Cosa vuole Hamas

Un'importante intervista di Umberto Giovannangeli dell'Unità con Ismail Haniye di Hamas.

Una posizione ferma, certamente, ma che ha una sua logica. Hamas sopravvive, sotto varie forme, da mezzo secolo, e non certamente perché i suoi vogliano tutti bere sangue di ebrei, ma perché ha sempre saputo fare politica, in maniera molto più flessibile di quanto i media di solito ci facciano apparire.

Il punto fondamentale è il rifiuto del concetto di precondizioni, che Israele ha sempre posto: prima, devi mettere la firma sotto la cessione dell'80% della tua terra e devi disarmare completamente, mentre io non mi impegno proprio a niente. Poi negoziamo su quello che ti resta, mentre io tengo sempre il dito sul grilletto.

Questa è la logica che Hamas ha sempre rifiutato.

La proposta di Hamas è sempre quella: prima Israele rispetta le risoluzioni della Nazioni Unite, ritirandosi dai Territori Occupati. Poi si fa una tregua seria. E si inizia a negoziare. E' abbastanza evidente che l'esito finale della proposta di Hamas sarebbero i famosi "due popoli e due stati", con l'80% della terra in mano israeliana; ma Hamas non ci mette la firma sulla resa prima ancora di negoziare.

E' una proposta che si può criticare (io personalmente non la condivido), ma la cosa interessante è che Israele non può nemmeno ammettere che esiste. Perché per rispondere, dovrebbe dire cosa intende fare con i Territori Occupati, definire le proprie frontiere e rientrare nel mondo normale.

E' proprio a causa della ragionevolezza di Hamas, che su Hamas non si può ragionare. E' questa la vera causa dell'assedio a Gaza e della demonizzazione di Hamas nei media.
 

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15 Responses to Cosa vuole Hamas

  1. kelebek says:

    Per chi conosce la storia di Hamas, tutto è possibile.

    Come ho detto, Hamas è sopravvissuta nelle condizioni storiche più avverse immaginabili, perché i suoi dirigenti sono persone di notevole intelligenza e flessibilità, che sanno giocare su tutti i registri e che non rappresentano una casta estranea alla loro stessa comunità, come invece la cricca dei "tunisini" di Abu Mazen.

    Hamas ha saputo adattarsi a mille circostanze diverse.

    Comunque tutte le domande possono essere agevolmente rovesciate. Che teoricamente Hamas non riconosca Israele è del tutto irrilevante, finché ciò che conta è che Israele non riconosce ai palestinesi nemmeno il diritto di camminare liberamente per strada.

    I missili, Hamas li lancia solo come risposta a violazioni della tregua da parte di Israele, come è successo anche l'altro giorno e come è successo nel novembre del 2008. Non perché quelli di Hamas siano più buoni – credo che la politica sia sempre un rapporto di forze e non un infantile conflitto tra buoni e cattivi – ma perché i missili sono uno strumento politico, un modo di dire, "non ci potete calpestare impunemente".

    Questo non vuol dire che qualche dirigente di Hamas non sogni la cacciata di tutti gli ebrei dalla Terra Santa. Può darsi benissimo, ma fingere di saperlo vuol dire fingere di avere doti telepatiche. E irrilevante rispetto ai rapporti di forza, di cui la dirigenza di Hamas è perfettamente cosciente.

    Come Hamas è perfettamente cosciente che non basta accumulare missili artigianali per anni, per affrontare l'unica potenza nucleare del Medio Oriente.

    E comunque Hamas potrebbe dire che è inutile negoziare con degli israeliani che sognano, nemmeno tanto segretamente, il "trasferimento" dei nativi palestinesi nei paesi arabi: tesi espressa da innumerevoli esponenti israeliani, tra cui gli amici di Fiamma Nirenstein, come abbiamo già documentato qui.

    E invece è ovvio, come si dice, che la pace va fatta tra nemici, non tra una parte e i collaborazionisti dall'altra.

    L'obiezione di fondo alla proposta di Hamas è un'altra: si tratta della riproposizione – anche se da una posizione di maggiore parità – della solita e fallimentare tesi dei "due popoli due stati".

    I nativi palestinesi hanno il diritto di scegliere loro la propria politica, che non sia imposta né dai loro oppressori, né dai benintenzionati come il sottoscritto; ma io ho il diritto di constatare che l'idea dei "due popoli due stati" è un vicolo cieco.

    Miguel Martinez

  2. kelebek says:

    Per chi conosce la storia di Hamas, tutto è possibile.

    Come ho detto, Hamas è sopravvissuta nelle condizioni storiche più avverse immaginabili, perché i suoi dirigenti sono persone di notevole intelligenza e flessibilità, che sanno giocare su tutti i registri e che non rappresentano una casta estranea alla loro stessa comunità, come invece la cricca dei "tunisini" di Abu Mazen.

    Hamas ha saputo adattarsi a mille circostanze diverse.

    Comunque tutte le domande possono essere agevolmente rovesciate. Che teoricamente Hamas non riconosca Israele è del tutto irrilevante, finché ciò che conta è che Israele non riconosce ai palestinesi nemmeno il diritto di camminare liberamente per strada.

    I missili, Hamas li lancia solo come risposta a violazioni della tregua da parte di Israele, come è successo anche l'altro giorno e come è successo nel novembre del 2008. Non perché quelli di Hamas siano più buoni – credo che la politica sia sempre un rapporto di forze e non un infantile conflitto tra buoni e cattivi – ma perché i missili sono uno strumento politico, un modo di dire, "non ci potete calpestare impunemente".

    Questo non vuol dire che qualche dirigente di Hamas non sogni la cacciata di tutti gli ebrei dalla Terra Santa. Può darsi benissimo, ma fingere di saperlo vuol dire fingere di avere doti telepatiche. E irrilevante rispetto ai rapporti di forza, di cui la dirigenza di Hamas è perfettamente cosciente.

    Come Hamas è perfettamente cosciente che non basta accumulare missili artigianali per anni, per affrontare l'unica potenza nucleare del Medio Oriente.

    E comunque Hamas potrebbe dire che è inutile negoziare con degli israeliani che sognano, nemmeno tanto segretamente, il "trasferimento" dei nativi palestinesi nei paesi arabi: tesi espressa da innumerevoli esponenti israeliani, tra cui gli amici di Fiamma Nirenstein, come abbiamo già documentato qui.

    E invece è ovvio, come si dice, che la pace va fatta tra nemici, non tra una parte e i collaborazionisti dall'altra.

    L'obiezione di fondo alla proposta di Hamas è un'altra: si tratta della riproposizione – anche se da una posizione di maggiore parità – della solita e fallimentare tesi dei "due popoli due stati".

    I nativi palestinesi hanno il diritto di scegliere loro la propria politica, che non sia imposta né dai loro oppressori, né dai benintenzionati come il sottoscritto; ma io ho il diritto di constatare che l'idea dei "due popoli due stati" è un vicolo cieco.

    Miguel Martinez

  3. kelebek says:

    Per chi conosce la storia di Hamas, tutto è possibile.

    Come ho detto, Hamas è sopravvissuta nelle condizioni storiche più avverse immaginabili, perché i suoi dirigenti sono persone di notevole intelligenza e flessibilità, che sanno giocare su tutti i registri e che non rappresentano una casta estranea alla loro stessa comunità, come invece la cricca dei "tunisini" di Abu Mazen.

    Hamas ha saputo adattarsi a mille circostanze diverse.

    Comunque tutte le domande possono essere agevolmente rovesciate. Che teoricamente Hamas non riconosca Israele è del tutto irrilevante, finché ciò che conta è che Israele non riconosce ai palestinesi nemmeno il diritto di camminare liberamente per strada.

    I missili, Hamas li lancia solo come risposta a violazioni della tregua da parte di Israele, come è successo anche l'altro giorno e come è successo nel novembre del 2008. Non perché quelli di Hamas siano più buoni – credo che la politica sia sempre un rapporto di forze e non un infantile conflitto tra buoni e cattivi – ma perché i missili sono uno strumento politico, un modo di dire, "non ci potete calpestare impunemente".

    Questo non vuol dire che qualche dirigente di Hamas non sogni la cacciata di tutti gli ebrei dalla Terra Santa. Può darsi benissimo, ma fingere di saperlo vuol dire fingere di avere doti telepatiche. E irrilevante rispetto ai rapporti di forza, di cui la dirigenza di Hamas è perfettamente cosciente.

    Come Hamas è perfettamente cosciente che non basta accumulare missili artigianali per anni, per affrontare l'unica potenza nucleare del Medio Oriente.

    E comunque Hamas potrebbe dire che è inutile negoziare con degli israeliani che sognano, nemmeno tanto segretamente, il "trasferimento" dei nativi palestinesi nei paesi arabi: tesi espressa da innumerevoli esponenti israeliani, tra cui gli amici di Fiamma Nirenstein, come abbiamo già documentato qui.

    E invece è ovvio, come si dice, che la pace va fatta tra nemici, non tra una parte e i collaborazionisti dall'altra.

    L'obiezione di fondo alla proposta di Hamas è un'altra: si tratta della riproposizione – anche se da una posizione di maggiore parità – della solita e fallimentare tesi dei "due popoli due stati".

    I nativi palestinesi hanno il diritto di scegliere loro la propria politica, che non sia imposta né dai loro oppressori, né dai benintenzionati come il sottoscritto; ma io ho il diritto di constatare che l'idea dei "due popoli due stati" è un vicolo cieco.

    Miguel Martinez

  4. kelebek says:

    Per chi conosce la storia di Hamas, tutto è possibile.

    Come ho detto, Hamas è sopravvissuta nelle condizioni storiche più avverse immaginabili, perché i suoi dirigenti sono persone di notevole intelligenza e flessibilità, che sanno giocare su tutti i registri e che non rappresentano una casta estranea alla loro stessa comunità, come invece la cricca dei "tunisini" di Abu Mazen.

    Hamas ha saputo adattarsi a mille circostanze diverse.

    Comunque tutte le domande possono essere agevolmente rovesciate. Che teoricamente Hamas non riconosca Israele è del tutto irrilevante, finché ciò che conta è che Israele non riconosce ai palestinesi nemmeno il diritto di camminare liberamente per strada.

    I missili, Hamas li lancia solo come risposta a violazioni della tregua da parte di Israele, come è successo anche l'altro giorno e come è successo nel novembre del 2008. Non perché quelli di Hamas siano più buoni – credo che la politica sia sempre un rapporto di forze e non un infantile conflitto tra buoni e cattivi – ma perché i missili sono uno strumento politico, un modo di dire, "non ci potete calpestare impunemente".

    Questo non vuol dire che qualche dirigente di Hamas non sogni la cacciata di tutti gli ebrei dalla Terra Santa. Può darsi benissimo, ma fingere di saperlo vuol dire fingere di avere doti telepatiche. E irrilevante rispetto ai rapporti di forza, di cui la dirigenza di Hamas è perfettamente cosciente.

    Come Hamas è perfettamente cosciente che non basta accumulare missili artigianali per anni, per affrontare l'unica potenza nucleare del Medio Oriente.

    E comunque Hamas potrebbe dire che è inutile negoziare con degli israeliani che sognano, nemmeno tanto segretamente, il "trasferimento" dei nativi palestinesi nei paesi arabi: tesi espressa da innumerevoli esponenti israeliani, tra cui gli amici di Fiamma Nirenstein, come abbiamo già documentato qui.

    E invece è ovvio, come si dice, che la pace va fatta tra nemici, non tra una parte e i collaborazionisti dall'altra.

    L'obiezione di fondo alla proposta di Hamas è un'altra: si tratta della riproposizione – anche se da una posizione di maggiore parità – della solita e fallimentare tesi dei "due popoli due stati".

    I nativi palestinesi hanno il diritto di scegliere loro la propria politica, che non sia imposta né dai loro oppressori, né dai benintenzionati come il sottoscritto; ma io ho il diritto di constatare che l'idea dei "due popoli due stati" è un vicolo cieco.

    Miguel Martinez

  5. kelebek says:

    Per chi conosce la storia di Hamas, tutto è possibile.

    Come ho detto, Hamas è sopravvissuta nelle condizioni storiche più avverse immaginabili, perché i suoi dirigenti sono persone di notevole intelligenza e flessibilità, che sanno giocare su tutti i registri e che non rappresentano una casta estranea alla loro stessa comunità, come invece la cricca dei "tunisini" di Abu Mazen.

    Hamas ha saputo adattarsi a mille circostanze diverse.

    Comunque tutte le domande possono essere agevolmente rovesciate. Che teoricamente Hamas non riconosca Israele è del tutto irrilevante, finché ciò che conta è che Israele non riconosce ai palestinesi nemmeno il diritto di camminare liberamente per strada.

    I missili, Hamas li lancia solo come risposta a violazioni della tregua da parte di Israele, come è successo anche l'altro giorno e come è successo nel novembre del 2008. Non perché quelli di Hamas siano più buoni – credo che la politica sia sempre un rapporto di forze e non un infantile conflitto tra buoni e cattivi – ma perché i missili sono uno strumento politico, un modo di dire, "non ci potete calpestare impunemente".

    Questo non vuol dire che qualche dirigente di Hamas non sogni la cacciata di tutti gli ebrei dalla Terra Santa. Può darsi benissimo, ma fingere di saperlo vuol dire fingere di avere doti telepatiche. E irrilevante rispetto ai rapporti di forza, di cui la dirigenza di Hamas è perfettamente cosciente.

    Come Hamas è perfettamente cosciente che non basta accumulare missili artigianali per anni, per affrontare l'unica potenza nucleare del Medio Oriente.

    E comunque Hamas potrebbe dire che è inutile negoziare con degli israeliani che sognano, nemmeno tanto segretamente, il "trasferimento" dei nativi palestinesi nei paesi arabi: tesi espressa da innumerevoli esponenti israeliani, tra cui gli amici di Fiamma Nirenstein, come abbiamo già documentato qui.

    E invece è ovvio, come si dice, che la pace va fatta tra nemici, non tra una parte e i collaborazionisti dall'altra.

    L'obiezione di fondo alla proposta di Hamas è un'altra: si tratta della riproposizione – anche se da una posizione di maggiore parità – della solita e fallimentare tesi dei "due popoli due stati".

    I nativi palestinesi hanno il diritto di scegliere loro la propria politica, che non sia imposta né dai loro oppressori, né dai benintenzionati come il sottoscritto; ma io ho il diritto di constatare che l'idea dei "due popoli due stati" è un vicolo cieco.

    Miguel Martinez

  6. COSA VUOLE HAMAS

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  11. DAL BLOG DI MIGUEL MARTINEZ …

    [..] venerdì, 04 giugno 2010 La masnada della Mavi Marmara Editoriale del di Giuliano Ferrara, 3 giugno 2010 Eccovi alcuni ( –> Cosa vuole Hamas Un'importante intervista di Umberto Giova [..]

  12. DAL BLOG DI MIGUEL MARTINEZ …

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