Nazım Hikmet, tre cipressi

ÜÇ SELVİ
 

Kapımın önünde üç selvi vardı.
Üç selvi.

Selviler rüzgarda sallanırlardı.
Üç selvi.

Kökleri yerde, başları yıldızlarda
üç selvi.

Selviler sallanırlardı rüzgarda.
Üç selvi.

Bir gece düşman bastı evi.
Üç selvi.

Yatağımda öldürüldüm ben.
Üç selvi.

Kesildi selviler köklerinden.
Üç selvi.

Artık ne kökleri yerde, başları yıldızlarda
üç selvi.

Selviler sallanmıyorlar rüzgarda.
Üç selvi.

Mermer bir ocakta parçalanmış yatıyor
üç selvi.

Kanlı bir baltayı aydınlatıyor
üç selvi.

Davanti alla mia porta, c'erano tre cipressi.
Tre cipressi.

I cipressi oscillavano nel vento.
Tre cipressi.

Le loro radici erano nella terra, le loro teste tra le stelle.
Tre cipressi.

Nel vento oscillavano i cipressi.
Tre cipressi.

Una notte, il nemico assaltò la casa.
Tre cipressi.

Io fui ucciso nel mio letto.
Tre cipressi.

I cipressi furono strappati dalle radici.
Tre cipressi.

Le loro radici non sono più nella terra, le loro teste non sono più tra le stelle.
Tre cipressi.

I cipressi non si muovo nel vento.
Tre cipressi.

Giacciono a pezzi in un focolare di marmo.
Tre cipressi.

Illuminano l'ascia insanguinata.
Tre cipressi.





 

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5 Responses to Nazım Hikmet, tre cipressi

  1. Orqcie says:

    I bei componimenti del poesta turco Nazim Hikmet , efficaci descrizione del subbuglio di sentimenti che possono avvicendarsi nell'animo di una persona sensibile, dei quali è preminente quello che affiora dalle tele di gioventù del pittore russo Jawlensky,  mi furono suggeriti dal grande Braibanti, che fu mio professore di etica e propedeutica filosofica al tempo in cui frequentavo il Seminario Arcivescovile di Milano.

    Dei  suoi scritti mi attrae il finale – ma in verità mi piace sin dall'inizio – poichè ritrovo in esso le stesse emozioni e stati d'animo che Chopin esprime molto efficacemente in alcune epistole inviate alla sua ispiratrice Konstancja Gladkowska.

    A mio parere racchiudono al centro del suo cerchio espressivo un'idea e concezione primaria: la ricerca di stimoli eclatanti esterni a noi stessi che calamitino le nostre emozioni che covano sotto la cenere verso il loro giusto, naturale e finale approdo:
    l'Uto (leggi Mondo Parallelo)……………

  2. utente anonimo says:

    Tintinnio, da giorni, fra le righe del blog e nella congrega sapiente  dei commenti,  di Nuova Acropoli che ritorna.
    Ma, in fondo, davvero, se ne era mai allontanata ?

  3. utente anonimo says:

    non ho capito una cosqa
    quanti erano i cipressi?

  4. kelebek says:

    Per anonimi 2 e 3

    Firmare sempre i propri commenti, anche con uno pseudonimo qualunque.

    Grazie

    Miguel Martinez

  5. karakitap says:

    La poesia è davvero bella, purtroppo la figura di Hikmet non è molto conosciuta in Italia (almeno non quanto la persona di cultura media può conoscere, almeno per sentito dire, quella di Neruda o Garcia Lorca), io ad esempio fino a qualche anno fa conoscevo solo quella che racccomandava di non vivere sulla Terra come un inquilino (anche se è difficile spesso fare altrimenti) perché l'avevo letta nel centone che ci davano da studiare (tra l'altro la professoressa si guardò bene dal farcela studiare, chissà perché).
    Visitare questo blog fa davvero bene allo spirito.
    Salutoni, Karakitap

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