La fortuna di essere messicano

Nascere messicani non sarà una fortuna sociale, ma è una sfacciata fortuna mediatica.

Qualunque cosa combiniamo, ci sorridono dietro.

Non so quanti siano al corrente del fatto che qualche settimana fa, la polizia messicana ha trovato la bellezza di 72 cadaveri in un podere nello stato di Tamaulipas, nel Messico: cadaveri di migranti centroamericani clandestini, che cercavano di arrivare negli Stati Uniti e che avevano omesso di pagare qualche tangente lungo la strada. Nulla di particolarmente sconvolgente, visto che a maggio erano stati trovati 55 cadaveri in una miniera a Taxco e a luglio, 51 nel Nuevo León.

Il 4 agosto scorso, il vincitore delle ultime frodi elettorali, il presidente messicano Felipe Calderón, ha annunciato che “oltre 28.000 persone” erano morte ammazzate negli ultimi quattro anni della cosiddetta guerra alla droga. Chiaramente, il presidente è la persona meno interessata a gonfiare le cifre, la cui vaghezza appare dal fatto che appena un mese prima, il governo parlava di 24.800 morti. Che sono sempre di più di quelli stimati per l’Afghanistan nello stesso periodo.

A gennaio del 2009, invece, il ministero della giustizia degli Stati Uniti annunciò che i membri delle cosiddette gang negli USA erano saliti a circa un milione.

Cioè nel paese più securitario del pianeta, un milione di giovani militano in organizzazioni criminali armate.

Se mi perdonerete un po’ di innocuo sciovinismo, credo che la maggioranza di questi dinamici e giovani imprenditori siano miei concittadini.

Per nostra fortuna, gli italiani continuano a sorriderci. Nessun sindaco portajella che metta la faccia di qualche messicano sul Campidoglio, nessuno che proponga di bombardarci per salvarci.

Come ci informa il sito di Travelling Interline:

“Un cartellone pubblicitario recitava: “…l’unica cosa contagiosa nel Messico è l’allegria…”. E si potrebbe aggiungere che l’unico problema è che non vorresti più andare via, mentre si fa strada la consapevolezza che una terra e un popolo così lascerà un segno indelebile nell’album dei ricordi e nei diari di viaggio. Una terra nel cui abbraccio bisogna abbandonarsi, forte e passionale. Così ho vissuto il mio recente viaggio in Messico, nelle terra magica e misteriosa dei Maya, tra gente calorosa e appassionata, nei colori vividi del Caribe. Si rimane incantati dalla natura che esplode in tutte le sue manifestazioni, dai tramonti su scogliere infinite, dalle lunghe spiagge di sabbia bianca e mare cristallino: una terra che ti travolge in un turbinio di emozioni, tra magiche attrazioni e incanti.”

Gay.it invece ci racconta:

Un viaggio in Messico  è un viaggio alla scoperta di spiagge bianchissime, mare azzurro che si confonde con il cielo di una purezza accecante, natura incontaminata, tradizioni, riti e magie antiche. Ma il Messico è anche passione, calore e voglia di vivere, emozioni che proverete guardando negli occhi dei bellissimi “macho” latini.”

Buon divertimento.

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12 Responses to La fortuna di essere messicano

  1. Andrea Di Vita says:

    Miguel, ti sei messo a lavorare per l’Ente Turismo Messicano? :-)

    Comunque le due persone che conosco che hanno visitato il Messico ne sono tornate entusiaste.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. roberto says:

    il fatto è che non puoi bombardare qualcuno per salvarlo da se stesso, mica siete oppressi da un dittatore o invasi da qualcuno!

    comunque è veramente curiosa la malafama mediatica dei paesi. perchè la colombia ha questa nomea orrenda ed il messico no? (che poi se guardi sul sito del ministero degli esteri viaggiaresicuri, non è che il messico sembra un paese tanto raccomandabile)

    infine, anche io conosco un sacco di persone che sono tornate entusiaste dal messico (a parte una coppia che in luna di miele si è presa una devastante infezione intestinale) e i tre messicani/e che conosco sono molto simpatici

  3. karakitap says:

    Una volta si diceva “Povero Messico, così lontano da Dio, così vicino agli Stati Uniti”, devo ammettere (e me ne scuso con chi dovesse sentirsi offeso) che sono cresciuto con lo stereotipo del messicano che dormiva tutto il giorno sotto il sombrero oppure di quello che s’impegnava a sottrarre al cowboy il milione di dollari che quell’altro aveva a sua volta sgraffignato a qualcun altro (credo che abbiate presente il malvagio ma affascinante Ramon di Per qualche dollaro in più di Leone, tra l’altro interpretato da un attore che se non erro messicano non era per nulla. come Gian Maria Volontè).
    Ammetto che mi piacerebbe andarci, magari evitando le zone ad alta densità delinquenziale e quelle dove ormai s’ insediata l’industria turistica di massa.
    Salutoni, Karakitap
    PS. Un mio carissimo amico tempo fa ha fatto uno stage a Boston, mi ha detto che i compassati colleghi wasp non capivano una parola d’italiano (e non me ne stupisco), ma se gli chiedevi loro qualche parola di spagnolo almeno un sì te lo sapevano dire, e faceva un certo effetto sentire una parola dal sapore tanto italiano, anche se appartenente ad una lingua diversa.

  4. PinoMamet says:

    “il fatto è che non puoi bombardare qualcuno per salvarlo da se stesso”

    Oh beh, dai, sì che puoi… ;)

    Secondo me, qualcuno ha iscritto il Messico al lato giusto dello “scontro di civiltà”. Tutto qua.
    Perciò quelli che nei paesi arabi sono biechi maschilisti che opprimono la donna e trattano come una puttana la turista bionda, in Messico diventano i simpatici machos latini, che si sa come sono fatti…
    e così via per tutto, violenza, morte, corruzione politica ecc.

    Queste simpatie o antipatie durano magari secoli, poi cambiano secondo le convenienze: è sempre istruttivo ricercarle nella letteratura, ad es. e quella deteriore e di serie B ne è ricchissima, ma anche quella “colta” non scherza mica.

    Ad es. la Spagna, prima di essere il luminoso paese delle vacanze, e il battagliero paese della guerriglia, era l’oscuro regno dell’Inquisizione e delle sètte… dove regnava una perfidia quasi superiore (cito Poe) a quella veneziana…

    e dove a una fanciulla dal colorito bruno, la cui fede destava qualche sospetto, si chiedeva (Manoscritto trovato a Saragozza) ” ‘siete forse araba oppure…’ tacqui, non osando dire ebrea”
    (da notare che quindi essere ebreo era decisamente più infamante che essere arabo, alla faccia della civiltà giudaico-cristiana).

    Ci sono indubbiamente degli elementi che restano costanti (in generale, tutta la somma di luoghi comuni sull'”uomo del Sud”- poi ognuno ha il suo Sud, ovviamente- che si avvicina molto al “negro”, ma se ne differenzia anche per molti aspetti)
    ma il modo in cui vengono declinati è molto diverso.

    Troverei interessante sapere però perché il Messico abbia avuto questa sorte, la sorte del “buono”, molto più di altri paesi latinoamericani
    (Stallone sta combattendo in pellicola contro un simil-Chavez, leggo, dopo aver aiutato i talebani contro l’URSS e vendicato l’onore statunitense in Vietnam…).

    Ciao! :)

    • roberto says:

      “Oh beh, dai, sì che puoi… ”

      no che non puoi, devi trovare un cattivo da individuare chiaramente. se il cattivo è lo spacciatore di droga che è il nipote del pescivendolo gentile che sta all’angolo, e papà di quella bimbetta deliziosa che sta in classe con la figlia della gentile fioraia, non è gentile bombardarlo. Il cattivo deve essere un corpo estraneo alla società da poter estirpare, come ad esempio “il baath” in iraq, o “il clero” in iran

      roberto

    • Peucezio says:

      Ciao a tutti.
      Beh, la spiegazione secondo me è molto semplice: il Messico è troppo vicino agli Stati Uniti per sottrarsi alla loro sfera d’influenza, per cui non pone nessun problema, essendo completamente acquiescente, non per sua colpa ma perché sovrastato da un vicino dalla potenza soverchiante.
      Se per assurdo domani arrivasse in Messico un presidente bolivariano, anti-imperialista o comunque meno acquiescente, i messicani diventerebbero immediatamente brutti e cattivi.

  5. PinoMamet says:

    Visto che cito sempre a memoria (mea culpa), mi viene il sospetto di aver confuso il Manoscritto di Potocki con la Carmen di Mérimée… mi pare di ricordare un passo simile in entrambi.

    Ciao!!

  6. Uno dei motivi minori per cui il Messico appare un paese buono è la sostituzione – in principio dal 1857, in pratica dal 1937 – della pena di morte giudiziale con:

    a) pene leggerissime, al massimo circa 12 anni, per i più feroci delitti privati

    b) la pena di morte extragiudiziale come quotidiana tecnica politica e praticata, come direbbe Travelling Inline, “in un turbinio di emozioni, tra magiche attrazioni e incanti.”

  7. Uno degli aspetti interessanti della questione è questo: i musulmani negli Stati Uniti – diversamente dall’Italia – sono in generale un’élite assai integrata di professionisti, dentisti iraniani e ingegneri pakistani, per capirci; difficili da distinguere poi dai dentisti copti egiziani e dagli ingegneri siro-ortodossi.

    Vista la varietà culturale e religiosa degli Stati Uniti, dove nessuno si sorprende a vedere un mennonita sul carretto o un ebreo haredi con i riccioli, tutte le questioni che in Italia fanno impazzire, lì non creano problemi.

    Quindi, se non ci fosse di mezzo la “politica”, l’islamofobia non esisterebbe negli Stati Uniti.

    Viceversa, i messicani sono decine di milioni di sfigati, e come tutti gli sfigati, sono anche assai problematici. E nell’immaginario statunitense, occupano più o meno lo stesso posto dei “maruchein” da noi. Ma non esiste un interesse politico forte a demonizzarli. Ecco che nasce un curioso sfasamento tra i “leghisti” americani – che per natura odierebbero solo i messicani – e la destra politica, che invece lancia la caccia agli arabi.

  8. Altra questione interessante, cui accenno soltanto, è la diffusione degli infiniti livelli dell’ideologia della mexicanidad: uno che viene dallo Yucatan o uno che viene da Zacatecas si reca negli USA, hanno in comune solo il fatto che i gringos li trattano entrambi come “messicani” e scoprono così di essere pennuti discendenti degli aztechi, anche se di aztechi non ce n’erano né nello Yucatan né nello Zacatecas.

    Esattamente come gente dell’attuale Nigeria scopre un’improbabile affinità con gente dell’attuale Senegal, solo grazie alla schiavitù che li ha resi tutti “negri”, è il classico meccanismo dell’etnicizzazione statunitense.

    Tutto questo si innesta su organizzazioni semiclandestine, o comunque su base orale, di origine devozionale (create a loro tempo dai gesuiti, peraltro); su strutture puramente delinquenziali; su sacrosante rivendicazioni politiche; sul relativismo americano per cui non esistono diritto sociali, ma ognuno ha il diritto di inventarsi la storia come meglio gli aggrada; su varie teorie complottistiche, in genere molto antiebraiche; su tutta la retorica New Age sui nativi americani; su frammenti di marxismo; su strutture comunitarie contadine; su immagini fumettistiche della pop culture statunitense; su miti teosofici; su dubbie fantasie archeologiche; su tesi atlantidee e ufologiche; e anche – ma sarebbe un lungo discorso – sul cadavere di una ragazzetta diciottenne morta ammazzata dalle squadre governative messicane nel ’68 e che mai avrebbe pensato di diventare una dea…

  9. athanasius says:

    Eh, si, la vita è così. Quando ti tacciano di “islamofascismo”, questo almeno testimonia di un certo livello di rispetto. E gli uomini messicani non hanno nemmeno il “privilegio” di essere “sciovinisti maschi” e “oppressori sessisti delle donne” (come lo sono ‘sti sfigati e malvagi talebani), ma invece vengono dichiarati simpatici “machos” dalla sezione gay della civiltà giudaico-cristiana. Povero Messico, davvero.

  10. Francesco says:

    Migranti? avevo letto che erano implicati nelle guerre tra bande di commercianti in genere di svago, o come soldati o come danni collaterali.

    Gli USA hanno combattuto l’alcool, hanno perso, hanno ammesso la sconfitta e smesso col proibizionismo. Quando lo faranno con gli altri generi di svago?

    Non puoi dichiarare guerra al peccato originale.

    Ciao

    Francesco

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