Dal fondo del CIE di Ponte Galeria

Ogni tanto fa bene fare un giro nel lato oscuro di questo impauritissimo mondo.

Il testo che segue non è certo un capolavoro letterario. L'urgenza è troppa. Ricordiamo che chi si trova in un CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) è per definizione innocente: non può essere accusato di altro reato che di avere un documento scaduto.

Noi non pretendiamo di avere la bacchetta magica per risolvere il problema planetario delle grandi migrazioni. E non sappiamo come agiremmo noi, se il destino ci mettesse al posto dei poveri disgraziati obbligati a mantenere l'ordine in un CIE. Non abbiamo mai infierito su poliziotti o soldati che per la disperazione diventano violenti, ma solo su chi li manda.

Vogliamo però che si rifletta su due cose.

La prima, che la civiltà di cui si va tanto fieri, è una piccola crosta su un mondo tenebroso. Per ognuno che si salva, ci sono cento dannati.

La seconda, che le migrazioni umane sono un riflesso piccolo e fragile di un'altra migrazione: per ogni cento disgraziati che si trovano in un CIE, c'è un altro migrante che si trova nella suite di lusso di qualche albergo, con i documenti perfettamente in regola, a trattare spostamenti immensi di merci.

Chi scrive, si è trovato da entrambe le parti: in tempi assai meno feroci, con un timbro che diceva, espulso, sul permesso di soggiorno; e in alberghi bellissimi a Shanghai o a Singapore, a fare il servo di scena.



Comunicato di un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria (Roma)

A tutte le persone che vivono in questo paese
A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione

Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, tanti tra di noi hanno la scabbia e la doccia e i bagni non funzionano.
La carta igenica viene distribuita solo 2 giorni a settimana, chi fa le pulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti dove ci costrigono a vivere.

Il fiume vicino il parcheggio qui fuori è pieno di rane e zanzare che danno molto fastidio tutto il giorno, ci promettono di risolvere questo problema ma continua ogni giorno.

Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire tutto il giorno.

Quando chiediamo di andare in infermeria perchè stiamo male, l’Auxilium ci costringe ad aspettare e se insistiamo una banda di 8-9 poliziotti ci chiude in una stanza con le manette, s’infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte.

Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la barba e 1 i capelli.
Non possiamo avere la lametta.

Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti.

Quello che ci domandiamo è perchè dopo il carcere dobbiamo andare in questi centri e dopo che abbiamo scontato una pena dobbiamo stare 6 mesi in questi posti senza capire il perchè.
Non ci hanno identificato in carcere? Perchè un’altra condanna di 6 mesi?

Tutti noi non siamo daccordo per questa legge, 6 mesi sono tanti e non siamo mica animali per questo hanno fatto lo sciopero della fame tutti quelli che stanno dentro il centro e allora, la sera del 3 giugno, è cominciata così:

ci hanno detto: "se non mangi non prendi terapie" ma qui ci sono persone con malattie gravi come il diabete e se non mangiano e si curano muoiono.

Uno di noi è andato a parlare con loro e l’hanno portato dentro una stanza davanti l’infermeria dove non ci sono telecamere e l’hanno picchiato.
Così la gente ha iniziato ad urlare di lasciarlo stare.
In quel momento sono entrati quasi 50 poliziotti con il loro materiale e con un oggetto elettrico che quando tocca la gente, la gente cade per terra.
Le guardie si sono tutte spostate sopra il tetto vicino la caserma dei carabinieri qui dentro, dove sta il campo da calcio.
Dalla parte sinistra sono entrati altri 50 poliziotti.

Quando abbiamo visto poliziotti, militari, carabinieri, polizia, finanza e squadra mobile ufficio stranieri (che sono i più infami) sui tetti, uno di noi ha cercato di capire perchè stavano picchiando il ragazzo nella stanza.
«Vattene via sporco » un poliziotto ha risposto così.
In quel momento siamo saliti tutti sopra le sbarre e qualcuno ha bruciato un materasso e quindi i poliziotti si sono spavenati e sono andati fuori le mura per prendere qualcuno che scappava.

Da quella notte non ci hanno fatto mangiare nè prendere medicine per due giorni.

Abbiamo preso un rubinetto vecchio e abbiamo spaccato la porta per uscire e quando la polizia ha visto che la porta era aperta hanno preso caschi e manganelli e ha picchiato il più giovane del centro, uno egiziano.
L’hanno fatto cadere per terra e ci hanno picchiati tutti anche con il gas, hanno rotto la gamba di un algerino e hanno portato via un vecchio che la sua famiglia e i sui figli sono cresciuti qui a Roma, hanno lanciato lacrimogeni e hanno detto che noi abbiamo fatto quel fumo per non far vedere niente alle telecamere. Così hanno scritto sui giornali.

Eravamo 25 persone e alcune uscivano dalla moschea lontano dal casino, ma i giornali sabato hanno scritto che era stato organizzato tutto dentro la moschea e ora vogliono chiuderla.
La moschea non si può chiudere perchè altrimenti succederebbe un altro casino.

Veniamo da paesi poveri, paesi dove c'è la guerra e ad alcuni di noi hanno ammazzato le famiglie davanti gli occhi.
Alcuni sono scappati per vedere il mondo e dimenticare tutto e hanno visto solo sbarre e cancelli.

Vogliamo lavorare per aiutare le nostre famiglie solo che la legge è un po' dura e ci portano dentro questi centri.
Quando arriviamo per la prima volta non abbiamo neanche idea di come è l'Europa.
Alcuni di noi dal mare sono stati portati direttamente qui e non hanno mai visto l'Italia.

La peggiore cosa è uscire dal carcere e finire nei centri per altri 6 mesi.

Non siamo venuti per creare problemi, soltanto per lavorare e avere una vita diversa, perchè non possiamo avere una vita come tutti?
Senza soldi non possiamo vivere e non abbiamo studiato perchè la povertà è il primo grande problema.
Ci sono persone che hanno paura delle pene e dei problemi nel proprio paese.
Per questi motivi veniamo in Europa.

La legge che hanno fatto non è giusta perchè sono queste cose che ti fanno odiare veramente l'Italia.
Se uno non ha mai fatto la galera nel paese suo, ha fatto la galera qua in Italia.
Vogliamo mettere apposto la nostra vita e aiutare le famiglie che ci aspettano.

Speriamo che potete capire queste cose che sono veramente una vergogna.

Un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria

Print Friendly
This entry was posted in Censura e controllo globale and tagged , , , . Bookmark the permalink.

21 Responses to Dal fondo del CIE di Ponte Galeria

  1. utente anonimo says:

    Domanda forse ingenua.

    Ma perchè se Martinez posta qualcosa su Israele e Palestina stiamo tutti a postare alla grande, azzuffarci ecc. e quando invece lo stesso Martinez parla di incarcerazioni più o eno legali, CIE e simili nessuno di noi (me compreso) si fa vivo?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. kelebek says:

    Non è una domanda per nulla ingenua.

    Quando si parla di Israele, si esce fuori dal pianeta politico, si entra in una bizzarra dimensione di mobilitazione emotiva.

    E' anche il problema di situare la questione israeliana in normali discorsi politici: non si parla mai di economia, di risorse, di strategie, di cose del genere, ma solo di colpe, vittime, sdegno, paura, vendetta.

    E' una specie di cinema, insomma, come dicono i vecchi nel Veneto.

    Miguel Martinez

  3. Peucezio says:

    Io ho una spiegazione riguardo a me stesso.
    Ciò che mi indigna immensamente nel caso dei Palestinesi è che sono stati cacciati da casa loro, dove vivevano da millenni. Non dico che il dramma umano di chi non può condurre un'esistenza decente nel suo paese non meriti immedesimazione e comprensione, ma non è la stessa cosa e, soprattutto non è altrettanto colpevole chi non ti accoglie nella propria casa rispetto al criminale che ti ha cacciato dalla tua.

    In ogni caso, anche se scrivo spesso, per me il maggiore interesse del blog di Miguel sta nella lettura, più che nell'intervento, per cui su un thread posso non avere niente da dire, ma non per questo lo leggo con minor interesse o attenzione.

  4. PinoMamet says:

    La trovo un'ottima domanda, e rispondo per me:

    dove si parla di Palestina-barra-Israele intervengo di più perché c'è sempre qualcuno che arriva ad accusare un indistinto "noi" di essere amici dei terroristi e mandare cartoline di auguri ad Ahmadinejad.
    Oppure, chissà perché, di non conoscere niente di Israele e non aver mai parlato con un israeliano; ma anche di aver parlato con l'israeliano sbagliato.

    Di considerare gli ebrei troppo normali o troppo speciali, di immaginarsi l'esercito israeliano troppo forte ma anche troppo debole, e di non considerare che Israele è uno stato normale, ma anche di non sapere che Israele non è un paese come un altro.
    Tutta questa roba qua.

    Io di mio me ne starei buono, eh?

    Se parlando del CIE fosse intervenuto uno a dire che voglio la morte di suo cugino poliziotto, e che i poliziotti lì dentro si sono solo difesi dall'aggressione degli immigrati, e che in fondo gli immigrati se la sono cercata ecc. ecc., probabilmente sarei intervenuto di più.

    Ciao!!

  5. PinoMamet says:

    In effetti, come ulteriore prova contro quelli (ce ne sono stati) che hanno affermato che in questo blog si parli soprattutto di Israele, faccio notare che:

    la maggior part dei post mi pare tocchino tutt'altri argomenti;

    ho avuto lunghe e appassionate discussioni di embriologia, storia della Chiesa, dottrina cattolica, linguistica illirica…

    Ciao!! :-)

  6. utente anonimo says:

    Per Peucezio e PinoMamet

    Beh, ma allora… Scrivo di getto, quindi magari dico fesserie o imprecisioni; ma non sono molto informato.

    Prendiamo per il momento per buono il punto di vista che Martinez mi sembra fare proprio. Oggi in Italia abbiamo dei quasi-gulag dove sono rinchiusi degli innocenti -o almeno, innocenti tranne che del 'reato di clandestinità'.

    Domanda: Nessuno che abbia provato a contrabbandare una videocamera? Nessuno che testimoni gli abusi, a parte le vittime che posono esere sempre tacciate di piatire un permesso di soggiorno?

    Almeno così si parlerebbe di fatti, e non ci si scambierebbero accuse reciproche. La questione dei CIE sarebbe la nostra Palestina interna.

    Una volta fatti,  i filmati girerebbero su Youtube, e non ci sarebbe legge bavaglio che tenga.

    O mi sbaglio?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  7. PinoMamet says:

    Prendi me:

    io sono lo stronzo qualunque. Se una cosa mi piace, dico mi piace, si mme fa schifo, dico, me fa schifo.

    Allora leggo il post sul CIE e dico: minchia, c'ha ragione, è 'no schifo.
    Posso intervenire per dirlo? Mi sembrerebbe inutile.
    Se posso aggiungere qualcosa di mio (qualche fatto ad esempio) lo faccio volentieri;
    a volte ho anzi l'impressione di farlo anche troppo spesso, postando cose secondarie o irrilevanti.

    Altrimenti, che devo dire, va bene così?

    Quando ci sono stati i pestaggi del G8 di Genova ho avuto lunghe discussioni con amici militari, via internet e non internet, e non si parlava di Palestina, ma si discuteva perché c'erano due punti di vista diversi, semplicemente.

    Conta anche il fatto che non c'è un lettore automatico di feed (si chiamano così?) sugli immigrati che ogni volta che a me, stronzo qualunque, viene da pensare "è popo 'no schifo", interviene per darmi torto e incolparmi di cose di cui non ho colpa né parte.
    Ma proprio un pochino, eh?

    Ma se la questione immigrati diventasse la nostra Palestina interna, come dici tu, ben venga.

    Ciao!!

  8. utente anonimo says:

    Per PinoMamet #7

    ''Posso intervenire per dirlo? Mi sembrerebbe inutile.''

    Non sono d'accordo. Da Genovese risiedente in centro storico (1 immigrato per 1 Italiano) e da convinto sostenitore del razionalismo Illuminista ti dico che, abusi o no, la faccenda dei CIE sta già diventando la nostra Palestina.

    Guarda la situazione Genovese. Il Governo chiede alla regione Liguria di individuare un sito per un nuovo CIE (In Liguria non ve ne sono). Il Governatore Burlando (PD) risponde picche, perchè un voto del Consigli Regionale esclude che la Liguria accetti di ospitare alcun CIE. I consiglieri legaioli propongono d individuare un forte in disuso sulle alture Genovesi (un posto isolatissimo ma vicino alla città). Il Sindaco Vncenzi, nemica a 360° di Burlando ma reduce dalle lotte pro-moschea contro i legaioli, esclude sonoramente di avallare tale proposta – per una volta d'accordo col suo rivale di partito Burlando.

    La questione è in alto mare. Genova si qualifica tra l'alro come la prima città italiana per % di imprenditori extracomunitari, la prima città Italiana con sportelli bancari in arabo (ve l'ho detto che sono i foresti a non apprezzare il vero valore dei soldi) e una delle pochissime città italiane ad essersi spontaneamente proposta ad accogiere richiedenti asilo dall'Afghanistan. Ma non è chiaro come giuridicamente si possa arrivare al boicottaggio di una decisione del Governo nazionale.

    Si noti che di fornte ad una perdurante lotta intestina del locale PDL dopo il caso Scajola, la xenofobia legaiola è l'unico punto di forza delle forze governative a Genova.

    Insomma, la faccenda dei CIE è già nella serie A (per usare una espressione cara a Francesco) della politica cittadina: e storicamente le grandi battaglie di civiltà in Italia sono sempre cominciate da queste parti. 

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  9. utente anonimo says:

    Non sono intervenuto per la semplice grandiosità ingestibile del problema.

    Trovo molto convincente la tesi che una immigrazione massiccia generi caos e disordine e molti seri problemi a qualsiasi società, massime ad una per metà socialdemocratica e per metà brasiliana come quella italiana.

    Scommetterei i miei soldini su decenni di lotta tra poveri, prima che emerga un nuovo equilibrio (e questa è l'ipotesi ottimistica, quelle negative guardano ai neri negli USA o alla pessima integrazione in Regno Unito o Francia).

    Non posso però aderire sic et simpliciter alel sgangherate tesi vetero-razziste dei leghisti e invocare la "pulizia", per ragioni di decenza personale e di rischio religioso (se poi il confessore mi impone 7.500 rosari, chi trova il tempo di scrivere qui da Miguel?)

    Insomma, ammettendo la mia insufficenza, taccio.

    Ciao

    Francesco

  10. utente anonimo says:

    Per Francesco #9

    Concordo con te sul fatto di considerare in ultima analisi 'ingestibile' il problema, e anch'io come te non mi faccio illusioni su una soluzione soddisfacente a breve termine.

    Pero' la faccenda dei CIE di per sè va al di là del problema dell'immigrazione. Si tratta dell'imprigionamento de facto di persone che comunque non hanno commesso alcun reato (se no sarebbero non nel CIE ma in galera). Te lo dice uno che ha peregrinato mesi per i rinnovi del permesso di soggiorno a sua moglie quando ancora non aveva la cittadinanza italiana. Credimi sulla parola: le code agli Uffici Stranieri delle Questure e l'ignoranza dei funzionari sono kafkiane.

    Quella dei CIE e' una politica dettata più dal non sapere che cosa fare che da razzismo, e difatti i CIE furono creati dalla sinistra e gonfiati dalla destra con l'asinata del 'reato di immigrazione clandestina'. Tale asinata ha moltiplicato la carta dietro alla quale nascondere la mancanza di una politica che non fosse quella dello struzzo -senza offesa per quei nobili animali che sono asini e struzzi.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  11. RitvanShehi says:

    Concordo con ADV (#10). Tranne che per quella faccenda dello struzzo (quello vero, intendo, non il burocrate italico). E' una leggenda metropolitana: se infilasse la testa sotto la sabbia morirebbe soffocato.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Struthio_camelus#Leggenda_della_testa_sotto_la_sabbia

  12. Peucezio says:

    Francesco, ascolta uno stronzo, cambia confessore.

  13. marijam says:

    Quella dei CIE e' una politica dettata più dal non sapere che cosa fare che da razzismo

    Sono d'accordo, i CIE dovrebbero essere davvero un luogo di vera accoglienza , molto breve e ben gestita, è impensabile e impossibile che gli stranieri che vengono in italia, clandestini soprattutto, possano arrivare e trovare immediatamente una sistemazione.

    E' un fatto materiale, pratico, ma non è così , in realtà sono luoghi di pura detenzione e  gravissimo disagio per persone che non hanno commesso nessun reato, se non quello di essere fuggiti dal loro paese per realizzare una  vita migliore.

    Dopo le rivelazioni del giornalista Gatti, ci fu un gran putiferio, ma poi non è cambiato n ulla, anzi, è sempre così per ogni notizia, paginata, indignazione, discorsi e trasmissioni a tutta randa, e poi di nuovo l'oblio. Tutto questo è cosa congenita del nostro assetto politico credo, e per nostro intendo l'Europa.

  14. utente anonimo says:

    Che vita emozionante quella dello straniero, non sai mai cosa ti capita.

    A volte ti mandano al CIE, altre volte ti fanno un art. 6 co. 3, altre ancora ti fanno un 10bis.

    Dipende da chi ti capita di incontrare, da quello che ha voglia di fare di te, e dal tempo che ha da dedicarti.

    Siamo il Paese delle Infinite Possibilità.

    Z.

  15. utente anonimo says:

    ehm, il reato di immigrazione clandestina sarà un brutto tappo ma mi pare migliore del buco (che era immigrazione libera di fatto e di diritto).

    però rimango dell'idea di Cossiga: a chi non delinque gravemente per 5 anni, cittadinanza e bacio in fronte

    ciao

    Francesco

  16. utente anonimo says:

    Per Francesco #15

    La tua è una opinone diffusa. Ti porto una testimonianza che personalmente ha convinto me della sesquipedale asinata costituita dal reato di immigrazione clandestina, poi giudicherai tu cosa pensarne.

    Un mio amico e collega vive in Riviera. Conobbe un tunisino, una brava persona stimata da tutti che campava onestamente facendo il giardiniere. Nemmeno il maresciallo dei Carabinieri aveva nulla da ridire su di lui, e sì che è uno che passa la vita a rincorrere i piccoli spacciatori. Per una riga di ostacoli burocratici il tunisino non aveva ancora ricevuto il permesso di soggiorno con la vecchia legge.

    Sapendo che di lì a poco sarebbe stato introdotto il reato di immigrazione clandestina e non avendo un 'datore di lavoro' che garantisse per lui senza taglieggiarlo, disse al mio amico testualmente:'sto qui a finire il lavoro ancora per qualche settimana, poi entro in clandestinità'.

    Fino al reato di immigrazione clandestina nell'Italia repubblicana c'erano stati solo i terorristi che entravano in clandestinità. Pure i latitanti mafiosi e camorristi hanno avuto un'esistenza più confortevole.

    Mi viene in mente Manu Chao: 'me llaman desaparecido…'

    Ciao!

    Andrea DI Vita

  17. utente anonimo says:

    Francesco,

    – ehm, il reato di immigrazione clandestina sarà un brutto tappo –

    Francè, ma tu veramente pensi che notificare ad uno straniero irregolare una citazione a giudizio davanti al gdp possa persuaderlo a lasciare l'Italia?

    Z.

  18. utente anonimo says:

    @andre di vita#6
    in realtà, i solidali torinesi cercano di portare sulle radio libere e su internet le voci delle proteste in diretta, quindi tutti gli abusi sono stati registrati e riferiti al pubblico.
    un "reality show" non finto, emozionante e agghiacciante allo stesso tempo.
    ti consiglio di andare sul sito http://www.autistici.org/macerie e seguire le loro testimonianze.
    penso che anche se anche entrassero le telecamere, il circuito dei media ufficiali fagociterebbe gli eventuali filmati, come è successo per i poliziotti che a roma hanno picchiato immotivatamente un giovane. le immagini ci sono, ma i media hanno mostrato solo la prima parte, non il pestaggio vero e proprio.

    (non riesco a levare il corsivo)

    @francesco #15
    la tua frase è davvero spaventosa. se rinchiudere i disoccupati non-italiani in proto-carceri è una soluzione comprensibile, allora l'apartheid è addirittura consigliabile.
    saluti,
    izzaldin.

  19. utente anonimo says:

    per izzaldin #18

    Ci capisco sempre meno. Su youtube hanno girato un video dopo l'altro di violenze scolastiche, bravate motociclistiche, ecc. E non girano filmati di abusi nei CIE? Ma allora tutta 'sta rinomata capacità della Rete di diffondere l'informazione vale solo per l'Iran?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  20. utente anonimo says:

    x Z

    ma il reato non serve proprio per arrestarlo ed espellerlo con gli sbirri?

    ciao

    Francesco

  21. utente anonimo says:

    Francesco,

    – ma il reato non serve proprio per arrestarlo ed espellerlo con gli sbirri? –

    Mica si sbatte in gabbia della gente per una contravvenzione bagatellare, per di più punita con sola pena pecuniaria :-)

    Piuttosto, mi preoccupa che siano riusciti a rivendere una cosa del genere ad una persona della tua cultura e intelligenza: mi chiedo quante ne abbiano rivendute a me, in tutti gli innumerevoli ambiti in cui la mia ignoranza è ciclopica.

    Z.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>