L’Islam mercato ai tempi di Silvio Berlusconi: la ditta Coreis registra il marchio halal

Una pratica religiosa antica di secoli e seguita oggi da oltre un miliardo di persone è diventata un marchio commerciale, di proprietà di un piccolo gruppo di imprenditori milanesi.

Stiamo parlando della registrazione presso l’ufficio brevetti del marchio “halal” – che certificherebbe la conformità dei prodotti alimentari alle regole islamiche – da parte della Coreis o Comunità religiosa islamica.

Un’azienda che possedesse un simile marchio godrebbe di evidenti vantaggi tra la clientela di fede islamica, sia in Italia che per l’esportazione. Sistemi analoghi già esistono altrove, ad esempio negli Stati Uniti dove in genere i pigri timbratori di halal si limitano a controllare se il prodotto ha già il marchio di prodotto kasher dell’Unione Ortodossa ebraica. La certificazione kasher è infinitamente più complessa e quindi molto costosa, ma alla fine assai redditizia per le aziende. [1]

La Coreis è costituita da qualche decina di italiani etnici, seguaci di René Guénon, convertitisi all’Islam. La comunità-azienda-loggia fu fondata ormai diversi anni fa da Felicino “Abdul Wahid” Pallavicini, il cui figlio Sergio “Yahya” Pallavicini si appresta a prenderne il posto.

La Coreis possiede una moschea cui si accede solo per invito, una strategia deliberata per tenere fuori i migranti i quali, secondo la Coreis, avrebbero il difetto di voler “portare in Italia la rivoluzione“.

Qualunque sala di preghiera islamica da sottoscala, frequentata da operai, ha più membri della Coreis. La forza della Coreis sta però nel suo intenso attivismo politico.

La Coreis ha infatti difeso il rumoroso ministro leghista Calderoli ai tempi delle vignette antislamiche; ha  partecipato  a manifestazioni di solidarietà con Israele nel 2009, in piena strage di Gaza. Mentre ha dichiarato “blasfeme” le preghiere durante le manifestazioni filopalestinesi degli stessi giorni.

Ma soprattutto, la Coreis fa politica nel senso più preciso del termine, puntando allo Stato.

La Coreis è diventata praticamente l’unica organizzazione islamica rappresentata nel Comitato per l’Islam Italiano del ministero degli interni, dopo le dimissioni dallo stesso comitato di Mario Scialoia.

Recentemente, la Coreis ha trovato sponsor politici per il suo progetto di istituire l’ora di religione islamica nelle scuole.  Il  progetto prevede che i docenti dovrebbero far parte di un “albo degli imam” gestito dal ministero egli interni; e i requisiti per l’iscrizione a tale albo fanno sì che vi potrebbero accedere solo i membri della Coreis stessa.

Anche la storia dell’appropriazione del “marchio halal” passa per la politica: avviene infatti  con la sponsorizzazione dei ” ministeri degli Esteri, dello Sviluppo economico, della Salute e delle Politiche agricole“.

Franco Frattini, nella conferenza stampa di presentazione della “convenzione interministeriale” a favore della Coreis spiega che serve per permettere all’Italia di entrare nel mercato mondiale del halal, un settore “in crescita del 15% l’anno”.

Un comunicato Ansa chiarisce:

“La Comunità religiosa islamica ha chiesto all’Ufficio brevetti la registrazione di un marchio di qualità ‘halal’ (consentito, secondo i precetti del Corano), valido per tutto il territorio nazionale, che certifichi la conformità alle leggi coraniche di prodotti alimentari, cosmetici e farmaceutici prodotti in Italia.”

Il comunicato dell’Ansa è presumibilmente modellato su un trionfale comunicato della stessa Coreis (“le nostre eccellenze alimentari…”). Notiamo con quanta soddisfazione gli imprenditori milanesi si congratulano sull’ingresso in un mercato da “5 miliardi in Italia con 120.000 imprese gestite da musulmani”. Da notare, nello stesso comunicato, come il ministro Giancarlo Galan descrive la sponsorizzazione concessa agli imprenditori milanesi come

«un atto di omaggio a tutte le donne e gli uomini di fede musulmana che lavorano nel nostro Paese, cui dobbiamo moltissimo».

Cioè, oltre a produrre, è ora che passino anche a consumare.

Nella premessa alla “proposta d’intesa” con cui la Coreis  a suo tempo cercava di accedere all’otto per mille, l’organizzazione specificava tra i propri “principi” nei “rapporti con lo Stato”:

“Evitare la politicizzazione dell’ Islam e delle organizzazioni che tutelano gli interessi religiosi della comunità islamica

Impedire la strumentalizzazione della religione e il suo coinvolgimento all’interno di problematiche economico-sociali o immigratorie.

Un concetto da leggere così: evitare che i semplici fedeli interferiscano nelle politiche decise da altri; mentre sono le aziende e il ministero degli interni che devono affrontare le  problematiche economico-sociali o immigratorie e non i diretti interessati. Ma si risolvono certamente le problematiche economico-sociali personali degli iscritti alla Coreis.

Probabilmente qualche lettore potrà aiutare a rispondere alla domanda decisiva: quel marchio registrato indica che anche la Coreis può dichiarare halal un prodotto usando il logo che vediamo sotto, o introduce il monopolio di tale certificazione in Italia? Comunque, anche nel primo caso, la sponsorizzazione al più alto livello da parte di quattro ministeri costituisce un potente appoggio per una piccola azienda milanese.

“NASCE HALAL, IL MADE IN ITALY ISLAMICAMENTE CORRETTO / ANSA CON CONFORMITÀ A LEGGI CORANICHE SI APRE MERCATO DA 500 MLD EURO (di Eloisa

Gallinaro) (ANSA) – ROMA, 30 GIU – Un made in Italy islamicamente corretto per esportare nei Paesi musulmani tutte le nostre eccellenze alimentari, tortelloni e lasagne compresi, ma anche i farmaci più avanzati e le migliori specialità cosmetiche. E per rispettare, anche in Italia, le regole coraniche.

È il senso del marchio ‘halal’, sponsorizzato dai ministeri degli Esteri, dello Sviluppo economico, della Salute e delle Politiche agricole che, oggi alla Farnesina, hanno firmato una convenzione interministeriale a sostegno dell’iniziativa della Coreis. La Comunità religiosa islamica ha chiesto all’ Ufficio brevetti la registrazione di un marchio di qualità ‘halal’  (consentito, secondo i precetti del Corano), valido per tutto il territorio nazionale, che certifichi la conformità alle leggi coraniche di prodotti alimentari, cosmetici e farmaceutici prodotti in Italia. «Ad esempio – ha osservato il ministro della salute Ferruccio Fazio – durante la macellazione della carne dovrà esserci una persona di religione musulmana che reciti le preghiere prescritte, non si potranno usare solventi che contengono alcol, tutta la filiera dovrà essere halal e non ci potranno essere contaminazioni».

L’obiettivo è duplice: l‘espansione nei mercati dei Paesi musulmani – i prodotti halal movimentano nel mondo un fatturato da 500 miliardi di euro, 54 miliardi in Europa, 5 miliardi in Italia con 120.000 imprese gestite da musulmani – ma anche, ha spiegato il ministro degli Esteri Franco Frattini,«l’integrazione progressiva nel tessuto sociale delle comunità musulmane residenti in Italia».

Con l’iniziativa varata oggi, e alla quale le aziende aderiranno su base volontaria, ha aggiunto il titolare della Farnesina, si garantisce la «serietà della certificazione» verificata dal Comitato etico, sempre nel rispetto della normativa italiana ed europea, e si danno «rassicurazioni ai consumatori e alle autorità di quei Paesi dove questi prodotti saranno promossi». Si tratta anche, ha sottolineato il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, di «un atto di omaggio a tutte le donne e gli uomini di fede musulmana che lavorano nel nostro Paese, cui dobbiamo moltissimo».

Ricordando l’ «amicizia storica e solida tra Italia e Paesi del mondo arabo», Frattini ha sottolineato l’importanza di «un segno di attenzione e di rispetto per i valori dei quali i Paesi musulmani sono portatori». E ai giornalisti che obiettano se questo costituirà un problema per i rapporti con Israele, il ministro degli Esteri risponde di «non crederlo» perchè «abbiamo rispettato e rispettiamo le regole ebraiche nello stesso settore». Noi, ha concluso «vogliamo lanciare dei ponti, non mettere dei muri». (ANSA). GA -30-GIU-10 19:36″

Nota:

[1] Per la maggior parte costi vivi, visto che i rabbini-certificatori devono viaggiare continuamente e controllare le fabbriche; e le fabbriche devono spesso riadattare i propri sistemi di produzione. Gli stipendi dei rabbini addetti in genere non superano i 90.000 dollari l’anno. Alcuni parlano di un kosher tax che ricadrebbe così sui consumatori. In realtà la certificazione kasher è piuttosto una spesa pubblicitaria, che permette di accedere al mercato ebraico e islamico, e quindi aumenta e non diminuisce i guadagni.

L

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57 Responses to L’Islam mercato ai tempi di Silvio Berlusconi: la ditta Coreis registra il marchio halal

  1. PinoMamet says:

    Non ricordo in qualce caffetteria di un museo in America ho trovato che servivano non hot-dog, ma solo "kosher dogs" (giuro! non è l'invenzione di qualche antisemita).
    Immagino non avessero parti di maiale né latticini, ma allora come cavolo li hanno fatti? Comunque erano buoni.

    Insomma, tutta la faccenda della certificazione della kasherut è decisamente un buon affare.

  2. Peucezio says:

    Non si potrebbe fare un certificato per i prodotti di cui si è sicuri che NON sono conformi alle prescrizioni kosher o halal?
    Siamo alla follia che in Italia si devono produrre alimenti conformi ai dettami islamici. Quando anche queste inziative nascessero con lo scopo di controllare e, in fondo, di metterlo nel didietro agli islamici, in realtà veicolano e legittimano un principio di globalizzazione estrema che è molto pericoloso.
    I simboli nel nostro tipo di società non sono meno pericolosi e influenti degli atti e gli indirizzi culturali possono avere conseguenze più grandi delle scelte materiali.

  3. kelebek says:

    Per Peucezio

    Ovviamente la certificazione kosher o halal è come quella ISO. E' qualcosa che alcune aziende pagano per ottenere, come veicolo pubblicitario in più, quindi non c'è nessuna imposizione, al di là di quella – feroce – del mercato stesso.

    Immagino che una ditta potrebbe lanciare la certificazione non kosher ("orrore! orrore! antisemiti!") o non halal ("interessante provocazione culturale") dei propri prodotti, ma non vedo un motivo economico per farlo.

    Piuttosto, mi colpisce come il mercato contenga in sé sia la dissoluzione globale, sia l'irrigidimento burocratico e di controllo. Tradizionalmente, la questione di halal o di haram è una decisione personale o locale, conforme a una religione non gerarchica.

    I meccanismi della modernità aboliscono questa libertà e la trasformano in una struttura rigorosa, in mano a un numero ristrettissimo di individui.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Caro Martinez
    Qui una traccia per eventuli indagini sui uno.. mille .. Pallavini…
    sotto il patronaggio
    ASPEN
    http://www.asmasociety.org/mlt2006/contact.html
    Buon Lavoro

    Considerando tutto quello che implica in esteso il concetto di Halal,oltre alla tecnica di macellazione, usare prescrizioni religiose per speculazioni commerciali di stampo chiaramente liberal MONOPOLISTICO rendono  l'intera attivita HARAM, ergo l'attivita' del COREIS non genera niente che abbia a che fare con la categoria HALAL. Questo ovviamente non diminuisce la leceita' dell'acquisto dei prodotti da loro certificati per chi lo faccia in buona fede. 

    Niente di nuovo, in Europa possiamo dire che la carne Halal e' un "opinione".. basta fare una ricerca su google per rendersene conto…

  5. utente anonimo says:

    Caro Martinez
    Qui una traccia per eventuli indagini sui uno.. mille .. Pallavini…
    sotto il patronaggio
    ASPEN
    http://www.asmasociety.org/mlt2006/contact.html
    Buon Lavoro

    Considerando tutto quello che implica in esteso il concetto di Halal,oltre alla tecnica di macellazione, usare prescrizioni religiose per speculazioni commerciali di stampo chiaramente liberal MONOPOLISTICO rendono  l'intera attivita HARAM, ergo l'attivita' del COREIS non genera niente che abbia a che fare con la categoria HALAL. Questo ovviamente non diminuisce la leceita' dell'acquisto dei prodotti da loro certificati per chi lo faccia in buona fede. 

    Niente di nuovo, in Europa possiamo dire che la carne Halal e' un "opinione".. basta fare una ricerca su google per rendersene conto…

  6. utente anonimo says:

    a me un marchio del genere sembra decisamente privo di capacità disi-tintiva e quindi nullo. un po' come registrare il marchio "pasta al sugo" per della pasta c'a pummarola 'ncoppe
    sarei veramente stupito se venisse veramente registrato
    roberto

  7. utente anonimo says:

    pucezio,

    "Siamo alla follia che in Italia si devono produrre alimenti conformi ai dettami islamici"

    ma se a uno piace mangiare carne halal, e se un altro ha la bella pensata di vendere carne halal, a te che te ne frega? mica ti obbligano a te di mangiare muSSSulmano o, orrore, giudio!

    roberto

  8. utente anonimo says:

    roberto #5,

    i miei ricordi di diritto industriale sono, come dire, piuttosto risalenti, ma stavo pensando proprio qualcosa del genere…

    Z.

  9. karakitap says:

    Forse dico una castroneria (della quale sarò felice di essere corretto da chi ne sa più di me, ma mi pare che di solito gli islamici accettano senza particolari problemi il cibo kasher (come anche la circoncisione fatta da ebrei) ergo non dovrebbero esserci problemi per un musulmano ad entrare in un negozio kasher, quanto al "marchio" halal, tempo fa sentti la notizia di un tale che diceva di aver  "brevettato" il curry, per cui pretendeva di essere pagato da chi lo usava (ma forse è una barzelletta). Comunque, di questo passo forse "brevetteranno" anche la bolllitura dell'acqua prima della calata della pasta.
    OT: tempo fa vidi un film in cui si parlava della vita di Mahler (descritta in maniera piuttosto ironica e paradossale), in una scena il compositore chiedeva carne kasher e dil cameriere gli serviva una testa di maiale, che il protagonista addentava famelico, segno che la fame era più importante delle prescrizioni rituali.

  10. utente anonimo says:

    per karakitap,
    so che la tua è un'iperbole, ma provo a chiarire due idee.

    per brevettare qualcosa questo qualcosa deve essere un'invenzione  nuova che implichi un'attività inventiva e  che possa avere un'applicazione industriale. Quindi la bollitura della pasta non può essere brevettata per palese mancanza di novità.

    idem per il marchio:
    un marchio deve innanzitutto avere carattere distintivo: non posso mettere sul mercato un'acqua che si chami "acqua" e sperare di avere un monopolio sull'uso del termine acqua. 
    halal a me sembra un termine generico per indicare tutta una serie di prodotti che hanno certe caratteristiche ed essendo generico non può essere utilizzato come marchio.  mi viene in mente l'olio e un termine "ottenuto con spremitura a freddo". mica é tutelabile una cosa del genere!
    anche quel logo che posta miguel mi sembra difficilmente tutelabile anche se posso concedere un minimo (ma veramente un minimo) di originalità
    inoltre aggiungi che un marchio  non deve essere stato usato in precedenza come marchio per prodotti o servizi identici o simili a quelli per cui se ne richiede la registrazione

    roberto

  11. PinoMamet says:

    Beh Roberto ne sa senz'altro più di me;

    in ogni caso, è vero che non potrei brevettare il termine "spremitura a freddo", ma credo che potrei benissimo, per ipotesi, registrare e tutelare la marca di olio alimentare SpremFred, per dire
    (chi se lo comprerebbe, poi… ;-) )

    quelli del Parmacotto non hanno inventato né Parma né la cottura, però il loro marchio è senza dubbio registrato e tutelato.

    Così sarà tutelato anche il marchietto della Orthodox Union che capita di vedere anche su diversi prodotti in vendita da noi: che tutti si comprano senza farci caso, e che agli ebrei osservanti serve da garanzia.

    Il business potenzialmente c'è anche per i musulmani, e dal punto di vista economico fa benissimo la Coreis a tentare di entrarci: se funziona, voglio dire, mi pare una mossa vantaggiosa.

    Ciao!

  12. utente anonimo says:

    IMO, dovrebbe trattarsi di una certificazione di prodotto. O della autorizzazione ad un Ente Certificatore di rilasciare la certificazione di prodotto. Non deve percio’ riguardare assolute novita’.
    Un po’ come garantire che le uova sono prodotte da galline allevate con assegnate modalita’.
    Dalle mie parti, (forse perche’ terra di anusim?), l’azienda di un personaggio alquanto famoso -sempre localmente- ha ottenuto la certificazione kasherut pel proprio tonno, o forse per alcuni de’ propri tonni in conserva.
    Non oso pensare come alcuni miei ”fratelli in ateismo” prenderanno la notizia. Temo che qualche ******* proporra’ il sanguinaccio o la ‘nduja obbligatoria a musulmani estratti a sorte :-((
    Alla faccia del razionalismo.
    dal vs
    Rassegnato Stampa

  13. RitvanShehi says:

    ——Siamo alla follia che in Italia si devono produrre alimenti conformi ai dettami islamici. Peucezio—–

    Dici che sarebbe meglio lasciare che li  importino dai Paesi del Golfo? In questo caso gli sceicchi sicuramente ti ringraziano, ma il Glorioso Principio Autarchico, nonché la bilancia italica dei pagamenti temo non saranno molto contenti:-).

  14. utente anonimo says:

    http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2010/07/01/visualizza_new.html_1848496236.html

    (Abbastanza) a proposito … SE la cosa stuzzica la vostra curiosità, che ne pensate voi esperti di religioni monoteistiche ?

    Cencio a "soggetto religioso ibrido" al Palio di Siena …

    Blasfemia od ecumenismo ? … Perché l' una o l'altro ?

    XXX

  15. utente anonimo says:

    http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2010/07/01/visualizza_new.html_1848496236.html

    (Abbastanza) a proposito … SE la cosa stuzzica la vostra curiosità, che ne pensate voi esperti di religioni monoteistiche ?

    Cencio a "soggetto religioso ibrido" al Palio di Siena …

    Blasfemia od ecumenismo ? … Perché l' una o l'altro ?

    XXX

  16. utente anonimo says:

    Ah, già … il fatto che l' autore è libanese dovrebbe essere garanzia di NON voler offendere " l' Islamme :) ", o no ?

    XXX

  17. utente anonimo says:

    per quanto riguarda questo post … un immigrato-consumatore è un immigrato avviato all' integrazione.

    It's Capitalism, Baby !

    XXX

  18. PinoMamet says:

    Tutto 'sto casino per un guerriero con turbante (non kefiah come erroneamente scritto e ripetuto)??

    Minchia, in Italia stamo messi sempre peggio.
    Ricordo polemiche su un forum di militari perché non ricordo quale reparto aveva scelto come emblema una mano che reggeva delle spade, una delle quali assomigliava, horribile dictu, a una scimitarra.
    Polemiche placatesi quando gli ho fatto notare che si trattava di un particolare del Giuramento degli Orazi di David, e la scimitarra è una europeissima, per quanto anacronistica, "storta" da fante (che poi è identica a una scimitarra…).

    Il nome Maria in arabo, poi… beh, l'autore è libense e lo ha scritto in arabo, dov'è il problema? Ignoro cosa dica la citazione coranica di cui parlano, ma se tratta di Maria sarà tutto fuori che blasfema.

    Quanto alla stella di David, Maria, che mi risulti, era ebrea e pure del clan di David…

    Ciao!!

  19. PinoMamet says:

    Dimenticavo che i turbanti sono assai ben attestati nella pittura italiana (mi pare di ricordarli nella Scuola di Atene, ad es., che a quanto pare nessun Papa ha ancora trovato "blasfema"): semplicemente perché erano usati!

  20. utente anonimo says:

    Pino,

    – quelli del Parmacotto non hanno inventato né Parma né la cottura, però il loro marchio è senza dubbio registrato e tutelato. –

    Senza dubbio robelux ti potrà spiegare tutto con maggior competenza, ma direi che il marchio "Parmacotto" possiede appieno una propria capacità distintiva.

    Sul marchio "prosciutto", così come sul marchio "halal", invece, avrei qualche dubbio :-)

    Z.

  21. kelebek says:

    Per n. 13

    Qualcuno aveva mai prima sentito nominare "Luciano Silighini Garagnani, leader nazionale della Giovine Italia"?

    E' l'antichissima tecnica….

    non ti conosci nessuno?

    Allora:

    1) usi la Tecnica Fatwa: i musulmani ti hanno minacciato di morte, magari lasciandoti un biglietto misterioso sulla tua scrivania, quando nessuno a parte te è stato visto entrare

    2) denuncio qualche fantastico sopruso islamico esattamente quando va di moda.

    Miguel Martinez

  22. PinoMamet says:

    "Qualcuno aveva mai prima sentito nominare "Luciano Silighini Garagnani?"

    Non era il Megadirettore galattico di Fantozzi, o mi confondo io? ;-)

  23. utente anonimo says:

    Ma quindi un cristiano arabofono che prega Cristo in arabo o scrive qualunque cosa in arabo fa qualcosa di islamico  ?

    Va be', l' afa gioca brutti scherzi … spero.

    Valeriano

  24. utente anonimo says:

    Ma la scimitarra e il turbante non erano originari dell' India ?!

    E poi, oggi non sono forse paramenti dei Sikh ?

    Valeriano

  25. kelebek says:

    Per roberto n. 9

    Quello che non so, è se all'ufficio brevetti posso depositare un semplice marchio, inteso come quel disegnino di cui si vede l'immagine nel mio post; oppure se si brevetta un procedimento, tipo

    "apertura del barattolo di pomodoro tramite svitamento e rilevazione del contenuto con il maialometro, onde rilevare la presenza di oggetti denominati haram…" ecc. ecc.

    Nel primo caso, abbiamo un banale logo privato; nel secondo abbiamo qualcosa come i famosi brevetti sulle piante dell'Amazzonia di cui si parla ogni tanto.

    Miguel Martinez

  26. Peucezio says:

    #3 Miguel
    Sì, direi che è come dici.
    La domanda iniziale veramente era scherzosa, il resto no.
    Per fortuna che per noi cattolici (almeno tradizionalisti) non si può inventare una bistecca che il venerdì si smaterializzi per rimaterializzarsi per incanto il sabato.

    Comunque è la religione in generale che viene schematizzata e semplificata da questi processi. L'Islam, l'ebraismo e per certi versi anche il cristianesimo si prestano bene di per sé, perché hanno un nucleo forte che scavalca confini, continenti, mari, razze e la modernità ovviamente non è che tende a favorire le complesse sette, gruppi e varie forme cultuali dell'Islam, ma tende semmai a semplificarlo, ridurlo all'osso e il fatto che sia una religione del libro (com'è più o meno l'ebraismo e com'è il protestantesimo) favorisce enormemente le cose: non ci vuole niente a stampare milioni di copie della Bibbia o del Corano, mentre vatti a studiare le processioni o i pellegrinaggi che si fanno al tale santuario o la complessa dottrina del tale teologo, islamico, cristiano o ebreo che sia.

  27. utente anonimo says:

    Giù le mani dalle nostre Radici Cristiane, che già hanno sfidato vittoriosamente il Comunismo, come si vede al collo di questa martire magiara che faceva … la cantante :

    http://www.youtube.com/watch?v=blWbjZ15yhc

    CruxMeaLux
     

  28. utente anonimo says:

    Giù le mani dalle nostre Radici Cristiane, che già hanno sfidato vittoriosamente il Comunismo, come si vede al collo di questa martire magiara che faceva … la cantante :

    http://www.youtube.com/watch?v=blWbjZ15yhc

    CruxMeaLux
     

  29. utente anonimo says:

    Miguel (23),

    tenderei ad escludere la possibilità di registrare un procedimento come marchio: il marchio deve essere rappresentato graficamente (ad esempio sono esclusi i marchi olfattivi* o sonori**) per poter essere registrato
    potrebbe invece essere registrato come brevtto industriale, ma li mi sembra evidente che manchi il requisito della novità.
    mi sembra invece plausibile che possa trattarsi di una sepmlice certificazione privata come dice rassegnato stampa (bel nick tra l'altro)

    roberto

    *mi ricordo la storia di non so quale catena di negozi che voleva registrae come marchio un profumo che veniva diffuso nei suoi negozi, e la registrazione è stata rifiutata all'ufficio del marchio comunitario di alicante
    ** esempio di marchio rifiutato: il canto di un gallo in quanto non lo puoi riprodurre graficamente

  30. karakitap says:

    Per Roberto n.9
    Grazie mille dei chiarimenti, in effetti avevo le idee un po' confuse in merito  :)

  31. utente anonimo says:

    OT

    Non mi va il link all'Emirato islamico dell'Afghanistan, qualcuno ne sa qualcosa?

    Erika

  32. kelebek says:

    Per Erika n. 28

    Non saprei.

    Ma ecco, se webmaster si dovesse lamentare di sentirsi perseguitato, potrebbe non essere un caso di paranoia.

    Miguel Martinez

  33. kelebek says:

    Sul copyright

    Shaykh Muqbil ibn Hâdî Al-Wâdi°î (che Allah abbia misericordia di lui) ha detto nel suo commentario di Al-Bâ°ith Al-Hathith:

    [ .. ما ذهب إليه الظاهرية هنا هو الصحيح ، فليس له أن يكتم العلم ، ومن هنا يُعرف أن تحجّر الكتب وطلب حقوق الطبع ليس بمشروع ..

    بل يجوز للمسلم إذا رأى كتاباً وأعجبهُ – لا لأجل الدنيا – وعرف أن الله ينفع به الإسلام ؛ فيجوز له أن يسعى في طبعه ويُنشره للمسلمين
    ولا يقول أن الطابع له فلان ، ويبقى متحجراً له .
    والمؤلف إن استأذنه فحسن ، و إن لم يأذن له يطبع ويتوكل على الله ]

    …ciò che segue la scuola [giuridica] zahirita è l’opinione corretta, non bisogna nascondere la scienza, e da ciò si deduce che “petrificare” i libri e chiedere i diritti d’autore non è legiferato…

    Piuttosto, è permesso al musulmano, quando trovi un libro che gli piaccia – non in ciò che riguarda il dunya – sapendo che Allah farà trarre profitto ai musulmani attraverso [il suddetto libro], di cercare di copiarlo e di diffonderlo.

    E non dica che colui che lo ha copiato è il Tale, appropriandosi tale diritto.

    In quanto all’autore, se glielo permetta è bene, e se non  glielo permetta, che [l’altro] lo copi, ponendo fiducia in Allah.

  34. kelebek says:

    Sul copyright

    Shaykh Muqbil ibn Hâdî Al-Wâdi°î (che Allah abbia misericordia di lui) ha detto nel suo commentario di Al-Bâ°ith Al-Hathith:

    [ .. ما ذهب إليه الظاهرية هنا هو الصحيح ، فليس له أن يكتم العلم ، ومن هنا يُعرف أن تحجّر الكتب وطلب حقوق الطبع ليس بمشروع ..

    بل يجوز للمسلم إذا رأى كتاباً وأعجبهُ – لا لأجل الدنيا – وعرف أن الله ينفع به الإسلام ؛ فيجوز له أن يسعى في طبعه ويُنشره للمسلمين
    ولا يقول أن الطابع له فلان ، ويبقى متحجراً له .
    والمؤلف إن استأذنه فحسن ، و إن لم يأذن له يطبع ويتوكل على الله ]

    …ciò che segue la scuola [giuridica] zahirita è l’opinione corretta, non bisogna nascondere la scienza, e da ciò si deduce che “petrificare” i libri e chiedere i diritti d’autore non è legiferato…

    Piuttosto, è permesso al musulmano, quando trovi un libro che gli piaccia – non in ciò che riguarda il dunya – sapendo che Allah farà trarre profitto ai musulmani attraverso [il suddetto libro], di cercare di copiarlo e di diffonderlo.

    E non dica che colui che lo ha copiato è il Tale, appropriandosi tale diritto.

    In quanto all’autore, se glielo permetta è bene, e se non  glielo permetta, che [l’altro] lo copi, ponendo fiducia in Allah.

  35. utente anonimo says:

    Miguel (30),
    grazie interessante!
    qualche domanda
    1. in che senso "non è legiferato"? non è previsto da nessuna legge? oppure non è lecito? perché nel primo caso potrei dirmi, e vabbé, legiferiamo!
    2. cosa vuol dire dunya?
    3. come campano gli autori nei paesi musulmani?  non è una domanda provocatorio, sul copyright/copyleft ci sono decenni di discussioni e migliaia di pagine che girano attorno alla domanda "come campano gli autori senza copyright"
    4. questo precetto riguarda solo lo sfruttamento economico o anche il diritto morale? per spiegarmi, è lecito copiare e diffondere l'opera altrui, ma bisogna specificare chi è l'autore originario o non è importane? (credo che la risposta sia negli ultimi due paragrafi, ma sinceramente non capisco molto cosa vogliano dire)
    5. ed infine, che valore ha questa regola?

    roberto

  36. utente anonimo says:

    quanto alla domanda 5., girovagando un po' in rete ho trovato la legge iraniana sul diritto d'autore che a prima vista mi sembra del tutto simile ad una qualsiasi legge occidentale
    http://www.parstimes.com/law/copyright_law.html

    roberto

  37. utente anonimo says:

    quanto alla domanda 5., girovagando un po' in rete ho trovato la legge iraniana sul diritto d'autore che a prima vista mi sembra del tutto simile ad una qualsiasi legge occidentale
    http://www.parstimes.com/law/copyright_law.html

    roberto

  38. kelebek says:

    Per Roberto n. 31

    Difficile rispondere… comunque del termine dunya avevo parlato qui.

    Interessante quello che dici sul diritto iraniano. Salvo radicali differenze nello sciismo, vuol dire che manco in Iran c'è la legge islamica, figuriamoci se ce la vanno a imporre a Trecate e Merate.

    Miguel Martinez

  39. kelebek says:

    Per Roberto n. 31

    Difficile rispondere… comunque del termine dunya avevo parlato qui.

    Interessante quello che dici sul diritto iraniano. Salvo radicali differenze nello sciismo, vuol dire che manco in Iran c'è la legge islamica, figuriamoci se ce la vanno a imporre a Trecate e Merate.

    Miguel Martinez

  40. kelebek says:

    "non è legiferato"
    in arabo c'è scritto laysa bi-mashru', che credo significhi, "non è previsto dalla shari'ah".

    Miguel Martinez

  41. Peucezio says:

    In effetti l'unico costo legato alla lettura dovrebbe essere quello dei supporti fisici: stampare un libro costa. 
    Dove sta scritto che i devo farmi pagare per diffondere il mio pensiero?
    Come campano gli autori? Ma perché, l'autore è un mestiere?
    Se uno ha cose così interessanti da dire da non potere e volere distrarre del tempo dalla sua attività intellettuale con il lavoro, e non è ricco di suo, ci sono le università, i centri di ricerca ecc.: normalmente le attività non direttamente produttive ma di insostituibile utilità pubblica, per motivi culturali, scientifici ecc., sono finanziate dagli stati o, al limite, da forme di mecenatismo privato.

  42. PinoMamet says:

    "E non dica che colui che lo ha copiato è il Tale, appropriandosi tale diritto.

    In quanto all’autore, se glielo permetta è bene, e se non  glielo permetta, che [l’altro] lo copi, ponendo fiducia in Allah."

    Allora, io l'ho capita così:

    "posto che il musulmano trovi un libro che reputa utile e interessante, può copiarlo e diffonderlo;
    ma non si faccia passare per l'Autore (suppongo sia il "Tale" di cui si parla), appropriandosi del suo diritto!

    se l'autore gli permette di copiarlo (cioè, non glielo impedisce materialmente o gli fa causa in base all'ordinamento del paese in cui vive) bene; altrimenti, il musulmano lo copi lo stesso, e Allah lo aiuterà".

    Insomma, dobbiamo immaginarci l'epoca dei codici manoscritti: un musulmano trova un libro che pensa sia utile e cosa fa? Lo copia, proprio in senso letterale, lo trascrive, ne fa una copia.
    Ha il diritto di farlo? Per la legge religiosa sì, perchè il libro è utile ed è giusto diffonderlo (si esclude ciò che riguarda il dunya, quindi); per la legge terrena, Allah lo aiuterà.
    Ma in ogni caso non può farsi passare per l'autore del libro.

    Perciò non trovo strano che i paesi "islamici" abbiano, come l'Iran, leggi sul diritto d'autore simili alla nostra.

    Magari mi sbaglio completamente, io l'ho capita così.

    Ciao!

  43. PinoMamet says:

    Faccio notare che il commentario riportato da Miguel dice che "non è lecito nascondere la scienza" ed esclude il "dunya";

    più che del diritto d'autore di un romanziere sta parlando degli articoli scientifici, per capirci.
    E ritiene che non sia lecito nasconderli perché la scienza deve circolare ed essere utile;
    e che si possa diffondere, ma non plagiare (appropiarsi del diritto del Tale).

    Mi pare assolutamente in linea con la giurisprudenza occidentale.

    Per quanto riguarda i libri di intrattenimento, non ho idea.

    Ciao!!

  44. utente anonimo says:

    Peucezio
    "Ma perché, l'autore è un mestiere"

    si

    roberto
     

  45. kelebek says:

    A parte il fatto che non spetta a me fare il perito di diritto islamico :-)

    Il problema di fondo qui probabilmente è il monopolio di fatto che l'azienda-loggia milanese avrà sulla definizione dei cibi leciti in Italia (e italiani per l'esportazione).

    Se il brevetto dovesse coprire solo la grafica del logo, e non il procedimento stesso, ovviamente qualcuno potrebbe anche presentare un altro logo con una sigla leggermente diversa; ma è ovvio che non c'è storia, tra il kebabbaro pakistano da una parte e quattro ministeri della Repubblica Italiana dall'altra.

    Miguel Martinez

  46. utente anonimo says:

    Per Miguel,

    "nel secondo abbiamo qualcosa come i famosi brevetti sulle piante dell'Amazzonia di cui si parla ogni tanto"

    No, non credo sia il caso. Se il marchio è quello che riporti sotto, si tratterà solo di un marchio come un altro, con la differenza che proporrà "la qualità del made in Italy" e via delirando.

    Io invece faccio un discorso più generale, in base al quale il tuo post  mi appare esageratamente malevolo. Probabilmente la ragione è che non sei musulmano. Io, che invece musulmano lo sono, penso che be': CoREIS o non CoREIS, sono contento, perché ogni passo che mi permentte di trovare più cibo halal in un ambiente mediamente ostile mi rende la vita più facile; ogni iniziativa che – per esempio – aumenti la possibilità ai miei figli di poter mangiare qualcosa di meglio alla mensa scolastica rispetto alla pasta in bianco che mangiano quando i loro compagni mangiano il ragù, rende loro la vita più semplice. Un po' di più, mica tanto, ma noi ci accontentiamo di poco – anche se il marchio è registrato dalla CoREIS.

    Sono piccole cose, ma credimi, essere musulmani oggi in Italia – in una roccaforte leghista come doce sto io – è molto complicato. E quindi, benvenga Pallavicini e il suo Halal Italia. Se poi qualcuno gli vuole fare concorrenza, tanto meglio.

    Insomma, se questa classe dirigente una volta su dieci evita di umiliarci, tu lo vedi come opportunismo, io semplicemente come una umiliazione in meno.

    Ripeto, credo che se tu fossi musulmano vedresti la cosa un po' diversamente.

    Un discepolo di Hasan al-Sabbah ;-)

     

  47. utente anonimo says:

    per #40
    Discepolo di ..Hasan al Sabbah  ( quindi saresti un Ismaelita, ovvero un non musulmano …per il 99% della comunita' islamica)
    Essendo la COREIS una cosa che partecipa alle manifestazioni pro israle, sei proprio sicuri che applichino i termini corretti per la definizione di Halal..i tuoi pargoli finiranno a mangiare carne che e' halal quanto lo sia l'occupazione di al Quds…??? O forse e qui sarebbe interessante saperne di piu´per gli Ismaeliti, Quds e la palestina occupata non e' una umiliazione, ma la pasta in bianco si…Potenza degli interessi finanziari dell'Aga Khan…???
    Un anomimo stupefatto..

  48. utente anonimo says:

    A proposito de' quadri ''Misti''.
    In Firenze secondo il prof. Franco Cardini, c'è un quadro a sogetto religioso  in cui,  nell'aureola della madonna, e' riprodotta la professione di fede islamica {Non c'è altro dio se non iddio e ….}

    Lo Smemorato
    [La rivista era Storia & dossier, Giunti ed., ma qual numero non ricordo piu']

  49. PinoMamet says:

    A proposito di turbanti, oggi in televisione ho addocchiato la sfilata del Palio, e sono passati dei figuranti in armatura e turbante, a piedi e a cavallo;
    uno dei tanti costumi tardo medievali o rinascimentali ripreso da qualche quadro.
    Nessuno, a quanto pare, ha avuto nulla da ridire.

  50. utente anonimo says:

    uff, anonimo stupefatto, un po' di irnonia non guasterebbe. Non, non sono ismailita. E' una battuta rivolta esclusivamente a Miguel, e che solo lui capirà.

    Riprovaci.

    discepolo di H. a-S.

  51. utente anonimo says:

    Per l'anonimo stupefatto (adesso leggo anche il resto della risposta idiota).

    Se vuoi entriamo nei dettagli giuridici – ne so qualcosa. Invece, preferisco farti un esempio, che forse lo capisci meglio. Anni fa, prima che spuntassero le prime macellerie halal, i musulmani a Roma se volevano mangiare della carne, sai dove la compravano? Nelle macellerie della comunità ebraica. Dal punto di vista del fiqh – la faccio semplice, ché in realtà è molto più complesso – frega poco chi abbia macellato la bestia, se effettivamente siano state rispettate le pur semplici regole rituali. Se c'è scritto halal, o se chi te la vende ti dice che è halal, be', la carne è halal. Andare a indagare oltre corrisponde a waswas, un termine che potrebbe tranquillamente essere tradotto con "paranoia", di fatto un cavillare ingiustificato.
    Quindi, se il mio macellaio è sionista, posso scelgliere un altro macellaio, ma non posso considerare la sua carne haram. (meno che il mio marja' di riferimento – se sono – non dichiari il contrario, ma qui apriremmo un'altra parentesi).

    Ecco, ho risposto alle tue obiezioni, che comunque mancavano del tutto l'oggetto del mio primo intervento, che riguardava più il – come direbbe Ritvan – "fare il forcio col culo degli altri", che  la determinazione della liceità sciaraitica della carne.

    Sul takfir lanciato sugli ismailiti, meglio invece lasciar perdere….

    Discepolo

  52. kelebek says:

    Per il Discepolo di…

    Ovviamente hai ragione.

    La mia è un'analisi politica precisa del perché hanno deciso di fare qualcosa che certamente va a tuo vantaggio.

    Le due cose non si escludono affatto.

    Miguel Martinez

  53. utente anonimo says:

    Per Miguel,
    sì, sì, l'avevo capito. Ho solo voluto, per così dire, dare un colpo anche dall'altra parte. Insomma, rappresentare anche il punto di vista dei musulmani, che da questa storia avranno qualche piccolo vantaggio. Non è poco.

    Discepolo di…

  54. utente anonimo says:

    discepolo,
    non sono sicuro di aver capito questa frase:
    "Se c'è scritto halal, o se chi te la vende ti dice che è halal, be', la carne è halal"

    sembrerebbe che halal sia non un metodo di produzione ma un'etichetta!
    se faccio un confronto con una DOP  o IGP un abisso le divide
    ciao

    roberto

  55. utente anonimo says:

    Continuo a condividere le perplessità di roberto: quale sarebbe l'elemento di novità del marchio "halal"? quale la sua capacità distintiva?

    Oltretutto – ma non è proprio il mio campo, quindi potrei sbaLiarmi – mi par di ricordare che un segno indicante qualità intrinseche del prodotto – come quelli richiamati da roberto – non sia registrabile come marchio.

    Mah, poi facciano come vogliono :-)

    Z.

  56. utente anonimo says:

    Per Martinez #46

    Sulla Repubblica di oggi nell'edizione milanese c'e mezza pagina dedicata alle ditte italiane che si apprestano a commercializzare cibi denomnati halal e rivolti a consumatori islamici. Nn si fa cenno del COREIS, il che fa pensare che siano in concorrenza. L'articolo ostentava ottimista (un redazionale?) sul scuccesso commerciale di questeiniziative.
    Ciao!

    Andrea Di Vita

  57. utente anonimo says:

    Per Discepolo
    Da Anomino Stupefatto ( e credo chiamato gratuitamente idiota, magari provocante.. ma idiota..??. perche'??, Non nego comuque di esserlo.. forse..).

    1) La questione che sia sufficiente che il venditore dica che sia Halal.. e' un po' come la pelle dei genitali, molto flessibile, non puoi onestamente mettere sullo stesso piano l'affermazione di un macellaio musulmano piu' o meno praticante, e quello di un macellaio magari islamofobo.. o no..?
    Di questo passo finiamo nella situazione descritta da un "famoso" ( per i musulmani in UK, ed in EU in genere) documentario BBC, intorni il 2002 credo, sulla carne Halal in UK. In cui il proprietario di un dei maggiori import di carne halal in UK, cercava di spiegare al giornalista, perplesso dalla constatazione che la carne smerciata come Halal proveniva da macelli "convenzionali"…ignorando di esser ripreso: "Vede  Basta che lo dica Io.. e la Carne diventa Halal"..

    2) Sul takfir sugli ismaeliti..credo che ci sia anche il placito di diversi marja jafari …ne sarei sorpreso del contratio. Grato di diminuire la mia idiozia sapendo di piu' su marja jafari che considerano gli ismaeliti musulmani (se non sei ismalita ed usi il termine marja, sei Jafari, in questo caso credo Usuli, che ne sono la maggioranza, piu che Akhbari, comunque fatti tuoi, ero sorpreso dallo scrupolo sulla carne Halal di un supposto ismaelita, quelli che conosco io non se ne curano per niente)..

    3) Che c'e' di male a comprare della carne kosher come sostituito della halal, da un sionista..purche' di religione israelita, .non centra niente.. se abbiamo ragione di credere che sia un ebreo scrupoloso nel kosher, il suo prodotto sara' tale.. quindi nessun problema.. se invece abbiamo ragione di credere che abbia a disposizione del prodotto ne' kosher ne' halal e sia abbastanza disonesto da spacciarlo come tale dovremmo diffidarne, in altre parole di un "musulmano" che si dica sionista e venda carne Halal,  non mi fiderei molto..

    4) La COREIS di per se' crea dubbi in altri settori.. quali la filiazione della organizzazione spirituale di cui si dice emanazione, la Ahmedya-Idrissya,-dandarawya, una confraternita' musulmana, originaria del Nord Africa, di cui alcuni rami sono in Malesia. Da questi  prenderebbe autoritä "shaych Abd El Wahid Pallavicini"… Il Che e'  una affermazione molto dubbia… Se sei a Roma un breve indagine tra gli italiani musulmani della capitale, diciamo sopra i 40, ti darebbe le necessarie informazioni a proposito. Quindi se tanto ci da tanto…Meglio il Kosher di un ebreo convinto sionista che la Halal di un paraconfraternita antipalestinese..o no..???

    Saluti a buono studio Discepolo..
    Anomino Stupefatto ed Idiota

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