William Dalrymple, Dalla montagna sacra

Non avrei mai pensato di riprendere un articolo da Fare Futuro webmagazine, un sito prossimo alle politiche di Gianfranco Fini, anche se accoglie posizioni piuttosto diverse.

Però si tratta di una recensione ineccepibile di uno dei miei libri preferiti, di cui ho parlato spesso su questo blog: William Dalrymple, Dalla montagna sacra. Un testo fondamentale per disintossicarsi dalla cultura dello "scontro di civiltà". Senza scadere nel buonismo ecumenico e nella negazione delle reali diversità.

Sembra che in Italia, i riferimenti Islam e cristianesimo debbano passare, a Destra, attraverso isteriche urla identitarie; a Sinistra, attraverso la finzione della loro inesistenza. Probabilmente anche per questo, il libro di Dalrymple, ben più importante di quello di Oriana Fallaci, è stato accolto con tanta indifferenza.

Spero che i miei complimenti non portino sfortuna all'autore…


"Attraversare" le religioni: viaggio nei santuari condivisi

Giuseppe Mancini

FareFuturo webmagazine – 24 giugno 2010

La recente visita di Benedetto XVI a Cipro, durante la quale è stato diffuso il documento preparatorio al Sinodo dei vescovi per il Medio oriente previsto a ottobre, ha richiamato l'attenzione dei mezzi d'informazione sulle precarie sorti dei cristiani d'Oriente. I primi cristiani, appartenenti alle Chiese poi nate dopo gli scismi dei concili di Nicea del 325, di Efeso del 431 e di Calcedonia del 451 (tutti i primi 12 concili vennero celebrati sul territorio dell'attuale Turchia): che oggi – penalizzati da una demografia stentata – sopravvivono a fatica tra nazionalismi ostili, fondamentalismi espansivi e conflitti sanguinosi.

Della traballante condizione contemporanea dei melchiti (di rito bizantino), dei copti, dei maroniti, dei siri, degli assiri, dei caldei, si è occupato un decennio fa lo scrittore scozzese William Dalrymple: che è andato a scovarne i superstiti – tra monasteri, chiese, rovine e tombe – sui territori del defunto impero bizantino, dal monte Athos all'Egitto e attraverso la Turchia, la Siria, il Libano, la Palestina. Dalla montagna sacra. Un viaggio all'ombra di Bisanzio (1997) è un diario di viaggio: ma è anche una ricostruzione storica approfondita, un dialogo appassionato, una meditazione triste su un mondo che – pienamente vitale fino a cent'anni orsono – dopo quasi due millenni rischia di scomparire. Un mondo che è diventato l'ombra dello splendore che fu, ma che all'osservatore attento riserva inaspettate sorprese. Come la chiesa e monastero di San Giorgio, sull'isola di Büyükada nel mare di Marmara, proprio di fronte a Istanbul: un santuario condiviso, frequentato senza distinzioni o divisioni da devoti cristiano-ortodossi e musulmani – e non mancano gli armeni e gli ebrei.

Dalrymple vi ha dedicato una gita di mezza giornata e 3 paginette: ma un libro pubblicato in Francia lo scorso anno, frutto di lunghi periodi di ricerche antropologiche sul campo, rivela i meccanismi che spingono a queste frequentazioni plurali, analizza le forme ibride e contaminate che la devozione assume nei “luoghi santi condivisi”. Un lavoro di alto profilo accademico che, nei saggi che lo compongono, estende la sua analisi delle “religioni attraversate”, degli attraversamenti consapevoli e mutualmente accettati da uno spazio religoso a un altro, alle tre religioni monoteistiche di tutto il bacino del Mediterraneo: dalla Turchia al Libano, dalla Siria al mar Nero, dal Marocco all'Egitto, dalla Macedonia alla Bulgaria, dalla Bosnia all'Albania. In Religions traversées. Lieux saints partagés entre chrétiens, musulmans et juifs en Méditererranée (a cura di Dionigi Albera e Maria Couroucli, Actes Sud, Arles, 2009, pp. 360, € 27) vengono studiati anche quei santuari condivisi che hanno ritrovato la loro piena fruizione dopo il disfacimento del mondo comunista, ricatalizzando energie represse ma non scomparse.

I casi di più lunga tradizione appartengono comunque all'Oriente già bizantino. Sono luoghi in cui oggi l'attraversamento si fa quasi sempre in un senso, dal mondo musulmano verso gli spazi cristiani. Ma quest'esclusività è mera funzione dei numeri, della sproporzione demografica tra le due comunità. Un'esclusività che è fenomeno solo recente: perché fino ai primi decenni del secolo scorso, fino agli scambi di popolazione (e al repentino declino anche numerico dei cristiani d'Oriente) che hanno caratterizzato le guerre balcaniche e la fine dell'impero ottomano, la reciprocità era la regola. In un altro fondamentale testo citato e brevemente discusso nelle conclusioni di Religions traversées – Christianity and Islam Under the Sultans di Frederick Hasluck, vera enciclopedia del sincretismo religioso ottomano pubblicata nel 1929 – gli esempi riportati di luoghi santi condivisi frequentati indistintamente da musulmani, cristiani ed ebrei sono infatti centinaia – ma per la maggior parte appartengono ormai al passato.

Resiste Büyükada, la chiesa di San Giorgio con l'annesso monastero. Luogo privilegiato di devozione della comunità ortodossa dell'isola e dell'intera Istanbul, che negli ultimi decenni – soprattutto il 23 aprile, nel giorno del Santo – attira decine di migliaia di musulmani – soprattutto donne, ma non mancano le famiglie intere – in cerca di una grazia. Ne parlano Dionigi Albera e Benoit Fliche – anch'essi però brevemente – in uno dei saggi più interessanti della raccolta, dedicato alle pratiche devozionali miste nelle chiese di Istanbul: soprattutto in quella di Sant'Antonio da Padova, sulla strada principale dell'Istanbul europea, frequentata da musulmani, da armeni, da ebrei – tutti accolti e ascoltati con entusiasmo dai religiosi cattolici.

L'aspetto più interessante del pellegrinaggio del 23 aprile a Büyükada, oltre alle dimensioni prorompenti della folla che si accalca già di buon mattino al di fuori della chiesa, è l'ibridità irrefrenabile delle forme devozionali: con le donne musulmane che si segnano con l'acqua santa, che chiedono la benedizione del pope di turno, che accendono candele colorate (ogni colore corrisponde a una tipologia di grazia), che legano fili di cotone o nastri (sempre colorati) agli arbusti del giardino, che scrivono su un pezzo di carta la loro richiesta (un dilek, un desiderio) poi consegnata all'attenzione di San Giorgio, che tornano l'anno seguente con una scatola di zollette di zucchero da distribuire agli altri pellegrini in caso di grazia ricevuta. Sempre con rispetto, spesso con l'orgoglio di chi tiene in vita un mondo prezioso ma altrove perduto.

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49 Responses to William Dalrymple, Dalla montagna sacra

  1. utente anonimo says:

    questi santuari condivisi hanno a che fare col cripto-cristianesimo ancora presente in Anatolia?
    comunque dall'interessante articolo si potrebbe trovare una spiegazione del passaggio di intere Cristianità orientali agli Islam.

  2. utente anonimo says:

    ho dimenticato di firmarmi

    Mirkhond

  3. utente anonimo says:

    Una religiosità come quella di Büyükada, intrisa di tolleranza com'e', piace pure ad un agnostico. Peccato che una religione tollerante sia una conraddizione in termini: e difatti i posti come Büyükada stanno scomparendo, i preti vengono sgozzati e i barconi di immigrati afrcani respinti dai Difensori dei Valori.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  4. kelebek says:

    Per Mirkhond

    Immagino di sì, ma devo ancora trovare uno studio serio della religiosità turca: sopravvivenze cristiane, tracce turco-pagane, comunanze con il mondo greco, retroterra balcanico, elementi caucasici, sufismo iranico, sciismo e derivati, ruolo delle confraternite, differenze antropologiche con il mondo arabo-islamico, i movimenti rinnovatori moderni, il ruolo dell'islam di stato ataturkiano, il rapporto con il nazionalismo…

    credo che ne verrebbe fuori un quadro di straordinario interesse.

    Anzi, qualcuno sa suggerirmi un testo del genere, se esiste, in qualunque lingua…

    Miguel Martinez

  5. kelebek says:

    Per Andrea n. 3

    La colpa principale è dell'alfabetizzazione. Che obbliga a definire ciò che prima era indefinito, a costruire discorsi in apparenza coerenti e senza contraddizioni.

    L'alfabetizzazione si lega alla scuola, cioè all'obbligo di scegliere o questa o quella come lingua unica.

    Non è un discorso contro la scuola, ovviamente; ma una constatazione.

    Poi è chiaro che si arriva a un certo punto in cui gli individui del ceto medio benestante possono scegliere di fare le commistioni che vogliono – che so, farsi il peyote sotto la statua del Buddha – ma ciò è solo una ricostruzione artificiale, che non è immaginabile senza la lettura e quindi l'alfabetizzazione.

    Miguel Martinez

  6. kelebek says:

    Sempre per Andrea n. 3

    Questa considerazione si lega strettamente a un'altra: il fatto che la grande riserva umana dell'islamismo militante è costituita dai figli di contadini inurbati che cercano di ritagliarsi carriere tecniche (ingegneri, ecc.).

    E quindi applicano anche alla religione lo spirito tecnico.

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    Per Miguel Martinez

    la ringrazio per avermi risposto.

    C'è un testo del 2005 a cura di Mirella Galletti, studiosa del mondo kurdo,

    Viaggi in Armenia, Kurdistan e Lazistan.

    L'autore è un esule mantovano, Alessandro De Bianchi, il quale ostile all'Austria, fuggì nell'Impero Ottomano dove, fingendosi musulmano, divenne ufficiale del Sultano per quattro anni (1855-59).
    De Bianchi fu inviato nell'Anatolia orientale e ai confini con la Persia Cagiara, come ufficiale di reclutamento in base alle nuove leggi ottomane che istituivano la leva sul modello europeo.
    Dai suoi viaggi, al suo ritorno in Italia nel 1863, pubblicò questo diario.
    Qui si trovano, tra le altre cose, interessanti notizie sul Cripto-Cristianesimo, fenomeno di cui almeno in Italia, si sa pochissimo.
    Cripto-Cristianesimo diffuso soprattutto nella regione di Tebisonda, che all'epoca era chiamata Lazistan, dal popolo caucasico dei Lazi o Lasi, che ancora oggi abita ad est di Trebisonda.
    Mirkhond

  8. utente anonimo says:

    De Bianchi che fu a Trebisonda nell'ottobre 1858, descrive la regione come la roccaforte dei Cripto-Cristiani, chiamati in loco Khrumli.
    De Bianchi cercò di saperne di più su questo gruppo religioso che aveva una doppia identità religiosa: esteriormente erano sunniti hanafiti ed avevano un'onomastica islamica, ma nel segreto delle loro case, chiamavano il papàs ortodosso e si facevano battezzare e seguivano tutti i sacramenti della Chiesa ortodossa, e portavano sempre in ambito strettamente familiare, nomi romaici.
    Erano anche bilingui osmanico-romei, cioè parlavano il romeika, cioè il greco pontico.

    Mirkhond

  9. utente anonimo says:

    Per Martinez #5

    ''La colpa principale è dell'alfabetizzazione. Che obbliga a definire ciò che prima era indefinito, a costruire discorsi in apparenza coerenti e senza contraddizioni.

    L'alfabetizzazione si lega alla scuola, cioè all'obbligo di scegliere o questa o quella come lingua unica.''

    Non è detto. Ci sono vari controesempi. La Svizzera è un paese multilinguistico e multiconfessionale che ha elevatissima alfabetizzazione e una scuola pubblica -con obbligo scolastico- dove si insegnano più lingue scritte. E' raro trovare uno Svizzero di sedici anni che non sia almeno bilingue, almeno a un livello elementare. L'introduzione della scuola pubblica e dell'alfabetizzazione di massa non ha rinfocolato i fanatismi che pure avevano straziato la Confederazione nelle lotte fra Cantoni cattolici e non, e sì che in Svizzera è nato un Calvino.

    In Turchia si sono sterminati gli Armeni, scacciati a forza i Greci ed  emarginati i Curdi quando ancora la massa era analfabeta. Ma non stava scritto nelle stelle che dovesse andare per forza così. Fu per deliberata scelta dei governanti che si ebbero quei massacri; altrimenti, nulla impediva che nelle scuole dell'epoca dei Giovani Turchi e successivamente di Ataturk si insegnasse sia il turco (magari non l'osmanli) sia l'armeno e il curdo -come oggi in Svizzera si studiano tedesco, francese e italiano, per non parlare del ladino usato localmente.

    Semmai è la religione che impone l'uso di una lingua sacra anche a chi non ne capisce una sillaba, come nelle madrasse afghane dove i bambini di sette anni biascicano a memoria sure in quell'arabo classico che non hanno ami avuto modo di studiare.

    Quando dico 'religione' intendo anche la religione immanente del nazionalismo. Finchè in Jugoslavia si insegnava il culto della personalità di Tito i kosovari vivevano in pace, ma quando a scuola si è comnciato a dire che i kosovari musulmani avevano occupato l'antica terra serba del Campo dei Corvi si è avuta la prima avvisaglia della pulizia etnica.

    Analogamente, le interminabili guerre intestine del multietnico Corno d'Africa non trovano radice nell'alfabetizzazione, spesso assente. E nella multilinguistica e multietnca India le turbe che si massacravano ad Ayodhya erano per la maggior parte di analfabeti, non di laureati.

    Nemmeno in Italia l'alfabetizzazione di massa in italiano ha rinfocolato le millenarie animosità fra le varie regioni, che pure hanno dialetti a volte non mutualmente intelligibili; la Padania legaiola è invenzione di un'Italia in cui la scuola pubblica di massa è in declino.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  10. utente anonimo says:

    Tuttavia non era facile avvicinare questi Khrumli, per via dello strettissimo silenzio con cui avvlogevano la loro doppia vita religiosa.
    Lo stesso De Bianchi provò a parlare in greco e a farsi il segno della croce, lui anticlericale, ma quelli restavano diffidenti.
    il motivo lo spiega lo stesso autore, riferendosi all'Hatt-i-Humayun del 1856, quando alcuni Khrumli, uscirono allo scoperto dichiarandosi cristiani, cosa che aveva provocato la loro incarcerazione da parte del governatore di Trebisonda.
    E tuttavia pur senza ammissioni dirette, De Bianchi era riuscito ad individuare perlomeno le aree e i gruppi legati a questa popolazione.
    Ora, col 1922-24, con lo scambio di popolazioni Turchia-Grecia, anche la regione di Trebisonda perse la sua parte cristiana, ma nel 1996 il giornalista turco Omer Asan di Edirne, ma originario del Ponto, dichiarò in un suo libro, che almeno 300000 persone dell'area di Trebisonda erano romei, e che il romeika era parlato, come vernacolo familiare nei villaggi sulle Alpi Pontiche da almeno 50000-75000 persone!
    Asan per queste rivelazioni ha rischiato di essere incrimato due volte, sempre per le note paure delle autorità turche di vedere minata la repubblica kemalista, se si va a scartabellare troppo nel passato.
    Asan non fa riferimenti espliciti a sopravvivenze cripto-cristiane, sopravvivenze tra l'altro private dal 1924 del supporto del clero ortodosso.
    E tuttavia alcuni indizi farebbero pensare di sì, come la presenza di sacerdoti cattolici nell'area come don Santoro, ucciso nel 2006, e un articolo della Voce Armena, giornale telematico degli Armeni italiani, che un paio d'anni fa pubblicò un articolo sulle presenze armene in Anatolia DOPO il genocidio del 1915-22.
    Ora quest'articolo parla semplicemente di Armeni in quanto persone, ma ha suggerito che molti di essi possano praticare nel segreto delle mura domestiche, almeno delle memorie cristiane come le preghiere, e la presenza in Anatolia di sacerdoti cattolici e pastori protestanti, porterebbe almeno parte di questi cripto-armeni ad avvicinarli, per poter vivere una qualche forma di cristianesimo.
    Ora se questo vale per gli Armeni, a maggior ragione dovrebbe valere per quelli che ufficialmente erano (e sono) dei musulmani che, proprio per esser tali non sarebbero stati espulsi in Grecia nel 1922-24.
    Mirkhond

  11. utente anonimo says:

    Per Mirkhond #7,8,9

    Grazie per i bellissimi post. Una domanda: mettendo insieme i tre pst risulterebbe che i Lazi della zona di Trebisonda parlassero romeika. ma i Lazi non erano popolazione di lingua nordcaucasica, un po' come gli Abygi (alias Circassi) e (per i sudcucasici)  i georgiani e i mingreli? E i georgiani sì che sono cristiani. Creevo che l romeika fosse parlato appunto dai Greci del Ponto, quelli poi cacciati da Ataturk.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  12. utente anonimo says:

    Per Andrea
    Sì, anch'io me lo sono posto il problema quando lessi per la prima volta il testo del De Bianchi.
    Il termine Lazistan, cioè Paese dei Lazi, è, a mio modesto parere, la versione ottomana di Khaldia, cioè il termine bizantino per indicare la regione di Trebisonda.
    Ora Khaldia fa riferimento ai Khaldi o Caldei, che non hanno nulla a che fare con la popolazione semitica babilonese, ma erano appunto la popolazione indigena pre-greca del Ponto, come attestato anche dall'Anabasi di Senofonte.
    In realtà all'epoca di Senofonte (400 a.C. circa), i Khaldi erano solo una delle popolazioni indigene della costa e delle Alpi Pontiche, popolazioni che per gli studiosi erano di lingua caucasica e antenate degli attuali Lazi.
    I Khaldi, abitavano la regione di Gumushane, regione che De Bianchi individua come la roccaforte dei Khrumli.
    Ora se l'area pontica era all'Epoca di Senofonte linguisticamente caucasica, tranne Sinope e Trebisonda greche, possiamo pensare che il processo di ellenizzazione linguistica, dopo la spinta alessandrina, fosse avanzato enormemente nell'entroterra nella prima epoca bizantina.
    Secondo Toynbee, all'epoca di Giustiniano I (527-565), il greco aveva soppiantato tutte le lingue indigene anatoliche ad est della linea Trebisonda, Kayseri, Silifke, ma è probabile che sulle Alpi Pontiche, data la natura del territorio, queste durassero più a lungo.
    Una cosa è certa: a metà del IX secolo, le autorità romano-orientali istituirono il tema (provincia) di Khaldia, che comprendeva pressappoco il Lazistan ottomano.
    I Romani orientali dunque per denominare la nuova provincia utilizzarono un termine indigeno e ciò forse può significare la tenace persistenza dell'identità caucasica nella regione, e forse che il romeika soppiantò il khaldo molto lentamente, in una data che non saprei definire, ma sicuramente mantenendone un ricordo fino in epoca ottomana.
    Un imperatore romeo di Trebisonda, morto nel 1297 si chiamava Giovanni Lazo.
    A proposito esiste uno studio di uno storico georgiano, Giorgi Leon Kavtaradze del 2002, Uno Studio Sull'Interpretazione Su Alcuni Etnonimi Anatolici e Caucasici Nelle Fonti Classiche.
    Il testo, in inglese, lo reperii un paio d'anni fa su internet (la traduzione del titolo in italiano è mia).
    Mirkhond

  13. utente anonimo says:

    errata corrige

    riferendomi all'avanzata della lingua greca in Anatolia all'epoca di Giustiniano, intendevo dire che aveva soppiantato le lingue indigene ad OVEST della linea Trebisonda, Kayseri, Silifke.
    Mirkhond

  14. utente anonimo says:

    Quanto agli attuali Lazi, la loro lingua caucasica, affine a quelle della Georgia, è infatti ancora parlata nell'area pontica ad est di Trebisonda fino all'Agiaristan ex sovietico.
    Ora secondo Kavtaradze e la storiografia georgiana in genere, i Lazi sarebbero gli ultimi superstiti di un'area linguistica molto più vasta e che in epoche remote si sarebbe spinta addirittura fino all'Egeo, venendo via via ridimensionata dalle lingue indoeuropee come l'ittita, il luvita, il greco e l'armeno, oltrechè dall'osmanico, e riducendosi appunto all'area ad est di Trebisonda.
    ps.
    Nel 2004 l'attuale premier turco Erdogan, in visita in Georgia, rivelò di essere di origine lazica (è nato infatti a Rize) e avrebbe fatto capire di avere radici cristiane ortodosse.

    Mirkhond

  15. utente anonimo says:

    Per Mirkhond #12, 13

    ''l'area pontica era all'Epoca di Senofonte linguisticamente caucasica''

    Questo risponde a una domanda che mi sono fatto già quando studiavo l'Anabasi a scuola: quali lingue si parlavano nelle zone attraversati dalle truppe di Senofonte?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    P.S. Se io avessi la mentalità del telespettatore abituale di Voyager (cosa che fortunatamente non ho) mi verrebbe subito in mente che a Lemno, non lontanissimo dalla Khaldia, in epoca preclassica si parlava una lingua strettamente imparentata col proto-etrusco (come è attestato appunto dalla Tavola di Lemno), e che in passato più di un etruscologo dilettante ha postulato una lontana parentela fra lingue caucasiche, l'etrusco e il basco, a causa della struttura ergativa (cioè, il soggetto di verbi transitivi è trattato in modo diverso dal soggetto di verbi intransitivi). Ora sappiamo che all'etrusco era al più imparentato il retico, ma mi chiedo -stante il fatto da te testimoniato che lngue caucasiche erano in antico diffuse assai più a occidente di quanto lo siano oggi- se anticamente anche la lingua dei Lazi, come oggi l'abkhazo, presentasse la struttura ergativa. (Oggi la lingua dei Lazi non ha la struttura ergativa, ma questo vuol dir poco: del resto, 'me pudet' non significa forse 'mi vergogno' in latino?)

    P.S. Mirkhond e' lo storico afghano, no?

  16. PinoMamet says:

    Il greco pontico tra l'altro sembra abbastanza conservativo, presenta caratteri di un certo arcaismo (etacismo, mantenimento dell'infinito, certe forme di aoristo ecc.):
    sono elementi che si ritrovano nelle parlate isolate da quelle "sorelle", ma anche in quelle prese in prestito da popolazioni di tutt'altra lingua

    (un po' quello che è successo al sardo, insomma).

    Tra l'altro, quando il pontico non era ancora isolato dal resto del mondo greco, quest'ultimo doveva essere in maggioranza già itacistico.

    Ciao!

  17. utente anonimo says:

    per Andrea
     Si, Mirkhond è vissuto ad Herat presso gli ultimi sovrani timuridi d'Iran e dell'Asia Centrale, anche se era nato a Bukhara.
    Non sono un linguista e quanto ho scritto, lo prendo dagli studi di Kavtaradze e della storiografia georgiana, la quale postula un'antichissima area linguistica pan-caucasica che dall'Egeo si sarebbe spinta fino all'Iran, prima di essere travolta dalle invasioni indoeuropee e ristrettasi all'attuale Caucaso.
    Ad esempio, gli Hatti, la civiltà pre-ittita e pre-indoeuropea dell'Anatolia centrale, stando a questa storiografia sarebbero dei paleocaucasici, e ciò dalla comparazione dei termini hattici giuntici come glosse all'interno di iscrizioni ittite.
    oppure gli Elamiti del Golfo Persico, anch'essi considerati caucasici sempre per via di alcune remote affinità linguistiche.
    E' probabile che anche gli Hurriti-Urartei lo fossero, stando sempre alle solite somiglianze, ma mi fermo qui perchè non sono un linguista.

    Mirkhond

  18. RitvanShehi says:

    X Mirkhond

    Il fenomeno del "criptocristianesimo" è stato presente anche in Albania, nei primi secoli dell'occupazione ottomana. E' rimasto nel lessico albanese il detto popolare (applicabile a chi pratica la doppiezza) "Ha bukën e turkut e bën duvanë e kaurrit" (mangia il pane del turco – ovvero è impiegato nell'amministrazione ottomana, causa principale di tali "conversioni" – e recita la preghiera del cristiano).

  19. RitvanShehi says:

    Miguel, dici che è OT qui la notizia sconvolgente apparsa su "La Repubblica", secondo cui Israele "perseguita" gli ebrei religiosi?:-)
    http://www.informazionecorretta.it/main.phpmediaId=4&sez=120&id=35268

    P.S. Ci mancava solo la faida fra ashkenaziti e sefarditi……

  20. Peucezio says:

    Miguel #5

    questa secondo me è una affermazione profondissima, che spiega un'infinità di fenomeni in modo semplice ed efficace.

    A proposito, già da un po' ho finito di leggere il libro di Dalrymple, in ossequio al tuo invito ad andarlo a comprare anche in pigiama nella libreria più vicina.
    Pensavo di scriverti qualcosa in privato, ma visto che ci hai fatto un post…

    Mi sembra valido, sicuramente è stata una lettura interessante.
    E, in effetti, anche io sono rimasto molto colpito da queste forme di sincretismo e di condivisione di culti, che poi sono le forme di religiosità che amo di più e che ritengo le più valide: essere religioso per me significa sapere che nel tale posto c'è un santo, un oggetto carico di potenza sacra e benefica, una numinosità che si manifesta in qualche forma, più che l'adesione a una dottrina elaborata da qualcuno in qualche parte del mondo.
    Non so però quanto costituisca un antidoto, come tu l'hai definito, contro lo scontro di civiltà.
    Io ci ho trovato il grande disastro prodotto dal nazionalismo da una parte e dall'integralismo religioso contemporaneo dall'altra, di contro alla tolleranza ricca e  pluralistica dei grandi imperi d'Ancien Régime, cristiani o mussulmani che fossero (L'Impero Ottomano, quello asburgico, ci metterei anche quello zarista).
    Si tratta sempre di principi che pretendono di uniformare dall'alto e in modo centralizzato delle realtà sociali locali molto più complesse e sfaccettate, il nazionalismo in senso etnico-linguistico e l'integralismo in senso religioso (quasi sempre letteralista e semplificatorio), facendo quindi grossi disastri, oltre che spargendo molto sangue.
    Mentre per il nazionalismo moderno  bisogna tirare in ballo, credo, il positivismo scientista da una parte e il romanticismo e l'idealismo (che pure per molti aspetti non sono disprezzabili, così come anche qualcosa del positivismo si salva) dall'altra; riguardo all'integralismo religioso, anche se quello islamico è un fenomeno molto recente, almeno nelle forme che conosciamo, è comunque il virus del monoteismo che infetta ab origine queste religioni, mentre le forme di sincretismo di cui abbiamo detto sono sopravvivenze di forme cultuali precristiane e preislamiche. Nella misura in cui il cristianesimo e l'Islam si sono mischiati con forme religiose e culturali precedenti, hanno espresso valori nobili (si pensi anche alla filosofia greca), nella misura in cui sono rimasti puri (o, peggio ancora, hanno recuperato una pretesa purezza originaria), hanno solo seminato rovine.
    Preferisco il cattolicesimo e l'ortodossia all'Islam solo perché si sono "imbastarditi" di più rispetto al rigido monoteismo islamico e poi perché il cattolicesimo è la mia tradizione di italiano e pugliese, ma, idealmente, forse gli unici religiosi rispettabili nel mondo attuale sono gli induisti con i loro milioni di dèi e la loro ricchissima e gigantesca mitologia.

  21. kelebek says:

    Per Ritvan n. 19

    Credo che l'accusa di "razzismo" contro gli ashkenaziti sia falsa: oltre un quarto degli ultraortodossi in lite con lo stato nella scuola sono sefarditi.

    La questione di fondo è un'altra: si può vivere da ebrei nello Stato ebraico?

    Oppure lo stato israeliano è un coacervo di culture diverse, unite da una religione in cui non credono e che non praticano? O dove lo stato addirittura ostacola la pratica di una religione che storicamente ha come elemento fondante la distinzione e la separazione?

    E' un nodo che non è mai stato risolto. In fondo è lo stesso problema del Pakistan, dove popoli diversissimi sono uniti da uno stato che ha come unico comune denominatore il fatto di essere musulmani… con una costituzione in origine laica.

    E' inevitabile che prima o poi il problema emerga.

    E comunque preferisco di gran lunga gente che porta i riccioli strani a gente che va in giro con i mitra, come invece fanno i sionisti religiosi. E poi non vanno su Internet e non hanno account su Facebook.

    Miguel Martinez

  22. kelebek says:

    Sempre per Ritvan n. 19

    diversi siti e blog critici nei confronti del sionismo approfittano di questo scontro per dire che "anche in Israele ci sono i fanatici religiosi". E' una critica che non condivido, e rispondo così già a chi magari commenterà per dire "sì ma Israele c'è una maggioranza laica".

    Tra l'altro, ho sempre criticato la definizione di Israele come "teocrazia". E' un'etnocrazia, che è cosa ben diversa.

    Miguel Martinez

  23. utente anonimo says:

    Per Ritvan

    Sul cripto-cristianesimo in Albania e nel Kosovo, Noel Malcolm in "Storia del Kosovo" riporta che il Papa e Propaganda Fide erano contrari nei secoli XVII-XVIII ad amministrare i sacramenti a questi cripto-cristiani albanesi, ritenendo il loro un cattolicesimo spurio, ma i vescovi missionari del posto, anch'essi spesso albanesi come Pjeter Bogdani o Gregor Mazrreku, fecero capire a Roma che solo in quel modo si poteva ancora mantenere una cristianità in quelle regioni.
    Malcolm inoltre riporta esempi di cripto-cristianesimo nel Kosovo ancora nel 1930, sotto la Jugoslavia dei Karageorgevic'.

    Mirkhond

  24. utente anonimo says:

    Per Peucezio #20

    ''L'Impero Ottomano, quello asburgico, ci metterei anche quello zarista''

    Tutti imperi che hanno scatenato a ondate violente persecuzioni contro minoranze religiose al proprio interno, senza contare le guerre esterne condotte sotto l'ègida della varie religioni.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  25. utente anonimo says:

    x Miguel

    i libri di T. Zarcone sono in tema. Fra l'altro é tipico di una certa religiosità sufi ottomana di avere una doppia identità religiosa, una pubblica ed un'altra privata. Il mimetismo religioso,  la dissimulazione,é una caratteristica del sufismo ottomano, ma che Ataturk aveva messo fuori legge. Ciao! jam

  26. RitvanShehi says:

    x  Mirkhond (#23)

    La "Storia del Kosovo" di Malcolm è un ottimo libro.

  27. RitvanShehi says:

    —-….ho sempre criticato la definizione di Israele come "teocrazia". E' un'etnocrazia, che è cosa ben diversa.Miguel Martinez——

    Beh, è già un bel passo avanti. Magari fai ancora un piccolo sforzo:-) per definirlo "Stato nazionale degli ebrei", come il Messico è lo Stato nazionale dei messicani, l'Italia lo Stato nazionale degli italiani e l'Albania lo Stato nazionale degli albanesi. E poi, realizza che siccome nessuno proclama in pubblico di voler cancellare dalle mappe il Messico, l'Italia o l'Albania e nessuno lancia missili artigianali sui loro territori, qualche piccola differenza fra i suddetti Stati e Israele ci dovrebbe pur essere.

  28. kelebek says:

    Per Ritvan n. 27

    Il Messico è lo stato nazionale di tutti coloro che sono nati in Messico, a prescindere da origine etnica, religione, colore della pelle o lingua. Non ha nemmeno una lingua nazionale, e  ai fini legali se ne riconoscono circa 150.

    Diverso sarebbe stato se fosse stato lo stato nazionale dei Nahua, in cui i Maya sono tollerati, purché non si riproducano troppo.

    Sto ovviamente parlando della teoria: nei fatti, il Messico è certamente il paese dei mestizos tendenti al bianco; ma non esiste alcuna teorizzazione della cosa, né bombardano il Guatemala finché non riconoscerà il Messico come Stato dei Mestizos.

    Miguel Martinez

  29. kelebek says:

    Sempre per Ritvan n. 29

    comunque la dissoluzione del Messico è stata proposta più volte, e non ci trovo nulla di demoniaco o moralmente inaccettabile.

    Il paese è infatti costituito da almeno tre zone totalmente diverse, e non è detto che debbano convivere per sempre.

    Miguel Martinez

  30. utente anonimo says:


    …Corano e povertà: essere nel mondo, ma non del mondo.

    I dervisci,  i qalandar alcune tariqe sufi sono basate proprio sul tema della povertà, lo stesso Ibn'Arabi lascio', come San Francesco, tutte le sue ricchezze per dedicarsi alla ricerca dell'oro spirituale, un'altro sufi dice: "envy and love of the world must depart from the heart of the true seeker" ( hadrat habîb 'Ajmi).
    Non a caso molti di questi qalandar erano vestiti di un abito di pezze, logoro e ricucito da loro stessi e viaggiavano da Bassora fino all'india passando dal khorassan  ed hindu-khush. Nomadismo,pellegrini, alla ricerca del maestro, de santo, dell'altro, alla ricerca della conoscenza.: il profumo ed il sapore dello spirito.
    Tutti questi spirituali che hanno lasciato alle spalle la ricchezza sono dei filosofi, vedi al 'Gazali o degli eruditi-filosofi alla ricerca del principe mecenate, vedi Avicenna, Sohrawardi, ecc.che hanno bisogno della ricchezza per realizzare le loro opere.
    Povertà e ricchezza sono su di una bilancia, e la tariqa di abu' Hassan al'Shadili, ad esempio, non richiede l'abbandono delle cose mondane, anzi fa dell'essere nel mondo un momento fondamentale , ma questo soltanto se non si dimentica  di fare Zakat. Essere nel mondo, ma non del mondo.
    L'esempio del Profeta Mohammed é d'obbligo: lui non ha mai pensato ad arricchirsi personalmente, ma ha sempre distribuito tutto quello che riceveva tenendo per sé solo in necessario. La stessa Fatima , alla morte di suo padre si é vista privata dell'eredità, perché non si é riuscito a capire  se la proprietà del khayber appartenesse al Profeta o a tutta la comunità medinese…Fatima rivendico' invano, il suo diritto ad avere qualcosa….
    ..luoghi santi, monasteri condivi , e Santi condivisi ecco perché San Giorgio, perché per i musulmani San Giorgio non é altro che al'khadir, l'al'khadir che nella sura della Caverna, da lezioni a Mosé, al'khadir  venerato anche dagli indù  mentre avanza sulle acque trasportato da un pesce, per raggiungere l'isola verde  e la sorgente della vita.  Anche Alessandro il Grande lo ha incontrato, là al confine nella città di frontiera fra india e asiaaaaaaaaaaaa, ciao,jam

  31. utente anonimo says:

    a proposito di monasteri condivisi segnalo quessto articolo

    "Un santuario islamo-cristiano nei pressi di Varna "

    http://www.islamshia.org/articolo.php?ids=257

  32. RitvanShehi says:

    Per Jam

    Il sufismo in molti casi è stato l'equivalente del francescanesimo cattolico e dell'esicasmo ortodosso, ma i Qalandar mi sembrano piuttosto gli equivalenti dei legionari di Cristo, per gli orrori sessuali di cui si sono macchiati.
    Se ne sai di più, ti prego smentiscimi.
    ciao
    Mirkhond

  33. utente anonimo says:

     —….né (i messicani-ndr.) bombardano il Guatemala finché non riconoscerà il Messico come Stato dei Mestizos. kelebek—-

    Beh, il paragone zoppica e parecchio. Primo, perché i guatemaltechi mica si divertono a sparare razzi sul Messico o a mandare kamikaze a farsi saltare sui bus di Mexico City. E secondo, perché il Guatemala riconosce lo Stato del Messico COSI' COM'E' (e com'è riconosciuto dalla Comunità Internazionale) e non lo chiama "Entità Mestizos":-)

    —–comunque la dissoluzione del Messico è stata proposta più volte, e non ci trovo nulla di demoniaco o moralmente inaccettabile. Il paese è infatti costituito da almeno tre zone totalmente diverse, e non è detto che debbano convivere per sempre.—–

    Oh, beh ma neanch'io troverei "demoniaco o moralmente inaccettabile" se – per assurdo – si proponesse alla popolazione israeliana di decidere (con referendum o voto parlamentare o sarkazzo d'altro strumento DEMOCRATICO) se vuole dividere il territorio dell'attuale Stato d'Israele in due (o anche più, se vogliamo:-)) entità statuali indipendenti o semindipendenti. Del resto i precedenti storici ci sono, no, il Regno di Israele e quello di Giuda:-). Ma non credo che il tuo amico Ahmy intenda questo:-).

  34. utente anonimo says:

    X Mirkhond
    …un po' di ginger nel thé
    …orrori sessuali? dove come quando e perché? gli orrori sessuali non sono contemplati nella tariqa  qalandariiyya,  anche se malamati , la voie du blâme , non é poi cosi facile da capire! Normalmente i qalandar sono asceti.
    Qalandar paradossali, atipici, enigmatici, marginali, malfamati,malang, e non si possono capire senza pensare un attimo allo sciamanesimo pre-islamico d'asia centrale, e non si puo parlare di qalandar senza andare lontano, fino ai vratya del primo induismo, asceti erranti, o senza pensare ai sadhu, quasi nudi, vestiti di cenere, fumanti, deliranti, elemosinanti, spesso in trance. Qalandar-fakiri che si trafiggono come se niente fosse: immuni al dolore. Non si puo parlare di qalandar senza  rifarsi alla tariqa malamatiyya,  malamati la voie du blâme, cioé del discredito, il voler essere mal considerati e questo per eludere la trappola egotista di sentirsi bravi e buoni e fare prosperare l'amor proprio, invece della Conoscenza o l'Amore maiuscolo. Prendere sulle proprie spalle i crimini commessi da altri, vivere nei luoghi malfamati fingersi pazzi. E nonostante l'estremità di questa scelta essere accettati da più o meno tutti gli strati sociali  per il carisma incomprensibile ma purtanto efficace che la loro follia procura. E' come se avventurandosi nei bassifondi ne ricevessero l'immunità, ed allo stesso tempo il potere di guarire  ed esorcizzare coloro che sono davvero contaminati dal male. Hanno la capacità di liberare i luoghi dagli spiriti nefasti e curare le malattie: assorbono il male trasformandolo in bene, come gli antichi sciamani sono dei guaritori e vedono cose che gli uomini ordinari non vedono. Vivono fra la gente e  della generosità della gente quindi se davvero facessero cose orribili non riceverebbero nessuna elemosina o sussistenza. Le ceramiche policrome dei minareti di Herat  danzano il sama insiema ai qalandar, enigmatici, in trance…ciao,jam

  35. utente anonimo says:

    Per Jam

    Mah! Leggendo la sacra wiki e Il mio nome è Rosso di Pamuk, i Qalandar,Kalenderi in turco, mi appaiono in tutt'altra veste!
    Grazie per avermi risposto?
    ciao Mirkhond
    ps. sei originaria dell'Iran orientale?

  36. Peucezio says:

    Errata corrige

    Volevo dire:
    grazie per avermi risposto.
    ciao
    Mirkhond

  37. kelebek says:

    Miguel, quanto sei brutto, perché non rispondi alle mie impressioni di lettura??

  38. Peucezio says:

    Per Peucezio n. 37

    E cosa dovrei rispondere? Mica hai fatto delle domande. E giustamente – hai dato una tua lettura interessante del testo, che io sto ad ascoltare.

    Miguel Martinez

  39. RitvanShehi says:

    Vabbè, faccio finta di accontentarmi della risposta e di non essere risentito… :-)

  40. RitvanShehi says:

    ——Preferisco il cattolicesimo e l'ortodossia all'Islam solo perché si sono "imbastarditi" di più rispetto al rigido monoteismo islamico e poi perché il cattolicesimo è la mia tradizione di italiano e pugliese, Peucezio——

    Beh, se dovessi raccontarti cosa dicono i tuoi "preferiti" ortodossi su voialtri "papisti", inorridiresti…..

    —–ma, idealmente, forse gli unici religiosi rispettabili nel mondo attuale sono gli induisti con i loro milioni di dèi e la loro ricchissima e gigantesca mitologia.—-

    Ah, "gli unici rispettabili"…allora dillo che – alla faccia della tua cara tradizione di italiano e pugliese – ti è piaciuto il poster induista di Gesù con la lattina di birra e la sigaretta in mano!:-)
    http://archiviostorico.corriere.it/2010/febbraio/23/Vignetta_blasfema_Gesu_accende_rabbia_co_9_100223047.shtml

  41. Peucezio says:

    siempre x Peucezio

    Non mettere nello stesso calderone cattolicesimo e ortodossia. La Chiesa Cattolica è universale, le chiese ortodosse sono nazionali ed autocefale e spesso e volentieri si fanno istigatrici del più esecrabile e sanguinario sciovinismo nazionale..in nome e per conto di Gesù Cristo, naturalmente:-).

  42. utente anonimo says:

    Ritvan, secondo te non so cosa dicono gli ortodossi su noi "papisti"?
    Io li rispetto proprio per questo. Perché non sono rincoglioniti come i cattolici postconciliari col loro melenso e ripugante irenismo.

  43. utente anonimo says:

    ..l'uomo verde é vestito di rosso, come quando il colore si confonde con la musica e la musica con l'architettura.
    Shabaz Qalandar "le faucon rouge' puo essere visto in diversi luoghi
    nello stesso momento e come il Simorgh scuotendo l'albero della vita fa cadere i semi per farli germogliare, anche Barak Baba sempre di rosso vestito é un parandelik , un parende con turbante a corna di bufalo che insieme ai suoi amici fa a volte molto rumore suonando tamburi e soffiando nel corno, recitando poemi e ponendo domande religioso-filosofiche in termini musicali é diventato Sari  Saltuk, un'altra faccia di San Giorgio che vuole sconfiggere il drago facendolo danzare.  Anche  Haci Bektash  Veli é un Baba parende,  e i giannizzeri allora??? ciao,jam

  44. RitvanShehi says:

    Per Jam

    Toglimi una curiosità, e ti prego aiutami a fare chiarezza tra i miei dubbi.
    Tra i Qalandar, e tra i sufi in genere la pedofilia verso i ragazzini era una pratica consueta o, almeno formalmente condannata?
    Hai sentito parlare del takanè?
    ciao
    Mirkhond

  45. utente anonimo says:

    —–Ritvan, secondo te non so cosa dicono gli ortodossi su noi "papisti"?
    Io li rispetto proprio per questo. Perché non sono rincoglioniti come i cattolici postconciliari col loro melenso e ripugante irenismo
    .—–

    Ah, beh, se tu rispetti solo quelli che ti danno calci sulle gengive, allora va bene:-). Io ti stavo dicendo che dovresti rispettare più l'islam che l'ortodossia, visto che l'islam rispetta il tuo amato cattolicesimo e non mette becco nelle sue faccende dottrinali. (come dice il Corano, sarà solo Dio nell'aldilà a informare i credenti di entrambe le religioni su chi aveva torto e chi aveva ragione).
    P.S. Ovviamente parlo dell' islam "normale", non dei pazzi fanatici alla Bin Laden. Parlo p.es. del fatto che durante la visita del Papa in Giordania gli fu messo a disposizione uno stadio per dire messa, mentre il povero GPII morì senza nemmeno poter visitare la Russia, per la nota opposizione dei "fratelli" ortodossi di laggiù….comunque, fa un po' quel che cavolo ti pare:-).

  46. PinoMamet says:

    x Peucezio

    esisteva il rincoglionimento anche prima del CV2 e le chiese ortodosse, strette nell'ottica rigidamente nazionalista, non ne erano certo immuni

    non per salvare il cattolicesimo progressista, mi raccomando :D

    ciao

    Francesco

  47. PinoMamet says:

    Mi è capitato di parlare diverse volte con religiosi ortodossi e non ho riscontrato tutta questa ostilità verso i cattolici;
    certo dà fastidio un certo proselitismo, che a loro sembra (non credo completamente a torto) di percepire nelle mosse dei cattolici, e il problema delle chiese "uniate" è ancora una ferita aperta.

    Invece riguardo allo stile di vita mi sembrano in certi casi anche più tolleranti delle umane debolezze di quanto siano i cattolici;

    i cattolici sembrano mallebaili sugli aspetti dogmatico-liturgici, ma non mollano la presa sull'idea che tutti quanti debbano vivere da cattolici, anche se non lo sono,;

    gli ortodossi invece, forse perché rassegnati da lunghi anni di comunismo, forse perché la loro pratica di vita è davvero gravosa per un laico, sembrano accettare tranquillamente che i loro fedeli siano un po' peccatori;
    mentre al contrario non mollano la presa in questioni dogmatico-liturgiche
    (per la liturgia, va bè, ma per il dogma resto convinto che abbiano ragione loro).

    Ciao!

  48. utente anonimo says:

    Insomma, è una questione di accenti:

    o, se vogliamo, di immagini:

    l'ortodossia è la splendida, pesante e lunga messa nella chiesa carica di icone; poi, se non ci vai, amen;

    il cattolicesimo è la festa estiva all'aperto, con gli scout che servono ai tavoli e il prete sessantenne che passa dalle coppiette degli adolescenti e ride.

    Inutile dire che preferisco la prima immagine.

  49. Anonymous says:

    Per Pino Mamet

    Mi fai ricordare il prete dell'ora di religione al ginnasio, un ciellino che non faceva altro che organizzare gite a Cervinia, mentre io avevo in mente gli anacoreti della Cappadocia.
    ciao
    Mirkhond

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