esperti”, tra cui membri del clero di ogni fede, dedicati a propagandare l’immagine dell’impero nel mondo.

Per ripulire l’aria, proponiamo il video dello storico discorso di Malcolm X sui House Negroes e Field Negroes. La grande chiarezza di un vero maestro, che dalla vita aveva imparato tutto.

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26 Responses to House Muslims contro croci atee

  1. rosalux says:

    Ma se l’Islam-che-convive-pacificamente-con-le-altre-religioni è una roba posticcia, cascame di un occidente che non ha una sua ratio e un suo modello oltre all’essere pattume verminoso – che tutto contiene e nulla è – e il Vero Islam “solido” viceversa non può – per esistere – accettare alcuna distinzione tra legge temporale e legge divina, e men che meno convivere con altro da se’, ed è costretto a seguire la sua opera di conversione universalista senza essere disposto a riconoscere uno status ad alcuna nazione non islamica, quale alternativa ha l’occidente – il cui sistema tende, come tutti i sistemi, all’autoconservazione – all’impedire con ogni mezzo e con qualsiasi sistema la penetrazione di qualsiasi persona/idea/oggetto che riguardi l’Islam?
    Cosa ti rende diverso dall’estrema destra “occidentalista”? Anche loro aspirano ad un suicidio dell’occidente, minandone le sue basi! Il discorso di Geert Wilders era una buffa congerie di contraddizioni, New York è “vibrante” solo finchè dentro di se’ tutto convive. Se l’Islam è intrinsecamente incompatibile (cosa che io non credo ma che credi tu) allora ogni guerra con l’Islam altro non è che autodifesa, e ogni differenza tra te e un neocon è annullata: la guera è guera, come si dice a roma.

    rosa

  2. rosalux says:

    Ma se l\’Islam-che-convive-pacificamente-con-le-altre-religioni è una roba posticcia, cascame di un occidente che non ha una sua ratio e un suo modello oltre all\’essere pattume verminoso – che tutto contiene e nulla è – e il Vero Islam \"solido\" viceversa non può – per esistere – accettare alcuna distinzione tra legge temporale e legge divina, e men che meno convivere con altro da se\’, ed è costretto a seguire la sua opera di conversione universalista senza essere disposto a riconoscere uno status ad alcuna nazione non islamica, quale alternativa ha l\’occidente – il cui sistema tende, come tutti i sistemi, all\’autoconservazione – all\’impedire con ogni mezzo e con qualsiasi sistema la penetrazione di qualsiasi persona/idea/oggetto che riguardi l\’Islam?
    Cosa ti rende diverso dall\’estrema destra \"occidentalista\"? Anche loro aspirano ad un suicidio dell\’occidente, minandone le sue basi! Il discorso di Geert Wilders era una buffa congerie di contraddizioni, New York è \"vibrante\" solo finchè dentro di se\’ tutto convive. Se l\’Islam è intrinsecamente incompatibile (cosa che io non credo ma che credi tu) allora ogni guerra con l\’Islam altro non è che autodifesa, e ogni differenza tra te e un neocon è annullata: la guera è guera, come si dice a roma.

    rosa

  3. rosalux says:

    Ma se l’Islam-che-convive-pacificamente-con-le-altre-religioni è una roba posticcia, cascame di un occidente che non ha una sua ratio e un suo modello oltre all’essere pattume verminoso – che tutto contiene e nulla è – e il Vero Islam “solido” viceversa non può – per esistere – accettare alcuna distinzione tra legge temporale e legge divina, e men che meno convivere con altro da se’, ed è costretto a seguire la sua opera di conversione universalista essere disposto a riconoscere uno status ad alcuna nazione non islamica, quale alternativa ha l’occidente – il cui sistema tende, come tutti i sistemi, all’autoconservazione – all’impedire con ogni mezzo e con qualsiasi sistema la penetrazione di qualsiasi persona/idea/oggetto che riguardi l’Islam?
    Cosa ti rende diverso dall’estrema destra “occidentalista”? Anche loro aspirano ad un suicidio dell’occidente, minandone le sue basi! Il discorso di Geert Wilders era una buffa congerie di contraddizioni, New York è “vibrante” se e perchè dentro di se’ tutto convive. Se l’Islam è intrinsecamente incompatibile con gli altri (cosa che io non credo ma che credi tu) allora ogni guerra con l’Islam altro non è che autodifesa, e ogni differenza tra te e un neocon è annullata: la guera è guera, come si dice a roma.

    rosa

  4. rosalux says:

    Scusa, mi diceva che il security code non era giusto e ho postato tre volte (ma vedo che hai messo la moderazione, quindi va bene così. Questo cancellalo, vah)

  5. Francesco says:

    Kathim è il primo che mi rende dubbioso sull’opportunità di costruire quella moschea.

    Diciamo che il mio timore (se li conosci ti viene da combatterli), ogni tanto si concretizza.

    Il mio problema è che, se un musulmano è incazzato perchè gli USA combattono in Afganistan dopo “qualcosa che è accaduto l’11 settembre 2001″, allora l’Islam è un problema per la convivenza più o meno civile su questo pianeta.

    Sbaglio?

    Francesco

  6. PinoMamet says:

    Malcom X era davvero un bravo oratore, bisogna riconoscerlo.

    “Diciamo che il mio timore (se li conosci ti viene da combatterli), ogni tanto si concretizza.”
    C’è qualcosa che non mi torna nel tuo ragionamento.

    Dunque, noi li combattiamo; loro si incazzano perché noi li combattiamo; perciò è giusto che noi li combattiamo…
    è così??

    Ciao!

  7. William Marchetto says:

    Capisco il tuo punto di vista, Francesco, però penso che con l’Islam bene o male si debba convivere.
    L’Islam non è una piccola setta esoterica, è una realtà di circa un miliardo di persone.
    Credo che la politica giusta da tenere nei confronti dell’Islam sia quella di una “tolleranza relativa”.
    Mi spiego meglio riferendomi all’Italia, anche se quanto dico potrebbe essere applicato pure ad altri paesi.
    Accettiamo gli immigrati islamici, purchè essi rispettino rigorosamente, come dovrebbe fare CHIUNQUE in Italia, le leggi italiane; questo significa che il musulmano che pretende di vivere “qui” secondo la shariah, se ne deve stare a casa sua.
    Se c’è una legge (e c’è) che vieta la mascheratura in pubblico, la musulmana che non vuole rinunciare al burqa o al niqab (al di fuori delle mura domestiche) se ne sta a casa propria, dove può anche girare con una tuta da palombaro.
    Tutto questo sul piano formale.
    A livello informale, visto che di extracomunitari a mio avviso ne abbiamo bisogno, basti pensare alle badanti o ai muratori, beh nessuno ci vieta di favorire persone che professano fedi meno problematiche, in modo informale ripeto ! e non attuando discriminazioni formali. Come dire, io non posso ufficialmente discriminare nessuno, giusto, però decido io chi invitare a casa mia.
    ciao a tutti
    William

    • Ritvan says:

      —–Se c’è una legge (e c’è) che vieta la mascheratura in pubblico, la musulmana che non vuole rinunciare al burqa o al niqab (al di fuori delle mura domestiche) se ne sta a casa propria, dove può anche girare con una tuta da palombaro….William—–

      Ehmmmm…caro William, non è così semplice. La legge a cui ti riferisci dice che è vietata “la mascheratura in pubblico”, ma aggiunge anche “senza giustificato motivo”. Una sentenza del Consiglio di Stato (massimo organo di giustizia amministrativa) ha confermato qualche anno fa che il motivo culturale/religioso è, appunto, un “giustificato motivo” per andare in giro in burqa/niqab.
      Pertanto, a quella famosa legge bisognerebbe fare un emendamento, altrimenti essa non vale contro burqa/niqab.

  8. A proposito del futuro Imam di Ground Zero, scrive il sito del Dipartimento di Stato: http://www.state.gov/r/pa/prs/dpb/2010/08/146073.htm

    He will be traveling to the region at the end of this week starting, as I recall, in Bahrain, then Qatar, then the United Arab Emirates. He is participating – I think this is fourth trip – as part of an International Information Program. We have about 1,200 experts in a range of fields that travel on behalf of the United States every year. About 50 or so of those are religious figures. They come from every stripe. We have rabbis, imams, Protestants, Catholics who participate as part of our effort to promote religious tolerance and religious freedom around the world. The guidelines that we provide him – he is there to promote this kind of international dialogue. We have had conversations with the imam to make sure he understands that during these kinds of trips, he’s not to engage in any personal business. He understands that completely. But this is his fourth trip and we value his participation as a religious figure here in the United States who can help people overseas understand the role that religion plays in our society.

  9. rosalux says:

    Ma è cambiato il sistema, da queste parti? Ricordavo che censurassi sono spamming e troll: non che non sia un diritto sacrosanto di ogni proprietario di blog far passare quello che gli garba, solo che è bene saperlo, che così uno non si spreca a scrivere commenti…

  10. Francesco says:

    x Pino

    beh, io parto dalla posizione opposta.

    All’inizio sono dispostissimo a non generalizzare e a non assumere posizioni di ostilità verso gli islamici in quanto tali. Poi leggo cosa dice uno “in quanto musulmano” e siccome trovo quella posizione esattamente quella che io definirei “i cattivi” mi sorge un problema relativamente alla mia posizione di partenza.

    Vorrei far notare che gli israeliani combattono contro gli arabi (indifferentissimi al fatto che detti arabi siao islamici o cristiani); gli americani sono in Afganistan come REAZIONE alla calda amicizia del governo talebano per il buon Osama Bil Laden (e alleati con molti musulmani afgani degli altri gruppi) e in Iraq per il petrolio. Sarò accecato dai pregiudizi ma non vedo nessuna crociata anti-islamica dei governi occidentali.

    Altro discorso per alcuni pinchi pallini che, in Occidente, sfruttando l’amplissima libertà di parola, dicono e strillano ogni genere di contumelia contro l’Islam.

    Francesco

  11. Per Rosalux

    Non so nemmeno io bene come funziona la faccenda dei commenti – non so praticamente nulla di WordPress.

    A quanto ho capito:

    – tu mandi un primo commento
    – io ti approvo (oppure ti respingo, o ti dichiaro spam)
    – da allora in poi, puoi commentare liberamente senza tutta questa procedura

    Non sono sempre attaccato al computer, chiedo scusa ai lettori. Se avete dei problemi, anche così, scrivetemi in privato a muqawama chiocciola gmail punto com.

  12. Per Francesco

    Credo che tu faccia enormemente fatica a distinguere tra una giustificazione e una spiegazione.

    Ad esempio, posso spiegare l’aumento degli omicidi passionali d’estate dicendo che avvengono perché la gente non ha altro da fare che litigare. Ciò non li giustifica, ma aiuta a capire.

    Io dico semplicemente che ciò che viene spacciato – da una parte o dall’altra – per “persecuzione religiosa” si riferisce quasi sempre a scontri che hanno altre basi: la gente non si ammazza per motivi teologici.

    Lo confermi tu stesso, con gli esempi che dai (israeliani, usa).

  13. Per Rosalux

    guarda che io personalmente non credo che esiste l’Islam, figuriamoci che esiste quello “vero” o “solido”.

  14. Francesco says:

    x Miguel

    per non esistere, l’Islam ti piace molto ;)

    ciao

    Francesco

  15. Per Francesco

    Quale Islam?

  16. athanasius says:

    Che cosa vuol dire che “l’islam non esiste”? Vuoi dire che non esiste nel singolare, ma esistono vari “islam” nel plurale? Anche Edward Said, nel suo “Orientalismo”, ha affermato qualcosa del genere, che “islam” od “oriente” sarebbero termini inventati dentro del quadro del dominio europo-centrista e colonizzatore.

    Un certo Algis Uždavinys (è morto recentemente, purtroppo), storico lituano delle religioni e della filosofia, rappresentante della corrente della “filosofia perenne”, dice (citando a proposito un altro ricercatore delle religione) che prima dell’età moderna i musulmani chiamavano la loro fede-legge “din Ibrahim” (ciòè, “la religione di Abramo”), o “din al-haqq” (“la religione del diritto”, divino, s’intende), e che all’inizio del ottocento fu introdotto e generalmente diffuso il termine “islam”, principalmente dagli orientalisti europei, e che prima di quel tempo questo termine avrebbe avuto un’importanza secondaria nel vocabolario arabo riguardante la religione-fede-legge in questione.

    “”With the rise of the Romanticism, the East in general and India in particular became a site of attraction to those who were interested in their national and cultural identity and searched beyond the heritage of the classical Greek and Judeo-Christian heritage. According to Romantic philosophers (who nonetheless affirmed a universal humanity), the primary source of all intellectual development should be traced back to the ancient Indian or Indo-Iranian monistic milieu, imagined as the starting-point of an exalted metaphysical tradition which perfectly resonated with their own fundamental assumptions and was directed against the materialistic philosophy of the Enlightenment. At least partially, they followed the paradigm established by Schlegel, namely, that “the highest Romanticism” must be sought in the Orient which validates the ideas of a single monistic God and some universal esoteric essence of all great mythological and religious traditions, i.e. confirms a sort of the perennial philosophy which rests on the transcendental wholeness and spiritual essence of the natural world.

    Since nothing spiritual was expected from the hated Islamic civilization, the simplified and misleading picture of which was maintained through the ages and uncritically equated with the Turkish despotism, the newly discovered Sufism (at first associated mainly with the supposed liberties of Persian poetry) was sharply separated from the Islamic religion as such. C. W. Ernst argues that precisely at the same time the Arabic term islam, itself originally being rather of secondary importance, was introduced by the Orientalists as the chief denotion term of the din al-haqq, or din Ibrahim. The Arabic word din is not simply equivalent of the Latin religio, but describes the essential human duty, obligation, debt, custom, judgement, and divine guidance that is accepted with submission (islam). C. W. Ernst says:

    “Historically, Europeans had used the term ‘Muhammadan’ to refer to the religion of the Prophet Muhammad, although Muslims regard that as an inappropriate label. The term ‘Islam’ was introduced into European languages in the early nineteenth century by Orientalists such as Edward Lane as an explicit analogy with the modern Christian concept of religion; in this respect, ‘Islam’ was just as much a newly invented European term as ‘Hinduism’ and ‘Buddhism’ were. […] the term ‘Islam’ became more prominent in reformist and pro-fundamentalist circles at approximately the same time, or shortly after, it was popularized by European Orientalists. So in a sense, the concept of Islam in opposition to the West is just as much a product of European colonialism as it is a Muslim response to the European expansion. Despite appeals to medieval history, it is really the past two centuries that set up the conditions for today’s debates regarding Islam””

    http://www.litlogos.lt/eidos/research/uzdavinys1.html

    Curioso, neanche Edward Said passa bene da Uždavnys, lo chiama demagogo che, cercando di annientare alcuni stereotipi occidentali sul mondo musulamno, avrebbe fatto trionfare degli altri, “laicisti” e “progressisti”.

  17. rosalux says:

    Mi pareva che nel tuo immaginario si contrapponessero un occidente “liquido” alle culture tradizionali solide, islam in testa.
    Oppure è solo il solito cupio dissolvi, e ciò che si autodefinisce Islam senza esserlo va bene solo in virtù del suo radicalismo?
    Ah, magari butta un paio di doppioni, se puoi…

    • PinoMamet says:

      Secondo me, è tutto quanto un po’ “liquido”; andrebbe tenuto sul fuoco un’altra mezz’oretta, via.
      Non è mica solo l’Islam: è che qualunque cosa, a volerla definire, sfugge sempre un po’, e va a finire che quello che sembrava chiaro e distinto non lo è mica così tanto.

      PS
      Domani chiedo a uno che stava in una delle famose Sayarot se ce l’hanno mandato d’ufficio o se ha fatto domanda lui… se ricordi la discussione nel blog vecchio.
      Ciao! :)

      • PinoMamet says:

        Magari non mi leggi, ma io glielo ho chiesto lo stesso;
        era in un’unità che si chiama più o meno “Ciliegie”, così mi ha detto, e a parte il nome “sgargiolino” sembra sia roba “d’elite”.
        Ovviamente non c’è stato mandato d’ufficio, ma ha fatto domanda (esattamente come succedeva in Italia quando c’era la leva);
        ergo, c’ho ragione io.
        Ci tenevo a dirlo :)

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